I Problemi del Lettore – book tag

Buon martedì, come procede la settimana?

Siamo solo a martedì, è ancora presto per capire il mood della settimana, anche se “il buongiorno si vede dal mattino”, e già che ci siamo “cielo a pecorelle, acqua a catinelle”, così tanto per gradire.

Oggi mi sento particolarmente simpatica, il che è un bene dato il tipo di articolo di oggi, infatti questo sarà l’ultimo tag del 2019.

Ho visto questo tag qualche settimana e me lo sono salvata perché mi piace parecchio, l’ho visto da Martina Belli, una youtuber che seguo con molto piacere.

So che questo è comunque un tag che circola da anni anche se io l’ho scoperto solo poco tempo fa.

Come sempre è un tag che lascio aperto a tutti, se avete intenzione di scriverlo e pubblicarlo, fatemi un fischio perché sono curiosa di leggere le vostre risposte!

Iniziamo con il tag, che è tutto incentrato su dubbi “esistenziali” del lettore, ogni domanda ci pone davanti ad una scelta, via!

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Hai 20.000 libri nella tua tbr. Come diavolo decidi cosa leggere dopo?

Scelta difficile, anche perché io sono una cima nello scegliere, sono una perenne indecisa nella vita in generale. Ho provato in passato a ideare delle tbr (siete a conoscenza dei miei fallimenti precedenti) e appunto è sempre stato un fiasco, perché non mi piace auto-impormi qualcosa, se finisco per costringere me stessa a fare qualcosa poi non lo faccio. Per rispondere alla domanda comunque, vado a sensazioni, quello che mi ispira di più sarà in lettura.

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Sei a metà di un libro e non lo ami. Abbandoni o ti impegni?

Dipende dal libro, ci sono casi diversi. Se sono già a metà cerco di andare avanti, in rari casi lo mollo se sono già a metà dell’opera, se fossimo ad un punto precedente tipo un terzo del libro ci penserei di più e forse mollerei, ma a metà mi sforzerei di proseguire. Tranne in casi particolari provo a resistere.

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La fine dell’anno sta arrivando ma sei così lontano nella tua sfida di lettura di Goodreads. Cerchi di recuperare e come?

No, semplicemente accetto il fatto di non aver raggiunto l’obbiettivo, non mi riduco alla parte finale dell’anno per raggiungere un obbiettivo di questo tipo, se durante l’anno non sono riuscita a rispettarlo non succede nulla. Sono dell’idea anche che non contano i numeri, mi sono imposta questi obbiettivi e lo farò anche nel 2020, ma è più una cosa che faccio per auto-spronarmi e perché mi piace, ma in caso di fallimento non succede nulla.

Sarò soddisfatta sia in entrambi i casi.

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Le copertine di una serie che ami fare non matchano. Come affronti?

Non m’importa, potrei chiuderla qui. Non ho mai fatto molto caso a questi dettagli, ho trilogie o serie che non matchano nemmeno per il formato, un volume è in brossura, uno in copertina rigida, uno magari lo posseggo solo in digitale (anche se di solito quando un libro mi piace lo recupero subito dopo in cartaceo), insomma non do importanza a queste cose.

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Praticamente tutti adorano un libro che a te non è piaciuto per niente. Come ti comporti?

Prima di tutto provo a capire il perché di base, perché a tante persone è piaciuto? Perché a me no? Cosa non mi è piaciuto e cosa invece agli altri è piaciuto? Dopodiché di solito scrivo una recensione in cui esprimo sinceramente la mia opinione, cerco di essere precisa e specificare cosa mi è piaciuto e cosa no, non mi faccio particolari problemi, lo analizzo come analizzo tutti i testi.

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Stai leggendo un libro e stai per iniziare a piangere in pubblico. Come gestisci la cosa?

Non mi è mai successo, non di piangere per un libro, ma di farlo in pubblico. Dipende sempre il luogo, nel senso che se sono in un sedile isolato del tram o del treno potrei lasciarmi scappare qualche lacrimuccia, se invece sono letteralmente circondata da persone che magari mi stanno anche fissando cerco di trattenermi.

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Un sequel di un libro che amavi è appena uscito, ma hai dimenticato molto dal romanzo precedente. Rileggerai il libro? Salti il sequel? Provi a trovare una sinossi su Goodreads? Piangi frustrato?

Mmm, di solito provo ad iniziarlo e se leggendolo capisco di aver dimenticato proprio tutto e non c’è speranza di recupero, torno al libro precedente, perché se è una duologia o trilogia o ancora saga alla quale tengo non voglio perdermi nulla.

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Non vuoi che nessuno prenda in prestito i tuoi libri. Come dici educatamente alla gente di no quando lo chiedono?

In realtà io non sono così possessiva con i miei libri, anche se dipende dal libro, non presterei mai un’edizione incredibile di uno dei miei libri preferiti, semmai (e questo può sembrare strano) ne comprerei una da regalare a quella persona, non che io sia Briatore, ma se siamo vicino magari ad una festa ne approfitto. Anche perché se un libro mi piace a dei livelli alti scatta un meccanismo ambiguo nella mia testa per cui devo regalare quel libro a tutti perché tutti lo devono leggere. Quindi se mi chiedono in prestito un testo che non è tra i miei preferiti o che magari devo ancora leggere lo presto senza problemi, in caso contrario mi invento delle scuse dicendo che al momento proprio quel libro è in lettura… mi sono inventata scuse assurde negli anni.

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Hai raccolto e messo giù 5 libri nell’ultimo mese. Come superare la crisi della lettura?

Ah questa è una bella domanda, per tutto il 2019 ho cercato il rimedio, direi che la risposta è “trova il libro giusto”. Ma non è per niente facile, alla fine del 2019 grazie ad alcuni titoli mi sono sbloccata, ma sono titoli che non avevo programmato di leggere o altro semplicemente sono capitati lì. Quindi provare a sperimentare e leggere un qualcosa che non è nelle proprie corde potrebbe essere un bene, al massimo si può sempre riposare giù.

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Ci sono così tanti libri nuovi che stai morendo dalla voglia di leggere! Quanti ne acquisti effettivamente?

Troppi, la risposta è sempre questa. Non so dare un numero, però se siamo vicino alle feste come ora me li faccio regalare o approfitto di qualche sconto.

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Dopo aver acquistato i nuovi libri sui quali non vedevi l’ora di mettere le mani sopra, per quanto tempo rimangono sullo scaffale prima di leggerli?

Dipende da libro a libro, ovviamente non posso leggerli tutti assieme, vorrei ma non posso. Quelli per cui ho più smania saranno i primi e gli altri piano piano cercherò di smaltirli, tutto dipende dalla voglia, se ho già poca voglia di leggerli appena acquistati/regalati è un brutto segno.

E voi? Quali sono le vostre abitudini? E come rispondereste a questi dubbi? Fatemi sapere!

A domani!

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Un Male Necessario – Abir Mukherjee

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Abbiamo appena messo piede nella settimana che precede il Natale, sentite il profumo della festa nell’aria?

Io non tanto, sono sincera, quest’anno il mio spirito natalizio si è scaricato.

Allora, per riprendere la tradizione della scorsa settimana, oggi finiamo di parlare della trilogia di Abir Mukherjee, per ora perché il terzo volume non è ancora uscito, con il secondo testo ovvero “Un Male Necessario“.

Parleremo del terzo e ultimo volume della trilogia, probabilmente l’anno prossimo, dato che uscirà negli ultimi mesi del 2020.

Iniziamo!

