2026: Obbiettivi di Lettura, Reading Challenge e Recap 2025

Finalmente eccoci qui! Com’è iniziato il vostro gennaio?

Oggi parliamo di quello che è stato il 2025 a livello di letture e dei piani per il 2026, reading challenges, obbiettivi, letture a tema ecc. ecc.

Come ogni anno ci troviamo qui per fare piani, programmi e come ogni anno adoro farli, è sempre esaltante partire con ottime intenzioni e pieni di spirito d’azione poi molte volte durante l’anno ci si ritrova in una centrifuga da cui non si riesce a uscire e tutto va in vacca, ma non pensiamo a questo ora.

Prima di tutto parliamo di come è andato questo 2025 appena concluso, a livello di obbiettivi avevo impostato 45 libri da leggere e ne ho letti 17 (su Goodreads me ne segna ancora 15 perché due non sono presenti nel catalogo del sito).

Pazza me per aver pensato di riuscire nell’obbiettivo, vi dico la verità ho iniziato ad abbandonare questo goal già verso metà anno, sapevo che il 2025 sarebbe stato un anno difficile (non pensavo ovviamente così tanto), sapevo già a giugno che non sarei riuscita a portarla a termine, a quel punto mi sono solo detta: “vabbè goditi le letture che deciderai di fare senza pensare alla challenge”.

E alla fine mi va bene così, avrei voluto leggere molto di più? Certo. Potevo fare di più? Forse sì. Ne sono dispiaciuta? No, direi di no, perché alla fine se si riesce a rispettare l’obbiettivo è una bella soddisfazione e siamo tutti contenti, ma se non si riesce va benissimo lo stesso, sarà per l’anno prossimo.

Il libro con cui ho aperto il 2025 è stato “Il Conte di Montecristo“, forse leggere questo mattone che mi ha distrutto le letture successive non è stata una buona mossa, ma ehi, finalmente ho letto questo testo meraviglioso!

E l’ultimo libro con cui ho concluso il 2025, proprio sul filo infatti l’ho terminato il 31, è stato “Il Mostruoso Femminile” di Jude Ellison S. Doyle. Di entrambi questi testi parleremo in modo più approfondito.

Ci sono alcune menzioni onorevoli, ad esempio “La Storia Segreta di una Contessa Irlandese” di J. S. Le Fanu, racconto che ho molto gradito e in cui si vede un piccolo seme di Carmilla per quanto mi riguarda, oppure “Il Capro” di cui abbiamo già parlato nei libri top.

Il 2025 di certo non rimarrà impresso nella mia memoria a livello di letture, non fraintendetemi ho letto testi degni di nota o indelebili come il buon vecchio Conte di Montecristo, ma in generale le mie letture sono state piuttosto povere e a parte qualche rara eccezione nessuna mi ha smossa particolarmente.

Comunque, anno nuovo, vita nuova, per questo 2026 il mio obbiettivo di lettura sarà di 40 libri, eh lo so, vedendo come è andato il 2025 avrei potuto ridurre anche a 30, ma che sfida sarebbe? A noi le cose semplici non piacciono.

Non mi imbarcherò per nessuna reading challenge se non quella appunto di Goodreads, ovvero l’obbiettivo annuale, quindi quest’anno niente PopSugar o altre challenges ma una bella tbr che va dritta al punto.

Ho stilato infatti una lista di 20 libri che voglio assolutamente leggere quest’anno, quindi questa non è una tbr che prenderò alla leggera, voglio arrivare alla fine del 2026 e aver completato tutte o quasi tutte queste letture, ecco questa è la mia challenge.

1. Le indegne di A. Bazterrica
2. Collasso di J. Diamond
3. Tu l’hai detto di C. Palmen
4. La canzone di Achille di M. Miller
5. A sangue freddo di T. Capote
6. Il Portale degli obelischi di N.K. Jemisin
7. Ave Mary di M. Murgia 
8. Poesie di J. Keats
9. Lucertola di B. Yoshimoto
10. Delitto e Castigo di F. Dostoevskij 
11. Il fondamentalista riluttante di M. Hamid
12. Hollywood Babilonia di K. Anger 
13. La casa in collina di C. Pavese
14. La Russia di Putin di A. Politkovskaja 
15. Trilogia della città di K. di A. Kristof 
16. Rebecca la prima moglie di D. Du Maurier
17. Orlando di V. Woolf
18. L’altra metà delle fiabe di A. Castello 
19. Monstrilio di G.S. Córdova 
20. Ninfa dormiente di I. Tuti

Alcune provengono dalla vecchia tbr del 2025 ma la maggior parte sono new entry.

Argomento letture a tema, mi piacerebbe riportare un tema che volevo affrontare nel 2025 e che alla fine non ho toccato, ovvero “Scott e Zelda Ftizgerald“, quindi letture che hanno a che fare con i testi di Fitzgerald, saggi sul rapporto fra i due, le loro vite, raccolte di lettere, insomma immergermi come mi piace fare in un tema e affrontarlo al massimo con quel marasma di letture che mi piace fare quando mi fisso su qualcosa.

Ecco, mi fermo qui, quest’anno vado dritta con i titoli precisi dei testi che voglio affrontare, un tema e un bel goal di 40 libri, spero ovviamente di leggerne 50, 60 o più, ma soprattutto di fare letture pazzesche.

E voi? Quali sono i vostri obbiettivi per il 2026? Avete già stilato una tbr? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Le Tre Letture Top del 2025

Rieccoci! E dato che oggi è il 31, buon Capodanno e buon ultimo dell’anno!

Dunque, oggi top three letture del 2025, abbiamo parlato qualche giorno fa dei flop ed ora è arrivato il momento di concentrarci sui libri top, quelli che sono, nei testi che ho letto quest’anno, i tre migliori.

Per chiudere in bellezza un anno disastroso, oggi che è l’ultimo, ci concentriamo sulle cose positive, letture top che hanno rallegrato un anno buio, evviva!

Mi ritrovo a fare la stessa premessa, il 2025 è stato un anno povero e gramo anche a livello di letture quindi per quest’anno sono solo tre i libri top, ma come preannunciato il 2026 è alle porte e sì, dovrà essere un anno di ripresa, sì ci riprenderemo tutto quanto.

Bene, iniziamo, ovviamente andiamo dalla terza posizione alla prima, quindi dal “top meno top” al “top al 100%”.

Ci tengo a dire che anche qui la seconda e la terza posizione possono essere intercambiabili, anzi, è stato assai complesso per me scegliere un ordine definitivo, ma non per la prima posizione, quella è certa, la prima posizione è davvero la lettura migliore dell’anno.

One Dark Window – Rachel Gillig

Anno di Pubblicazione: 2024

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La città di Blunder è circondata da una nebbia che rende folle e infetto chiunque vi entri in contatto. Elspeth conosce bene quella magia, perché scorre nelle sue vene in quanto infetta. Ma la deve tenere nascosta, perché la magia è bandita, pena la morte. Nessuno deve sapere che è costretta a convivere con l’Incubo, un mostro, uno spirito antico intrappolato nella sua mente, che le parla e la protegge. Tutto cambia quando incontra un bandito nella foresta, un uomo affascinante e misterioso, ma che è anche a capo degli uomini più pericolosi della città. Elspeth viene così trascinata in un mondo di ombre e inganni, in cui il confine tra la ragazza e il mostro diventa sempre più labile…

Allora, ho scoperto questa dilogia casualmente guardando un video di una ragazza che seguo su Youtube (nonostante sia una dilogia piuttosto famosa), ero in un momento di fermo assoluto a livello di letture, forse verso fine agosto/inizio settembre e avevo la necessità di buttarmi su qualcosa di nuovo o fuori comunque dalla mia comfort zone. Non è che io non legga fantasy o dark fantasy per scelta, anzi sono generi che amo molto e che mi intrigano molto, poi se devo essere sincera io non guardo più di tanto ai generi, se un libro mi attira lo leggo e basta. Solo che generalmente mi spingo su altro, ma seguo anche il mio istinto e il mio desiderio di lettura del momento. Quindi leggere “One Dark Window” è stata un esperienza diversa, ma che ho apprezzato molto e che temo abbia aperto le porte ad un mondo nuovo per me, infatti ho iniziato a spulciare testi simili per quanto mi è piaciuto. Questo è il primo volume, ma ho già recuperato ovviamente il secondo che mi attende buono buono nella immensa pila di libri da leggere. Cosa mi è piaciuto di questo testo? Beh, l’atmosfera funziona benissimo, come anche la struttura vera e propria del testo e anche i personaggi, trovo infatti che Rachel Gillig abbia scritto un libro assolutamente ben orchestrato e ben fatto in generale a livello di esperienza per il lettore e opera completa. Seguiamo la protagonista che lotta per tutto il tempo con questo essere presente nel suo cervello mentre si ritrova all’interno di un gruppo assai interessante che mira ad un obbiettivo e che che ha bisogno di lei appunto, Elspeth, per raggiungerlo. Ci ritroviamo in un regno oscuro, abbiamo la magia che qui è vista come una malattia, un contagio, spuntiamo in questi scenari ammantati dalla nebbia, dal grigiore e dalla minaccia, è un regno duro governato da figure spietate. Come avrete capito da tempo io sono una fanatica delle atmosfere, e qui sono assolutamente ben costruite, castelli su alture, foreste inquietanti, luoghi misteriosi. Insomma, questo libro mi ha stupita, è iniziata come lettura speranzosa fuori dalla mia comfort zone e si chiusa come lettura molto apprezzata. Ne parleremo ovviamente meglio in una recensione approfondita.

Il Capro – Silvia Cassioli

Anno di Pubblicazione: 2022

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“Il capro” è il romanzo definitivo sul Mostro di Firenze: un’opera che scava nell’indicibile per riportare alla luce una scheggia di verità. Lo schema era fisso. Prima il maschio, poi la femmina. Prima la pistola, poi il coltello. Infine la firma: i colpi di una Beretta calibro 22 con la lettera H incisa sui bossoli. Una volta, e un’altra, e un’altra ancora. Otto delitti, sedici morti, diciassette anni di buio e angoscia. Per descrivere quell’orrore incomprensibile ed efferato, circoscritto in un’area della Toscana larga poche decine di chilometri quadrati, tra colline e oliveti, la cronaca conia un epiteto, poi ripreso nei servizi di tutto il mondo, nelle indagini e processi: il Mostro. Un’espressione che sarebbe diventata nel tempo uno dei nomi dell’oscuro. Partendo dalla gioventù di Pietro Pacciani e dei «compagni di merende», Silvia Cassioli insegue lungo gli anni settanta e ottanta il coro dissonante di voci che attraversano e circondano i delitti del Mostro, ripercorre i passi dei protagonisti e dei comprimari, delinea psicologie e fisionomie di vittime e sospettati, inquirenti e semplici osservatori. Il risultato è il ritratto di una provincia feroce e arcaica, lontana da qualsiasi idillio, specchio ribaltato della mistura di sessuofobia e bigottismo, gossip e psicosi collettiva che avvolgeva la nazione. Una narrazione intensa, che ci costringe a confrontarci con le contraddizioni e i fantasmi che abitano le nostre paure, perché, come forse ci siamo resi conto solo troppo tardi, «basta un nulla e di Mostri ne saltano fuori a decine».

