La Passione di Artemisia – Susan Vreeland

Buon venerdì gente! E buon quasi inizio weekend!

Indovinate di cosa parliamo oggi? Esatto, come avete fatto ad indovinare? Forse dal titolo gigante…

Oggi parliamo di quello che è stato il libro del mese di aprile per il gruppo di lettura LiberTiAmo, ovvero La Passione di Artemisia di Susan Vreeland.

Per problemi tecnici vari ho iniziato tardi la lettura ma nessun problema, sono stata felice di leggere questo libro, desideravo farlo da mesi e finalmente posso spuntare un’obiettivo dalla mia lista.

Comunque direi di non perderci in chiacchiere e iniziare subito a parlare di questo titolo!

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La Passione di Artemisia – Susan Vreeland

Editore: BEAT

Pagine: 326

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 9,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno della Prima Pubblicazione: 2001

Link all’Acquisto: QUI *

Trama

“La passione di Artemisia” narra dell’incessante lotta della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e dell’esistenza. Violentata dal suo maestro, Artemisia subì, nel corso della sua vita, non soltanto l’onta di un processo pubblico nella Roma papalina, e l’umiliazione di un matrimonio riparatore con Pietro Stiattesi, artista mediocre, ma anche un duro, terribile confronto con il suo avversario più temibile: il grande pittore Orazio Gentileschi, suo padre.

 Ma persino un amore non corrisposto, un amore infelice, è meglio del non amare. Sono grata di aver provato questo sentimento. 
Recensione
Dunque inizio subito con il dire che questo libro mi è piaciuto ma con qualche riserva che ci tengo a dirlo, è soggettiva, a parte una.
Più che difetti veri e propri sono punti che non ho apprezzato pienamente o che immaginavo l’autrice avrebbe reso in modo diverso all’interno del libro.
Voglio concentrarmi prima su questi punti “oscuri”.
Il primo è il carattere di Artemisia descritto dalla Vreeland, è di certo un carattere molto forte che coincide con l’idea che penso abbiamo di Artemisia in generale, ovviamente possiamo intuire la forza del suo carattere dalle sue azioni, dalle tracce storiche che sono arrivate fino a noi e a ciò che è riuscita ad ottenere in un’epoca come quella in cui ha vissuto.
L’Artemisia dell’autrice è forte ma l’ho trovata fredda in alcuni punti, tutti possiamo immaginarci il carattere di Artemisia in modo diverso, io l’ho sempre immaginato più caldo, spinto da una vena rivoluzionaria, una donna tenace, che non arretra mai di un passo, ferma nelle sue convinzioni e con una passione tale da incendiare i luoghi comuni dell’epoca.
Questa è una mia impressione, in alcuni punti non trovata simile alla Artemisia che mi ero immaginata.
Un altro punto che ho trovato “negativo” è il fatto che alcune vicende (che nella realtà storica dei fatti sono state molto importanti per l’artista) vengono liquidate abbastanza velocemente, come il soggiorno della donna a Napoli, mi sarebbe piaciuto più approfondimento.
Ci tengo a dire che se già conoscete la vita di Artemisia in modo dettagliato per studi o ricerche precedenti alla lettura di questo libro, non avrete ovviamente grandi rivelazioni, i fatti storici sono per forza sempre quelli quindi nei possibili buchi di trama dati dalla mancanza di informazioni storiche approfondite, la Vreeland ha dovuto inserire fatti non reali.
Infine parlando dei punti che meno ho apprezzato, lo stile di scrittura.
E’ godibile lo stile della Vreeland, molto semplice mai nulla di troppo altezzoso ma per un libro che è basato oltre che su Artemisia, anche sull’arte, anzi direi che la vera protagonista è l’arte, avrei apprezzato a tratti parlando di arte magari qualche schizzo di scrittura più elaborata.
Questo è soggettivo però, ci tengo a sottolinearlo.
Insomma lo stile è semplice, a tratti forse troppo per i miei gusti.
Bene, ora che abbiamo parlato dei punti per me “negativi” iniziamo a parlare del libro in generale e di come questo è strutturato.
Il testo inizia in un momento molto importante della vita di Artemisia, ovvero il processo in cui si trova coinvolta spinta dal padre dopo svariati stupri da parte di Agostino Tassi, un collaboratore di Orazio, il padre.
La scelta di iniziare il libro con questa scena è ottima dato che questa vicenda segnò Artemisia per tutti gli anni a venire e spezzò il legame che c’era fra questa e il padre, nelle opere successive c’è ancora traccia delle emozioni che la pittrice provò in quel momento della sua vita.
Questa vicenda rimase in Artemisia come nelle sue opere così nel suo cuore, segnato da tale umiliazione e dall’essere stata “venduta” dal padre solo per il recupero di un quadro.
Ricordo di aver visto mesi fa un documentario sulla vita di Artemisia e arrivati al momento del processo in questo documentario era riprodotta alla perfezione una scena davvero forte, in seguito alle accuse della giovane infatti il tribunale decise di voler mettere alla prova le sue dichiarazioni sottoponendo la giovane ad una approfondita analisi con l’aiuto di due levatrici.
Davanti a tutti quindi fu fatto allestire una specie di baldacchino chiuso da tende piuttosto sottili, che permettevano la visione, e Artemisia sottoporsi a ciò.
Senza parlare della tortura che le fu fatta per mettere alla prova le sue testimonianze, prova/tortura da cui uscì devastata con le mani ridotte a carne sanguinante, quindi impossibilitata alla pittura.
Insomma, la scelta di iniziare con questo momento della vita dell’artista è ottima, i capitoli sono piuttosto brevi, all’inizio di ognuno in alto è scritto il titolo che sta a indicare la persona o l’avvenimento di cui si parlerà.
Questo libro ha un punto forte incredibile, che è l’arte.
Artemisia è arte, quando si pensa a lei ci si immagina la pittura, i pigmenti schiacciati, i pennelli rovinati, il dolore ai muscoli per la necessità di stare fermi in una determinata posizione in fase di pittura.
In ogni pagina c’è arte, ci sono innumerevoli riferimenti agli artisti del tempo, aneddoti e leggende vari che giravano all’epoca, descrizioni di opere, dettagli artistici che ci portano in uno spazio in cui l’arte è ovunque.
Sia che amiate o meno l’arte questo libro è una perla per questo elemento che arricchisce i luoghi descritti e le situazioni narrate.
Ripercorre non interamente la vita di Artemisia ma si ferma ad un momento in particolare, anche esso molto importante.
 Roma ammira i personaggi forti ma gioisce della loro caduta. 
Insomma, tirando le somme, ho apprezzato questa lettura, il ricordo che mi ha lasciato è proprio l’arte, stare in mezzo ai pigmenti che con pazienza venivano macinati e mischiati da Artemisia, le battute sulle opere più famose di tutti i tempi, è un ricordo così vivido che mi sembra di essere passata per quelle vie proprio in quei tempi.
 Ma la bellezza non è tutto. E’ meglio essere assetati di bellezza e comprenderla, che essere belli e basta. Alla fine la vita risulta piú ricca. 
Voto:
Progetto senza titolo (1)
E’ un libro che ricorderò con molto piacere, anche se non mi sento di dare cinque stelle piene a causa delle motivazioni iniziali, rimane pur sempre una lettura che consiglio.

