LiberTiAmo di Marzo (2022)

Buon martedì e buon primo di marzo!

Come state? Com’è iniziato questo mese?

Oggi, primo del mese, parliamo del libro che leggeremo assieme per tutto il corso di marzo sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che trovate su Goodreads e Telegram.

Il libro sarà come sempre in lettura per tutto il mese di marzo e sarà possibile partecipare alla lettura in qualunque momento, quindi che dire, scopriamo il libro di marzo!

La Casa delle Belle Addormentate – Yasunari Kawabata

Casa Editrice: Mondadori

Link all’acquisto: QUI

Trama

“La casa delle belle addormentate” (seguito in questo volume dai romanzi brevi “Uccelli e altri animali” e “Il braccio”) è un raffinato racconto erotico centrato sulle visite del vecchio Eguchi a un inconsueto postribolo in cui gli ospiti possono passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico. Il regolamento vieta di svegliarle, esaltando il fascino quasi magico emanato dalle fanciulle, e permette a Eguchi, attraverso una delicata rapsodia di sensazioni e di ricordi, di riappacificarsi con se stesso in un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche, evocati con segni incredibilmente semplici, rarefatti e luminosi.

Yasunari Kawabata è stato Premio Nobel per la Letteratura nel 1968.

La casa delle belle addormentate trasporta il lettore in dimensioni distanti dall’esperienza comune, che inducono a una inquietudine senza scampo: definito da Goffredo Parise “capolavoro della vecchiaia”, si potrebbe anche interpretare come capolavoro della morte, dell’amore, della sessualità, della memoria.

Il libro sarà in lettura dal 01/03 al 31/03, quindi per tutto il mese di marzo.

Vi unirete a noi nella lettura? Avete mai letto “La Casa delle Belle Addormentate” di Kawabata? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Buon giovedì!

Ben ritrovati/e in questo giovedì, come procede la settimana? Spero nel migliore dei modi!

Oggi parliamo del libro che abbiamo letto il mese scorso sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che trovate come sempre su Goodreads e Telegram.

Il libro di gennaio è stato “Il Giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani, che è stato proposto anche in collegamento alla Giornata della Memoria del 27 gennaio.

Che dire, parliamone!

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Casa editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa letteraria, romanzo storico

Pagine: 214

Prezzo di Copertina: € 10,00

Prezzo ebook: € 6,99

P. Pubblicazione: 1962

Link all’acquisto: QUI

Incipit

“La tomba era grande, massiccia, davvero imponente: una specie di tempio tra l’antico e l’orientale, come se ne vedeva nelle scenografie dell’Aida e del Nabucco in voga nei nostri teatri d’opera fino a pochi anni fa. In qualsiasi altro cimitero, l’attiguo Camposanto Comunale compreso, un sepolcro di tali pretese non avrebbe affatto stupito, ed anzi, confuso nella massa, sarebbe forse passato inosservato. Ma nel nostro era l’unico.”

Trama

Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come “Il giardino dei Finzi-Contini”, un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d’infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull’Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell’età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

Recensione

Dunque, “Il Giardino dei Finzi-Contini” è oramai un classico contemporaneo, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel ’62 e vincitore del premio Viareggio. Nel 1970 Vittorio De Sica decise di trarne un film, da cui Bassani prese decisamente le distanze, nonostante avesse inizialmente collaborato alla sceneggiatura.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Bassani è piuttosto ricco e articolato, ed è anche vivido senza dubbio, sembra di ascoltare delle persone reali mentre parlottano e discutono su vari argomenti, è molto umano in questo, riesce a dare vita ai personaggi, ai luoghi e in generale all’atmosfera del testo.

Il ritmo del libro purtroppo l’ho trovato molto lento, troppo lento, vi dico la verità se non mi fossi aiutata con l’audiolibro nel corso della lettura in cartaceo probabilmente a quest’ora non sarei mai riuscita a terminarlo. E’ stata una lettura estenuante e stancante, probabilmente anche per il poco coinvolgimento che ho sentito durante la lettura, non sono riuscita ad entrare in contatto con i personaggi, non mi sono sentita ben inserita all’interno della narrazione, insomma c’è sempre stata una specie di barriera fra me e la vicenda narrata.

Dunque c’è da dire che la trama di base del libro è molto interessante, più che interessante e l’inizio ha un qualcosa che coinvolge il lettore, ma dopo poco sono finita in una spirale di noia e apatia.

Comunque, come stavo dicendo prima secondo me lo stile di Bassani è senza dubbio notevole e degno di essere approfondito, ma il ritmo del testo e il modo in cui questo stile a lungo andare diventa pesante e stancante finisce per appesantire il tutto.

Le atmosfere degne di nota secondo me compaiono ogni tanto, non è un libro che ha sempre una potenza forte sotto questo punto di vista, non ci sono costantemente atmosfere interessanti, coinvolgenti o ben costruite, spuntano in alcuni frangenti, ad esempio alcune descrizioni di certi punti che ritornano spesso di Ferrara sono notevoli, o anche una scena in particolare che è posta alla fine del testo e che chiude la vicenda, l’ho trovata davvero potente e molto scenica.

