LiberTiAmo di Dicembre (2022)

Buon giovedì e buon primo di dicembre!

Come vi sentite in questa prima giornata dell’ultimo mese dell’anno? Ebbene sì, siamo già giunti alla fine del 2022, quasi insomma.

Qui a dicembre parleremo di tanti libri come preannunciato anche nella precedente recensione, ma prima di iniziare con la nostra carrellata dobbiamo parlare del libro di dicembre per il gruppo di lettura. Come sempre vi ricordo che ci trovate su Goodreads, ogni mese scegliamo in un sondaggio il libro che sarà in lettura per il mese successivo e nel corso delle settimane ognuno legge e commenta quando lo desidera, non abbiamo tappe o obbiettivi, la lettura inizia nel corso del mese al momento che ognuno desidera.

Bene, parliamo del libro di dicembre allora!

Fiabe Islandesi – AA. VV. trad. Silvia Cosimini

Casa editrice: Iperborea

Link all’acquisto: QUI

Trama

Terra di miti e leggende che sembrano riecheggiare ancora nei suoi paesaggi lunari, l’Islanda ha dato voce alla sua creatività anche in un originale patrimonio di fiabe, qui raccolte in un’antologia inedita. Un mondo di castelli stregati, lotte in sella ai draghi e viaggi per mare con le barche di pietra dei troll, popolato da bellissime regine che si rivelano orchesse, elfi dispettosi che è bene farsi amici, giganti a tre teste che escono dalle grotte di lava, e una natura “vivente” piena di misteri, dove ogni roccia, animale o corso d’acqua può nascondere un’insidia o una presenza fatata. Storie che raccontano l’eterna lotta tra il bene e il male a colpi di magie, metamorfosi e prove di astuzia e di coraggio, ma a oche l’origine di un proverbio o di un’antica credenza che fonde il sacro e il pagano, come quella degli elfi, i “figli sporchi” che Eva non è riuscita a lavare prima di una visita di Dio e che da allora dimorano negli anfratti rifuggendo ogni sguardo umano. Storie in cui i motivi di Biancaneve o delia Bella addormentata hanno risvolti per noi inaspettati, e se la giustizia trionfa sempre come vuole la tradizione, punendo i malvagi e dando felicità e ricchezza ai probi, ogni fiaba ci sorprende con uno humour irriverente, un’inedita sensualità o una crudezza che ricorda le saghe. Pagina dopo pagina ci avviciniamo all’anima di un popolo che nelle solitudini boreali ha sempre viaggiato con la parola, l’immaginazione, la poesia.

Il testo è una pubblicazione del 2016, è un’antologia di fiabe e racconti.

Il testo sarà in lettura per tutto il mese di dicembre.

E voi? Avete mai letto questa raccolta o altre raccolte di Iperborea? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Lo Straniero – Albert Camus

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Eccomi tornata dopo questi giorni di assenza, vi chiedo scusa per la sparizione, ma questo periodo è piuttosto trafficato e impegnativo.

Proprio per questo motivo purtroppo anche quest’anno la maratona natalizia salterà, ma in realtà cercherò comunque di essere il più attiva possibile a dicembre anche perché dobbiamo parlare di libri natalizi, liste di libri, propositi per l’anno prossimo, libri migliori e peggiori dell’anno, uhh ne abbiamo di cose di cui parlare a dicembre!

Purtroppo negli ultimi due anni gli ultimi mesi sono sempre iper frettolosi e pesanti, ma questo non cambia il fatto che per chiudere l’anno dobbiamo ancora parlare di tanti libri.

Oggi, parliamo di un testo di cui vi avrei dovuto parlare mesi fa, è stato infatti il libro del gruppo di lettura per il mese di maggio e per qualche arcano motivo io ero convinta di avervi già parlato del libro in questione, ma era una pura illusione.

“Lo Straniero” di Camus è il secondo testo che mi sono ritrovata a leggere dell’autore dopo la lettura de “La Peste”, è un testo tradotto in quaranta lingue, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1967 l’omonimo film con Marcello Mastroianni.

Unanimemente considerato dai critici uno dei romanzi capitali della letteratura universale, diede immediata notorietà all’autore.

Parliamone!

Lo Straniero – Albert Camus

Casa editrice: Bompiani

Pagine: 121

Genere: narrativa filosofica, narrativa esistenzialista

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 7,99

P. Pubblicazione: 1942

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Non significa niente. Forse è stato ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus alle due e arriverò nel pomeriggio. Così farò la veglia e potrò tornare domani sera. Ho chiesto due giorni di permesso al principale, e con una scusa così non poteva rifiutarmeli. Però sembrava seccato. Gli ho anche detto: “Non è colpa mia.” Non ha risposto.

Trama

Pubblicato nel 1942, “Lo straniero” è un classico della letteratura contemporanea: protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Meursault è un eroe “assurdo”, e la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire. Un romanzo tradotto in quaranta lingue, da cui Luchino Visconti ha tratto nel 1967 l’omonimo film con Marcello Mastroianni.

Recensione

L’opera affronta vari interrogativi: chi sia Meursault – estraneo a sé stesso – un volgare assassino, un folle o un ribelle; quale significato abbiano il suo gesto e il suo comportamento. Camus racconta la storia di un delitto assurdo e denuncia l’assurdità di vivere e dell’ingiustizia universale.

Sono tematiche tipiche dell’esistenzialismo, eppure Camus non si considerò mai un esistenzialista.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Camus in quest’opera è piuttosto diretto, asciutto dal punto di vista dei periodi, infatti le descrizioni o i pensieri del protagonista vengono sempre messi in scena in modo secco e magistrale perché anche in una frase brevissima siamo in grado già dalla prima riga di farci un’idea delle tematiche che affronterà l’autore e della psiche del protagonista.

Ad esempio: “Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so”, il modo in cui si apre il romanzo ci proietta in uno scenario già assurdo se vogliamo per il livello di cinismo e distacco emotivo dalla realtà che ha Meursault, uomo sempre impassibile di fronte alla vita e ai drammi, problemi e vicende a cui assiste.

La storia dell’uomo avanza in modo rapido, è un romanzo di 120 pagine in cui seguiamo il crollo della normalità nella vita di questo individuo che ad un certo punto commette un omicidio, tra l’altro la scena della violenza è una scena cardine della storia e rappresenta a pieno tutto il fulcro della personalità e della rappresentazione di Meursault, perché le ragioni per cui uccide quest’uomo e il modo in cui lo fa rappresentano in pieno la totale assenza di empatia, cinismo e indifferenza del nostro protagonista.

Le atmosfere ci riportano al senso di vuoto abissale nella psiche del protagonista, ma anche di ciò che lo circonda che lui vede attraverso uno strato all’apparenza normale, Meursault è all’apparenza un uomo normale, con una vita normale e capace di vivere in situazioni normali. Il problema giunge quando si cerca di andare oltre alla prima reazione o ad un sincero senso di empatia o interesse verso qualcuno che non sia lo stesso Meursault.

Quindi ci ritroviamo in mezzo a scene che danno la sensazione di essere vuote, in cui si avverte quasi freddo, come se fossimo in un asettico ambulatorio o in un obitorio, anche quando il protagonista è attorniato da altri personaggi c’è sempre questo senso di solitudine, isolamento, non appartenenza a ciò che lo circonda e a ciò che sta vivendo.

“All’apparenza Lo straniero sembra un libro estremamente semplice…”

Nel 1956, Carl Albert Viggiani analizzando l’opera ha scritto: “All’apparenza Lo straniero sembra un libro estremamente semplice ma scritto e pianificato molto attentamente. In realtà, è una creazione densa e ricca, piena di significati sconosciuti e qualità formali. Ci vorrebbe un libro almeno della lunghezza del romanzo per fare un’analisi completa del significato e della forma e le corrispondenze di significato e forma, ne Lo straniero.”

“Lo Straniero” è un libro all’apparenza semplice, a primo acchito ci ritroviamo davanti uno stile secco e pulito, un protagonista che ragiona in modo all’apparenza semplice e egoista, una vicenda che si incastra pezzo dopo pezzo con una conclusione definitiva.

Ma in realtà all’interno di questo libro e sotto questo velo di falsa semplicità c’è un cosmo di riflessioni che Camus sottopone al lettore rappresentando questo protagonista e i suoi movimenti.

“Mi sono sentito assalire dai ricordi di una vita che non mi apparteneva più, ma in cui avevo trovato le mie gioie più povere e più tenaci.”

Camus porta in scena una realtà senza dubbio triste e definitiva, non c’è redenzione per questo protagonista, questo muro di cinismo e mancanza di interesse, empatia e attenzione è ciò che muove il romanzo. Alcune scelte o azioni di Meursault non vengono mai spiegate, motivate in alcun modo e risultano ovviamente di difficile comprensione perché sorge spontaneo chiedersi come sia possibile fare quello che ha fatto il protagonista senza un motivo preciso, un movente.

Meursault intrattiene una relazione con Marie, donna per cui prova una forte attrazione, figura a cui pensa spesso in modo più che altro sessuale con un persistente desiderio di fondo, ma anche con lei si avverte questo muro come se l’uomo avesse delle pulsioni per lei senza mai andare oltre a livello sentimentale, c’è nella sua mente a tratti, ma torna sempre la vena egoistica intrinseca nella personalità di Meursault.

Nel romanzo lui incontra anche altri personaggi con vari problemi e drammi personali, si comporta con loro come un confidente, qualcuno di impassibile con cui parlare e su cui riversare tutti i problemi per sfogarsi, ma non conosce un limite, ad esempio lui uccide quest’uomo per cui poi finirà in prigione, perché collegato ad un amico/conoscente che per Mersault in realtà non ha un gran valore.

Sappiamo che l’uomo ucciderà questo individuo in modo piuttosto violento soprattutto per una sua indifferenza nei confronti della vita anche, sarà lui stesso a dire ad un certo punto: “Ma tutti sanno che la vita non vale la pena di essere vissuta.

Questa frase è sicuramente un perno importante nella psicologia del protagonista per comprendere la sua visione del mondo e ragionare sulla totale assenza di motivazione e interesse nei confronti di tutto ciò che lo circonda, e questa è la base della personalità di Meursault, in ogni situazione anche quando sembra all’apparenza un individuo interessato e complice di qualcuno.

Per Meursault il mondo stesso è indifferente nei confronti dell’umanità e di tutto il resto, viviamo in un mondo fatto di indifferenza e per lui nessuno può arrogarsi il diritto di giudicarlo per le sue azioni, come nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare un altro uomo.

Conclusioni

Io non sono una persona da “è obbligatorio leggere questi libri nella vita”, ma per certi testi faccio un’eccezione e “Lo Straniero” di Camus rientra in queste eccezioni, ed è sicuramente un libro alienante, assurdo di primo acchito quando ancora non si è del tutto compresa la psiche del protagonista, ma a mio avviso è un romanzo che merita di essere esplorato almeno una volta nella vita proprio per lei riflessioni a cui porta il lettore e gli interrogativi che possono nascere assistendo alla vicenda di un uomo indifferente che è convinto di vivere in un mondo totalmente indifferente e a cosa questo può portare a livello di azioni e reazioni.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Camus? Si, no? Fatemi sapere!

A presto!

PoetryTime

Un giorno

sarò albero e radice

sarò terra contesa.

Mi vorranno i vermi

i lombrichi le stelle

sarò cosa che cambia

chissà cosa diventerò.

Sarò fiore o montagna

o terra da cemento

per un buon palazzo

eppure un giorno ero vivo

e ho visto il mondo

eppure un giorno ero vivo

e ho visto il mondo.

(da Canzoniere della Morte)

Salvatore Toma

La Fortuna – Valeria Parrella

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Eccoci qui con il primo articolo di novembre, e come è capitato spesso nelle ultime settimane sono in iper ritardo, oggi parliamo di un libro che ho recentissimamente terminato, è tra le mie ultime letture, il che è strano dato che la mia operazione di recupero delle recensioni arretrate è ancora in atto, ma oggi ci tenevo a parlarvi di questo testo in particolare.

