L’Uomo di Calcutta – Abir Mukherjee

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state trascorrendo questo freddo lunedì? Spero nel migliore dei modi.

Oggi parliamo assieme di un libro, vi avevo in un certo senso preannunciato questa recensione, avevo citato questo titolo in un tag se non erro uscito qualche giorno fa dicendo che lo avevo in lettura, ebbene l’ho terminato e sono pronta per una recensione.

Arriverà a breve anche la recensione del volume successivo a questo, dato che stiamo parlando di una trilogia, anche se ad oggi sono stati pubblicati sono i primi due volumi, si presume che il prossimo e ultimo testo uscirà l’anno prossimo.

Ho già letto il volume che segue questo, ma ne parleremo, adesso concentriamoci sul primo testo di questa trilogia con “L’Uomo di Calcutta“.

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L’uomo di Calcutta – Abir Mukherjee

Casa Editrice: SEM (società editrice milanese)

Genere: Giallo Storico

Pagine: 345

Prezzo di Copertina: € 17,00

Prezzo ebook: compreso con l’acquisto della versione cartacea

Anno di Pubblicazione: 2018

Link all’Acquisto: QUI*

Trama

Calcutta, 1919. Non sono neanche le nove di mattina e la calura bagna la camicia di Sam Wyndham, giovane veterano britannico della Grande Guerra con un passato doloroso, arrivato a Calcutta per unirsi alla polizia e iniziare una nuova vita. Di fronte a lui, in un vicolo cieco e buio, c’è un corpo contorto in maniera innaturale e mezzo affondato in una fogna a cielo aperto. Il cadavere è quello di un alto funzionario britannico. L’hanno trovato così, con la gola tagliata, un occhio strappato dai corvi e in bocca un biglietto che intima agli inglesi di lasciare l’India. I suoi superiori credono che si tratti di un omicidio politico commesso dagli attivisti che si battono per l’indipendenza dell’India. Nel frattempo le notizie sul massacro di Amritsar, perpetrato dall’esercito di Sua Maestà, fomentano disordini tra la popolazione. È a rischio la stabilità dell’impero e il capitano Wyndham si trova coinvolto non solo in un’indagine impegnativa, che lo porta dai salotti dei ricchi imprenditori alle fumerie d’oppio dei quartieri malfamati, ma anche nelle lotte intestine dei suoi compatrioti. Deve risolvere il caso in fretta, ma qualcuno fa di tutto per impedirglielo.

“Ecco… non si amalgamava, diciamo così. Non fraintendermi, sono certo che fosse in gamba nel suo lavoro, che tenesse al loro posto, gli indiani e tutto, ma non era… uno di noi. Mi hanno detto che suo padre era un minatore, in una miniera di carbone.”

Lo disse come se ai suoi occhi questo lo rendesse inferiore. “E il suo amico Buchan?” chiesi “Lo conosci?”

Digby riflettè prima di parlare. “Non bene. L’ho incontrato un paio di volte a delle serate, ma nient’altro.”

“E di lui diresti che è uno di noi?”

Rise. “E’ milionario. Può essere uno di noi quando gli pare. Ora, se non ti dispiace, vecchio mio, è meglio che mi metta all’opera.”

Recensione

Vorrei iniziare con il dire che non ho visto molto in giro questo titolo e questa trilogia in generale, come avevo accennato anche in un articolo qualche giorno fa, dovete sapere che io ho iniziato a leggere questi testi dal secondo ovvero “Un Male Necessario“, che mi ha rapita in un attimo e oramai posare giù il libro era impossibile, quindi quando ho scoperto che non era il primo era troppo tardi.

Dopo aver finito in un giorno e mezzo quasi “Un Male Necessario“, sono corsa in libreria per cercare “L’uomo di Calcutta” e per pura fortuna l’ho trovato, l’unica copia disponibile, ogni tanto una botta di fortuna dai.

Comunque, iniziamo a parlare del libro.

Stile di scrittura e ritmo

Lo stile dell’autore non si perde in particolari fronzoli, non è uno stile descrittivo, ma non è nemmeno uno stile da romanzo d’azione che procede spedito, diciamo che è una via di mezzo, ci sono vari riferimenti a termini indiani che vengono ripetuti per tutto il testo, come “sahib“, “pukka“, “thana” e altri, quando si inizia a leggere si rimane spaesati con questi termini, ma man mano se ne apprende il significato.

In questo primo volume l’autore si sforza maggiormente di descrivere persone, luoghi, riferimenti storici, eventi, sopratutto nella prima parte procede ad un ritmo moderato, non direi lento, ma di certo si ha la sensazione che l’autore voglia delineare i personaggi, il loro passato e la città di Calcutta.

Come stile l’ho trovato comunque molto piacevole, è stata un’interessante scoperta anzi, perché Mukherjee possiede la giusta misura, non troppo nè troppo poco.

E’ da apprezzare anche secondo me la concentrazione che l’autore ha voluto dedicare nel descrivere fatti storici realmente accaduti ovviamente, si intravedono le ricerche compiute per delineare uno scenario storico pregno di riferimenti ben inseriti.

L’autore si dilunga giustamente sul razzismo che dilagava in quegli anni tra inglesi e nativi indiani, e parecchie volte nel corso del testo ci ritroviamo davanti ad eventi che mettono in risalto questo razzismo latente, in quanto gli inglesi puntano non tanto ad una superiorità numerica ma ad una superiorità morale.

Personaggi

Noi seguiamo le vicende di Sam Wyndham, trasferitosi a Calcutta dopo un passato burrascoso, è un capitano della polizia e si ritrova in quel trafficato paese dopo aver accettato una proposta, lui inglese fatica a capire una città così piena di tradizioni diverse da quelle di Londra.

Lui è il nostro protagonista, dopo la guerra e delle gravi perdite soffre di semi-dipendenza da oppio e morfina, lui non la chiama dipendenza, ma diciamo che a volte non può farne a meno.

Un altro personaggio fondamentale è Surrender-not (così soprannominato dagli inglesi), indiano che ha studiato per diversi anni in Inghilterra, a Cambridge, divenuto sergente della polizia è la spalla di Sam.

Surrender- not è il mio personaggio preferito, è goffo con le donne, timido fino ad arrossire ad ogni errore compiuto volontariamente o meno e brillante.

Infine l’ultimo personaggio che vediamo decisamente di meno rispetto a quelli precedenti (ma che tornerà anche nel secondo volume e io presumo anche nel terzo, quindi è un personaggio fisso), è la signorina Green, Annie Green.

La conosciamo in questo volume come segretaria della vittima, infatti il testo si apre con un’omicidio, quello di un’uomo piuttosto potente, non nativo, questo omicidio sconvolge la popolazione e tutto il romanzo ruota attorno alla risoluzione di questo, Annie è una donna per metà inglese e per metà indiana, è affascinante e molto intelligente.

Fra Annie e Sam inizierà una frequentazione da questo romanzo che però non sarà lineare per nulla.

Il romanzo si concentra ovviamente su Sam, essendo il protagonista, e non è uno di quei personaggi ben delineati nella mia mente, non saprei descriverlo, è un uomo di buone intenzioni, che ne ha passate tante, è forte di carattere e a volte fa battute di cui si pente, ma è un protagonista positivo che non cede a questa mentalità razzista che dilaga.

In cosa consiste questo titolo?

E’ appunto un giallo piuttosto classico direi, questa prima indagine è intricata e leggendo ovviamente il lettore fa dei pronostici, i miei si sono rivelati veri in parte, non sono riuscita a scovare chi si nascondeva dietro all’omicidio che apre il libro e ad altre piccole vicende.