Tirando le somme parlando dello stile, vorrei provare a leggere altro di Bassani perché c’è qualcosa nel suo stile che indica di certo una ottima abilità, ma è un testo questo che mi ha davvero trascinata a terra per la pesantezza e le lentezza della narrazione che di certo non è aiutata dal fatto che molte scene sono simile le une alle altre.

Il Giardino Magico e la Parentesi Storica

Per anni ho sentito parlare di questo libro, nel migliore dei modi molte volte, e nel corso del tempo mi sono fatta un’idea particolare del famoso “Giardino” citato anche nel titolo e designato come luogo quasi magico, nel senso di incantato e fuori contesto rispetto alla dura realtà.

Infatti quando si parla de “Il giardino dei Finzi-Contini” molte volte ci si concentra proprio sul giardino perché è un luogo importante per lo svolgimento della vicenda, ma io mi aspettavo qualcosa di certamente diverso e più enfatizzato, mi aspettavo quasi un luogo onirico, surreale, una specie di luogo/bolla in cui i personaggi si ritrovavano per chiudere fuori il mondo e la realtà che stava prendendo una piega assai drammatica.

Invece per me non è stato così, chiariamoci, c’è il giardino, è un luogo che si ripresenta spesso e ha una grande importanza, ma pensavo ad una atmosfera diversa, ad un luogo maggiormente esaltato, insomma a più attenzione nei confronti di questo giardino che mi è sempre stato descritto come uno degli aspetti più importanti del libro un luogo difficile da dimenticare dopo la lettura.

Purtroppo questo giardino non ha avuto molto effetto su di me, e un altro aspetto che non ha funzionato con la mia esperienza di lettura è stato il modo in cui i personaggi affrontano ciò che sta accadendo e il contesto storico.

Seguiamo personaggi ebrei che affrontano man mano che i tempi vanno avanti, situazioni sempre più spiacevoli, fino al raggiungimento delle leggi razziali e questi personaggi parlano tra di loro della storia, di come si è arrivati a questo punto, ma secondo me non approfondiscono mai il presente, ciò che accade sul momento.

Parlano fra di loro di episodi gravi, ma sulla situazione presente è come se la conversazione rimanesse sempre in superficie, senza andare mei del tutto in fondo. Speravo in una maggiore concentrazione sull’aspetto presente, sugli eventi che vivono man mano questi personaggi, ne vengono raccontati alcuni, ma come dicevo tutto rimane a galla.

Le relazioni fra i personaggi. Ci conosciamo?

Infine vorrei parlare di un altro aspetto che non mi ha convinta, ovvero le relazioni fra i personaggi che si frequentano per mesi, assiduamente, sembrano diventare quasi migliori amici per poi certe volte chiudersi a riccio e liquidare questi rapporti come se non si fossero mai conosciuti nella loro vita.

C’è da specificare che ovviamente siamo in un contesto storico complesso e la famiglia Finzi-Contini era una famiglia ricca e distaccata dagli altri, si avverte sempre nel corso del libro un certo muro fra loro e gli altri, ma nonostante questo i rapporti sembrano attaccati ad un filo, fra tutti i personaggi, perché anche se a volte sembrano solidi dopo poco si spezzano.

Ovviamente questo può accadere benissimo anche nella vita reale e in altri libri, ma qui la velocità con cui ciò accade e il modo in cui si spezzano certi rapporti per conversazioni che iniziano in modo innocente e superficiale, non me lo so spiegare, in più anche qui c’è sempre una barriera, un muro, i personaggi entrano in contatto fra di loro, ma non si uniscono mai davvero, si avverte sempre un distacco, ognuno è solo nella sua testa e nella sua disgrazia.

Uno dei rapporti più significativi della vicenda è senza dubbio quello fra il narratore e Micol Finzi-Contini, che segue la scia di molti altri rapporti nel testo, la loro relazione mi ha lasciata onestamente delusa e perplessa, è un rapporto complesso di cui parlare, da una parte l’insistenza del narratore, dall’altra la volatilità di Micol che è un personaggio molto più complesso di quello che potrebbe sembrare ad un primo sguardo.

Insomma, il modo in cui si incastrano questi personaggi non mi ha convinta del tutto.

Conclusioni

Sono felice di aver letto questo testo più che altro per aver soddisfatto una curiosità che avevo da anni, ma questa lettura probabilmente sarà una delle più deludenti del 2022, siamo solo a febbraio, ma posso già dire che la delusione è stata tanta.

Vorrei esplorare lo stile di Bassani magari con un altro testo, ma la lentezza, i personaggi e gli aspetti deludenti di questo libro son stati tanti.