Parliamo di un libro uscito qualche mese fa, che ha ricevuto anche un degno successo e una degna pubblicità sui social, in alcuni programmi televisivi e affini, insomma è un testo che dal giorno dell’uscita si è vista spesso in giro e sto parlando de “La Fortuna” di Valeria Parrella.

Non so se è mai venuto fuori questo discorso, ma io mi ritengo una appassionata di Pompei, direi anche una facile al diventare ossessionata con Pompei in alcuni particolari periodi, questo accadeva in realtà soprattutto in passato quando mi è capitato di avvicinarmi per le prime volte a Pompei e alla sua storia, ad oggi invece guardo sempre con molto piacere e interesse trasmissioni, documentari, video vari sull’argomento e leggo sempre con moltissimo piacere libri su Pompei, ma la mia ossessione morbosa si è di certo distesa, per fortuna aggiungerei.

Ma diciamocelo, non si può rimanere indifferenti di fronte alla storia di Pompei e al suo immenso fascino, mai e poi mai!

Comunque, tornando al testo della Parrella, devo confessare che ai tempi dell’uscita del libro mi ero limitata a guardarlo senza particolare interesse, poi una volta scoperta la trama e il concept mi sono fiondata a recuperarlo perché questo romanzo è appunto ambientato a Pompei e ha come protagonista un ragazzo figlio della città.

Parliamone!

                                  

La Fortuna – Valeria Parrella

Casa editrice: Feltrinelli

Pagine: 137

Genere: romanzo storico, romanzo di formazione

Prezzo di Copertina:  € 16,00

Prezzo ebook: € 9,99

P. Pubblicazione: 2022

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Mi chiamo Lucio perché sono nato in una casa sotto quel monte, e della mia nascita mamma mi raccontava sempre la stessa cosa; che la casa in cui erano ospiti cominciò a ondeggiare tutta e si spensero le voce come se sulle fiamme avesse soffiato un dio. Lei era distesa a chiacchierare con un’amica, sarebbero dovuti già andar via, ma era febbraio, faceva freddo e davanti al braciere si stava bene. Mio padre aveva bevuto molto e parlava senza fermarsi, mia madre un poco lo guardava, un poco parlava anche lei, tutta avvolta nella lana, fin dove la pancia glielo permetteva. Sarei dovuto nascere a marzo, ma prima di me arrivò il terremoto.

Trama

Il prodigio viene dalla terra, e scuote aria e acqua. Dal cielo piovono pietre incandescenti e cenere, il mare è denso e la costa sembra viva, ogni mappa disegnata è stravolta, i punti di riferimento smarriti. Lucio ha solo diciassette anni e ha seguito l’ammiraglia di Plinio il Vecchio nel giorno dell’eruzione del Vesuvio, ma non può sospettare che il monte che conosce da sempre sia un vulcano. Per quel prodigio mancano le parole, non esiste memoria né storia a rassicurare. Nascosta dalla coltre rovente c’è Pompei, la città che ha visto nascere Lucio e i suoi sogni, dove ancora vivono sua madre, la balia, gli amici d’infanzia, dove ha imparato tutto ciò che gli serve, adesso, per far parte della flotta imperiale a dispetto del suo occhio cieco – anzi, proprio grazie a quello, che gli permette di vedere più degli altri, perché “un limite è un limite solo se uno lo sente come un limite, sennò non è niente”. E mentre Lucio tiene in mano, per quanto la Fortuna può concedere, il filo del suo destino, ecco che Pompei torna a lui presente e più che mai viva, nel momento in cui sembra persa per sempre, attraverso i giochi con le tessere dei mosaici, i pomeriggi trascorsi nei giardini o nelle palestre, le terme, il mercato, i tuffi in mare e le gite in campagna, le scorribande alla foce del fiume. La sua intera giovinezza gli corre incontro irrimediabilmente perduta, eppure – noi lo sappiamo – in qualche modo destinata a sopravvivere. Insieme a Lucio, una folla di personaggi, mercanti, banchieri, matrone, imperatori, schiavi, prostitute e divinità, si muove tra le pagine di un romanzo sorprendentemente attuale, in cui niente è già visto: piuttosto ciò che conoscevamo del mondo classico ci appare in un aspetto nuovo, moderno e intimo. Perché il desiderio è nascosto, si innalza dalla terra, è il cuore stesso della terra, e noi siamo terreni.

Recensione

Come dicevamo il libro è ambientato a Pompei (per la maggior parte) e segue le vicende di Lucio, un giovane che nasce e cresce a Pompei fino al trasferimento a Roma per motivi di studio. Lucio ritornerà poi nella sua città natale, Pompei appunto, proprio durante l’eruzione del Vesuvio e diventerà in quei giorni il comandante della flotta di Plinio, compito a cui lui ha aspirato per tutta la vita (nonostante sia solo diciottenne), tra distruzione e carestia Lucio cercherà di gestire al meglio la situazione in un clima di confusione e tragedia.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Valeria Parrella è uno dei punti che più mi hanno confusa in quest’opera, perché se da una parte il suo stile risulta a tratti poetico e aulico, dall’altra parte queste caratteristiche a lungo andare diventano un poco forzate e ripetitive.

Lucio è un personaggio che proviene da una famiglia più che benestante e fin da piccolo è stato affiancato da un valido maestro, è un ragazzo intelligente che può aspirare a rivestire cariche importanti anche per le conoscenze che ha l’onore di vantare per la famiglia da cui proviene, quindi insomma stiamo parlando di un individuo che si sa esprimere e ha direi anche una vena poetica spiccata dal modo in cui riesce ad esprimere a parole i suoi pensieri.

Quindi può essere in linea con il personaggio uno stile simile e lo è, ma ho trovato certe frasi forzatamente poetiche e d’effetto inserite sempre con maggior costanza nel corso del testo che a tratti diventano forzate come dicevamo.

Ci sono queste riflessioni sulla vita, sulla città e su se stesso che Lucio fa in cui inserisce sempre queste frasi forzatamente epiche.

Io non ho problemi con uno stile di questo tipo se non diventa troppo forzato come in questo caso, trovo che dopo un certo punto diventi infatti eccessivamente ripetitivo nel suo voler essere d’impatto ad ogni costo.

E’ un libro senza dubbio costellato di belle frasi, quelle che si possono sottolineare per poi rileggerle ogni tanto, vi faccio qualche esempio:

“Io quello più di tutto capivo: che c’è un nucleo duro di giovinezza sepolto dentro ogni adulto e ogni vecchio e che, forse, fa di noi quello che siamo e che saremo.”

“Lui indovinava gli artifici, sapeva che la verità non passa dalle parole ma dalla voce, che non vive di affermazioni ma di azioni.”

“[…]stavo imparando che una città non è fondata sulle pietre bensì sulle convenzioni, non alza le sue mura contro il barbaro ma per perpetuare se stessa.”

“Siamo strani: crediamo più a quello che abbiamo sempre veduto che a quello che stiamo vedendo […]”

“[…] io sono rimasto tre giorni e tre notti sospeso a metà strada, spettatore della lotta tra gli dei e gli uomini.”

Un altro problema per me del testo è il fatto che questo dovrebbe essere un romanzo di formazione, in cui seguiamo appunto un personaggio attraverso eventi formativi della sua vita, quindi seguiamo il suo processo di maturazione con conseguenti errori, traumi, esperienze importanti e secondo me un buon romanzo di formazione è un testo in cui alla fine tu lettore riesci a comprendere la personalità del personaggio in questione, puoi ovviamente non essere d’accordo con certe scelte o percorsi, ma almeno ne comprendi i tratti della personalità.

Qui questo non accade, alla fine della lettura io sento di non aver compreso la personalità di Lucio, alla fine sappiamo poche cose personali su di lui, esclusi alcuni ricordi che vengono ammassati l’uno sull’altro, sappiamo poco di lui come individuo ad esempio sappiamo che gli piace il mare, sappiamo che vuole molto bene alla madre e sappiamo che in un modo o nell’altro è riuscito ad imparare il mestiere di colui che lavora e vive in mare.

Trovo che la personalità non sia ben delineata, rimane un personaggio non del tutto chiaro e comprensibile, anche perché questo continuo ammassarsi di ricordi che vengono inseriti nel corso della narrazione e che dovrebbero in teoria aiutare il lettore a capire Lucio, non hanno l’effetto sperato, anzi si ha spesso l’impressione di saltare di palo in frasca, si salta da un ricordo all’altro continuamente, senza avere nemmeno il tempo di capire l’effetto impattante di quel ricordo su Lucio.

Quindi il ritmo complessivo dell’opera risulta piuttosto frenetico e frastagliato, un susseguirsi di immagini legate soprattutto all’infanzia di Lucio in cui non si riesce ad entrare del tutto.

Le atmosfere sono anche qui piuttosto frastagliate, si riesce in alcuni tratti ad entrare in una atmosfera tipica da romanzo che ha come focus Pompei e gli anni precedenti all’eruzione, si vivono alcune esperienze importanti di Lucio e si riesce in brevi istanti ad avvertire quel tipo di sentore tipico del vivere in un momento legato all’infanzia che tornerà anche nei ricordi della vita adulta, quel senso di nostalgia per un qualcosa che sembra irrilevante sul momento, ci sono atmosfere in parte riuscite.

Bella la base, meno il resto

Rimango dell’idea che la trama base del romanzo sia interessante, specialmente se amate appunto le storie ambientate a Pompei o la storia di Pompei, ci sono anche tra l’altro personaggi realmente esistiti dentro il libro ad esempio tra i più famosi Plinio il Vecchio e Rectina, una nobildonna romana, che appaiono nel corso del romanzo varie volte e fanno la conoscenza del nostro protagonista.

Ma anche se le basi sembrano buone l’evoluzione del testo lo è di meno, infatti nonostante sia un libro breve finisce per perdersi molto spesso, c’è un punto di partenza e un punto di fine, ma ci si arriva attraverso anche qui eventi sparpagliati, ammassati l’uno sull’altro, come dicevamo prima tramite una narrazione molto frastagliata che non fa mai entrare del tutto il lettore nella storia, sembra quasi che il testo sia stato tagliato ad un certo punto, quando si va oltre e si riesce ad entrare in una scena o nella mente di un personaggio, l’autrice salta da un un’altra parte.

I personaggi che ruotano attorno a Lucio sono piuttosto deboli, a volte incontriamo personaggi che vengono citati una sola volta e non vengono un granché tratteggiati che tornano dopo una sessantina di pagine e volenti o nolenti si finisce per non ricordare nulla di quel personaggio, proprio perché già alle origini non aveva una sua personalità.

Forse gli unici due personaggi che a mio avviso lasciano un certo tipo di impatto sono la madre di Lucio, di cui comunque non sappiamo molto, e Plinio, che è una specie di guida, maestro e secondo padre quasi per Lucio.

Il problema maggiore in questo romanzo rimane il personaggio principale, anche per quello che abbiamo detto prima sulla base di un buon romanzo di formazione, qui non si arriva mai del tutto a capire la psiche di Lucio che di sicuro è più vasta rispetto a quello a cui riusciamo ad aggrapparci durante la lettura.

Lucio si muove, fa delle scelte importanti, cerca di seguire una specie di direzione, ma non capiamo mai veramente qual è il suo vero obbiettivo o il perché di certi movimenti, c’è da dire anche che Lucio nonostante il ruolo che gli viene assegnato verso la fine del romanzo, come comandante della flotta di Plinio, è ancora un ragazzo molto giovane.

Una critica che ho sentito, smossa a questo romanzo, è quella riguardante la base storica, ovvero il fatto che la Parrella si sia poggiata troppo su eventi/tradizioni/modi di vivere documentati dell’epoca di Pompei per scrivere questo romanzo, che abbia voluto insomma fare sfoggio delle sue conoscenze sul tema.