E voi ragazzi/e? Avete letto questo libro? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Elisa

*Sono affiliata Amazon, questo significa che cliccando sui/sul link all’acquisto dei libri che vengono citati, avrete accesso alle schede del titolo che vi interessa. Da questo click io non ricevo nulla. Solo con l’acquisto/ ordine del libro io ricevo una piccolissima percentuale, che sfrutto appositamente per acquistare libri da, recensire e di cui pararvi qui sul blog. Si tratta di un modo utile per aiutarmi a supportare il blog, ovviamente conciliando magari l’acquisto di un titolo che desiderate con la piccola percentuale che riceverei da questo. Siete, ovviamente liberissimi di farlo o non farlo.

 

LiberTiAmo di Aprile

Buona Pasqua cari/e!

Come ogni mese arriva il primo e come ogni primo arriva un nuovo titolo in lettura sul gruppo di lettura LiberTiAmo.

Ad aprile ha vinto un titolo che ha ricevuto parecchi consensi, un titolo che personalmente sono felice di leggere.

Questo titolo sarà in lettura per tutto il mese di aprile quindi da oggi al 30/04 compreso.

Vi ricordo inoltre che la lettura di marzo è terminata, era “La Campana di Vetro” di Sylvia Plath di cui uscirà la recensione nei prossimi giorni sia qui sul mio blog che sul blog di Tiziana.

Comunque, non perdiamoci in discorsi vari e andiamo a scoprire il titolo di aprile!

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La Passione di Artemisia – Susan Vreeland

Editore: Beat

Link all’Acquisto: QUI *

 

“La passione di Artemisia” narra dell’incessante lotta della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e dell’esistenza. Violentata dal suo maestro, Artemisia subì, nel corso della sua vita, non soltanto l’onta di un processo pubblico nella Roma papalina, e l’umiliazione di un matrimonio riparatore con Pietro Stiattesi, artista mediocre, ma anche un duro, terribile confronto con il suo avversario più temibile: il grande pittore Orazio Gentileschi, suo padre.

 

La Passione di Artemisia è stato pubblicato per la prima nel novembre del 2001.

Questo titolo non è una biografia, appartiene anzi alla narrativa storica, è quindi un romanzo che racconta la vita di Artemisia come donna e pittrice in stile romanzato, in un’epoca sfavorevole per la donna.

Susan Vreeland è deceduta lo scorso agosto, nel corso della sua vita ha pubblicato diverse opere fra le quali “La Ragazza in Blu”“L’amante del Bosco” e “La Lista di Lisette”.

Siete entusiasti per questa lettura? Leggere questo titolo assieme a noi? Fatecelo sapere!

Noi comunque ci leggiamo presto!

Elisa

 

*Sono affiliata Amazon, questo significa che cliccando sui/sul link all’acquisto dei libri che vengono citati, avrete accesso alle schede del titolo che vi interessa. Da questo click io non ricevo nulla. Solo con l’acquisto/ ordine del libro io ricevo una piccolissima percentuale, che sfrutto appositamente per acquistare libri da, recensire e di cui pararvi qui sul blog. Si tratta di un modo utile per aiutarmi a supportare il blog, ovviamente conciliando magari l’acquisto di un titolo che desiderate con la piccola percentuale che riceverei da questo. Siete, ovviamente liberissimi di farlo o non farlo.

 

LiberTiAmo di Marzo

Buon primo marzo a tutti e tutte!

Febbraio è già giunto al termine ed è il momento di inaugurare una nuova lettura sul gruppo, il sondaggio in cui abbiamo scelto il libro di marzo è stato molto combattuto e fino all’ultimo l’esito era assai incerto.

Ma alla fine un titolo ne è uscito vincitore e oggi qui sul blog vedremo quale, il titolo sarà in lettura sul gruppo da oggi al 31/03 quindi per tutto il mese di marzo.

Il titolo di questo mese è un titolo che personalmente devo e voglio leggere da anni quindi sono felice che sia emerso vincitore dal sondaggio.