Ci tengo come sempre a specificare che ovviamente riconosco il valore di questo testo e vi prego di non offendervi se è uno dei vostri libri preferiti o se lo avete apprezzato decisamente più di me, purtroppo la mia personale esperienza di lettura non è stata soddisfacente.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Il Giardino dei Finzi-Contini”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

PoetryTime

Mattutino

Cos’è il mio cuore per te

che non vuoi smettere di forzarlo

come un coltivatore che prova

una nuova specie? Esercitati

su qualcos’altro: in che modo posso vivere

in colonie, come preferisci, se imponi

una quarantena di tormento, separandomi

dagli individui sani della

mia stessa tribù: non fai così

nel giardino, non segreghi

la rosa malata; lasci che agiti le sue amichevoli 

foglie infestate in

faccia alle altre rose, e le afidi minuscole

saltano di pianta in pianta, dimostrando ancora una volta

che io sono l’ultima delle tue creature, dopo

l’afide che prospera e la rosa rampicante – Padre,

in quanto produttore della mia solitudine, allevia

almeno il mio senso di colpa; toglimi

il marchio dell’isolamento, a meno 

che tu non intenda farmi 

di nuovo sana per sempre, come fui

sana e intera nell’infanzia ignara,

o se non allora, sotto il peso leggero

del cuore di mia madre, o se non allora,

in sogno, primo

essere che non sarebbe mai morto.

Louise Glück

Per Non Dimenticare

“Io mi pizzicai la faccia: ero ancora vivo? Ero sveglio? Non riuscivo a crederci. Com’era possibile che si bruciassero gli uomini, dei bambini, e che il mondo tacesse? No, tutto ciò non poteva essere vero. Un incubo… Presto mi sarei risvegliato di soprassalto, con il cuore in tumulto, e avrei ritrovato la mia stanza, i miei libri…”

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.”

“Ma perché, ma perché benedirLo? Tutte le mie fibre si rivoltavano. Per aver fatto bruciare migliaia di bambini nelle fosse? Per aver fatto funzionare sei crematori giorno e notte, anche di sabato e nei giorni di festa? Per aver creato nella sua grande potenza Auschwitz, Birkenau, Buna e tante altre fabbriche di morte? Come avrei potuto dirgLi: “Benedetto Tu sia o Signore, Re dell’Universo, che ci hai eletto fra i popoli per venir torturati giorno e notte, per vedere i nostri padri, le nostre madri, i nostri fratelli finire nel crematorio? Sia lodato il Tuo Santo Nome, Tu che ci hai scelto per essere sgozzati sul Tuo altare?”

La notte – Elie Wiesel

“La spiegazione è ripugnante ma semplice: in questo luogo è proibito tutto, non già per riposte ragioni, ma perché a tale scopo il campo è stato creato.”

“Ma questo ne era il senso, non dimenticato allora né poi: che appunto perché il Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l’impalcatura, la forma della civiltà. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l’ultima: la facoltà di negare il nostro consenso.”

“Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più? Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.”

Se Questo è un Uomo – Primo Levi

#giornatadellamemoria#

#pernondimenticare#

Incendi – Richard Ford

Buon mercoledì e ben ritrovati/e!

Come state? Procede bene la settimana? Vi sentite già pronti per la fine di gennaio?

Oggi parliamo di un libro che ho letto qualche mese fa, siamo ancora immersi nell’operazione di recupero delle recensioni arretrate, meno una, tra l’altro abbiamo parlato un poco di questo libro nell’articolo dei libri top del 2021, quindi la rivelazione del voto finale non sarà una sorpresa, ma prima di quello ci dobbiamo addentrare nei meandri di questo testo.

Iniziamo!

Incendi – Richard Ford

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa contemporanea

Pagine: 165

Prezzo di Copertina: € 7,50

Ebook non disponibile

P. Pubblicazione: 1990

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Nell’autunno del 1960, quando io avevo sedici anni e mio padre era momentaneamente disoccupato, mia madre conobbe un certo Warren Miller e si innamorò di lui.

Trama

Nell’estate del I960 la città di Great Falls, Montana, fu circondata dal fuoco. Il fumo proveniente dalla foresta in fiamme coprì le montagne a sud, ovest e a est. Fu l’estate in cui il padre di Joe trasferì la famiglia nel Montana per non perdere l’occasione del boom petrolifero. Fu l’estate in cui il padre perse il lavoro al golf club e andò a combattere l’incendio. Fu l’estate in cui la madre di Joe incontrò Warren Miller e s’innamorò di lui. Fu l’estate in cui Joe si accorse che i genitori erano qualcosa di inesplicabile, come tutti. Nessuno di questi personaggi ritiene che la felicità gli sia dovuta. Tutti devono fare degli aggiustamenti nei confronti degli altri. Tutti, quando è in gioco la propria sopravvivenza, richiedono innocentemente che il proprio interesse prevalga, anche su quello delle persone che amano. Nessuno, dice Ford, conosce il perchè delle proprie azioni. Semplicemente le compiono. Sdradicano le proprie esigenze, abbandonano i figli, cambiano compagni di vita: tutto nel vago perseguimento della felicità.

Recensione

Dunque, ci tengo a dire che questa è stata la mia prima esperienza con Richard Ford, un autore che ho sicuramente intenzione di approfondire perché questo primo testo mi ha stupita e altre pubblicazioni dell’autore, se non la maggior parte, mi sembrano parecchio interessanti.

Richard Ford è un autore americano, ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti, l’ultima è stata “Scusate il Disturbo“, raccolta di racconti edita Feltrinelli pubblicata nel 2021.