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Un Male Necessario – Abir Mukherjee

Casa Editrice: SEM (società editrice milanese)

Genere: Giallo Storico

Pagine: 344

Prezzo di Copertina: € 17,00

Prezzo ebook: compreso con l’edizione cartacea

Anno di Pubblicazione: 2019

Link all’Acquisto: QUI*

Trama

Calcutta, 1920. Nello splendido giardino della Government House si ritrovano venti principi del regno del Raj. Il governo britannico li ha convocati per avviare dei negoziati, necessari a creare una Camera dei Principi che possa accontentare le crescenti richieste di indipendenza. Tra nobili convenuti c’è il figlio del maharaja, il principe Adhir, che recentemente ha ricevuto delle minacce di morte. Per questo motivo ha invitato all’incontro il sergente “Surrender-not” Banerjee, suo amico e compagno di studi, insieme al Capitano Sam Wyndham, poliziotto che abbiamo già conosciuto nel fortunato esordio di Mukherjee, L’uomo di Calcutta. Il giovane maharaja li invita a spostarsi nel Grand Hotel dove alloggia per discutere la delicatissima questione dei biglietti minatori che ha trovato sotto il suo cuscino e nella tasca di un vestito. La Rolls-Royce su cui viaggiano viene fermata da un uomo vestito da prete induista che esplode tre colpi di pistola uccidendo il principe. Il capitano Wyndham lo insegue, ma l’assassino riesce a scappare tra i vicoli, scomparendo in mezzo alla folla di una parata religiosa. Indagando Wyndham e Surrender-not si accorgono di quanto il regno sia teatro di tumulti e sommosse. Il principe Adhir era infatti mal sopportato da alcuni gruppi religiosi e il suo fratello minore, nuovo successore al trono, è solo un playboy buono a nulla. Mentre i due poliziotti uniscono le forze per tentare di risolvere il mistero, rimangono coinvolti in una fitta rete di segreti e minacce all’interno di un mondo pericoloso e senza pietà. Sta a loro trovare il killer, prima che sia lui a scovarli.

Recensione

Parto subito con il dire che ho preferito questo secondo volume rispetto al primo, non che il primo sia il male reincarnato perché come scritto nella precedente recensione mi era piaciuto, ma questo è migliore sotto certi aspetti per me.

Cos’ha in comune con il primo?

Ovviamente incontriamo gli stessi personaggi quindi Surrender-not, Sam, la signorina Green, che non è un personaggio principale è di certo più importante rispetto ad altri individui presentati, ma i protagonisti rimangono i primi due.

Vengono introdotti molti altri personaggi in questo volume allo scopo di alimentare il giallo presente in questo secondo testo, qua infatti seguiamo sempre l’assassinio di una figura di spicco, un principe, il suo omicidio sarà il primo di una lunga catena.

Qui la narrazione si sposta a Sambalpore, un regno sempre in India e siamo nel 1920, quindi un anno dopo “L’Uomo di Calcutta“.

Qui di certo il legame fra i due personaggi si intensifica, li vediamo come un duo più unito, una collaborazione più fluida e anche Surrender-not prende più iniziative, mentre Sam è sempre un uomo che a volte somiglia a un cane arruffato, perché si perde nelle proprie riflessioni, nelle proprie memorie, nel proprio passato complicato, e arriva alle realizzazioni con dei colpi di genio improvvisi.

Forse l’avevo detta anche nella precedente recensione questa cosa, ma Sam a volte arriva a comprendere dei misteri a mò di fulmine a ciel sereno, a me non disturba particolarmente questa cosa, ma ci ho fatto caso.

E’ come se all’improvviso fissando il cielo dicesse: “Ah! Ho capito chi è il killer!”.

Rimane comunque un giallo storico quindi siamo nei tempi di Gandhi qui, ritroviamo sempre le tensioni fra l’India e il popolo britannico, ora, qui ci sono meno riferimenti storici rispetto al primo e arrivano le differenze.

Cos’ha di diverso rispetto al primo?

La narrazione l’ho trovata più veloce, non ci troviamo a leggere tutta l’introduzione dei personaggi o del periodo storico, qua l’autore salta subito nel vivo degli eventi, quindi ci sono meno descrizioni storiche.

Nella trama c’è scritto “vivida ambientazione storica”, non condivido a pieno con questa descrizione, sono più certi eventi sporadici e alcuni dettagli a ricordare al lettore sempre il periodo storico e il luogo in cui ci troviamo non tanto le descrizioni dell’autore.

Ho apprezzato di più il caso rispetto al primo capitolo della trilogia, là si parlava di una figura inglese/scozzese che veniva uccisa, qui invece c’è un principe, ma non solo, questo costringe Sam a spostarsi nel regno di provenienza di questo principe quindi Sambalpore dove indagherà sotto copertura.

Entriamo nella tradizione indiana del 1920, quindi in mezzo agli harem, ai re, i discendenti, le guardie, un ambientazione di questo tipo.

Non ci sono come dicevo tante descrizioni, quindi l’autore punta più sull’azione stavolta e si percepisce bene, è una vicenda sempre intricata in cui si finisce sempre per sospettare di tutti.

Stavolta però ci si può arrivare alla figura misteriosa che si nasconde dietro a tutto, io non ci sono arrivata, ma con il senno di poi una volta scoperta sembra evidente, è uno di quei casi in cui vi schiaffeggiate la fronte e dite “ma certo, ovvio!”.

Questo è quel tipo di romanzo che una volta iniziato ti rapisce fino all’ultima pagina, non ho notato grandi momenti di arresto, anzi in due giorni l’ho divorato perché lo stile dell’autore rimane sempre molto scorrevole, semplice e vola via veloce la narrazione.

Serve leggere il primo?

Come scritto l’altra volta io ho letto prima questo e successivamente il primo, con il senno di poi lo rifarei, ma tenete conto del fatto che alcuni dettagli che si ripetono qui partono dal primo quindi vi perdete qualcosa.

Non che sia impossibile seguire la narrazione senza aver letto il primo, ma ritroviamo tanti elementi come la dipendenza di Sam dall’oppio, una visione completa della relazione tra Sam e Annie, e quella tra Sam e Surrender-not, una visione completa dei personaggi in generale e una comprensione generale del periodo storico in cui ci troviamo, e le varie tensioni che qui non sono presenti come nel libro.

C’è sempre un occhio di riguardo per il razzismo tra nativi e inglesi ma non tanto quanto nell’ “Uomo di Calcutta“.

E’ un libro complicato da descrivere senza fare spoiler, perché seguiamo varie piste con Sam, la maggior parte di queste non porterà a nulla, incontriamo varie fazioni, una nuova cultura anche perché la popolazione di Sambalpore ha una cultura tutta sua.

Altro appunto, in questo volume l’autore spinge di più sull’aspetto love-story tra Sam e Annie e sopratutto sulla sofferenza di Sam.

Conclusioni

Ho preferito questo libro per il fattore “azione”, è un giallo storico d’azione anche perché gli eventi sono veloci e lasciano il lettore senza fiato.

Voto:

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E’ una lettura che consiglio sempre se volete qualcosa di leggero, ma comunque ben costruito, non dico leggero nel senso che è un titolo “senza lode e senza infamia”, no, è un libro scritto bene, ben strutturato e con una trama e una narrazione costruita bene, un giallo avvincente, che può essere letto anche in un periodo magari pieno in cui non avete molto tempo da dedicare alle letture, consigliato!

E voi? Avete mai letto “Un Male Necessario”? Fatemi sapere!

A domani!

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CitaTime

“Posai il piede sulla terra dei miei padri, ma su quella terra sentii di essere uno straniero.”