“Il Capro” è una lettura piuttosto recente e parla della vicenda del “Mostro di Firenze”, diciamo che Silvia Cassioli in questo libro narra la vicenda dall’inizio alla fine, vi fa ripercorrere gli anni del Mostro, parlando degli omicidi ovviamente ma anche di come sono avanzate le indagini nel mentre e dei vari sospetti/dicerie di paese e non. Vi fa immergere in quegli anni e in quello che era il clima nelle campagne di Firenze, ma soprattutto vi fa comprendere il tipo di contesto sociale in cui ci troviamo che si deve considerare. Ora, questo libro non è etichettato come saggio perché non ha lo stile del saggio, Cassioli si basa e narra fatti reali ma lo stile di scrittura che adotta è molto particolare, ci sono pezzi in dialetto fiorentino, c’è questo black humor di fondo, la vicenda è raccontata con un piglio singolare. Sicuramente alcuni punti della vicenda non sono proprio approfonditi al 100%, ma non è la premessa o l’obbiettivo del libro, nel senso che questo non si prefigge di essere un manuale del Mostro livello avanzato, è un testo che può essere adatto se vi volete approcciare alla storia del Mostro di Firenze e volete avere una buona base di comprensione della vicenda in toto, ma se volete aggiungere un livello ulteriore di conoscenza ci sono anche altre letture da poter aggiungere a questa. Ci sono molti volumi di saggistica dedicati alla vicenda, questo diversamente dagli altri vi da tutte le nozioni base da conoscere e lo fa con uno stile piacevole, sembra quasi che Cassioli vi stia raccontando la vicenda mentre siete seduti al bar. Ovvio, ci sono situazioni in cui lo stile diventa un poco più saggistico soprattutto quando ci ritroviamo in un aula di tribunale, ma in generale Cassioli vi parla di sospetti, sospettati, branchie varie (molte branchie) che ha preso la vicenda, voci e altro in modo da non rendere la vicenda pesante o confusionaria nella lettura. Sicuramente approfondirò la vicenda con altre letture, di cui una già recuperata che mi attende, ma questa è stata una buona base per comprendere almeno il contesto, la sequenza di omicidi, le indagini (ci si concentra molto sulla diversa visione delle cose delle varie figure adibite alle indagini) e i sospetti.

Il Conte di Montecristo – Alexandre Dumas

Anno di Pubblicazione: 1846

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Ha centosettant’anni, ma non perde un colpo. Pubblicato a puntate fra l’agosto 1844 e il gennaio 1846 sul “Journal des Débats”, mentre Dumas lo stava ancora scrivendo (con l’aiuto di un ghost-writer, Auguste Maquet), senza sapere nemmeno lui come l’avrebbe concluso, e intanto metteva in cantiere altri due o tre romanzi, “Il conte di Montecristo” ha lasciato, e lascia tuttora, col fiato sospeso folle di lettori di ogni estrazione sociale e di ogni paese. Nessun romanzo, forse, ha avuto tante edizioni (settantasei solo in Italia, già dal 1846), tanti adattamenti cinematografici (il primo nel 1922) e televisivi; è diventato un musical, un fumetto con Paperino, è stato immortalato sulle figurine Liebig e condensato nelle strisce della Magnesia San Pellegrino; oggi ispira la serie americana “Revenge”. Tutti quindi possono dire di conoscerne almeno a grandi linee la trama e il protagonista, anche chi non lo ha mai letto. Ma non c’è trasposizione, necessariamente lacunosa, data la mole del romanzo, che valga il godimento di aprirlo e rimanere intrappolati senza scampo nel suo inesorabile ingranaggio narrativo, che funziona sempre anche se si sa già come andrà a finire la vicenda. I suoi stessi difetti, le ripetizioni, le digressioni, le zeppe, sono funzionali al piacere della lettura.

Chi poteva essere se non lui? Eh lo so. Questa è stata la mia prima lettura del 2025, ovviamente ci ho messo qualche settimana a terminarlo, l’edizione che vedete sopra è quella in mio possesso che ho letto, ma è fuori catalogo al momento quindi ho inserito nel link quella Einaudi. Che dire sul “Conte di Montecristo”? Beh, è un anno che io continuo a pensare a questo libro nonostante lo abbia terminato a febbraio, non ho mai smesso di pensarci ed è stato difficile leggere altro o apprezzare altro nei primi tempi dopo la lettura, sicuramente è diventato uno dei miei testi preferiti nel mio personale Olimpo dei libri top. Anche di questo ovviamente ne parleremo in una recensione approfondita perché c’è molto da dire, l’ho letto anche nel periodo in cui c’era la conte-di-Montecristo-mania ovvero quando è uscita la serie su Rai1 con Sam Claflin e quel film su Mediaset con Pierre Niney che a mio vedere è un’esperienza pre-morte. Non faccio la puritana del romanzo originale, ma obbiettivamente il film non mi è piaciuto, fotografia assolutamente riuscita, attori ok, scenografia buona, ma farmi sembrare Edmond una specie di eremita disadattato e psicopatico anche no o una specie di gangster ottocentesco che arriva nel suo enorme castello con il mantello nero e i cani minacciosi parcheggiati in salotto. Hanno tagliato eccessivamente una vicenda complessa che meritava più tempo e costruzione. Ho letto una critica riguardo al fatto che se il film non avesse a che fare con il conte di Montecristo non sarebbe male e sono d’accordo. Comunque, serie e film a parte, questo è un romanzone sia a livello di mole che a livello di personaggi, tematiche, eventi, collegamenti, legami… è proprio quel classico libro in cui ti immergi e quando ne esci ti sembra di essere tornato dopo un mese in un altro Paese. C’è di tutto qui dentro, vendetta, amore, dolore, libertà, tempo perduto, tutto. Mi voglio immergere per bene nel discorso nella recensione dedicata, vi basti sapere che questo testo è epico, spettacolare, incredibile e indimenticabile direi.

E voi? Quali sono le vostre letture top dell’anno? Fatemi sapere!

Siamo giunti all’ultimo giorno del 2025 (finalmente), e non posso che farvi i miei sinceri auguri per un meraviglioso primo passo nel 2026.

Noi ci leggiamo prestissimo, giuro, perché dobbiamo ancora parlare degli obbiettivi del 2026 e recap 2025, recensioni, cose del 2025…ne abbiamo di cui parlare!

A presto cari/e!

Le Tre Letture Flop del 2025

Ci siamo, eccoci! Buon Santo Stefano, buone feste e buon Natale in ritardo ovviamente!

Eccoci alle letture flop dell’anno (come sempre tra poco uscirà anche l’articolo delle letture top), ma oggi concentriamoci su quelle che sono state le tre letture, ahimé, più deludenti del 2025.

Stiamo arrivando alla fine dell’anno e come è tradizione ci aspettano vari articoli, quello dei top appunto, quello degli obbiettivi di lettura del 2026 e recap del 2025, e recensioni a gogò.

Sono soltanto tre quest’anno i flop perché penso che il 2025 sia stato uno degli anni più problematici e traumatici per me, di sempre, e anche le mie letture ne hanno risentito parecchio, dato che non ho minimamente rispettato quello che era l’obbiettivo di lettura e mi ritrovo alla fine con poche letture in mano.

Ma va bene lo stesso, è andata così e ora gettiamo quest’anno nel fuoco dell’inferno con molto piacere e guardiamo al futuro, e ad un 2026 pieno di letture.

Parleremo meglio ovviamente di questo 2025 nell’articolo dedicato al recap dell’anno e agli obbiettivi per il 2026.

Come sempre ci tengo a sottolineare che inserendo determinati libri in questa lista non voglio sottolineare il mio odio nei loro confronti o aprire una petizione per bandirli dal commercio, voglio solo dire che personalmente non ho gradito più di tanto queste letture, per una serie di motivi, non ho nulla contro questi testi e se a voi sono piaciuti vi prego di non offendervi per questi inserimenti.

Come sempre partiremo dall’ultima posizione, la terza, quindi in teoria il “meno-flop” fra i flop per poi arrivare alla prima posizione che incarna il flop totale. Devo anche dire che quest’anno la prima e la seconda posizione sono intercambiabili, nel senso che non ho gradito entrambi nello stesso modo.

L’Erede – Camilla Sten

Anno di Pubblicazione: 2025

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Eleanor convive con la prosopagnosia, l’incapacità di riconoscere i volti delle persone. Un disturbo che causa stress, ansia acuta, e può farti dubitare di ciò che pensi di sapere. Una sera la ragazza si reca a casa della nonna Vivianne per la consueta cena domenicale. Ad accoglierla sull’uscio non trova però la nonna, ma una persona cui non riesce a dare un nome, che scappa via per le scale. Dentro casa, la nonna è distesa sul tappeto accanto a un paio di forbici con le lame spalancate. Nella stanza, odore di ferro e carne. La nonna, quella nonna che l’ha cresciuta come una madre, è stata uccisa. Passano i giorni, e l’orrore di essersi avvicinata così tanto a un assassino – e di non sapere se tornerà – inizia a prendere il sopravvento su Eleanor, ostacolando la sua percezione della realtà. Finché non arriva la telefonata di un avvocato: Vivianne le ha lasciato in eredità una tenuta imponente nascosta tra i boschi svedesi. È la casa in cui suo nonno è morto all’improvviso; un posto remoto, che da oltre cinquant’anni custodisce un passato oscuro. Eleanor, il mite fidanzato Sebastian, la sfrontata zia Veronika e l’avvocato vi si recano in cerca di risposte. Tuttavia, man mano che si avvicinano alla scoperta della verità, inizieranno a desiderare di non aver mai disturbato la quiete di quel luogo. Chi era davvero Vivianne? Quali segreti si è portata nella tomba?

Ho deciso di inserire questo testo nella lista dei flop perché la considero una lettura piuttosto sciapa, deludente direi. Nella top del 2024 ho inserito “Il Villaggio Perduto” della Sten e ora nel 2025 inserisco “L’Erede” nei flop, mi rendo conto del plot twist. Rispetto al suo testo precedente qui l’autrice non ha reso al meglio, a mio vedere, le atmosfere e tutto ciò che viene costruito attorno al mistero principale, il testo risulta a tratti diluito, in alcuni frangenti mi sono ritrovata ad avere poco interesse nella storia, i personaggi (a parte qualche rara eccezione) non risultano caratterizzati al meglio. Abbiamo la protagonista buona ma sprovveduta, la zia a prima vista cattiva, la madre della protagonista dura e rigida con un mistero… manca qualcosa nei personaggi. Voglio essere chiara, non è di certo il testo peggiore che io abbia mai letto a livello di caratterizzazione dei personaggi, assolutamente, ma alla fine risultano tutti un po’ delle pedine che vengono smosse in determinate direzioni per arrivare a determinati obbiettivi. Inoltre l’atmosfera non è così accattivante e ben costruita come ne “Il Villaggio Perduto”, che è un libro con vari difetti certamente, ma tra questi non c’è l’atmosfera che è forse il punto forte. Qui la Sten ha perso un poco di mordente, sono presenti comunque forzature o difetti come nel testo precedente, ma qui manca anche il lato forte legato all’atmosfera e alla vicenda che secondo me si perde un poco. Si può inoltre arrivare al nucleo del mistero prima del “reveal” finale, si capisce in che direzione vuole andare l’autrice e mi aspettavo forse qualcosa di più sorprendente o originale. Non è assolutamente il thriller peggiore che io abbia mai letto, è finito qui perché è stata una delle letture più deludenti di un anno povero e deludente, ma è un thriller nella media, senza particolari scintille, sciapo appunto.