Andiamo subito a scoprire il titolo!

 

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La Campana di Vetro – Sylvia Plath

Editore: Mondadori

Link all’Acquisto: QUI

 

Brillante studentessa di provincia vincitrice del soggiorno offerto da una rivista di moda, a New York Esther si sente «come un cavallo da corsa in un mondo senza piste». Intorno a lei, l’America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta: una vera e propria campana di vetro che nel proteggerla le toglie a poco a poco l’aria. L’alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell’elettroshock. Fortemente autobiografico, La campana di vetro narra con agghiacciante semplicità le insipienze, le crudeltà incoscienti, gli assurdi tabù che spezzano un’adolescenza presa nell’ingranaggio stritolante della normalità che ignora la poesia. Include sei poesie da “Ariel”.

 

La campana di Vetro è stato pubblicato per la prima volta nel 1963 sotto lo pseudonimo Victoria Lucas.

E’ un “romanzo a chiave” ovvero descrive la realtà dietro una facciata di finzione, “la chiave di solito” è un personaggio piuttosto famoso o l’autore/autrice stesso/a.

L’autrice, Sylvia Plath si suicidò un mese dopo la pubblicazione del romanzo, che poi venne successivamente ristampato ancora in Inghilterra e in America.

Le vicende che costellano la vita della Plath, alcune delle quali scoperte dopo la sua prematura scomparsa, sono ancora oggi fonte di studio.

Nel 1982, Sylvia Plath divenne la prima poetessa a vincere il Premio Pulitzer per la poesia dopo la morte.

Il libro sarà in lettura dal 01/03 al 31/03, quindi per tutto il mese di marzo.

Siete entusiasti per questa lettura? Avete già in mente di partecipare? Fatecelo sapere!

Il 4 stavolta non ci leggeremo per la recensione del titolo di febbraio perché la pubblicai già qualche anno fa, dopo aver letto Trilogia di New York appunto, ve la linko qui se siete interessati/e.

Noi comunque ci leggiamo presto!

Elisa

 

Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Buona domenica cari/e!

Come avete passato questa settimana? Spero bene, anzi nel migliore di modi.

Ho un avviso da darvi, parecchio importante, tenetevi pronti.

Nel blog verranno introdotte tante interessanti novità, prima di tutte ci sarà un nuovo membro che inizierà a far parte della squadra di Writhings e grazie principalmente a questo nuovo membro parleremo anche di serie tv e film in molto molto più frequente e molto più approfondito. Vi piace questa novità?

Ci sarà un grande upgrade insomma per cui io sono davvero entusiasta.

Ma sarà tutto più chiaro nei prossimi giorni/settimane, intanto concentriamoci sull’articolo di oggi perché è arrivato quel giorno in cui parliamo per bene del libro del gruppo di lettura, in questo caso di gennaio.

Iniziamo subito!

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Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Editore: Einaudi

Pagine: 271

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1989

Link all’Acquisto: QUI

Trama

La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, cosi tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge dì aver vissuto come un soldato nell’adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo? Da questo romanzo di Ishiguro, acclamato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e vincitore del prestigioso Booker Prize, nel 1993 il regista americano James Ivory ha tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson.

 

Dopotutto che cosa mai c’è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato? La dura realtà è certamente il fatto che per quelli come voi e io, vi è ben poca scelta che porre, in definitiva, il nostro destino, nelle mani di quei grandi gentiluomini che sono al centro del mondo, i quali impiegano i nostri servizi. Che ragione c’è di preoccuparci troppo circa quello che avremmo o non avremmo potuto fare per controllare il corso che la nostra vita ha preso?

Recensione

Allora devo dire nonostante il passare dei giorni su questo libro ho ancora idee varie e sparse che cercherò di raccogliere nel migliore dei modi durante la scrittura di questa recensione.

Andiamo con ordine, iniziamo come sempre parlando dello stile di questo testo che è senza dubbio lento, non eccessivamente descritto e dispersivo a tratti.

Lento per il fatto che sopratutto all’inizio dopo aver letto trenta pagine mi sembrava di averne lette 100 senza un reale motivo, non per il fatto che succedono molti fatti perché gli eventi che accadono sono davvero ben diluiti nelle 271 pagine di questo libro ma più che altro perché il nostro personaggio principale si perde e divaga molto, concentrandosi prima su un fatto del passato e poi su un aneddoto.

Ci vogliono un tot di pagine per ingranare ma sopratutto per entrare nel ritmo giusto per la lettura di questo testo, una volta riusciti nell’impresa però ci si può godere una lettura rilassata e curiosa.

Curiosa per il fatto che dopo averci pensato ho partorito un’idea strana su questo libro, ovvero che il testo scorre lentamente ma le vicende sembrano avanzare con il ritmo più adatto e che nonostante al momento della lettura pensassi che non avrei avuto un gran ricordo in futuro di questo romanzo poi ora dopo averlo terminato mi rendo conto di non riuscire a togliermelo dalla mente.

Ishiguro ha uno stile davvero enigmatico perchè sul momento sembra di non leggere nulla di così trascendentale anche se poi con il passare delle ore e dei giorni ci si rende conto che in realtà la sua scrittura è rimasta impressa più del previsto.

E’ davvero curioso tutto ciò.

Parliamo dei personaggi e della storia, ovvero di Stevens il nostro personaggio principale e del fatto che in questo libro lui ci racconterà la sua vita.

Ovviamente non tutta la sua esistenza ma i passi salienti e ciò che lo rende un devoto maggiordomo e ci renderemo conto alla fine, un uomo che ha passato tutta la vita al servizio di un “altro”.