Conosciamo diversi personaggi che si insinuano in un caso che preme sulla polizia per la sua importanza, e nessuno di loro sembra essere capace di un’atto simile, neanche quando sembra di aver acciuffato il killer questo sembra probabile, è una continua ricerca ed una volta raggiunto il finale si comprende quanto tutto fosse più evidente.

E’ uno di quei gialli che ti “apre gli occhi” alla fine e come un fulmine a ciel sereno ti rivela la verità, ma senza essere precipitoso, si prende i suoi tempi e ti fa ipotizzare di chiunque.

E’ comunque piuttosto ingarbugliata come vicenda, si inizia a ipotizzare di qualcuno in particolare da 100 pagine dalla fine più o meno, come dicevo prima è storico come testo, ma quello storico che approfondisce sopratutto questo razzismo e questa spaccatura tra inglesi e nativi, si citano anche alcune divinità indiane, divisioni tra la città bianca e quella nera ecc.

Conclusioni

E’ un libro da leggere tutto d’un fiato, anche perché nonostante la mole la vicenda si svolge nell’arco di pochi giorni, i capitoli hanno una lunghezza giusta, a parte qualcuno di 10/15 pagine massimo gli altri sono brevi di 5/6 pagine.

Se vi affascina anche l’ambientazione indiana è l’ideale, questa viene di solito descritta dal punto di vista di Sam che non sopporta di corvi che gracchiano ala mattino presto e il caldo asfissiante di Calcutta.

E’ un testo che mi ha anche strappato un risolino ogni tanto, c’è qualche battuta divertente che alleggerisce il tono a volte, in rari casi.

Voto:

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Quattro stelle per me è un voto giusto, mi è piaciuta come lettura anche se è un giallo è adatta a periodi di relax perché rimane un libro che fila liscio. Assegno 4 stelle per il fatto che parte un poco a rilento e nonostante alcune botte di azione nel corso del testo non mi sento di assegnare un voto pieno.

E voi? Avete mai letto “L’uomo di Calcutta”? Lo conoscevate? Fatemi sapere!

A domani!

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CitaTime

“Egli sapeva quello che sua madre pensava, e che lei lo amava in quel momento. Ma sapeva, inoltre, che non è gran cosa amare una creatura o almeno che un amore non è mai sì forte da trovare la propria espressione. Di modo che sua madre e lui si sarebbero sempre amati in silenzio. E lei sarebbe morta – o lui – senza che, durante la loro vita, fossero potuti andar oltre, nella confessione del loro affetto. Nello stesso modo egli era vissuto accanto a Tarrou e questi era morto, quella sera, senza che la loro amicizia avesse avuto il tempo di essere veramente vissuta.”

Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama.

Albert Camus

Rieccoti Wishlist Natalizia!

Buon sabato!

Come ogni anno eccomi qui con la wishlist natalizia, in cosa consiste?

Essenzialmente in un mio vezzo, qualche giorno fa abbiamo parlato dei libri da regalare ad un non lettore, ebbene oggi parliamo sempre di regali, ma questi sono regali che io desiderei ricevere per Natale o festività annesse.

Perché faccio tutto ciò?

La prima ragione è che voglio conoscere anche i vostri libri in wishlist che vi piacerebbe ricevere a Natale (così faccio accrescere anche la mia di wishlist, tanto ormai l’abbiamo persa), la seconda è che magari fra i libri che vi mostrerò potrebbe esserci qualcosa di vostro interesse e potrei semi-involontariamente darvi qualche spunto per un regalo o un auto-regalo e terzo, nulla, semplicemente so che qualcuno che conosco mi sbircia sul blog e carissimo sappi che io per Natale qualche suggerimento te lo sto dando.

Detto ciò, non perdiamoci in pinzillacchere e iniziamo!

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La Volontà del Male – Dan Chaon

Il passato di Dustin Tillman è segnato da una tragedia: trent’anni prima i suoi genitori e gli zii sono stati uccisi da Rusty, il fratello adottivo. In un processo che aveva fatto scalpore per gli inquietanti legami con i culti satanici, Rusty era stato condannato all’ergastolo grazie alle testimonianze di Dustin e della cugina Kate. Ora Dustin è psicologo, vive con la moglie e i due figli una vita apparentemente serena. Finché non riceve la notizia che Rusty è stato rilasciato: tutte le accuse sono cadute. Nel frattempo un suo paziente, Agil Ozorowski, ex poliziotto in congedo, indaga sulle morti di alcuni ragazzi annegati, convinto che siano opera di un serial killer. Inizialmente scettico, Dustin si lascia coinvolgere nell’indagine, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.

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Non conoscevo questo titolo fino a qualche settimana fa, lo ammetto, ma guardando un wrap up se non erro (non ricordo con precisione), l’ho scoperto. Mi ispira parecchio, edito dalla NN Editore, è un giallo, è l’unico testo ad oggi in pubblicazione e disponibile dell’autore. Di solito vado a periodo con i gialli che coinvolgono indagini, polizia ecc, ma questo mi ispira.

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Gli Immortalisti – Chloe Benjamin

È l’estate del 1969. Mentre gli altri giovani si sballano a Woodstock, i quattro fratelli Gold – Simon, Klara, Daniel e Varya – si annoiano in una New York calda e appiccicosa. L’unica distrazione è una veggente che, si dice nel quartiere, sarebbe in grado di predire il giorno della morte dei suoi clienti. I quattro ragazzi decidono così di andarci, per gioco, per vestirsi di paura, per fare la rivoluzione a modo loro. Bussano alla porta della donna, entrano uno per volta, ed escono con una data. Nient’altro. Ma da quel giorno della loro adolescenza, segnato da un numero indimenticabile, niente sarà più come prima.

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Testo di narrativa contemporanea, la trama è interessante, anche l’idea di base è piuttosto originale, l’ho scoperto per caso sempre su Youtube per poi rivedere questo libro dopo qualche giorno su Instagram, da quel momento mi perseguita. Questa è la copertina dell’edizione economica BUR che è la stessa di quella inglese, ho sentito opinioni contrastanti a riguardo, la maggior parte positive.

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La Fabbrica delle Bambole – Elizabeth MacNeal

Giorno dopo giorno Iris Whittle siede nell’umido emporio di bambole di Mrs Salter e, china sui visi di porcellana in lavorazione, dipinge schiere di boccucce e occhietti tutti uguali. Ma la notte esce di soppiatto dal letto, scende in cantina, tira fuori colori e pennelli e riversa sulla carta la sua passione per la pittura. La tecnica è primitiva, certo, la famiglia e la società contrarie, e perfino la sua gemella Rose, un tempo sua complice ma ora esacerbata da un male che l’ha deturpata per sempre, le è ostile. E c’è quel leggero difetto della spalla a consigliarle di cercarsi un buon marito e accontentarsi di quel che ha. Ma lo spirito di Iris è indomito, la sua vocazione prepotente e, quanto alla presenza femminile nell’arte pittorica, non esiste forse il precedente di Lizzie Siddal, pittrice oltre che modella di John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, esponenti di quella cosiddetta «Confraternita dei Preraffaelliti» che fa tanto parlare di sé? Quando Louis Frost, un altro membro della stessa cerchia, le chiede di posare per lui, Iris, in spregio a ogni convenzione del decoro vittoriano, accetta, ma solo in cambio di lezioni private di pittura. Per lei si aprono nuovi orizzonti: la libertà per sé e quelli che ama, da sua sorella Rose al generoso monello di strada Albie, l’arte, l’amore, molti incontri importanti, alcuni insospettati. Passeggiando in quella tumultuosa fucina di novità che è il cantiere per la Grande Esposizione di Hyde Park, la sua figura singolare cattura lo sguardo di un passante fra i molti. È Silas Reed, tassidermista di poco conto e grande ambizione, con un morboso attaccamento per le cose morte e una curiosa predilezione per ciò che è imperfetto. Silas, Iris, Louis, il monello Albie, le prostitute del bordello, i clienti della taverna, i pittori preraffaelliti danno vita a un romanzo storico vividissimo e carico di tensione…

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Questa è una pubblicazione recentissima, ora, la trama sembra piuttosto ricca e mi da l’impressione di essere uno di quei romanzoni da gustarsi quando si ha voglia di immergersi in una storia piena. Dovrebbe essere ambientato nell’800, piccolo appunto che non c’entra nulla; non amo questa copertina.