“Lo spirito che più di tutti tormenta questa regione incantata, e sembra essere il comandante in capo di tutte le forze dell’aria, è il fantasma di un cavaliere con il capo mozzato. Si dice sia lo spettro di un soldato della cavalleria assiana, che finì decapitato da una palla di cannone durante una delle tante battaglie della guerra di indipendenza, e che i contadini vedono spesso galoppare a spron battuto nel buio della notte come trasportato sulle ali del vento.”

Washington Irving

Cose dell’Anno – Chiudiamo il 2019

Buon sabato!

Oggi ci sarà un nuovo articolo de “le cose del mese” conclusivo, infatti questo è un “cose dell’anno” e parleremo delle “cose” migliori del 2019 me, che mi ricorderò con piacere nel 2020, ovviamente ci saranno le stesse categorie che ci sono nei soliti articoli di questo tipo, ma volevo concludere questi 12 mesi con un articolo finale.

Le “cose del mese” ci saranno anche nel 2020, ma pensavo di modificare un pochino le categorie/punti inseriti, sarà che sono in vena di cambiamenti di fine anno, sto già pensando ad altri vari cambiamenti da incorporare nell’anno nuovo.

Iniziamo!

Serie tv dell’anno 

Le serie tv migliori viste da me nel 2019 sono state tre, ho faticato a sceglierle, mi sono autoimposta di sceglierne al massimo tre, ma ho trovato carine anche altre serie di cui abbiamo parlato nel corso dell’anno.

Di “Russian Doll” e “Hill House”, abbiamo già parlato negli appuntamenti precedenti de “le cose del mese”, fra tutte le serie viste quest’anno “Hill House” per me è la migliore, se non avete avuto ancora l’occasione di vederla vi raccomando di rimediare il prima possibile, ispirata a “L’incubo di Hill House”, un testo di Shirley Jackson, la serie per certi aspetti è molto diversa dal libro.

E’ lunghetta come serie e parte un poco a rilento, ma superata la prima punta fila liscia e diventa impossibile fermarsi, è una serie di genere soprannaturale, horror psicologico.

Ci sono vari jump scare, questo può essere un’aspetto sia positivo che negativo, dipende anche da quanto sensati sono questi, ecco alcuni per me sono stati inseriti solo per colpire il telespettatore.

Ho scritto un articolo dedicato al confronto fra serie e libro e ne parlo parecchio lì, quindi se vi interessa qui c’è l’articolo.

Russian Doll, ne avevo parlato nelle “cose del mese” di febbraio, qui.

E’ interessante il concept, forse non originale al 100%, ma di certo è piacevole vedere la trama svilupparsi puntata dopo puntata.

Una serie che ho divorato, la protagonista è parecchio frizzante, simpatica, indipendente, sboccata e se vogliamo criticarla a tratti anche menefreghista.

So che uscirà la seconda stagione e mi intriga la cosa perché il finale della prima è… particolare diciamo.

Le puntate sono anche abbastanza brevi perchè durano al massimo 25 minuti e volano, quindi se avete voglia di una serie veloce, con un nucleo intricato e dei personaggi simpatici, svampiti e ben caratterizzati, Russian Doll è consigliato.

Peaky Blinders infine, è una serie di cui non abbiamo ancora parlato, ho iniziato a guardarla nelle scorse settimane, ha cinque stagioni, ogni puntata dura circa 55/65 minuti e si trova su Netflix.

Le vicende sono ambientate in Inghilterra, nel 1919, dopo la prima guerra mondiale quindi, il protagonista Thomas Shelby è il capofamiglia e boss della banda “Peaky Blinders”.

Nella prima stagione della puntata seguiamo l’arrivo in città del poliziotto Campbell, che guasterà gli equilibri della banda con l’intenzione di ripulire la città della criminalità.

Di questa serie mi ha colpito subito la fotografia, alcune sequenze e di certo il protagonista, che è parecchio enigmatico, senza parlare dell’intera trama, è tratto da una storia vera perché i “peaky blinders” erano una gang esistente.

Ho deciso di inserirla fra le serie preferite del 2019 perché nonostante abbia visto poche puntate, rispetto a tutte le stagioni presenti, mi ha convinta sotto ogni punto di vista.

Ne parleremo meglio nei prossimi mesi, perché voglio proseguire nella visione.

Film dell’anno

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Non ho visto gran film quest’anno, ne ho visti pochi, davvero pochi, e fra questi quello che mi è rimasto più impresso è stato “Velvet Buzzsaw“.

So che questo film non è piaciuto a molte persone, anche io all’inizio non lo avevo considerato più di tanto, ma una volta compreso a pieno il grande significato, la critica che si cela dietro alla pellicola e la grande metafore che scorre in diverse scene mi sono ricreduta.

E’ una pellicola che nasce indipendente, critica il mondo dell’arte, ma quella riguardante la critica, i critici d’arte, i ricchi che acquistano opere basandosi su mode che non durano e favoritismi di mercato, tutti quelli che vogliono impossessarsi dell’arte senza sapere nemmeno su cosa sta mettendo le mani, il film porta con sé un concetto importante “nel momento in cui l’arte viene venduta e assume un valore, non è più arte”.

Documentario dell’anno

Sono entrambi documentari crime, ero partita bene con la visione dei documentari ad inizio anno, poi mi sono concentrata di più sulle serie tv, anche perché alcuni recenti documentari Netflix non mi hanno attratta più di tanto.

Abbiamo già parlato di “Rapita dalla Luce del Sole“, documentario sconvolgente, se mi avessero raccontato una storia di questo tipo senza prove o testimonianze reali dei protagonisti, non ci avrei creduto.

E’ una storia agghiacciante di un uomo che rapisce per molteplici volte una bambina, la convince con bugie e storie inventate ad avere rapporti con lui, vuole persino sposarla, nel frattempo i genitori hanno reazioni che rendono incredulo/a chi ascolta la storia.

Entrambi hanno qualcosa da nascondere con quest’uomo che ha rapito la loro bambina, la madre ad un certo punto va persino a vivere con lui e si mette assieme a questo, mentre il padre da ciò che dice pare aver masturbato quest’uomo, pensandoci anche a distanza di mesi è una storia scioccante, non si capisce come queste persone abbiano fatto ad arrivare a certi livelli di omertà e accettazione nei confronti di un uomo adulto che rapisce e abusa la loro figlia.

Lo trovate su Netflix.

Mentre “I Am a Killer” è un documentario in cui dei carcerati nel braccio della morte si raccontano, sono storie a sé, quindi ogni puntata narra una vita, una condanna e delle accuse diverse.

Non ricordo se ne avevamo parlato sinceramente, ma ho iniziato a vederlo qualche mese fa, quando si inizia a vedere una puntata si parte con l’idea che tutte le persone che narrano moriranno per le accuse che gli vengono smosse, per i reati compiuti. Non si sa quando moriranno, ma attendono la venuta della morte nell’appunto famoso “braccio della morte”.

La parte più interessante della serie/documentario è proprio l’opinione che ognuno si fa alla fine, si riflette su ciò che ci è appena stato narrato, l’intera vita di una persona e ci si ritrova a farsi delle domande, delle considerazioni.

Lo trovate sempre su Netflix.

Canzoni dell’anno

Billie Eilish – Everything I wanted

Torna a casa – Maneskin

Forty shades of Green – Johnny Cash

The Night we Met – Lord Huron

Harry Nilsson – Gotta Get up

Cosmetico dell’anno

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Questo è il prodotto/scoperta del 2019 per me ed è un illuminante liquido ed è lo Shimmering Skin Perfector Liquid Highlighter di Becca.

Riconfermo l’amore per questo prodotto, è appunto un illuminante liquido che sulla pelle ha un effetto naturale che dura tutto il giorno (naturale, ma dipende da quanto ne applicate).

Ottima performance, dona una luminosità piacevole per ore e ore.

