La Società degli Animali Estinti – Jeffrey Moore

Buon venerdì!

Come state? Com’è andata questa settimana?

Oggi torniamo a parlare di libri ovviamente, in particolare di un testo che ho letto nelle scorse settimane, ovvero “La Società degli Animali Estinti” di Jeffrey Moore.

Direi di iniziare subito perché c’è molto da dire!

Le Città Invisibili – Jeffrey Moore

Casa Editrice: ISBN

Pagine: 489

Genere: Narrativa, Suspance, Thriller

Prezzo ebook: € 5,82

Prezzo di Copertina: € 10,00

Prima Pubblicazione: 2000

Link all’acquisto: QUI

Trama

Una notte, un uomo trova una ragazzina chiusa in un sacco, nella neve. È squarciata dalle coltellate, ma respira ancora. L’uomo si chiama Nile Nightingale e sta scappando, anche se non sa bene da cosa. Forse dalla serie di fallimenti che ha costellato la sua vita, dalla dipendenza da droghe, alcol e antidepressivi. Rifugiarsi tra le montagne del Canada è il suo modo di sparire dal mondo. La ragazzina è Celeste, una quattordicenne nerd che ha ingaggiato una solitaria lotta contro la caccia e il maltrattamento degli animali selvatici. Nile salva rocambolescamente Celeste, dando inizio a una strana amicizia e a un piano di vendetta contro i bracconieri che stanno distruggendo l’ambiente naturale del Quebec.

“Ma è una tradizione antichissima. Di persone che erano qui prima di noi.” “Il fatto che sia una tradizione, non vuol dire che sia buona. Le tradizioni si possono cambiare, rimpiazzare con altri modi di fare le cose, modi migliori. Che diventano a loro volta tradizioni.”

Recensione

Allora, partiamo prima con un breve disclaimer per quanto riguarda la casa editrice che detiene i diritti per questo libro, ovvero la ISBN.

Questa casa editrice infatti purtroppo è fallita nel 2015, è stata per anni un marchio della CE “Il Saggiatore”, alcuni titoli stampati si trovano ancora su vari rivenditori online quali Amazon, IBS o Libraccio, non tutti, ma vari ancora sì.

Oggi parliamo appunto di uno dei titoli che sono ancora reperibili, stampato per la prima volta nel 2012.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Per quanto riguarda la terminologia utilizzata in questo libro ho notato alcune volte dei termini “strani”, ad esempio parole magari non adatte del tutto ad un azione o scena, non saprei se questo è un problema di traduzione o se anche in lingua originale il testo presenta questi termini.

Comunque lo stile dell’autore è abbastanza semplice, non è uno stile che risulta di difficile interpretazione o altro, scorre bene anche tenendo conto del fatto che il ritmo in certi punti rallenta parecchio, più che rallentare l’autore si perde in dettagli o pensieri del protagonista abbastanza superflui a mio vedere.

Dovrebbe essere una storia ad alta tensione in cui siamo immersi nella provincia del Quèbec, quindi sotto cumuli di neve, ghiaccio e gelo, con personaggi secondari abbastanza inquietanti e di difficile comprensione, ma risulta di tensione solo per brevi istanti verso la fine.

Inoltre penso sia uno di quei casi in cui il libro avrebbe tranquillamente potuto avere 150 o 200 pagine in meno, è un testo di 489, ma risulta a tratti troppo prolisso.

Personaggi

Il personaggio principale è un uomo di nome Nile, questi è in fuga dagli USA, infatti lì ha diverse denunce tra cui un accusa anche di rapimento e pedofilia smossa dalla figlia della sua ex compagna, Nile proviene da una famiglia benestante e decide di sistemarsi in Quèbec non si sa bene per quale motivo, vuole acquistare una chiesa e con essa un cimitero situato vicino a questa, dice che è “per motivi sentimentali”, ma fino all’ultimo non sarà ben chiaro il perché.

Nile, all’inizio del libro incontra Celeste, una ragazzina di 14 anni che viene gettata in un canale vicino alla chiesa citata prima, lui vede questa scena e anche se sulle prime decide di fare finta di nulla e andarsene, torna indietro dopo poco convinto di voler soccorrere la ragazzina.

Celeste si rivelerà molto importante ai fini della trama, lei infatti è la nipote della vecchia signora che abitava nella chiesa (sempre quella famosa di prima) e assieme alla signora ha vissuto all’interno dell’edificio per anni.

Lei e la nonna hanno una notevole intelligenza, anche la madre della ragazzina , andando avanti con la lettura scopriremo ciò che è accaduto a queste altre due donne.

La tensione e gli elementi thriller sono rappresentati da un uomo che assieme al cugino è sulle tracce di Celeste, questo infatti è lo stesso che ha gettato la giovane nel canale all’inizio del libro ed è determinato a sbarazzarsi di lei.

Quest’uomo fa parte di un gruppo di bracconieri particolarmente arrabbiati con Celeste e la nonna, per tutto il libro aleggia lo spettro della cattura, infatti pensiamo sempre che il momento topico stia per arrivare, l’incontro fra i due, ma quando questo arriva il tutto risulta non così d’impatto come ci si aspettava.

Il modo in cui viene caratterizzato il villan della situazione non spicca particolarmente, infatti è come se l’autore gridasse “è lui il cattivo, e basta”, per farci sapere in modo chiaro di questa etichetta in un pezzo del libro dal punto di vista di Celeste spuntano vari eventi riguardanti questo “cattivone”, che fanno subito pensare al lettore “quest’uomo è un mostro”, ma a parte ciò non c’è una gran caratterizzazione.

Teneva le rane in un barattolo, chiuso, per vederle che aprivano sempre di più la bocca come se stessero cantando. Ma non stavano cantando, stavano soffocando. Quando aveva 6 o 7 anni, secondo Earl, catturò un torto e cercò di folgorarlo su un recinto elettrificato, poi gli tagliò la testa con le forbici seghettate. Quando suo padre gli disse di sbarazzarsi di una cucciolata di cagnolini, li sotterrò fino al collo in piccole buche in giardino. Poi passò loro sopra con un tosaerba, decapitandoli. 

Gli eventi descritti sono mostruosi, mi hanno profondamente turbata durante la lettura, ma questi sembrano servire solo a etichettare il personaggio, anche perché le successive volte in cui verrà nominato non saranno degne di nota e quando vedremo la sua prima apparizione lui verrà descritto come un essere assai diverso da quello che ci eravamo immaginati.

Tornando un attimo al personaggio principale, quello di Nile, lui avendo assunto varie droghe in passato si ritrova ad avere dei momenti di black out quasi, o finisce per vedere immagini o persone in modo diverso, molte volte infatti lui risulta un narratore inaffidabile, perché non sappiamo per certo se quello che vede e ci descrive corrisponde alla realtà oppure no.

Nile è un personaggio più difficile da comprendere di quello che può sembrare, infatti io non credo averlo compreso bene, è un uomo di sicuro perso, non ha mai avuto un gran rapporto con il padre, ma dopo la sua morte si è sentito perduto, ha una fortuna lasciata dal questo, ma è come se non sapesse dove sbattere la testa.

Le cose che fa durante la storia a tratti sembrano prive di senso, si affeziona a questa ragazzina e fa di tutto per lei fin da subito con una determinazione assurda, si fissa con il Quèbec, sembra girare attorno alle questioni senza venirne a capo.

Celeste dal canto suo è una ragazzina che non si risparmia nessuna battuta sarcastica, è una giovane che ne ha passate tante, ma cerca di nascondere quasi tutto quello che le è accaduto.

Tematiche

E’ interessante soprattutto quella legata alla cacciagione, alla crudeltà umana, alla violenza sugli animali, all’estinzione di questi e alle ripercussioni della violenza umana sugli animali e sul pianeta in generale.

A tratti il libro sembra un atlante o una specie di saggio sugli animali estinti perché Celeste si lascia andare a lunghe schede, nel vero senso della parola, su vari tipi di animali.