Stevens è un uomo non proprio nel fiore degli anni al presente del testo e in seguito ad un viaggio di sei giorni (occasione più unica che rara) verremo da lettori a conoscenza del suo passato dedicato a Lord Darlington, un gentiluomo inglese dal profilo eccellente.

Stevens ricorda i bei tempi al servizio di questo Lord con estremo orgoglio e nostalgia ma lanciando un occhiata al passato non c’è solo questa figura ma c’è anche quella di Miss Kenton, figura per cui compie in parte questo viaggio di sei giorni desideroso di un incontro.

Stevens, e questo si inizia a intuire circa a 70/80 pagine dall’inizio, è un narratore inaffidabile di cui ci si può fidare ben poco.

I suoi ricordi non sono fermi e saldi, alcuni eventi sono mischiati con altri volontariamente o meno.

Man mano che si avanza con le pagine questo fattore diventa sempre più chiaro e certo, Stevens per le emozioni contrastanti, la maggior parte delle volte represse anche per il lavoro che svolge, non ricorda in molto limpido gli eventi.

Personalmente per tutto il romanzo non sono riuscita mai del tutto a fidarmi di Stevens né come narratore né come personaggio, c’è qualcosa in lui che mi impedisce di affidarmi a questo durante la lettura.

Mentre da una parte l’estrema devozione che prova per i suoi padroni sembra comunque probabile, dall’altra in più punti raggiunge livelli che offuscano il buon senso.

Per tutto il romanzo Stevens non fa altro che interrogarsi su cosa sia la “dignità” come la intende lui in un maggiordomo e mette continuamente in questione i criteri e i doveri di un maggiordomo e quali sono quelli fondamentali, domandandosi di conseguenza se lui negli anni ha saputo innalzarsi fino a questi livelli.

Il punto su cui si basa l’intero romanzo e che rimane in modo più vivido al termine della lettura è la mentalità di Stevens che vive nella convinzione di aver raggiunto l’asticella più alta che un essere umano può raggiungere nella vita offuscato dalla estrema devozione che prova per il suo padrone e non mette mai, nemmeno una volta, in discussione ciò in cui ha sempre creduto perdendosi però di fatto una visione diversa della vita che sicuramente andrebbe ispezionata.

Ogni tanto tra l’altro Stevens mente riguardo il suo passato e questi punti mi lasciavano perplessa mi portavano a fidarmi sempre meno di lui.

Anche nei confronti di Miss Kenton e di tutti gli altri personaggi che incontrerà lui è sempre controllato, sembra essere in una specie di bolla con cui forse è cresciuto e da cui non riesce a guardare fuori.

Per quanto riguarda Miss Kenton si hanno dei sospetti sul loro rapporto, sospetti che verranno il leggerissima dose alimentati durante tutto il corso del romanzo per poi essere (sempre leggermente) confermati al termine del romanzo.

Vorrei scrivere due parole anche sul personaggio di Miss Kenton, che è forse il personaggio secondario più importante anche perché persino nei momenti in cui non c’è (o in cui non si leggono ricordi su di lei) non si può non pensare a questa donna, è un personaggio ombra sempre presente.

Anche lei è una figura molto enigmatica, una donna certamente forte e dal carattere energico e fumantino a volte.

Questo è un libro costruito senza in modo ottimo perché c’è una vera e propria escalation nella comprensione da parte del lettore di Stevens, lo stile mi è piaciuto, non poetico come quello della Woolf ma a volte portato all’essere dispersivo (e questo non è sempre un fattore negativo, in questo caso non lo è per me).

Non è stata una lettura sempre lineare e eccezionale da parte mia nel senso che mi è piaciuto questo libro ma per mio gusto personale in alcuni punti non mi ha conquistata, ci sono alcuni piccoli punti morti che distaccano il lettore dal fulcro del romanzo e lo allontanano.

Sarei curiosa di vedere il film perché mi piacerebbe guardare come un testo a tratti molto lento è stato rielaborato su pellicola.

E’ un libro che certamente si basa di più sulle emozioni che sugli eventi di per sè, ci sono eventi rilevanti, ma senza dubbio le sensazioni e le emozioni si Stevens e quelle che arrivano al lettore giocano un ruolo molto importante.

Insomma traiamo le somme, mi è piaciuta come lettura molto a penso di averlo realizzato al termine di questa, durante il libro non ero convinta, continuavo a leggere ma non capivo bene dove si volesse andare a parare.

Arrivata alla fine ho pensato “wow, che bella visione sulla vita e gli anni passati”.

Non mi era mai successo un caso così curioso, ovvero di sentire a tratti il peso della scrittura ma una volta girata pagina di sentirla così leggera e profonda, davvero uno stile interessante quello di Ishiguro ricordiamoci Premio Nobel per la Letteratura 2017.

Voto:

Progetto senza titolo (25)

Mi piacerebbe leggere di Ishiguro anche “Il Gigante Sepolto” perché mi attira molto e prima o poi penso lo farò.

Una lettura molto interessate, diversa dall’idea che mi ero fatta, più lenta e introspettiva ma una piccola grande scoperta.

E voi? Lo avete letto? Vi è piaciuto? No? Vorreste leggerlo?

 

 

 

 

LiberTiAmo di Febbraio

Buon inizio di febbraio cari/e e buon giovedì!

Come da tradizione, ogni primo giorno del mese arriva il momento di annunciare il titolo che sarà in lettura sul gruppo nel mese appena iniziato.

In questo caso l’immagine di copertina di questo articolo dovrebbe spargere alcune pulci nelle orecchie ma più avanti scoprirete interamente il titolo.

Come ogni mese su LiberTiAmo c’è stato il sondaggio (con una piccola novità questa volta) e un vincitore è spuntato all’orizzonte.

