LiberTiAmo di Marzo (2020)

Buona domenica!

Come dire… ehm, eccomi tornata!

Non che sia sparita per mesi, ma manco ormai da due settimane qualcosa e in generale nel mese di febbraio sono stata poco presente.

Quindi sono felice di tornare, di certo a marzo sarò più presente, ve lo assicuro, la ragione della mia assenza è stata un sovraccarico di impegni da portare a termine, a dire il vero sotto ogni aspetto, sia lavorativo che casalingo, sono stata parecchio esausta nei giorni precedenti e mi sono ritrovata a non avere il tempo di fare nulla.

Ma non parliamo di me, voi come state? Come avete passato il mese di febbraio, che in linea di massima è stato complicato per il mondo?

Parliamo dell’argomento di oggi ora, oggi è il primo di marzo ed è l’inaugurazione della nuova lettura del gruppo! Nuovo mese, nuovo libro!

Vi ricordo che potete unirvi al gruppo su Goodreads, ci trovate anche su Telegram ora!

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Le Confessioni di Frannie Langton – Sara Collins

Casa Editrice: Einaudi

Link all’acquisto: QUI

Trama

1826. Londra è in fermento. La folla ha preso d’assalto l’Old Bailey, il tribunale in cui si celebrano i processi più importanti del Paese. La folla è lì per vedere Frannie Langton, la cameriera incolpata di aver ucciso senza pietà i suoi padroni, Mr e Mrs Benham. L’accusa la dipinge come una sgualdrina, una ex schiava seducente e manipolatrice che ha approfittato del buon cuore dei suoi signori. Ma non è la verità, o almeno non è proprio tutta la verità. Così finalmente, dal banco degli imputati, Frannie può urlare al mondo la sua storia. Che inizia in una piantagione, quando da bambina impara a leggere, anche se è incatenata. E finisce nella Londra dei lord e delle dame, dove le catene sono altre, ma non per questo meno dure.

Le Confessioni di Frannie Langton” è stato pubblicato in Italia lo scorso gennaio.

Dall’uscita questo testo sta conquistando sempre più lettori con la ricostruzione storica affascinante e la piega thriller labirintica.

Questo libro sarà in lettura da oggi (01/03) al 31/03, quindi per tutto il mese di marzo.

All’occorrenza aggiungeremo ai tempi di lettura due settimane o più, quindi come sempre è a portata di mano la proroga.

E voi? Vi unirete alla lettura? 

A presto!

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CitaTime

“Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”

“Un uomo dice:
– Tu chiudi il becco! Le donne non sanno niente della guerra.
La donna dice:
– Non sanno niente? Coglione! Abbiamo tutto il lavoro, tutte le preoccupazioni: i bambini da sfamare, i feriti da curare. Voi, una volta finita la guerra siete tutti degli eroi. Morti: eroi. Sopravvissuti: eroi. Mutilati: eroi. E’ per questo che avete inventato la guerra, voi uomini. E’ la vostra guerra. L’avete voluta voi, fatela allora, eroi dei miei stivali!”

Agota Kristof

LiberTiAmo di Febbraio (2020)

Buon sabato! Come state?

Come state affrontando il primo giorno di febbraio, per me questo mese sarà con tutta probabilità uno dei peggiori del 2020 o se non uno dei peggiori, uno dei più concitati.

Ma non pensiamo ora, in questo momento voglio concentrarmi solo sulla lettura di febbraio per il gruppo di lettura LiberTiAmo, vi ricordo che come sempre potete trovarci su Goodreads e da poco anche su Telegram!

Parliamo subito del libro che leggeremo assieme nel mese di febbraio!

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Trilogia della Città di K. – Agota Kristof

Casa Editrice: Einaudi

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Quando “Il grande quaderno” apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali.

Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1998.

Agota Kristof è un’autrice ungherese naturalizzata svizzera.

In Italia si trova edito da Einaudi in unico volume che raggruppa tutti e tre i volumi.

Il libro sarà in lettura sul gruppo da oggi, al 29/02.

Per ora il tempo di lettura è di un mese, ma sarà sempre possibile una proroga ovviamente e nel caso qualcuno avesse bisogno di più tempo non esiteremo a prolungare il tempo di lettura ed estenderlo di settimane.

E voi? Vi unirete a noi nella lettura?

A presto!

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La Peste – Albert Camus

Buon lunedì, buon inizio settimana e buona giornata della memoria.

Oggi, finalmente arriva la recensione de “La Peste” di Albert Camus, ho terminato questo libro più di due settimana fa, ma ho voluto prendermi il tempo necessario prima di parlarvene come si deve, è uno di quei testi che necessita di un pensiero approfondito dopo la lettura.

Oggi è la Giornata della Memoria, e sono felice di pubblicare oggi questa recensione, in una giornata così importante, dato che il testo di cui parliamo oggi riguarda il nazismo che ne “La Peste” è la peste stessa, infatti il libro è una metafora del nazismo appunto, e come scrisse Camus: “la peste (nazismo) aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

Iniziamo subito a parlarne.