Jesus’ Son – Denis Johnson

Anno di Pubblicazione: 1992

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Immaginate un tizio al bancone di un bar che, reso ciarliero dal drink che ha in mano, attacca bottone e prende a raccontare di «quella volta che…» Magari perde il filo, magari fa confusione, magari apre mille parentesi, ma le sue parole caotiche hanno il sapore della verità. Jesus’ Son è cosí: undici racconti che non sono davvero racconti, un romanzo che non è davvero un romanzo, ma la candida confessione inconsapevole di uno che ha, come si suol dire, perso la retta via. Il protagonista delle storie di questo puzzle dai tanti pezzi mancanti è un ragazzo con una dipendenza da alcol e droga che trascorre le giornate bighellonando e arrabattandosi in modo piú o meno legale per rimediare i soldi con cui sballarsi. Di fronte al bisogno, i concetti di giusto e sbagliato, di bene e male, passano in secondo piano. Può rubare, spacciare e tradire, ma conserva una sensibilità che gli fa provare riconoscenza per il gesto di generosità disinteressata di una barista o gli fa cogliere la straziante solitudine di due anziani ricoverati in ospedale. Il mondo in cui si muovono questi personaggi balordi sembrerebbe, ed è, un mondo grigio di rapporti disastrati e problemi destinati a ripresentarsi non appena la coscienza si risveglia. Eppure, oltre la spessa cortina di nebbia si intravede la strada per una vita diversa. La salvezza nell’altro è una chimera, ma è bello illudersi, almeno per un po’, in compagnia di qualcuno che ci faccia sentire meno sbagliati. Rifacendosi in parte alla sua esperienza personale, tra momenti lirici e scene irresistibilmente divertenti, Denis Johnson tratteggia il sottosuolo di un’America senza gloria, brulicante di storie che meritano di essere raccontate. E riesce a farci ridere di cuore delle nostre assurde, indispensabili, fragilità.

No. Io vi devo dire la verità, non ricordo nulla di questo libro per quanto si è cancellato nel mio cervello. Non mi era mai capitato di non ricordare nulla, ma proprio nulla di un libro, perché di solito anche quando un testo non mi piace qualche scena o dettaglio lo ricordo, la trama o i personaggi, mi resta sempre qualcosa. Questa è l’unica volta in cui ho tabula rasa nel cervello, ho in mente solo il titolo e nient’altro, non mi era mai successo. Ricordo ovviamente di non averlo gradito appena finito. So che è un testo piuttosto amato da cui è stato tratto anche un film divenuto famoso nel 2000, ma io non sono andata d’accordo con questo libro. È una raccolta di racconti certamente feroci e privi di fronzoli, certamente confusi e sparsi, direi soprattutto ripetitivi, li ho trovati tutti somiglianti l’uno all’altro in particolare a livello di tematiche. Lo stile non ha particolari vanti a mio vedere, i racconti si mischiano fino a diventare un lungo miscuglio. Bisogna dire anche che i racconti in questione sembrano narrati dalla stessa voce narrante, si presentano come divisi ma in realtà si intuisce che c’è una specie di filo rosso che li lega, ma si perde ad un certo punto questo legame, c’è ma non sembra contare più di tanto. Personalmente non salverei nulla di questa lettura, non mi è rimasto niente, so che molte persone lo hanno gradito, ho letto pareri assai positivi, non saprei dire se in primis io non sono riuscita ad entrare in questo libro per qualche motivo, magari non ero in linea con lo stile o la visione di Johnson, magari semplicemente per me non ha funzionato qualcosa. Non è un problema di certo di tematica perché ho letto, e sono interessata, a testi che si focalizzano sul lato grezzo, duro, aspro della vita. Insomma, infilo qui questa lettura che è di certo una delle più deludenti e vacue di quest’anno, potrei riprovare in futuro con Johnson magari perché il suo “Albero di Fumo” mi ha sempre attratta molto.

L’Apicoltore – Maxence Fermine

Anno di Pubblicazione: 2000

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Il giovane Aurélien Rochefer, vive in un paesino del sud della Francia alla fine dell’Ottocento, vuole realizzare il suo sogno, fare l’apicoltore. Gli alveari che costruisce vengono incendiati da un fulmine, mentre una mistriosa femmina nera che gli appare in sogno lo invita a raggiungerlo. Aurélien si imbarca per l’Africa, dove passerà di avventura in avventura, tra re ricchi e avidi, mercanti spietati e una Regina delle Api che gli farà un magico dono. Solo al ritorno a casa, egli troverà la forza di dedicarsi a una ciclopica impresa e saprà scoprire dentro di sé un puro amore per l’unica donna che lo ha sempre aspettato.

Ho finalmente completato la trilogia dei colori di Fermine che mi porto dietro da anni. Resta una trilogia piuttosto “sciolta” nel senso che ogni volume è a sé quindi non è obbligatorio andare per forza in ordine, potete leggere anche solo un volume e basta, io l’ho voluta completare per desiderio di completezza, ma questo ultimo terzo volume mi ha delusa parecchio. È di certo il meno riuscito fra i tre, rispetto a “Neve” e al “Violino Nero” qui manca proprio la base secondo me. Ci tengo anche a dire che non credo di essere la lettrice giusta per Fermine, il suo stile è generalmente godibile, ma i suoi giri pindarici, una narrazione sempre eccessivamente poetica a tutti i costi e questo idealismo a volte spicciolo di base non mi rendono la lettura facile, ma anzi fastidiosa a tratti. Ripeto, ho gradito “Neve” e il “Violino Nero” anche perché ho avvertito meno in questi testi tutte le caratteristiche citate prima. Avevo tentato tempo fa di leggere “Il Palazzo delle Ombre” ma l’ho dovuto abbandonare dopo una cinquantina di pagine, non era fattibile per me. Ma va bene, ehi, la vita di una lettrice/lettore è anche questo no? Affinare i propri gusti e rendersi conto che certi autori non fanno per noi, magari per problemi di stile, modi di affrontare la narrazione, tono adottato nella scrittura ecc. ecc. Comunque dopo questa rivelazione parlando un poco dell’Apicoltore e dei motivi che mi hanno spinta ad inserirlo nei flop direi che qui i problemi sono vari. La narrazione è troppo confusa a mio vedere, seguiamo questo ragazzo appassionato di api che prima diventa apicoltore, poi a causa di un sogno parte per un viaggio, si imbatte in una figura misteriosa, ritrova le api, ma è costretto a tornare indietro perché tutto ciò che ha conosciuto in questo viaggio lontano da casa evapora. Torna quindi a casa e riparte con il progetto api, ma accadono altri eventi che lo obbligano a cambiare direzione. Il testo è tutto così, un susseguirsi di cose che lui fa di cui non si conosce la ragione (e anche se viene fornita è sempre vaporosa/inconsistente), questo ragazzo viene spinto dal vento nella vita e la spiegazione che viene fornita dall’autore per motivare i suoi gesti è sempre legata al sogno o all’istinto. C’è anche una storia d’amore presente in questo volume, anzi due, una che parla di un amore atteso e l’altra di un amore non corrisposto. La prima è gestita malamente dall’autore a mio vedere, il protagonista conosce questa ragazza nel suo paese e lei lo aspetta per anni, ma quando torna lui è innamorato delle figura misteriosa di cui abbiamo parlato prima, il problema è che la storia si risolve a “pizza e fichi” perché l’autore non sapeva palesemente come chiudere il cerchio. Ho trovato questo libro inconsistente, non ha radici solide, è tutto un unico mix di eventi, malamente motivati (se motivati), un turbinio di cose/luoghi/azioni che risultano fiacche. Ecco, questo testo è fiacco, senza particolare mordente, i personaggi non attaccano, come neanche la trama.

Bene! E voi? Quali sono state le vostre letture flop del 2025? Mmmm? Fatemi sapere!

Ci leggiamo prestissimo!

In Sintesi – Sylvia Plath. Le Api sono tutte Donne di Antonella Grandicelli

Buongiorno!

Come state? Sentite anche voi il freddo gelido che inizia ad insinuarsi ovunque? Beh, d’altronde siamo quasi a dicembre… si avvicina il gelo spietato.

Oggi recensione, o meglio recensione sintetizzata per la nuova rubrica “in sintesi”. Parliamo di un libro che ho letto qualche mese fa, sempre per la serie infinita legata a Sylvia Plath, biografie/biografie romanzate/testi di analisi poetica e affini, insomma non è primo libro di cui parliamo scritto su di lei e non sarà l’ultimo. Se siete degli habitué di questo spazio saprete che sono un’amante della Plath e mi piace leggere tutto (o quasi tutto) su di lei.

Quindi anche in futuro parleremo sicuramente di altri testi che ho in programma di leggere che la riguardano.

Di questo libro vi parlo in un episodio di questa rubrica perché per quanto io lo abbia apprezzato, non ho particolari punti da sottolineare o particolari riflessioni da analizzare.

Ma andiamo con ordine.

Sylvia Plath. Le Api sono tutte Donne – Antonella Grandicelli

Anno di Pubblicazione: 2022

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Trama

Un grandissimo talento, una favolosa bellezza, un’intelligenza acuta e sensibile. Nata a Boston nel 1932, Sylvia Plath mostra segni della sua eccezionalità fin da bambina e sembra destinata a una vita di soddisfazioni e successi. Pubblica la prima poesia a dieci anni, a diciotto vince una borsa di studio per il più prestigioso college femminile della East Coast americana, a ventitré va a terminare gli studi a Cambridge grazie a una borsa Fulbright. Qui incontra l’uomo della sua vita, Ted Hughes, giovane poeta dal brillante futuro, di cui si innamora perdutamente e che sposa. Belli e talentuosi, vivono tra le due coste dell’Atlantico, dedicandosi pienamente alla loro poesia e ai due figli. Una favola perfetta? All’alba dell’11 febbraio 1963, a trent’anni, Sylvia Plath si toglie la vita. Dietro di sé lascia incredibili poesie e un triste interrogativo su questa drammatica scelta. Attraverso la sua voce, ascoltiamo la storia di una delle più grandi poetesse del Novecento, la dolorosa lotta tra le sue luci e le sue ombre, l’ascesa e la caduta. La divina fragilità di un’anima.

Recensione

Dunque, questa è una biografia su Sylvia Plath, sicuramente non la più completa in commercio, alla fine parliamo di un testo di 200 pagine circa, ma io l’ho trovata una buona infarinatura per chi magari si vuole approcciare alla vita di Sylvia Plath.

Ci si gode maggiormente la lettura quando si ha già una base ma anche come primo approccio può funzionare. Ci sono due aspetti che io ho trovato molto interessati e nuovi, mai visti in altre biografie sulla Plath che ho letto negli anni.

Il primo riguarda l’ordine in cui i fatti vengono raccontati, nel senso che l’autrice parte dal momento della morte di Sylvia, dal momento in cui lei si sta suicidando e la sua testa è nel forno fino a tornare piano piano al giorno della sua nascita, quindi va a ritroso raccontando nel mentre i momenti salienti della sua vita, fino ad arrivare alla sua nascita.

Mi è piaciuta questa scelta e devo dire che funziona molto bene, è anche un qualcosa che getta, se possibile, un ulteriore velo di amarezza sulla vita della Plath perché quando arriviamo alla fine e questa bambina nasce, sappiamo a cosa andrà incontro (lo abbiamo appena letto).