Comunque, la procedura la sapete, non divaghiamo e andiamo a scoprire il titolo di febbraio!

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Trilogia di New York – Paul Auster

Editore: Einaudi

Link all’Acquisto: QUI

 

Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa “Trilogia” sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. “Città di vetro” è la storia di uno scrittore di gialli che “accetta” l’errore del caso e fingendosi un’altra persona cerca di risolvere un mistero. “Fantasmi” narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. “La stanza chiusa” racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Trilogia di New York contiene tre romanzi brevi che hanno diversi elementi in comune e una lettura soddisfacente può esserci solo leggendoli tutti e tre.

Non sono semplici storie di mistero tra queste pagine, ci sono temi molto più ampi che si presentano all’improvviso e si imprimono nella mente.

Paul Auster negli ultimi mesi ha riscosso (in Italia e non solo) un modesto successo per la sua ultima pubblicazione 4321, classe 1947 questo autore nella sua carriera letteraria ha riscosso diversi premi ed è stato candidato nel 2017 per il Booker Prize.

Tempismo perfetto per questa lettura dato che il 3 febbraio è il compleanno dell’autore.

Il titolo sarà in lettura sul gruppo  dal 01/02 al 28/02, in caso di singola richiesta di una proroga provvederemo a spostare il termine di lettura.

Parteciperete alla lettura?

Personalmente ho già letto questo titolo (e tra l’altro ho già anche scritto la recensione) ma nel caso vi manchi fra le letture questa perla fidatevi di me e provate a dargli una chance e perché no insieme al gruppo a febbraio?

Ci leggiamo il 4 per la recensione de “Quel Che Resta del Giorno”!

A presto!

Elisa

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Buon martedì gente!

Come promesso ieri ripartiamo alla grande perché oggi parliamo di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.

Questo titolo è stato quello del mese di dicembre per il gruppo di lettura o meglio delle ultime settimane di dicembre.

Questa opera è un classico del suo genere e del suo tempo e sono stata felice di poterlo finalmente leggere dato che giaceva sugli scaffali della mia libreria da tempo.

Ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo subito con la recensione!

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Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Editore: Mondadori

Pagine: 163

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1953

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

Non si possono garantire cose del genere. In fondo, quando avevamo tutti i libri di cui c’era bisogno, continuavamo a cercare la scogliera più alta da cui buttarci. Adesso abbiamo un gran bisogno di ossigeno, ci serve la conoscenza, e forse fra mille anni ci metteremo a cercare qualche sasso un po’ più piccolo da cui buttarci giù.I libri servono a ricordarci quanto siamo stupidi, e somari. Sono i pretoriani dell’imperatore che gli sussurrano all’orecchio, mentre si svolge la parata: “Ricorda Cesare, sei un mortale”. La maggior parte di noi non può correre dappertutto, parlare con chiunque, conoscere tutte le città del mondo, perché non ha il tempo, i soldi e neppure tanti amici. Le cose che cerca, Montang, sono nel mondo, ma il solo modo in cui l’uomo medio può conoscerle è leggendo un libro. Non chieda garanzie e non si aspetti di essere salvato grazie a una sola persona, macchina o biblioteca. Preservi quello che può, e se si sentirà affogare, almeno muoia sapendo che stava nuotando vero riva.

Recensione

Dunque inizio subito con il dire che io non avevo mai letto nulla di Ray Bradbury che oltre ad essere conosciuto per opere come questa è l’autore anche di testi come “Cronache Marziane”, “Il Popolo dell’Autunno” e “L’albero di Halloween”.

Parliamo subito della scrittura anche perché in questo caso è un punto che mi ha sorpresa molto, come per la Atwood non pensavo ad una scrittura diretta e fredda così per Bradbury non mi aspettavo una scrittura così ricca.

Piena, straripante di metafore, sinonimi, alcune persino vicine una all’altra, non mi aspettavo uno stile così ricco, evocativo e molto poetico.

Penso che nella scrittura dell’autore si riesca perfettamente a vedere il suo modo di pensare meraviglioso riguardo la natura, una determinata immagine onirica, la forza dell’immaginazione e della curiosità.

Dipende dai gusti ma io in generale apprezzo di più uno stile ricco rispetto a uno povero perchè lo trovo sempre più carico, sempre più carico fino ad esplodere in un’immagine finale di una potenza incredibile.

Quando ovviamente riesce bene la scrittura, ma in questo caso riesce bene quindi non ho nulla da dire se non, l’unico appunto che posso fare, è che a volte ma raramente l’ho trovato fin troppo queste metafore o questi sinonimi l’uno dietro all’altro ma in generale lo stile mi è piaciuto molto e leggerò sicuramente altro di Bradbury.

Quando si pensa a Fahrenheit 451 si parla subito di regime governativo pressante, di distopia ecc, ci sono questi elementi e belli presenti ma penso che i punti cardine (o almeno quelli sui quali Bradbury abbia voluto spingere il testo) non siano questi ma bensì il libero arbitrio delle persone che abitano nella civiltà descritta dall’autore che per loro volontà non sono più interessati alla lettura e non fa la minima differenza per loro il conoscere la storia, gli eventi, la cultura.

In questa società la cultura e la curiosità non contano più niente, anzi vengono temute e represse.

Un valido esempio è la ragazzina che Guy, il nostro protagonista, incontra all’inizio che poi improvvisamente sparirà e Guy si porrà una domanda molto interessante che aiuta il lettore a entrare di più nella mentalità del testo: “perchè il governo dovrebbe temere una ragazzina di 17 anni che se ne va in giro a parlare della società di ieri e dei fiori e della luna?”.