A dire il vero l’aspetto riguardante la vera storia di Pompei credo sia uno di quelli più gradevoli del romanzo, assieme a certe atmosfere, in più credo siano ben inserite queste informazioni, non piovono mai dal cielo in scene poco coerenti con queste, se vengono inserite è perché sono legate a ciò che sta accadendo.

Conclusioni

Tirando le somme, questo è un romanzo con vari problemi, parecchi direi, dal protagonista, ai personaggi che gli ruotano attorno, dalla debolezza della trama, dalla vera natura del romanzo di formazione che a mio vedere qui non viene rispettata nel migliore dei modi perché risulta troppo debole, allo stile dell’autrice che a tratti sembra voler a tutti i costi esaltare queste frasi impostate e d’effetto.

Ci sono anche punti più positivi ad esempio le atmosfere, la base di partenza della trama, gli scorci della vita a Pompei e le citazioni a fatti e personaggi realmente esistiti.

Insomma, è un romanzo che ho voluto leggere da fan di Pompei, ma che alla fine mi ha lasciata con l’amaro in bocca anche perché con uno sviluppo maggiore e migliore avrebbe potuto essere un romanzo decisamente più gradevole e interessante, per far rivivere anche la meraviglia di Pompei e la storia di un giovane figlio di Pompei.

Se dovessi rileggerlo non lo farei, ma sono felice di essermi tolta la curiosità, senza dubbio.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Valeria Parrella? Siete appassionat* della storia di Pompei? Fatemi sapere!

A presto!

I Miei Luoghi Oscuri – James Ellroy

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Oggi siamo qui con una recensione che in un certo senso aleggiava nell’aria dall’ultimo articolo uscito, quello sui libri perfetti per l’autunno (che trovate qui), perché abbiamo parlato del libro di oggi in quell’articolo, ma questo è un testo che necessita di una recensione singola a lui completamente dedicata.

Mi è già scappato qualche dettaglio sul libro di cui parleremo oggi, ma vi assicuro che c’è ancora tanto da dire, quindi direi di iniziare subito!

I Miei Luoghi Oscuri – James Ellroy

Casa editrice: Bompiani

Pagine: 488

Genere: true crime, autobiografico, biografico, narrativa contemporanea

Prezzo di Copertina: € 14,00

Prezzo ebook: € 6,99

P. Pubblicazione: 1996

Link all’acquisto: QUI

Incipit

La trovarono dei ragazzini. Militavano nella Babe Ruth League e stavano andando al campo per fare quattro tiri. Dietro di loro camminavano tre allenatori, adulti. Gli adulti notarono alcune perle sparse sull’asfalto. I ragazzini videro una sagoma nella striscia di vegetazione poco oltre il cordolo. Un piccolo fremito telepatico serpeggiò nel gruppo. Clyde Warner e Dick Ginnold richiamarono indietro i ragazzini – per impedir loro di vedere da vicino. Kendall Nungesser adocchiò una cabina telefonica sull’altro lato della Tyler, accanto al chiosco dei gelati, e vi si diresse di corsa.

Trama

La madre di James Ellroy venne assassinata in una tragica notte a El Monte quando lo scrittore aveva appena dieci anni. La trovarono dei ragazzini, riversa sulla schiena. Il coroner stabilì che era morta per asfissia dovuta a strangolamento mediante lacci. La polizia non scoprì mai chi fosse l’autore di quel brutale omicidio. Trentasei anni dopo Ellroy riapre l’indagine. Presa visione del fascicolo della polizia relativo a quel caso insoluto, lui stesso diventa investigatore per scoprire l’assassino. Con le fotografie del cadavere della madre davanti agli occhi fa della sua autobiografia un romanzo di una forza sorprendente. Costruire storie, prima immaginarie, poi autobiografiche ha permesso a questo grande scrittore di sopportare una realtà cruda e impietosa, di riscrivere le regole del noir, di salvare la figura di sua madre e se stesso dai successi più oscuri della propria coscienza.

Recensione

Questo testo tratta dell’omicidio della madre di James Ellroy, avvenuto quando lui aveva dieci anni a El Monte, una città della contea di Los Angeles. Jean, questo il nome della madre, venne ritrovata da dei ragazzini, riversa sulla schiena, uccisa per strangolamento.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Ellroy è soggetto a varie trasformazioni e modifiche nel corso del testo, infatti nella prima parte l’autore mantiene uno stile quasi da telecronista, descrive ciò che avvenne quella notte, quella fatidica del ritrovamento della madre, e ciò che avvenne anche nei giorni e nelle settimane successive, in generale come fu condotta l’indagine e quale strada scelsero di percorrere le forze dell’ordine.

In questa prima parte Ellroy descrive tutto in modo distaccato, come se andasse in ordine cronologico seguendo una specie di lista, quindi ha una penna e uno sguardo decisamente oggettivo e distante.

Nella seconda parte intitolata “Il Bambino nella Foto”, Ellroy parla di se stesso, qui lo stile cambia e diventa più personale e soggettivo. Parla della sua infanzia, del rapporto con il padre, degli eventi personali che seguirono quella tragica notte, in generale come si svolse la sua vita e come si sviluppò la sua infanzia e adolescenza dopo la morte della madre.

E’ la parte più autobiografica senza dubbio e quella che ci permette di vedere il processo di crescita di Ellroy e ci mostra anche come lui cercò, in un suo modo maldestro e scostante, di venire a patti con il trauma della morte della madre, che non affrontò mai veramente in quegli anni.

Nella terza parte invece conosciamo un personaggio che apparirà spesso nella quarta e ultima parte del libro, Bill Stoner, un sergente della sezione omicidi del dipartimento dello sceriffo. In questa parte conosciamo quest’uomo, la sua vita sia professionale che personale e apprenderemo informazioni varie su alcuni casi di cronaca nera su cui lavorò ai tempi Stoner, alcuni di questi lo tormentarono per anni.

Infine nella quarta e ultima parte del libro indaghiamo la vita di Jean o Geneva Hilliker, la madre appunto di Ellroy, conosceremo la sua infanzia e adolescenza in base anche a ciò che apprese nel corso degli anni l’autore e a ciò che gli permise di conoscere davvero sua madre per una bambina, ragazza e donna con una propria personalità e vita, prima di diventare la madre che lui ricordava in modo distante e sconnesso.

Il ritmo del testo non è costante, segue alti e bassi, anche il focus del libro cambia spesso, infatti in questo testo non si parla “solo” di Ellroy, dell’omicidio della madre e di alcuni personaggi e fatti che gravitano attorno a tutto questo, ma seguiamo anche molti altri casi di cronaca nera che vengono menzionati da Ellroy, ad esempio il caso della “Dalia Nera” che formò profondamente l’autore e lo avvicinò per sempre a questo mondo, o ad esempio anche il caso di O.J. Simpson, e in generale molti altri casi famosi e non.

Quindi ci sono queste lunghe divagazioni su altri casi di cronaca, fatti personali di Ellroy che hanno in un qualche modo contribuito al suo processo di crescita, rivelazioni e scoperte sui propri genitori, ideali che si spezzano, convinzioni che vengono modificate, insomma in questo testo accade tutto ciò che può accadere nella vita di un essere umano in cui ci sono momenti dove accadono fatti che sembrano spostare la nostra visuale su altro, per poi tornare alla base ed essere di nuovo distratti/e da altri eventi.

Ellroy è un pilastro del noir americano, quindi le atmosfere anche di questo testo, nonostante non sia uno dei suoi famosi romanzi ma più un testo autobiografico seguono qualche criterio tipico del noir, si intravede insomma il tratto distintivo della sua penna.

Quindi abbiamo atmosfere per la maggior parte cupe, ci ritroviamo ad affrontare il lato oscuro della società.

Sei pronta alla fuga. Hai dalla tua sia il tempo sia il temperamento. Il tempo aiuta i fuggiaschi. Le loro tracce scompaiono; non si riesce a capire dove si siano nascosti prima di svanire. Tu non vuoi che io sappia. La tua vita segreta era concepita per chiudere fuori determinati uomini. Fuggivi da uomini e verso uomini, e ti sei ridotta al nulla. Possedevi l’astuzia del fuggiasco e indossavi gli abiti del fuggiasco. La tua passione per la fuga ti ha uccisa. Non puoi fuggire da me. Troppo a lungo io sono fuggito da te. Ecco che pretendo un confronto di fuggiaschi. Ora tocca a noi.

La Vita Vera

Quando penso a questo libro e alla mia personale esperienza nella lettura di questo avverto immediatamente il peso di ciò che è contenuto in questo testo, perché qui c’è la vita vera di vari esseri umani certo, ma in particolare di quella dell’autore, James Ellroy.

Non saprei come descrivere al meglio quest’opera se non dicendo che leggendola si sentono gli anni di vita, i luoghi visitati da Ellroy e che lo hanno formato come individuo, quelle scoperte che si possono fare solo da adulti perché da bambini tendiamo a vedere in modo decisamente idealizzato i nostri genitori, ma visitiamo anche il lato malfamato e senza freni della società, vediamo per quanto poco si può arrivare ad uccidere qualcuno, ci rendiamo conto di quanto poco basta per cambiare la vita di una persona per sempre.

Tramite fatti di cronaca e pezzi di vita personale l’autore riesce in quasi 500 pagine a dare vita ad un libro-vita che va fino in fondo al rapporto anche tra Ellroy e la madre, una figura con cui lui intratteneva un rapporto di amore e odio, influenzato di certo dai discorsi tossici del padre che mirava solo ad ottenere l’affidamento e distruggere la ex moglie.

Il trauma subito dalla morte della madre e la consapevolezza di questo è arrivata con gli anni, l’autore si è reso conto ad un certo punto della sua esistenza di avere un trauma irrisolto che si è manifestato senza dubbio in varie forme sempre piuttosto negative.

E’ interessante notare come all’inizio del libro e nella seconda parte, quella riguardante personalmente l’autore, Ellroy abbia una immagine quasi astratta e lontana della madre, la vede come una donna a tratti rigida che viene però raccontata sempre in forme diverse dagli amici e dai conoscenti, forme che a volte non coincidono con i suoi ricordi.

Nell’ultima parte invece l’autore scava a fondo nella vita della madre e scopre i suoi segreti e finalmente riesce a vederla come una persona a sé, distaccandola dalle eccessive idealizzazioni, dai ricordi d’infanzia, dal suo omicidio e dalle foto che lui stesso ha dovuto revisionare del corpo di lei.

E qui torna il discorso di prima, ovvero che quando siamo bambini tendiamo ad idealizzare i nostri genitori che diventano quasi eroi o anti-eroi ai nostri occhi e finiamo per vederli solo come figure legate a noi per come le abbiamo sempre conosciute, senza pensare che prima di essere nostri genitori erano uomini o donne con un passato, un infanzia, un’adolescenza, un pre-genitorialità.

In questo libro Ellroy pensando ai genitori e a sé stesso riconosce colpe e ammette errori, ad esempio riconosce una parte di verità in ciò che gli diceva sempre la madre nei confronti del padre, verità che lui non voleva vedere dai suoi occhi di bambino da cui la figura del padre brillava come un diamante.

Parlando un poco del lato true crime del libro, come scritto prima si citano fatti di cronaca nera e ci si sofferma parecchio su alcuni di questi, a tratti Ellroy ha una narrazione frenetica, si citano nomi, luoghi, eventi, collegamenti e può risultare complesso riuscire a seguire la vicenda.

Per alcuni casi Ellroy fa emergere in parte la sua opinione a riguardo, non lo fa in modo diretto, ma alcune vicende terribili e crudeli le condanna con un occhio rigido e critico. Ad esempio nella quarta parte ci si focalizza su un caso poco conosciuto, quello che coinvolge un padre e un figlio (Robbie e Daddy Beckett, nomigliolo utilizzato da Ellroy) che si sono macchiati di vari crimini tra cui anche lo stupro e l’omicidio di una ragazza di nome Tracy Stewart. Per anni questi sono sfuggiti alla giustizia in un modo o nell’altro e nella parte finale del libro vediamo come si conclude il processo e come si chiude dopo anni e anni questo caso in cui i due si sono salvati e incolpati a vicenda innumerevoli volte.

