Pillole Letterarie #26

“Fu allora che successe.
Lama sollevò una zampa come per toccare il braccio della ragazza. E incontrò la sua mano.
Palmo nel palmo.
Occhi negli occhi.
Un pozzo castano e uno specchio d’ambra. Greta affondò nell’iride della lupa. Vide una notte ricamata di stelle e un’alba rosata, il sole dorato e una fitta nebbia d’argento. Infine, ritagliata in un cielo blu profondo, una brillante lama di luna”.

“La Luna è dei lupi. E i lupi sono della Luna” sentenziò. Piegò la testa all’indietro e donò al cielo un canto dal colore blu profondo. Più in basso, nel fitto del bosco, gli altri componenti del branco si unirono a lui. “Forse gli uomini pregano in modo diverso” insistette Lama. “Forse venerano qualcosa che possono omaggiare anche nel chiuso delle loro tane”. “Ma che ti prende Lama? Come mai ti vengono questi pensieri?”, “Non sono convinta che tutti gli uomini siano malvagi, ecco tutto.” “E da dove ti viene questa convinzione?” chiese sempre più sbigottito. Lama esitò. “Ieri ho visto una femmina di uomo con il suo bambino. Lo so, ti sembrerà folle… ma mi ha fatto tenerezza. Nei suoi occhi ho visto lo stesso amore che abbiamo noi per inostri cuccioli.” “L’amore per i loro figli non gli impedisce di uccidere i nostri, tuttavia” rispose amaro Rio. “Lo so che molti di loro sono crudeli e distruttori, ma… ecco non credo siano tutti così. […]”

#libriconsigliati#

#piccolistralciletterari#

La Scala di Dioniso – Luca di Fulvio

Buon giovedì!

Come state? State anche voi friggendo di caldo in questa torrida estate?

Oggi dobbiamo assolutamente parlare di un libro che ho letto qualche tempo fa, di un autore di cui non avevo mai letto nulla prima, che mi ha assolutamente stupita e invogliata a recuperare tutte le opere (o quasi) dell’autore in questione che è Luca di Fulvio.

Tra l’altro mi è capitato di leggere il testo di cui andremo a parlare oggi totalmente a caso, perché io uso ancora a volte BookMooch e un giorno nei libri recentemente inseriti dagli utenti ho avvistato appunto “La Scala di Dioniso” e l’ho voluto richiedere, per totale curiosità e sono felice di averlo fatto.

Comunque, andiamo con ordine, “La Scala di Dioniso” è un libro edito Mondadori attualmente fuori catalogo, ma si può trovare in giro molto facilmente, su siti come Ebay, Libraccio, Amazon ecc. ecc. se ne trovano molte copie a prezzi modesti, quindi non fa parte di quella cerchia di libri fuori catalogo introvabili o reperibili solo a prezzi esorbitanti, anzi.

Parliamone!

La Scala di Dioniso – Luca di Fulvio

Casa editrice: Mondadori

Pagine: 481

Genere: thriller, giallo storico

Prezzo di Copertina: € 8,80

Prezzo ebook: € 7,99

P. Pubblicazione: 2005

Link all’acquisto: QUI

Incipit

L’assassino conosceva il dolore. Perché era nato nel dolore. Lui stesso era dolore. E non c’era pena che non fosse in grado di amare. Perché il suo era un buon dolore. Perché adesso il dolore del suo misero corpo ne era al contempo il trionfo e la celebrazione, il mezzo scelto dal destino per dargli un’altra vita. Una vita gloriosa. Nessuno avrebbe riso di lui. Non più. Poteva raccogliere a piene mani, nella carne degli altri, il tormento che quelli avevano mietuto non solo nel suo corpo ma anche nella sua anima. Aveva la vendetta, ora. Aveva la forza. Aveva la paura di quegli altri. Il dio gliel’aveva concesso. E per il dio l’avrebbe fatto.

Trama

È il 31 dicembre 1899. L’alba del nuovo secolo si macchia di sangue.
Una strage efferata – la prima di una lunga e misteriosa catena di delitti – si consuma alla Mignatta, “la sanguisuga”, il promiscuo distretto suburbano che ospita ladri, taglieggiatori e tutti i miserabili che la città si lascia alle spalle, senza voltarsi, ma anche i ricchi azionisti del grande zuccherificio, chiusi nelle loro ville dorate e ostili alle nascenti idee socialiste che si diffondono tra gli operai. Ed è proprio contro le mogli degli azionisti che si accanisce l’assassino, incidendo nelle loro carni gli indecifrabili segni della sua rivalsa.
Feroce come un vendicatore, implacabile come un dio, è il primo serial killer del Novecento. In questa polveriera pronta a esplodere, il giovane ispettore Milton Germinal compie la sua discesa all’inferno. Trasferito alla Mignatta a causa della sua dipendenza da oppio ed eroina, spetta a lui decifrare la firma del mostro, i suoi macabri riti. Annaspando in questo incubo, dove nulla è ciò che sembra, Germinal incontra personaggi ambigui e carismatici, deformi e seducenti: il pallido ed etereo Stigle, il chimico dello zuccherificio; il dottor Noverre, l’inquietante direttore dell’Istituto delle Malformazioni; l’itterico Sciron e poi c’è lei, Ignés dai magnifici occhi grigi, la Regina delle Nebbie… e l’orrore a tratti si stempera in una storia d’amore che lo può salvare o condurre alla perdizione.
In un’atmosfera cupa e morbosa, appassionata e sensuale, mistica e feroce, Luca Di Fulvio conduce, gradino dopo gradino, in cima alla scala di Dioniso, la scala di quel dio visionario dalla quale si domina la fine dell’Ottocento e l’inizio di un Novecento che racchiude in sé tutti i germi della nostra attuale malattia.

Recensione

Luca di Fulvio è famoso per aver scritto anche “La Gang dei Sogni“, “La Figlia della Libertà“, “La Ragazza che toccava il cielo“, “Il Grande Scomunicato” e altri.

In Germania La gang dei sogni, con il titolo Der Junge, der Träume schenkte, ha venduto più di un milione di copie restando in testa alla classifica dei bestseller per mesi.

Nel 2021 è stato uno dei sei finalisti del Premio Bancarella.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Uno degli aspetti che ho più adorato e apprezzato di questo libro è l’atmosfera, infatti siamo in un mondo e in una società abbandonata quasi a sé stessa, con l’ispettore Germinal ci rechiamo in questa parte della città degradata e cupa, parecchio cupa, questo sarà il luogo tra l’altro in cui si svolgerà l’intera vicenda.

Un luogo malsano, malato, in cui ci addentriamo assieme ai personaggi anche in edifici che nascondono segreti e misteri, ma anche una storia oscura e fosca.