Il libro ha anche varie illustrazioni all’interno quando compaiono queste specie di “schede”.

Le illustrazioni che compaiono seguono soprattutto i pensieri o pezzi di Celeste.

Oltre a queste tematiche, che rappresentano il punto più interessante del libro, si parla anche della vita dopo la morte e del legame che si instaura tra due persone di età così diverse appunto Nile e Celeste, un rapporto molto simile a quello padre-figlia.

Conclusioni

Avevo grandi aspettative per questo libro, ma purtroppo alla fine si è rivelato un testo senza brio, con innumerevoli pagine in più, con personaggi che non mi hanno lasciato un segno, con tematiche di certo molto delicate e interessanti, ma trattate come se stessimo leggendo una sottospecie di saggio non un romanzo.

Inoltre i personaggi molte volte sembrano “perdere tempo”, come dicevo girano attorno senza un obbiettivo o una ragione per fare quello che fanno.

Il finale mi è risultato sporco, accadono una lista di fatti, alcuni sembrano improbabili, altri sono descritti in modo confuso, in più viene descritto come un libro pieno di “dark humor”, che non ho trovato, anzi ci sono tentativi vari, ma le battute presenti non le definirei “dark humor”, ma un tentativo fallito di fare humor.

Voto:

Purtroppo è un libro che non mi ha convinta del tutto, alcuni punti e tematiche sono interessanti e piacevoli, ma altri come i personaggi a tratti o l’infarcire pensieri e azioni di tempo perso o eventi inutili no.

E voi? Avete letto “La Società degli Animali Estinti”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

A presto!

Le Città Invisibili – Italo Calvino

Buon mercoledì!

Come va? Com’è iniziata questa settimana?

Oggi parliamo di quello che è stato il libro per il gruppo di lettura del mese precedente, ovvero settembre.

Infatti il mese scorso sul gruppo abbiamo letto “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, il libro di cui parleremo appunto oggi, in realtà questa recensione si è fatta attendere perché io ho terminato questa lettura il 04/09 e avrei voluto parlarvene prima, ma fra una recensione arretrata e l’altra eccoci qui.

Comunque, bando alle ciance, iniziamo!

Le Città Invisibili – Italo Calvino

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 160

Genere: Narrativa

Prezzo ebook: € 7.99

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prima Pubblicazione: 1972

Link all’acquisto: QUI

Trama

“A un imperatore melanconico, un viaggiatore visionario racconta di città impossibili. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che possono valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.”Italo Calvino

Pensai: “Forse Adelma è la città cui si arriva morendo e in cui ognuno ritrova le persone che ha conosciuto. E’ segno che sono morto anch’io.” Pensai anche: “E’ segno che l’aldilà non è felice.”

Recensione

Dunque, è difficile parlare di questo libro, prima di tutto per la particolarità di questo, infatti ci troviamo davanti ad una raccolta di città nel vero senso della parola.

Struttura

In questo libro c’è una trama di base, che raccoglie queste città e le tiene assieme, abbiamo Marco Polo che in un dialogo con Kublai Kan, l’Imperatore dei Tartari parla delle città che ha visitato, 55 in totale divise in 11 categorie.

Qui Calvino ricorre alla letteratura combinatoria, letteratura in cui l’autore gioca con il lettore e questo si ritrova a trovare combinazioni ed incastri vari nel testo.

Le descrizioni delle città non vanno oltre le 3/4 pagine e ogni città si ritrova assieme in una, come dicevo prima, categoria. Ad esempio abbiamo “Le città e il desiderio” o “Le città sottili“, “Le città e i morti” o ancora “Le città e il nome“.

Ogni categoria esiste per un motivo e le città che rientrano in una determinata categoria hanno elementi in comune, o un “significato” generico comune, anche se a volte questo sembra più difficile da trovare.

Il libro ha in totale 9 capitoli, all’interno di questi vengono presentate un tot di città, all’inizio e alla fine di ogni capitolo c’è un dialogo in corsivo fra Polo e Kublai Kan, questo dialogo crea una cornice.

Le città hanno tutte un nome di donna dalle tinte classiche, ad esempio: Moriana, Leonia, Fedora, Eufemia, Zaira, Dorotea, Bauci, Ipazia ecc. ecc.

Struttura del Testo

Immaginazione e Critiche

Il mio primo pensiero venuto spontaneo leggendo questo libro è stato: “un libro del genere fa esplodere la tua immaginazione”, e lo penso ancora, credo che uno dei vari pregi di questo testo siano le immagini che Calvino riesce a creare, immagini forgiate quasi in sogno, alcune molto diverse fra loro altre invece piuttosto simili.

Ci si immagina città con un “sottosopra” quindi una sua simile posizionata al di sotto di questa in cui vivono persone che alimentano la città di sopra, ci si immagina città sospese con funi in cui gli abitanti non toccano mai per terra, città piene di matasse di fili che legano una casa all’altra, un’edificio all’altro, insomma è un libro che vi porta in un mondo senza limiti e contorni.

Calvino trasforma la realtà in un qualcosa di sospeso, lontano, ma allo stesso tempo vicino.

Ad esempio alcune “critiche” o semplicemente immagini dell’autore si riferiscono a problemi reali, ad esempio quello dell’immondizia.

“I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.”

C’è una città nel libro che diventa satura di immondizia e decide di portare questa al di fuori dalle mura, così finisce per essere circondata dalla spazzatura e le altre città vicine a lei hanno lo stesso problema.

Calvino porta quindi alcuni problemi contemporanei e non in queste città immaginarie perché queste non sono del tutto immaginarie, in ogni città si può riconoscere un qualcosa che ci riporta alla realtà, pur tenendoci sospesi nell’immaginario.

Trovo che all’interno ci sia anche un interessante ragionamento che riguarda il potere, in particolare questo appare nei discorsi fra Polo e Kublai Kan, quest’ultimo ovviamente si ritrova con il peso del potere sulle spalle e si perde in ragionamenti vari con Polo riguardo all’essenza di una città e di un impero. Quanto si può conquistare? Qual’è il peso di questa conquista? C’è altro dopo, quando si arriva in un luogo, e lo si conquista, è tutto finito lì?

Calvino non indirizza questi ragionamenti o critiche in modo diretto, le inserisce nel testo senza spingere troppo su questi.

Conclusioni

E’ un libro di cui è difficile parlare perché credo sia una vera e propria esperienza, quel libro da leggere magari a piccole dose perdendosi nei meandri dei mondi che vengono creati all’interno, o magari di fretta facendo indigestione di fantasia.

E’ una raccolta di città che non sono solo città, sono universi, simboli, discorsi più estesi sulla vita e sul significato di questa, il tutto sotto forma di città appunto, ci sono città in cui ti sembra di non essere mai arrivato, sei sempre stato lì e non ne sei mai uscito, ci sono città che si ripetono, città che ti rinfacciano il passato…

Penso sia anche un libro che non si finisce mai di leggere, lo si può ripescare dalla libreria e tornare a perdercisi come se fosse la prima volta, è un caso raro trovare un libro simile, un mondo che non si finisce mai di esplorare.

Le città contenute all’interno sono sogni, ma anche realtà, in ognuna anche la più lontana dalla realtà si può trovare un elemento di vita comune a tutti.

Voto:

E’ stata una lettura rinfrescante, di sicuro lo definirei un testo innovativo, nuovo e libero, come l’autore d’altronde.

E voi? Avete mai letto “Le Città Invisibili”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Carrie – Stephen King

Buon martedì!

Come procede la settimana? Questo fresco ottobre avanza nel modo migliore?

Oggi parliamo di un libro che può essere perfetto per questo mese a mio modesto vedere, è il terzo testo di Stephen King di cui parliamo, dato che qualche settimana fa abbiamo parlato di Misery e qualche anno fa della raccolta “Notte Buia Niente Stelle“, ovvero Carrie.

Dopo aver letto Misery infatti mi sono convinta di voler leggere tutto quello che ha scritto King… Sì, vabbè, e sopratutto di volerlo fare in ordine cronologico.