Inoltre mi ricollego a quello che ho scritto prima, non è una biografia completa ed esaustiva al 100% anche perché racconta soprattutto gli episodi più importanti e lo fa mettendosi nei panni della Plath, questo è l’altro aspetto interessante, la Grandicelli adotta uno stile molto poetico che a me ha ricordato quello della Plath e non vi posso dire con certezza assoluta che questa sia stata una scelta certamente elaborata e mirata, perché non ho letto altro della Grandicelli, ma secondo me l’autrice simula, abbraccia lo stile della Plath.

E le riesce bene a mio vedere, è uno di quei rari casi in cui l’autrice di una biografia (o biografia romanzata) riesce a simulare la voce dell’autrice protagonista in modo credibile senza calcare troppo la mano o senza perdere il filo. Ad esempio io qualche tempo fa ho letto “Euforia” di Elin Cullhed, di cui abbiamo parlato qui, e come scrissi ai tempi Cullhed forza un pochino troppo la mano, la voce che lei associa alla Plath io l’ho trovata personalmente eccessiva in vari tratti e perde quindi di credibilità.

Ovviamente noi abbiamo fonti come i diari della Plath se vogliamo basarci su un qualcosa scritto effettivamente da lei e non possiamo sapere come la Plath avrebbe personalmente scritto determinati episodi della sua vita ad oggi (presenti e non nei diari), ma ovviamente siamo davanti ad una rielaborazione, una biografia romanzata (o autobiografia romanzata dato che la Plath della Grandicelli parla in prima persona).

Però conoscendo lo stile della poetessa ci si può immergere in questa lettura in modo piuttosto coerente con lo stile puro della Plath.

Centoquattro. Un numero, uno stupido numero. Stupidissimo e crudele. Il numero delle volte che lo avevo interrotto mentre lavorava. Ted le aveva contate. Tutte. Come colla, la nebbia si era di nuovo riversata su di me e mi era entrata giù per la gola.

In questo testo si nota indubbiamente il rispetto e la delicatezza con cui la Grandicelli si approccia a Sylvia Plath, narra delle sue vicende in prima persona mantenendo sempre però un buon equilibrio. L’ autrice fa senza dubbio emergere il lato sensibile e distruttivo di Sylvia, ma lo fa senza mai esagerare, senza estremizzare, seguiamo quello che sembra a tutti gli effetti un racconto, quello di una vita sofferta.

Piangevo. Per non farlo avrei dovuto essere priva di una parte del cervello, quella che ti fa ricordare chi sei.

Insomma, la scrittura della Grandicelli riesci davvero a rendere la Plath reale, il modo in cui l’autrice dipinge le sue emozioni tramite una Sylvia che si racconta è davvero riuscito.

Ripeto che ovviamente è una biografia romanzata, nel senso che la Grandicelli segue fatti realmente accaduti nella vita della poetessa ma immagina il contorno di questi fatti, li edulcora e soprattutto parla appunto con la voce di Sylvia.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa della Grandicelli? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

In Sintesi – Quando Eravamo i Padroni del Mondo di Aldo Cazzullo

Buongiorno!

Oggi sono qui con una nuova rubrica, “In Sintesi”. E che cos’è? È semplicemente una rubrica di recensioni di libri dove finiranno tutti i testi da me letti e di cui desidero parlarvi ma per cui non ho materiale sufficiente, quindi invece di pubblicare una delle solite recensioni classiche dove mi prendo tutto lo spazio per parlarvi di un testo in modo approfondito con varie opinioni e tutto, pubblicherò una recensione più stringata, sintetizzata insomma.

Preferisco dividere le due sezioni, quella delle recensioni classiche e questa relativa a quelle più brevi, perché di solito mi piace prendermi tutto lo spazio e il tempo per parlarvi di una lettura, mi piace scrivere una bella recensione lunga, ma per certi libri o non ho materiale sufficiente nel senso che non ho molto da dire o il libro non mi ha fornito un granché a livello di spunti/riflessioni. Capita di leggere quei testi che non ci danno molto o dopo poco si cancellano nella nostra mente oppure semplicemente sono testi graditi ma per cui non abbiamo grandi commenti o riflessioni.

Ecco, io di questi testi fatico a parlarvi perché non posso scriverci sopra una recensione classica e o li inserisco in un articolo in cui riunisco varie letture oppure non ne parlo proprio.

Tutto ciò per dire che “in sintesi” è una nuova rubrica di recensioni ma invece di essere quelle solite lunghe e belle rilassate, sarà una rubrica di recensioni più stringate.

Benissimo! E come primo libro per inaugurare questa rubrica ho deciso di parlarvi di “Quando Eravamo i Padroni del Mondo” di Aldo Cazzullo, testo che ho letto tempo fa e di cui non ho portato la recensione classica proprio perché i miei commenti non erano sufficienti.

Quando Eravamo i Padroni del Mondo – Aldo Cazzullo

Anno di Pubblicazione: 2023

Link all’acquisto: QUI

Trama

L’Impero romano non è mai caduto. Tutti gli imperi della storia si sono presentati come eredi degli antichi romani: l’Impero romano d’Oriente; il Sacro Romano Impero di Carlo Magno; Mosca, la terza Roma. E poi l’Impero napoleonico e quello britannico. I regimi fascista e nazista. L’impero americano e quello virtuale di Mark Zuckerberg, grande ammiratore di Augusto: il primo uomo a guidare una comunità multietnica di persone che non si conoscevano tra loro ma condividevano lingua, immagini, divinità, cultura. Roma vive. In tutto il mondo le parole della politica vengono dal latino: popolo, re, Senato, Repubblica, pace, legge, giustizia. Kaiser e Zar derivano da Cesare. I romani hanno dato i nomi ai giorni e ai mesi. Hanno ispirato poeti e artisti in ogni tempo, da Dante a Hollywood. Hanno dettato le regole della guerra, dell’architettura, del diritto che vigono ancora oggi. Hanno affrontato questioni che sono le stesse della nostra quotidianità, il razzismo e l’integrazione, la schiavitù e la cittadinanza: si poteva diventare romani senza badare al colore della pelle, al dio che si pregava, al posto da cui si veniva. A noi italiani in particolare i romani hanno dato le strade, la lingua, lo stile, l’orgoglio, e il primo embrione di nazione. Il libro racconta la fondazione mitica di Roma, dal mito letterario di Enea a quello di Romolo. L’età repubblicana, con gli eroi – tra cui molte donne – disposti a morire per la patria. L’avventura di golpisti come Catilina e di rivoluzionari come Spartaco, lo schiavo che ha ispirato ribelli di ogni epoca. La straordinaria storia di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto, due tra i più grandi uomini mai esistiti. E la vicenda di Costantino: perché se oggi l’Occidente è cristiano, se preghiamo Gesù, se il Papa è a Roma, è perché l’impero divenne cristiano

Recensione

Vi avevo citato da qualche parte questo libro, forse negli obbiettivi di lettura per il 2024 riguardo alle letture a tema “antica Roma”. Comunque, fa parte di una lista di testi in parte già letti e altri da leggere che mi sono fatta proprio in tema.

Inizio con il dire che io di Cazzullo non avevo mai letto nulla, seguo la sua trasmissione su La7 al mercoledì e lo conosco per il suo essere giornalista, ma questo è stato il mio primo testo scritto da lui.

Penso sia un testo assolutamente di contorno, una lettura adatta a chi sa poco o nulla della storia dell’antica Roma o della fondazione di Roma/declino dell’impero romano, è una specie di riassunto sulla storia di Roma, dalle origini ai giorni nostri con in mezzo qualche riflessione di Cazzullo ma se avete letto altri testi di questo tipo o siete già a conoscenza della storia di Roma questo libro non aggiunge assolutamente nulla.

È letteralmente un riassunto, godibile certo, scorrevole e adatto a chi si approccia al tema o a chi ha bisogno di un recap perché magari sente di aver perso pezzi.

Non lo valuto in modo negativo, ma è un libro per me neutro, non ha aggiunto o tolto nulla.

Lo stile dell’autore è approcciabile, assolutamente fluido e direi semplice, senza particolari fronzoli.

Il libro risulta secondo me più apprezzabile in particolare quando ripercorre la storia di Roma e il declino dell’impero romano, la parte in cui si citano film/opere/cultura pop sul tema e con ambientazione romana non mi ha fatta impazzire.

È un libro neutro, una zona grigia, un volume che può avere un utilità per ripassare in generale la storia dell’antica Roma, dalle origini al declino, c’è qualche riflessione di Cazzullo come dicevo ma non è particolarmente originale o nuova.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Quando Eravamo i Padroni del Mondo”? Che ne pensate?

Spero che questa nuova rubrica vi piaccia, noi ci leggiamo prestissimo!

Il Cielo è dei Violenti – Flannery O’Connor

Buongiorno!

Come va? Come state? Come state affrontando questa fine di ottobre? E questo 31 del mese halloweenesco?

Oggi si torna con una nuova recensione, parliamo di un testo di cui (come al solito) desidero parlarvi da mesi, ovvero “Il Cielo è dei Violenti” di Flannery O’Connor.

Sono molto intrigata dalla O’Connor e ammetto di provare nei suoi confronti un senso generale di curiosità e ammirazione, questa è stata la mia prima lettura dell’autrice e devo dire che mi sono ritrovata davanti un libro molto diverso dalla aspettative.

Comunque, parliamone!

Il Cielo è dei Violenti – Flannery O’Connor

Casa editrice: Minimum Fax

Genere: narrativa contemporanea

Prezzo di Copertina: € 15,00

Prezzo ebook: € 8,99

Prima Pubblicazione (USA): 1960

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Lo zio di Francis Marion Tarwater era morto da appena mezza giornata quando il ragazzo si ubriacò troppo per finire di sca- vargli la fossa, e così toccò a un negro di nome Buford Munson, che era venuto a farsi riempire una brocca, completare l’opera, trascinando il cadavere dal tavolo della colazione dov’era ancora seduto per dargli una degna e cristiana sepoltura, piantando le insegne del Salvatore in testa alla tomba e ricoprendola di una quantità di terra sufficiente a evitare che i cani lo disseppellissero. Buford era arrivato pressappoco a mezzogiorno e quando se ne andò, al tramonto, il ragazzo, Tarwater, non era ancora tornato dalla distilleria.

Trama

Francis Marion Tarwater è stato costretto a crescere fin dall’età di quattro anni con il prozio Mason, un fanatico religioso che vive come un eremita nei boschi, è convinto di essere un profeta e ha sottratto il bambino al nipote Ryber, un maestro elementare che vive seguendo i dettami della ragione e della scienza. Quando Mason muore, Francis, ormai quattordicenne, torna a casa di Ryber, ma con una missione da compiere. Deve battezzare a ogni costo Bishop, il figlio del maestro, che a detta del prozio è nato «deficiente» per grazia divina. Comincia così una guerra senza esclusione di colpi, nella quale Ryber cerca in ogni modo di riportare Francis alla ragione e alla «normalità», mentre nella mente del ragazzo continuano a risuonare gli insegnamenti di Mason, e il richiamo di una fede tanto brutale quanto potente e liberatoria. Riproposto da minimum fax in una nuova traduzione a sessant’anni dalla sua pubblicazione, nel 1960, Il cielo è dei violenti è considerato una pietra miliare della letteratura americana: un esempio della sensibilità gotica e della potenza satirica che convergono nell’opera di Flannery O’Connor.