Ellroy non si lascia andare nel corso dell’intera opera a manifestazioni intime o pareri troppo personali in modo diretto come dicevamo, capiamo fra le righe la sua opinione e il suo livello di comprensione nei confronti di vari episodi, personali e non, soprattutto nel dialogo immaginario che ha con la madre si lascia andare a brevi tratti a frasi intime, ma in generale rimane sempre alzata questa facciata piuttosto neutra o rigida, racconta fatti terribili cercando di non sprofondarci dentro a livello empatico.

Ma per il caso Stewart ho notato un maggiore coinvolgimento, a differenza di altri casi citati secondo me l’autore si è focalizzato maggiormente su questo anche per il livello intrinseco di crudeltà e assoluto annullamento di empatia e rispetto nei confronti della vita altrui, del totale narcisismo e della più completa noncuranza nei confronti delle persone vittime di questi individui.

E’ di certo uno dei casi più complessi da affrontare in questo libro.

Conclusioni

“I miei luoghi oscuri” è un libro autobiografico decisamente duro e doloroso a tratti da affrontare, un libro che ci mostra gli aspetti più traumatici, violenti e crudeli che si possono incontrare quando ci si muove nel mondo della cronaca nera e si cercano di analizzare alcune vicende.

Ma è anche un libro che ci mostra pagina dopo pagina un percorso lungo e faticoso compiuto da un figlio per riconoscere davvero la propria madre venuta a mancare per un omicidio violento senza ancora un colpevole.

E infine è anche un testo che ci mette davanti all’aspetto più duro e complesso della vita, l’affrontare traumi, dipendenze, luoghi oscuri appunto che si è costretti in un modo o nell’altro a visitare, è un libro a livello di contenuto immenso che dona il profondo senso di aver compiuto un viaggio lungo e tumultuoso alla fine, come se anche il lettore avesse immerso il corpo in quei luoghi oscuri. Meraviglioso.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Ellroy? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Libri Perfetti per L’ Autunno

Ben ritrovatə!

Oggi siamo qui per un articolo molto speciale, che arriva in ritardo a causa di vari problemi tra cui una brutta influenza che mi ha tenuta bloccata per giorni, ma l’importante è l’arrivo, e finalmente oggi possiamo parlare a ruota libera di una camionata (termine tecnico) di libri adatti all’autunno, ho voluto fare un qualcosa di diverso dal solito incorporando più testi e dividendo l’articolo in punti, infatti troverete i libri thriller, i classici, i libri sulle case infestate ecc. ecc.

Insomma questa è una listona di libri che io considero perfetti o comunque adatti al periodo autunnale, ho letto la maggior parte di questi libri, ma ci tengo anche a dire che alcuni testi che ho inserito non sono ancora stati letti dalla sottoscritta, ma è solo questione di tempo.

Iniziamo perché i titoli oggi sono parecchi!

Autorə Specifici

Dunque, la prima vera categoria di questo articolo non è legata a nessun genere, ma più che altro ad autori e autrici che a me danno sempre il vibe autunnale giusto, ovviamente ora entrerò anche un poco nel dettaglio per quanto riguarda i titoli che personalmente vi consiglio di questi autori/autrici.

Abbiamo il buon vecchio Stephen, che dire, i titoli da consigliare perfetti per il periodo di King sono tanti, io ve ne suggerisco tre, Carrie, libro che ho amato profondamente e di cui abbiamo già parlato in modo approfondito qui, Misery, altro capostipite dell’autore da cui è stato tratto un famosissimo film (anche di questo abbiamo parlato in modo approfondito, qui) e Shining, anche da questo è stato tratto un immenso film che comunque differisce dal libro, e anche per Shining ci troviamo di fronte ad un libro inquietante e agghiacciante ambientato appunto in un hotel assai problematico.

Abbiamo già parlato su questo blog anche di Shirley Jackson, autrice dell’horror psicologico, autrice molto amata da King tra l’altro, sua musa in un certo senso. Di suo vi consiglio il famoso Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello, che è la storia di due sorelle rimaste sole con lo zio in seguito ad una terribile tragedia che ha portato alla morte dei genitori, le due abitano quasi isolate fra l’odio degli abitanti della vicina cittadina e un giorno arriverà il cugino Charles a rompere il già sottile equilibrio che regna in quella casa, ne abbiamo parlato qui. Altro testo della Jackson che vi consiglio e L’Incubo di Hill House, c’è una serie tra l’altro ispirata vagamente al testo ma libro e serie hanno davvero poco in comune, ne abbiamo parlato qui. Vi consiglio vivamente la visione della serie se cercate un qualcosa di spaventoso adatto magari ad una serata di Halloween con gli amici. Comunque, torniamo al libro, anche qui abbiamo un ottimo esempio di thriller/horror psicologico, è un testo con all’interno un crescendo di follia morboso e inquietante che riguarda la protagonista. E’ un testo che personalmente a fine lettura mi ha lasciata spiazzata e ho impiegato qualche tempo per digerirlo del tutto, ma a distanza di tempo ne riservo un ricordo eccezionale. Infine La Lotteria, piccolo raccontino, esiste anche la versione in graphic novel, tratta di questa all’apparente innocente e tranquilla lotteria che si svolge in questo piccolo paesino, ma come sempre succede con la Jackson, man mano che si va avanti l’atmosfera cambia e diventa pesante e cupa fino all’esplosione finale.

Daphne du Maurier è un’altra garanzia, anche con lei troviamo quella tipica atmosfera morbosa, pesante, cupa, come se ci fosse qualcuno nascosto sotto il letto che aspetta solo il momento giusto per sbucare fuori, ma il tutto è mitigato da uno stile che trasporta il lettore in un ambiente finemente descritto che diviene evocativo e vivido. Rebecca è il suo testo più famoso e non posso di certo non citarlo, un romanzo sulla memoria e la gelosia che scava nelle profondità dell’animo umano. Gli Uccelli e altri Racconti è appunto una raccolta di racconti, e tra questi c’è quello che da il nome alla raccolta da cui è stato tratto anche il famoso film diretto da Hitchcock, qui troviamo fantasmi, omicidi e misteri con tinte gotiche e a tratti cupe.

Due paroline ovviamente su Edgar Allan Poe con i suoi Racconti del Terrore, lettura che calza a pennello, ambienti lugubri, oscure presenze, orrore e paura si mischiano in questi racconti che sono un classico del genere.

Ray Bradbury non ha scritto ovviamente libri solo dalle tinte inquietanti o spaventose, famoso soprattutto per il suo Fahrenheit 451, Bradbury ha scritto anche Il Popolo dell’Autunno, libro che parla di un circo misterioso che compare dal nulla a pochi giorni da Halloween e di due ragazzini costretti a fare i conti con i propri incubi, un mix con tinte gotiche che si aggira tra il romanzo di formazione, il fantasy e un testo a tinte oniriche. Assassino, Torna da me! è una raccolta di racconti con carnevali gotici, automi viventi e investigatori, anche qui un mix di fantasy, horror e weird.

Infine Algernon Blackwood, autore poco conosciuto rispetto agli altri/e citati, ma decisamente interessante, io vi consiglio per una lettura breve ma intensa I Salici, racconto d’atmosfera cupo e davvero intenso, incentrato su questi due uomini che si ritrovano in un luogo isolato circondato appunto da salici, di notte, e ad un certo punto questi salici e questa oscurità sembrano prendere vita. Blackwood è famoso soprattutto per il personaggio di John Silence, un detective dell’occulto, che nel nuovo volume da poco edito Fanucci trovate nel suo splendore nei suoi cinque racconti, e questo individuo investiga appunto su infestazioni, strane esperienze e affini.

Libri per Ragazzi

Pensando ai testi per ragazzi sono quattro quelli che mi navigavano in testa, il primo è I Mostri di Rookhaven di P. Kenny, romanzo con i mostri e con varie illustrazioni in bianco e nero all’interno decisamente piacevoli e suggestive. Il romanzo è la storia di due ragazzi, fratello e sorella, che all’improvviso si ritrovano in un luogo completamente sconosciuto a cui accedono da un portale, e in questo luogo incontreranno una famiglia assai particolare, una famiglia appunto di mostri e creature.

Ho letto questo testo qualche settimana fa e tutto sommato la considero una piacevole lettura, perde un poco di vigore dalla metà in poi e ci sono di certo alcuni aspetti che non mi hanno convinta, ma secondo me è un perfetto libro per ragazzi con atmosfere a brevi tratti cupe, ah e con i mostri certo, non dimentichiamo i mostri.

Di Città di Spettri abbiamo già parlato ampiamente in una recensione dedicata, che trovate qui, quindi non mi dilungherò più di tanto. E’ il primo volume di una trilogia e questo si avverte bene in alcuni tratti secondo me, però rimane un romanzo dalle tinte gotiche e cupe molto scorrevole e d’intrattenimento, soprattutto per i ragazzi.

Forse negli anni abbiamo anche già parlato de Il Figlio del Cimitero, testo senza dubbio citatissimo e amatissimo, del buon vecchio Neil Gaiman.

E’ la storia di un ragazzino che ha la capacità di vedere e dialogare con i morti e passa molto tempo in questo cimitero, tra le tombe, ovviamente però lui è vivo e ben presto dovrà affrontare delle minacce. Non posso non citare anche Coraline ovviamente di Neil Gaiman, che non ho ufficialmente inserito perché ormai ne avrete le tasche piene di me che nomino questo testo ogni due per tre, ma entrambi questi volumi sono a mio vedere ottime letture per ragazzi (ma anche per adulti ovviamente) adatte al periodo, anzi forse fra le migliori che esistano dato che Neil raramente sbaglia.

Infine il primo volume di Petrademone, Il Libro delle Porte di Manlio Castagna, che è lo stesso autore che assieme a Guido Sgardoli ha scritto Le Belve, altro testo perfetto per l’autunno, ma decisamente più pesante rispetto a quelli citati in questa sezione.

Petrademone, Il Libro delle Porte è il primo volume di una trilogia che si concentra su questa ragazzina Frida che arriva in questa dimora ovvero Petrademone dagli zii, dopo la scomparsa dei genitori. Ma in questo luogo Frida avverte qualcosa di maligno e assieme ai suoi nuovi tra amici si butterà nell’avventura cercando al tempo stesso di ricominciare a vivere dopo un evento così devastante e traumatico.

Paranormal/Ghost Stories

La donna in Nero o The Woman in Black di Susan Hill è un testo di cui abbiamo parlato 2/3 anni fa (qui) proprio per Halloween ed è stato recentemente riedito in una nuova edizione Mondadori.

E’ appunto una storia con all’interno la “presenza” di fantasmi, a si concentra su quest’uomo un giovane avvocato londinese, incaricato di gestire l’eredità e presenziare al funerale della signora Alice Drablow, l’unica abitante di Eel Marsh House. Dal momento in cui si recherà nell’abitazione assai cupa, isolata e inquietante della deceduta Drablow assisterà a fatti inspiegabili e la vicenda subirà una veloce impennata in un vortice di inquietudine e mistero.

Da L’ospite di Sarah Waters è stato tratto un film del 2018 e questo è senza dubbio considerato uno dei testi più famosi della Waters.

E’ un libro gotico che si concentra sulla famiglia Ayres e sull’arrivo del dottor Faraday nella dimora di Hundreds Hall, luogo che sogna da quando era bambino di visitare, ma finirà con lo scoprire che ciò che si nasconde dietro i cancelli della dimora è molto più nebuloso e oscuro del previsto, infatti gli abitanti di questa combattono una dura lotta per salvare dalla rovina la casa e loro stessi, ma dietro a tutto ci sono misteri e presenze che si annidano in ogni angolo.