Questa sparizione assieme al suicidio di un’anziana donna che deciderà di darsi fuoco con i propri libri davanti ai pompieri e a Guy, smuoveranno il nostro protagonista fino a fargli mettere in discussione tutto, come un sasso tirato in uno stagno crea un moto nell’acqua sempre così i dubbi di Guy si allargheranno sempre più fino ad esplodere e a convincerlo del fatto che, nonostante la civiltà in cui vive faccia di tutto per trasformare ogni essere in un essere felice (togliendo campi come la poesia o la psicologia che mettono in discussione la realtà e di conseguenza incupiscono le persone) nulla potrà renderlo felice se non è la più pura verità.

Sono 163 pagine che passano velocemente in un crescendo di avvenimenti azzardati e curiosi, si legge tutto d’un fiato e credo di dovermi aggregare alle persone che criticano questo libro per il fattore lunghezza, qualche cinquantina di pagine in più non avrebbe fato male secondo me.

Il libro è suddiviso in tre parti e la mia preferita è quella centrale, quella più concitata e ricca di fatti.

Ci sono parecchi simboli all’interno di questo libro, come la fenice che rinasce dalle ceneri, come la salamandra che riporta al mito delle lucertole di fuoco e simboleggia appunto il fuoco e la sopravvivenza, o anche il fuoco di per sè (grande protagonista del libro) che indica il cancellare un qualcosa dalla faccia della Terra, il divorarlo per eliminarlo.

La moglie di Guy è un personaggio distante ma che dopo aver terminato il libro mi è tornato spesso alla mente, è come in una bolla assorbita com’è dalla tv e dalla finta famiglia elettronica, non concepisce nemmeno più la possibilità di riscoprire il mondo al di fuori da quella rete appiccicosa.

Un altro personaggio che entra nella mente del lettore è Beatty, il capo di Guy, che non si capisce bene da quale lato pende, voi direte “ma scusa se è il capo dei pompieri penderà verso il regime che teme e censura la cultura”, potrebbe sembrare ma c’è molto altro, è il personaggio più enigmatico di tutti perché se da un lato sembra voler convincere Guy dell’inutilità dell’oggetto libro e ovviamente di ciò che contiene, dall’altro sembra invece capire il suo ruolo in una società spacciata e portata allo stremo.

Il finale a tratti mi è piaciuto a tratti no, come vi dicevo avrei desiderato leggere altro e proseguire l’avventura con Guy ma dall’altro leggendo il finale ho sentito quasi una sensazione di calma ristabilita, di nuovo inizio.

Piccolo appunto a questa edizione nuova della Mondadori, l’introduzione è di Neil Gaiman, ovviamente ciò mi ha resa davvero felice e l’ho trovata caruccia come introduzione ad un libro del genere, non dice molto e penso sia giusto così.

Quindi, mi è piaciuto questo libro, molto, ma con qualche piccola riserva di conseguenza mi sento di dare quattro stelline.

Voto:

Progetto senza titolo (16)

Questo è stato l’ultimo libro del 2017 per me (perchè quelli di Natale fra i 2’000 lavori da fare nelle feste non sono riuscita a terminarli prima della fine dell’anno) e dico fieramente di aver chiuso l’anno per quanto riguarda le letture alla grande con questo libro.

Psst! A breve arriverà la classifica dei top/worst del 2017!

Sono felice di averlo finalmente letto e alcune scene mi tornano alla mente spesso il ché trovo sia sempre un buon segnale.

E voi? Avete mai letto Fahrenheit 451? Si? No? Vi è piaciuto? Fatemelo sapere!

A presto!

Elisa

 

 

LiberTiAmo di Gennaio

Ohh finalmente ci si rilegge! Allora ditemi, come sono state queste feste? Spero le migliori di sempre!

E’ arrivato il momento di tornare però, sono passati davvero alla veloce queste due settimane, quasi non sembra nemmeno di essere sparita per tutto questo tempo.

Comunque, riprendiamo alla grande perché oggi parliamo del titolo di gennaio del gruppo di lettura, LiberTiAmo, il gruppo che gestiamo io e Tiziana su Goodreads.

Allora, gennaio è già iniziato da una settimana lo so, e per tradizione questo articolo viene pubblicato il primo del mese ma in questo caso vi avevo promesso che sarei tornata la seconda settimana del mese e purtroppo sono stata molto impegnata la prima settimana quindi tutto è slittato ad oggi.

Questioni esplicative a parte andiamo subito a vedere la lettura del mese di gennaio!

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Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

Editore: Einaudi

Link all’Acquisto: QUI

Trama

La prima settimana di libertà dell’irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l’esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto degli altri e del tempo. Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, cosi tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge dì aver vissuto come un soldato nell’adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo?

 

Da questo romanzo di Ishiguro, acclamato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e vincitore del prestigioso Booker Prize, nel 1993 il regista americano James Ivory ha tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson.

Quel che Resta del Giorno è il terzo romanzo di Kazuo Ishiguro, è stato il primo vero successo dell’autore giapponese naturalizzato britannico.

Nel 2017 l’autore ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.
Fra i suoi testi più famosi Non LasciarmiGli Inconsolabili e Il Gigante Sepolto.

Il titolo sul gruppo sarà il lettura per tutto il mese di gennaio, dal 01/01 al 31/01.

Vi unirete a noi?

Vi aspettiamo, noi ci leggiamo domani gente per la recensione di “Fahrenheit 451”!

Ben ritrovati,

Elisa

Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Buon lunedì gente e buon inizio settimana!

Ci stiamo avvicinando al Natale ragazzi, manca poco ormai e purtroppo manca poco anche alla fine della #Xmasmaratona, lo so, è molto triste.