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La Peste – Albert Camus

Casa Editrice: Bompiani

Genere: classico contemporaneo 

Pagine: 326

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 3,99

Anno di Pubblicazione: 1947

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.

Ma il narratore è propenso a credere che dando troppa importanza alle belle azioni si finisce col rendere un indiretto omaggio al male. Così facendo si suggerisce infatti che le belle azioni hanno tanto più valore poiché sono rare e che la malvagità e l’indifferenza sono motivazioni ben più frequenti delle azioni umane. E’ un’idea che il narratore non condivide.

Recensione

Vorrei iniziare con il dire che questo libro, oltre ad essere un’ampia descrizione e cronaca di un’epidemia terribile come la peste, è anche una grande metafora del nazismo e del male, anche se all’interno di questa metafora io inserirei anche il fascismo.

Questo è stato il mio primo approccio a Camus, non avevo mai letto nulla di questo gigante della letteratura, vincitore del premio Nobel nel 1957.

Questo libro è di certo cupo e tenebroso ma, a fine lettura sono rimasta impressionata dalla lotta di Camus contro la morte, la mancanza di senso dell’esistenza, e l’abbandonarsi alla disperazione.

Questi concetti, punti chiave nella vita dell’autore, vengono riproposti anche qui in questa opera, che di certo getta il lettore in un clima di isolamento, morte e rassegnazione.

Siamo in mezzo ad un’epidemia, dunque pagina dopo pagina seguiamo in prima linea ciò che una situazione di questo tipo smuove in una città come quella di Orano (Algeria), in cui appunto è ambientato il libro.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Parlando di questo libro l’ho definito “come una strada con vari dossi”, perché a volte il libro rallenta per concentrarsi su vari aspetti umanistici, psicologici e in realtà tutto ciò che concerne l’esistenza e la morte.

Quindi a volte può sembrare di premere sul freno durante la lettura per riprendere velocità dopo poco, trovo che le parti in cui l’azione sembra andare velocemente siano la parte iniziale e la parte finale, la parte centrale invece è di certo concentrata di fatti, ma questi vengono diluiti e non si avverte così tanto il susseguirsi rapido degli eventi.

L’atmosfera è claustrofobica, questo penso sia uno dei termini più adatti, si vive assieme ai personaggi in questa città che è stata messa in quarantena e ogni giorno muoiono centinaia di persone, da queste dinamiche ne nascono altre, ci sono persone che tentano di fuggire dalle mura e dal controllo delle guardie con metodi illeciti, vengono disposte nuove leggi che si adattano a una situazione così particolare, chi non è un cittadino di Orano è anch’esso bloccato in un paese non proprio.

Non saprei se definirlo un libro adatto a tutti, se non amate le atmosfere di questo tipo, piuttosto cupe, soffocanti e pregne di morte e disperazione forse potrebbe non andare incontro ai vostri gusti.

E’ importante anche sottolineare il fatto che l’atmosfera gioca un ruolo chiave in questo libro secondo me, è una protagonista che alimenta la cupezza generale del testo.

Per quanto riguarda lo stile di Camus, lo definirei uno stile che in poche parole, semplici e necessarie descrive un quadro (sopratutto umano) della situazione, in alcune parti l’autore si lascia andare a vari ragionamenti come dicevo, sui sentimenti umani, sulle varie reazioni dei personaggi ad un epidemia di questa portata, sopratutto all’amore anche, e in particolare l’amore a distanza.

Le coppie costrette alla separazione sono quelle in cui uno dei due è all’interno delle mura e rischia l’infezione, mentre l’altro/a è al di fuori e tenta per quanto possibile, di vivere una vita normale sempre pensando al proprio amato/a.

“Mariti e amanti che avevano la più completa fiducia nella compagna si scoprivano gelosi. Uomini che si credevano superficiali in amore riscoprivano la fedeltà. Figli che avevano vissuto accanto alla madre guardandola a stento ora mettevano tutta la loro inquietudine e il loro rimpianto in una piega del suo viso di cui li tormentava il ricordo.”

E’ uno stile che non definirei crudo o secco, ma di certo profondamente giusto, utilizza termini semplici ma l’analisi di Camus non è mai semplice, scava nelle profondità e una volta arrivato nei meandri di questi ragionamenti usa parole normali per descrivere ciò che ha visto.

Tematiche

Questo è un libro che si può guardare sotto parecchi punti di vista e argomenti, c’è il lato “metafora” quindi il perno sul quale gira tutta la vicenda è l’enorme metafora del male e del nazismo, in alcuni brevi attimi Camus ha puntato su questo, secondo me, perché se alcune vicende e alcune scelte dei personaggi possono sembrare non del tutto coerenti e giustificate il cerchio si chiude comunque ricordando che l’intera vicenda è una metafora.

C’è invece il lato “reale“, quindi togliamo il fattore di prima, la vicenda/libro si regge da sola sulle proprie gambe, è una storia che metafora o non metafora narra comunque di una cittadina in cui arriva la peste e delle varie evoluzioni smosse da questo terribile evento.