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Le Avventure di Washington Black – Esi Edugyan

Giorno dopo giorno Iris Whittle siede nell’umido emporio di bambole di Mrs Salter e, china sui visi di porcellana in lavorazione, dipinge schiere di boccucce e occhietti tutti uguali. Ma la notte esce di soppiatto dal letto, scende in cantina, tira fuori colori e pennelli e riversa sulla carta la sua passione per la pittura. La tecnica è primitiva, certo, la famiglia e la società contrarie, e perfino la sua gemella Rose, un tempo sua complice ma ora esacerbata da un male che l’ha deturpata per sempre, le è ostile. E c’è quel leggero difetto della spalla a consigliarle di cercarsi un buon marito e accontentarsi di quel che ha. Ma lo spirito di Iris è indomito, la sua vocazione prepotente e, quanto alla presenza femminile nell’arte pittorica, non esiste forse il precedente di Lizzie Siddal, pittrice oltre che modella di John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, esponenti di quella cosiddetta «Confraternita dei Preraffaelliti» che fa tanto parlare di sé? Quando Louis Frost, un altro membro della stessa cerchia, le chiede di posare per lui, Iris, in spregio a ogni convenzione del decoro vittoriano, accetta, ma solo in cambio di lezioni private di pittura. Per lei si aprono nuovi orizzonti: la libertà per sé e quelli che ama, da sua sorella Rose al generoso monello di strada Albie, l’arte, l’amore, molti incontri importanti, alcuni insospettati. Passeggiando in quella tumultuosa fucina di novità che è il cantiere per la Grande Esposizione di Hyde Park, la sua figura singolare cattura lo sguardo di un passante fra i molti. È Silas Reed, tassidermista di poco conto e grande ambizione, con un morboso attaccamento per le cose morte e una curiosa predilezione per ciò che è imperfetto. Silas, Iris, Louis, il monello Albie, le prostitute del bordello, i clienti della taverna, i pittori preraffaelliti danno vita a un romanzo storico vividissimo e carico di tensione…

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Titolo uscito nel giugno di quest’anno, mi ispira e lo punto dall’uscita per la mobilità delle scene, infatti dovrebbe essere un testo che fa viaggiare il lettore da un continente all’altro insieme al protagonista, uno di quei titoli che visita diverse ambientazioni.

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Warlock – Oakley Hall

Fine Ottocento, sudovest americano. Warlock è una cittadina mineraria di frontiera in rapida espansione; insieme ai commerci, fioriscono il gioco d’azzardo e la prostituzione, gli scioperi e le scorribande dei cowboy. Mentre l’anziano governatore, il generale Peach, si crogiola ancora nel ricordo delle guerre contro gli indiani e di un’epoca eroica ormai da tempo superata, i cittadini sono frustrati dall’impotenza della legge ufficiale e decidono di assoldare un marshal privato, Clay Blaisedell. Armato delle sue due pistole dal calcio dorato, Blaisedell dovrà fare i conti con il capo dei cowboy Abe McQuown, ma anche con il vicesceriffo Bud Gannon, uomo ligio alle regole e dotato di un diverso, più mite senso della giustizia. Sullo sfondo, vediamo scorrere le vicende di un’umanità turbolenta e imprevedibile: minatori in lotta per una vita migliore, spregiudicati proprietari di saloon, prostitute in cerca di una seconda occasione, uomini di legge alcolizzati, dottori dall’idealismo incrollabile.

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Da qui in poi parte una serie di titoli western, perché? Sono particolarmente concentrata sul western in questo periodo, non tanto con le letture in corso ma con quelle che desidero fare a breve, questa è un’epopea western piuttosto amata e conosciuta, testo uscito nel 2016 per SUR.

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Lonesome Dove – Larry McMurtry

In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei più grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. Augustus beve whiskey sotto il portico e gioca a carte al Dry Bean, mentre Call lavora sodo dall’alba al tramonto e continua a dare ordini a Pea Eye, Deets e al giovane Newt. La guerra civile è finita da un pezzo e la sera, sul Rio Grande, non si incontrano né Comanche né banditi messicani, ma solo armadilli e capre spelacchiate. L’equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d’aiuto un vecchio compagno d’armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana e cosi dà fuoco alla miccia dell’irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassù e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. È l’inizio di un’epica avventura attraverso le Grandi Pianure, che coinvolgerà una squadra di cowboy giovani e maturi, oltre a un folto gruppo di prostitute, cacciatori di bisonti, indiani crudeli o derelitti, trapper, sceriffi e giocatori d’azzardo: decine di piccole storie che s’intrecciano tra loro ed escono dall’ombra della grande Storia americana. “Lonesome Dove” è un vero grande classico della letteratura western, l’opera che raggiunge il culmine di un genere e allo stesso tempo chiude un’epoca. Non a caso c’è il cinema all’origine del romanzo: all’inizio degli anni Settanta, Peter Bogdanovich vuole girare un film in omaggio al suo maestro John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda nelle parti principali. McMurtry scrive il copione: nasce cosi il primo abbozzo di Lonesome Dove, sebbene con un altro titolo. Alla fine il progetto non giungerà in porto, ma quella storia continua a ronzare nella testa di McMurtry per più di dieci anni, finché non decide di scriverci un romanzo. “Lonesome Dove” negli Stati Uniti è subito salutato come un capolavoro e vince il Pulitzer nel 1986. In seguito verrà adattato in una mini-serie televisiva, con Robert Duvall e Tommy Lee Jones, che ottiene un grandissimo successo e segna l’inizio del revival western al cinema, culminato con Balla coi lupi e Gli spietati.

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Testo che mi sembra di aver visto per la prima volta in libreria solo l’altro giorno, perché è dall’uscita che desidero averlo fra le mie mani. Anche qui abbiamo un testo appunto western, piuttosto amato, primo di una duologia. Una lettura anche qui ricca.

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Trilogia della Frontiera – Cormac McCarthy

Tre storie di apprendistato e di eterno vagabondare di cavalli e cavalieri, tra deserti di sale, montagne innevate e pianure d’erba alta, attraverso la leggendaria frontiera fra il Texas e il Messico. Con “Cavalli selvaggi” siamo nel Texas del 1949. Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John Grady Cole sella il cavallo e insieme all’amico Rawlins si mette sull’antica pista che conduce alla frontiera e più in là nel Messico, inseguendo un passato nobile, e forse, mai esistito. In “Oltre il confine”, quando il destino gli offre l’occasione di passare la frontiera, il giovane Billy Parham compie la sua scelta e dirige il cavallo verso il Messico insieme al fratello Boyd. Billy ha appena catturato una lupa ferita che si stava accanendo sul bestiame della famiglia e ha deciso di non consegnarla al padre, che la ucciderebbe, ma di riportarla sulle montagne messicane per restituirla al suo mondo. “Città della pianura” inizia dove arrivavano i primi due romanzi. All’inizio degli anni Cinquanta John Grady Cole e Billy Parham lavorano in un ranch tra il Texas e il Messico. Insieme allevano cavalli, ascoltano sotto le stelle i racconti dei vecchi cowboys, si divertono al bar o al bordello. E al bordello John Grady incontra una sedicenne così bella da cambiargli la vita. Così contesa da costringerlo a scontrarsi con il suo protettore-filosofo Eduardo, in un duello allo stesso tempo epico e metafisico.

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Testo che ne comprende tre, i tre volumi di McCarthy che compongono questa trilogia western, troviamo ambientazioni texane, i due primi romanzi dovrebbero essere a sè mentre nel terzo tutti i personaggi dei primi due si ritrovano.

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La Casa d’Inferno – Richard Matheson

Per più di vent’anni la casa appartenuta a Belasco è rimasta vuota. Indicata come la più inaccessibile delle case infestate, è un antico palazzo le cui mura hanno assistito a scene di orrore e depravazione inimmaginabili. Due tentativi di investigarne i segreti si sono conclusi terribilmente. Ora si prepara una nuova spedizione: quattro persone entrano in quel luogo misterioso, determinate a sondare gli ultimi segreti di vita e di morte che vi si celano. Ognuno di loro è spinto da una ragione personale per sfidare le mille tentazioni di quella dimora: ma potranno le loro anime sopravvivere di fronte a quanto si nasconde nella casa più infestata del mondo?

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Questo è un testo fuori catalogo, infatti si trovano alcune copie in giro, ma non sono economicissime e spero in una ripubblicazione prima o poi, però a differenza di alcuni testi fuori catalogo questo si trova ancora su Amazon. Dopo aver letto “L’Incubo di Hill House” sono rimasta affascinata dai testi sulle case infestate o maledette, quindi ultimamente sto inserendo tutti testi di questo tipo in wishlist.

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La Quinta Stagione – N.K. Jemisin

È iniziata la stagione della fine. Con un’enorme frattura che percorre l’Immoto, l’unico continente del pianeta, da parte a parte, una faglia che sputa tanta cenere da oscurare il cielo per anni. O secoli. Comincia con la morte, con un figlio assassinato e una figlia scomparsa. Comincia con il tradimento e con ferite a lungo sopite che tornano a pulsare.

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Un fantasy uscito in Italia da poco e subito parecchio apprezzato, dovrebbe essere il primo di una trilogia pubblicata da Mondadori. Ci sono opinioni discordanti a riguardo, per alcuni è il fantasy migliore del 2019 per altri la protagonista è pessima e la storia non è così eccezionale.

La Lotteria – Shirley Jackson

Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.

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La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una “vera gentildonna” della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare “la propria dipartita stando il meno male possibile”. Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, “maschera crudele e deforme” che vorrebbe fagocitare e distruggere, con il suo “sorriso laido e grossolano” e i suoi modi sadici, insolenti e volgari, le altre due. È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

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Ho letto vari romanzi e racconti della Jackson, “Abbiamo sempre Vissuto nel Castello”, “L’incubo di Hill House”, “La Ragazza Scomparsa” e mi piacerebbe continuare nell’esplorazione della Jackson. L’ultimo romanzo che mi manca è appunto “Lizzie”, perché la lotteria è un racconto e “Paranoia” una recente pubblicazione Adelphi, è una raccolta di racconti/ episodi di vita di Shirley.

Bene!

E voi, quali libri desiderate? Fatemi sapere!

A domani!

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Pillole Letterarie (ed. Natalizia) #19

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“Non c’è nulla di più gravoso che starsene fermi e inattivi quando si sentono raccontare terribili disgrazie altrui.”

“Non c’è niente di più bello che starsene lì sdraiati con un bel libro avuto in regalo, un libro nuovo che non si è ancora mai visto e che nessun altro in casa conosce, e sapere che si può leggere pagina dopo pagina finché si riesce a stare svegli.”

“La felicità più grande e la pace più dolce è donata a chiunque cerchi di portare, per quanto piccolo, il suo aiuto.”

#piccolistralciletterari#

10 Libri da Regalare a chi Non Legge

Buon giovedì!

Come procede la settimana? Forza, che ci avviciniamo al weekend!

Oggi parliamo finalmente di un qualcosa di natalizio, per tenere fede a questa che dovrebbe essere una maratona natalizia, ma lo sapete, parliamo un po’ di tutto in questi giorni.

Parliamo di regali, un argomento bello oggi, come ogni anno mi piace in un articolo dedicato parlare un po’ di consigli, regali carini ecc.

Quest’anno ho pensato “mmm perché non guardare assieme qualche titolo da regalare a chi non legge?“, ovviamente per avvicinarlo alla lettura perché non è mai troppo tardi e chi trova il libro giusto è a cavallo!

Vorrei anche dire che secondo me non è mai inutile regalare un libro a chi non legge, perché può sempre essere la volta buona per iniziare, forse sono troppo ottimista io, ma ho avuto esperienze reali di persone lontane alla lettura che grazie al libro giusto hanno iniziato il loro viaggio in questo mondo.

Quindi, in questa lista vi dico subito che si sono più di 10 libri, sono vari libri per vari generi adatti a chi non ha un buon rapporto con la lettura o non è mai riuscito/a davvero ad avvicinarsi a questa, iniziamo!

Raccolte di Racconti

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Passeggeri Notturni – Gianrico Carofiglio

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Un almanacco di soluzioni inattese, di rivelazioni ironiche, di folgoranti incidenti del pensiero. Una scommessa allegra e audace sullo straordinario potere dei personaggi, delle storie, della letteratura. Voci che risuonano nell’oscurità di vagoni semivuoti, lampi che scaturiscono da frammenti di conversazione, profumi nascosti negli anfratti della memoria. I titoli di questa singolare raccolta – trenta scritti di tre pagine ciascuno rappresentano di volta in volta un genere diverso, in un susseguirsi di aneddoti, brevi saggi, racconti fulminei. Li popolano soprattutto figure femminili sfuggenti e indimenticabili, mentre a vicende drammatiche, o amare, si alternano situazioni comiche, sempre in un gioco di specchi tra realtà e finzione. A tenere tutto insieme, come in un mosaico, è una scrittura tersa quanto l’aria notturna, capace di svelare le verità celate nei dettagli dell’esistenza con una magistrale economia di parole. “Un monaco incontrò un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò: “Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?” Il maestro gli diede un pugno in faccia”.

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Iniziamo con una lettura adatta a tutti, qui abbiamo racconti brevi e brevissimi adatti a chi non ha mai tempo di leggere o si annoia facilmente.

 

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Incubi e Deliri – Stephen King

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Un dito che emerge da uno scarico del lavandino, giocattoli che si trasformano in micidiali strumenti di morte, mosche che si annidano in un vecchio paio di scarpe da tennis, il deserto del Nevada che inghiotte una Cadillac… La leggenda di Castle Rock ritorna per ammaliare l’attonito lettore. La fertilissima immaginazione di Stephen King e la potenza della sua vena narrativa non sono mai state così efficaci, e terrificanti, come in questa sorprendente antologia.

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Titolo per chi ha sentito nominare King (e chi non lo ha mai sentito nominare almeno una volta?) e apprezza particolarmente i gialli/thriller/horror. Qui troviamo parecchi racconti, c’è solo da scegliere con quale iniziare!

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Il libro delle Storie di Fantasmi – Roald Dahl

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“È un fatto singolare” osserva Roald Dahl, “ma nelle grandi storie di fantasmi il fantasma non c’è. O, se non altro, non si vede. Si vede però il risultato delle sue azioni. Ogni tanto potete avvertire un fruscio alle vostre spalle, o intravedere tracce fugaci della sua presenza…”. E infatti elusivi e imprevedibili sono i fantasmi tratteggiati dagli autori dei quattordici racconti scelti e qui riuniti da Dahl con mano maestra.

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Ho voluto inserire un libro per ragazzi/bambini, l’età di lettura consigliata è 10 anni, sono raccontini e storie davvero piacevoli.

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Un Male Necessario – Abir Mukherjee

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Calcutta, 1920. Nello splendido giardino della Government House si ritrovano venti principi del regno del Raj. Il governo britannico li ha convocati per avviare dei negoziati, necessari a creare una Camera dei Principi che possa accontentare le crescenti richieste di indipendenza. Tra nobili convenuti c’è il figlio del maharaja, il principe Adhir, che recentemente ha ricevuto delle minacce di morte. Per questo motivo ha invitato all’incontro il sergente “Surrender-not” Banerjee, suo amico e compagno di studi, insieme al Capitano Sam Wyndham, poliziotto che abbiamo già conosciuto nel fortunato esordio di Mukherjee, L’uomo di Calcutta. Il giovane maharaja li invita a spostarsi nel Grand Hotel dove alloggia per discutere la delicatissima questione dei biglietti minatori che ha trovato sotto il suo cuscino e nella tasca di un vestito. La Rolls-Royce su cui viaggiano viene fermata da un uomo vestito da prete induista che esplode tre colpi di pistola uccidendo il principe. Il capitano Wyndham lo insegue, ma l’assassino riesce a scappare tra i vicoli, scomparendo in mezzo alla folla di una parata religiosa. Indagando Wyndham e Surrender-not si accorgono di quanto il regno sia teatro di tumulti e sommosse. Il principe Adhir era infatti mal sopportato da alcuni gruppi religiosi e il suo fratello minore, nuovo successore al trono, è solo un playboy buono a nulla. Mentre i due poliziotti uniscono le forze per tentare di risolvere il mistero, rimangono coinvolti in una fitta rete di segreti e minacce all’interno di un mondo pericoloso e senza pietà. Sta a loro trovare il killer, prima che sia lui a scovarli.

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Una delle mie ultime letture (a breve uscirà una recensione a riguardo), è il secondo di una trilogia, ma facendo un piccolo strappo alla regola si può leggere anche singolarmente, per chi ama i gialli storici è una lettura che non vi lascia prender fiato.

 

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La Camera Azzurra – Georges Simenon

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“Sei così bello” gli aveva detto un giorno Andrée “che mi piacerebbe fare l’amore con te davanti a tutti…”. Quella volta Tony aveva avuto un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei. Solo quando il marito di Andrée era morto in circostanze non del tutto chiare, e Tony aveva ricevuto da lei il primo di quei brevi, sinistri biglietti anonimi, solo allora aveva capito, e aveva cominciato ad avere paura. Ancora una volta, nel suo stile asciutto e rapido Simenon racconta la storia di una passione divorante e assoluta, che non indietreggia nemmeno di fronte al crimine. Anzi, lo ripete.

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Se mi seguite da un po’ saprete che non amo lo stile di Simenon, ma questo libro è senza dubbio uno dei migliori gialli mai scritti da lui per me. Anche qui una storia che non vi permette di posare il libro fino alla fine, stile veloce che taglia le scene instillando sempre più curiosità.

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La Ragazza del Treno – Paula Hawkins

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La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua. Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos’ha visto davvero Rachel?

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Ho voluto inserire questo libro anche se a non tutti è piaciuto, a me sì, ne conservo un piacevole ricordo, giallo incredibilmente famoso, da cui è stato tratto anche un film. Anche se la persona a cui non regalerete non è solita alla lettura non potrà che appiccicarsi a questo libro per scoprire il segreto che si nasconde dietro ad esso.

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Il Colore della Magia – Terry Pratchett

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In un mondo sorretto da quattro elefanti magici che poggiano sul guscio di una tartaruga gigante, comincia la più stramba, scatenata ed esplosiva delle avventure: il primo libro della saga di Mondo Disco, dove tutto ha inizio.

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Io posseggo questo titolo in inglese ma è disponibile anche in italiano appunto edito da Salani, fantasy per tutti, è il primo di una saga ovvero quella famosissima di Mondo Disco. 

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Il Guardiano degli Innocenti – Andrzej Sapkowski

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Geralt è uno strigo, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, e si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi… Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte.

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Ahh, questo l’ho voluto inserire perché se volete fare un regalo ad un appassionato/a di videogiochi e amante magari anche del gioco di The Witcher, qui abbiamo il titolo perfetto, primo di una serie di 7 libri, di genere fantasy sarà un dono apprezzato.

Poesia

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Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

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L'”Antologia di Spoon River” è stata pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1943, tradotta da Fernanda Pivano e scoperta da Cesare Pavese. Da allora sono state fatte innumerevoli edizioni; il numero di copie vendute, da autentico bestseller, è straordinario, soprattutto se si tiene conto del fatto che si tratta di un libro di poesia, tradotto per di più da un’altra lingua. Dal libro sono stati tratti dischi, riduzioni teatrali, musicali, radiofoniche, televisive. E intere generazioni l’hanno scelto come testo da leggere e come oggetto di studio.

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Cerco sempre di inserire libri di poesia perché apprezzo molto la poesia e trovo non sia sufficientemente esplorata e nominata ad oggi, qui abbiamo un pilastro della poesia, è un testo particolare, magari adatto a qualcuno amante di De Andrè, nonostante siano poesie sono quel tipo di poesie non intricate da leggere dal punto di vista lessicale.

A Tema

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La Notte di Natale – Nikolaj Gogol

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Già maestro del realismo, Gogol’ si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche, sullo sfondo di una desolante mediocrità umana, con uno stile visionario e fantastico. Pubblicato originariamente nel 1832, nel secondo volume della raccolta “Veglie alla fattoria presso Dikan’ka”, “La notte di Natale” è un racconto lungo ambientato in Ucraina durante il regno di Caterina II. Vakula, giovane fabbro innamorato della bella Ocsana, sottomette le forze del male per esaudire il desiderio della ragazza: possedere gli stivaletti della zarina. Accostato da alcuni critici al realismo magico sudamericano, “La notte di Natale” ha ispirato opere liriche di Cajkovskij e Rimskij-Korsakov, pellicole cinematografiche e perfino film d’animazione.

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Libro breve e adatto per il periodo, il regalo giusto se volete fare un pensierino, abbiamo un ambientazione natalizia.

Ora, questi sono regali secondo me adorabili, sopratutto se volete regalare dei classici in edizioni bellissime, edite Gribaudo.

Per il Natale di quest’anno infatti la casa editrice ha pensato di realizzare questi “cofanetti” con all’interno le sue ripubblicazioni (meravigliose dal punto di vista grafico) di alcuni classici con un pile annesso.

Il Canto di Natale*

Piccole Donne*

Alice nel Paese delle Meraviglie*

PS: Se volete regalare dei libri/o a dei ragazzi infine io vi consiglio Neil Gaiman come autore (Coraline sopratutto), e invece se volete regalare un testo ad una persona che si sta avvicinando ai gialli classici Agatha Christie è sempre una buona scelta.

E voi? Quali testi regalerete quest’anno o vi farete regalare? Fatemi sapere!

A domani!

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The End of the Year Book Tag

Buon mercoledì!

Per il quarto giorno di dicembre e della maratona natalizia, iniziamo piano piano ad entrare più nel vivo degli articoli dedicati a questa meravigliosa festività e anche perché no, alla fine dell’anno.

Oggi ho voluto proporvi questo tag che si chiama appunto “The End of The Year Book Tag“, perfetto per questo momento, non siamo proprio alla fine dell’anno, ma diciamo che il momento catartico si avvicina.

Ho visto per la prima volta questo tag da Teresa Bee_Book_a_Lula su Youtube, sono venuta a conoscenza dopo del fatto che questo è un tag piuttosto famoso, me ne sono accorta solo ora però, meglio tardi che mai.

A proposito, voi come state in questo freddo mercoledì?

Io sto sorseggiando un tè alla ciliegia e lampone, bollente, infatti mi sono appena ustionata e mangiando qualche anicetta ogni tanto, non sapete cosa sono le anicette? Solo caramelline, più che altro sono cubettini di zucchero al sapore di anice, so che molti non amano l’anice, ma io la adoro.

Bene, tornando al book tag, si compone di 6 domande a tema libroso ovviamente che funge anche come una specie di info/minirecap dell’anno, ma a questo proposito usciranno altri articoli più avanti, non spoilero mi fermo qui.

Allora iniziamo con le domande!

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Ci sono libri che hai iniziato quest’anno e che vuoi finire?

Allora, ne ho iniziati diversi quest’anno che non ho terminato, ma forse il titolo che più degli altri mi brucia nel petto come una sconfitta non digerita è “Le Sette Morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton.

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Perché questo abbandono brucia? Forse perché oramai ero a più di metà libro, mi mancavano circa 90/80 pagine e la fine si avvicinava, da una parte mi dispiace aver abbandonato questo titolo e mi piacerebbe riprenderlo, quindi per rispondere alla domanda lo vorrei finire sì, ma l’ho lasciato anche perché non mi entusiasmava particolarmente.

L’idea di base è interessante ed è proprio questa che mi ha attirato verso il libro, ma nel corso del testo l’autore secondo me inizia a buttare dentro dettagli, specifiche, modifiche, tutto e di più all’idea appunto di base per sovraccaricarla sempre di più e ad un certo punto getta il lettore nel casino totale, in più credo sia un libro non tagliato abbastanza, nel senso che è un di quei casi in cui anche con 100 pagine in meno il titolo non ne avrebbe risentito, anzi.

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Hai un libro in particolare che consideri “autunnale” che ti accompagni nella transizione verso fine anno?

Sto leggendo un titolo di cui vi parlerò a breve (in una recensione specifica) che si intitola “L’Uomo di Calcutta” di Abir Mukherjee.

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La copertina è molto autunnale, la storia un pochino meno, più che altro fa venire in mente l’estate perché nel libro si muore di caldo anche perché siamo a Calcutta nel 1919, ma ne parleremo a breve!

Comunque per rispondere alla domanda no, non è particolarmente autunnale, ma per me è comunque carina per il periodo.

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C’è una novità che stai aspettando?

Diciamo che c’erano due novità in particolare che stavo aspettando e sono uscite da poco, la prima ovviamente è Casa di Foglie e vabbè oramai ho nominato questo libro in tutte le salse, non ne potrete più quindi mi fermo. Il secondo, di cui abbiamo parlato l’altro ieri anche è “Il Priorato dell’Albero delle Arance” di Samantha Shannon.

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Ho già ordinato questo libro, figurasi se me ne sto ferma, su Libraccio e dovrebbe arrivarmi a breve, aspetto questo titolo da mesi e ho anche considerato al fatto di acquistarlo e leggerlo in inglese perché lo vedo da tempo da booktuber e bookblogger esteri/e che non hanno fatto altro che accrescere la mia curiosità. Ho letto l’estratto anche su kindle e premette molto bene, ho proprio voglia di gettarmi a capofitto in un fantasy ben scritto.

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Quali sono i 3 libri che vuoi leggere entro fine anno?

Sicuramente questi tre:

L’uomo di Calcutta“, nominato anche prima, “La Peste” di Camus che stiamo leggendo ora insieme sul gruppo di lettura e il terzo titolo che ho inserito è “La Leggenda di Sleepy Hollow” di Irving, ma sappiate che non è certo questo terzo titolo perché devo ancora iniziarlo e potrei cambiare idea.

I primi due però di sicuro li voglio terminare a breve/prima della fine dell’anno.

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C’è un libro che pensi ancora possa sorprenderti e diventare il tuo preferito?

Sicuro “La Peste“, ma anche “Il Priorato dell’Albero delle Arance” perché iniziarlo appena arrivato a casa, anche se molto probabilmente non riuscirò a finirlo entro il 2019, mi prudono proprio le mani per la voglia di leggerlo!

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Hai già cominciato a fare piani per il 2020?

Uhhh a bizzeffe, infatti per quest’anno, il 2019 vi ricordate che vi avevo detto: “voglio contenermi e rimanere calma perché sono bloccata“, ragazzi/e ve lo dico già adesso, nel 2020 voglio tornare a scatenarmi! Come sempre ne parleremo in un articolo dedicato quindi non dico nulla…

Eccoci qui, al termine di queste sei domande vorrei aprire il tag a tutti/e! Quindi se vi va di farlo mandatemi il link perché sono curiosa di leggere le vostre risposte! 

Ma in caso non vogliate rispondere al tag completo, fatemi comunque sapere cosa state leggendo in questo periodo di interessante!

Ci leggiamo domani,

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Frankenstein – Mary Shelley

Buon martedì! Come state?

Sentite ancora le ripercussioni della domenica? Io sì.

Oggi recensione, parliamo del libro che è stato in lettura per tutto il mese di novembre sul gruppo di lettura, ovvero Frankenstein di Mary Shelley.

Grande classico, c’è molto da dire quindi iniziamo immediatamente!

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Frankenstein – Mary Shelley

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Classico/Gotico

Pagine: 276

Prezzo di Copertina: € 10,00

Prezzo ebook: € 0,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1818

Link all’acquisto: QUI 

Trama

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – Mary e Percy Shelley, e William Polidori – di scrivere, per gioco, cun racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull’origine della vita: l’angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell’orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore.

Per un attimo la mia anima si sollevò al di sopra delle sue meschine e umilianti paure, per contemplare le idee divine di libertà e sacrificio, di cui questi luoghi erano monumento e ricordo. Per un istante, osai scrollarmi di dosso le mie catene, e guardarmi attorno con uno spirito libero ed elevato; ma il ferro mi era penetrato nella carne, e ricaddi tremante e senza speranza nel mio io disperato.

Recensione

Prima di iniziare con la recensione vera e propria volevo dirvi che ho deciso di modificare un tantino il tipico stile delle recensioni, infatti per non scrivere paragrafi su paragrafi ammassati ho deciso di dividere la recensione in determinati “argomenti”, per renderle più ordinate. Ok, fine premessa, iniziamo con la recensione.

Allora, partiamo dal presupposto che non è facile parlare di questo libro, perché è un grande classico (forse uno dei più famosi), è un testo dell’800 e il suo contenuto spazia in diversi argomenti sui quali bisognerebbe aprire parentesi gigantesche.

Quindi approcciamoci un attimo agli aspetti più tecnici.

Stile di Scrittura

Ahime! Perchè l’uomo vanta sensibilità superiore a quella dei bruti? Ciò lo rende un essere ancora più afflitto dai bisogni. Se i nostri impulsi si limitassero alla fame, alla sete e al desiderio, potremmo quasi essere liberi; ma ora siamo mossi da ogni soffio di vento, e da una parola occasionale o dall’immagine che tale parola provoca.

All’inizio sono rimasta stupita dallo stile dell’autrice perché mi aspettavo un qualcosa di più aulico e prolisso, essendo un testo di quell’epoca, diciamo che nelle prime pagine secondo me non si assapora lo stile della giovane Mary in toto, poi avanzando emerge lo stile autentico che è decisamente più laborioso.