App dell’anno

Se dovessi essere realista direi l’app per gli esercizi dell’autoscuola, ahaha le grandi battute.

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1998 Cam, la scelgo per utilità, potrei scegliere anche un’app di podcast ma quest’anno non ho ascoltato tanti podcast quanti avrei voluto.

Perché scelgo quest’app? Perché finalmente ho trovato un applicazione gratis con effetti vintage senza impazzire per modificarli quanto mi va e come mi va, contiene effetti tipo la data, il pulviscolo, i raggi solari ecc.

Molto carina e dato che non ho scoperto app incredibili scelgo questa perché è stata utile.

Scoperte dell’Anno

Oddio, sono troppe, una soddisfazione/scoperta ovviamente è stata la ripubblicazione de “Casa di Foglie”, ma quest’anno ho scoperto anche Bookmooch che avrei sempre voluto utilizzare e non lo avevo mai fatto prima d’ora ecc.

All’inizio dell’anno non avrei immaginato di fare certe scoperte ed arrivare a certe rivelazioni su me stessa e su ciò che mi sarebbe piaciuto fare, ed essere, sono partita in sordina a gennaio e direi che fino a giugno sono stata in uno stato di profonda nostalgia che tendevo a sottovalutare.

Ho vissuto una gran parte dell’anno nel passato e non riuscivo a destreggiarmi nel presente, le cose sono cambiate da ottobre/novembre.

Citazione dell’anno

Talvolta noi crediamo di sentire la nostalgia di un luogo lontano, mentre in verità abbiamo nostalgia del tempo che laggiù abbiamo trascorso, quando eravamo più giovani e più freschi. In tal caso il tempo ci inganna, prendendo la maschera dello spazio.

Arthur Schopenhauer

Come concludo il 2019

Come scritto prima il 2019 è un anno che mi è servito senza dubbio per buttarmi in nuove avventure e nuovi pensieri, non considero il tempo trascorso nel passato di questi mesi come tempo perso anzi, termino il 2019 avendo curato certe ferite che mi pesavano e che avrei dovuto prima o poi affrontare.

E’ stato un anno che mi ha portato delle soddisfazioni e sono grata di averlo vissuto a pieno.

Sono prontissima per il 2020.

E voi? Come descrivereste questo 2019? Fatemi sapere!

A domani!

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2020: Reading Challenge e Obbiettivi Vari

Buon venerdì!

In questo innevato venerdì parliamo finalmente di obbiettivi per l’anno prossimo, reading challenge e varie pianificazioni.

Questo è uno dei miei articoli preferiti da scrivere in questo periodo, perché mi siedo comodamente e penso all’anno che verrà cercando di essere realista, ma anche piena di positività e aspettative.

Ho deciso di partecipare ad una challenge principale, che sarà quella di Popsugar, che ha 40 punti base, più 10 punti “avanzati”.

Abbiamo quindi (contando anche i titoli “avanzati”) 50 punti/libri in totale.

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Guardiamo assieme i punti:

  1. Un libro pubblicato nel 2020
  2. Un libro scritto da un autore transgender o genderqueer
  3. Un libro con una gran prima frase
  4. Un libro riguardo un gruppo di lettura
  5. Un libro ambientato in una città dove si sono tenute le Olimpiadi
  6. Un romanzo di formazione
  7. Il primo libro che tocchi nella libreria ad occhi chiusi
  8. Un libro con un immagine capovolta sulla copertina
  9. Un libro con una mappa
  10. Un libro raccomandato dal tuo blog, vlog, podcast, gruppo di lettura, preferito
  11. Un antologia
  12. Un libro che ha passato il test di Bechdel
  13. Un libro che ha lo stesso titolo di una serie tv o film senza essere correlato a questo/a
  14. Un libro di un autore/autrice con le parole “flora” o “fauna” nel nome o cognome
  15. Un libro riguardo/ o che coinvolge i social media
  16. Un libro con un libro sulla copertina
  17. Un thriller medico
  18. Un libro con un linguaggio inventato che non esiste
  19. Un libro che è ambientato in una nazione/o paese che inizia con la lettera “C”
  20. Un libro che hai preso/comprato perché sei stata/o attratto/a da questo
  21. Un libro pubblicato nel mese del tuo compleanno
  22. Un libro riguardo/o scritto da una donna nello STEM
  23. Un libro che ha vinto un premio nel 2019
  24. Un libro su un soggetto di cui non sai nulla
  25. Un libro con solo parole sulla copertina, non grafica o immagini
  26. Un libro con un gioco di parole nel titolo
  27. Un libro con/riguardo uno dei 7 peccati capitali
  28. Un libro con un robot, cyborg o un personaggio o altro con intelligenza artificiale
  29. Un libro con un uccello sulla copertina
  30. Un romanzo o saggio su un leader mondiale
  31. Un libro con la parola “oro”, o “argento”, o “bronzo” nel titolo
  32. Un libro scritto da una donna di colore
  33. Un libro con almeno 4 stelline su Goodreads
  34. Un libro che volevi/dovevi leggere nel 2019
  35. Un libro con un titolo di tre parole
  36. Un libro con una copertina rosa
  37. Un western
  38. Un libro scritto/o riguardo un giornalista
  39. Leggere un libro vietato, durante la Banned Books Week
  40. Un libro preso da un punto di una passata reading challenge di PopSugar

Livello Avanzato

  1. Un libro scritto da un autore/autrice nei suoi vent’anni
  2. Un libro con “20” o “venti”, nel titolo
  3. Un libro con un personaggio con problemi di vista
  4. Un libro ambientato in Giappone, luogo in cui si terranno le Olimpiadi nel 2020
  5. Un libro ambientato nel 1920
  6. Un libro di un autore che ha scritto più di 20 libri
  7. Un libro con più di 20 lettere nel titolo
  8. Un libro pubblicato nel ventesimo secolo
  9. Un libro di una serie con più di venti libri/volumi
  10. Un libro con un protagonista nei suoi vent’anni

I punti sono parecchi, ma per alcuni ho già delle idee e queste mi entusiasmano, quindi per il 2020 ho deciso di seguire questa, man mano che leggerò i titoli ovviamente ne parleremo assieme in una recensione e citerò il fatto di avere completato un punto, e vedremo un po’ a che punto riuscirò ad arrivare.

Il mio obbiettivo del 2020, dal punto di vista numerico è di leggere almeno tra i 30 e i 35 titoli.

Se la challenge di PopSugar non vi ispira ce ne sono varie in giro, compresa quella di Book Riot, vi lascio qui il link.

Ci sono anche varie liste interessanti (che io personalmente ho trovato su Pinterest), sono liste di solito incentrate su un genere, vi inserisco qui alcuni esempi.

Quella riguardante le storie brevi/racconti mi ispira molto, vi devo dire che sono tentata di prendere ispirazione anche da questa per un poco.

Ora vediamo gli obbiettivi singoli, ne ho pochi, perché quest’anno vorrei riuscire davvero ad arrivare almeno alla metà dei punti della challenge senza però leggere ciò che mi ispira sul momento, senza privarmi di varie libertà.

Vorrei leggere “Il Priorato dell’Albero delle Arance“, dato che lo punto da mesi.

Vorrei iniziare a leggere qualcosa de Wu Ming, magari “L’armata dei Sonnambuli“.

Vorrei inoltre leggere più poesia.

Ecco, mi fermo qui, non mi ero fatta grandi obbiettivi per il 2019 a causa appunto di una crisi di letture (ne parleremo in un articolo a breve), ma per il 2020 sento di aver ripreso a pieno le forze, ed essendomi tornata una gran voglia di leggere spero almeno di mantenere la metà di questi obbiettivi.