Infine Mexican Gothic di Silvia Moreno Garcia, libro che io ho in lettura in questo preciso momento, un testo che ha avuto un immenso successo negli States e che qualche tempo fa è giunto qui da noi.

Si concentra su questa ragazza di nome Noemì che spinta dal padre e da strane lettere ricevute dalla cugina si mette in viaggio verso High Place, una tetra dimora tra le montagne del Messico, la dimora dove vive la cugina con il nuovo marito e parte della famiglia di questo. Da lì a poco Noemì inizierà ad essere soggiogata dalla casa, ad avere strane visioni, ad avvertire strane e macabre presenze, finendo intrappolata in un vortice da cui sembra impossibile uscire, fra segreti di famiglia e trame fosche.

True Crime

L’Avversario di Carrère è sicuramente uno dei testi più citati e conosciuti quando si parla di true crime, anche se il testo in questione è più un romanzo verità, che parla di un fatto realmente accaduto di cui l’autore ha potuto raccontare anche in seguito alla sua corrispondenza con Romand, il killer di questa storia.

Questo libro è la storia di Jean-Claude Romand, un uomo che conduce una doppia vita e che ad un certo punto ha iniziato a tessere una fitta trame di bugie su tutto, sul lavoro, sugli studi, sul proprio carattere, fino al trovarsi un giorno ad esplodere quando tutto questo castello di menzogne ha rischiato di sommergere ogni cosa ed è esploso commettendo una serie di efferati omicidi. Ha ucciso la propria famiglia, moglie e due figli, e i propri anziani genitori, senza contare il fatto che ha tentato anche di uccidere l’amante in un tentativo poi sventato. In questo testo l’autore parla di questo terribile fatto di cronaca e lascia il lettore con molte riflessioni sull’animo umano, su quello che è stato il punto di rottura di questo individuo e su come sia stato possibile arrivare a questo punto.

I Miei Luoghi Oscuri di James Ellroy è a mio vedere un assoluto capolavoro, di cui parleremo a breve in una recensione approfondita.

Dunque il focus di questo libro è l’omicidio della madre dell’autore, morta quando lui aveva dieci anni in seguito ad asfissia per essere stata strangolata con dei lacci in una tragica notte a El Monte. In questo libro c’è un intero universo, c’è il mondo di James Ellroy che noi impariamo a conoscere da bambino, poi da ragazzino, da adolescente e da adulto e ci rendiamo conto del suo processo di crescita, è senza dubbio un libro con una buona fetta autobiografica che ci porta però sempre al main focus ovvero la madre, il rapporto con la madre e il come Ellroy sia riuscito o meno negli anni a digerire ed elaborare questo grave trauma. Ci parla anche del padre, ci parla di sua madre quando era giovane, ne ricostruisce una figura staccata dal mondo in cui l’abbiamo incontrata all’inizio, un mondo in cui lei era solo la madre di Ellroy, donna divorziata che si stava divertendo in una serata di svago, donna schiva e intelligente, che attirava gli uomini ma che senza dubbio era rimasta scottata da un matrimonio con una fine disastrosa. E’ un libro grazie al quale finiamo per conoscere un Ellroy uomo gettato tante volte a terra dalla vita, ma conosciamo anche una donna forte che purtroppo è venuta a mancare e di cui nessuno è mai riuscito a risolvere l’omicidio, ma conosciamo anche tanti casi di cronaca che Ellroy cita nel corso del testo, da quelli più famosi (per esempio O.J. Simpson) a quelli semi-sconosciuti, ma decisamente torbidi e morbosi.

A Sangue Freddo di Truman Capote è uno dei testi di genere true crime più famosi di sempre, il libro è stato tradotto in 37 lingue.

 È il resoconto dettagliato del quadruplice omicidio della famiglia Clutter, ma anche un’impietosa radiografia del sogno americano vissuto in provincia. E’ il 15 novembre 1959 quando in Kansas, un proprietario terriero, sua moglie e i loro due figli vengono trovati brutalmente assassinati, Truman Capote si reca sul luogo dell’omicidio e mentre ricostruisce l’accaduto, le indagini che portano alla cattura, il processo e infine l’esecuzione dei colpevoli Perry Smith e Dick Hickock, esplora le circostanze di questo terribile crimine e l’effetto che ha avuto sulle persone coinvolte, scavando nella natura più profonda della violenza americana.

Non te ne Andrai di Ann Rule si concentra su Thomas Capano, ricco esponente della comunità italoamericana di Wilmington, uomo affascinante in grado di far credere qualsiasi cosa alla donna che ha attirato la sua attenzione. Anne Marie Fahey, irlandese, piacente, è alla ricerca del “vero” amore e vuole credere alle promesse del suo seduttore. Ma Thomas è un manipolatore, in grado di giocare con i sentimenti e la psiche di chiunque lo circonda. Seduttore impenitente, spinto a continue conquiste amorose, è anche prigioniero di una gelosia maniacale. Un moderno Barbablù che cerca nelle donne una corte per soddisfare la sua vanità. Una volta entrata nel suo mondo nessuna può permettersi di abbandonarlo, neanche Anne Marie.

Thriller

Abbiamo parlato (qui) qualche mese di Shutter Island o L’Isola della Paura di Dennis Lehane, uno dei thriller credo più belli che abbia ad ora mai letto, da cui è stato tratto un film molto famoso con Leonardo di Caprio.

Si concentra su quest’uomo di nome Teddy Daniels, un agente federale che si sta recando all’Ashecliffe Hospital, l’istituto psichiatrico in cui sono ricoverati pazienti affetti da gravi patologie psichiche, è stato chiamato sull’isola a indagare sulla scomparsa di un’ospite della clinica, Rachel Solando, internata dopo essersi macchiata dell’orrenda uccisione dei suoi tre figli. Tra risposte elusive, sguardi diffidenti e testimoni ambigui, Teddy si muove in un crescendo di sospetti, mentre una violenta tempesta si abbatte sull’isola, tagliandola fuori dal resto del mondo. Shutter Island è un capolavoro di tensione che indaga le profondità della psiche umana facendoci chiedere dove è in grado di arrivare la mente di un uomo.

Teddy di J. Rekulak è un po’ il thriller paranormale del momento, si vede ovunque e se ne parla ovunque, io lo sto leggendo ora e devo dire che mi sta davvero piacendo, si sta dimostrando una bella sorpresa.

Teddy è un bambino di cinque anni,che ama disegnare qualsiasi cosa: gli alberi, gli animali, i genitori e, occasionalmente, anche la sua amica immaginaria, Anya, che dorme sotto il suo letto e gioca con lui quando è da solo. Ma ora a occuparsi di lui per tutta l’estate c’è Mallory, la nuova babysitter. I due si sono piaciuti fin dal primo incontro, tanto che il signor Maxwell non ha potuto opporsi all’assunzione della ragazza, che nonostante la giovane età ha dei difficili trascorsi con la droga. All’apparenza tutto è perfetto: i Maxwell sono gentili e comprensivi, la loro casa sembra uscita direttamente dalla copertina di una rivista e le giornate sono scandite da una routine serena, che comprende giochi, pisolini e bagni in piscina. Fino a quando i disegni di Teddy cominciano a cambiare, diventano sempre più strani, cupi, quasi macabri e rivelano un tratto decisamente troppo complesso per un bambino di quell’età. Che cosa sta succedendo? Per Teddy è colpa di Anya, è lei a dirgli cosa rappresentare e a guidare la sua mano. Qualcosa non va e, anche se può sembrare una follia, solo Mallory può scoprire la verità prima che sia troppo tardi. Un thriller che sconfina nel paranormale e che, grazie alla forza espressiva delle illustrazioni, vi sorprenderà, pagina dopo pagina, in un inquietante crescendo, fino all’imprevedibile colpo di scena finale.

Infine Quelle Belle Ragazze di K. Slaughter è un thriller molto amato negli States, ma in generale l’autrice è stata direi recentemente riscoperta.

Il libro si concentra su Claire e Lydia che sono sorelle e non si parlano da più di vent’anni. I loro rapporti si sono interrotti quando Claire ha deciso di sposare Paul, affermato architetto, e di diventare la sua sofisticata moglie trofeo. Lydia, invece, è una madre single, ha una storia con un ex detenuto, e fatica ad arrivare alla fine del mese. Nessuna delle due è riuscita a superare la tragedia che ha colpito la loro famiglia quando Julia, la sorella maggiore, è scomparsa senza lasciare tracce, e la notizia che un’altra ragazza, anche lei giovane e bellissima, è sparita nel nulla in circostanze molto simili, di colpo riporta nelle loro vite tutto l’orrore e lo strazio del passato. Come se non bastasse, pochi giorni dopo Paul viene ucciso. Che legame c’è tra la scomparsa di un’adolescente e l’omicidio di un uomo di mezza età a quasi venticinque anni di distanza? Accantonata la reciproca diffidenza, le due sorelle si alleano per dissotterrare i segreti che hanno distrutto le loro vite, finendo per scoprire una scioccante verità dove meno se l’aspettano.

Classici Spooky

I classici adatti al periodo sono tanti, davvero tanti, quindi andrò veloce perché la maggior parte di questi classici sono iper citati e famosi nei decenni e nei secoli.

Abbiamo Dracula di Bram Stoker di cui abbiamo anche recentemente parlato in una recensione (qui), classico con i vampiri tra fughe, inseguimenti e luoghi in pieno stile gotico, un pilastro del genere e forse IL libro per eccellenza del periodo autunnale.

Frankenstein di Mary Shelley, altro mega classicone di cui abbiamo già parlato (qui), incentrato sulla minacciosa creatura figlia di sperimentazioni a cura del dottor Frankenstein che sembra volersi sostituirsi a Dio. Ma questa sua creazione finirà per rivoltarglisi contro, innescando una serie di eventi terribili.

Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie è uno dei testi più famosi dell’autrice inglese, incentrato su questi dieci individui costretti per una serie di motivazioni a recarsi nello stesso luogo, dopo poco dall’inizio della coabitazione però gli individui ascoltano un disco molto inquietante e dopo l’ascolto si innescherà una serie di omicidi che sembra seguire in modo preciso una all’apparenza innocente filastrocca.

Storie di Fantasmi di E. Wharton. Ghosts, «Fantasmi», è il nome originario di questa raccolta, dove i racconti sono caratterizzati dalla specifica sensibilità dell’autrice, una sensitiva che grazie alla costante razionalità riesce a rimanere sempre “al di qua della pagina”. Fin da bambina inoltre, la Wharton è «profondamente imbevuta di celticità e di senso del soprannaturale», e al lettore viene chiesto solo di provare, meglio di condividere la dovuta paura e di prestare la dovuta attenzione. «I fantasmi, per manifestarsi, esigono… silenzio e continuità».

Anche di Carmilla abbiamo parlato proprio qualche mese fa (qui), abbiamo un altro classico con i vampiri, che viene addirittura prima di Dracula. Seguiamo la storia di questa ragazza che all’improvviso si trova ad ospitare in casa una giovane di cui non sa nulla che diventerà la sua migliore amica. Ma man mano che avanzano i giorni, più l’amicizia cresce, più i fatti strani nelle vicinanze della casa aumentano.

Rosemary’s Baby di Ira Levin (qui) è anche qui un classico molto famoso da cui è stato tratto un film. Siamo in compagnia della giovane Rosemary che assieme a suo marito, Guy, si trasferisce al Bramford, uno storico palazzo in centro a Manhattan. Un luogo prestigioso e antico che ospita però anche tanti segreti e non si può certo dire che i nuovi vicini della coppia siano del tutto innocenti.

L’Esorcista di W.P.Blatty (qui), altro testo da cui è stato tratto un film famosissimo. Tratta di questa attrice, madre di una bambina dolce e gentile che ad un certo punto inizia a comportarsi in modo molto strano e problematico. La donna sottoporrà la bimba a visite su visite per cercare una causa a questo comportamento fino ad essere costretta a chiedere aiuto ad un esorcista.