Ci muoviamo attraverso vari luoghi, ma ognuno di questi è cupo a modo suo, c’è ad esempio questo spazio che costeggia in un certo senso la cittadina che viene descritto come se fosse una specie di accozzaglia di vecchi edifici fatiscenti, un clima quasi post-apocalittico, in cui sembra non esserci nessuno, ma in realtà in questo posto chiamato modestamente “Inferno”, ci sono occhi ovunque, compaiono persone nascoste nel buio che sembrano vivere come topi, pronte a derubare o uccidere chiunque passi da quelle parti.

Ci sono luoghi in questo libro che rimangono impressi per l’atmosfera che si respira in questi, c’è un istituto dedicato alle Malformazioni in cui il dottor Noverre, esso stesso malformato, cura pazienti problematici, c’è un circo situato su una collina diretto da un uomo misterioso e senza scrupoli in cui l’affascinante Ignés si esibisce, c’è lo zuccherificio che dà lavoro a parecchie persone ed è in un certo modo gestito anche dal chimico Stigle, un giovane pallido ed etereo che nasconde una natura tormentata, insomma ritroviamo personaggi sfaccettati che si intrecciano a questi luoghi inquietanti.

Lo stile di Luca di Fulvio è assai gradevole, ho apprezzato anche il fatto che dopo il finale vero e proprio, l’autore si prenda un tot di pagine per approfondire la figura dell’assassino che in questo libro smuove le vicende con efferati delitti, in queste pagine l’autore ripercorre le origini dell’omicida e ne delinea un quadro nitido e tragico.

“La Natura, in coro, vi risponderà che disprezza la perfezione che predichiamo. La Natura… se esiste quest’anima che vogliono le nere sottane della nostra Chiesa… ha un’anima efferata, viziata e viziosa, che afferma se stessa attraverso la morte di qualcos’altro. In questa perfetta imperfezione la Natura affila le armi della propria sopravvivenza ed evoluzione. Se abbiamo una colpa, noi uomini che crediamo di superare la Natura, se abbiamo una colpa è proprio di non assecondare i nostri istinti, di non ubbidire a noi stessi, di vivere non di vita ma di illusioni, non di azioni ma di ipotesi, non di presente ma di passato o di futuro. Se abbiamo una colpa… è di essere quel che non siamo.”

Il ritmo generale del testo è costante, verso il finale ovviamente in momenti topici diventa crescente, ma tutto sommato dato che dobbiamo seguire vari personaggi e sottotrame il ritmo rimane stabile senza risultare noioso o lento.

Un mondo disgraziato

La Scala di Dioniso” è un libro senza dubbio drammatico, per dire questo penso al mondo in cui è ambientato, ai personaggi che seguiamo, alle vicende che li coinvolgono e anche al finale.

E’ un libro violento in cui le scene di omicidio sono piuttosto dettagliate e in generale lo stile dell’autore e il mood generale della vicenda non fanno altro che rendere queste scene ancora più amare e tragiche.

Il libro segue personaggi complessi, tutti/e hanno alle spalle traumi ancora molto vividi che nel corso del tempo li hanno resi quelli che incontriamo, e ognuno di questi traumi emerge nel corso del testo e viene rivelato, abbiamo anche personaggi con dipendenze, ad esempio l’ispettore Germinal che è dipendente dalla droga, o il personaggio di Ignés che in seguito a varie vicende ha bisogno di provare un dolore fisico per avere un rapporto sessuale soddisfacente, o ancora abbiamo la dipendenza/ossessione della vendetta che invece accompagna l’assassino, un personaggio che ha creato dentro di sé una nuova identità, nata anche qui da un trauma molto profondo.

L’autore affronta varie tematiche, la violenza sessuale, la dipendenza da droga appunto, la malformazione fisica, l’infanzia distrutta, l’odio da parte dei genitori, la lotta fra classi sociali, lo sfruttamento ecc. ecc.

Questo infatti si sente un Dio, un Dioniso che entra in gioco per ripulire il mondo da esseri umani che secondo lui devono essere puniti ed eliminati per creare una nuova realtà degna di un Dio come lui.

C’è un legame fra la scelta di Dioniso e la nuova identità di questo che verrà approfondita nel testo e ho gradito il fatto che nulla sia stato lasciato al caso, c’è un motivo preciso per cui l’assassino diventa questo Dio vendicatore e vendicativo, in questo testo si riesce a capire la vera personalità dei personaggi e soprattutto le azioni che compiono hanno sempre una motivazione proprio perché impariamo a conoscere quel personaggio.

Non è un testo in cui ci troviamo davanti individui che si comportano in modo poco coerente rispetto a ciò e a chi sono davvero.

Le scelte, anche quelle meno condivisibili, dei personaggi si ricollegano sempre alla loro identità e a ciò che abbiamo letto su di loro, riguardo ai loro traumi e alla loro visione del mondo.

La trama di base potrà sembrare quella del classico giallo con un assassino a piede libero che terrorizza la popolazione, soprattutto quella della “classe” sociale che ha deciso di prendere di mira, con un detective che è sulle sue tracce e si muove tra intrighi, intuizioni e misteri.

Ma in questo libro c’è molto di più, ovviamente il focus rimane sulla serie di omicidi e l’indagine per scoprire l’identità dell’assassino, ma abbiamo molti altri personaggi che ruotano attorno a Germinal e alla scia di sangue, e ognuno di questi personaggi si rivela essere importante e più che interessante da seguire.

Insomma Luca di Fulvio delinea un mondo tragico con conflitti sociali, violenza che dilaga, esseri umani sempre più provati e oppressi da ciò che sono stati, il tutto si sovraccarica fino all’esplosione finale con una scena senza dubbio d’effetto.

Conclusioni

“La scala di Dioniso” è stata una vera e propria sorpresa per me, mi sono appassionata ad ogni giro di trama, personaggio, vicenda sempre immersa in quel clima fosco o opprimente che tanto adoro trovare nei libri.

Forse le uniche pecche sono il fatto che a tratti l’autore si sofferma un po’ troppo su scene o rivelazioni che risultano chiare quasi fin da subito, ma non è comunque un soffermarsi che rende eccessivamente pesante la lettura, semplicemente a tratti ho notato questa caratteristica.

Se avete l’occhio allenato da thriller o giallo forse potreste già arrivare all’identità del killer in questione prima della rivelazione, anche perché ad un certo punto l’autore inizia a spargere indizi sempre più diretti.

Che dire quindi? Luca di Fulvio è stato una grande scoperta e non vedo l’ora di leggere altro dell’autore, se vi piacciono i gialli storici a tinte parecchio cupe, con personaggi travagliati, ambientazioni originali e tenebrose “La Scala di Dioniso” è il libro perfetto per voi!

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Luca di Fulvio? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

PoetryTime

Incontrerò la grande sofferenza

nelle mani e in tutto il volto,

entrerò nel grande dolore

e davanti all’uscio piangerò,

prima che mi lascino passare,

che mi chiedano da dove sarò venuto

se oserei fermarmi lì, dove c’è solo neve,

o se continuassi fino ai castagni,

allora sarò sulla montagna

e abbraccerò tutte le ferite,

le mie e quelle del sangue altrui,

non ci sarà patimento in tutto questo,

solo alberi sterminati di conifere.