E voi? Avete già delle previsioni/obbiettivi per il 2020? Sì? No? Quali sono? Fatemi sapere!

A domani!

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PoetryTime

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

Giuseppe Ungaretti

Le Mie Tre Letture Preferite del 2019

Buon martedì!

Come procede la settimana? Io ho avuto una mattinata abbastanza impegnativa, ma anche il pomeriggio non scherza, senza parlare del fatto che non riesco più a parlare “ah ah”, dato che la mia voce è sparita per un mal di gola orrendo.

Ma passiamo all’argomento di oggi, ci avviciniamo alla fine dell’anno e in questo martedì volevo approfittarne per parlare (come ogni anno) dei miei tre libri preferiti del 2019.

Voglio proporre già oggi questo articolo, ma i testi che finirò nelle vacanze di Natale e in queste settimane che rimangono prima della fine del mese (e dell’anno), passeranno all’anno prossimo.

Perché oltre a “La Peste” che ho in lettura ora devo prendermi qualche minuto per andare nella mia libreria e scegliere la mia prossima lettura.

Quindi parliamo già oggi di questo argomento.

Ci tengo anche a dire che l’anno scorso avevo pubblicato anche un’articolo inerente ai testi che non mi erano piaciuti (sempre tre), ma quest’anno vedremo solo il bicchiere pieno, anche perché c’è stato qualche titolo che non mi ha convinta durante l’anno, ma nessuno merita di stare nella classifichina dei peggiori.

Ora, rullo di tamburi, partiamo dal terzo testo fra i miei preferiti dell’anno.

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Tinder – Sally Gardner

Link Recensione: QUI

Ferito in battaglia, il giovane Otto volta le spalle alla Morte, e viene soccorso da un misterioso indovino, che gli regala sei dadi magici, e gli predice l’incontro con l’amore della sua vita. Grazie a un misterioso e potente acciarino, quelle parole sembrano avverarsi, ma ogni desiderio ha un prezzo … Ispirato a “L’acciarino magico” di Hans Christian Andersen, non è solo una fiaba dark per giovani adulti, ma anche una metafora inquietante sui segni che la guerra lascia a chi ha avuto la sfortuna di prendervi parte in prima linea.

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Quest’anno ho affrontato una particolare crisi di lettura, che non chiamerei blocco, è stata proprio una crisi che avevo citato/preannunciato anche alla fine dell’anno scorso. Infatti come dicevo quest’anno non ho voluto inseguire obbiettivi vari, o challenge, direi che questa crisi finalmente mi ha lasciata e uno dei testi che mi hanno aiutata ad abbattere questo muro è stato Tinder. Un testo che viene descritto come “per ragazzi”, ma tratta di temi come la guerra, la violenza, le ripercussioni della guerra, lo sfidare un destino già scritto e della morte. E’ un libro da non sottovalutare, ispirato ad un racconto di Hans Christian Handersen.

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L’Incubo di Hill House – Shirley Jackson

Link alla recensione: QUI

Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague. È la Casa – con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

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Libro che ho adorato, so che non a tutti è piaciuto forse perché si propone dal titolo, dalla copertina e forse anche un tantino dalla trama, come una mezza ghost story e il lettore si aspetta una casa infestata, scene di eventi paranormali di frequente ecc. Non è proprio così, ci sono eventi paranormali sì, ma non sono il fulcro del libro, il fulcro è la psicologia di Eleanor, è un libro sul quale mi interrogo anche adesso a distanza di mesi dalla lettura, perché gli eventi che accadono possono essere sia frutto di presenze non terrene, sia frutto della mente instabile della protagonista.

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Frankenstein – Mary Shelley

Link alla recensione: QUI

Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – Mary e Percy Shelley, e William Polidori – di scrivere, per gioco, cun racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull’origine della vita: l’angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell’orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore.

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E’ stata una delle mie ultime letture e una delle più profonde, non è un titolo che mi è piaciuto al 100%, ci sono dei punti d’ombra, mi piacerebbe infatti leggere il testo edito Lindau che dovrebbe contenere la critica, questo. Però è un testo che mi rimarrà impresso per parecchio tempo, sul quale perdersi in riflessioni, anche sulla sua autrice.

E voi? Quali sono stati i vostri libri preferiti del 2019? Fatemi sapere!

A domani!

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L’Uomo di Calcutta – Abir Mukherjee

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state trascorrendo questo freddo lunedì? Spero nel migliore dei modi.

Oggi parliamo assieme di un libro, vi avevo in un certo senso preannunciato questa recensione, avevo citato questo titolo in un tag se non erro uscito qualche giorno fa dicendo che lo avevo in lettura, ebbene l’ho terminato e sono pronta per una recensione.

Arriverà a breve anche la recensione del volume successivo a questo, dato che stiamo parlando di una trilogia, anche se ad oggi sono stati pubblicati sono i primi due volumi, si presume che il prossimo e ultimo testo uscirà l’anno prossimo.

Ho già letto il volume che segue questo, ma ne parleremo, adesso concentriamoci sul primo testo di questa trilogia con “L’Uomo di Calcutta“.

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L’uomo di Calcutta – Abir Mukherjee

Casa Editrice: SEM (società editrice milanese)

Genere: Giallo Storico

Pagine: 345

Prezzo di Copertina: € 17,00

Prezzo ebook: compreso con l’acquisto della versione cartacea

Anno di Pubblicazione: 2018

Link all’Acquisto: QUI*

Trama

Calcutta, 1919. Non sono neanche le nove di mattina e la calura bagna la camicia di Sam Wyndham, giovane veterano britannico della Grande Guerra con un passato doloroso, arrivato a Calcutta per unirsi alla polizia e iniziare una nuova vita. Di fronte a lui, in un vicolo cieco e buio, c’è un corpo contorto in maniera innaturale e mezzo affondato in una fogna a cielo aperto. Il cadavere è quello di un alto funzionario britannico. L’hanno trovato così, con la gola tagliata, un occhio strappato dai corvi e in bocca un biglietto che intima agli inglesi di lasciare l’India. I suoi superiori credono che si tratti di un omicidio politico commesso dagli attivisti che si battono per l’indipendenza dell’India. Nel frattempo le notizie sul massacro di Amritsar, perpetrato dall’esercito di Sua Maestà, fomentano disordini tra la popolazione. È a rischio la stabilità dell’impero e il capitano Wyndham si trova coinvolto non solo in un’indagine impegnativa, che lo porta dai salotti dei ricchi imprenditori alle fumerie d’oppio dei quartieri malfamati, ma anche nelle lotte intestine dei suoi compatrioti. Deve risolvere il caso in fretta, ma qualcuno fa di tutto per impedirglielo.

“Ecco… non si amalgamava, diciamo così. Non fraintendermi, sono certo che fosse in gamba nel suo lavoro, che tenesse al loro posto, gli indiani e tutto, ma non era… uno di noi. Mi hanno detto che suo padre era un minatore, in una miniera di carbone.”

Lo disse come se ai suoi occhi questo lo rendesse inferiore. “E il suo amico Buchan?” chiesi “Lo conosci?”

Digby riflettè prima di parlare. “Non bene. L’ho incontrato un paio di volte a delle serate, ma nient’altro.”

“E di lui diresti che è uno di noi?”

Rise. “E’ milionario. Può essere uno di noi quando gli pare. Ora, se non ti dispiace, vecchio mio, è meglio che mi metta all’opera.”

Recensione

Vorrei iniziare con il dire che non ho visto molto in giro questo titolo e questa trilogia in generale, come avevo accennato anche in un articolo qualche giorno fa, dovete sapere che io ho iniziato a leggere questi testi dal secondo ovvero “Un Male Necessario“, che mi ha rapita in un attimo e oramai posare giù il libro era impossibile, quindi quando ho scoperto che non era il primo era troppo tardi.