Recensione

Flannery O’Connor fu la principale esponente del genere gotico sudista, nelle sue opere si avverte l’impatto della sua forte fede cattolica.

Tra le sue opere più famose ci sono “Il Cielo è dei Violenti” appunto e “La Saggezza nel Sangue”, ma anche i suoi racconti e diari.

Trama, ritmo e atmosfera

È difficile parlare di un testo come “Il Cielo è dei Violenti”. Il primo punto che vorrei sottolineare è quello riguardante il fatto che secondo me (e per me, per la mia personale esperienza di lettura) non è stato per la prima parte un testo semplice da leggere. Forse mi ero fatta idee sbagliate sullo stile dell’autrice o forse pensavo mi sarei trovata davanti ad un testo con un piglio diverso, sta di fatto che la prima parte è stata un poco complessa. Non ho trovato lo stile dell’autrice particolarmente scorrevole e non lo dico in modo negativo. Lo stile della O’Connor non scorre a mio vedere in modo fluido ma ci si abitua al suo stile appunto dopo la prima parte, e risulta certamente più digeribile. Non è uno stile negativo o impossibile, solo più arzigogolato rispetto alle aspettative e sicuramente crudo e violento.

Alla fine posso dire di aver apprezzato la voce della O’Connor nonostante la difficoltà iniziale, ha un stile certamente riconoscibile.

Devo dire inoltre che io ho letto il libro in italiano (edizione Minimum Fax) non saprei dire riguardo allo stile originale della O’Connor togliendo la traduzione.

Il ritmo del testo è nella norma, non è un libro con picchi veloci o lenti, segue un buon ritmo, una buona narrazione. Seguiamo il protagonista che si interfaccia a varie situazioni in un crescendo di eventi.

Parlando infine delle atmosfere, abbiamo di certo vari contesti, da quello urbano in cui si ritrova catapultato il protagonista a quello più rurale in cui è cresciuto. Le atmosfere generali sono (come per il ritmo) un crescendo, nel senso che seguiamo Francis nella sua missione di battezzare Bishop, il figlio di Ryber per seguire quelli che sono stati gli insegnamenti di Mason, il prozio morto e fanatico religioso. Francis continua quindi con le sue convinzioni e missioni e lo farà fino a portare il tutto al crescendo finale appunto.

Il testo ha di certo atmosfere che non definirei leggere, si avverte sempre un sottofondo amaro, seguiamo questo ragazzino quattordicenne diviso fra la fede e la ragione, fra la razionalità e quella che è stata la sua vita fino a quel momento con il prozio morto. Si avverte il senso di confusione e perdita di Francis che sembra non saper dove andare nel mondo che lo circonda.

Temi

Il libro affronta varie tematiche, il conflitto fra la religione e la ragione, la violenza, la dannazione, ovviamente la crescita del protagonista in questo momento delicato e la perdita.

Perdita non tanto del prozio morto Mason, ma più degli insegnamenti conficcati a forza in Francis per anni, la perdita nel vedere questo ragazzino seguire dogmi che lo portano a determinati atti o scelte e da cui non riesce a distaccarsi.

Dobbiamo anche dire che la violenza è uno dei temi appunto del romanzo, simbolo di rinascita e salvezza ispirato a uno dei versetti del Vangelo.

Penso anche che questo sia un testo complesso da analizzare o interpretare, ognuno tende a dare la propria lettura anche in base alle proprie esperienze e idee forse sulla religione essendo questo un testo fortemente intriso di religione, non dimenticando appunto che la O’Connor era molto credente.

A parte il discorso religione comunque è un testo da cui si possono estrapolare mille e più interpretazioni non solo sulla religione ovviamente, si è portati a riflettere prima di tutto sul come si vive quando si seguono dogmi e dottrine così fortemente inculcate per anni da altri soprattutto in giovane età.

Il fatto che questo ragazzino, Francis, non riesca in nessuno modo a togliersi dalla testa la voce del prozio morto e i suoi insegnamenti nonostante la fatica compiuta dall’altro prozio Ryber, un insegnante elementare nipote del vecchio Mason è ciò che a mio vedere evoca questo senso di smarrimento e solitudine in Francis.

«Corrompeva ogni cosa che toccava», disse il maestro. «Ha vissuto una vita lunga e inutile ed è stato profondamente ingiusto con te. È un bene che sia morto, finalmente. Avresti potuto avere tutto e non hai avuto niente. Ora si cambia vita. Ora starai con qualcuno che saprà aiutarti e capirti». Aveva gli occhi lucenti di felicità. «Non è troppo tardi per fare di te un uomo!»
Il viso del ragazzo si incupì. La sua espressione diventò impenetrabile fino a trasformarsi in una fortezza eretta a protezione dei suoi pensieri; ma il maestro non notò alcun cambiamento. Guardò attraverso il ragazzo insignificante che aveva di fronte e vide ben chiaro nella sua mente, fin nei dettagli, quello che sarebbe diventato.

Flannery O’Connor per prima non amava molto coloro che criticavano o davano interpretazioni eccessive al testo, ad esempio scrisse questo ad un professore di inglese: “Un eccesso di interpretazione è senz’altro peggio che un difetto, e laddove manca la sensibilità per il racconto, non sarà certo la teoria a rimpiazzarla.”

A coloro che tendevano ad analizzare troppo o sostare eccessivamente sui suoi testi sentendo di non averli capiti diceva che lei sarebbe stata più contenta nel vederli leggere divertendosi e basta, senza farne ogni volta un problema, come scrisse ad una studentessa.

Francis

Francis è un protagonista dolceamaro, è normale dispiacersi per lui, un ragazzino cresciuto in questo modo rigido che non conosce una vita libera da determinati ragionamenti o ossessioni. Conosce Bishop, figlio down del prozio Ryber che sviluppa un attaccamento nei suoi confronti ma che lui in realtà vuole battezzare sempre secondo le credenze di Mason e lo farà alla fine, ma il tutto accadrà in modo tragico e amaro. Francis tornerà poi nel luogo che conosce e a cui ha dato fuoco.

“Il Cielo è dei Violenti” oltre alle battaglie che ritrae, bene e male, religione e scienza, violenza e non violenza è anche un testo sulla profonda solitudine dei personaggi presenti, soprattutto di Francis e Ryber, uomo che prova in tutti i modi a riportare Francis alla realtà ma che fallisce.

È un romanzo cupo, che mostra la disfatta di un uomo e di un ragazzino perso.

Conclusioni

Questo libro ha avuto un impatto su di me con il tempo, nei primi giorni dopo la lettura ho riflettuto parecchio anche perché il testo come dicevamo lascia spazio a molte riflessioni.

Non lo definirei un testo semplice ma forse come ha scritto anche l’autrice la via migliore per approcciarsi è leggerlo e basta senza riempirsi di riflessioni, analisi eccessive o altro, solo gustarsi la lettura.

Voto:

E voi? Avete letto “Il Cielo è dei Violenti”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Il Villaggio Perduto – Camilla Sten

Eccoci qui!

Rieccomi! Come state? Come sono andate le ferie? Vi siete rilassati? Spero di sì!

Dunque, andiamo avanti con la catasta di recensioni che dobbiamo recuperare di libri di cui ancora vi devo parlare, ebbene sì, ho anche qualche in mente qualche idea per nuove e succose rubriche ma prima di tuffarci in queste vorrei almeno affrontare qualche recensione che attende da ormai troppo tempo.

Oggi parliamo de “Il Villaggio Perduto” di Camilla Sten, lettura del 2024 per me, testo di cui forse vi ho già accennato qualcosa qua e là.

Direi di non dilungarci, iniziamo!

Il Villaggio Perduto – Camilla Sten

Casa editrice: Fazi

Genere: thriller, suspance, thriller psicologico

Prezzo di Copertina: € 19,50

Prezzo ebook: € 9,99

Prima Pubblicazione (ITA): 2024

Link all’acquisto: QUI

Incipit

“Era un pomeriggio di agosto talmente soffocante che nepриre l’aria che entrava dai finestrini abbassati riusciva a mitigare la calura dentro l’abitacolo. Albin si era tolto il berretto e lasciava penzolare il braccio all’esterno, attento a non sfiorare con la mano la carrozzeria bollente. «Quanto manca?», tornò a chiedere a Gustaf. Gustaf gli rispose con un grugnito. Albin lo interpretò come un invito a consultare la mappa, se ci teneva tanto a saperlo. L’aveva già fatto. Non era mai stato nella cittadina verso cui erano diretti, troppo piccola per ospitare un ospedale e perfino una stazione di polizia. Era poco più grande di un villaggio. Silvertjärn.

Trama

Alice Lindstedt è una giovane regista di documentari costretta a barcamenarsi con la precarietà. C’è una storia, nascosta da qualche parte nelle crepe del passato, che la ossessiona da sempre. Nell’estate del 1959 il piccolo villaggio minerario di Silvertjärn è stato teatro di un evento inspiegabile: i suoi novecento abitanti sono svaniti nel nulla, lasciandosi dietro soltanto una città fantasma, il cadavere di una donna lapidata nella piazza del paese e una neonata di pochi giorni abbandonata sui banchi della scuola. Nonostante le indagini e le perlustrazioni a tappeto della polizia, non si è mai trovata alcuna traccia dei residenti, né alcun indizio sul loro destino. La nonna di Alice viveva nel villaggio, e tutta la sua famiglia è scomparsa insieme a loro. Le domande senza risposta sono troppe, e Alice decide di realizzare un documentario per ricostruire ciò che è realmente accaduto. Insieme a una troupe di amici si reca sul posto per i primi sopralluoghi: ben presto capiranno che non sarà così facile tornare indietro.

Recensione

Camilla Stan è nata in Svezia nel 1992 è la figlia della famosa scrittrice di gialli Viveca Sten. Ha scritto libri per ragazzi esordendo nella narrativa per adulti proprio con “Il Villaggio Perduto” nel 2024. Nel 2025 è uscito anche “L’erede” altro testo di genere thriller.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Dunque, lo stile di Camilla Stan è piuttosto godibile, direi assolutamente in linea con il genere a cui appartiene il libro. Riesce a creare questo clima generale di ansia e apprensione che funziona molto bene in un testo thriller che ti deve spingere avanti pagina dopo pagina. Non è ne troppo semplice nella scelta dei termini ne troppo aulico e complesso, c’è un buon mix, scorre bene e come dicevo, funziona.

Anche il ritmo è buono, non sempre lineare nel senso che è uno di quei testi in cui c’è un roller coaster di scene e rivelazioni/movimenti soprattutto nella parte finale in cui si salta un poco in giro su varie rivelazioni e dinamiche/scene. Ho apprezzato questo fattore che contribuisce a mio vedere a rendere il testo sempre attivo e entusiasmante per il lettore. Ovviamente ci sono momenti anche lenti, o meglio, in cui certe rivelazioni e collegamenti arrivano lentamente. È un sali-scendi a livello ritmico.

Le atmosfere secondo me sono il punto forte, l’aspetto più coinvolgente del testo. Anche perché siamo in un villaggio abbandonato, molte scene del libro si svolgono in una chiesa che sembra quasi maledetta e oscura, giriamo nelle abitazioni e nei luoghi lasciati a loro stessi e aleggia sempre questa nebbia di oscurità mista a mistero perché non sappiamo (come i personaggi) cosa è davvero accaduto in questo luogo.