Fra i suoi testi più famosi è giusto citare: “Canada“, “Tutto Potrebbe Andare Molto Peggio” e “Sportswriter“, tutti editi Feltrinelli.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Per me lo stile di Ford è assolutamente godibile, trovo riesca a penetrare nelle emozioni dei personaggi e a farle arrivare moltiplicate al lettore, usando uno stile tutto sommato equilibrato e sempre con una punta di nostalgia.

I personaggi si guardano spesso alle spalle pensando al passato e nelle loro espressioni regna sempre una sorta di infelicità latente, il modo in cui si muovono, reagiscono, vivono, nasconde una specie di malinconica tristezza.

Il ritmo di Ford in “Incendi” è costante, medio, l’autore si prende il tempo per rappresentare al meglio i personaggi senza essere né troppo sfuggente, né troppo perso ad adagiarsi sugli allori.

La vicenda di per sé è semplice, parliamo di un ragazzo che durante l’assenza del padre vede la madre frequentare un altro uomo, va addirittura a cena a casa di questo con la madre ed è costretto ad assistere alla caduta del matrimonio fra i genitori, un’esperienza dolorosa che anche nei momenti di narrazione più innocenti, mi ha fatto soffrire non poco.

Infatti questo libro all’apparenza è innocente, lo stile dell’autore lo è perché rappresenta fatti che migliaia di persone vivono o hanno vissuto nella loro adolescenza/infanzia e lo fa con fatti semplici, eventi di tutti i giorni, racconta ciò come se non stesse succedendo qualcosa di grave, come se la famiglia del protagonista non si stesse sfasciando.

E’ un libro che fa vivere o rivivere al lettore esperienze legate all’infanzia o adolescenza, riporta il lettore stesso a quel tempo e lo fa assistere inerme a fatti che sono dolorosi per il protagonista.

L’atmosfera generale del libro mi ha ricordato quelle mattine estive in cui ci si sveglia presto e si ha il tempo di vedere l’alba, ci si perde ad ammirarla cercando di non pensare alla giornata che ci aspetta perché sappiamo di dover affrontare tanti problemi che vorremmo evitare, ecco quando ripenso ad “Incendi” penso a questa immagine.

Noi seguiamo il protagonista sedicenne e ci identifichiamo con lui, un giovane che si ritrova in un periodo delicato della propria crescita e deve fare i conti con tutto quello che sta accadendo, questo romanzo fa rivivere quelle tipiche emozioni di frustrazione mista a speranza disillusa e non che sono tipiche dell’adolescenza.

Il Crollo di un Matrimonio

Il tema principale del libro, oltre alla crescita del protagonista, è come dicevamo prima il tradimento di questa donna nei confronti del marito e il crollo di questo amore, matrimonio, famiglia.

Trovo che questa sia una tematica molto delicata che certe volte non viene rappresentata al meglio, quella del tradimento matrimoniale, c’è da dire che secondo me negli anni è stata bistrattata, dal cinema, dallo spettacolo, in generale un po’ ovunque, ho sempre avuto l’impressione di vederla rappresentata come un fatto di poco conto, viene spesso sminuita e non approfondita, mentre invece un tradimento, come quello a cui assistiamo in “Incendi“, è un evento che segna profondamente una famiglia e una coppia, ovviamente con tutte le eccezioni del caso.

In questo libro invece Ford ci fa provare il dolore e la frustrazione di un ragazzo che sente di non poter fare nulla, di un uomo, il padre, che realizza di non essere più ricambiato nel suo amore dalla moglie, di una donna, la madre, che si sente prigioniera di una vita che non vuole più.

Siamo assieme al protagonista catapultati in un clima di disagio e distacco, improvvisamente la madre diventa per lui una sconosciuta, una figura che sente di non aver forse mai capito e il padre quell’individuo lontano a cui vorrebbe urlare di tornare a casa e pregarlo di fare qualcosa.

“Avrei voluto risponderle qualcosa, anche se non stava neanche parlando con me ma solo con se stessa o con nessuno in particolare. Io non pensavo di raccontare tutto questo a mio padre e avrei voluto rassicurarla in proposito. Ma non volevo essere l’ultimo a parlare. Perché se anche avessi detto qualcosa, sapevo che la mamma sarebbe rimasta in silenzio come se non m’avesse sentito e io sarei rimasto lì con le mie parole – qualunque fossero state – a ricordarle per il resto della mia vita.”

E’ sempre Colpa dell’altro

Per Joe, il protagonista, è facile odiare l’amante della madre che viene additato per tutto il romanzo come un uomo quasi senza scrupoli, sulle prime sembra impacciato e piuttosto timido, ma successivamente viene alla luce una sua parte di personalità più ispida e viscida.

Non è un uomo cattivo, anche se noi vediamo tutto dagli occhi di Joe e ci sembra un mostro, perché in queste situazioni la colpa sembra sempre essere dell’altro, di quello/a che porta via la madre o il padre, Joe inizierà a capire piano piano che non è l’altro ad essere un mostro, ma in queste situazioni la colpa non è di nessuno e di tutti, anche qui ci sono casi e casi ovviamente.

Anche noi finiamo per odiare l’amante e per vedere il padre come una vittima, la situazione è molto più complicata così e alla fine comprendiamo meglio la vera natura dei personaggi e le loro motivazioni.