Ma non pensiamoci ancora, abbiamo ancora un buon numero di giorni davanti a noi prima di Natale , giusto?

Nonostante il mio entusiasmo per questa festività mancano ahimè ad oggi all’appello ancora tutti i regali e i due simboli del Natale per eccellenza, il presepe e l’albero… rimedierò al più presto.

Oggi comunque, ridendo e scherzando, siamo qui con una recensione alla quale tengo molto, ovvero la recensione del titolo che abbiamo letto per il mese di novembre (e parte di quello di dicembre) sul gruppo di lettura.

Iniziamo subito perché c’è molto da dire!

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Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Pagine: 398

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): €16,80

Ebook non disponibile

Anno della Prima Pubblicazione: 1985

Link all’Acquisto: QUI

Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Il momento del tradimento è il peggiore, il momento in cui sai senza alcun dubbio che sei stato tradito, che qualche altro essere umano ti ha augurato un male così grande. Era come trovarsi in un ascensore che si è staccato dall’alto. Si precipita, e non si sa quando, con un urto, si toccherà il fondo.

 

Recensione

Questo è uno di quei casi in cui dopo aver terminato la lettura non so come trasmettervi nel migliore dei modi le emozioni che ho provato e l’idea che mi sono fatta.

Quando un libro mi piace molto, raccontarlo diventa difficile per me.

In questo caso, il libro di cui parliamo oggi tratta di una tematica a me molto cara, ho rimandato a lungo la lettura di questo titolo essenzialmente perché avevo aspettative molto alte e temevo di essere costretta ad abbassarle.

Non è stato così, il libro mi è piaciuto molto e ha rispettato in pieno l’idea che mi ero fatta di questo.

Iniziamo parlando dello stile della Atwood, è molto pulito e chiaro senza troppi fronzoli, infatti sullo stile di scrittura dell’autrice avevo un opinione diversa dalla realtà infatti mi immaginavo una scrittura più ricca, edulcorata, satura di descrizioni leggermente altezzosa anche.

Invece l’autrice ha sempre uno stile lineare, mai eccessivamente prosperoso, le descrizioni degli ambienti sono costruite tramite molte metafore (trucco che a me piace sempre).

E’ uno stile che punta a trasmettere, combinato con l’atmosfera, una certa freddezza quasi come una specie di studio medico, bianco, asettico, con quell’odore di farmaco che appesantisce l’aria, ecco mi sono sentita come in un ambiente simile durante la lettura.

Toglie il respiro e dona una sensazione di claustrofobia che difficilmente ho provato leggendo un libro.

All’inizio il libro non mi ha presa molto, è un libro in cui certe volte succedono degli eventi imprevisti che l’autrice è brava a ponderare e ad inserire nel momento giusto, ma per qualche motivo non mi catturata immediatamente.

Per qualche settimana addirittura non l’ho toccato, stavo leggendo altro e purtroppo non ho avuto molto tempo per leggere a novembre, ma una ripreso in mano mi sono incollata alle pagine fino alla fine e nel giro di pochi giorni l’ho terminato.

Parlando della protagonista, Difred in cui il nome sottolinea l’appartenenza di questa donna a Fred suo Comandante, ho letto diverse critiche che si smuovevano verso la Atwood per una protagonista a tratti poco combattiva.

Posso capire questo ragionamento, perché a volte capita di incontrare nei libri personaggi a cui vorremmo dare una spinta per smuoverli (per me era il caso di Evie de “Le Ragazze”), nel senso che al termine della lettura pensando a questa donna si arriva alla conclusione che in alcuni punti lei venga avvertita come donna con poco spirito in una situazione in cui bisognerebbe combattere per i propri diritti.

Però io personalmente non sento di criticare Difred, perché vive una situazione terribile, la sua vita viene ribaltata e dal conoscere una normalità libera di un certo tipo si passa ad un regime rigido e inumano di cui si ha paura, è inutile fingere di non provare paura e improvvisarsi eroi quando si teme per la propria vita.

Come per lo stile e l’ambientazione anche i personaggi e perfino la protagonista risultano asettici e distanti, è difficile entrare in sintonia con Difred non perché risulti poco umana semplicemente i pensieri che compie sono individuali e anche se ci sta raccontando una storia lei si chiude nel suo bozzolo da cui sembra impenetrabile.

Noi veniamo a conoscenza dei suoi pensieri, dei suoi dolorosi ricordi, delle sue paure, dei suoi desideri ma sotto sotto (almeno per me) rimane un’estranea.

Anche se questo effetto di distacco per quanto mi riguarda è voluto dall’autrice.

Come gli altri personaggi che vengono analizzati ma in parte perché essendo la protagonista quella di cui sappiamo di più è Difred, tra l’altro non scopriremo mai il suo vero nome ed è quasi come seguire da vicino una persona senza conoscere il suo nome, conoscere la sua vita e non il suo nome.

La solidarietà femminile non esiste in questo libro, è come se la società (modificata ad un certo punto) abbia fatto tutto il possibile per imprimere nella mente della gente un indifferenza e una rassegnazione tale per la quale non si lotta più, questo pensiero corrotto ha vinto e tutti hanno mollato.

E’ spaventosa un immagine simile, terrificante, perché pensare ad un tipo di ragionamento assurdo che riesce a far cadere la nostra libertà, a sottometterci come esseri umani sotto ogni punto di vista, reprimendo la nostra stessa umanità è mostruoso.

Prima di leggere il libro avevo letto commenti del tipo “potrebbe succedere anche a noi” e man mano che sfogliavo le pagine questo tipo di ragionamento non mi sembrava più così assurdo ma in una veste diversa.