Dopo aver finito in un giorno e mezzo quasi “Un Male Necessario“, sono corsa in libreria per cercare “L’uomo di Calcutta” e per pura fortuna l’ho trovato, l’unica copia disponibile, ogni tanto una botta di fortuna dai.

Comunque, iniziamo a parlare del libro.

Stile di scrittura e ritmo

Lo stile dell’autore non si perde in particolari fronzoli, non è uno stile descrittivo, ma non è nemmeno uno stile da romanzo d’azione che procede spedito, diciamo che è una via di mezzo, ci sono vari riferimenti a termini indiani che vengono ripetuti per tutto il testo, come “sahib“, “pukka“, “thana” e altri, quando si inizia a leggere si rimane spaesati con questi termini, ma man mano se ne apprende il significato.

In questo primo volume l’autore si sforza maggiormente di descrivere persone, luoghi, riferimenti storici, eventi, sopratutto nella prima parte procede ad un ritmo moderato, non direi lento, ma di certo si ha la sensazione che l’autore voglia delineare i personaggi, il loro passato e la città di Calcutta.

Come stile l’ho trovato comunque molto piacevole, è stata un’interessante scoperta anzi, perché Mukherjee possiede la giusta misura, non troppo nè troppo poco.

E’ da apprezzare anche secondo me la concentrazione che l’autore ha voluto dedicare nel descrivere fatti storici realmente accaduti ovviamente, si intravedono le ricerche compiute per delineare uno scenario storico pregno di riferimenti ben inseriti.

L’autore si dilunga giustamente sul razzismo che dilagava in quegli anni tra inglesi e nativi indiani, e parecchie volte nel corso del testo ci ritroviamo davanti ad eventi che mettono in risalto questo razzismo latente, in quanto gli inglesi puntano non tanto ad una superiorità numerica ma ad una superiorità morale.

Personaggi

Noi seguiamo le vicende di Sam Wyndham, trasferitosi a Calcutta dopo un passato burrascoso, è un capitano della polizia e si ritrova in quel trafficato paese dopo aver accettato una proposta, lui inglese fatica a capire una città così piena di tradizioni diverse da quelle di Londra.

Lui è il nostro protagonista, dopo la guerra e delle gravi perdite soffre di semi-dipendenza da oppio e morfina, lui non la chiama dipendenza, ma diciamo che a volte non può farne a meno.

Un altro personaggio fondamentale è Surrender-not (così soprannominato dagli inglesi), indiano che ha studiato per diversi anni in Inghilterra, a Cambridge, divenuto sergente della polizia è la spalla di Sam.

Surrender- not è il mio personaggio preferito, è goffo con le donne, timido fino ad arrossire ad ogni errore compiuto volontariamente o meno e brillante.

Infine l’ultimo personaggio che vediamo decisamente di meno rispetto a quelli precedenti (ma che tornerà anche nel secondo volume e io presumo anche nel terzo, quindi è un personaggio fisso), è la signorina Green, Annie Green.

La conosciamo in questo volume come segretaria della vittima, infatti il testo si apre con un’omicidio, quello di un’uomo piuttosto potente, non nativo, questo omicidio sconvolge la popolazione e tutto il romanzo ruota attorno alla risoluzione di questo, Annie è una donna per metà inglese e per metà indiana, è affascinante e molto intelligente.

Fra Annie e Sam inizierà una frequentazione da questo romanzo che però non sarà lineare per nulla.

Il romanzo si concentra ovviamente su Sam, essendo il protagonista, e non è uno di quei personaggi ben delineati nella mia mente, non saprei descriverlo, è un uomo di buone intenzioni, che ne ha passate tante, è forte di carattere e a volte fa battute di cui si pente, ma è un protagonista positivo che non cede a questa mentalità razzista che dilaga.

In cosa consiste questo titolo?

E’ appunto un giallo piuttosto classico direi, questa prima indagine è intricata e leggendo ovviamente il lettore fa dei pronostici, i miei si sono rivelati veri in parte, non sono riuscita a scovare chi si nascondeva dietro all’omicidio che apre il libro e ad altre piccole vicende.

Conosciamo diversi personaggi che si insinuano in un caso che preme sulla polizia per la sua importanza, e nessuno di loro sembra essere capace di un’atto simile, neanche quando sembra di aver acciuffato il killer questo sembra probabile, è una continua ricerca ed una volta raggiunto il finale si comprende quanto tutto fosse più evidente.

E’ uno di quei gialli che ti “apre gli occhi” alla fine e come un fulmine a ciel sereno ti rivela la verità, ma senza essere precipitoso, si prende i suoi tempi e ti fa ipotizzare di chiunque.

E’ comunque piuttosto ingarbugliata come vicenda, si inizia a ipotizzare di qualcuno in particolare da 100 pagine dalla fine più o meno, come dicevo prima è storico come testo, ma quello storico che approfondisce sopratutto questo razzismo e questa spaccatura tra inglesi e nativi, si citano anche alcune divinità indiane, divisioni tra la città bianca e quella nera ecc.

Conclusioni

E’ un libro da leggere tutto d’un fiato, anche perché nonostante la mole la vicenda si svolge nell’arco di pochi giorni, i capitoli hanno una lunghezza giusta, a parte qualcuno di 10/15 pagine massimo gli altri sono brevi di 5/6 pagine.

Se vi affascina anche l’ambientazione indiana è l’ideale, questa viene di solito descritta dal punto di vista di Sam che non sopporta di corvi che gracchiano ala mattino presto e il caldo asfissiante di Calcutta.

E’ un testo che mi ha anche strappato un risolino ogni tanto, c’è qualche battuta divertente che alleggerisce il tono a volte, in rari casi.

Voto:

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Quattro stelle per me è un voto giusto, mi è piaciuta come lettura anche se è un giallo è adatta a periodi di relax perché rimane un libro che fila liscio. Assegno 4 stelle per il fatto che parte un poco a rilento e nonostante alcune botte di azione nel corso del testo non mi sento di assegnare un voto pieno.

E voi? Avete mai letto “L’uomo di Calcutta”? Lo conoscevate? Fatemi sapere!

A domani!

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CitaTime

“Egli sapeva quello che sua madre pensava, e che lei lo amava in quel momento. Ma sapeva, inoltre, che non è gran cosa amare una creatura o almeno che un amore non è mai sì forte da trovare la propria espressione. Di modo che sua madre e lui si sarebbero sempre amati in silenzio. E lei sarebbe morta – o lui – senza che, durante la loro vita, fossero potuti andar oltre, nella confessione del loro affetto. Nello stesso modo egli era vissuto accanto a Tarrou e questi era morto, quella sera, senza che la loro amicizia avesse avuto il tempo di essere veramente vissuta.”

Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama.

Albert Camus

Rieccoti Wishlist Natalizia!

Buon sabato!

Come ogni anno eccomi qui con la wishlist natalizia, in cosa consiste?

Essenzialmente in un mio vezzo, qualche giorno fa abbiamo parlato dei libri da regalare ad un non lettore, ebbene oggi parliamo sempre di regali, ma questi sono regali che io desiderei ricevere per Natale o festività annesse.

Perché faccio tutto ciò?

La prima ragione è che voglio conoscere anche i vostri libri in wishlist che vi piacerebbe ricevere a Natale (così faccio accrescere anche la mia di wishlist, tanto ormai l’abbiamo persa), la seconda è che magari fra i libri che vi mostrerò potrebbe esserci qualcosa di vostro interesse e potrei semi-involontariamente darvi qualche spunto per un regalo o un auto-regalo e terzo, nulla, semplicemente so che qualcuno che conosco mi sbircia sul blog e carissimo sappi che io per Natale qualche suggerimento te lo sto dando.