(da Tibet)

Roberto Carifi

TBR Estiva (2022)

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Oggi parliamo di programmi di lettura, obbiettivi belli e speranze mal riposte, perché parliamo della tbr estiva, ovvero i libri che vorrei leggere in questo periodo estivo, quindi da ciò che rimane del mese di luglio all’intero mese di agosto.

Perché dico “speranze mal riposte”? Beh, diciamo che io non ho una parentesi passata positiva per quando riguarda le tbr in generale, infatti ogni volta in cui è uscita qui sul blog una tbr io ho sempre fallito miseramente, non sono mai stata brava con le tbr e in generale con il seguire un piano in modo costante.

Ma dovete sapere che da quest’anno sono cambiata, ebbene sì, infatti dal gennaio del 2022 ho iniziato ogni mese a farmi una tbr e miracolo dei miracoli sono sempre riuscita a rispettare la mia tbr mensile, da gennaio a oggi.

Certo, a volte mi è capitato di sostituire un testo in tbr con un altro, a volte non sono riuscita a leggere tutti i libri nella pila, però insomma a parte qualche leggero sbandamento sono riuscita a rimanere sul sentiero, chissà quanto durerà tutto ciò…

E ora, dato che siamo in pieno periodo estivo ho deciso di ritentare con una tbr estiva, come avevo fatto anche qualche anno fa, ho messo assieme una pila sostanziosa di libri che spero di leggere prima della fine dell’estate, come scritto prima il periodo di riferimento è fino alla fine di agosto.

La Pila

Tra l’altro se mi seguite su Instagram (qui), forse il mistero di questa pila vi sarà già stato rivelato.

Dunque, partiamo da Bunker Diary di K. Brooks che è la base di questa pila e fa parte anche di quella specie di tbr annuale che ho stilato alla fine del 2021.

Questo libro aspetta di essere letto da anni, ricordo che andava parecchio “di moda” anni fa, lo si vedeva spesso in giro, ora non più così tanto. E’ un testo che vi dirò la verità, mi spaventa e mi intriga allo stesso tempo perché è letteralmente il diario di un ragazzino che viene rapito, assieme ad altri, rinchiuso in questa stanza e osservato da parecchie telecamere e microfoni. Queste persone non sanno perché si sono state rapite o cose le accomuna, e questo è in pratica il diario della sua esperienza.

Abbiamo poi L’Avversario di E. Carrére che schiaccia Bunker Diary e dovete sapere che in realtà ho già iniziato a leggere questo testo, da ieri sera, sono ora circa a pagina 50. Racconta di un fatto realmente accaduto, quello di un uomo che ha sterminato la propria famiglia composta da: due figli, la moglie e anche i genitori dell’assassino.

La motivazione è la scoperta della sua vita fittizia, infatti questo si era costruito un’immagine totalmente falsa vivendo per anni in una menzogna.

Essendo al momento in una fase di sconforto per la lettura, non un vero e proprio blocco, ma comunque un momento di calo ho deciso di iniziare questo anche per sbloccarmi dato che è un libro breve e scritto in uno stile approcciabile.

Vediamo poi Il Libro Contro la Morte di E. Canetti, altro testo attualmente in lettura, con cui sto andando avanti a rilento, ma va bene comunque.

Questo libro è stato scritto nel corso di 50 anni ed è una raccolta di frasi, pezzi di interviste, riflessioni dell’autore, dialoghi con i contemporanei sulla morte, sul potere della morte e sull’essenza dell’umanità quando si parla della fine della vita.

Il Portale degli Obelischi di N.K. Jemisin è il secondo volume della trilogia della Terra Spezzata, di cui ho letto a giugno il primo volume “La Quinta Stagione”, di cui parleremo prossimamente.

Questo è un testo che ho voluto inserire nella tbr, ma vi dirò non so se riuscirò nell’impresa di leggerlo oppure no perché quando affronto una serie/trilogia/ciclo ho sempre bisogno di qualche mese di tempo prima di passare al volume seguente. Vedremo, per ora eccolo lì.

Shining di S. King, ahh questa sì che è una lettura certa! Leggerò assolutamente questo libro ad agosto, ne sono sicura perché non vedo l’ora.

E’ il famoso testo di King da cui è stato tratto l’altrettanto famoso film diretto da Kubrik, con tutte le differenze del caso anche per la famosa faida fra King e il regista, ma parla di quest’uomo che con la sua famiglia si reca in questo hotel per diventarne il guardiano nel periodo invernale, ma il figlio Danny inizia ad avere terribili e inquietanti visioni sui fatti avvenuti in questa struttura e anche la psiche di Jack con il passare del tempo non fa altro che peggiorare.

Hap e Leonard di J. R. Lansdale, anche questo fa parte della tbr annuale e il volume che vedete nella foto contiene i primi tre libri della serie, ovvero “Una Stagione Selvaggia”, “Mucho Mojo” e “Il Mambo degli Orsi”.

Sono anni che spero di leggere qualcosa con protagonisti Hap e Leonard, ma anche qualcosa scritto da Lansdale che è un autore di cui ho vari testi in libreria senza aver però mai letto nulla.

La serie di H&L dovrebbe seguire due detective, amici che investigano su vari casi e si buttano in imprese varie.

Gli Ultimi Giorni di Smokey Nelson di K. Mavrikakis, è un libro che è in lettura al momento e non so se ve lo ricordate, ma anni fa quando portavo ancora i book haul sul blog avevo parlato di questo libro, quindi sono passati anni da quando l’ho acquistato, non ricordo quanti esattamente, ma direi un buon tot.

Parla di quest’uomo Smokey Nelson che nel 1989 ha sterminato una famiglia in una camera d’albergo e al tempo presente del libro sta per essere giustiziato dopo vent’anni nel braccio della morte. La vicenda è narrata da quattro personaggi che hanno avuto a che fare in un modo o nell’altro con Nelson.

Lolita di Nabokov, è un classico che mi manca e che spero di leggere da anni, anche questa la darei come lettura certa.

Il Dio delle Piccole Cose di A. Roy è il libro del mese di luglio per il gdl e io lo devo ancora iniziare, ma voglio assolutamente leggerlo, quindi segniamo anche questa come lettura certa, dato che il gruppo sarà “in vacanza” per agosto, potrei finire per leggerlo anche ad agosto, vedremo un po’ come andranno le letture.

Il libro narra le esperienze infantili di due fratelli gemelli, le cui vite vengono distrutte dalle “Leggi d’amore”, che stabiliscono “chi deve essere amato, e come. E quanto”. Il libro racconta una grande storia d’amore che entra in conflitto con le convenzioni; ci mostra un Paese, dilaniato fra tradizione e modernità, dove esistono ancora gli intoccabili e leggi non scritte continuano a governare la vita di una donna; ci fa entrare in un mondo fatto di piccoli eventi, di cose ordinarie che sembrano di nessuna importanza, ma che sono cariche di un significato più profondo e in cui sembra rispecchiarsi una verità universale.