Il mondo ha vissuto periodi come quelli descritti in questo libro, anche se non uguali ma simili, e conosciamo questa sensazione di guerra persa in partenza, di ribellione inutile e di attesa che governa in mondo quando c’è in atto un conflitto.

Ovviamente il pensiero che insegue il lettore per il tutto il testo è l’immagine della donna, questo libro è stato ritenuto femminista ma più che mostrarci ciò che non funziona nella civiltà nelle confronti delle donne ci sbatte in faccia quelli che sono i diritti di quest’ultime che se vengono sottratti ci rendono, noi umanità, pari a delle bestie.

E’ questo il messaggio principale del libro per quanto mi riguarda, nel momento in cui i diritti, la libertà e l’umanità vengono repressi e tolti, cosa rimane?

Così per gli uomini e per le donne.

Un altro messaggio non forte come questo ma positivo e ugualmente importante è che non importa in quale società distopica, svantaggiosa e così indifferente nei confronti delle persone ci possa ritrovare, ci sarà sempre, sempre, un moto di ribellione.

A qualcuno le cose non andranno mai bene così come sono e anche se in silenzio o in minoranza questa gente a cui non va bene lotterà per soverchiare il regime.

E’ un libro che rimane nel tempo e scava un angolino dentro chi lo legge per lasciare questi messaggi a volte di speranza a volte di ammonimento nei confronti dell’umanità.

Ha una grande potenza questo libro perché apre gli occhi, e niente è più determinante di questo, su ciò che potrebbe accadere se si scivola verso l’indifferenza, verso il rinnegare la nostra umanità e i nostri invalicabili diritti.

Ha un finale aperto quindi ogni persona ha la facoltà di scegliere come secondo lei/lui sono andate avanti le cose, questo libro è costituito come una prova storica quindi alla fine si legge di vari storici che ritrovando questa testimonianza di Difred fanno le loro ipotesi.

Voto:

Progetto senza titolo (13)

E’ stato senza dubbio uno dei libri migliori che abbia letto quest’anno, speravo mi sarebbe piaciuto e così è stato.

Questo libro è come un pugno nello stomaco che ti fa realizzare l’importanza di ogni individuo e la deviazione di una società che manda all’aria i diritti delle donne utilizzandole come oggetti per la riproduzione, come corpi vuoti incapaci di provare emozioni, in luogo in cui la libertà è severamente punita e un lusso che non ci si può più permettere.

 

Bene, questo era tutto per oggi!

Voi? Avete mai letto questo libro? Sì? No? In questo caso vi consiglio di rimediare subito!

Noi ci leggiamo domani gente!

Elisa

 

 

 

 

 

LiberTiAmo di Dicembre

Buon venerdì care genti!

Sono ancora qui, devo ammettere che avevo qualche dubbio circa l’impresa de la #Xmasmaratona, invece devo dire che per ora almeno sono riuscita a non saltare nemmeno un appuntamento.

 In questo venerdì che apre un nuovo weekend, il penultimo prima del Natale sono qui per annunciare assieme a Tiziana il libro del Gruppo di Lettura per il mese di dicembre o meglio per le ultime due settimane di dicembre che restano.

Dato che volevamo concludere il 2017 con un’altra lettura abbiamo selezionato titoli piuttosto brevi da poter leggere nelle due settimane e più che vanno dal 15/12 al 31/12.

Fra i titoli proposti c’è stato un vincitore e direi di andare a scoprirlo subito!

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Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Editore: Mondadori

Trama

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

 

Ray Bradbury è stato uno scrittore americano, famoso per le sue innovazioni nel genere fantascientifico.

Autore anche di testi come “Il Popolo dell’Autunno”, “Cronache Marziane” e “Il Gioco dei Pianeti”.

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza, che rientra tra i classici del genere distopico.
Il romanzo rivolge critiche dure sopratutto alla società americana degli anni ’50 ma non solo.
Questo romanzo ha influenzato la nostra società e negli anni sono nati, prendendo inspirazione dal testo di Bardbury, fumetti, racconti, documentari e film.

Come scritto sopra il titolo sarà in lettura sul gruppo da oggi al 31/12 (compreso).

Che dire, si preannuncia una gran lettura, personalmente non vedo l’ora di iniziare perché questo libro mi attende sullo scaffale da un annetto buono, sarà ora di porre rimedio a questo ritardo!

PS: Il 19 uscirà la recensione de “Il Racconto dell’Ancella” c’è molto da dire!

A domani!

Elisa

 

CitaTime

Se sei un uomo in un qualsiasi tempo futuro, e ce l’hai fatta sin qui, ti prego ricorda: non sarai mai soggetto alla tentazione del perdono, tu uomo, come lo sarà una donna. È difficile resistere, credimi. Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.
Non si tratta del controllo di una persona sull’altra. Forse non si tratta di chi può stare seduto e di chi deve invece inginocchiarsi, alzarsi o sdraiarsi, a gambe divaricate. Forse si tratta del potere di fare qualcosa e poi essere perdonato.

Mi piacerebbe credere che sto raccontando una storia. Ho bisogno di crederci. Devo crederci. Coloro che possono crederlo hanno migliori possibilità. Se è una storia che sto raccontando, posso scegliere il finale. Ci sarà un finale, alla storia, e poi seguirà la vita vera. Posso continuare da dove ho smesso. Non è una storia che sto raccontando. E’ anche una storia che ripeto nella mia testa. Non la scrivo perché non ho nulla con cui scrivere e lo scrivere è comunque proibito. Ma se è una storia, anche solo nella mia testa, dovrò pur raccontarla a qualcuno. Non racconti una storia solo a te stesso. C’è sempre qualcun altro. Anche quando non c’è nessuno. 

– Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood