Lo Straniero – Albert Camus

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Eccomi tornata dopo questi giorni di assenza, vi chiedo scusa per la sparizione, ma questo periodo è piuttosto trafficato e impegnativo.

Proprio per questo motivo purtroppo anche quest’anno la maratona natalizia salterà, ma in realtà cercherò comunque di essere il più attiva possibile a dicembre anche perché dobbiamo parlare di libri natalizi, liste di libri, propositi per l’anno prossimo, libri migliori e peggiori dell’anno, uhh ne abbiamo di cose di cui parlare a dicembre!

Purtroppo negli ultimi due anni gli ultimi mesi sono sempre iper frettolosi e pesanti, ma questo non cambia il fatto che per chiudere l’anno dobbiamo ancora parlare di tanti libri.

Oggi, parliamo di un testo di cui vi avrei dovuto parlare mesi fa, è stato infatti il libro del gruppo di lettura per il mese di maggio e per qualche arcano motivo io ero convinta di avervi già parlato del libro in questione, ma era una pura illusione.

“Lo Straniero” di Camus è il secondo testo che mi sono ritrovata a leggere dell’autore dopo la lettura de “La Peste”, è un testo tradotto in quaranta lingue, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1967 l’omonimo film con Marcello Mastroianni.

Unanimemente considerato dai critici uno dei romanzi capitali della letteratura universale, diede immediata notorietà all’autore.

Parliamone!

Lo Straniero – Albert Camus

Casa editrice: Bompiani

Pagine: 121

Genere: narrativa filosofica, narrativa esistenzialista

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 7,99

P. Pubblicazione: 1942

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Non significa niente. Forse è stato ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus alle due e arriverò nel pomeriggio. Così farò la veglia e potrò tornare domani sera. Ho chiesto due giorni di permesso al principale, e con una scusa così non poteva rifiutarmeli. Però sembrava seccato. Gli ho anche detto: “Non è colpa mia.” Non ha risposto.

Trama

Pubblicato nel 1942, “Lo straniero” è un classico della letteratura contemporanea: protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Meursault è un eroe “assurdo”, e la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire. Un romanzo tradotto in quaranta lingue, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1967 l’omonimo film con Marcello Mastroianni.

Recensione

L’opera affronta vari interrogativi: chi sia Meursault – estraneo a sé stesso – un volgare assassino, un folle o un ribelle; quale significato abbiano il suo gesto e il suo comportamento. Camus racconta la storia di un delitto assurdo e denuncia l’assurdità di vivere e dell’ingiustizia universale.

Sono tematiche tipiche dell’esistenzialismo, eppure Camus non si considerò mai un esistenzialista.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Camus in quest’opera è piuttosto diretto, asciutto dal punto di vista dei periodi, infatti le descrizioni o i pensieri del protagonista vengono sempre messi in scena in modo secco e magistrale perché anche in una frase brevissima siamo in grado già dalla prima riga di farci un’idea delle tematiche che affronterà l’autore e della psiche del protagonista.

Ad esempio: “Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so”, il modo in cui si apre il romanzo ci proietta in uno scenario già assurdo se vogliamo per il livello di cinismo e distacco emotivo dalla realtà che ha Meursault, uomo sempre impassibile di fronte alla vita e ai drammi, problemi e vicende a cui assiste.

La storia dell’uomo avanza in modo rapido, è un romanzo di 120 pagine in cui seguiamo il crollo della normalità nella vita di questo individuo che ad un certo punto commette un omicidio, tra l’altro la scena della violenza è una scena cardine della storia e rappresenta a pieno tutto il fulcro della personalità e della rappresentazione di Meursault, perché le ragioni per cui uccide quest’uomo e il modo in cui lo fa rappresentano in pieno la totale assenza di empatia, cinismo e indifferenza del nostro protagonista.

Le atmosfere ci riportano al senso di vuoto abissale nella psiche del protagonista, ma anche di ciò che lo circonda che lui vede attraverso uno strato all’apparenza normale, Meursault è all’apparenza un uomo normale, con una vita normale e capace di vivere in situazioni normali. Il problema giunge quando si cerca di andare oltre alla prima reazione o ad un sincero senso di empatia o interesse verso qualcuno che non sia lo stesso Meursault.

Quindi ci ritroviamo in mezzo a scene che danno la sensazione di essere vuote, in cui si avverte quasi freddo, come se fossimo in un asettico ambulatorio o in un obitorio, anche quando il protagonista è attorniato da altri personaggi c’è sempre questo senso di solitudine, isolamento, non appartenenza a ciò che lo circonda e a ciò che sta vivendo.

“All’apparenza Lo straniero sembra un libro estremamente semplice…”

Nel 1956, Carl Albert Viggiani analizzando l’opera ha scritto: “All’apparenza Lo straniero sembra un libro estremamente semplice ma scritto e pianificato molto attentamente. In realtà, è una creazione densa e ricca, piena di significati sconosciuti e qualità formali. Ci vorrebbe un libro almeno della lunghezza del romanzo per fare un’analisi completa del significato e della forma e le corrispondenze di significato e forma, ne Lo straniero.”

“Lo Straniero” è un libro all’apparenza semplice, a primo acchito ci ritroviamo davanti uno stile secco e pulito, un protagonista che ragiona in modo all’apparenza semplice e egoista, una vicenda che si incastra pezzo dopo pezzo con una conclusione definitiva.

Ma in realtà all’interno di questo libro e sotto questo velo di falsa semplicità c’è un cosmo di riflessioni che Camus sottopone al lettore rappresentando questo protagonista e i suoi movimenti.

“Mi sono sentito assalire dai ricordi di una vita che non mi apparteneva più, ma in cui avevo trovato le mie gioie più povere e più tenaci.”

Camus porta in scena una realtà senza dubbio triste e definitiva, non c’è redenzione per questo protagonista, questo muro di cinismo e mancanza di interesse, empatia e attenzione è ciò che muove il romanzo. Alcune scelte o azioni di Meursault non vengono mai spiegate, motivate in alcun modo e risultano ovviamente di difficile comprensione perché sorge spontaneo chiedersi come sia possibile fare quello che ha fatto il protagonista senza un motivo preciso, un movente.

Meursault intrattiene una relazione con Marie, donna per cui prova una forte attrazione, figura a cui pensa spesso in modo più che altro sessuale con un persistente desiderio di fondo, ma anche con lei si avverte questo muro come se l’uomo avesse delle pulsioni per lei senza mai andare oltre a livello sentimentale, c’è nella sua mente a tratti, ma torna sempre la vena egoistica intrinseca nella personalità di Meursault.

Nel romanzo lui incontra anche altri personaggi con vari problemi e drammi personali, si comporta con loro come un confidente, qualcuno di impassibile con cui parlare e su cui riversare tutti i problemi per sfogarsi, ma non conosce un limite, ad esempio lui uccide quest’uomo per cui poi finirà in prigione, perché collegato ad un amico/conoscente che per Mersault in realtà non ha un gran valore.

Sappiamo che l’uomo ucciderà questo individuo in modo piuttosto violento soprattutto per una sua indifferenza nei confronti della vita anche, sarà lui stesso a dire ad un certo punto: “Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di essere vissuta.

Questa frase è sicuramente un perno importante nella psicologia del protagonista per comprendere la sua visione del mondo e ragionare sulla totale assenza di motivazione e interesse nei confronti di tutto ciò che lo circonda, e questa è la base della personalità di Meursault, in ogni situazione anche quando sembra all’apparenza un individuo interessato e complice di qualcuno.

Per Meursault il mondo stesso è indifferente nei confronti dell’umanità e di tutto il resto, viviamo in un mondo fatto di indifferenza e per lui nessuno può arrogarsi il diritto di giudicarlo per le sue azioni, come nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare un altro uomo.

Conclusioni

Io non sono una persona da “è obbligatorio leggere questi libri nella vita”, ma per certi testi faccio un’eccezione e “Lo Straniero” di Camus rientra in queste eccezioni, ed è sicuramente un libro alienante, assurdo di primo acchito quando ancora non si è del tutto compresa la psiche del protagonista, ma a mio avviso è un romanzo che merita di essere esplorato almeno una volta nella vita proprio per lei riflessioni a cui porta il lettore e gli interrogativi che possono nascere assistendo alla vicenda di un uomo indifferente che è convinto di vivere in un mondo totalmente indifferente e a cosa questo può portare a livello di azioni e reazioni.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Camus? Si, no? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Maggio (2022)

Buona domenica e buon primo maggio!

Oggi che si fa? Avete indovinato, parliamo del libro del mese di maggio per il gruppo di lettura, gruppo che trovate su Goodreads e in cui ogni mese leggiamo assieme un libro vincitore del sondaggio.