Sappiamo solo che anni prima è stato esplorato questo villaggio in cui è stata trovata solo una donna lapidata nella piazza del paese e una neonata abbandonata, e basta. Nessuna traccia delle altre persone scomparse, nessun segno.

Quindi sono molto forti le vibes misteriose e oscure come dicevamo, anche perché ovviamente andando avanti con la lettura inizieranno ad emergere rivelazioni e punti ambigui della vita in questo villaggio poco prima della sparizione dei suoi abitanti.

Finale e Rivelazione

Ovviamente non parleremo nel dettaglio del finale, vorrei evitare spoiler anche se a volte non riesco a controllarmi e qualcosa mi sfugge. Ma perché dedico una sezione di questa recensione al finale e alla rivelazione? Perché è forse uno dei pochi punti che non mi hanno convinta del tutto, so che è stato criticato il finale e la risoluzione del mistero. Io ho apprezzato comunque la rivelazione, certo forse ci si poteva arrivare e mi rendo conto che non sia un colpo di scena di quelli che ti fanno ripensare alla tua intera esistenza, ma è coerente con la trama e con gli indizi che vengono presentati e per certi versi può stare in piedi, magari scricchiolando un pochino, ma può funzionare.

Ci sono però alcune scene nel finale che hanno fatto storcere il naso ad alcuni lettori di questo testo e anche a me, nonostante mi sia indubbiamente piaciuto e nonostante io senta di poter passare sopra a queste piccole “incongruenze/dinamiche un poco forzate”, sono comunque presenti e hanno a che fare con il fatto che alla fine quando il tutto viene rivelato scopriamo il volto dietro a certi atti e questa persona compie azioni non del tutto coerenti con alcune sue caratteristiche. Non posso dire altro senza fare spoiler, ma alcune scene pensando alle dinamiche sono forse un poco forzate

I personaggi e l’atmosfera

A mio avviso l’utilizzo di un luogo simile con una storia simile come scenario di un libro funziona a meraviglia, non si sbaglia con un luogo abbandonato, avrà sempre quel fascino decadente e tetro che piace, ed è come dicevo uno dei punti forti perché oltre al luogo capiamo presto che in questo villaggio sembra muoversi una (o più) presenza oscura, accadono fatti che hanno del paranormale e infatti fino ad un certo punto del volume si può anche vagliare questa opzione. Quindi sappiamo che i personaggi sono soli, isolati, in un luogo strano e cupo in cui si muove un qualcosa di sconosciuto.

Inoltre alcuni personaggi hanno un rapporto teso, dinamiche interne problematiche e questo accresce il livello di tensione. Abbiamo un gruppo di amici che si reca appunto in questo luogo per girare un documentario, il problema è che piano piano la situazione inizia a peggiorare, per problematiche varie e il gruppo si ritrova appunto isolato.

I personaggio a mio vedere sono ben costruiti, abbiamo chiare le loro dinamiche e sono figure che è facile seguire con interesse, non sono quelle macchiette di cui non ci importa nulla insomma.

Inoltre uno dei luoghi più inquietanti del villaggio è proprio la chiesa, che ha un ruolo molto importante anche nel comprendere il mistero, e dopo mesi di lettura nel mio cervello è rimasta impressa la descrizione del Cristo presente in questa chiesa che viene presentato non come una figura rassicurante o benevola, ma come una figura minacciosa, truce, con questi occhi quasi cattivi e torvi. Tra l’altro la chiesa diventerà proprio il campo base, il rifugio del gruppo che non si sente più sicuro ad un certo punto a dormire all’esterno.

La chiesa è presente anche in copertina ed è un collegamento alla trama base perché scopriremo solo in fase di lettura la sua importanza nel passato e nel presente.

Conclusioni

Questo thriller lo considero un testo assolutamente godibile, con una trama che tiene il lettore sul filo e in generale uno di quei testi che ti costringono a mangiare una pagina dopo l’altra. A parte qualche piccolo punto debole (come quello legato ad alcune scene nel finale) resta un testo perfetto per una lettura che riesce ad unire mistero, atmosfere tetre e rivelazioni oscure.

Lo consiglio assolutamente soprattutto se avete voglia di un libro carico di atmosfera e intrighi.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Camilla Sten? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Cadavere Squisito – Agustina Bazterrica

Eccoci qui!

Come state? Come sta andando questa vita burrascosa? Spero nel migliore dei modi, nonostante le burrasche!

*esce dal tugurio in cui è stata in questi mesi*

Beh che dire… ehm, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta in cui ci siamo letti. Purtroppo la dura verità è che in questi mesi ho avuto a malapena il tempo per ricollegare i miei pensieri in modo logico, mi sono imbarcata per due mesi in un doppio lavoro che mi ha risucchiato tutto il tempo, problemi vari, solite questioni spinose ed eccomi qui. Ora la situazione sembra essere tornata, non dico alla normalità, ma più tranquilla.

Quindi riprendiamo in mano la situazione amici, è il momento di ripartire!

E sappiamo qual’è il modo migliore per farlo, con una bella recensione, ma non una recensione qualsiasi, quella del libro per me top del 2024 (sì dobbiamo ancora parlarne, sì lo so sono in ritardo), ovvero “Cadavere Squisito” di Agustina Bazterrica.

Vi ho fatto attendere anche troppo, via con la recensione!

Cadavere Squisito – Agustina Bazterrica

Casa Editrice: Eris

Genere: distopico

Prezzo di Copertina: € 16,00

Ebook non disponibile

Prima Pubblicazione: (ITA) 2024

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Mezzena. Storditore. Linea di macellazione. Lavaggio a spruzzo. Quelle parole gli si affacciano alla mente e lo colpiscono. Lo annientano. Ma non sono soltanto parole. Sono il sangue, l’odore acre, l’automatizzazione, l’assenza di pensiero. Irrompono nella notte, prendendolo alla sprovvista. Si sveglia col corpo bagnato da un velo di sudore perché sa che lo aspetta un altro giorno in cui dovrà macellare umani.

Trama

Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.

Recensione

Agustina Bazterrica è un’autrice argentina, ha pubblicato diversi testi e racconti brevi. “Cadavere Squisito” ha ricevuto un ottimo feedback soprattutto negli USA (ma anche in Italia), pubblicato con il titolo “Tender is the Flash” ha riscosso un ottimo successo.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile dell’autrice è scattante, caratterizzato da frasi brevi e d’impatto per la maggior parte, è uno stile decisamente crudo in cui vengono sempre utilizzati termini diretti, violenti. Alcune parole nel mondo distopico in cui ci troviamo sono state sostituite, ma sappiamo qual è il loro vero significato, è evidente. Ritengo complesso gestire uno stile simile senza risultare o troppo freddi o troppo veloci, è uno stile a cui io fatidico ad avvicinarmi di solito proprio per la brevità e per il continuo scatto. L’ autrice a mio vedere è riuscita a gestire la scrittura alla perfezione, questo stile è ottimo per il tipo di testo in questione, per una storia così cattiva e fredda funziona questo ritmo.

L’atmosfera generale del libro è cruda, fredda, asettica, fortemente collegata a quei laboratori dove si macellano essere umani, si avverte sempre quel brivido dietro al collo, quella sensazione di freddo nelle ossa. Si avverte anche questa sensazione generale di ipocrisia, dell’avere a che fare con persone senza umanità, di essere all’interno di un mondo perduto che si è decisamente spinto troppo oltre.

Il ritmo è veloce, direi che questo libro tiene il lettore sempre “vigile”, proprio per le frasi brevi, il tono scattante come dicevamo, le immagini nitide proposte, risulta tutto piuttosto diretto, senza fronzoli.

Leggendo il libro mi sono sentita quasi all’interno di un incubo, si entra in questa spirale da cui si fa fatica ad uscire perché ogni pagina tira l’altra, il testo alimenta questa curiosità di andare avanti, gettarsi in questo mondo malato.

La violenza

Questo testo è violento, punto e basta, non c’è molto altro da dire, pensiamo solo alla trama base, ovvero un mondo in cui gli esseri umani vengono macellati e allevati come gli animali, ci si aspetta ovviamente di ritrovare all’interno del testo concetti/scene violente. Questo è un punto criticato del romanzo, ho letto varie opinioni in cui veniva fortemente attaccato questo aspetto del libro, per molti la violenza è eccessiva, senza senso o inserita con la forza a tutti i costi.

Io non sono personalmente d’accordo, dobbiamo considerare il tipo di mondo in cui ci troviamo e il tipo di narrazione che l’autrice ci presenta. A mio vedere la dose di violenza serve proprio a farci entrare in questo mondo che è appunto privo di umanità, la violenza è la normalità, i personaggi sembrano abituati a questa, quindi anche a noi lettori arriva come un qualcosa di “normale” tanto è comune.

Ci sono scene piuttosto lunghe in cui vediamo umani macellati, ci vengono presentanti tutti i passaggi facenti parte della catena di allevamento e macellazione, si entra nei dettagli delle descrizioni, dei passaggi, e di certo può disgustare questa visione. Oltre ad una violenza sanguinosa e fisica c’è anche poi una violenza psicologica, questi umani che vengono letteralmente allevati come animali nascono e crescono per essere macellati ovviamente, quindi a loro vengono tagliate le corde vocali, vengono privati di qualunque cosa, non c’è il minimo pensiero nei confronti dei loro bisogni, della loro vita. Non sono più esseri umani per la società, sono letteralmente carne da macello.

E all’inizio del testo io ho faticato ad entrare in quest’ottica perché è un qualcosa di talmente aberrante e inumano da stordire quasi il lettore, tra l’altro le scene di violenza, omicidi e sesso vengono presentante in modo quasi maniacale, morboso, è tutto esaltato e si avverte un senso generale di marciume nei confronti del mondo presente in questo testo.

Le critiche smosse

Il testo contiene diverse critiche alla nostra società, di certo una critica al capitalismo piuttosto diretta, ma anche una critica ad una società priva di umanità e una critica legata al mondo degli allevamenti intensivi. Ci possono essere ovviamente anche altre critiche perché è un testo che contiene a mio avviso moltissimi spunti di riflessione, ma io vi ho citato le tre più palesi a mio vedere.

Ciò che mi ha colpito molto di questo libro, come ho accennato varie volte, è il senso generale di assenza di umanità, ma non solo nei confronti degli esseri umani macellati e allevati come bestie, anche tra gli esseri umani “normali”, ovvero quelli che conducono una vita all’apparenza ancora normale, come prima dell’epidemia che ha lanciato poi il mondo verso il cambiamento. Anche tra loro sembra mancare umanità, ad esempio il rapporto tra Marcos e la sorella è una prova evidente di ciò, ma non solo, ci sono vari punti nel testo in cui emerge questa cattiveria, questa crudeltà.

“Perché lo è. Ma è proprio questo il bello, che accettiamo i nostri eccessi, li normalizziamo, abbracciamo la nostra essenza primitiva.”

Gli esseri umani vengono trattati come bestie e sembrano bestie in questo romanzo, ci vengono mostrati nella loro natura egoista e spregevole, si mangiano tra loro, non hanno la minima considerazione per gli altri, pensano solo alla propria soddisfazione.

Marcos, il protagonista è senza dubbio un mistero in parte, perché non si rivela mai del tutto se non alla fine e ci sono forse dei piccoli dettagli che ci fanno capire che in realtà non è chi dice di essere, brevi frangenti in cui emerge la sua personalità. Marcos si riempie la bocca con parole in cui sembra credere, ma i suoi comportamenti non rispecchiano queste parole, ma non dico altro.