Mentre Morivo di Faulkner, credo un altro testo facente parte della tbr annuale, è un libro che mi intimorisce un poco più per quello che ho sentito sul suo conto, ho sentito che per moltə è un testo complesso più che altro per la struttura.

Seguiamo la vicenda infatti da tanti punti di vista e personaggi diversi, i capitoli sono piuttosto brevi e ognuno segue un personaggio diverso, la storia narra il viaggio, tra rancori e tensioni, di un padre e i suoi figli verso il luogo di sepoltura della madre.

Mattatoio n.5 di K. Vonnegut, ricordo di aver parlato di questo libro anni fa sul blog, ma vorrei rileggerlo anche perché non ricordo nulla.

E’ la storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare (“ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere”) e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo.

Infine un saggio, Il Mostruoso Femminile di J.E.S. Doyle, un testo che ho visto parecchio in giro e che è entrato di diritto nella mia lista di libri da leggere il prima possibile.

“Il mostruoso femminile” è un saggio sulla natura selvaggia della femminilità, che viaggia tra mito e letteratura, cronaca nera e cinema horror, mostrando la primordiale paura che il patriarcato nutre da sempre nei confronti delle donne. 

Devo mettere le mani avanti e dire che potrebbero esserci delle sostituzioni in caso dovesse venirmi la voglia di leggere libri ricevuti magari per il compleanno, o a causa di voglie improvvise nei confronti di un libro specifico, insomma potrebbe cambiare questa lista, ma l’importante è essere armatə di buone intenzioni.

E voi? Avete già qualche programma di lettura per questa estate? Che libro state leggendo ora? Fatemi sapere!

A presto!

Il Deserto dei Tartari – Dino Buzzati

Buon martedì!

Come procede luglio e questa settimana afosa?

Spero che il blog non sia completamente oscurato e introvabile dopo i cambiamenti di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, dovrebbe essere tutto a posto ora… quindi, rieccoci!

Oggi, parliamo di un libro che ho letto all’inizio del 2022, un libro che io avevo già provato a leggere circa 1/2 anni fa ma che non ero riuscita a portare a termine, forse perché non era il momento giusto.

Questo libro tra l’altro fa anche parte di quella specie di tbr annuale che ho stilato alla fine del 2021 nei propositi di lettura per il 2022 e sono stata molto felice di poterlo finalmente segnare come letto dopo essermi goduta la lettura.

Comunque, andiamo con ordine, oggi parliamo de “Il Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati.

Il Deserto dei Tartari – Dino Buzzati*

Casa editrice: Mondadori

Pagine: 300

Genere: romanzo, narrativa

Prezzo di Copertina: € 14,50

Prezzo ebook: € 7,99

P. Pubblicazione: 1940

Link all’acquisto: QUI

*La copertina mostrata è quella dell’edizione che ho letto io, ma il titolo è disponibile in una nuova edizione, edita Mondadori, con una nuova veste grafica che potete trovare cliccando sul link qui sopra.

Incipit

Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, a luma di una lampada a petrolio si guardò nello specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c’era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.

Trama

Ai limiti del deserto, immersa in una sorta di stregata immobilità, sorge la Fortezza Bastiani, ultimo avamposto dell’Impero affacciato sulla frontiera con il grande Nord. È lì che il tenente Drogo consuma la propria esistenza nella vana attesa del nemico invasore. Che arriverà, ma troppo tardi per lui. Pubblicato nel 1940, “Il deserto dei Tartari” è “il libro della vita” di Dino Buzzati: nell’esistenza sospesa di Giovanni Drogo, infatti, i riti di un’aristocrazia militare decadente si mischiano a gerarchia, obbedienza e alla cieca osservanza di regolamenti superati e anacronistici. La sua storia è una «sintesi della sorte dell’uomo sulla Terra», il racconto «del destino dell’uomo medio» in attesa di «un’ora di gloria che continua ad allontanarsi», finché, ormai vecchio, si accorgerà «che questa sua aspirazione è andata buca». «Probabilmente» ha rivelato l’autore «tutto è nato nella redazione del “Corriere della Sera”, dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti sempre così, se la grande occasione sarebbe venuta o no. Molto spesso avevo l’idea che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva». In questa edizione il testo è accompagnato dalla riproduzione di materiali inediti che permettono di ricostruire la genesi del romanzo e il suo percorso dalla pagina al grande schermo tra cambiamenti e finali diversi.

Recensione

“Il Deserto dei Tartari” è stato pubblicato per la prima volta nel 1940 ed è il libro più famoso dell’autore, anche se Buzzati ha scritto di certo anche altri testi decisamente famosi e apprezzati.

Lo scrittore in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo era nato:

«… dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva.»

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile che troviamo è quello tipico di Buzzati, uno stile travolgente che riesce a trascinare il lettore dentro alla vicenda fin dalle prime pagine, viene spontaneo interessarsi alla vita di Giovanni Drogo in viaggio per raggiungere la Fortezza Bastiani e lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita.

Il tono iniziale della vicenda è quasi sconsolato e dubbioso, Drogo è finalmente ufficiale e dovrebbe essere felice per questo, ha studiato per anni in attesa di un tempo simile e come primo incarico deve prestare servizio appunto alla Fortezza Bastiani, un avamposto tempo prima strategico che ora però è quasi sconosciuto ai più, sorveglia solo una desolata pianura denominata “il deserto dei tartari”.

I Tartari (o Tatari) sono una popolazione nomade dell’Asia centrale, federata nel Medioevo con i Mongoli; però alla fine questi hanno poco a che vedere con il libro, infatti Buzzati sfrutta il nome dei Tartari per evocare l’idea di una minaccia militare, di un’invasione da parte di un popolo crudele, un’attacco che sembra non giungere mai, ciò si rivela una motivazione che tiene incorati i personaggi alla Fortezza Bastiani.

Comunque, il ritmo del libro è costante, nonostante il focus sia sul tempo che passa, sulla “fuga del tempo” e sul rimanere bloccati nella speranza di un qualcosa che si spera accadrà in futuro, ma il tempo va avanti e questo qualcosa non accade mai, il ritmo rimane scorrevole.

Infatti fra personaggi secondari, avvenimenti vari e riflessioni di Drogo a me non è mai capitato di avvertire un senso di pesantezza o lentezza nello stile di Buzzati.

“Per le ultime volte vengono a lui nella notte le dolci immagini di un mondo completamente felice. Guai se potesse vedere se stesso, come sarà un giorno, là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio e uniforme e intorno né una casa né un uomo né un albero, neanche un filo d’erba, tutto così da immemorabile tempo.”

Parlando delle atmosfere presenti in questo testo direi che la sensazione è proprio quella di sentirsi vincolati in un ambiente desolato, in attesa di un qualcosa che sembra sempre sul punto di arrivare e ci si continua a preparare per questo qualcosa, si continua ad attendere e intanto si avverte il peso degli anni che passano.