Infine Lo strano Caso del dr. Jekyll e mr. Hyde di Stevenson. Quando il dottor Jekyll inventa la pozione che lo trasforma nel doppio di se stesso, un essere deforme e capace di ogni misfatto chiamato Hyde, non sospetta ancora le conseguenze cui andrà incontro. Vittima della sua stessa creatura, Jekyll cade in una trappola autodistruttiva, fino a identificarsi spontaneamente con Hyde.

Manga/Graphic Novel

Parliamo un poco di Junji Ito, illustratore famosissimo, soprattutto per Tomie, questo personaggio femminile di una bellezza quasi divina, ma dall’atroce dono di poter tornare ogni volta in vita dopo essere stata brutalmente uccisa per aver portato gli uomini alla follia.

Le illustrazioni di Junji Ito sono aberranti, mostruose, gioca molto sulla deformità fisica rendendola un qualcosa di quasi inguardabile che crea un senso di forte disgusto e raccapriccio, in questo volumone delle storie di Tomie assistiamo a vari eventi di cui lei è sempre il filo conduttore. Ho letto questa raccolta e vi posso dire che ci sono certe storie come Il mignolo o La Babysitter che ho trovato assolutamente d’impatto.

Ma di Junji Ito non si può non citare anche la raccolta Il Mostro che contiene una riscrittura di Frankenstein più altri racconti. Abbiamo sempre l’horror tipico di Junji Ito quindi come dicevo un horror più che altro fisico e corporeo.

Per quanto riguarda le graphic novel invece mi sento di citare Gideon Falls, quello che vedete nell’immagine è il primo volume.

E’ complesso parlare della trama di Gideon Falls quindi cercherò di riportare un poco ciò che si può trovare cercando online: Un misterioso fienile nero appare e scompare in diversi punti della storia. Ogni volta che si manifesta, qualcosa di orribile accade. Un sacerdote che sta ritrovando se stesso dopo aver smarrito la via e un giovane ossessionato da terrificanti visioni, in luoghi diversi, cercano risposte. Sono loro ad aver capito che il fienile esiste, o è il fienile che li ha cercati, e perché?

E’ una storia dal ritmo serrato che vi terrà con fiato sospeso fino all’ultimo, o meglio fino alla fine del volume dato che questo è il primo.

Horror per gradire e per finire

Questi sono tre libri horror che non ho inserito nelle altre sezioni, ma che comunque vi consiglio e soprattutto sono testi a mio vedere perfetti per l’autunno.

Il primo è il Notturno di Thomas Ligotti, una raccolta di racconti weird ed horror che segue un tipo di horror alla H.P. Lovecraft, un horror perturbante e macabro immerso in atmosfere cupe e decadenti. Sono presenti nel catalogo Il Saggiatore anche altre raccolte di Ligotti che negli ultimi anni sta venendo riscoperto.

Abbiamo poi Lasciami Entrare di J.A. Lindqvist, identificato un po’ come il King nordico. Questo è un horror con i vampiri, che si svolge a Blackeberg, periferia ovest di Stoccolma, dove il ritrovamento del cadavere completamente dissanguato di un ragazzo segna l’inizio di una lunga scia di morte. Mentre nel quartiere si diffonde la paura, l’introverso dodicenne Oskar conosce Eli, una coetanea che si è appena trasferita nella zona, ma c’è qualcosa di molto strano in lei.

E infine dopo questa lunga listona, parliamo un attimo de La Casa sull’Abisso di Hodgson. Testo che io ho letto circa un anno fa e di cui dovrebbe essere uscito un Pillole Letterarie.

E’ un libro molto complesso di cui parlare, tra l’altro se non si conoscono determinati significati o riferimenti a mio vedere non si riesce bene a comprendere il lavoro dell’autore che è immenso, ma in caso doveste leggerlo per poi finirlo e non riuscire a capire del tutto le sue sfaccettature vi consiglio di dare un’occhiata a varie analisi del testo che si trovano senza problemi online.

Ma di che parla il libro? Di questa casa sull’abisso appunto, di una dimora che all’inizio del testo viene trovata per caso da due viaggiatori e con questa viene ritrovato anche un manoscritto in cui si parla di fatti davvero inquietanti e paurosi, ma anche strani e incomprensibili, accaduti all’interno di quella casa. Non è però il classico testo ambientato in una casa maledetta, la cantina della casa che si protende sull’abisso porta in un’altra dimensione, in un altro tempo e in un altro spazio. Ci troviamo in un non-luogo dove tutto è già avvenuto e dove, ovviamente, sono presenti dei mostri i quali, provenendo dall’interno della casa che costituiva il baluardo contro il pericolo, indicano invece che una salvezza, peraltro assai improbabile, è altrove, al di fuori.

Bene!

E dopo questa listona di titoli che per ora fermo qui, anche se ne avrei molti altri, ditemi: avete letto qualcuno di questi testi? Sì, quale? Avete dei testi perfetti per l’autunno? Quali sono? Fatemi sapere!

A presto!

Città di Spettri – Victoria E. Schwab

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Dunque, per la prima recensione di ottobre ho deciso di parlarvi di “Città di Spettri” di Victoria Schwab, un libro che ho recentemente concluso, perché vorrei (almeno questa è una idea e una specie di obbiettivo, vedremo se riuscirò a rispettarlo) indirizzare le recensioni di questo mese verso generi adatti al vibe del periodo, quindi thriller, mystery, noir e affini.

Ho già in mente qualche titolo adatto e di certo più avanti nel mese uscirà anche un articolo/lista di libri appartenenti al vibe di stavamo parlando sopra.

Ad alcuni testi di cui vi parlerò in questo articolo però vorrei dedicare anche una recensione singola a parte, come appunto “Citta di Spettri”.

Friggevo dalla voglia di leggere questo testo dai tempi dell’uscita e finalmente posso dire di averlo fatto, leggo raramente romanzi per ragazzi, ma questo per il modo in cui mi era stato descritto mi attraeva parecchio.

Direi di iniziare!

Città di Spettri – Victoria Schwab

Casa editrice: Mondadori

Pagine: 318

Genere: fantasy, urban fantasy, paranormale, gotico, ghost-story, young adult

Prezzo di Copertina: € 15,00

Prezzo ebook: € 8,99

P. Pubblicazione (ITA): 2021

Link all’acquisto: QUI

Incipit

La gente pensa che i fantasmi escano solo di notte, oppure a Halloween, quando sul mondo cala il buio e i muri si assottigliano. Ma la verità è che sono dappertutto. Tra gli scaffali del pane del supermercato, nel bel mezzo del giardino della nonna, seduti in prima fila sul tuo stesso autobus. Solo perché non riesci a vederli, non significa che non ci siano.

Trama

Da quando Cass è quasi annegata (sì, va bene, è veramente annegata, ma non le piace ripensarci), è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti… e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma. Insomma, la faccenda è già piuttosto strana. Ma sta per farsi ancora più strana. Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia. Dove cimiteri, castelli e vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti. E quando Cass incontra un’altra ragazza che condivide il suo stesso “dono”, si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa. Da Victoria Schwab, un racconto spaventoso ed elettrizzante, pieno d’azione, che parla di infestazioni, passato, mistero, e del legame tra i veri amici (anche se quell’amico è un fantasma…).

Recensione

Città di Spettri” è il primo volume di una trilogia, seguito da “Tunnel di Ossa” e “Ponte di Anime“, definita la trilogia di Cassidy Blake, protagonista dei volumi.

È nota per il suo romanzo Vicious pubblicato nel 2013, la serie Shades of Magic, lo standalone La vita invisibile di Addie LaRue e i suoi libri di narrativa per bambini e young adult.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile è scorrevole, è un libro che senza dubbio si legge molto velocemente, un po’ per l’impaginazione, un po’ per il formato pocket è un po’ proprio per lo stile dell’autrice che è uno stile tipico anche da romanzo per ragazzi, quindi ad esempio le descrizioni sono ridotte all’osso, il ritmo è piuttosto scattante, le vicende si susseguono una dopo l’altra e abbiamo appunto a che fare con la nostra Cassidy che ha 12 anni, quindi ci ritroviamo ad affrontare alcune prime esperienze con lei e a vivere situazioni tipiche di quell’età con lei.

Il ritmo come dicevamo è piuttosto veloce, la protagonista si butta da un luogo all’altro, da un ragionamento all’altro, da una situazione all’altra.

Infine parlando della scrittura di questo volume direi che le atmosfere sono a tratti effettivamente gotiche e virano verso un qualcosa di grottesco e cupo, ma non direi che queste atmosfere sono persistenti all’interno del romanzo, ci ritroviamo a volte in luoghi oscuri e tetri perché Cassidy si trova ad Edimburgo con i genitori proprio per visitare luoghi simili per la caccia ai fantasmi/lavoro televisivo dei suoi, ma ci sono anche parecchi momenti in cui le atmosfere sono rilassate e non si avverte quel senso di macabra oscurità, direi che il lato più gotico spunta nel finale.

Di certo appartiene alla fetta di romanzi per ragazzi che virano sulle atmosfere macabre, ma non è quel macabro opprimente direi che è ben misurato.

Una lettura piacevole

Se dovessi descrivere brevemente questo libro direi che è un testo piacevole da leggere per chi ha voglia di una storia leggera e a brevi tratti cupa, adatta al periodo.

Niente di più, niente di meno, è un testo che su di me non ha lasciato un grande segno, non mi sono affezionata più di tanto ai personaggi, anzi credo rimangano abbastanza superficiali, si cerca di far emergere qualcosa della loro personalità, ma secondo me leggendo solo questo primo volume non si riesce del tutto ad entrare in sintonia con loro.

Il world building è semplice, la storia di base non ha tratti particolarmente originali, parliamo di una ragazzina che riesce appunto a vedere i fantasmi entrando in questo Velo che lei descrive come se fosse una specie di tenda che può tirare e passare dall’altra parte e il mondo reale sembra prendere le sembianze del passato, più precisamente del ricordo, una specie di bolla del tempo, del fantasma in questione e di come era quel luogo ai tempi.

Cassidy ha un migliore amico che la segue sempre, anzi quasi sempre, che si chiama Jacob ed è un fantasma, legato a lei da un evento traumatico che viene accennato, ci viene raccontata l’essenza di questo evento traumatico, ma non si scende troppo nei dettagli.

In questo primo volume ci sono vari punti che ovviamente, proprio per il fatto di essere un primo volume, non vengono chiariti, sappiamo ancora poco del dono di Cassidy, di come funziona il Velo, della reale natura/intenzioni di Jacob e in generale direi anche del reale legame tra i personaggi, che capiamo sì, ma sembra essere solo accennato.

Direi che questo primo capitolo serve più che altro a presentare i personaggi e a farci entrare nel mondo di Cassidy che si ritrova all’improvviso con un dono immenso che non sa come utilizzare, anche se ad un certo punto della storia arriverà una ragazzina molto simile a Cassidy, con il suo stesso dono, che la aiuterà a comprendere meglio il Velo.

Ho trovato interessante l’idea del Velo che ovviamente torna in tutto il volume, di solito nelle ghost stories troviamo i classici fantasmi che creano scompiglio nel mondo reale con le loro apparizioni, il loro spostare oggetti senza chiedere, il loro continuo rumoreggiare anche a notte fonda, qui invece Cassidy riesce ad avvertire le presenze, ma prima di entrare effettivamente in contatto con loro sembra dover attraversare questo Velo.

E’ una specie di sottosopra al passato.

Conclusioni

Tirando le somme direi che questa è stata una lettura molto scorrevole e senza impegno, i personaggi sono stereotipati e poco approfonditi, l’idea base come dicevo non è così originale, se non per alcuni aspetti e in toto è un testo nella media, ma è comunque una lettura che rientra a pieno titolo in quelle adatte al vibe autunnale e se volete una ghost story con una protagonista simpatica con un migliore amico fantasma, perché non scegliere “Città di Spettri”?