Il libro sarà in lettura per tutto aprile e potete unirvi alla lettura in qualunque momento, aggiornando e parlando dei vostri progressi sul gruppo.

Scopriamo il libro di maggio!

Lo Straniero – Albert Camus

Casa Editrice: Bompiani

Link all’acquisto: QUI

Trama

Pubblicato nel 1942, Lo straniero è un classico della letteratura contemporanea: protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Meursault è un eroe “assurdo”, e la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire.

Un romanzo tradotto in quaranta lingue, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1967 l’omonimo film con Marcello Mastroianni.

Unanimemente considerato dai critici uno dei romanzi capitali della letteratura universale, diede immediata notorietà all’autore.

Le Monde lo posiziona al 1º posto della classifica dei 100 migliori libri scritti nel ventesimo secolo.

Il libro sarà in lettura dal 01/05 al 31/05, per tutto il mese di maggio.

Bene, e voi? Avete mai letto questo testo? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

La Peste – Albert Camus

Buon lunedì, buon inizio settimana e buona giornata della memoria.

Oggi, finalmente arriva la recensione de “La Peste” di Albert Camus, ho terminato questo libro più di due settimana fa, ma ho voluto prendermi il tempo necessario prima di parlarvene come si deve, è uno di quei testi che necessita di un pensiero approfondito dopo la lettura.

Oggi è la Giornata della Memoria, e sono felice di pubblicare oggi questa recensione, in una giornata così importante, dato che il testo di cui parliamo oggi riguarda il nazismo che ne “La Peste” è la peste stessa, infatti il libro è una metafora del nazismo appunto, e come scrisse Camus: “la peste (nazismo) aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

Iniziamo subito a parlarne.

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La Peste – Albert Camus

Casa Editrice: Bompiani

Genere: classico contemporaneo 

Pagine: 326

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 3,99

Anno di Pubblicazione: 1947

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.

Ma il narratore è propenso a credere che dando troppa importanza alle belle azioni si finisce col rendere un indiretto omaggio al male. Così facendo si suggerisce infatti che le belle azioni hanno tanto più valore poiché sono rare e che la malvagità e l’indifferenza sono motivazioni ben più frequenti delle azioni umane. E’ un’idea che il narratore non condivide.

Recensione

Vorrei iniziare con il dire che questo libro, oltre ad essere un’ampia descrizione e cronaca di un’epidemia terribile come la peste, è anche una grande metafora del nazismo e del male, anche se all’interno di questa metafora io inserirei anche il fascismo.

Questo è stato il mio primo approccio a Camus, non avevo mai letto nulla di questo gigante della letteratura, vincitore del premio Nobel nel 1957.

Questo libro è di certo cupo e tenebroso ma, a fine lettura sono rimasta impressionata dalla lotta di Camus contro la morte, la mancanza di senso dell’esistenza, e l’abbandonarsi alla disperazione.

Questi concetti, punti chiave nella vita dell’autore, vengono riproposti anche qui in questa opera, che di certo getta il lettore in un clima di isolamento, morte e rassegnazione.

Siamo in mezzo ad un’epidemia, dunque pagina dopo pagina seguiamo in prima linea ciò che una situazione di questo tipo smuove in una città come quella di Orano (Algeria), in cui appunto è ambientato il libro.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Parlando di questo libro l’ho definito “come una strada con vari dossi”, perché a volte il libro rallenta per concentrarsi su vari aspetti umanistici, psicologici e in realtà tutto ciò che concerne l’esistenza e la morte.

Quindi a volte può sembrare di premere sul freno durante la lettura per riprendere velocità dopo poco, trovo che le parti in cui l’azione sembra andare velocemente siano la parte iniziale e la parte finale, la parte centrale invece è di certo concentrata di fatti, ma questi vengono diluiti e non si avverte così tanto il susseguirsi rapido degli eventi.

L’atmosfera è claustrofobica, questo penso sia uno dei termini più adatti, si vive assieme ai personaggi in questa città che è stata messa in quarantena e ogni giorno muoiono centinaia di persone, da queste dinamiche ne nascono altre, ci sono persone che tentano di fuggire dalle mura e dal controllo delle guardie con metodi illeciti, vengono disposte nuove leggi che si adattano a una situazione così particolare, chi non è un cittadino di Orano è anch’esso bloccato in un paese non proprio.

Non saprei se definirlo un libro adatto a tutti, se non amate le atmosfere di questo tipo, piuttosto cupe, soffocanti e pregne di morte e disperazione forse potrebbe non andare incontro ai vostri gusti.