Si può leggere quindi sotto diverse chiavi di lettura.

Troviamo un virus che all’inizio viene sottovalutato, ma la situazione peggiora in fretta e il virus passa dagli animali agli umani, chi deve occuparsi delle cure si trova impreparato, non esiste nessuna cura, quindi le persone rimaste ad Orano sono sottoposte ad un clima di profonda amarezza, disperazione e abbandono perché chi dovrebbe aiutarli non fa nulla (perché non sanno come debellare l’epidemia) e li abbandona alla morte.

Prima della lettura quindi, se un lettore dovesse approcciarsi a questo libro non sapendo nulla del messaggio che si nasconde sotto alla trama non rimarrebbe comunque stranito dalla vicenda, il testo ha un senso perfetto in ogni caso.

Per me è stata una lettura legata sopratutto al lato umanistico dei personaggi, l’analisi di Camus dei desideri e bisogni umani è eccezionale.

Il nostro protagonista è il dottor Rieux, attorno al quale ruotano altri personaggi, alcuni molto diversi fra loro, Rieux ha un solo scopo, quello di salvare più persone possibile, non è un eroe convenzionale, anzi, non crede in Dio, non segue un piano in particolare ma sa solo che deve salvare chiunque perché è il suo lavoro.

Il rapporto fra Rieux e un altro personaggio (Tarrou) è un altro pilastro del testo, i ragionamenti dei due, Camus dando voce a questi personaggi esprime anche il proprio pensiero, saltano dal lavoro, alla gioventù, alla fede, agli ideali…

Altra tematica fondamentale sono gli approcci dei vari personaggi alla peste e alla moria, c’è chi si aggrappa alla fede e pensa che tutto sia una punizione divina, chi all’inizio tenta di fuggire, ma alla fine comprende che il suo posto è ad Orano, chi sembra non voler affrontare negli occhi l’epidemia, lavora a contatto con gli appestati ma sembra non voler mai guardare negli occhi chi ha davanti.

Avevano ancora, certo, le sembianze della tragedia e della sofferenza, ma non ne sentivano più il morso. E del resto il dottor Rieux, per esempio, riteneva che fosse proprio questa la tragedia, e che l’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa.

Conclusioni

Ho amato questo libro, dal punto di vista emotivo e umano lo ritengo un pugno nello stomaco perché sottopone al lettore uno scenario in cui la natura umana viene esposta fino al nocciolo e in un clima di questo tipo viene spontaneo fermarsi e rassegnarsi, ma è proprio in quel momento che emerge uno dei messaggi principali del libro.

C’è una scena molto forte all’interno del testo, in cui un bambino lotta contro la peste e fino all’ultimo non si conosce il destino di questo, quindi assistiamo a un bimbo che per ore si attorciglia dolorante in un letto.

Questa atrocità colpisce anche i personaggi che usciranno segnati da questo episodio.

E’ di certo una delle scene più forti del testo, assieme a quella riguardante le fosse comuni.

Un altro aspetto che mi ha affascinata è stato il tempo, nel corso di questa epidemia ovviamente il tempo scorre e passiamo attraverso le stagioni, le descrizioni di Camus riguardanti l’afa e la calura che opprimono “i nostri concittadini” come scrive Camus, sembrano rendere l’idea di un cielo quasi rossiccio e un vento caldo che sospinge la peste e la soffia in ogni angolo della città.

Tirando le somme, la descrizioni dei drammi umani dei personaggi affondano le radici nell’animo umano, viene spontaneo immaginarsi in uno scenario distruttivo come questo e da questa immersione ciò che il lettore riesce a pescare è il senso della lotta contro la morte (che è il male, seguendo la metafora), emerge un senso di lotta e speranza molto forte da questo libro.

Voto:

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Fino a più di metà libro ero convinta di voler assegnare cinque stelline piene, ma alla fine ho deciso di assegnarne quattro a “La Peste”, perché?

Ho trovato il finale un pochino troppo precipitoso, dopo più di 300 pagine di clima asfissiante, pieno di morte e peste tutto cambia da una pagina all’altra, letteralmente, quindi togliendo il fattore metafora non mi ha convinta del tutto questo aspetto, ma questo non cambia il mio amore per questo libro.

Ovviamente, cosa lo dico a fare, voglio approfondire il prima possibile Camus come autore.

E voi? Avete letto “La Peste”? Sì? No? Vi è piaciuto? Apprezzate Camus come autore? Fatemi sapere!

A presto!

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LiberTiAmo di Gennaio (2020)

Ben ritrovati/e!

Come state? Come avete passato questi giorni di festa? Ne approfitto ancora per farvi i miei più cari auguri di inizio 2020, di Natale e un augurio per un’eccezionale Epifania che affronteremo domani.

Spero abbiate trascorso dei giorni festivi pieni di soddisfazioni, ma sopratutto giornate che abbiano rispecchiato ciò che desideravate da queste feste, se miravate al risposo spero vi siate riposati/e in vista del nuovo anno, se miravate al calore famigliare spero ne abbiate ricevuto a secchiate e se miravate ad una vacanza in compagnia spero vi siate divertiti come mai prima.

Ci eravamo lasciati il 24 di dicembre in piena euforia e trepidazione natalizia, ma oggi si riprende ragazzi/e, le feste stanno per concludersi, da martedì in poi quindi godiamocela ancora per oggi e domani.

E riprendiamo alla grande perché oggi parliamo del libro che sarà in lettura sul gruppo per tutto il mese di gennaio.

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La Lista di Schindler – Thomas Keneally

Casa Editrice: Sperling & Kupfer

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Che cosa significava finire nella “lista di Schindler”? Chi era in realtà Oskar Schindler, giovane industriale tedesco cattolico e corteggiatore di belle donne? Basandosi anche sulle testimonianze di quanti lo conobbero, Keneally ricostruisce la vita straordinaria di questo personaggio ambiguo e contraddittorio. Ritenuto da molti un collaborazionista, Schindler sottrasse uomini, donne e bambini ebrei allo sterminio nazista, trasferendoli dai lager ai suoi campi di lavoro in Polonia e in Cecoslovacchia, dove si produceva materiale bellico. Così, fornendo armi al governo tedesco e versando enormi somme di denaro, Schindler salvò migliaia di persone. Resta però un mistero il motivo che lo spinse a intrprendere quella sua personale lotta al nazismo.

La lista di Schindler è un romanzo del 1982, nel 1993 uscì il famoso adattamento cinematografico Schindler’s List diretto da Steven Spielberg.

Il film è vincitore di sette premi Oscar.

La lettura è iniziata il 01/01, qualche giorno fa, il libro sarà in lettura fino al 31/01, quindi per tutto il mese di gennaio.

Vi unirete a noi nella lettura? Fateci sapere!

Ci leggiamo presto,

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Ci Rileggiamo Presto

Buona Vigilia di Natale, buon Natale e buon Capodanno, insomma auguri di buone feste!

Ci tengo a farvi i miei più sinceri auguri dato che da oggi al 6 gennaio mi prenderò una vacanzina dal blog, se devo essere sincera il ritorno può essere anche più vicino del 6.

Diciamo solo che per questi giorni di feste vado un attimo in vacanza, ma potrei tornare anche il 3 o il 4, quest’anno non ho un giorno fisso.

Questa è stata una maratona intensa per me, ma è anche volata, mi sembra di essere ancora al primo di dicembre.

Ci tenevo a ringraziarvi per il supporto durante questa maratona, come ogni anno siamo arrivati alla fine e quando mi ritrovo qui a scrivere un articolo di questo tipo ripenso a tutti i giorni precedenti, alle feste che sono davanti a noi e di certo i pensieri sono parecchi.

Ma è un bene, perché dopo le feste questi pensieri sembrano essere stati svuotati e ci si sente più vuoti e malinconici.

Quindi riempiamoci di pensieri positivi, che amiate il Natale o che lo detestiate con tutte le intenzioni, non è importante ora, vi auguro delle feste da ricordare da qui a cinque/dieci anni, vi auguro delle feste serene, vi auguro delle feste che anche se sono iniziate in sordina migliorano in un giorno solo e svoltano la fine dell’anno.

Per il nuovo anno in particolare, sto già pensando a delle novità da introdurre qui sul blog, rubriche, modifiche, quindi nel 2020 ci sarà qualche cambiamento.

Spero di avervi tenuto compagnia in queste settimane dicembrine, e vi ringrazio per aver fatto lo stesso con me.

Che dire ragazzi/e, ci rileggiamo presto!

Buone feste!

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La Battaglia della Vita – Charles Dickens

Buon lunedì!

Il fatidico giorno si avvicina sempre più e domani termineremo questa maratona, ma non pensiamo a questo momento triste

Questa sarà con tutta probabilità l’ultima recensione del 2019, alla fine sono riuscita a rispettare il mio obbiettivo iniziale in parte, perché avevo pensato di leggere tutti i quattro racconti di Dickens natalizi rimanenti, ma sono riuscita a leggerne solo tre.

Sono comunque soddisfatta però, perché dati gli impegni di questi giorni, e tutte le questioni, e il fatto di aver iniziato a leggere (e avere avuto questa idea) in ritardo, tre su quattro è comunque un buon risultato.

Ciò significa che parleremo de “Il Patto col Fantasma” nella prossima maratona natalizia del 2020.