L’assuefazione de “Il Deserto dei Tartari”

Giovanni Drogo è un personaggio di base neutro, un giovane di buone speranze che all’inizio rimane colpito anche negativamente dalla Fortezza Bastiani, pensa che una volta terminato il periodo di permanenza se ne andrà verso prati più verdi, pensa che questa sarà solo un’avventura di pochi mesi, ma come dicevamo prima il tempo passa e Drogo si ritrova invece vittima della Fortezza Bastiani.

I tartari, la Fortezza, alcune minacce che spunteranno nel corso del libro non fanno altro che convincere Drogo a rimanere alimentando quel sospetto e quella convinzione di avere ragione quando si pensa che qualcosa accadrà prima o poi.

“Il Deserto dei Tartari” è un libro che si fonda su questo principio, è una metafora costruita in modo più che sapiente dall’autore che è riuscito a creare simboli e paesaggi che in realtà non sono solo ciò che vediamo, e che Drogo vede, ma sono il simbolo della condizione umana, questa distesa sterminata di cui non si vede chiaramente il fondo da cui potrebbe arrivare una minaccia in ogni momento simboleggia l’ignoranza verso il futuro che ci tiene però attaccati/e alla speranza nei confronti di questo, uno stato di perenne attesa in cui si ha paura di cambiare ciò che si è in quel momento perché le cose potrebbero migliorare o arrivare proprio quando scegliamo di voltarci dall’altra parte e andarcene.

“Era l’ora delle speranze. E lui ritornava a meditare le eroiche fantasie tante volte costruite nei lunghi turni di guardia e ogni giorno perfezionate con nuovi particolari.”

Il libro ha un qualcosa di onirico, ciò che Drogo vive sembra sempre ricoperto da un alone sfocato come se tutta la vita passasse come un serie di eventi già confermati e prestabiliti, che si mischiano assieme.

Il libro può essere interpretato in vari modi, anche come un racconto allegorico, da una parte ciò che leggiamo legato alla vita militare nella Fortezza Bastiani può essere considerato letteralmente per quello che è quindi il racconto di un ufficiale in questo luogo, ma dall’altro lato può anche essere considerato un testo dedicato alla condizione umana, in cui il deserto, il tempo e le minacce rappresentano condizioni umane.

Conclusioni

“Il Deserto dei Tartari” è secondo me un testo geniale, sia per la capacità di Buzzati nel dare vita ad un contesto come quello presente nel volume, sia per l’idea e la rappresentazione della condizione umana mostrata in modo unico e originale.

E’ un libro senza dubbio amaro che getta però il focus anche su vari aspetti della vita, non solo quelli di cui abbiamo parlato, ovviamente non posso andare fino in fondo per evitare di fare spoiler, ma vi posso dire che nel corso del libro incontriamo molti personaggi e vediamo ciò che accade a questi e così facendo vediamo altri lati della medaglia, versioni diverse della vita rispetto a quella che si è scelto Drogo.

Giovanni attende la gloria come i suoi compagni, spera in un futuro di azione e riconoscimento o più che altro cambiamento, vive in questa speranza e nel frattempo il tempo passa e si ritrova vecchio e malato a ripensare alla sua esistenza in una grande parabola che parla di tempo che passa e si perde.

A fine lettura ho assegnato quattro stelle a questo testo, perché ci sono stati punti in cui ho trovato il ritmo abbastanza lento e un poco pesante, ma vi posso dire che a distanza di mesi, mi sento di poter assegnare quattro stelle e mezzo dopo aver digerito a pieno la lettura.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Il Deserto dei Tartari”? Se sì, vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Cambiamenti in Vista

Ehilà! Come state?

Ora non parliamo di libri, recensioni, bilanci, libro del mese o altro, no, scrivo questo breve avviso per avvisarvi del fatto che a breve ci saranno alcuni cambiamenti sul blog e non volevo modificare tutto dall’oggi al domani senza dire almeno “bao”.

In particolare ci saranno cambiamenti riguardanti la grafica del blog, ma soprattutto il nome stesso del blog, quindi se vedete che il sito ha un nome diverso, uno stile diverso e in generale sembra sbucato fuori dal nulla così, non è perché mi hanno hackerato il blog spodestandomi definitivamente, ma è una scelta ben ponderata e consenziente.

Mi direte: “perché ogni tot di anni senti questo bisogno irrefrenabile di cambiare il nome del blog? Perché non stai ferma una buona volta?”.

La verità è che nonostante questa sia un’operazione fastidiosa che non volevo in origine ripetere, il nome attuale del blog non mi soddisfa più e sentivo la necessità di un nome finalmente definitivo, in italiano magari, che fosse anche un qualcosa con cui identificarmi.

Detto ciò, ovviamente all’interno del blog non cambierà nulla, nel senso che gli articoli pubblicati non verranno toccati, il blog non verrà spostato o rimosso, nulla di tutto ciò, semplicemente cambierà veste e nome.

Bene, quindi tenetevi prontə, a presto!

LiberTiAmo di Luglio (2022)

Buon venerdì, ben ritrovatə!

Come è iniziato questo luglio?

Oggi, come ogni primo del mese, diamo il via sul gruppo alla lettura del libro del mese e ne parliamo un poco anche qui sul blog.

Quindi il titolo in questione sarà in lettura per tutto il mese di luglio a partire da oggi e potrete unirvi in ogni momento alla lettura sul gruppo.

Buttiamo un occhio al libro di luglio!

Il Dio delle Piccole Cose – Arundhati Roy

Casa editrice: TEA

Link all’acquisto: QUI

Trama

India, fine anni Sessanta: Ammu, figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due figli. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l’inaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un «intoccabile», per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel,  “Il dio delle piccole cose” ci racconta una grande storia d’amore che entra in conflitto con le convenzioni; ci mostra un Paese, dilaniato fra tradizione e modernità, dove esistono ancora gli intoccabili e leggi non scritte continuano a governare la vita di una donna; ci fa entrare in un mondo fatto di piccoli eventi, di cose ordinarie che sembrano di nessuna importanza, ma che sono cariche di un significato più profondo e in cui sembra rispecchiarsi una verità universale.

Il dio delle piccole cose è il primo romanzo di Arundhati Roy, pubblicato nel 1997.

Il libro, acclamato bestseller a lungo ai vertici delle classifiche di vendita internazionali, ha vinto il Booker Prize nel 1997.

Bene, e voi? Avete mai letto “Il Dio delle Piccole Cose”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Rosemary’s Baby – Ira Levin

Buon giovedì!

Come state? Come procede la settimana?

Oggi parliamo di “Rosemary’s Baby” di Ira Levin e mettiamo la parola fine a questa sottospecie di trilogia a tema horror e possessioni demoniache soprattutto perché, questi tre testi di cui abbiamo parlato nelle precedenti settimane, “I Due Esorcisti”, “L’Esorcista” e “Rosemary’s Baby sono legati l’uno all’altro o vengono spesso accomunati, quindi ai tempi della lettura ho voluto procedere con ordine e per ultimo parliamo del testo di Levin.