Conclusioni

Incendi” è un libro che mi ha fatto versare lacrime amare, anche se non è all’apparenza il libro più strappalacrime che esista, forse ha solo toccato, nel mio caso, delle corde particolari e per questo mi è piaciuto molto.

E’ una storia all’apparenza semplice, ma decisamente complessa, i cui non ci sono veri colpevoli, persone perse forse, è un libro che ricorda ai figli che anche i genitori sono esseri umani e come tutti sbagliano e cadono.

Anche se mi è piaciuto devo ammettere di non aver apprezzato del tutto il finale, per me unico neo del libro, mi è sembrato affrettato e sforzato.

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Ford? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Sonno Profondo – Banana Yoshimoto

Buon mercoledì!

Come vi sentite in questo mercoledì? Spero che tutto proceda nel migliore dei modi!

Oggi recuperiamo un’altra recensione, di un libro che ho letto qualche mese fa e che mi ha stupita.

Il libro di oggi è “Sonno Profondo” di Banana Yoshimoto, ed è il mio primo approccio con l’autrice, famosa soprattutto per “Kitchen“, diventato un super best seller.

Sonno Profondo” è un testo che sostava da anni nella mia libreria ed è una raccolta di tre racconti, simili soprattutto peri personaggi che incontriamo in essi e il mood generale.

Iniziamo!

Sonno Profondo – Banana Yoshimoto

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: racconti, narrativa contemporanea

Pagine: 134

Prezzo di Copertina: € 8,50

Prezzo ebook: € 4,99

P. Pubblicazione: 1989

Link all’acquisto (nuova edizione): QUI

Incipit (primo racconto)

Da quanto tempo sarà che quando sono da sola dormo in questo modo? Il sonno viene come l’avanzare della marea. Opporsi è impossibile. E’ un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all’orecchio.

Trama

“Queste tre storie, dice Banana Yoshimoto, raccontano la notte di alcuni personaggi che si trovano in una situazione di blocco, in una fase in cui il flusso regolare del tempo si è interrotto”. In questa sospensione, emergono i temi a lei più cari, i percorsi del suicidio, la decadenza dell’istituzione familiare, il ruolo della sessualità, ritratti questa volta in noir, per suscitare una forte emozione.

Recensione

Sonno Profondo” è il terzo romanzo dell’autrice giapponese ad essere tradotto in Italia, il libro raccoglie tre racconti precedentemente apparsi sulla rivista “Kaien”: “Sonno Profondo“, “Viaggiatori nella Notte” e “Un’esperienza”.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Banana Yoshimoto è pulito, lineare, non avendo mai letto nulla dell’autrice sono rimasta stupita dalla semplicità (dal punto di vista dei termini utilizzati) del suo stile, sa indagare nei quadri complessi delle emozioni umane e ha la grande abilità di saper utilizzare, a mio modesto pare, il grande mantra dello “Show don’t tell” magnificamente, almeno in questo testo.

Il ritmo sembra lento ad un primo acchito perché la Yoshimoto si concentra sulle sensazioni dei personaggi e il loro modo di vivere gli eventi più piccoli e normali, ma in realtà la storia avanza, quindi il ritmo è quello strano mix che sembra far rallentare a tratti il tempo mentre la vita di tutti i giorni va avanti per i nostri personaggi.

Le atmosfere dei racconti sono costellate da un senso di malinconia e solitudine generale, i tre racconti sono infatti accomunati da un senso quasi di abbandono nei confronti della vita o della vita per come era vista dai personaggi.

I personaggi vivono in uno stato di blocco che li porta ad osservare le persone e la vita attorno a loro come se fossero all’interno di una bolla, vedono quello che succede, ma a loro sembra non importare, sono concentrati su un passato che non c’è più, su un periodo della loro vita che è stato importante e che loro tendono ad idealizzare senza concentrarsi sul presente, come se non esistesse, come se avessero lasciato la loro vita in mano a delle entità uguali a loro che non sono loro.

Vivono in quello stato di apatia e distacco come se fossero in un costante sonno profondo, ogni giornata è uguale a quella precedente, non c’è interesse o voglia di fare nulla di particolare nella loro vita, questa ovviamente può essere anche una forma di depressione da non sottovalutare.

Penso che Banana Yoshimoto sia bravissima nel far provare queste sensazioni al lettore senza al tempo stesso appesantire il tutto, non insiste mai troppo sulle emozioni di questi personaggi, ha uno stile equilibrato, dipinge un quadro senza esagerare mai.

Sonno Profondo

Sonno Profondo” è il primo racconto della raccolta e parla di questa ragazza che dorme costantemente, vive in questo appartamento sola e frequenta un uomo sposato. Si perde spesso in ricordi riguardanti il periodo in cui lavorava o in cui studiava, ma nello stato attuale vive quasi come se fosse nella famosa bolla di cui parlavamo prima, ogni tanto si incontra con quest’uomo, ma non prova particolari interessi o slanci nella propria vita.