Ora, ad oggi io sono ancora convinta di voler leggere tutto quello che ha scritto King, ora però non sono più così sicura di voler andare in ordine cronologico, rispettando questo il prossimo che dovrei leggere dopo Carrie infatti è “Le Notti di Salem“, che vorrei iniziare il prima possibile.

A parte questi obbiettivi per nulla esagerati, oggi ci concentriamo su “Carrie”, il libro, iniziamo!

Carrie – Stephen King

Casa Editrice: Bompiani

Pagine: 211

Generi: horror fiction, romanzo epistolare

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (ed. flessibile) € 12,35

Prima pubblicazione (USA): 1974

Link all’acquisto: QUI

Trama

Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono: può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono, le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.

Ma mi dispiace ancora per Carrie. L’hanno dimenticata, vedete. L’hanno fatta diventare una specie di simbolo e hanno dimenticato che era un essere umano, reale come voi che leggete, con sogni, speranze e bla bla bla. Dirvi questo è inutile, suppongo. Non si può, dopo l’immagine che ha creato di lei la stampa, farla tornare una persona umana. Ma lo era, e soffriva. Soffriva più di quanto si possa immaginare.

Recensione

Carrie è stato il primo libro pubblicato di King, non il suo primo scritto però, è doveroso raccontare il breve aneddoto che riguarda la moglie Tabitha, ovvero fu proprio grazie a lei che “Carrie” vide la luce, fu lei infatti a spronare il marito per la pubblicazione.

Carrie credo sia uno dei libri più famosi di King, se non per la lettura del libro in sé di certo per i vari film tratti negli anni da questo testo, primo fra tutti quello del 1976 con Sissy Spacek.

Stile, Ritmo, Costruzione

Dato che ho letto negli ultimi mesi anche Misery mi viene spontaneo fare una specie di confronto fra i due, distanti di qualche anno dalla pubblicazione, qui in “Carrie” ad esempio lo stile di King risulta più diretto nella descrizione delle emozioni e dei pensieri dei personaggi, questo è un romanzo con la metà delle pagine di Misery ed è inframmezzato da pagine/paragrafi tratte da saggi (inventati dall’autore) e/o interviste e interrogatori vari.

Mi ha fatta impazzire la costruzione di questo libro (in senso positivo) perché King tratta il lettore con estremo rispetto, gli porge fra le mani varie versioni della vicenda, tratte da scritti attendibili e lascia che sia lui farsi un’idea del tutto.

Il ritmo è serrato, si avanza velocemente nella vicenda, all’inizio della storia tutto sembra stare in piedi per la voglia di arrivare alla rivelazione finale, cosa è accaduto di così grave in questa cittadina? Cosa ha fatto Carry?

Ma a metà libro circa questo viene rivelato e non fa nessuna differenza perché in ogni caso la voglia e lo spirito di arrivare il prima possibile alla scoperta dell’evento tragico rimane comunque, anche se questo viene rivelato.

Personaggi

Grazie a questa costruzione epistolare a tratti inframmezzata da scritti presi da saggi, interviste ecc, noi lettori abbiamo tutte le carte in mano per cercare di decifrare i personaggi, ovviamente alcuni lati e motivazioni di questi rimarranno un’incognita, ma King cerca di dare la libertà necessaria al lettore.

Il personaggio principale è Carrie, una ragazzina vittima di bullismo e soprusi di ogni tipo a scuola, che di certo non trova un attimo di respiro a casa, vittima anche qui di una madre fanatica religiosa che nel corso degli anni ha punito varie volte Carrie pensando anche di ucciderla.

Carrie viene invitata un giorno al ballo della scuola da Tommy, fidanzato a sua volta con Sue, l’invita su favore della fidanzata che gli chiede ripetutamente di portare Carrie.

Qui si dipana una sotto trama misteriosa se vogliamo, perché Sue in varie interviste tratte ed inserite nel libro, dice di aver fatto questo gesto per regalare a Carrie una serata indimenticabile fra le braccia del fidanzato, per cui Carrie aveva una cotta, ma in altre versioni più maliziose si pensa che Sue in realtà lo abbia fatto per umiliare Carrie in accordo con altri due personaggi in particolare, Christine e Billy.

Billy e Christine sono fidanzati e lei è la classica reginetta della scuola che si diverte ad umiliare gli studenti più emarginati, mentre Billy è un giovane delinquente. Non si è certi dell’amore che lega questi due, non si comprenderà infatti nemmeno alla fine se Billy è davvero innamorato della ragazza o se invece di diverte a stare con lei e ad orchestrare il terribile “scherzo” ai danni di Carrie.

Questo “scherzo” sarà la classica e fatidica goccia che farà traboccare il vaso, il punto da non superare, questa esplosione rappresenta la parte finale del libro e l’evento tragico del testo.

Tematiche

Voglio dedicare uno spazio alle tematiche trattate in questo libro, prima fra tutte quella del bullismo, tema a me molto caro, qui ci troviamo in uno scenario in cui la vittima (Carrie) sopporta per anni soprusi di ogni genere di gruppo e non, ad esempio all’inizio del libro viene umiliata dopo l’inizio del primo ciclo.

Si ritrova ad avere le prime mestruazioni infatti sotto le docce dopo educazione fisica e tutte le ragazze cominciano a gridarle contro offese di ogni genere e a gettare assorbenti, una scena piuttosto dolorosa da leggere.

Per tutto il libro non è chiaro fino in fondo almeno se certi personaggi sono del tutto dalla parte di Carrie per pietà o compassione oppure se lo fanno perché vogliono davvero aiutarla ad essere più serena e ad avere un’ adolescenza un poco più tranquilla.

Un’altra tematica importante è quella della religione, ma dell’ossessione religiosa, quella della madre di Carrie in questo caso.

Figura molto interessante dal punto di vista psicologico come la figlia, queste due figure hanno un aspetto in comune, tutte e due si odiano, ma una parte di loro ama l’altra perché è tutto ciò che conosce. Carrie in particolare odia la madre, ma le vuole anche bene perché la quotidianità alla quale è abituata con lei è l’unica che conosce, e l’unica che le è famigliare. La ama anche perché nessuno si è mai preso cura di lei, a parte la madre, ma in un modo sempre molto rigido e algido.

Ho adorato infine lo specchio dei personaggi, ci sono due personaggi “buoni” ovvero Sue e Tommy, la coppia ben disposta verso Carrie, poi c’è la coppia dei “cattivi”, Billy e Christine.

Abbiamo quindi due coppie di fidanzatini diverse, ma allo stesso tempo molto simili fra loro, le due ragazze in particolare erano amiche in passato, ma con l’avanzare della vicenda finiscono per detestarsi.

Si crea come dicevo “uno specchio” fra queste coppie, per la somiglianza e la differenza, sempre tenendo conto del mistero che riguarda il coinvolgimento reale di Sue e Tommy, erano davvero così “buoni”? Oppure erano d’accordo con Christine e Billy per questo scherzo?

Conclusioni

Ho adorato Carrie che sarà credo difficile da spodestare dal primo posto nel mio gradimento per le opere di King.

E’ un romanzo breve, ma denso di tematiche crude e importanti, scritto con uno stile secco che rende il ritmo della vicenda sempre più frenetico, una storia pregna di vendetta, odio, pena e tristezza.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Carrie”? O in generale King? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Shutter Island/L’Isola della Paura: Film e Libro – Parliamone

Buon mercoledì!

Come state? Come procede la settimana? Spero nel migliore dei modi!

Oggi finalmente, vi ho fatto attendere parecchio, ma alla fine siamo qui, parliamo de “L’isola della Paura” di Dennis Lehane e del film tratto da questo, ovvero “Shutter Island” per la regia di Martin Scorsese.

Come sempre, per questo tipo di rubrica parleremo sia del film che del libro, non mettendoli a confronto, ma parlando delle sottili differenze fra questi e del modo in cui alcuni messaggi/concetti vengono espressi in uno e nell’altro.

Iniziamo!