Detto ciò, non perdiamoci in pinzillacchere e iniziamo!

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La Volontà del Male – Dan Chaon

Il passato di Dustin Tillman è segnato da una tragedia: trent’anni prima i suoi genitori e gli zii sono stati uccisi da Rusty, il fratello adottivo. In un processo che aveva fatto scalpore per gli inquietanti legami con i culti satanici, Rusty era stato condannato all’ergastolo grazie alle testimonianze di Dustin e della cugina Kate. Ora Dustin è psicologo, vive con la moglie e i due figli una vita apparentemente serena. Finché non riceve la notizia che Rusty è stato rilasciato: tutte le accuse sono cadute. Nel frattempo un suo paziente, Agil Ozorowski, ex poliziotto in congedo, indaga sulle morti di alcuni ragazzi annegati, convinto che siano opera di un serial killer. Inizialmente scettico, Dustin si lascia coinvolgere nell’indagine, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.

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Non conoscevo questo titolo fino a qualche settimana fa, lo ammetto, ma guardando un wrap up se non erro (non ricordo con precisione), l’ho scoperto. Mi ispira parecchio, edito dalla NN Editore, è un giallo, è l’unico testo ad oggi in pubblicazione e disponibile dell’autore. Di solito vado a periodo con i gialli che coinvolgono indagini, polizia ecc, ma questo mi ispira.

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Gli Immortalisti – Chloe Benjamin

È l’estate del 1969. Mentre gli altri giovani si sballano a Woodstock, i quattro fratelli Gold – Simon, Klara, Daniel e Varya – si annoiano in una New York calda e appiccicosa. L’unica distrazione è una veggente che, si dice nel quartiere, sarebbe in grado di predire il giorno della morte dei suoi clienti. I quattro ragazzi decidono così di andarci, per gioco, per vestirsi di paura, per fare la rivoluzione a modo loro. Bussano alla porta della donna, entrano uno per volta, ed escono con una data. Nient’altro. Ma da quel giorno della loro adolescenza, segnato da un numero indimenticabile, niente sarà più come prima.

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Testo di narrativa contemporanea, la trama è interessante, anche l’idea di base è piuttosto originale, l’ho scoperto per caso sempre su Youtube per poi rivedere questo libro dopo qualche giorno su Instagram, da quel momento mi perseguita. Questa è la copertina dell’edizione economica BUR che è la stessa di quella inglese, ho sentito opinioni contrastanti a riguardo, la maggior parte positive.

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La Fabbrica delle Bambole – Elizabeth MacNeal

Giorno dopo giorno Iris Whittle siede nell’umido emporio di bambole di Mrs Salter e, china sui visi di porcellana in lavorazione, dipinge schiere di boccucce e occhietti tutti uguali. Ma la notte esce di soppiatto dal letto, scende in cantina, tira fuori colori e pennelli e riversa sulla carta la sua passione per la pittura. La tecnica è primitiva, certo, la famiglia e la società contrarie, e perfino la sua gemella Rose, un tempo sua complice ma ora esacerbata da un male che l’ha deturpata per sempre, le è ostile. E c’è quel leggero difetto della spalla a consigliarle di cercarsi un buon marito e accontentarsi di quel che ha. Ma lo spirito di Iris è indomito, la sua vocazione prepotente e, quanto alla presenza femminile nell’arte pittorica, non esiste forse il precedente di Lizzie Siddal, pittrice oltre che modella di John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, esponenti di quella cosiddetta «Confraternita dei Preraffaelliti» che fa tanto parlare di sé? Quando Louis Frost, un altro membro della stessa cerchia, le chiede di posare per lui, Iris, in spregio a ogni convenzione del decoro vittoriano, accetta, ma solo in cambio di lezioni private di pittura. Per lei si aprono nuovi orizzonti: la libertà per sé e quelli che ama, da sua sorella Rose al generoso monello di strada Albie, l’arte, l’amore, molti incontri importanti, alcuni insospettati. Passeggiando in quella tumultuosa fucina di novità che è il cantiere per la Grande Esposizione di Hyde Park, la sua figura singolare cattura lo sguardo di un passante fra i molti. È Silas Reed, tassidermista di poco conto e grande ambizione, con un morboso attaccamento per le cose morte e una curiosa predilezione per ciò che è imperfetto. Silas, Iris, Louis, il monello Albie, le prostitute del bordello, i clienti della taverna, i pittori preraffaelliti danno vita a un romanzo storico vividissimo e carico di tensione…

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Questa è una pubblicazione recentissima, ora, la trama sembra piuttosto ricca e mi da l’impressione di essere uno di quei romanzoni da gustarsi quando si ha voglia di immergersi in una storia piena. Dovrebbe essere ambientato nell’800, piccolo appunto che non c’entra nulla; non amo questa copertina.

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Le Avventure di Washington Black – Esi Edugyan

Giorno dopo giorno Iris Whittle siede nell’umido emporio di bambole di Mrs Salter e, china sui visi di porcellana in lavorazione, dipinge schiere di boccucce e occhietti tutti uguali. Ma la notte esce di soppiatto dal letto, scende in cantina, tira fuori colori e pennelli e riversa sulla carta la sua passione per la pittura. La tecnica è primitiva, certo, la famiglia e la società contrarie, e perfino la sua gemella Rose, un tempo sua complice ma ora esacerbata da un male che l’ha deturpata per sempre, le è ostile. E c’è quel leggero difetto della spalla a consigliarle di cercarsi un buon marito e accontentarsi di quel che ha. Ma lo spirito di Iris è indomito, la sua vocazione prepotente e, quanto alla presenza femminile nell’arte pittorica, non esiste forse il precedente di Lizzie Siddal, pittrice oltre che modella di John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, esponenti di quella cosiddetta «Confraternita dei Preraffaelliti» che fa tanto parlare di sé? Quando Louis Frost, un altro membro della stessa cerchia, le chiede di posare per lui, Iris, in spregio a ogni convenzione del decoro vittoriano, accetta, ma solo in cambio di lezioni private di pittura. Per lei si aprono nuovi orizzonti: la libertà per sé e quelli che ama, da sua sorella Rose al generoso monello di strada Albie, l’arte, l’amore, molti incontri importanti, alcuni insospettati. Passeggiando in quella tumultuosa fucina di novità che è il cantiere per la Grande Esposizione di Hyde Park, la sua figura singolare cattura lo sguardo di un passante fra i molti. È Silas Reed, tassidermista di poco conto e grande ambizione, con un morboso attaccamento per le cose morte e una curiosa predilezione per ciò che è imperfetto. Silas, Iris, Louis, il monello Albie, le prostitute del bordello, i clienti della taverna, i pittori preraffaelliti danno vita a un romanzo storico vividissimo e carico di tensione…

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Titolo uscito nel giugno di quest’anno, mi ispira e lo punto dall’uscita per la mobilità delle scene, infatti dovrebbe essere un testo che fa viaggiare il lettore da un continente all’altro insieme al protagonista, uno di quei titoli che visita diverse ambientazioni.