Ci sono pagine a volte di riflessione sull’animo umano e pagine di descrizioni di montagne e laghi (sopratutto), sono descrizioni che non mi hanno impresso nella mente un panorama stile fotografia, sono descrizioni abbastanza didascaliche, infatti direi che uno dei aspetti che ho apprezzato meno del testo (e forse l’unico) sono proprio le descrizioni, non perché siano scritte male, assolutamente, ma non sono al 100% evocative secondo me.

Sono quelle descrizioni stile “immagina l’Arno con il tramonto“, sono paesaggi che o tu lettore già conosci più o meno oppure non ti portano in quell’atmosfera voluta dall’autrice.

Questo è l’unico appunto che voglio fare sulla scrittura ed è ovviamente una considerazione personale, per il resto la scrittura di certo si prende i suoi tempi per analizzare le emozioni umane, per interrogarsi sulla natura dell’uomo e per rendere al massimo una caratterizzazione piena dei personaggi.

E’ un libro che usa diversi espedienti, ci sono lettere, racconti nei racconti, e ho trovato a tratti geniale questa matriosca di racconti perché è un’ottima tecnica per analizzare uno dei discorsi sui quali si basa l’opera ovvero la natura umana e la bestialità di questa, quindi lo stile lavora bene con i concetti principali espressi.

Di certo una giovane Mary Shelley di soli 19 anni non avrebbe mai immaginato un successo tale per una storia nata quasi “per divertimento”.

Quali sono i concetti espressi in Frankenstein?

Sono innumerevoli, come vi dicevo prima il libro ruota attorno a diversi dilemmi principali, la bestia avrebbe potuto essere diversa se Victor e gli umani in generale l’avessero trattata in modo differente? Dove sta la ragione, è la bestia dopo aver subìto eventi che hanno messo a nudo il lato negativo della natura umana, ad essere motivata nel fare ciò che ha fatto? Oppure si è spinta troppo oltre e non ha compreso le motivazioni? O ancora, se Victor avesse mantenuto fede alla sua posizione di padre/Dio tutto quello che viene narrato nel libro non avrebbe mai avuto luogo? Victor può realmente incolpare la bestia, creata da lui stesso, per ciò che ha fatto questa sapendo in cuor suo di essere venuto meno nei confronti di questa?

E’ uno di quei testi che nel corso delle pagine instaura nella mente del lettore talmente tanti interrogativi che il trascriverli qui e ora per me sarebbe impossibile, o una lista infinita di domande troppo lunga per poterla sopportare.

Un’aspetto sul quale ho riflettuto a lungo è la coscienza di Victor, nel corso del testo a causa di questa mostruosa creazione la sua vita verrà rovinata, ma lui sembra rendersi conto fino ad un certo punto delle sue colpe, realizza a tratti il fatto che se lui in prima persona si fosse comportato in modo diverso non sarebbe accaduto forse un qualcosa di questo tipo.

Un altro aspetto interessante della sua personalità è il coraggio, spesso lui si mette in bocca questo termine ma per quanto mi riguarda non è un uomo coraggioso, preferisce scappare a volte invece che affrontare qualcosa o qualcuno, preferisce tacere invece di confessare, preferisce fingere invece che ammettere.

Victor è un uomo di grande intelligenza, ma sembra perdersi, non affronta le conseguenze delle proprie azioni e invece che provare quanto meno a salvare vite umane preferisce mantenere il suo segreto, quando deciderà di raccontare tutto sarà oramai troppo tardi.

Il modo in cui Victor tratta la bestia è mostruoso, lui ha creato questa creatura e sembra dimenticarsene, non rispecchia la bellezza, la grazia, i suoi canoni e quelli della società, è un mostro, un essere orrendo, un demone e per questo merita di non essere nemmeno mai “nato” secondo lui, è un padre che odia il proprio figlio, un Dio che spera nella morte della sua creazione.

Per qualche istante Victor si lascia andare alla compassione e prova a comprendere questo essere, ma è un momento che dura poco perché subito dopo torna questo odio mortale.

Victor è un’essere egoista anche, una delle tragedie finali rappresentano questo suo aspetto secondo me, si preoccupa prima per lui stesso e dopo per gli altri, continua a pensare alla sua famiglia, ma quando è il momento di proteggerla dalla tragedia e dalla distruzione lui non fa nulla.

Dal canto suo la bestia sprigiona quell’odio e quel disprezzo verso la razza umana che solo chi viene emarginato dalla società, viene additato come un essere che non merita la vita e viene al mondo costretto a nascere solo perché rinnegato dal suo stesso padre, può provare.

La bestia compie azioni di una malvagità e una mostruosità uniche, nessun essere dovrebbe poter togliere la vita, e fino alla fine dei suoi giorni si accerterà di far pagare a Victor ogni colpa.

Qui arriva un concetto da me molto amato nei romanzi di tutti in generi, la vendetta, qui rappresentata magistralmente, sono sempre attratta dalla natura di questa, che sembra essere un cibo che non sazia mai, anche dopo la morte della propria fonte di vendetta non si è sazi e ci si rende conto di aver inseguito un’idea, una morsa di odio e voglia di prevalere sull’altro.

Uh, parliamo anche di un ultimo concetto, l’intelligenza del mostro, la creatura senza dubbio è dotata di un’intelligenza non indifferente e tutto ciò che ha imparato lo ha imparato osservando vari esseri umani, leggendo, apprendendo, ma qui sorge spontanea una domanda, un essere così intelligente e strategico (come viene mostrato all’interno del libro) può allo stesso tempo essere così bestiale e irrefrenabile nella sua violenza? Comprende la gravità delle proprie azioni, ma ciò non lo ferma.

Infine vorrei accennare qualcosa su Walton, il personaggio con cui si apre il testo che incontrerà Victor casualmente e questo gli narrerà tutta la storia che conosciamo, ho amato il personaggio di Walton anche se non è uno dei principali, perché è in fondo un essere che comprende, ha ascoltato tutta la storia da Victor, è a conoscenza di tutti i fatti e alla fine quando si troverà costretto a prendere una decisione sceglierà di testa sua.

Mi è piaciuto molto questo testo, è un classico che sono felice di aver finalmente letto!

Voto: 

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Voto quasi pieno, ho deciso di non assegnare punteggio pieno per ciò che vi ho detto sulle descrizioni, ma è un libro meraviglioso e ne consiglio a tutti la lettura!

Bene, detto ciò, fatemi sapere, avete mai letto questo libro? Sì, vi è piaciuto? No, perché?

A domani!

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CitaTime

Davvero l’uomo sapeva essere forte, vigoroso, magnifico e nel contempo crudele e vile? Qualche volta appariva come il puro frutto del principio del male; altre volte incarnava tutto ciò che ci può essere di nobile e di divino.

(…)

Per lungo tempo non riuscii a spiegarmi come un uomo potesse amarsi e uccidere un suo simile, né il perché delle leggi e dei governi; ma davanti ai dettagli sul male, sugli spargimenti di sangue, cessai di meravigliarmi e mi ritrassi pieno di disgusto e imbarazzo.

Mary Shelley 

La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret – Brian Selznick

Buon martedì e buon proseguimento di settimana!

Come state? Vi siete riposati/e lo scorso weekend?

Spero vivamente di sì, oggi parliamo di un libro che ho letto oramai la scorsa settimana (che è stata fruttuosa dal punto di vista delle letture ormai lo abbiamo capito), il libro in questione sostava da parecchio nella mia libreria ed è stato un libro parecchio celebrato fin dai primi momenti consecutivi all’uscita.

Parliamo de “La Straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick, iniziamo subito, forza!