Partiamo come sempre parlando del libro, “L’isola della Paura” che ad oggi è un po’ di difficile recupero in italiano, era stato pubblicato dalla casa editrice Piemme anni fa, nel 2005, ma per la prima volta nel 2003.

Tuttavia, nonostante non sia più il catalogo al momento lo potete trovare da venditori privati su siti come Ebay o Comprovendolibri, personalmente la copia in mio possesso sono riuscita a recuperarla su Libraccio e durante la scrittura di questo articolo facendo una capatina sul sito ho visto che è ancora recuperabile su Libraccio, qui.

L’Isola della Paura – Dennis Lehane

Casa editrice: Piemme

Pagine: 378

Anno di Pubblicazione: 2003

Trama

1954, settembre. L’agente federale Teddy Daniels viene inviato sull’isola di Shutter, al largo di Boston, dove si trova l’Ashecliffe Hospital, destinato alla detenzione e alla cura dei criminali psicopatici. Deve trovare una detenuta scomparsa, Rachel Salando, condannata per omicidio, ma un uragano si abbatte sull’isola, impedendo qualsiasi collegamento con il resto del mondo. Ma sull’isola, niente è davvero quello che sembra, e gli interrogativi si accavallano: come ha fatto la Salando a sparire nel nulla? Chi semina strani indizi in codice? E cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta scomparsa, oppure le prove che all’Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani, o ancora qualcosa di più profondo, che lo tocca personalmente?

“Dio ama la violenza. Lo capisce questo, vero?”
“No” rispose Teddy. “Non lo capisco.”
L’altro fece un paio di passi, quindi si voltò a guardarlo. “Perchè mai dovrebbe essercene cosi tanta, allora? La violenza è in noi. Proviene da noi. E’ ciò che facciamo con più naturalezza, più ancora che respirare. Dichiariamo guerra. Facciamo sacrifici. Saccheggiamo e distruggiamo e strappiamo la carne dei nostri fratelli. Riempiamo campi e campi con i nostri morti puzzolenti. E perchè? Per mostrare a Dio che abbiamo imparato dal suo esempio.”

Questo è uno dei rari casi in cui secondo me non c’è una gran differenza fra film e libro, entrambe le opere sono di alto livello ed entrambe riescono a trasmettere la storia in modo autentico e senza tagli o modifiche rilevanti. Ecco, potrei terminare l’articolo in questo momento, perché di fatto film e libro sono perfetti da vedere sia assieme che in modo individuale, ma no, parliamone meglio.

Dunque, nonostante questo unico livello sul quale sono poggiate le due opere c’è comunque qualche piccola differenza, ma non sono differenze tali da rendere le due opere completamente diverse l’una dall’altra come a volta capita con alcuni libri e film.

Questo di “Shutter Island” è un caso molto raro come dicevo prima, di solito si dice sempre che il libro nel 98% dei casi è migliore del film e si fa un confronto per me non del tutto giusto, perché come dico sempre sono due mezzi diversi, però è vero il fatto che il libro nella maggioranza dei casi trasmette un atmosfera se vogliamo più totale o piena oppure una comprensione più profonda dei personaggi, qui invece anche il film riesce ad instillare le stesse emozioni/sensazioni del libro e si sofferma quasi nello stesso modo nella psicologia dei personaggi, in quello di Teddy (Leonardo di Caprio) principalmente.

Parlando della trama siamo appunto su questa isola sopra alla quale si erge un manicomio criminale, noi seguiamo Teddy Daniels, un agente federale che sbarca su questa isola assieme al suo collega Chuck conosciuto da poco. Sono lì per indagare sulla sparizione di una paziente, una certa Rachel Solando, che sembra essere evaporata dalla sua cella. Questa indagine avanzerà pian piano anche grazie all’aiuto di un biglietto ritrovato appunto nella cella di Rachel, un foglietto con scritto: “La legge del 4, chi è 67?

Nel libro questo biglietto è di poco più lungo e più preciso, recita infatti: “La legge del 4. Io sono il 47, loro erano 80. + voi 3, noi siamo 4, ma chi è il 67?

Ovviamente nel film è stato semplificato, ma alla fine non fa tutta questa differenza, ho notato piuttosto che nel libro Teddy pensa spesso a questo biglietto, prova diverse volte e decifrarlo e diventa una presenza importante all’interno della storia, mentre nel film l’ho sentito meno presente, ci si interroga sempre su questo certo, ma nel libro è una presenza costante.

Un altro personaggio importante della vicenda è Chuck, il collega del nostro protagonista, di cui non sappiamo un granché, nel film è interpretato da Mark Ruffalo, c’è una differenza che riguarda questo personaggio, nel libro parla decisamente di più, quasi più di Teddy e risulta carismatico e brillante, anche un poco fastidioso a tratti, mentre nel film parla decisamente meno e si dedica meno alle battute, sembra che nel film gli sceneggiatori abbiano voluto rendere del tutto Teddy protagonista.

Sia nel film che nel libro però vengono messi in risalto alcuni momenti importanti, che sono i punti chiave della vicenda, ovvero quegli istanti in cui si avverte che qualcosa non torna, ad esempio all’arrivo dei due agenti sull’isola prima dell’entrata nel manicomio viene chiesto loro di consegnare le armi, Chuck che dovrebbe essere ormai pratico di armi sembra invece un novellino, non riesce a sfilare la pistola e la custodia dalla cintura, oppure ci sono momenti in cui alcuni personaggi si scambiano occhiate strane o complici.

Ovviamente è molto complesso parlare di questo film/libro senza fare spoiler, ma posso dirvi che il colpo di scena finale è uno di quelli più sconvolgenti e inaspettati che io abbia mai letto, sopratutto nel libro.Perché per qualche motivo nel film lo si può forse lontanamente veder arrivare, ma lì dovreste essere delle linci o particolarmente ferrati in trucchi da thriller.

Man mano che si avanza nella storia comunque si impara a conoscere Teddy, un uomo con un passato assai travagliato e violento, ha ucciso uomini in guerra, visto morire decine, centinaia di persone, ha vissuto una vita complicata, oltre a questo conosciamo anche un fantasma che sembra seguire Teddy ovunque, quello della moglie defunta, Dolores (Michelle Williams).

C’è una scena famosissima, forse la più famosa del film che ritrae appunto Leonardo di Caprio e Michelle Williams, rispettivamente Teddy e Dolores, quella in cui lei prende fuoco e si disperde in cenere.

Dolores è una figura molto importante ai fini della trama, appare diverse volte e Teddy e sembra volergli comunicare di non lasciarla andare, di non essere libero in un certo senso, di tenerla con lui e di non accettare la verità.

Sempre in questa scena c’è un uso molto interessante di due elementi che noi vediamo varie volte nel film, l’acqua e il fuoco, sono più che importanti in questa storia.

Dato che ci troviamo su un isola Teddy è circondato dall’acqua e quando si trova all’esterno del manicomio e vicino al mare sembra sempre molto a disagio o appare quasi malaticcio, mentre sembra completamente a suo agio con il fuoco anche se questa è secondo lui la causa della morte di sua moglie Dolores.

C’è un gioco preciso che viene attuato per tutto il corso del libro/film fra questi due elementi di natura opposti, in ogni scena in cui è presente il fuoco in particolare siamo persi nei meandri della mente di Teddy e non è detto che tutto quello che sta accadendo sia al 100% reale, sembra che Teddy interpreti una scena o un evento a suo modo e inserisca il fuoco.

Mentre nelle scene con l’acqua non c’è menzogna, Teddy ha vissuto eventi assai traumatici collegati all’acqua, quindi ricordare questi o pensare/vedere/toccare l’acqua gli provoca quasi una forma di dolore.

Parlando di isole tra l’altro e di differenze lievi tra film e libro, nel testo si avverte maggiormente il senso di isolamento, secondo me le mie personalissime sensazioni, e di pericolo per Teddy perché ci si affeziona quasi subito al suo personaggio e ritrovandosi in un luogo simile, così minaccioso a prima vista, si finisce per essere preoccupati per lui.