Da questo libro è stato tratto il famoso film del 1968, diretto da Roman Polanski, con Mia Farrow e John Cassavetes, ma anche una serie tv del 2014 di quattro puntante con Zoe Saldana e Patrick Adams disponibile su Prime Video.

Parliamone!

Rosemary’s Baby – Ira Levin

Casa Editrice: SUR

Pagine: 253

Genere: horror, horror psicologico, thriller psicologico, drammatico

Prezzo di Copertina: € 16,50

Prezzo ebook: € 9,99

P. Pubblicazione: 1967

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Rosemary e Guy Woodhouse avevano già firmato il contratto d’affitto per un appartamento di cinque locali in un palazzone tutto bianco su First Avenue quando, da una certa signora Cortez, vennero a sapere che ne Bramford se n’era liberato uno di quattro locali. Il Bramford, un vecchio edificio nero e imponente, è un agglomerato di appartamenti coi soffitti alti, ricercatissimi per via dei camini e dei particolari vittoriani. Rosemary e Guy si erano messi in lista fin dal primo giorno in cui s’erano sposati, ma alla fine avevano dovuto arrendersi.

Trama

Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia di sposi. Lui è un attore, in attesa della sua grande occasione; lei sogna una normalità borghese fatta di sicurezza economica, una bella casa, tanti figli. Dopo lunghe ricerche hanno trovato un appartamento nel Bramford – uno storico palazzo nel cuore di Manhattan, circondato da un alone di prestigio sociale ma anche da sinistre leggende – e di lì a poco la loro vita sembra arrivare a una svolta: Guy ottiene una parte in un’importante commedia e Rosemary resta finalmente incinta del primo figlio. Ma non tutto è destinato ad andare per il verso giusto. La gravidanza di Rosemary viene turbata da premonizioni e incubi notturni, da inspiegabili dolori addominali e strani incontri, e soprattutto dall’invadenza di due vicini, troppo premurosi per non risultare sospetti… Pubblicato per la prima volta nel 1967 e portato sul grande schermo da Roman Polanski, con Mia Farrow nel ruolo della protagonista, “Rosemary’s Baby” è una delle grandi storie di mistero della nostra epoca, ma anche una godibilissima commedia che, dopo aver fatto entrare il Male nelle nostre case, ci aiuta a esorcizzarlo con la grazia di un semplice sorriso.

Recensione

Nel 1997 Ira Levin ha pubblicato un sequel, intitolato Il figlio di Rosemary, e lo ha dedicato a Mia Farrow.

Nel 2003 Ira Levin, venne premiato con il Mystery Writers of America Grand Master.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Ho faticato un poco all’inizio della lettura, non saprei dire se per colpa mia o per la presenza nel testo di un qualcosa di poco gradevole di primo acchito per me, c’è anche da dire che questo è stato il primo libro del 2022 per me (sì, finalmente diamo il via alle recensioni dei libri letti quest’anno, a metà anno ormai), e forse dovevo ancora riuscire a mettermi per bene in carreggiata.

Ma lo stile di Ira Levin è decisamente atipico rispetto alla trama e al genere del libro, infatti ci si aspetterebbe uno stile magari più concitato o tipico da horror, mentre lo stile dell’autore sembra a tratti un mix fra una commedia anni 50/60 (siamo per sempre nel ’66) e una rivista stile Vogue.

Questo aspetto secondo me può essere fortemente legato alla protagonista, Rosemary, una donna molto attenta all’espetto estetico, di tutto in realtà, cose, persone, architettura, leggiamo di occhiate o pensieri della donna rivolti ai vestiti indossati da certi personaggi, al modo in cui si atteggiano, insomma Rosemary è un esteta.

L’autore è riuscito a dare un quadro a 360 gradi della personalità di Rosemary, grazie anche allo stile adottato, affine al suo essere, ma parleremo meglio più avanti dei pesonaggi.

Quindi lo stile di Levin è inaspettato a mio vedere per un horror/thriller, ma funziona bene, forse ci vuole un poco per prenderci la mano e imparare a capire che molto di ciò che leggiamo è una facciata, dietro alla parvenza di perfezione e bellezza, dietro a ciò che può sembrare impeccabile si nasconde l’inganno.

Il ritmo direi che è costante, accadono molti fatti all’interno di questo libro e ci sono periodi in cui la vicenda sembra subire un rallentamento, perché i personaggi sono lontani dalla risoluzione del mistero o perché c’è sempre qualcuno pronto a mettere i bastoni in mezzo alle ruote, ma nel complesso a parte qualche divagazione forse di troppo, il ritmo procede abbastanza bene.

Le atmosfere dicevamo invece sono fintamente pulite, veniamo proiettati a tratti in questo scenario stile copertina da rivista, in cui Rosemary pensa al mobilio, anzi a volte sembra il suo unico pensiero, pensa a quanto stanno bene assieme lei e Guy, pensa a come si vestono male i vicini, si domanda se lei è davvero la classica moglie oggetto perfetta per un uomo come Guy, un attore in ribalta.

Dietro a questo clima patinato però si avverte chiaramente che qualcosa non va, c’è qualcosa di misterioso e oscuro che vibra nell’aria e aspetta di essere scoperto, qualcosa di spaventoso che Rosemary a tratti sembra non voler accettare, ma ad un certo punto si trova costretta a venire a patti con questo.

Quindi l’atmosfera è pregna di un disagio scomodo, i personaggi di questa storia si sforzano di voler mantenere una facciata anche quando ormai è evidente che questa si sta sfaldando.

I personaggi e la natura nascosta di questi

Rosemary è una protagonista molto attenta all’estetica, come dicevamo, sembra all’apparenza una donna senza particolari obbiettivi nella vita o stimoli, in realtà il suo sogno è vivere una vita pacifica e piena di amore con l’uomo che ama e avere una bella famiglia da coltivare, non è invidiosa del successo di Guy e sa che la buona riuscita della sua carriera porterà di riflesso una situazione di agiatezza e comodità nella sua vita.

Rosemary è un personaggio facilmente fraintendibile, sembra a tratti un cliché vivente, lei accetta di essere una moglie che vive per il marito e non se ne dispiace, porta sulle spalle un passato tumultuoso di cui a tratti sbuca qualche dettaglio, ma è come se non volesse mai concentrarsi sui lati negativi della vita e non volesse mai del tutto guardare in faccia ciò che non va nella sua vita e nel mondo, si è creata un’idea di “vita perfetta” e vuole seguirla fedelmente.

Sono convinta del fatto che Rosemary sia molto di più di quello che ci viene presentato, è una donna che a mio modesto vedere riconosce i problemi che le ruotano attorno, si accorge di ciò che non va, ed è una donna forte e coraggiosa, ma sceglie sempre di rinchiudersi dentro alla sua campana di perfezione e stile.