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La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret – Brian Selznick

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Narrativa per Ragazzi

Pagine: 592

Prezzo di Copertina: €19,00

Anno di Pubblicazione: 2007

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

La luna, le luci di una città, una stazione affollata, due occhi spaventati. Le immagini a carboncino scorrono come in un cinema di carta fino a inquadrare il volto di Hugo Cabret, l’orfano che vive nella stazione di Parigi. Nel suo nascondiglio segreto, Hugo coltiva il sogno di diventare un grande illusionista e di portare a termine una missione: riparare l’automa prodigioso che il padre gli ha lasciato prima di morire. Ma, sorpreso a rubare nella bottega di un giocattolaio, Hugo si imbatterà in Isabelle, una ragazza che lo aiuterà a risolvere un affascinante mistero in cui identità segrete verranno svelate e un grande, dimenticato maestro del cinema tornerà in vita. Tra romanzo, cinema e graphic novel, un libro in cui le parole illustrano le immagini.

“A volte la sera vengo qui anche se non devo regolare gli orologi, solo per guardare la città. Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu.”

Recensione

E’ un libro molto veloce da leggere, perché ci sono parecchie immagini che a volte sono più presenti a volte meno, ad esempio continuando nella lettura in alcune parti si fanno più rare diciamo e subentrano i pezzi scritti.

Parliamo un attimo delle illustrazioni realizzate sempre da Brian Selznick quindi illustratore e scrittore, sono tutte in bianco e nero, regalano alla storia una sensazione simile al cinema (dato anche il senso stesso della storia).

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Come vedete, sopratutto nelle ultime due illustrazioni, sembra quasi esserci un piano sequenza disegnato, a volte le tavole si concentrano su dei particolari della scena e allargano l’inquadratura proprio come in una pellicola, è forse l’unico libro che abbia mai letto a cui vorrei attribuire questa definizione: “cinematografico”.

Anche all’inizio e alla fine la scena sembra allargarsi come se stessimo guardando il tutto da uno schermo, dopo subentra il testo e la storia ovviamente prosegue.

Ho notato un’ottima combo tra testo e illustrazione, le tavole attribuiscono alla storia l’atmosfera che Selznick vuole creare, molto infatti in questa storia ruota attorno al cinema, alla magia di questo ed è sorprendente di leggere di come tutto finisca per intrecciarsi.

Quindi per le illustrazioni ottimo lavoro, piacevole anche lo stile di queste, piene di dettagli.

Passando al testo, accompagna bene le immagini, è complicato decidere chi accompagna chi, se le immagini il testo o il testo le immagini, direi che sono legati assieme e senza l’uno potrebbe esistere l’altro sì, ma non risalterebbe così tanto.

Tra l’altro nel 2011 dal libro è stato realizzato anche un film che ha riscosso un enorme successo (e che io non ho mai visto e devo assolutamente recuperare), per la regia di Martin Scorsese.

Il testo non è il più veloce e adatto all’azione che abbia mai letto, non lo definirei lento o difficile da proseguire, ma in determinati momenti è come se l’autore schiacciasse il freno in pezzi in cui magari non è necessario farlo, questo non lo rende difficilmente leggibile, ma è un’appunto che vorrei fare.

Sicuramente ci sono stili e testi decisamente più lenti, come ho detto non è lento ma a volte sembra tirare un poco il freno e soffermarsi sui dettagli.

Ho letto stili più accattivanti, non ho cose negative da dire ma è uno stile che ritengo verso la media, non ha nulla di particolare, è piacevole ma non ha picchi in cui eccelle in qualcosa.

Per me non è stata una di quelle storie che dall’inizio alla fine ti prendono e non ti lasciano posare il libro, l’ho letto in due serate (perché stavo anche leggendo altro) e mi ha rilassato come lettura, l’atmosfera è complicata, ma allo stesso tempo intrigante, però non è uno di quei testi che non vedevo l’ora di riprendere in mano.

Questo non toglie il fatto che sia comunque un’ottima lettura.

La storia è interessante, l’intrigo massimo che si nasconde al di sotto di questa è un’idea che non avevo mai letto o visto prima, infatti è ispirato alla storia vera (ma modificata) di Georges Méliès, regista, illusionista e attore francese.

Come viene chiarito anche dall’autore la personalità attribuita a Georges è inventata ma la storia del vero Georges ha inspirato quello del libro, infatti il vero Méliès è ritenuto il padre del cinema per tutte le novità e le creazioni inventate da lui che hanno rivoluzionato appunto il cinema.

Il protagonista della storia è Hugo ma anche Georges svolge un ruolo importante.

Di cosa si parla dunque in questo libro? Di amicizia, genialità, nuove creazioni innovative, cinema, perdita, abbandono, infanzia, senso di colpa e anche accettazione.

L’età di lettura consigliata è 12 anni e mi trovo d’accordo, ma come dico sempre questo non toglie il fatto che il mio consiglio per la lettura va anche a chi ha un’età maggiore ovviamente.

E’ un po’ la classica storia in cui seguiamo un bambino che non ha avuto molta fortuna nella vita e si butta in una serie di avventure per arrivare alla verità su suo padre (in questo caso) e un oggetto molto strano che lo legava profondamente al genitore, scoprendo che questa verità è più vicina di quello che sembra.

C’è moltissimo cinema in questa storia ed è l’aspetto che più di tutti mi è rimasto impresso, molto amore e ammirazione verso questo che viene visto per ciò che è davvero, un’arte in tutte le sue forme.

Voto:

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Tutto sommato è una storia che mi ha fatta sentire come se fossi seduta su una morbida poltroncina in un cinema, con popcorn e una nuova visione appena iniziata sullo schermo.

Riesce pienamente nel suo intendo di trasmettere la passione per il cinema e la genialità che è intrinseca nella creazione.

E voi? Avete letto “La Straordinaria invenzione di Hugo Cabret? Avete visto il film? Fatemi sapere!

A presto!

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LiberTiAmo di Novembre

Buon venerdì e buon Ognissanti!

Come state? Ci siamo già letti ieri e ve l’ho già chiesto ma si sa gli eventi cambiano sempre e anche l’umore quindi mi fa sempre piacere chiedervi come prosegue l’esistenza.

Nel mese di novembre vi annuncio già che usciranno un buon numero di recensioni, perché come scritto qualche articolo fa mi sono completamente sbloccata e sto leggendo senza freni, bene, finalmente una buona notizia.

Detto ciò andiamo a parlare del libro di novembre per il GDL che come sempre trovate su Goodreads, vi ricordo che potrete unirvi in ogni momento alla lettura.

 

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Frankenstein – Mary Shelley

Casa editrice: Mondadori

Link all’acquisto: QUI

Trama

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – Mary e Percy Shelley, e William Polidori – di scrivere, per gioco, cun racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull’origine della vita: l’angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell’orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore.

 

Frankenstein è stato scritto da Mary Shelley fra il 1816 e 1817, a 19 anni.
Fu pubblicato nel 1818 ma successivamente modificato nel 1831.

La sorellastra di Mary convinse i coniugi Shelley a seguirla a Ginevra, lì deciderà di ospitarli appunto a Villa Diodati, ma il tempo è pessimo e confina i residenti al soggiorno interno. Questi passano il loro tempo leggendo storie di fantasmi e a Lord Byron viene l’idea di scrivere loro una storia di fantasmi.

A Mary l’ispirazione non arriva subito ma successivamente in seguito ad un incubo, uno studente che si inginocchia di fianco alla creatura che ha assemblato; creatura che, grazie a una qualche forza, comincia a mostrare segni di vita.

Questo da origine al Frankenstein che tutti noi oggi conosciamo.

Il libro sarà in lettura da oggi (01/11) al 30/11, quindi per tutto il mese di novembre.

Vi unirete a noi nella lettura? Fateci sapere!

A presto!

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