Andando avanti nella storia ad un certo punto Teddy inizia a nutrire sempre più sospetti sulle attività svolte nel manicomio e nel faro presente sull’isola, faro come gli viene detto serve “per la depurazione delle acque”, è in realtà un luogo che si rivelerà fondamentale alla fine del film/libro.

Infatti dopo un confronto a doppia interpretazione di Teddy con un detenuto nel padiglione C, il più pericoloso del manicomio, l’agente si dirige al faro convinto di trovare all’interno le prove di violenze e soprusi perpetrati dai medici ai pazienti e sopratutto di trovare il suo nemico giurato Laeddis, l’uomo che ha dato fuoco alla palazzina in cui viveva con la moglie, incendio che ha provocato la morte di lei.

Qui ci sarà la rivelazione più importante di tutto il libro/film, il colpo di scena che rivelerà il senso dietro all’enigma trovato nella stanza di Rachel, alla vita e al passato di Teddy e alla sua vera identità.

Quindi io mi fermo qui perchè non voglio fare spoiler, parlando del libro credo sia uno dei thriller più belli letti negli ultimi anni, ha uno stile che mi sento di definire piuttosto cinematografico, anche per questo forse si è adattato così bene alla pellicola.

Il libro/film lascia un interpretazione piuttosto sicura, anche se rimane sempre una seconda interpretazione, dopo aver scoperto la verità tra l’alto una parte di me ha continuato a credere alla versione precedente a questa rivelazione, perché appunto per tutto il tempo della storia noi siamo nella testa di Teddy e sembra difficile accettare la realtà alla fine anche per i lettori.

Dennis Lehane è l’autore anche di “Mystic River“, il libro è un thriller che si basa sopratutto sui pensieri di Teddy, ha uno stile abbastanza secco dal punto di vista delle descrizioni, ma in toto è uno stile ben equilibrato.

Vi consiglio davvero di recuperare entrambi se vi va, è un opera che si concentra anche su diverse tematiche delicate, come ovviamente la psicologia e la pazzia, ma sopratutto i metodi di cura di questa che per anni e anni hanno compreso violenze di ogni tipo sui pazienti, all’interno del libro incontriamo infatti un medico rivoluzionario per i tempi che sostiene un metodo di cura basato sull’ascolto e sul rispetto del paziente.

Voto libro:

Ho amato sia il film che il libro, come dicevo è un caso piuttosto raro, il punto più forte del libro è il plot twist finale, che capovolge il tutto.

E voi? Avete mai letto il libro “L’isola della Paura”? O visto il film “Shutter Island”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Ottobre (2020)

Buon giovedì!

Come state? Come prosegue la settimana?

Oggi celebriamo l’inizio di ottobre, uno dei miei mesi preferiti, ma non credo di essere particolarmente originale in questa preferenza dato che ottobre è un mese giustamente amato da molti/e.

A parte il celebrare l’inizio di ottobre oggi celebriamo anche una nuova lettura per il gruppo, infatti come sempre dal consueto sondaggio un testo ne è emerso vincitore, per il rotto della cuffia dato che ha vinto per un solo voto.

Vi ricordo che ci trovate su Goodreads e anche su Telegram, potete unirvi in ogni momento sia al gruppo che alla lettura!

E che dire, scopriamo la lettura di ottobre!

Trama

Un romanzo maestoso, di straordinaria intensità, che racconta la storia di Sethe, indomabile donna di colore che, negli anni precedenti alla Guerra Civile americana, si ribella al proprio destino e fugge al Nord, verso la libertà. Un percorso drammatico attraverso l’orrore della schiavitù, la forza dell’amore materno e il peso di un indicibile segreto.

Amatissima è stato pubblicato nel 1987.

Toni Morrison vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1993 e il Pulitzer nell’88.

Il libro è dedicato ai “sessanta milioni e più”, riferimento trasparente agli Africani e ai loro discendenti che morirono durante il lungo periodo nel quale fu attivo il commercio atlantico degli schiavi.

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di ottobre, quindi da oggi (01/10) al 31/10 compreso.

Vi unirete a noi nella lettura? Avete già letto “Amatissima”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Cose Estive (2020)

Buon mercoledì!

Come state? Come è iniziata questa settimana?

Oggi finalmente tornano le cose del mese, anzi due mesi, perché come ogni anno mi ritrovo ad accorpare le cose di luglio e agosto assieme. Sarà perché questi due mesi per me sono uno solo, è tutta estate insomma.

Ci eravamo lasciati infatti con le cose di giugno e riprendiamo da lì!

Come sempre vi ricordo che questo tipo di articolo è penso il più rilassato e tranquillo del blog, parliamo in breve (come no) delle cose del/dei mesi appena terminati in totale relax.

Che dire? Iniziamo perché come in ogni “episodio” di questa rubrica mi perdo sempre…

Film Estivi

Go With Me per la regia di Daniel Alfredson è una pellicola uscita nel 2015 e punta parecchio sul cast, perché troviamo attori del calibro di Anthony Hopkins, Julia Stiles, Alexander Ludwig e Ray Liotta.

Potete trovare il film su Prime Video ad oggi, io ammetto di essermi incuriosita sia per la trama che per gli attori presenti nel cast, inoltre questo film è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 72.

Parla di questa ragazza che viene presa di mira da un uomo temuto e odiato di nome Blackway, viene addirittura aggredita da questo e disperata si rivolge alla sceriffo. Ma lo sceriffo di rifiuta categoricamente di aiutarla dicendole in modo chiaro e tondo che l’unica cosa da fare è levare le tende. Lei si rifiuta giustamente di andarsene, perché quella è casa sua e si è appena ritrasferita da poco, quindi va a chiedere aiuto ad un altro uomo, suggeritole dallo sceriffo, non riesce a trovarlo, ma in compenso trova un uomo (A. Hopkins) che si offre di aiutarla e con lui un ragazzo (A. Ludwig). Così i tre iniziano il loro viaggio senza avere un piano ben definito. Tutta la città non si azzarderebbe mai nemmeno con un dito a toccare Blackway, ma loro sì, per vari motivi, vendetta, libertà e pace.

I colori di questo film sono scuri, per tutto il tempo vediamo prevalentemente il blu e il nero, non c’è mai un colore più luminoso o chiaro.

Questa pellicola somiglia ad una specie di western moderno oscuro, c’è la rivalità, c’è la voglia di uno scontro e di una vendetta finale quindi il film si carica sempre più ad arrivare all’epilogo.

E’ un film che mette in luce diverse tematiche, prima fra le tutte l’indifferenza, a nessuno sembra importare dei soprusi subiti dalla giovane per mano di Blackway, soprusi subiti tra l’altro da molte altre ragazze prima di lei, tutti conoscono quest’uomo e sanno quello che fa, ma nessuno fa nulla per impedirlo, nemmeno le forze dell’ordine.

Altra tematica è quella della vendetta, in particolare l’uomo (A. Hopkins) ha un conto in sospeso con Blackway per una vecchia faccenda tragica che riguarda sua figlia.

Insomma è un film che io ho gradito, certo in alcuni punti è piuttosto lento, ci sono scene a mio vedere abbastanza inutili che vengono prolungate per troppi minuti. La trama è semplice, ma l’atmosfera è adatta alla storia e gli attori sono strepitosi. E’ uno di quei film che poggia sugli attori soprattutto diciamocelo. Non mi ha fatta impazzire, ma ho passato una piacevole serata gurdandomelo.

Serie tv Estiva

Per l’ennesima volta AHS stagione uno, non ho visto nient’altro dal punto di vista delle serie tv, ho rivisto fino allo sfinimento (ovviamente) le prime due stagioni di Good Girls, ah e non ho ancora visto la terza perché me la voglio conservare fino almeno al quasi arrivo della quarta… sono pazza, lo so.

Non sto qua più di tanto a parlare della prima stagione di AHS perché ne avevo parlato anche qualche anno fa se non sbaglio, tra l’altro stavo dando i numeri perché avevo voglia di riguardarmi a tutti i costi AHS e pensate che ero ad un passo dal comprarmi i dvd su Amazon, per poi accorgermi del fatto che questa serie è tutta disponibile su Prime Video… vabbè meglio tardi che mai.