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La Battaglia della Vita – Charles Dickens

Casa editrice: Newton Compton

Genere: Classici

Pagine: 99

Prezzo di Copertina: € 7,89

Prezzo ebook: € 0,49

Anno di Pubblicazione: 1846

Link all’Acquisto: QUI

Trama 

Pur essendo La battaglia della vita il libro di Natale che ottenne più scarsi consensi di critica (1846), vi sono in esso elementi che lo rendono interessante a una sensibilità contemporanea: e sono proprio le falle messe a nudo dai recensori ottocenteschi (eccessi melodrammatici, assurdità psicologica) ad attrarre il lettore moderno. La scrittura cioè svela la presenza di un conflitto (la battaglia del titolo), ma non riesce ad averne ragione. La “Iove story” del sottotitolo, asessuata e scarsamente credibile, conduce a un lieto fine matrimoniale che il dipanarsi della storia non sembra giustificare: più coerente infatti sarebbe la morte della sorella “sedotta”. Ma la spiegazione e l’interesse del racconto sono altrove, nel difficile rapporto tra arte e vita che diviene il motore segreto del racconto; l’amore mai dimenticato di Dickens per la cognata morta a diciassette anni, che la scrittura può far rivivere e consente (castamente) di possedere.

“Una volta (poco importa quando) e nella forte Inghilterra (poco importa dove) si combattè un’aspra battaglia. Fu combattuta in una lunga giornata d’estate, quando l’erba che ondeggiava era verde. Più di un fiore selvatico, formato dalla mano dell’Onnipotente perché costituisse una coppa profumata per la rugiada, ebbe in quel giorno la sua tazza smaltata piena di sangue fino all’orlo e cadde con un brivido. […] Il fiume si colorò in rosso, il terreno calpestato si trasformo in una poltiglia, ove quel colore dominante nel passato rimaneva, sempre più fioco, nelle pozzanghere inerti formatesi nelle orme lasciate dai piedi degli uomini e dallo zoccolo dei cavalli e luccicava debolmente al sole.”

Recensione

Allora, parliamo del terzo racconto che ho letto in questo periodo natalizio di Dickens, in teoria “La Battaglia della Vita” è il quarto in linea cronologica e viene dopo “Il grillo del Focolare” e prima de “Il Patto col Fantasma“.

E’ più breve rispetto agli altri racconti, ma è stato decisamente il più lungo da leggere, rispetto agli altri mi ha convinta di meno sotto quasi ogni aspetto.

Perché non mi ha convinta?

Lo stile di Dickens qui sembra meno scorrevole, non è una di quelle storie/racconti dell’autore che catturano il lettore fin dalle prime pagine, tutto mi è sembrato più debole, dai personaggi, alla trama in generale, alla successione degli eventi.

Nono sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio, tranne Clemency che è un personaggio piuttosto particolare, gli altri che sono per i Dickens i veri protagonisti mi sono sembrati poco delineati.

Questo racconto viene definito quasi una “love story” ed è vero, è tutto incentrato su più storie d’amore, ma queste coppie che nel corso de racconto si svilupperanno mi sono sembrate “buttate lì”, ad un certo punto troviamo coppie sposate ovunque e fino a qualche pagina prima non si poteva nemmeno lontanamente immaginare un’affinità fra questi.

Sono comunque persone che si conoscono, ma da qui a sposarsi (nonostante il periodo)…

Accade inoltre un fatto che è il mistero dell’opera, verrà rivelato alla fine e ha un suo senso, ma non va decisamente incontro alla mie aspettative, il mistero riguarda Marion la figlia minore del dottor Jeddler che è promessa in sposa al giovane Alfred, prende una decisione improvvisa prima del ritorno di costui.

Sembra una fuga d’amore perché Marion sembra innamorata di Michael e noi scopriremo solo alla fine la natura dei sentimenti di Marion, il motivo della fuga, e il luogo in cui per anni la giovane è stata.

Non capisco se il problema è la brevità, che in questo caso può essere un problema, o è la successione degli eventi.

Non ho avvertito la solita cura e immersione di Dickens nei confronti dei personaggi, sono lasciati a loro stessi, non c’è un granché di background e a livello caratteriale li ho compresi fino ad un certo punto.

In più sembrano tutti vittima degli eventi, dopo questa partenza è quasi come se fosse accaduta una tragedia, mentre viene detto dopo che il dottor Jeddler (padre di Marion), conosce la verità e lui e la sorella della ragazza, Grace, hanno ricevuto negli anni lettere.

Non che questo riesca a tranquillizzare una famiglia, però tutti la credono praticamente morta e invece loro conoscono il suo stato di salute, c’è una corrispondenza insomma.

L’interesse poi durante la lettura si ridesta solo quando accade questo fatto della fuga di Marion e alla fine, è come se l’autore stesso volesse avvertire il lettore, forse perché cosciente del calo di interesse.

Dopo aver terminato la lettura sento di non aver assorbito nulla da questo racconto, è come leggere un libro che alla fine evapora nel cervello eliminando ogni tracci della sua esistenza.

E’ il racconto dei Dickens, fra i cinque natalizi, che ha riscosso meno successo rispetto agli altri e ne capisco il motivo.

E’ di certo diverso dagli altri anche per due elementi fondamentali, il fattore paranormale e il Natale, il testo è ambientato a Natale in una piccola parte, ma se l’autore non lo avesse specificato non avrei mai pensato a questo periodo leggendo la storia.

Il fattore paranormale qui manca, non è presente.