E’ un racconto che ha al suo interno un’aura di solitudine non indifferente, la Yoshimoto riesce a scrivere in modo decisamente evocativo, leggendo mi sono immaginata perfino il movimento di un vestito indossato dalla protagonista durante un momento di relax e alla fine dopo un buon tot di tempo dalla lettura, per qualche motivo sono queste le scene che ricordo di più, quelle legate alla vita di tutti i giorni, ma con un tocco di poesia e atmosfera in più.

Durante la lettura si può provare il desiderio di spronare quasi questa ragazza a cambiare la propria vita, ma questo desiderio non diventa mai così forte al punto da rendere la lettura fastidiosa per l’immobilità della protagonista.

Ognuno di noi dopotutto ha vissuto o vivrà io credo un periodo di limbo, un lasso di tempo in cui ci si sente bloccati e non si può tornare indietro, verso il passato magari negativo, ma sicuro e allo stesso tempo non si riesce ad andare avanti, l’importante è saper affrontare questo periodo nel migliore dei modi, come dicevo sopra alcune di queste emozioni (con ovviamente mille e più considerazioni in base al caso) possono anche essere collegate ad una malattia come la depressione.

“Credo che la forza si stesse impercettibilmente rigenerando dentro di me. Anche se era stata solo una piccola onda, una piccola storia di resurrezione vissuta dal mio cuore provato dalla perdita di un’amica e dalla quotidiana stanchezza del vivere, mi fece pensare quanto l’uomo sia fondamentalmente sano. Non ricordavo più se in passato mi fosse già accaduto, ma nell’affrontare il buio che ognuno ha dentro di sé dopo una ferita profonda, distrutta dalla stanchezza, all’improvviso un’energia sconosciuta aveva cominciato a riemergere.”

Ecco, la protagonista di questo primo racconto si perde nel sonno e lascia che i giorni passino non concentrandosi più di tanto sul futuro.

Viaggiatori nella Notte

Il secondo racconto riguarda una ragazza che trova una lettera della ex fidanzata del fratello morto un anno prima e da lì inizia la sua passeggiata nel viale dei ricordi, quelli di suo fratello, quelli di questa ragazza e quelli degli attimi vissuti assieme quando sia lei che il fratello erano più giovani.

E’ un racconto che parla di morte e mancanza, viviamo sempre nelle atmosfere della raccolta, quelle del vuoto e del distacco dalla realtà, ma qui indaghiamo nei meandri di un rapporto profondo e viscerale come quello fra fratello e sorella e ci perdiamo assieme alla protagonista nelle varie domande che la morte del giovane ha lasciato in lei.

Il ritrovamento di questa lettera scatenerà tutta una serie di ricordi ed emozioni che lei ha forse volutamente lasciato addormentate dopo la morte del giovane, per non soffrire e non essere costretta a guardare in faccia la realtà.

Abbiamo anche qui un racconto toccante, pieno di nostalgia che ci porta ad interrogarci sul passato, davvero il passato è solo passato? O è ogni giorno con noi anche se non lo vediamo e a volte lo ignoriamo? E’ vero che concentrarsi troppo su di esso può essere nocivo, ma anche ignorarlo può esserlo.

Un’esperienza

La raccolta si conclude con “Un’esperienza” che è un racconto assai amaro in cui questa ragazza ci racconta di un’esperienza passata, anni prima infatti era andata a vivere in un appartamento con un ragazzo per cui aveva perso la testa e un’altra ragazza che frequentava questo giovane, insomma era una storia a tre e tutti vivevano sotto lo stesso tetto.

La narratrice in questo racconto si perde a parlare della sua “rivale” e riscopre un sentimento di affetto nei suoi confronti, è un racconto molto interessante perché fa riflettere sulla potenza della memoria e dei ricordi, e sul concetto di rivalità e odio.

Ai tempi quando stavano assieme la protagonista non amava particolarmente questa ragazza, ma non la detestava nemmeno, forse pensava di odiarla, ma dal modo in cui parla di lei al passato scopriamo che provava quasi un senso di affetto e ammirazione che ai tempi non voleva ammettere a se stessa.

Al presente invece accetta totalmente il fatto di sentire quasi la sua mancanza e averla amata, in modo particolare diciamo.

E’ un racconto breve, il più breve della raccolta, ma è a mio avviso il più doloroso assieme a “Viaggiatori nella Notte“, qui il senso di passato perduto ci arriva totalmente, il mondo in cui ha vissuto la protagonista non esiste più, le persone con cui ha vissuto sembrano lontane anni luce e lei si ritrova a sentire la mancanza di tutto quel che è stato, che al passato non era un idillio, ma al presente sembra un mondo per cui vale la pena provare un senso di mancanza.

Conclusioni

Sono stata felice di questo primo approccio con Banana Yoshimoto e leggerò senza dubbio altro di suo, non mi sento di dare cinque stelline perché anche se la raccolta è stata di mio gradimento aspetto di leggere qualcosa di più potente.

“Sonno Profondo” è una raccolta interessante, ma non è il punto massimo della Yoshimoto e non è di certo perfetta, ma ripeto è assolutamente godibile, soprattutto può essere un bel modo per scoprire lo stile e le tematiche dell’autrice.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla di Banana Yoshimoto? Sì? Vi è piaciuto? No, perché? Fatemi sapere!