Comunque è una stagione storica, che dire, solo che me la ricordavo diversa e migliore, è decisamente più sessuale rispetto ai miei ricordi e non sono una fan di quelle inquadrature con lo zoom ogni due per tre.

Documentario Estivo

Questo documentario è andato in onda su Crime Investigation, ovvero il canale 119 di Sky, canale sul quale hanno trasmesso anche altri documentari a tema, come ad esempio “Il Mostro di Firenze” ecc.

Perché cito questo? Perché sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla qualità di questo, diretto e creato da Matteo Lena e Francesco Agostini.

E’ un documentario in quattro puntate, ricostruisce tutta la vicenda del “Mostro di Udine” e sopratutto percorre varie pista, non da nulla per certo e ascolta ed esamina diverse versioni.

Questo è uno dei punti migliori di un documentario, secondo me, il non dare per vera una sola pista o versione, ma guardare la vicenda a 360°, mettendosi nei panni di tutti.

Ci si sofferma sulle vittime e sulle famiglie di queste, finalmente un documentario che si concentra anche sulle vittime e non solo sul serial killer della situazione, entriamo in ogni vita delle persone a cui questa è stata precocemente strappata, in alcuni casi parliamo con i famigliari che descrivono i loro cari perduti.

Anche dal punto di vista grafico l’ho trovato un ottimo documentario, davvero ben realizzato.

Canzoni Estive

Dancing With Your Ghost – Sasha Loan

Formation – Beyoncé

Track and Field – Running Up That Hill

Cosmetico/Prodotto Skincare Estivo

Per tutte e due i mesi estivi ho utilizzato questa crema idratante di Dr. Botanicals, alla canapa, è una crema dal colore verde, contiene olio di semi di canapa, contiene anche vitamine A, D ed E assieme a vari minerali.

La sua è un’idratazione buona, non eccessiva, dura per varie ore, se avete una pelle piuttosto secca magari è da combinare con altro.

Quadro/Artista Estivo

Albert Lynch (1860 – 1950) l’ho scoperto a luglio, è stato un pittore peruviano, nato in Germania, ma ha sempre vissuto in Francia.

Fu un pittore concentrato soprattutto sui ritratti femminili, ma anche sulle scene di vita francesi, come quella centrale “Signore che Prendono il Tè“.

Il quadro a sinistra invece è “La Bella Betty“, una delle sue rappresentazioni più famose, mentre quello a destra è “Il Broccato Rosso“.

Utilizzo poco la pittura ad olio, preferendo spesso l’acquerello, il pastello e la tempera.

Le sue opere sono pervase dallo stile della Belle Epoque, con un romanticismo quasi malinconico.

Illustrò anche vari classici come “La Signora delle Camelie”, “La Parisienne” e “Le père Goriot”.

Scoperta Estiva

Non ho fatto grandi scoperte questa estate se devo essere sincera, ho vissuto un’estate piuttosto tranquilla, ma comunque rilassante che mi ha infuso una buona dose di energia.

App Estiva

Transno è un’applicazione per prendere nota, creare liste, cartelle, file, insomma serve per l’organizzazione ed è molto simile a Notion, anzi io la preferisco a Notion.

Sono entrambe ottime, ma Transno per me è più intuitiva e semplice da utilizzare, in più è veloce rispetto a Notion che ho dovuto installare e disinstallare tre volte perché non c’era modo di farla partire.

Io uso questa app per organizzare le letture o creare delle schede appunti sui libri che sto leggendo, ora, di solito io ho un taccuino dove mi scrivo tutti gli appunti e le recensioni dei libri letti però in caso di mancanza di questo taccuino o nota veloce sfodero Transno.

Io lo uso così, ma ha svariati utilizzi, si può organizzare tutto con questa app, creare delle cartelle e inserire all’interno fogli, immagini, appunti vari, insomma la trovo molto utile.

Citazione Estiva

Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d’estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant’anni comuni non potrebbero mai contenere.

John Keats

Poesia Estiva

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla oltre te, all’infinito?
Potessi nasconderla in un angolo
sperduto nelle tenebre;
un estraneo rifugio silenzioso
che non seguiti a vibrare
se vibra il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me insieme
ci tende come un arco
che da due corde un suono solo rende
Su quale strumento siamo tesi,
e quale grande musicista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

Come Potrei – R. M. Rilke

E voi? Cosa ha costellato la vostra estate? Come avete passato i mesi di luglio e agosto? Fatemi sapere!

A presto!

Misery – Film e Libro

Buona domenica!

Come state? Come è andata questa settimana?

Partiamo dal presupposto che per scrivere questo articolo, il primo articolo dopo l’introduzione del nuovo editor di WordPress sono quasi impazzita, quindi perdonatemi per eventuali errori grafici o dimensioni delle immagini sballate. Che bella idea introdurre un nuovo editor eh, bravo WordPress!

Oggi finalmente parliamo di un film e un libro di cui volevo parlarvi da parecchio tempo, mesi direi ormai.

Parliamo di Misery, il successo di Stephen King e il film “Misery non Deve Morire” del 1990 diretto da Rob Reiner.

Era ora, lo so.

Dunque, ci tengo a dire che il mio non è un confronto fra le due opere, certo vorrei parlarvi di alcune differenze e cambi, ma per me non è “valido” mettere a confronto stile sfida un film e un libro, in quanto opere decisamente diverse, quindi non dirò ad esempio che una scelta nel film o nel libro è migliore rispetto ad un altra, mi limiterò a sottoporvi alcune differenze a cui ho fatto inevitabilmente caso.

Dopo questa premessa iniziamo parlando del libro.

Misery – Stephen King

Casa Editrice: PickWick

Pagine: 383

Genere: thriller/horror

Prezzo di Copertina: € 9,90

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di Pubblicazione: 1987

Link all’acquisto: QUI

Trama

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte…

Notò che lei quasi non lo ascoltava. Per la seconda volta non manifestava il minimo interesse per un trucco del mestiere che avrebbe tenuto con il fiato sospeso un’intera scolaresca di aspiranti scrittori. E la ragione era fin troppo semplice. Annie Wilkies era il paradigma del pubblico, un’appassionata di storie assolutamente disinteressata alle tecniche narrative. Era la personificazione del Lettore Assiduo, l’archetipo vittoriano.

Misery è stato il mio primo King in assoluto, fino ad ora ho letto solo racconti di King e penso di non aver sbagliato iniziando da questo.

Parlando strettamente del libro, lo stile all’inizio non manca di descrizioni e (se non avete mai letto nulla dell’autore) vi darà forse l’impressione di essere un libro che punta parecchio sull’aspetto descrittivo.

Lo stile di scrittura è quasi sensoriale, si avvertono i sapori, gli odori, i suoni, le forme degli oggetti, tutto questo rende l’esperienza di Paul, il protagonista, condivisa con noi lettori al massimo.

Ad esempio qui c’è la prima differenza con il film piuttosto evidente, ovvero l’introspezione nei pensieri di Paul e nelle sue intenzioni, nel libro noi siamo per tutto il tempo nella testa di Paul, conosciamo la ragione dietro ad ogni sua azione, anche quelle che ad un occhio esterno sembrano poco sensate.

Nella pellicola del 1990 diretta da Rob Reiner con la sceneggiatura di Stephen King e William Goldman invece non siamo direttamente nella testa di Paul, anzi la vicenda viene vista da punti di vista completamente differenti.

Nel libro siamo sempre nella stanza in cui il protagonista è relegato e vediamo solo questo lato della storia, nel film invece abbiamo una visione più ampia.

Parlando di Paul Sheldon, il nostro scrittore, nel film è interpretato da James Caan, candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista nel 73′ per “Il Padrino“.