Un qualcosa che rende inquietante ed oscuro il racconto è il campo di battaglia, la proprietà dei protagonisti infatti si erge su questo terreno maledetto dove un tempo ci fu una terribile battaglia in cui molte vite umane furono sacrificate.

Comunque il fulcro della vicenda è Marion e suoi due pretendenti,

Cosa mi è piaciuto?

L’unico aspetto che vorrei salvare è proprio l’ambientazione, questo clima pesante dato il campo con un passato tremendo è suggestivo.

Un altro aspetto gradevole per me è stato il personaggio di Clemency, ragazza particolare e sbeffeggiata ripetutamente nel corso del racconto da altri personaggi, ha la reputazione di essere una giovane che non spicca per intelligenza.

Uno dei twist interessanti riguarda lei, ho preferito lei rispetto al personaggio di Marion o Grace.

Conclusioni

E’ di certo il racconto che ho gradito di meno fra i tre che ho letto in questo periodo, non mi è sembrato il solito Dickens, c’è da dire che il 1846 fu un anno impegnativo per l’autore e di ciò ne risente il testo.

Sembra che a volte Dickens abbia preferito perdersi in particolari non rilevanti invece di far entrare il lettore in confidenza con i personaggi, ero disinteressata nei confronti della vicenda, a tratti per delle piccole scintille l’interesse tornava ma spariva subito dopo.

Posso dire che questo è stato il primo scritto di Dickens che non mi ha soddisfatta.

Il racconto a volte non sembra nemmeno avere un motivo per il suo proseguimento, la ragione di questo è appunto la rivelazione finale che comunque non mi sembra degna di sorreggere lo scritto.

Voto:

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Il mio voto vacilla tra la stellina e mezzo e le due stelline, quindi avrei anche assegnato due stelline ma ho optato per questo voto ripensando alla lettura in generale, è stato un testo che non mi ha appassionata alla lettura.

E voi? Avete mai letto questo racconto? VI è piaciuto? Sì? No?

A domani!

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Pillole Letterarie/PoetryTime

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Voce di Carne e di Anima – Alda Merini (poesie 2000-2009)

Ed: Frassinelli

 

Confusioni di piani estatici, fissi,

di esistenze asimmetriche,

di polluzioni notturne,

di fiori dell’assenza dimenticata.

Ecco che cos’è la terra priva di diritti umani,

ecco che cos’è la terra del peccato.

Il sangue misto di due occasioni perdute,

un paradiso dimenticato.

Le mie mani hanno soffocato l’agnello,

il peccato mi ha spartita in due,

il senso ha agito sopra l’anima,

l’anima è morta nel senso.

Ma anche allora il demonio che si fa spirito

rompe le acque del sacrificio,

e l’urlo non è né umano né divino:

è l’urlo di raccapriccio

di colui che sente vicino il suo inferno.

Elettroshock

Per ogni passaggio di corrente

usciva una spiga di sangue

sul labbro del poeta

che forse avrebbe voluto ingioiare

quel grumo

e trasformalo in un bacio.

La luna non si apre più

come un ventaglio

come sopra il fosso del manicomio

dove venni sepolta viva.

La mia bocca

mangiò la terra

ma le mie labbra

divennero turgide

per coprirti di baci

durante la notte.

#piccolistralciletterari#

#libriconsigliati#

Libri che Voglio Leggere Prima di Vedere le Serie Tv/Film

Buon sabato e buon inizio weekend!

Oggi parliamo di un tema interessante, c’è una serie tv infatti uscita ieri che mi ha fatta pensare a questo argomento ovvero il leggere determinati libri prima di vedere le rispettive serie tv o film ad esso ispirati.

La serie tv di cui parlo è The Witcher, uscita ieri su Netflix, attendevo questa serie dall’annuncio praticamente, conoscevo infatti questa saga non per i libri ma per il videogioco che è diverso dalla storia originale, quindi l’idea che ho di tutto il regno, il background dei personaggi e le fondamenta della serie non sono del tutto veritiere essendo basate sul videogioco.

Prima di guardare la serie però vorrei leggere la saga e questa voglia mi ha fatto pensare a questo articolo, anche perché ci saranno varie serie in uscita nel 2020 ispirate a libri, parecchie inerenti a titoli di Stephen King e mi piacerebbe assieme a voi parlare dei libri da leggere/recuperare prima di vedere la serie o film.

Non tutte quelle di cui parleremo saranno in uscita nel 2020, alcune sono già uscite.

The Witcher (2019)

 

La serie tv è disponibile da ieri (20 dicembre) su Netflix, se ne è parlato parecchio nelle scorse settimane, io non mi sento però di dire nulla prima di aver letto la saga o aver visto la serie. I libri sono in totale sette, due raccolte di racconti e cinque romanzi veri e propri che costituiscono la saga.

Ne vedete otto nella foto perché ad oggi sono in effetti otto, ma i libri originari sono sette, l’ultimo “La Stagione delle Tempeste” è stato pubblicato nel 2013 e fa parte della saga, ma non è un continuo delle vicende narrate nei testi precedenti.