A presto!

CitaTime

“Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. […] Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada. Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra che non abbia mai voglia di calare al tramonto.”

“Gravava oramai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l’infelicità si fa dolce, quando l’anima batte orgogliosa le ali sopra l’umanità addormentata.”

“Sembrava ieri, eppure il tempo si era consumato lo stesso con il suo immobile ritmo, identico per tutti gli uomini, né più lento per chi è felice né più veloce per gli sventurati.”

“La vita gli appariva inesauribile, ostinata illusione, benché la giovinezza fosse già cominciata a sfiorire. Ma Drogo non conosceva il tempo. […] E lui aveva invece disponibile una semplice e normale vita, una piccola giovinezza umana, avaro dono, che le dita delle mani bastavano a contare e si sarebbe dissolto prima ancora di farsi conoscere.”

Dino Buzzati

Rosso Nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Buona domenica, buona Befana (in più che ritardo) e ben ritrovati/e sul blog!

Rieccoci a parlare di libri dopo qualche giorno di pausa, questa sarà la prima recensione di un anno che spero, sarà costellato di articoli interessanti.

Voglio cercare di recuperare con le recensioni arretrate, anche perché di vari libri di cui abbiamo parlato negli ultimi giorni del 2021 non esistono recensioni approfondite e di questo me ne dispiaccio, quindi cercherò di ovviare a tutto ciò il prima possibile.

Rosso nella Notte Bianca” è stato uno dei miei libri top del 2021 e non vedo l’ora di parlarvene, quindi iniziamo!

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Casa Editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa letteraria/narrativa contemporanea

Pagine: 117

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 8,99

P. Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Incipit

La tremenda immensità dei duemila metri. La distesa è intirizzita. E la neve di novembre ha cancellato arbusti, rocce, terreno. Ulisse ritrova l’ombra nebbiosa del primo mattino, un’onda immobile che divora i monti. La accoglie fermo, le braccia abbandonate sui fianchi. E’ arrivato in malga ieri sera. Lì, in radura, la casera bruciata. Le pareti della baita nere di fumo trascorsi ormai cinquant’anni.

Trama

Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Recensione

Stefano Valenti ha scritto anche “La Fabbrica del Panico” e le vicende, i personaggi e i luoghi presenti ne “Rosso nella Notte Bianca” sono tratte da fatti realmente accaduti, ma rielaborati dall’autore, quindi il libro non ha pertanto valore documentario.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile con cui è scritto il libro può risultare di certo diverso, originale sulle prime perché ad esempio i dialoghi mancano di punteggiatura quindi ci vuole qualche secondo per capire che stiamo leggendo un dialogo e i capitoli sono composti da paragrafi piuttosto brevi di una decina di righe, rigo più rigo meno.

Lo stile di Stefano Valenti è piuttosto diretto, crudo, specialmente quando deve raccontare fatti violenti o brutali poi lo stile rimane diretto, non si prolunga in eccessive descrizioni o non usa tecniche particolari per far entrare il lettore nel mood del momento e prepararlo per quello che arriverà, rimane lineare.

“Ricordo, dice Ulisse rivolto a Nerina, che nostra madre diceva Con quello che ho vissuto nei monti non tornerei a viverci nemmeno un minuto, diceva Me ne andrei via fin da subito, trascorrerei piuttosto la vita in fabbrica, tutta la vita in fabbrica. Perché nei monti la donna vive come un animale, diceva, fradicia d’umidità e fatica, ed è preferibile per la donna vivere in fabbrica, cercare di trarre profitto dal vivere in fabbrica, piuttosto che dal vivere nei monti. Nei monti la donna ha il valore della bestia, meglio perdere la donna e non la bestia, che la bestia è tutto per il contadino, la donna niente. Ecco il valore che ha la donna nei monti, il valore di un animale, meno di un animale.”

ll ritmo generale del libro rimane piuttosto veloce, c’è da considerare che è un libro breve, di 117 pagine in cui accadono molti fatti, tanti di questi sono ricordi e altri invece sono fatti attuali (per i tempi della storia), quindi il ritmo rimane spedito senza togliere nulla della vicenda però, perché i dettagli e le parentesi varie ci vengono raccontate tutte.

Le atmosfere generali del libro sono piuttosto fredde e distaccate, ci troviamo in luoghi montuosi, in anni di paura e violenza, in un clima di abbandono e rinuncia.

Si avverte il dolore dei personaggi, si sente sulla pelle, le violenze perpetrate su di loro rimbombano in questi luoghi freddi, ghiacciati, stretti nella morsa dell’abbandono e della solitudine, anche se i personaggi principali infatti sono una famiglia composta da fratello, sorella e madre, tutti loro sembrano rinchiusi in una gabbia di solitudine e dolore personale, anche se non manca l’amore tra di loro e la sofferenza per le pene degli altri.

Il Vuoto della Storia

Una dei protagonisti del libro è senza dubbio la Storia con la “s” maiuscola, come dicevo siamo per la maggior parte del tempo nei ricordi di Ulisse e Nerina, protagonista e sorella del protagonista, che si muovono nel viale dei ricordi dell’anno 1944.