E’ come se non volesse mai andare fino in fondo, anche quando ha un sospetto su Guy o su altri personaggi, prova a fare domande, prova ad indagare, ma finisce con l’abbandonare tutto, forse per paura di perdere Guy e con lui il sogno della vita perfetta.

Abbandona la sua fede, i suoi ideali, che Guy deride, per far piacere a lui, non controbatte quando lui la pizzica sul vivo riguardo alla sua religione, accetta ciò che dice Guy e mette se stessa in discussione ascoltando l’uomo che le sta vicino e abbandonando tutta la fiducia in se stessa, come se lei non potesse essere una persona con le proprie idee e le proprie convinzioni.

Ai tempi della lettura, scrivendo i miei appunti su varie considerazioni legate al libro come faccio sempre, ho scritto che Guy è una figura iper tossica per il suo comportamento nei confronti di Rosemary, una figura che non si può, a mio vedere, non disprezzare aspramente.

E’ chiaro che nasconde qualcosa e non solo per la vicenda principale del libro, ma anche per altro, mente a Rosemary, come dicevamo prima sembra manipolarla per portarla verso le sue idee abbandonando ciò in cui la donna crede, pensa sempre al proprio tornaconto e mi fermo qui perché nel corso del libro Guy da prova più e più volte di comportamenti assai spregevoli non solo nei confronti di Rosemary.

Se dobbiamo parlare della personalità di Guy direi che ne fuoriesce un quadro narcisistico, qui abbiamo forse il cliché invece del personaggio attore che alla fine ama solo se stesso, sembra incapace di provare sentimenti reali, guarda sempre al lato materialistico ed estetico.

Abbiamo poi anche altri personaggi che ruotano attorno alla coppia e sono di certo entità sospette, abitanti del Bramford che iniziano a diventare presenze fisse nella vita dei due sposini, forse fin troppo fisse, asfissianti e assillanti direi.

Il Caro Vecchio Satanasso

C’è un mistero alla base di questo libro, ovvero, che cosa è davvero accaduto a Rosemary in una particolare notte? E perché la gravidanza di questa è così strana?

Nei generi/caratteristiche di questo libro io ho inserito “possessione demoniaca”, e qui abbiamo anche il punto in comune con “L’esorcista” e “I Due Esorcisti”, ma “Rosemary’s Baby” fa qualcosa di diverso, direi particolare e originale per l’epoca.

Ovviamente non scenderò negli spoiler in caso non abbiate mai visto il film, letto il libro o magari sentito il risvolto inquietante della vicenda, ma io penso non sia semplice proiettare la propria storia in un punto quando si parla di sovrannaturale e affini, alcuni autori a volte non riescono nell’impresa e il tutto si sfalda.

Ira Levin invece ha trasformato il tutto in una rivelazione assurda e terribile, che esplode nella parte finale del libro e porta, soprattutto il personaggio di Rosemary, ad una scelta che ancora una volta è in linea con il suo personaggio.

Conclusioni

E’ incredibile perché fino ad un certo punto della lettura ci si sente davvero immersi nel clima del Bramford, ho personalmente creduto di conoscere questi personaggi per quello che volevano far vedere e quando ci si ritrova a scoprire la loro natura si rimane esterrefatti anche se è chiaro fin da subito che qualcosa è fuori posto nella loro immagine perfetta.

E’ una lettura che ho senza dubbio gradito, non è stato per me quel libro che ti tiene incollatə alle pagine, un poco per il ritmo, un po’ per altri fattori, ma è comunque stato un testo pieno di scoperte soprattutto per quanto riguarda l’analisi e il grande puzzle legato al carattere di ogni personaggio, credo che sotto questo punto l’autore abbia fatto un ottimo lavoro.

Quindi, personaggi scritti bene, vicenda intrigante e risvolto inaspettato e inquietante, un bel mix direi!

Voto:

E voi? Avete mai letto “Rosemary’s Baby”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Pillole Letterarie #25

“L’ho suonato solo una volta il violino nero. Tanto tempo fa. È come l’amore. Quando hai amato una volta fai di tutto per dimenticartene. Non c’è niente di peggio che essere stati felici una volta nella vita. Da quel momento in poi tutto il resto ti rende infelice.”

“Johannes sapeva che la sua ultima ora era giunta. Era il momento di arrendersi. Contemplò per un’ultima volta quel mondo atroce dove decine di morti gli danzavano attorno. L’austriaco era a pochi passi da lui, la mano disperatamente allargata su un’arma che non aveva più, il volto sfigurato da un rictus che sembrava farsi beffe della morte. Sulla sua destra, riverso su un masso, un cavaliere sventrato, e poco più in là il suo cavallo, morto e rovesciato su un fianco, con le froge ancora umide per la folle corsa.

“Aspetta che il tuo sogno si avveri, e sarai liberato. Prima o poi succede sempre. Basta aspettare. […] La tua opera, prima di scriverla, dovresti viverla. Io so come rendere interessante la tua vita.[…] Andando a cercare la parte di sogno che ti spetta di diritto. […] Vedi Johannes.. i sogni bisogna infrangerli.”

#libriconsigliati#

#piccolistralciletterari#

L’Esorcista – William Peter Blatty

Buon giovedì, ben ritrovatə!

Come procede la settimana e questo giugno? Spero bene!

Oggi parliamo di un libro citato nella scorsa recensione, quella su “I Due Esorcisti“, ovvero “L’esorcista” di William Peter Blatty.

Da questo libro è stato tratto il famoso film del 1973, diretto da William Friedkin, di cui Blatty scrisse anche la sceneggiatura.

L’autore, prendendo spunto dal libro Die Besessenheit di Traugott Konstantin Oesterreich, fu ispirato anche da un caso di possessione demoniaca avvenuto nel Maryland di cui Blatty venne a conoscenza mentre studiava presso l’Università di Georgetown.

Parliamone!

L’Esorcista – William Peter Blatty

Casa Editrice: Fazi

Pagine: 427

Genere: horror (possessione demoniaca)

Prezzo di Copertina: € 14,00

Prezzo ebook: € 6,99

P. Pubblicazione: 1971

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Come l’effimera e fulminea fiamma di un’esplosione di soli lascia soltanto bagliori indistinti sulla retina di un cieco, così il momento in cui l’orrore ebbe inizio passò quasi inosservato. Fu dimenticato, infatti, perduto nel frastuono di ciò che seguì, e forse non fu affatto messo in relazione con l’orrore. Era difficile da valutare.

Trama

Che cosa succede alla piccola Regan, trasformatasi in un mostro blasfemo che urla oscenità e frasi sconnesse? Sua madre, la famosa diva del cinema Chris MacNeil, non riesce a capirlo. Né ci riescono i medici e gli psichiatri né la polizia. Forse solo un esorcista può dare una risposta. Ma la Chiesa impone cautela, esige prove, chiede tempo. Intanto la casa risuona di colpi, i mobili si spostano da soli, un uomo muore con il collo spezzato, il fragile corpo di Regan sembra cedere alla tempesta che lo sconquassa. E lo scontro tra l’uomo di Dio e gli spiriti del Male sembra ormai inevitabile.