Nella pellicola secondo me risulta più complesso e chiuso il personaggio di Paul, non è più un libro aperto come lo è nel testo di King, alcuni suoi silenzi nascondono pensieri a volte misteriosi per lo spettatore. Anche le sue espressioni sono più moderate e statiche, mentre nel libro ci si immagina un uomo più espressivo e ribelle a tratti.

Sopratutto nel libro scendiamo nell’oblio assieme a Paul, assistiamo ad un inizio di pazzia, proprio per la condizione in cui è costretto a vivere da tempo e per le torture psicologiche e non inflitte da Annie, ad esempio ad un certo punto Paul nei suoi pensieri pensa ad Annie come ad una dea, o inizia a ridere in momenti in cui regna il silenzio, degenera piano piano il suo stato mentale.

Inoltre tenta in vari momenti di ribellarsi o di lanciare qualche battuta sagace o irriverente, subendone poi le conseguenze, quindi prova ad avere un atteggiamento ribelle. Mentre nel film è un Paul più mansueto quello che abbiamo davanti.

Certo in entrambe le versioni con cambia il lato interessante del personaggio, Paul è uno scrittore di successo, ma di un successo che lui non apprezza, perché è riconosciuto per la saga di Misery, saga che lui definisce quasi come spazzatura, nonostante sia nata dalla sua penna.

In quello che per lui è l’ultimo volume della saga Paul infatti da morire Misery, la protagonista, ed è felice di ciò perché pensa di potersi impegnare in una scrittura più “impegnata”. Ma l’incontro con Annie metterà tutto in discussione costringendolo al ritorno da Misery, questo è Paul, uno scrittore obbligato a scrivere di un personaggio e di una storia che detesta, a battere ogni parola a macchina per costruire la vicenda di un personaggio che vorrebbe solo vedere morto, anche se, suo malgrado, durante il processo di scrittura si trova sempre più connesso a Misery e torna da lei quasi con piacere.

Parlando di Annie invece, ci ritroviamo di fronte ad un personaggio fortemente instabile sia nel libro che nel film, nella pellicola è interpretata da Kathy Barnes, vincitrice di un premio Oscar nel 1991 per questa interpretazione per l’appunto.

Non ho nessun dubbio sulla bravura di Kathy Barnes, la sua interpretazione è magistrale, in ogni scena sembra trasparire la follia di Annie, anche in quelle in cui appare più mansueta e controllata, c’è sempre l’impressione di vedere una personalità problematica.

Conoscendo già il volto della Barnes nella sua interpretazione prima di leggere il libro, mi immaginavo sempre lei durante la lettura in automatico nel ruolo di Annie e funziona alla perfezione.

Annie è un personaggio come dicevo disturbato a livello psicologico, durante la storia scopriremo anche vari fatti macabri che concernano il suo passato, penso che nel libro King abbia dedicato maggiore tempo e attenzione a questi fatti, mentre nel film sembrano essere elencati in modo più sbrigativo, in ogni caso arriva bene il concetto.

Annie salva Paul da un incidente stradale per poi tenerlo legato al letto e costringerlo a scrivere il libro seguente a quello appena uscito della saga di Misery, in cui questa appunto muore, “Il Ritorno di Misery”.

Il suo comportamento però è senza dubbio imprevedibile e preoccupante, ciò che è fonte di estrema suspance e tensione nel testo è proprio questo, ovvero il non sapere mai cosa farà Annie, cosa ne sarà di Paul, cosa accadrà nella scena successiva…

Annie è una donna che vive isolata, ha dei vicini che vengono menzionati (più nel libro rispetto al film) e vai in paese ogni tanto, non ha problemi con le persone perché indossa una maschera, sembra sempre una personalità cordiale ed innocente agli altri.

Sembra indossare sempre maschere diverse in realtà, anche con Paul, a volte queste maschere cadono in modo imprevedibile mostrando una personalità spaventosa e violenta, senza scrupoli.

Un aspetto importante nel libro che è stato modificato nel film è l’uso delle parolacce, nel libro Annie si mostra inorridita dall’uso di queste e quando viene il momento, in un impeto di rabbia o altro, di utilizzarle sceglie vocaboli non esistenti, come ad esempio “caccolicchio”. Nel film invece non c’è questa parentesi, ovvero le parole inventate.

Un altra scelta fatta è quella riguardante le immagini forti, nel libro ne vediamo di diverse, descritte con un buon numero di particolari, mentre nel film queste sono state rese più delicate, non si vede il sangue o la violenza del libro, è presente la violenza, ma è stata “alleggerita” in un certo senso.

Altra parentesi interessante è la storia all’interno della storia, nel libro di King infatti noi leggiamo quasi due storie, perché abbiamo modo di leggere il libro a cui sta lavorando Paul da recluso, “Il Ritorno di Misery“, quindi sappiamo esattamente cosa accade.

Penso che ciò riesca a dare profondità alla parentesi Misery, a come Paul lavora a questa saga e al suo rapporto con l’odiata eroina che lo ha portato al successo.

Un ultima differenza che vorrei menzionare è quella che riguarda quasi tutta la parte finale, ma non andrò nel dei dettagli per non cadere nello spoiler, sappiate solo che nella parte finale il film è stato piuttosto modificato comparandolo al libro.

Io definirei Misery un’opera ad alta tensione, in cui ogni capitolo si divora per la curiosità di scoprire il destino del protagonista e l’evoluzione degli eventi, in particolare anche la parentesi riguardante la psicologia di Annie e quella di Paul è degna di nota.

Misery è un libro che conquista il lettore fin da subito, si entra nei panni di Paul e si diventa terrorizzati da Annie che ad ogni comparsa fa sobbalzare il lettore per la tensione.

Più che essere un horror io definirei Misery un thriller psicologico per il modo in cui tiene incollato il lettore alle pagine grazie alla tensione psicologica costante.

Voto libro:

Parlando infine del film, ho apprezzato senza dubbio la recitazione di Kathy Barnes che spaventa lo spettatore e rappresenta a pieno la psicologia instabile di Annie, non ho altrettanto apprezzato invece alcuni cambiamento come ad esempio il voler enfatizzare una specie di “love story tossica” fra Annie e Paul, tramite alcune battute si sente quasi il forzato inserimento di questa sottospecie di love story, che è più un idea diciamo.

Considero comunque il film una visione che intrattiene, è piacevole da vedere, vi consiglio magari di gustarvelo dopo la lettura del libro, semplicemente perché in questo modo avrete prima un quadro completo anche della psicologia dei personaggi, un quadro più dettagliato rispetto a quello del film.

Detto ciò, voi avete mai letto Misery? Siete dei fan di King? Avete mai visto il film? Fatemi sapere!

A presto!

CitaTime

Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.

– Quando ti chiedo d’altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia.

– Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia. […]

– Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, – disse Polo. – Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco.

La città è ridondante: si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente. […] La memoria è ridondante: ripete i segni perché la città cominci a esistere.

E’ il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.

Italo Calvino

LiberTiAmo di Settembre (2020)

Buon martedì!

Come è iniziata la settimana? Come state?

Oggi torniamo a parlare del gruppo di lettura, LiberTiAmo, evviva!

Dopo la pausa di agosto in cui non abbiamo scelto nessuna lettura per il gruppo, finalmente da oggi riprendono le letture, abbiamo infatti un testo per settembre, e che testo!

Andiamo a scoprirlo!

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Le Città Invisibili – Italo Calvino

Casa Editrice: Mondadori

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

«A un imperatore melanconico, un viaggiatore visionario racconta di città impossibili. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che possono valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.»

Italo Calvino

Le città Invisibili è stato pubblicato per la prima volta nel 1972.

L’autore qui ricorre alla tecnica della letteratura combinatoria (letteratura in cui in uno scritto lo scrittore gioca quasi con il lettore, e tenta di trovare combinazioni nascoste nel linguaggio e nell’opera stessa).

Questo testo fa parte del periodo appunto combinatorio dell’autore, dove è evidente l’influenza della semiotica e dello strutturalismo.

Il libro è in lettura sul gruppo da oggi (01/09) al 30/09, quindi per tutto il mese di settembre.