Vorrei a breve dedicarmi a pieno a questa saga.

The Stand (2020)

Nel 2020 uscirà una serie tv di 10 puntate prodotta da CBS sul famoso romanzo post-apocalittico di Stephen King, “L’ombra dello Scorpione“.

Non sappiamo quando arriverà in Italia, ma possiedo da anni questo titolo e non mi sono ancora buttata nella lettura, quindi ci sono varie ragioni per le quali vorrei leggere questo libro, la serie tv, l’importanza di questo romanzo fra le pubblicazioni di King, e semplicemente la voglia di levarlo dai libri “in attesa”.

Queste Oscure Materie (2019)

Serie tv del 2019, già uscita che si basa sulla famosa trilogia di Philip Pullman e prende alcuni elementi anche da “Il Libro della Polvere“.

Trasmessa dalla BBC in questo momento, probabilmente arriverà in Italia nel 2020.

E’ un trilogia famosissima per ragazzi che io non ho mai letto (che vergogna), punto a recuperarlo prima di vedere la serie tv, a dire il vero ho sempre voluto leggere questa trilogia, ma ho sempre rimandato e questo è il momento giusto per recuperare.

E’ un trilogia fantasy, pubblicata tra il 1995 e il 2000.

The Dark Tower (2020)

Sempre proveniente da un’opera/e di Stephen King (caro Stephen che non si ferma mai), la serie tv della Torre Nera nasce dalla saga omonima, composta da otto libri.

La serie sarà disponibile nel 2020 su Amazon Prime Video, è al momento in produzione.

E’ una saga di genere western, fantasy e horror, molti dei romanzi di King sono collegati a tratti a questa serie, è di sicuro una fetta importante della produzione di King.

Ho sentito varie opinioni a riguardo, mi piacerebbe iniziare a leggere il primo volume e farmi un’idea sul continuare oppure no.

Good Omens (2019)

Serie disponibile su Amazon Prime Video, ha riscosso un gran successo, ed è tratta dal romanzo “Buona Apocalisse a Tutti!” di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

Conosco Neil Gaiman per varie opere che ho letto durante gli anni e lo apprezzo come autore, conosco meno Terry Pratchett perché sto leggendo il primo volume di MondoDisco ma non in modo continuo.

Comunque, è di genere umoristico, fantastico e apocalittico, è un romanzo del 1990.

L’Altra Grace (2017)

Serie di qualche anno fa disponibile su Netflix, tratta dal romanzo omonimo di Margaret Atwood.

La serie è composta da sei episodi, lessi uno o due anni fa “Il Racconto dell’Ancella” della stessa autrice e mi piacque decisamente.

E’ una serie tv che desidero vedere dall’uscita, ma non senza aver prima letto il libro, è di genere drammatico, biografico e storico.

Mia Cugina Rachele (2017)

Qui parliamo di un film del 2017, diretto da Roger Michell, un adattamento appunto dell’omonimo romanzo scritto da Daphne Du Murier.

Non ho mai letto nulla di questa autrice, vorrei recuperare il prima possibile, c’è anche un altro adattamento cinematografico del testo del 1952.

Il Silenzio degli Innocenti (1991)

Pilastro del cinema, e pienamente nel mio genere dovrebbe già essere fra i miei libri letti, ma non è così.

E’ legato alla serie di Hannibal Lecter, il film è del 1991 mentre il libro è del 1988, il film è vincitore di diversi premi Oscar ed è ricordato come uno dei picchi nella recitazione di Jodi Foster e Anthony Hopkins.

 

Ci sono parecchi testi che hanno ispirato riadattamenti che vorrei leggere ma questi sono forse i più “urgenti”, quelli che desidero recuperare il prima possibile.

E voi? Quali libri che hanno ispirato serie o film vorreste leggere a breve? Fatemi sapere!

A domani!

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Come Ritrovare lo Spirito Natalizio Perduto (Parecchio Perduto)

Buon venerdì!

Come va? Non avevo in programma questo articolo, in più stamattina è stata una di quelle rare mattinate in cui vedevo tutto rosa e fiori, sapete quelle mattine in cui vi svegliate e pensate “non importa quello che accadrà nè oggi, nè domani, tutto si risolverà comunque per il meglio”, ecco, forse il destino ha voluto schiaffeggiarmi e ricordarmi di non essere così positiva.

Ve lo dico, quest’anno sono a rischio con lo spirito natalizio, il 2019 non è stato un’anno che definirei pessimo, anzi mi ha portato delle soddisfazioni, ma a quanto pare tutti i fatti spiacevoli si sono centrati in queste settimane prima della fine dell’anno.

Quindi il mio umore come il mio spirito natalizio al momento stanno strisciando ai miei piedi, mezzi stecchiti.

Ho pensato allora di scrivere un articolo per farmi (e per farvi spero) tornare il buonumore e magari anche lo spirito natalizio.