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Warlock – Oakley Hall

Fine Ottocento, sudovest americano. Warlock è una cittadina mineraria di frontiera in rapida espansione; insieme ai commerci, fioriscono il gioco d’azzardo e la prostituzione, gli scioperi e le scorribande dei cowboy. Mentre l’anziano governatore, il generale Peach, si crogiola ancora nel ricordo delle guerre contro gli indiani e di un’epoca eroica ormai da tempo superata, i cittadini sono frustrati dall’impotenza della legge ufficiale e decidono di assoldare un marshal privato, Clay Blaisedell. Armato delle sue due pistole dal calcio dorato, Blaisedell dovrà fare i conti con il capo dei cowboy Abe McQuown, ma anche con il vicesceriffo Bud Gannon, uomo ligio alle regole e dotato di un diverso, più mite senso della giustizia. Sullo sfondo, vediamo scorrere le vicende di un’umanità turbolenta e imprevedibile: minatori in lotta per una vita migliore, spregiudicati proprietari di saloon, prostitute in cerca di una seconda occasione, uomini di legge alcolizzati, dottori dall’idealismo incrollabile.

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Da qui in poi parte una serie di titoli western, perché? Sono particolarmente concentrata sul western in questo periodo, non tanto con le letture in corso ma con quelle che desidero fare a breve, questa è un’epopea western piuttosto amata e conosciuta, testo uscito nel 2016 per SUR.

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Lonesome Dove – Larry McMurtry

In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei più grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. Augustus beve whiskey sotto il portico e gioca a carte al Dry Bean, mentre Call lavora sodo dall’alba al tramonto e continua a dare ordini a Pea Eye, Deets e al giovane Newt. La guerra civile è finita da un pezzo e la sera, sul Rio Grande, non si incontrano né Comanche né banditi messicani, ma solo armadilli e capre spelacchiate. L’equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d’aiuto un vecchio compagno d’armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana e cosi dà fuoco alla miccia dell’irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassù e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. È l’inizio di un’epica avventura attraverso le Grandi Pianure, che coinvolgerà una squadra di cowboy giovani e maturi, oltre a un folto gruppo di prostitute, cacciatori di bisonti, indiani crudeli o derelitti, trapper, sceriffi e giocatori d’azzardo: decine di piccole storie che s’intrecciano tra loro ed escono dall’ombra della grande Storia americana. “Lonesome Dove” è un vero grande classico della letteratura western, l’opera che raggiunge il culmine di un genere e allo stesso tempo chiude un’epoca. Non a caso c’è il cinema all’origine del romanzo: all’inizio degli anni Settanta, Peter Bogdanovich vuole girare un film in omaggio al suo maestro John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda nelle parti principali. McMurtry scrive il copione: nasce cosi il primo abbozzo di Lonesome Dove, sebbene con un altro titolo. Alla fine il progetto non giungerà in porto, ma quella storia continua a ronzare nella testa di McMurtry per più di dieci anni, finché non decide di scriverci un romanzo. “Lonesome Dove” negli Stati Uniti è subito salutato come un capolavoro e vince il Pulitzer nel 1986. In seguito verrà adattato in una mini-serie televisiva, con Robert Duvall e Tommy Lee Jones, che ottiene un grandissimo successo e segna l’inizio del revival western al cinema, culminato con Balla coi lupi e Gli spietati.

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Testo che mi sembra di aver visto per la prima volta in libreria solo l’altro giorno, perché è dall’uscita che desidero averlo fra le mie mani. Anche qui abbiamo un testo appunto western, piuttosto amato, primo di una duologia. Una lettura anche qui ricca.

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Trilogia della Frontiera – Cormac McCarthy

Tre storie di apprendistato e di eterno vagabondare di cavalli e cavalieri, tra deserti di sale, montagne innevate e pianure d’erba alta, attraverso la leggendaria frontiera fra il Texas e il Messico. Con “Cavalli selvaggi” siamo nel Texas del 1949. Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John Grady Cole sella il cavallo e insieme all’amico Rawlins si mette sull’antica pista che conduce alla frontiera e più in là nel Messico, inseguendo un passato nobile, e forse, mai esistito. In “Oltre il confine”, quando il destino gli offre l’occasione di passare la frontiera, il giovane Billy Parham compie la sua scelta e dirige il cavallo verso il Messico insieme al fratello Boyd. Billy ha appena catturato una lupa ferita che si stava accanendo sul bestiame della famiglia e ha deciso di non consegnarla al padre, che la ucciderebbe, ma di riportarla sulle montagne messicane per restituirla al suo mondo. “Città della pianura” inizia dove arrivavano i primi due romanzi. All’inizio degli anni Cinquanta John Grady Cole e Billy Parham lavorano in un ranch tra il Texas e il Messico. Insieme allevano cavalli, ascoltano sotto le stelle i racconti dei vecchi cowboys, si divertono al bar o al bordello. E al bordello John Grady incontra una sedicenne così bella da cambiargli la vita. Così contesa da costringerlo a scontrarsi con il suo protettore-filosofo Eduardo, in un duello allo stesso tempo epico e metafisico.

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Testo che ne comprende tre, i tre volumi di McCarthy che compongono questa trilogia western, troviamo ambientazioni texane, i due primi romanzi dovrebbero essere a sè mentre nel terzo tutti i personaggi dei primi due si ritrovano.

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La Casa d’Inferno – Richard Matheson

Per più di vent’anni la casa appartenuta a Belasco è rimasta vuota. Indicata come la più inaccessibile delle case infestate, è un antico palazzo le cui mura hanno assistito a scene di orrore e depravazione inimmaginabili. Due tentativi di investigarne i segreti si sono conclusi terribilmente. Ora si prepara una nuova spedizione: quattro persone entrano in quel luogo misterioso, determinate a sondare gli ultimi segreti di vita e di morte che vi si celano. Ognuno di loro è spinto da una ragione personale per sfidare le mille tentazioni di quella dimora: ma potranno le loro anime sopravvivere di fronte a quanto si nasconde nella casa più infestata del mondo?

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Questo è un testo fuori catalogo, infatti si trovano alcune copie in giro, ma non sono economicissime e spero in una ripubblicazione prima o poi, però a differenza di alcuni testi fuori catalogo questo si trova ancora su Amazon. Dopo aver letto “L’Incubo di Hill House” sono rimasta affascinata dai testi sulle case infestate o maledette, quindi ultimamente sto inserendo tutti testi di questo tipo in wishlist.

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La Quinta Stagione – N.K. Jemisin

È iniziata la stagione della fine. Con un’enorme frattura che percorre l’Immoto, l’unico continente del pianeta, da parte a parte, una faglia che sputa tanta cenere da oscurare il cielo per anni. O secoli. Comincia con la morte, con un figlio assassinato e una figlia scomparsa. Comincia con il tradimento e con ferite a lungo sopite che tornano a pulsare.

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Un fantasy uscito in Italia da poco e subito parecchio apprezzato, dovrebbe essere il primo di una trilogia pubblicata da Mondadori. Ci sono opinioni discordanti a riguardo, per alcuni è il fantasy migliore del 2019 per altri la protagonista è pessima e la storia non è così eccezionale.

La Lotteria – Shirley Jackson

Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.

Lizzie – Shirley Jackson

La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una “vera gentildonna” della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare “la propria dipartita stando il meno male possibile”. Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, “maschera crudele e deforme” che vorrebbe fagocitare e distruggere, con il suo “sorriso laido e grossolano” e i suoi modi sadici, insolenti e volgari, le altre due. È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

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Ho letto vari romanzi e racconti della Jackson, “Abbiamo sempre Vissuto nel Castello”, “L’incubo di Hill House”, “La Ragazza Scomparsa” e mi piacerebbe continuare nell’esplorazione della Jackson. L’ultimo romanzo che mi manca è appunto “Lizzie”, perché la lotteria è un racconto e “Paranoia” una recente pubblicazione Adelphi, è una raccolta di racconti/ episodi di vita di Shirley.

Bene!

E voi, quali libri desiderate? Fatemi sapere!

A domani!

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