Vi ricordo che potete trovarci su Goodreads e potete unirvi alla lettura in qualunque momento!

E voi? Vi unirete a noi? Avete mai letto “Le Città Invisibili”? Sì? Cosa ne pensate?

A presto,

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I Custodi di Slade House – David Mitchell

Buon giovedì!

Come state in questa settimana di agosto? Siamo già oltre la metà del mese e settembre è quasi alle porte, che dire, questa estate sta diventando un qualcosa di breve, ma intenso.

Oggi recensione, parliamo di un libro che volevo leggere da tempo e qualche settimana fa finalmente sono riuscita nell’impresa, sto parlando de “I Custodi di Slade House” di David Mitchell.

Ho parecchie recensioni arretrate dato che ad un certo punto mi sono ripresa di colpo nella lettura, vai capire cosa succede nella mia testa, e non vedo l’ora di parlarvi di tutti i testi che ho letto, dai che ci mettiamo in pari!

Iniziamo!

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I Custodi di Slade House – David Mitchell

Casa editrice: Frassinelli

Pagine: 233

Generi: mistery, horror, fantasy, soprannaturale, gotico

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (cop. rigida) € 19,00 (cop. flessibile) € 9,90

Anno di Pubblicazione: 2015

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House. Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. Ogni nove anni, l’ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa – una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario. Ma che cosa succede, veramente, dentro Slade House? Per chi ha varcato la soglia, scoprirlo è questione di un attimo. Ed è già troppo tardi. Raccontato nell’arco di tempo compreso tra il 1979 e la notte di Halloween del 2015, in puro stile Mitchell, “I custodi di Slade House” è una storia gotica nella quale l’autore ci porta in una realtà parallela abitata dalle molte anime che popolano i suoi romanzi.

Per cinquantaquattro anni le nostre anime hanno vagato nel grande mondo, impossessandosi di ogni corpo che abbiamo desiderato, vivendo tutte le vite che abbiamo voluto vivere, mentre i nostri coetanei vittoriani sono morti o moribondi. Noi continuiamo a esistere. Il modus operandi funziona.

Recensione

Allora, David Mitchell è un autore che io punto da parecchio tempo, è l’autore di testi apprezzati e conosciuti come ad esempio “Cloud Atlas” e “Le ore Invisibili“, è di origine inglese ed è un autore influenzato a sua volta da autori quali Haruki Murakami, George Orwell, Neil Gaiman e altri.

Ho letto “I Custodi di Slade House” perché dal punto di vista della trama era una delle pubblicazioni più interessanti dell’autore, secondo me, è una storia gotica, che vira sul soprannaturale, ma anche sul mystery e sul fantasy.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Non mi ha fatta impazzire lo stile dell’autore, a volte è particolarmente “grumoso” nel senso che non è uno stile che si fa leggere liscio e in modo scorrevole, ha degli sbalzi e in certi punti sono incappata in frasi piuttosto lunghe che mi lasciavano confusa alla fine, perché magari non erano chiare o non si capiva bene il messaggio dell’autore.

Voglio specificare il fatto che io non ho letto il testo in lingua originale, bensì in italiano pubblicato dalla casa editrice Frassinelli, che in genere non mi ha mai delusa per quanto riguarda le traduzioni.

E’ uno stile frammentato a tratti, che ha sbalzi vari ogni tanto.

Il ritmo è piuttosto veloce, in alcuni istanti si perde in battute che mi sento di definire abbastanza inutili, ma è accattivante dal punto di vista del ritmo.

Per quanto riguarda l’atmosfera invece abbiamo un qualcosa di tipicamente gotico a tratti, mystery in altri e romanzesco in altri ancora.

Si assiste ad esempio ad una scena all’apparenza tranquilla che rallenta il ritmo per poi avvertire un crescendo e rendersi conto che in realtà non c’era nulla di buono in quella finta tranquillità.

Personaggi

Ahi, qui passiamo alla nota dolente del libro.

Il testo segue diversi personaggi in anni diversi, salta nel tempo fino ad arrivare al 2015, in questo salto ci fermiamo una volta nel 1988, un’altra nel ’97 e una nel 2006, senza contare il fatto che il nostro inizio avviene nel ’79, quindi da lì attraversiamo diversi anni fino appunto al 2015.

In queste fermate incontriamo ogni volta personaggi diversi che per quel frangente diventano i nostri personaggi principali, il problema è che nessuno si salva dall’essere insopportabile.

Non ho capito se questa è una scelta dell’autore oppure no, sta di fatto che per ogni linea temporale abbiamo a che fare con un personaggio con cui risulta la maggior parte delle volte difficile empatizzare.

Nel ’79 ad esempio abbiamo a che fare con un bambino e la madre che si recano in questa abitazione, appunto Slade House, e viene subito detto che questo bambino fa uso di Valium assieme alla madre, ma non viene mai specificato il perché, insomma questo psicofarmaco si utilizza per disturbi legati all’ansia o all’insonnia, ma non viene specificato il perché dell’assunzione, forse ne sono dipendenti.

A parte questo in una scena la madre dà praticamente dell’ignorante al figlio solo per mettersi in mostra e avere l’impressione di fare una “bella figura”.

In un altro anno invece incontriamo una ragazza che è in un gruppo con altri giovani, questi vogliono entrare a Slade House per scoprire il perché delle sparizioni degli anni prcedenti.

Fin dall’inizio questa ragazza ci tiene a specificare che ha qualche chilo in più, lo ripete per tutto il tempo e si ripete anche che fa schifo a se stessa per questo, senza parlare del fatto che viene fatto intendere per la maggior parte del racconto/linea temporale che lei non potrà mai avere un fidanzato, proprio per questi chili in più.

Il modo in cui viene trattato questo argomento, dell’essere in sovrappeso o semplicemente del vedersi con qualche chilo in più è uno dei motivi per cui non ho gradito questo libro.

Non mi è per nulla piaciuto questo trattamento nei confronti di un tema simile, insomma, dato che siamo nei pensieri della ragazza posso capire l’interpretazione dell’autore, è una giovane che guarda le altre e vede ovunque disprezzo (almeno ai suoi occhi), si sente insicura, non apprezzata, ma non è questo, è il fatto che andando avanti nella lettura riceve sempre più batoste da parte degli altri personaggi per il motivo precedente.

Ma questo non avviene, a mio modesto parere, per una ragione di trama o altro.

I due “cattivi” della storia sono fratello e sorella, è a causa loro se chi entra dentro Slade House non fa più ritorno e ogni anno sparisce qualcuno.

In certi punti risultano anche più simpatici dei personaggi principali, tranne per il fatto che fanno battute pessime tutto il tempo e si credono meglio di chiunque altro.

Concept Ottimo, ma Svolgimento così così

L’idea di base del libro è ottima, questo concept della casa che compare e non compare, si mostra solo a chi vuole lei (grazie ai due fratelli), una volta all’anno compare per far entrare qualcuno e questo non esce più perché vittima dei due.

C’è anche l’aspetto magico, i due infatti hanno vari poteri appresi in giovane età in paese straniero grazie ad una figura enigmatica, non voglio dire troppo.

L’idea e l’atmosfera sono i punti più positivi del libro, tutto il resto o infastidisce la lettura o si può tranquillamente lasciar perdere.

Conclusioni

E’ un libro che vi consiglio se vi piace il genere gotico e le storie sulle case maledette, anche se in questo caso non è tanto la casa in sè ma chi ci abita a renderla maledetta.

La storia è interessante per l’idea e anche per lo spostamento da un’epoca all’altra.

Per  i personaggi, il modo in cui vengono trattati certi temi e lo stile non sempre godibile, ho deciso di assegnare due stelline e mezzo a questo libro.

Di certo leggerò altro di Mitchell per le sue idee e perché voglio vedere se lo stile che ho trovato qui è lo stesso degli altri suoi testi.

Voto:

Progetto senza titolo (42)

E voi? Avete mai letto “I Custodi di Slade House” o qualcosa di David Mitchell? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

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