E’ un articolo leggero e chiacchiericcio, non punto a dare consigli, ma a ripassare quelle cose tipiche delle festività che fanno tornare il sorriso.

Come ritrovare lo spirito natalizio perduto?

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Qualcuno può affermare che quando lo spirito natalizio non c’è, non c’è e basta, non esiste un modo per recuperarlo, dato che io però vedo sempre il bicchiere mezzo pieno insisto su questa possibilità.

Quindi vi parlo della mia procedura di emergenza per sentirmi subito più natalizia, dalla testa ai piedi.

Ascoltare melodie natalizie

Può sembrare ovvio, ma non lo è, ogni anno quando decoro la casa (in ritardo, da tradizione), accendo ogni cassa/cellulare/stereo/pc possibile e lo sintonizzo su una playlist di Youtube o di Spotify con musiche natalizie, Frank Sinatra o Michael Bublé sono consigliati.

E’ consigliabile lasciarsi andare a queste musiche magari durante il consueto processo di decorazione della casa o (se lo avete già fatto dato il giorno), durante la preparazione dei regali, o durante un momento di relax meritato sorseggiando un qualcosa di caldo.

Farsi un Giretto

Ora, questo punto è opzionale, perché se non amate i luoghi affollati questo consiglio potete fare finta di non averlo mai letto, se invece non avete problemi andare magari con una persona cara a farsi un giretto per negozi o per le stradine adornate con luci, decorazioni e vari oggettini natalizi è una buona idea.

Se non avete l’ansia di dover recuperare i vari regali è ancora meglio.

Stare in Famiglia

Se avete una famiglia che non vorreste cacciare fuori da casa ogni due per tre è un buon consiglio, io personalmente non impazzisco di gioia ogni anno all’idea di stare in famiglia a Natale, ma quando mi ritrovo a cena immersa nella classica atmosfera calda della famiglia e del Natale mi ricredo.

Leggere un testo Natalizio in compagnia e/o soli

Ci sono vari volumi che potrei consigliare, di molti ne abbiamo anche parlato assieme nel corso degli anni, ci sono i vari racconti di Dickens (di cui stiamo parlando in questi giorni), il classico “Lettere da Babbo Natale” di Tolkien, ma anche parecchie raccolte di racconti sia per bambini che per adulti.

Se avete dei bambini piccoli leggere raccolte come questa con loro è un’ottima idea:

Una scena: la poltrona, la tazza di tè bollente magari non troppo, la musica di sottofondo natalizia, un bel panno caldo nulle ginocchia, il libro fra le mani e l’albero accanto, magari anche un biscottino appena sfornato.

Fare una buona Azione

Lo so, ora starete pensando “eh sì Elisa, tutti luoghi comuni proprio”, in realtà non dimentichiamoci che il Natale è forse la festività che più di tutte ci sprona ad essere gentili e disponibili verso il prossimo, ed è gratificante farlo, poche cose trasmettono questo senso di gratitudine.

Ovviamente facciamo lo stesso discorso di San Valentino, non è che la buona azione la si deve fare solo a Natale perché è Natale, però se vi capita di non aver fretta al supermercato e pensate di far passare avanti qualcuno, magari è il momento buono per farlo.

So che questo è un luogo comune, ma il compiere buone azioni e il senso che deriva da queste è il senso stesso del Natale, se durante l’anno corriamo a destra e a manca e non pensiamo a questo, almeno per Natale fermiamoci a riconsiderare questo punto.

Buttati nei Film Natalizi

I classici “Miracolo della 34° strada“, “Canto di Natale“, “Night Before Christmas“, “Mamma ho perso l’aereo“, “Polar Express” ecc. ecc.

Quando trasmettono questi film in tv ti rendi davvero conto del periodo in cui siamo, e non è così scontato perché io non mi sento di essere al 20 di dicembre.

Andare a Farsi un giro in Montagna

Se ne avete la possibilità andare a buttarsi nella neve in montagna è il picco più natalizio di quasi tutti i punti precedenti, fare anche un bel pupazzo di neve è l’ideale.

Vai con i dolci Natalizi

Fatti a mano, ricevuti in regalo, acquistati in pasticceria o da altre parti, i dolci natalizi oltre che a farvi rientrare nell’atmosfera, vi inchioderanno alla tavola e vi costringeranno ai dialoghi in famiglia, sono famosi per essere la botta finale del pranzo di Natale, ma sono anche un pilastro.

I biscotti stanno bene sempre, tronchetti, torroni, casette di marzapane, tortellini fritti, panettone, pandoro e chi più ne ha più ne metta.

Giochi da Tavolo

E infine, parliamo dei giochi da tavolo, che Natale è senza giochi da tavolo? Lo stesso, ma manca qualcosa.

Se siete fortunati e avete una famiglia/amici a cui piacciono i giochi da tavolo siete a cavallo, in caso contrario (caso mio) cercate di circuire quel cugino o zio simpatico che di solito è l’unico ad accettare di giocare.

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E voi? Cosa fate per ritrovare lo spirito natalizio?

A domani!

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