È curioso vedere come in un mondo portato allo stremo, un mondo che ci sembra vicino al collasso, le persone ci tengano ancora a mantenere una “facciata”, un livello di ipocrisia assurdo.

Conclusioni

Ho amato questo testo, e metto le mani avanti dicendo che è sicuramente un libro che può non piacere o essere adatto a tutti. Ho amato proprio il lato cattivo di questo mondo, non ricordo quand’è stata l’ultima volta in cui ho letto un libro così duro, freddo, senza speranza, ovviamente dico “amato” perché lo trovo ben fatto, questa rappresentazione funziona ed è agghiacciante. È un libro con innumerevoli spunti di riflessione, personaggi interessanti e verità che pesano come un macigno.

Voto:

E voi? Avete letto “Cadavere Squisito”? Sì, no? Vi è piaciuto?

Ci leggiamo presto, promesso!

Circe – Madeline Miller

Ehi ehi, eccoci qui!

Finalmente è arrivato il momento di parlare di “Circe” di Madeline Miller, era ora! Ma prima di tutto, come state? Come sta andando questo marzo strano?

Abbiamo parlato in parte di “Circe” perché è stato nominato nella top five delle mie letture del 2024, ma abbiamo giusto spolverato la superficie, abbiamo toccato solo l’involucro esterno di questo pacchetto, non ci siamo addentrati in profondità nel contenuto, ma oggi è il giorno giusto per farlo!

“Circe” di Madeline Miller è un libro del 2018 che ha riscosso un enorme successo, si è parlato molto delle opere di questa autrice, in particolare di “Circe” appunto e de “La Canzone di Achille”, per mesi e mesi sono stati una presenza costante sui social e non solo, e devo dire che anche ora vengono citati ogni tanto.

Comunque, bando alle ciance, iniziamo con la recensione!

Circe – Madeline Miller

Casa editrice: Sonzogno/Feltrinelli

Genere: mitologia, fantasy

Prezzo di Copertina: € 18,90 (Ed. Feltrinelli: € 13,30)

Prezzo ebook: € 8,99

Prima pubblicazione: 2018

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità. Parlavamo ai pesci e coltivavamo fiori, distillavamo la pioggia dalle nubi e il sale dalle onde. Quella parola, ninfa, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro. Nella nostra lingua significa non solo dea, ma sposa. 

Trama

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia e nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.

Recensione

Circe è il secondo libro di Madeline Miller ed è stato pubblicato il 10 aprile 2018 in lingua originale inglese, il libro è stato tradotto in altre sei lingue tra cui l’italiano e ha avuto buoni riscontri da parte della critica, tanto da essere stato finalista per il Women’s Prize for Fiction.

Come dicevamo ha riscontrato un grande successo, soprattutto in America e Inghilterra dove per settimane si è guadagnato i primi posti delle classifiche.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile dell’autrice è assolutamente godibile, ben equilibrato, evocativo, si adatta al meglio alla vicenda e ai fatti narrati, insomma funziona bene e non ho particolari appunti o critiche da smuovere. La scrittura della Miller non risulta mai pesante o frastagliata o troppo arzigogolata, come dicevo è ben equilibrata, ovviamente ci sono momenti più lenti nella narrazione, ma lo stile resta piacevole e anzi in alcune scene l’autrice riesce secondo me, per un connubio di termini, sinuosità della prosa, immagini scelte, a creare istanti decisamente vividi in cui la narrazione sembra sospesa e ci si ritrova in questa bolla ad ammirare la scena descritta.

È di certo un romanzo in cui ci si gode la sequenza, le avventure, ci si imbarca in un viaggio e anche per questo ci sono momenti in cui il ritmo è più concitato e altri in cui è più rilassato e lento, anche se guardando in toto il romanzo direi che il ritmo è piuttosto disteso per la maggior parte delle vicende. La Miller si prende il tempo per la descrizione di alcune scene significative, ma non diventa mai pedante o eccessiva.

L’atmosfera generale è quella di un mondo sospeso, Circe nasce e cresce nell’Olimpo assieme a divinità, ninfe e titani, ma è evidente che quello non è il suo mondo, non riesce ad incastrarsi lì in mezzo a quelle creature che ci appaiono come egoiste ed egocentriche. Viene poi a contatto con gli esseri umani e successivamente esiliata sull’isola di Eea. Circe si muove nel mondo, ma personalmente ho avvertito sempre questo senso di sospensione dato dall’incertezza per il futuro di Circe e dalla sua difficoltà nell’entrare a pieno nel mondo, che sia quello divino o quello umano, che comunque le va più a genio. Leggendo il testo sembra di navigare assieme a Circe in un mondo sconosciuto, incerti nei confronti del futuro, provando questo senso di sospensione prima della tempesta.

Lo stile dell’autrice riesce a delineare davanti agli occhi del lettore le immagini, le atmosfere e le scene tipiche del mondo degli dèi per come ci viene descritto e di quello umano che a tratti tocca il divino.

Il vero potere di Circe

Nell’immaginario collettivo Circe è la maga Circe, ovvero colei che nell’Odissea trasforma in maiali i membri dell’equipaggio di Ulisse.

Circe in realtà ha una storia molto più ampia ed interessante che viene esplorata in questo testo, la seguiamo infatti dalla nascita all’età adulta, anche se stiamo comunque parlando di una figura immortale, che ha però un suo preciso processo di crescita ed è chiara la sua evoluzione attraverso le esperienze che vive e che la forgiano in un modo o nell’altro.

La sua infanzia è burrascosa nell’Olimpo, figlia del Titano Elios (dio del sole) e della ninfa Perseide, è sorella di Perse, Eete e Pasifae. Circe viene derisa dalla madre e dai fratelli per la sua apparente mancanza di un vero dono e per il suo non riuscire ad integrarsi nell’Olimpo, Circe infatti non riuscirà mai ad entrare pienamente nella mentalità degli dèi e delle ninfe che abitano questo luogo. Il padre sembra mal sopportarla, ma è l’unica figura con cui in giovane età Circe sembra avvicinarsi per cercare protezione fino alla nascita di Eete, fratello ripudiato dalla madre Perseide che Circe cresce da sola più come un figlio che come un fratello.

Parleremo meglio della dinamica fra Circe e il padre Elios a breve, prima vorrei concentrarmi sull’evoluzione di Circe e sul come questa venga rappresentata al meglio nel corso del volume.

Circe cresce fra una mancanza e l’altra e una delle prime esperienze che cambiano il suo modo di vedere il mondo è l’incontro con il Titano Prometeo, colui che rubò il fuoco dall’Olimpo per donarlo agli esseri umani e che venne punito da Zeus con un castigo eterno. Questo incontro proibito lascia spazio ad un dialogo fra lei e Prometeo che inizia a seminare il germe della curiosità e della fascinazione di Circe verso gli umani.

La ninfa finirà per innamorarsi di un umano infatti e farà di tutto per trasformarlo in dio, peccato che gli eventi non seguiranno il corso sperato da Circe e questo una volta diventato dio, gli preferirà un’altra ninfa. Circe distrutta dal dolore e dalla rabbia trasformerà la ninfa in mostro, passato alle leggende con il nome di Scilla.

Circe inizia quindi a comprendere di avere dei poteri che avrà modo di coltivare una volta esiliata sull’isola di Eea dopo un duro scontro con il padre che segna la rottura definitiva fra i due.

Qui Circe vive varie avventure, tra cui anche l’incontro con Ulisse da cui nascerà il figlio Telegono.

La Circe che incontriamo all’inizio è molto diversa da quella che ci lasciamo alle spalle una volta terminata la lettura, Circe da ninfa sperduta, rinnegata e smarrita diventa una strega/maga molto potente, madre di un figlio, una donna che ha avuto modo di conoscere gli esseri umani e di preferirli agli dèi. Nonostante il castigo e l’esilio Circe riesce comunque a scoprire almeno una parte di mondo e a costruire legami importanti.

Circe conquista la maturità necessaria per affrontare finalmente il padre e per sistemare gli errori commessi come la trasformazione di Scilla da ninfa bellissima a mostro spietato. Anche il suo atteggiamento nei confronti della vita e del rapporto con gli umani cambia drasticamente nel corso del romanzo.

“Le donne umiliate mi sembrano il passatempo preferito dei poeti. Quasi non possa esistere storia senza che noi strisciamo o piangiamo.”

Insomma l’autrice è riuscita a pieno nel rappresentare l’evoluzione di un personaggio sotto tutti i suoi aspetti, quello caratteriale, quello legato all’evoluzione dei propri poteri e quello legato al suo approccio nei confronti del mondo e di se stessa.

Questi dèi spocchiosi sono ovunque

Ah, parliamo di un tema presente nel romanzo su cui l’autrice sicuramente insiste molto e che io ho personalmente apprezzato. Ovvero la critica al mondo dell’Olimpo e il rapporto fra Circe e la sua famiglia.

Come dicevo dalla lettura emerge un quadro piuttosto negativo del mondo degli dèi, Circe è circondata da esseri egocentrici ed egoisti, a cui importa solo di essere più forti di altri dèi, per loro tutto è volatile, sono creature immortali che hanno già visto tutto quello che c’era da vedere e lo faranno per sempre, quindi sono annoiati, rinchiusi in una prigione di arroganza, una notizia nuova di cui parlare è già vecchia il giorno dopo, sono creature che non danno realmente peso alle tragedie che provocano.

Un tempo pensavo che gli dèi fossero opposti alla morte, ma adesso vedo che sono più morti che altro, perché sono immutabili, e non possono trattenere nulla nelle mani.

E così appare anche il padre di Circe, Elios, una figura che all’inizio sembra supportare Circe rispetto agli altri membri della famiglia, ma egli si rivela ben presto un’essere a cui importa solo di dimostrare agli altri il proprio potere e non sembra né comprensivo, né tollerante nei confronti di una figlia che sbaglia e che non sembra avere doni o poteri.

Il rapporto fra Circe e Elios è uno dei temi più interessanti del romanzo, questa dinamica di odio e amore o meglio dire ammirazione e rifiuto che si ripresenta in varie fasi del testo è fonte di riflessione e crescita per Circe. Elios punisce la figlia in modo doloroso ed umiliante, la lascia sola nel suo castigo (anche se Circe sa che la guarda) e l’abbandona.

Stessa cosa vale per gli altri membri della famiglia, la madre Perseide non la considera nemmeno sua figlia e l’abbandona come il padre, il fratello Perse non ha molto a che fare con Circe, la sorella Pasifae, moglie di Minosse, invece la chiamerà in aiuto al momento del parto del Minotauro, evento in cui Circe farà la conoscenza di Dedalo con cui darà vita ad un rapporto. In questa occasione infatti Circe dal suo esilio si reca a Creta e oltre ad assistere la sorella, che sembra essere stata costretta dalle circostanze alla chiamata, incontra per la prima volta anche la nipote Arianna, colei che si innamorerà di Teseo.

Ho apprezzato particolarmente questa avventura a Creta di Circe, le scene che dipinge Madeline Miller, i dialoghi, l’ambientazione, senza parlare del fatto che il tutto è particolarmente evocativo ed intenso in queste scene. C’è anche una scena in cui Circe di notte si immerge in questo lago sotto ad una montagna, è sporca di sangue e ferita dopo aver aiutato Pasifae a partorire e decide di fare il bagno in questo lago, alla luce della luna, con i suoni della notte, una scena meravigliosa.