E’ importante anche sottolineare il fatto che l’atmosfera gioca un ruolo chiave in questo libro secondo me, è una protagonista che alimenta la cupezza generale del testo.

Per quanto riguarda lo stile di Camus, lo definirei uno stile che in poche parole, semplici e necessarie descrive un quadro (sopratutto umano) della situazione, in alcune parti l’autore si lascia andare a vari ragionamenti come dicevo, sui sentimenti umani, sulle varie reazioni dei personaggi ad un epidemia di questa portata, sopratutto all’amore anche, e in particolare l’amore a distanza.

Le coppie costrette alla separazione sono quelle in cui uno dei due è all’interno delle mura e rischia l’infezione, mentre l’altro/a è al di fuori e tenta per quanto possibile, di vivere una vita normale sempre pensando al proprio amato/a.

“Mariti e amanti che avevano la più completa fiducia nella compagna si scoprivano gelosi. Uomini che si credevano superficiali in amore riscoprivano la fedeltà. Figli che avevano vissuto accanto alla madre guardandola a stento ora mettevano tutta la loro inquietudine e il loro rimpianto in una piega del suo viso di cui li tormentava il ricordo.”

E’ uno stile che non definirei crudo o secco, ma di certo profondamente giusto, utilizza termini semplici ma l’analisi di Camus non è mai semplice, scava nelle profondità e una volta arrivato nei meandri di questi ragionamenti usa parole normali per descrivere ciò che ha visto.

Tematiche

Questo è un libro che si può guardare sotto parecchi punti di vista e argomenti, c’è il lato “metafora” quindi il perno sul quale gira tutta la vicenda è l’enorme metafora del male e del nazismo, in alcuni brevi attimi Camus ha puntato su questo, secondo me, perché se alcune vicende e alcune scelte dei personaggi possono sembrare non del tutto coerenti e giustificate il cerchio si chiude comunque ricordando che l’intera vicenda è una metafora.

C’è invece il lato “reale“, quindi togliamo il fattore di prima, la vicenda/libro si regge da sola sulle proprie gambe, è una storia che metafora o non metafora narra comunque di una cittadina in cui arriva la peste e delle varie evoluzioni smosse da questo terribile evento.

Si può leggere quindi sotto diverse chiavi di lettura.

Troviamo un virus che all’inizio viene sottovalutato, ma la situazione peggiora in fretta e il virus passa dagli animali agli umani, chi deve occuparsi delle cure si trova impreparato, non esiste nessuna cura, quindi le persone rimaste ad Orano sono sottoposte ad un clima di profonda amarezza, disperazione e abbandono perché chi dovrebbe aiutarli non fa nulla (perché non sanno come debellare l’epidemia) e li abbandona alla morte.

Prima della lettura quindi, se un lettore dovesse approcciarsi a questo libro non sapendo nulla del messaggio che si nasconde sotto alla trama non rimarrebbe comunque stranito dalla vicenda, il testo ha un senso perfetto in ogni caso.

Per me è stata una lettura legata sopratutto al lato umanistico dei personaggi, l’analisi di Camus dei desideri e bisogni umani è eccezionale.

Il nostro protagonista è il dottor Rieux, attorno al quale ruotano altri personaggi, alcuni molto diversi fra loro, Rieux ha un solo scopo, quello di salvare più persone possibile, non è un eroe convenzionale, anzi, non crede in Dio, non segue un piano in particolare ma sa solo che deve salvare chiunque perché è il suo lavoro.

Il rapporto fra Rieux e un altro personaggio (Tarrou) è un altro pilastro del testo, i ragionamenti dei due, Camus dando voce a questi personaggi esprime anche il proprio pensiero, saltano dal lavoro, alla gioventù, alla fede, agli ideali…

Altra tematica fondamentale sono gli approcci dei vari personaggi alla peste e alla moria, c’è chi si aggrappa alla fede e pensa che tutto sia una punizione divina, chi all’inizio tenta di fuggire, ma alla fine comprende che il suo posto è ad Orano, chi sembra non voler affrontare negli occhi l’epidemia, lavora a contatto con gli appestati ma sembra non voler mai guardare negli occhi chi ha davanti.

Avevano ancora, certo, le sembianze della tragedia e della sofferenza, ma non ne sentivano più il morso. E del resto il dottor Rieux, per esempio, riteneva che fosse proprio questa la tragedia, e che l’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa.