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di questa autrice? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Ottobre e Novembre (2022)

Buon primo di ottobre e buon sabato!

Rieccomi oggi su questi schermi per parlare del libro che leggeremo assieme per i prossimi due mesi sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che trovate su Goodreads (qui), infatti questa volta il libro in questione è un bel mattoncino e per questo i tempi di lettura sono stati prolungati a due mesi, ma parliamone!

Vi ricordo come sempre che ogni mese sul gruppo leggiamo assieme un libro, senza tappe o obbiettivi, andiamo semplicemente avanti in libertà e verso fine mese o al momento preferito ne parliamo un poco assieme.

L’Armata dei Sonnambuli – Wu Ming

Casa editrice: Einaudi

Link all’acquisto: QUI

Trama

1794. Parigi ha solo notti senza luna. Marat, Robespierre e Saint-Just sono morti, ma qualcuno giura di averli visti all’ospedale di Bicêtre. Un uomo in maschera si aggira sui tetti: è l’Ammazzaincredibili, eroe dei quartieri popolari, difensore della plebe rivoluzionaria. Dicono che sia un italiano. Orde di uomini bizzarri riempiono le strade, scritte enigmatiche compaiono sui muri e una forza invisibile condiziona i destini. Qualcuno la chiama «fluido», qualcun altro Volontà. Ma è meglio cominciare dall’inizio. Anzi: dal giorno in cui Luigi Capeto incontrò Madama Ghigliottina.

L’armata dei sonnambuli è un romanzo del collettivo di scrittori italiani Wu Ming. 

È il secondo romanzo di quello che i Wu Ming chiamano il “Trittico Atlantico”, progetto che prevede la realizzazione di tre libri, tutti ambientati negli ultimi trent’anni del XVIII secolo, su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico. 

Il testo sarà in lettura per tutto il mese di ottobre e novembre.

Bene, e voi? Avete mai letto “L’Armata dei Sonnambuli”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Dracula – Bram Stoker

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come andiamo in questo ultimo giorno di settembre? Ebbene sì, l’atteso settembre è già volato!

Per entrare già nel mood tipico di ottobre oggi parliamo di un classico del genere horror/gotico, ovvero il famosissimo e iconico Dracula di Bram Stoker, libro che sono felice di poter finalmente depennare dalla lista di classici da recuperare.

Sarà arduo parlare di un testo così popolare e amato, un testo già iper-analizzato e commentato, ma ci proverò, parlando un pochino della mia esperienza di lettura, iniziamo!

Dracula – Bram Stoker

Casa editrice: Mondadori

Pagine: 569

Genere: horror, gotico, romanzo epistolare

Prezzo di Copertina: € 10,50

Prezzo ebook: € 0,99

P. Pubblicazione: 1897

Link all’acquisto: QUI

Incipit

DIARIO DI JONATHAN HARKER
(stenografato)

3 maggio, Bistrita.

Lasciata Monaco alle 20.35 del l maggio, giunto a Vienna il mattino dopo presto; saremmo dovuti arrivare alle 6.46, ma il treno aveva un’ora di ritardo. Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade, Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l’impressione che, abbandonato l’Occidente, stessimo entrando nell’Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi ponti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.

Trama

Mi stava vicino, lo vedevo da sopra la spalla, ma nello specchio non si rifletteva! In Transilvania per concludere la vendita di una casa londinese al Conte Dracula, discendente di un’antichissima casata locale, il giovane agente immobiliare Jonathan Harker scopre che il suo cliente è una creatura di mistero e orrore… Dracula, archetipo delle infinite storie di vampiri narrate dalla letteratura e dal cinema, mette in scena l’eterna lotta tra il Bene e il Male, ma anche tra la ragione e l’istinto, tra le pulsioni più inconfessabili e il perbenismo non solo vittoriano. Una storia scaturita dall’inconscio ed entrata in tutti i nostri incubi.

Recensione

Dracula è ispirato alla figura di Vlad III, principe di Valacchia, un nobile e dittatore rumeno, voivoda di Valacchia e membro della Casa dei Drăculești, un ramo collaterale della Casa di Basarab.

Stoker compie un’approfondita ricerca storica e folcloristica per creare un personaggio che doveva incarnare tutti gli stereotipi negativi dello “straniero”, stravolge l’origine etnica del Dracula valacco e ne fa un esponente di quel “Nordicum” barbarico, dominato da popolazioni, celtiche, turche, unne, ugro-finniche, iraniche, germaniche e slave, che tanto aveva impaurito nei secoli i popoli dell’Europa mediterranea.

La storia, nasce da un incubo che Stoker ebbe dopo una scorpacciata di gamberi fatta in compagnia dello storico e amico ungherese Ármin Vámbéry, che lo guidò e lo aiutò durante la stesura.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Dunque, lo stile di Stoker mi ha buttata nelle tipiche atmosfere da romanzo classico gotico, l’autore si prende i suoi tempi dal punto di vista della narrazione, è un romanzo che a tratti rallenta, credo che dal punto di vista dell’entrare nella vicenda la parte più ostica sia la seconda, infatti dopo aver conosciuto Jonathan Harker e aver letto dei suoi drammi nel castello di Dracula, veniamo gettati a Londra e spinti a fare la conoscenza di una pletora di altri personaggi tra cui ovviamente Mina, fidanzata di Jonathan che lui cita spesso nella prima parte.

La prima parte è quella senza dubbio più trascinante, che favorisce l’avanzamento nella lettura perché le atmosfere in cui ci ritroviamo, il mistero dietro alla figura del Conte, le disavventure del povero Jonathan, il luogo oscuro e intrigante che troviamo non possono non richiamare subito l’attenzione del lettore.

Come dicevamo il ritmo a tratti rallenta specialmente quando ci sono scene in cui accadono fatti misteriosi o in cui i personaggi si interrogano su eventi inspiegabili, ci perdiamo nelle loro riflessioni quando tentano di mettere assieme i pezzi di un puzzle in cui forze non umane sono in gioco.

E’ un romanzo tipicamente gotico, ritroviamo ambienti cupi, castelli isolati e diroccati in cui tutto sembra minaccioso, luoghi che conservano sempre un lato tenebroso molto spiccato, ci si immagina sempre questa oscurità o semi-oscurità che pervade la maggior parte delle scene.

“A noi nobili della Transilvania non piace pensare che le nostre ossa riposino fra quelle dei comuni mortali. Non cerco allegrezza né letizia, né la luminosa voluttà del sole o delle acque chiare che tanto piacciono ai giovani e agli spensierati. Non sono più giovane, e il mio cuore dopo gravosi anni di lutto per i miei morti non è incline all’allegria. Inoltre, le mura del mio castello sono diroccate; molto sono le ombre e il vento soffia freddo fra le merlature e i battenti. Amo la semi-oscurità e le ombre e restare solo con i miei pensieri quando è possibile.”

Van Helsing vs Vlad Dracula

Prima di leggere il libro nel corso degli anni mi è capitato di parlare con lettori di Dracula o di leggere recensioni sul testo in cui varie persone non hanno apprezzato il linguaggio di Van Helsing, dato che i dialoghi di Helsing sono parecchi nel romanzo hanno trovato questo suo stile nella parlata da straniero (infatti è un olandese che sbarca in Inghilterra) ostico da seguire dopo un tot di pagine, infatti Stoker caratterizza il personaggio di Helsing con una parlata sghemba priva molte volte di articoli, che può diventare complessa da seguire.

A me non ha dato particolarmente fastidio la parlata di Van Helsing, a tratti ho ascoltato il testo anche in audiolibro (qui) e forse questo mi ha aiutata ad avere impressa nella mente la voce del professor Van Helsing e ad avere confidenza con il suo modo di esprimersi.

Ho amato follemente il personaggio di Van Helsing, che tirando le somme è diventato il mio personaggio preferito dell’intera vicenda, è l’antagonista appunto del Conte e gioca con lui un’abile partita.

Parlando di Dracula, l’immenso Dracula, da cui prende il nome il romanzo, la presenza che terrorizza tutti gli altri personaggi, l’essere che fa precipitare la vita di molti nel caos e nella disperazione, mi sono stupita nel notare che il Conte appare fisicamente e comunica con gli altri raramente nel corso del romanzo.

Lo vediamo all’inizio con Jonathan ed è lì che lo conosciamo maggiormente perché si lascia andare anche a lunghi dialoghi in cui emerge la sua visione del mondo, il suo livello di cultura, le sue origini, ma emerge anche il lato inquietante e preoccupante per Jonathan legato a lui e al castello in cui si trova ospite.

Lo rivediamo poi in brevi sprazzi in cui sappiamo che la presenza misteriosa è lui, ma non ha un vero dialogo con gli altri personaggi se non verso la fine del romanzo, quindi è quel tipico personaggio sempre presente anche se non è effettivamente presente.

L’attenzione degli altri è comunque sempre su di lui e anche per il lettore il pensiero vola sempre al Conte, anche quando ci sono altri personaggi “in scena”.

Devo dire anche che prima della lettura sapevo dei riferimenti alla figura di Vlad III, sapevo che Stoker si era ispirato a lui, ma non mi aspettavo riferimenti espliciti all’interno del romanzo, mentre in realtà ci sono momenti in cui si accenna alla storia reale di Vlad III, certo, l’excursus non dura molto, ma non mi aspettavo comunque i diretti riferimenti storici.

Comunque a parte Van Helsing e il Conte Dracula, troviamo appunto anche Jonathan Harker, colui che incontra per primo il Conte nel suo inquietante castello in Romania, Mina Murray futura Harker, fidanzata di Jonathan che lo attende in Inghilterra, Lucy Westenra amica fidata di Mina che si trova a dover scegliere fra tre gagliardi pretendenti, il dottor Seward, il texano Morris e Arthur Holmwood con cui si fidanzerà.

Ci sono anche altri personaggi che faranno la loro comparsa all’interno del testo, ma i principali sono senza dubbio quelli nominati sopra e devo dire che ognuno di questi si rivela interessante e ben caratterizzato, infatti uno degli aspetti che ho più apprezzato di questo testo è anche l’intimità che si riesce a raggiungere con i personaggi perché li incontriamo tutti in momenti molto delicati, attimi di estrema preoccupazione per il proprio destino e quello altrui, quindi si aprono a confessioni e drammi, andiamo negli abissi delle loro ansie tramite i loro diari/telegrammi/note.

Io non sono una fan dei romanzi epistolari e questo fatto mi ha anche tenuta lontana da Dracula per un buon tot di anni, ma vi posso dire che in questo caso ho apprezzato questa caratteristica perché funziona benissimo all’interno del volume e l’autore in primis è in grado di far scorrere bene la comunicazione fra i personaggi.

Devo ammettere di aver adorato anche il personaggio di Mina, quello di una donna forte, temeraria e intelligente, che ama profondamente il suo Jonathan e cerca in ogni modo di sostenerlo e proteggerlo, è una donna su cui grava un enorme peso ad un certo punto del testo, ma lei riesce sempre comunque ad andare avanti con determinazione.

Bambina mia, la vostra franchezza e il vostro coraggio hanno fatto di me un amico, perché un amico è più raro di un innamorato, e comunque meno egoista.

Dracula è un classico che ci si gusta, specialmente in una stagione come quella attuale, al massimo buttandosi in una storia di sangue, amori, personaggi che si ritrovano a combattere un male arrivato da lontano, morte, vita dopo la morte, vampiri e inseguimenti.

Gli unici aspetti che mi hanno convinta un poco di meno rispetto al resto della vicenda sono appunto il fatto di aver faticato leggermente nella parte centrale e il finale, che ho avvertito come precipitoso e un poco velocizzato rispetto al tono generale della vicenda.

Mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa in più sulle donne che Jonathan incontra al castello di Dracula, le spose di Dracula, figure tra l’altro diventate iconiche, perché sono state riprese anche in altri romanzi, vari autori si sono ispirati a queste figure, però nel romanzo di Stoker non viene detto molto su di loro.

Conclusioni

Si tende di solito a bollare Dracula come un libro sui vampiri dai tratti gotici e basta, ed è vero, è un classico gotico con i vampiri, ma è anche molto di più, è la storia di personaggi mitici e coraggiosi che combattono contro una forza oscura ed è anche la storia di questa forza antica e oscura (senza dubbio non priva di fascino) che sbarca in Inghilterra lasciando il suo castello e la sua terra per gettare lo scompiglio e non solo.

Stoker ha avuto la grande maestria di scrivere scene molto potenti, difficili da cancellare o dimenticare, sono tante le scene iconiche di questo testo, tante quelle entrante nell’immaginario collettivo, scene pregne di un’atmosfera gotica pura, ad esempio la maggior parte delle scene della prima parte con Jonathan intrappolato in questo castello, ma anche le scene finali di un inseguimento al cardiopalma, o ancora la famosa scena di Dracula e Lucy o Dracula e Mina, non entro troppo nei particolari per evitare di fare spoiler perché anche se è un classico magari alcun* di voi non l’hanno ancora letto, come la me di qualche mese fa, quindi anche se è immensamente famoso anche rivelazioni possono essere in un certo modo ancora spoiler.

Comunque, c’è tutto in questo libro, dal sangue all’amore alla morte e ovviamente ai vampiri come dicevamo, c’è un motivo per cui è un classico amatissimo e citatissimo, eccome!

Voto:

E voi? Avete mai letto “Dracula”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Le Ricette della Signora Tokue – Durian Sukegawa

Buon venerdì, buon quasi weekend e ben ritrovat*!

Oggi partiamo a bomba, subito, così, d’emblée, siamo qui con una nuova recensione, finalmente parliamo di questo testo che è stato il libro di qualche mese fa sul gruppo di lettura tra l’altro, ovvero “Le Ricette della Signora Tokue” di Durian Sukegawa.

Un testo da cui è stato anche tratto un film nel 2015, e un testo che ha ricevuto anche un buon successo, che dire, parliamone!

Le Ricette della Signora Tokue – Durian Sukegawa

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 173

Genere: narrativa contemporanea

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

P. Pubblicazione: 2013

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Doraharu vendeva dorayaki. Sentaro passava tutto il giorno alla piastra di cottura. La bottega era al fondo di un vicolo dietro la ferrovia, in una via commerciale chiamata Sakuradori, via dei Ciliegi. Più che i ciliegi piantati qua e là, ciò che saltava maggiormente all’occhio nella via erano le numerose saracinesche abbassate. Ma l’andirivieni pareva aumentare lievemente in quella stagione, forse perché gli alberi in fiore bastavano a richiamare i passanti.

Trama

Sentarō è un uomo di mezza età, ombroso e solitario. Pasticciere senza vocazione, è costretto a lavorare da Doraharu, una piccola bottega di dolciumi nei sobborghi di Tōkyō, per ripagare un debito contratto anni prima con il proprietario. Da mattina a sera Sentarō confeziona dorayaki – dolci tipici giapponesi a base di pandispagna e an, una confettura di fagioli azuki – e li serve a una clientela modesta ma fedele, composta principalmente da studentesse chiassose che si ritrovano lì dopo la scuola. Da loro si discosta Wakana, un’adolescente introversa, vittima di un contesto familiare complicato. Il pasticciere infelice lavora solo il minimo indispensabile: appena può abbassa la saracinesca e affoga i suoi dispiaceri nel sakè, contando i giorni che lo separano dal momento in cui salderà il suo debito e riacquisterà la libertà. Finché all’improvviso tutto cambia: sotto il ciliegio in fiore davanti a Doraharu compare un’anziana signora dai capelli bianchi e dalle mani nodose e deformi. La settantaseienne Tokue si offre come aiuto pasticciera a fronte di una paga ridicola. Inizialmente riluttante, Sentarō si convince ad assumerla dopo aver assaggiato la sua confettura an. Sublime. Niente a che vedere con il preparato industriale che ha sempre utilizzato. Nel giro di poco tempo, le vendite raddoppiano e Doraharu vive la stagione più gloriosa che Sentarō ricordi. Ma qual è la ricetta segreta della signora Tokue? Con amorevole perseveranza, l’anziana signora insegna a Sentarō i lenti e minuziosi passaggi grazie ai quali si compie la magia: «Si tratta di osservare bene l’aspetto degli azuki. Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi». Come madeleine proustiane, i dolcetti giapponesi diventano un pretesto per i viaggi interiori di Sentarō e Tokue, fra i quali si instaura un legame profondo che lascia emergere segreti ben più nascosti e ferite insanabili. Con l’autunno, però, un’ombra cala sulla piccola bottega sotto al ciliegio: quando il segreto di Tokue viene alla luce, la clientela del negozio si dirada e la donna, costretta a misurarsi di nuovo con il pregiudizio e l’ostracismo sociale che l’ha perseguitata per tutta la vita, impartirà a Sentarō e Wakana la lezione pù preziosa di tutte. “Le ricette della signora Tokue” è una favola moderna sull’amicizia, la libertà e la resilienza. Un’ode alla vita di palpabile sensualità che ci insegna a trovare la grazia nell’inaspettato e la felicità nelle piccole cose.

Recensione

Io personalmente non ho mai visto il film, ma so che ha delle recensioni tutto sommato positive, lo potete trovare su Prime Video.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile di Sukegawa è assolutamente scorrevole e godibile, anche il ritmo è costante e a mio vedere ben equilibrato perché l’autore si prende in alcune scene un momento in più per analizzare certi pensieri, dubbi, o piccole paure dei personaggi che a primo acchito possono sembrare irrilevanti, ma invece aiutano il lettore a comprendere la personalità di questi.

E’ un testo piuttosto breve, che si legge tra l’altro velocemente perché Sukegawa ha il dono di riuscire ad attirare il lettore e tenerlo inchiodato alle pagine, diciamo che anche i personaggi sono individui con cui secondo me è facile entrare subito in contatto, empatizzare ed interessarsi sinceramente alle loro vite/vicende.

Pensando all’atmosfera la mia mente torna sempre agli alberi di ciliegio che sono una costante in questo libro e donano ad ogni scena un tocco di delicatezza, tutto il libro è pervaso da un senso di delicatezza direi, anche quando ci sono rivelazioni dolorose o scene amare, c’è sempre questo sentore di gentilezza e eleganza, questo aspetto c’è anche da dire che può essere, a mio modesto parere, ricondotto allo stile di vari autori giapponesi, ma in generale asiatici che hanno il dono di scrivere con uno stile armonico e delicato, creano scene in cui i colori, i profumi, anche il tono di voce dei personaggi sembra sempre raffinato o intimo.

“Perché io credo che qualsiasi siano i nostri sogni, prima o poi troveremo per forza ciò che cerchiamo, grazie alla voce che ci guida. La vita di un essere umano non è mai uniforme: ci sono momenti in cui il colore cambia di colpo. Io mi trovo nella fase finale della mia esistenza. E’ per questo che so certe cose.”

I personaggi sono il punto forte

In questo libro il vero fulcro sono i personaggi, le loro vite, i loro obbiettivi, il modo in cui hanno vissuto e stanno vivendo la loro vita.

Troviamo Sentarō, un uomo che lavora in una bottega che cucina dorayaki, ma lo spirito e la voglia con cui quest’uomo si reca ogni mattina al lavoro e si mette alla piastra è pari a zero, lavora in questo luogo perché deve ripagare un debito alla proprietaria della bottega e nonostante non ami particolarmente i dolci è obbligato a rimanere lì.

Tokue invece è una signora anziana che si offre di lavorare nella bottega di Sentarō in cambio di una paga decisamente modesta e all’inizio l’uomo è titubante, ma dopo poco si convince e assume Tokue che in poco tempo innalza la fama della bottega per la bontà raggiunta da questi nuovi dorayaki preparati da lei, rispetto a quelli precedenti di Sentarō, preparati diciamo non al meglio…

Infine il terzo personaggio più importante della vicenda è questa ragazza di nome Wakana, che instaura un adorabile rapporto con Tokue e successivamente anche con Sentarō.

Penso sia affascinante vedere come questi tre personaggi, all’apparenza lontani e diversi l’uno dall’altro riescano ad instaurare un legame profondo e reale, il modo in cui l’autore riesce a costruire i pezzi del loro rapporto è ottimo e si riesce ad avvertire il sincero affetto che è alla base di questo legame.

Tokue è una donna all’inizio piuttosto misteriosa, è una signora dolce e gentile, severa con Sentarō a tratti, ma si avverte chiaramente un’ombra su di lei, c’è qualcosa che ha paura di rivelare, ma è un qualcosa che alla fine verrà a galla e avrà un impatto sul resto della vicenda.

Questo qualcosa penso che assieme al legame tra i personaggi sia quasi il secondo fulcro della vicenda, perché apre questo vaso di Pandora su un fatto storico realmente accaduto purtroppo, non solo in Giappone, ma anche in altre zone del mondo, però senza dubbio in Giappone ebbe delle gravi conseguenze che perdurarono fino al 1996 per quanto riguarda le persone vittime di questo fatto.

Come noterete ci giro attorno perché non voglio fare spoiler, ma al tempo stesso desidero parlare di questo aspetto del personaggio di Tokue perché non riguarda solo lei e come dicevo è una tematica che non si trova spesso nei libri di narrativa ed è un secondo fulcro del libro.

Questo libro ci porta ad interrogarci anche sui pregiudizi, sul perché è così difficile scrostarsi di dosso un qualcosa che ci è accaduto per cui gli altri ci vedono in un determinato modo, sui diversi modi che hanno le persone di affrontare una disgrazia come quella accaduta a Tokue e sul come si può accettare tutto questo arrivati/e all’età di Tokue.

Tokue e Sentarō sembrano completarsi a vicenda, perché mentre Tokue si sente sola e ha voglia di vivere arrivata alla sua età, Sentarō si sente completamente bloccato nella sua vita e il suo desiderio di agire e rincorrere ciò che desidera si è spento, quindi Tokue alla fine del loro viaggio riesce a lasciare una impronta enorme su Sentarō che si ritrova quasi ripulito e vuoto, come se dovesse iniziare da capo, mentre Tokue, beh è arrivata ad una fase di accettazione e perdono che solo qualcuno con una grande saggezza e un grande trascorso di dolore può raggiungere.

“A quel punto Sentarō si sentì soffocare. Sì, colui che le sussurrava senza sosta: “Avresti fatto meglio a non nascere”… Colui che aveva condotto i giochi… era Dio. “Soffrirai per tutta la vita”, aveva sentenziato. Quando Tokue aveva capito tutto ciò, come aveva percepito la propria esistenza? Che idea si era fatta della vita? Una ragazzina di quattordici anni che piangeva soffocando i singhiozzi. Incapace di avvicinarsi oltre, Sentarō si voltò e tornò indietro sul sentiero nel bosco.”

Conclusioni

E’ complicato parlare di questo libro perché è un testo che “si sente” molto durante la lettura, ma successivamente è complesso riuscire a descriverlo in modo oggettivo, posso solo dire che questa è la storia di una grande amicizia, di due persone che si accompagnano a vicenda in una nuova fase della vita e si insegnano a vicenda qualcosa di importante, ma è anche una storia da cui traspare un grande dolore e un livello di sofferenza e isolamento tali difficili da comprendere per tante persone che possono finire con il limitarsi solo ad escludere a priori senza provare a capire, o immedesimarsi un minimo.

“Le ricette della Signora Tokue” è un libro dolce e amaro, morbido e ruvido, una storia di comprensione e accettazione.

E’ un libro che vi farà piangere? Può essere, io di sicuro le mie lacrime le ho versate.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Le Ricette della Signora Tokue”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!