Parlando dell’ultimo fratello invece, colui che Circe cresce come un figlio e con cui ha il legame più forte a livello famigliare, diciamo che la vicenda ci mostra un Eete molto diverso da quel fratello che giocava con Circe nell’Olimpo e che la ninfa amava profondamente.

Conclusioni

Circe è un libro che vi consiglio, sia che siate amanti della mitologia greca sia che siate lontani da tutto ciò che ha a che fare con un retelling di un mito greco. Abbiamo l’atmosfera dell’Olimpo, degli dèi, dei mostri, il concetto di divino e di eternità certo, ma abbiamo anche un discorso universale e umano, quello della crescita e della trasformazione, del dolore, dell’essere in grado di risollevarsi e trovare la propria natura, ma anche quello dell’amore.

Circe è personaggio che all’inizio soffre molto ed emerge questo senso di sofferenza e odio per l’ambiente in cui si trova e per il suo sentirsi inadatta, ma con il tempo conquista ciò che è suo e trova la sua forza.

I personaggi che arriviamo a conoscere sono ben caratterizzati e funzionano bene nel quadro generale del romanzo.

Se devo muovere una piccola critica, o comunque sottolineare un aspetto che non mi ha convinta, è la parte centrale del romanzo che in brevi tratti rallenta e perde un poco di vigore rispetto al resto del testo. In più non ho amato molto la parentesi legata all’amore fra Circe e Ulisse, ma anche nel mito originale non sono mai stata entusiasta o particolarmente attratta da questa coppia, qui ho trovato le scene in cui Ulisse resta su Eea con la ninfa un poco pedanti a tratti.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Circe”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perché? Fatemi sapere!

A presto!

2025: Obbiettivi di Lettura, Reading Challenge e Recap 2024

Buongiorno!

Eh lo so, avevo detto “ci leggiamo ai primi di gennaio” ed eccomi qui al 31, diciamo solo che il rientro e le settimane successive sono state più traumatiche e complesse del previsto…

Allora, è il momento di uno degli articoli da me di certo più amati a livello di scrittura, ovvero quello del recap dell’anno alle nostre spalle e un piano di attacco per l’anno in corso che per questa volta è già iniziato, sono solita pubblicare questo articolo durante gli ultimi giorni dell’anno, ma questa volta è andata così, il primo mese dell’anno è già volato.

Bene, parliamo del 2024, anno tragico e pesante sotto tutti i punti di vista, ma positivo se vogliamo a livello di letture, partito di certo in sordina perché mi sono sentita ancora sulle spalle il peso di una specie di blocco proveniente dal 2023 che però con il passare dei mesi mi ha abbandonata.

Avevo impostato come obbiettivo di lettura almeno 35 libri e sono riuscita ad essere fedele al mio obbiettivo, ho letto infatti 35 libri, è stata una bella soddisfazione considerando appunto i primi 6 mesi poveri dell’anno e un 2023 tristissimo per le letture.

Il 2024 è iniziato con un libro che ho di certo gradito ovvero “Una Questione Privata” di Beppe Fenoglio, letto per il gruppo di lettura, ma in realtà è un testo che volevo recuperare da anni. Non è rientrato nella top five (che trovate qui) ma lo considero comunque uno dei testi migliori dell’anno, ne abbiamo parlato anche in una recensione approfondita che vi lascio qui.

L’anno si è poi concluso con “Invernale” di Dario Voltolini, testo candidato al Premio Strega, che mi ha sorpresa e rapita. Considero anche lui uno dei testi di successo del 2024 pensando alle varie letture, non è rientrato nella top five perché ho dovuto fare una scrematura e sono stati tanti i libri belli letti nel 2024, ma è stata una lettura intensa di cui parleremo sicuramente in una futura recensione.

Insomma l’anno scorso mi ha presentato sotto agli occhi vari testi sorprendenti che alla fine mi hanno colpita in positivo, penso anche a “Il Villaggio Perduto” di Camilla Sten che ho letto l’estate scorsa, lettura perfetta per l’estate tra l’altro, è un thriller che mi ha catturata fino all’ultima pagina. So che ci sono pareri contrastanti sul testo, ma ne parleremo anche qui al meglio in una recensione.

Oppure penso a “Il Cielo è dei Violenti” di Flannery O’Connor, testo per cui ho faticato ad ingranare specialmente per lo stile molto diverso rispetto alle aspettative, ma che alla fine mi ha sorpresa.

Insomma devo recuperare tantissime recensioni e parlarvi in modo approfondito dei libri del mio 2024, e lo farò, recupereremo tutto!

Quindi obbiettivo del 2024 raggiunto, pensando al 2025 e concentrandoci quindi sul presente il mio obbiettivo per l’anno in corso è di 45 libri, 10 in più rispetto all’anno scorso. Se riesco a mantenere il ritmo degli ultimi sei mesi non credo avrò problemi, c’è anche da dire che non sono partita al meglio perché al 31 di gennaio devo ancora terminare un libro, ma questo è accaduto perché sto leggendo in contemporanea un libro di non-fiction e “Il Conte di Montecristo” che è un bel tomone.

A parte l’obbiettivo numerico comunque non parteciperò a particolari challenge, tranne ad una trovata su Storygraph, vi consiglio tra l’altro se avete un account Storygraph di dare un occhio alle challenges perché diversamente da Goodreads potete scegliere di partecipare a una o più challenge appunto e inserire poi manualmente il testo che risponde al punto di quella challenge sul sito, vi resta sempre sul vostro profilo in memoria la challenge da aggiornare.

Sto seguendo questa piccola challenge composta da cinque punti più uno, però c’è ne sono di molto intriganti sul sito. Ah, a proposito, sto ancora imparando ad utilizzare Storygraph, ma se vi fa piacere trovarmi anche lì, questo è il mio profilo.

Comunque i punti della challenge sono:

  1. Leggi un libro del genere meno letto da te
  2. Leggi un libro pubblicato tra il 2010 e il 2020 che si adatti al tuo profilo di lettore ma escluda il tuo genere più letto 
  3. Leggi un libro scelto dal generatore di “Scelta casuale” trovato nei suggerimenti successivi
  4. Leggi un libro dal segmento di raccomandazioni “Amato dagli utenti simili” 
  5. Leggi un libro dalla lista TBR di qualcuno che segui 
  6. Leggi un libro come parte di una lettura condivisa o di una lettura in compagnia (buddy reads)

Darò un occhio per inspirazione alla challenge di PopSugar che guardo ogni anno, ma non credo la seguirò appunto con fedeltà, la trovate anche qui sul sito ufficiale, ogni anno ne parliamo e vi riporto qui l’intero elenco tradotto, ma come dico sempre al secondo mese mi dimentico della sua esistenza.

  1. Un libro su una persona di colore che sperimenta gioia e non trauma
  2. Un libro che vuoi leggere in base all’ultima frase
  3. Un libro sul turismo spaziale
  4. Un libro con due o più libri sulla copertina o “libro” nel titolo
  5. Un libro con un serpente sulla copertina o nel titolo
  6. Un libro che soddisfa il tuo spunto preferito della PS Reading Challenge del 2015
  7. Un libro su una setta
  8. Un libro con meno di 250 pagine
  9. Un libro che racconta la storia di un personaggio che sta attraversando la menopausa
  10. Un libro che hai ricevuto gratuitamente
  11. Un libro menzionato in un altro libro
  12. Un libro su un viaggio su strada
  13. Un libro valutato meno di tre stelle su Goodreads
  14. Un libro sull’educazione non tradizionale
  15. Un libro che un chatbot AI consiglia in base al tuo libro preferito
  16. Un libro ambientato in o attorno a uno specchio d’acqua
  17. Un libro su un club di corsa
  18. Un libro contenente creature magiche che non sono draghi
  19. Una lettura molto attesa del 2025
  20. Un libro che risponda a un quesito del 2024 che vorresti ripetere (o provare)
  21. Un libro in cui il personaggio principale è un politico
  22. Un libro sul calcio
  23. Un libro che è considerato narrativa curativa
  24. Un libro con una protagonista donna felicemente single
  25. Un libro in cui il personaggio principale è un immigrato o un rifugiato
  26. Un libro in cui un personaggio adulto cambia carriera
  27. Un libro ambientato in un resort di lusso
  28. Un libro che racconta un’amicizia improbabile
  29. Un libro su un food truck
  30. Un libro che ti ricorda la tua infanzia
  31. Un libro in cui la musica gioca un ruolo fondamentale nella trama
  32. Un libro su una donna trascurata nella storia
  33. Un libro che presenta un’attività presente nella tua lista dei desideri
  34. Un libro scritto da un autore neurodivergente
  35. Un libro incentrato sui personaggi LGBTQ+ che non parla di coming out
  36. Un libro con l’argento sulla copertina o nel titolo
  37. Due libri con lo stesso titolo (1)
  38. Due libri con lo stesso titolo (2)
  39. Un classico che non hai mai letto
  40. Un libro sulla famiglia scelta

Livello Avanzato

  1. Un libro dell’autore più anziano nella tua pila TBR
  2. Un libro con un titolo che inizia con la lettera Y
  3. Un libro che include un personaggio non verbale
  4. Un libro che hai sempre evitato di leggere
  5. Un libro con un personaggio mancino
  6. Un libro in cui la natura è l’antagonista
  7. Un libro di racconti interconnessi
  8. Un libro che racconta la storia di una coppia sposata che non vive insieme
  9. Un libro distopico con un lieto fine
  10. Un libro che presenta un personaggio con dolore cronico

Per quanto riguarda la mia personale TBR e le classiche letture a tema che mi piace fare ogni anno, penso mi concentrerò di nuovo sul tema “Antica Roma” perché dei libri che volevo leggere l’anno scorso molti sono rimasti fuori e li voglio assolutamente leggere. Un altro tema che voglio affrontare quest’anno però e la storia di Zelda e Scott Fitzgerald, ho già recuperato due testi ovvero: La Grande Zelda di Pier Luigi Razzano e Caro Scott, Carissima Zelda, le lettere d’amore di F. Scott e Zelda Fitzgerald a cura di Barks Cathy W. e Bryer Jackson R.

Come dicevo adoro fare letture a tema, quindi prendermi una buona fetta dell’anno per inserire qua e là testi di un tema che voglio approfondire, per il 2025 saranno appunto “antica Roma” e “Scott/Zelda Fitzgerald“. Questo comporterà anche la lettura di vari testi di Scott e chissà magari ci verrà fuori anche un bel articolo per il blog! Spero di riuscire nel 2025 e di non essere costretta a rimandare per il 2026.

Infine parlando di TBR fisica non ne ho una vera e propria, restano i testi messi in TBR nel 2024 che non sono riuscita a leggere, non se ne aggiungono altri, a parte quelli a tema.

Bene, mi fermo qui ad obbiettivi altrimenti come al solito mi faccio prendere la mano e mi scavo la fossa da sola.

Ricapitolando, leggere almeno 45 libri, letture a tema e rispettare la TBR fisica stilata nel 2024 (quella che vi avevo mostrato nell’articolo riguardante gli obbiettivi per l’anno scorso).

E voi? Quali sono i vostri progetti di lettura per il 2025? State partecipando a qualche challenge? Fatemi sapere!

Ci leggiamo presto!