Conclusioni

Ho amato questo libro, dal punto di vista emotivo e umano lo ritengo un pugno nello stomaco perché sottopone al lettore uno scenario in cui la natura umana viene esposta fino al nocciolo e in un clima di questo tipo viene spontaneo fermarsi e rassegnarsi, ma è proprio in quel momento che emerge uno dei messaggi principali del libro.

C’è una scena molto forte all’interno del testo, in cui un bambino lotta contro la peste e fino all’ultimo non si conosce il destino di questo, quindi assistiamo a un bimbo che per ore si attorciglia dolorante in un letto.

Questa atrocità colpisce anche i personaggi che usciranno segnati da questo episodio.

E’ di certo una delle scene più forti del testo, assieme a quella riguardante le fosse comuni.

Un altro aspetto che mi ha affascinata è stato il tempo, nel corso di questa epidemia ovviamente il tempo scorre e passiamo attraverso le stagioni, le descrizioni di Camus riguardanti l’afa e la calura che opprimono “i nostri concittadini” come scrive Camus, sembrano rendere l’idea di un cielo quasi rossiccio e un vento caldo che sospinge la peste e la soffia in ogni angolo della città.

Tirando le somme, la descrizioni dei drammi umani dei personaggi affondano le radici nell’animo umano, viene spontaneo immaginarsi in uno scenario distruttivo come questo e da questa immersione ciò che il lettore riesce a pescare è il senso della lotta contro la morte (che è il male, seguendo la metafora), emerge un senso di lotta e speranza molto forte da questo libro.

Voto:

Progetto senza titolo (11)

Fino a più di metà libro ero convinta di voler assegnare cinque stelline piene, ma alla fine ho deciso di assegnarne quattro a “La Peste”, perché?

Ho trovato il finale un pochino troppo precipitoso, dopo più di 300 pagine di clima asfissiante, pieno di morte e peste tutto cambia da una pagina all’altra, letteralmente, quindi togliendo il fattore metafora non mi ha convinta del tutto questo aspetto, ma questo non cambia il mio amore per questo libro.

Ovviamente, cosa lo dico a fare, voglio approfondire il prima possibile Camus come autore.

E voi? Avete letto “La Peste”? Sì? No? Vi è piaciuto? Apprezzate Camus come autore? Fatemi sapere!

A presto!

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CitaTime

“Egli sapeva quello che sua madre pensava, e che lei lo amava in quel momento. Ma sapeva, inoltre, che non è gran cosa amare una creatura o almeno che un amore non è mai sì forte da trovare la propria espressione. Di modo che sua madre e lui si sarebbero sempre amati in silenzio. E lei sarebbe morta – o lui – senza che, durante la loro vita, fossero potuti andar oltre, nella confessione del loro affetto. Nello stesso modo egli era vissuto accanto a Tarrou e questi era morto, quella sera, senza che la loro amicizia avesse avuto il tempo di essere veramente vissuta.”

Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama.

Albert Camus

LiberTiAmo di Dicembre (2019)

Buon primo di dicembre, ma sopratutto buon inizio della maratona natalizia!

Da oggi infatti, come tutti gli anni, fino al 24 dicembre staremo assieme ogni giorno, uscirà un articolo ogni giorno fino a alla Vigilia di Natale, non è meraviglioso? So che ogni anno attendete con trepidazione questo momento (bah, insomma) e anche io!

Possiamo ufficialmente dare il via alla maratona natalizia dell’anno 2019, o ciò che ne rimane.

Dai che quest’anno ci divertiamo!

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Bene, detto ciò, parliamo del libro che sarà in lettura per tutto il mese di dicembre sul gruppo di lettura, che trovate come sempre su Goodreads.

Scopriamo il libro del mese.

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La Peste – Albert Camus

Casa Editrice: Bompiani

Link all’Acquisto: QUI

Trama 

Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di ”essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.

La Peste è stato pubblicato nel 1947, appena dopo la pubblicazione riscosse un gran successo.

Ottenne il Prix des Critiques, un prestigioso premio letterario francese, che selezionava giovani autori.

Il romanza rientra nella produzione di Camus denominata “Ciclo della Rivolta“, il romanzo è una grande metafora sul male e il nazismo.

Il romanzo è ambientato ad Orano in Algeria, negli anni quaranta.

Il libro sarà in lettura sul gruppo da oggi al 31/12 quindi per tutto il mese di dicembre, vi unirete a noi nella lettura? Fateci sapere!

A domani!

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