Recensione

Per scrivere il suo romanzo Blatty si ispirò ad un caso di possessione avvenuto nel 1949 a Cottage City, nel Maryland. La tragica vicenda ruota su un giovane ragazzo di 14 anni la cui identità è stata tenuta segreta e per il quale è stato usato lo pseudonimo di Roland Doe.

In tempi recenti lo scrittore Mark Opsasnick affermò di essere riuscito a rintracciare la famiglia del giovane e di aver appreso da loro che il ragazzo era solito fare scherzi ad amici e parenti. Lo scrittore sarebbe quindi giunto alla conclusione che il ragazzo in realtà inventò la storia della possessione solamente perché voleva ricevere maggiori attenzioni.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Questo libro mi ha stupita, non mi aspettavo un testo così attento all’analisi dei personaggi, al modo in cui vengono rappresentati i loro pensieri, le loro paure, i loro dubbi.

E’ un libro che di certo si prende i suoi tempi, è un volume di 427 e si potrebbe pensare che il fulcro sia l’esorcismo di questa ragazzina, ma non è così, anzi l’esorcismo occupa solo una parte minima del libro, il resto è dedicato a trame, sottotrame e legami fra i personaggi.

Ma andiamo con ordine, lo stile di Blatty è all’apparenza piuttosto semplice e diretto, ma di certo si sofferma con calma su determinate scene, nonostante lo stile sia diretto infatti l’autore si prende tutto lo spazio per mostrare al lettore dettagli e comportamenti dei personaggi che saranno poi utili anche per capire meglio le dinamiche fra questi.

In alcuni punti credo che Blatty dia l’impressione di aver allungato un poco il brodo, ad esempio ad un certo punto del testo padre Karras, un personaggio meraviglioso, è combattuto su una questione di massima importanza che è anche alla base del libro, ovvero l’esorcismo e l’approvazione di questo dalla chiesa. Quindi si tormenta per pagine e pagine, nel frattempo accadono fatti, lui torna a tormentarsi, lascia passare del tempo e qualche era geologica e alla fine si decide. Questa questione però su cui lui ha riflettuto per eoni si risolve in due nanosecondi.

Ci sono quindi momenti in cui lo stile di Blatty risulta un tantino troppo prolisso, ma in generale è di certo uno stile godibile.

Il ritmo in alcune scene sembra risalire ed accelerare per poi ricrollare a picco, come dicevo è un libro a tratti prolisso, quindi anche se accade un fatto che innalza la tensione e il ritmo, questo si ristabilisce dopo poco, è un libro a cui piace tenere in lettore sul filo del rasoio.

Le atmosfere nascondo sempre un lato creepy e inquietante, accadono fatti strani, c’è una ragazzina, Regan, figlia dell’attrice Chris MacNeil che poco dopo l’inizio del libro inizia a comportarsi in modo molto strano, iniziare ad essere violenta, molto volgare anche in confronto al suo vero carattere e comportamento precedente, inizia a camminare come una specie di ragno, parlare lingue che non conosce, insomma la situazione non del tutto normale.

Quindi la madre, dopo mille peripezie, riesce a mettersi in contatto con padre Karras e da lì inizierà davvero la vicenda in cui vari personaggi cercheranno di curare e comprendere ciò che sta accadendo a Regan, mentre Chris inizierà a mettere da parte il lavoro e ad essere sempre più afflitta da ciò che sta attraversando la bambina.

Blatty riesce a trasformare la presenza di Regan, che all’inizio del libro è una dolce e adorabile ragazzina che suscita emozioni positive e buone, in un essere che all’interno del testo è fonte di paura e inquietudine, ammetto di aver avvertito qualche brivido nella lettura di questo libro, io non mi considero facilmente impressionabile e guardo sempre con occhio molto critico le rappresentazioni di fatti soprannaturali come possessioni demoniache, ma qui a volte è estremamente percepibile la presenza oscura e negativa della Regan posseduta.

Quindi l’atmosfere generale è pesante, avvertiamo la preoccupazione di Chris per il non miglioramento di Regan, la vediamo legata ad un letto sempre più deperita, ma soprattutto osserviamo assieme ai personaggi il suo comportamento sempre inquietante e angosciante.

Leggendo questo libro si avverte quasi il lato oscuro di un essere non umano che pervade l’intero libro, anche quando seguiamo gli altri personaggi ad esempio, viene sempre spontaneo pensare a Regan, è un pensiero fisso.

“E credo che lo scopo sia farci perdere la speranza, farci rinnegare la nostra umanità, Damien. Farci vedere la nostra stessa bestialità, la nostra natura abbietta, putrescente, priva di dignità, orribile, malvagia, insignificante. E qui è forse il nocciolo di tutto questo, Damien: il nostro essere senza valore. Per questo credo che la fede non sia una questione razionale, per nulla. E’ una questione d’amore. Accettare la possibilità che Dio possa amarci…”

La lotta tra il bene e il male

Il fil rouge della vicenda è la lotta tra il bene e il male, non inteso più di tanto come chiesa e essere demoniaco, ma più come la battaglia di un uomo e di persone comuni contro una forza esterna maligna.

Ci sono momenti in questo testo in cui i personaggi si trovano con le spalle al muro, non sanno come reagire, come comportarsi per salvare una persona cara, si sentono bloccate e impossibilitate a fare qualunque cosa e al tempo stesso abbiamo il personaggio anche di padre Karras che si trova ad un bivio, è un uomo colto e di fede, ma ha difficoltà nel credere e lui stesso sente la mancanza di un qualcosa di importante nella sua vita.

Questo libro, oltre che essere un horror è un testo in cui assaporiamo la vita vera di personaggi che cercano nel bene e nel male di combattere contro un qualcosa di più grande di loro, il male, la vita stessa per il caso di Karras e anche contro loro stessi.

In un crescendo di tensione impariamo a conoscerli nel mezzo di una situazione sfibrante, debilitante, che li porta faccia a faccia con le loro paure e con un male che non si fa problemi a metterli in difficoltà, la loro è anche una lotta contro il tempo, contro l’essere umani e contro il proprio passato.

Ho adorato il modo in cui Blatty costruisce i suoi personaggi, riesce a renderli umani, memorabili, con una personalità d’impatto, personaggi che sembra di conoscere da trent’anni, li osserviamo in situazioni diverse della loro vita e impariamo a vederli in azione, è impossibile non legarsi a loro.

Conclusioni

E’ un libro che sono felice di aver letto, sia per l’importanza di questo, sia per il fatto essermi trovata davanti un libro totalmente diverso rispetto alle aspettative, un testo decisamente più introspettivo e profondo del previsto.

Quindi a parte questo fatto dell’allungare eccessivamente il brodo e avere un ritmo piuttosto problematico e a tratti sfiancante per il lettore, la considero un ottima lettura, un libro che mi ha piacevolmente stupita.

Voto:

E voi? Avete mai letto “L’Esorcista”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!