Un anno devastante, denominato l”annus horribilis” della guerra in Italia, l’anno in cui l’Italia era stretta tra la morsa nazista e quella della guerra, l’anno con più morti in Italia.

In questo scenario assistiamo alle vicende della famiglia Bonfanti, con Ulisse partigiano sulle montagne lombarde durante la Resistenza, e Nerina che cade vittima dei Repubblichini guidati da un traditore, Mario Ferrari, e infine la madre a cui Ulisse si unirà abbandonando i luoghi dove è cresciuto per fare l’operaio in un cotonificio in Valsusa.

Riviviamo assieme a Ulisse e Nerina quei momenti e assieme a lui arriviamo nel 1994, anno in cui Ulisse torna in quei luoghi per vendicarsi.

Il vuoto della Storia è quello delle vittime dimenticate, dei superstiti che per anni hanno cercato di andare avanti, di fare giustizia, o a volte semplicemente di sopravvivere immersi in un passato che per gli altri è difficile da capire, in un dolore che brucia sempre e non si estingue mai.

Il vuoto della Storia è quello delle persone morte a cui nessuno darà mai giustizia, sono un capitolo già letto, un sacrificio non considerato, la morte di Nerina è una ferita ancora aperta e sanguinante per Ulisse, ma per la Storia sembra solo un’altra ragazza morta prematuramente dopo anni di sofferenza.

Questo vuoto fra il dolore e la perdita e la mancanza di giustizia, di peso e di considerazione è ciò che crea il vuoto della storia, un vuoto che lascia le vittime sole, abbandonate a loro stesse, a dover fare i conti con le perdite e un domani incerto e amaro.

Quale giustizia?

Questo libro apre anche una parentesi sul significato vero di giustizia, uno dei grandi temi più complessi dell’umanità direi, cosa è giusto? Chi può dirlo con certezza? Quanto è profondo l’abisso fra giustizia personale e giustizia legale? Quanti tipi di giustizia ci possono essere?

La differenza fra quella personale o privata sta soprattutto nella soddisfazione personale a discapito delle sorti di colui su cui ci si vendica, mentre ovviamente quella legale non bada alla soddisfazione personale, ma è legata ad un giudice e alla legge. E dato che la società si è certamente evoluta ad oggi siamo coscienti del fatto che la giustizia personale non è un tipo di giustizia affidabile.

In “Rosso nella Notte Bianca” assistiamo ad un tipo di giustizia personale/privata, noi come lettori, nonostante i vari interrogativi sulla giustizia infatti ci troviamo in difficoltà perché Ulisse compie un’azione da non approvare, certo, ma non possiamo fare a meno di empatizzare con lui, se non per la sua scelta di sicuro per la sua storia.

Dobbiamo anche tenere conto del fatto che Ulisse ha delle problematiche a livello psicologico, che sono piuttosto evidenti nei pezzi in cui ci ritroviamo soli con lui, ma queste problematiche possono anche avere una diversa interpretazione.

E di quello che è accaduto conservo ricordi nitidi. E la paura, conservo anche quella, il rumore dei mitra, l’inferno in terra, il fumo che cava via il fiato, morti per la via, la linfa dei corpi e quella della natura, liquidi mescolati, la carne nella sua bruttezza, dei colori della carne e dei muscoli e dei nervi e l’odore della morte che è l’odore del sangue fresco.

Rosso nella Notte Bianca” è un libro che ci porta ad interrogarci sul significato di giustizia e vendetta, sull’eterna battaglia e fusione di queste, su ciò che può portare un individuo a compiere un atto agghiacciante come l’omicidio, a provare o tentare di provare ciò che prova quell’individuo, a farlo nostro e a provare ad andare avanti con tutto questo peso sulle spalle.

Conclusioni

E’ davvero complicato per me darmi un limite con questo libro perché potrei davvero star qui a scrivere una recensione infinita, e sento che “l’abbastanza” non sarà mai abbastanza con questo testo.

Penso sia complesso sulle prime affacciarsi ad uno stile come quello di Valenti, che lascia sorpresi all’inizio e quando si giunge a certe scene forti ci si ricorda sempre della schiettezza dell’autore anche nel suo proporre immagini crude, senza fronzoli.

E’ un libro di una forza estrema, che ci porta nelle profondità di un animo umano affaticato, provato da anni di dolore e perdite, un animo umano che sceglie la vendetta come via per lavare con il sangue altro sangue.

Questo libro mi è piaciuto molto e secondo me merita di essere esplorato, gli unici appunti più negativi che posso fare riguardano lo stile (ciò che ho scritto sopra) e il finale perché avrei gradito qualche pagina in più.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Rosso nella Notte Bianca”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

La Mia Top Five Letteraria del 2021

Buon giovedì e benvenuti/e nell’ultimo articolo del 2021!

Oggi, come annunciato ieri, parleremo delle migliori letture del 2021, quindi dei libri che ho letto in questi mesi e che per un motivo o per l’altro ho voluto inserire in questa top five.

Ieri abbiamo parlato dei libri flop e oggi per chiudere in bellezza l’anno parliamo dei top, i migliori, the best of the best insomma.

Ovviamente le premesse sono le stesse di ieri quindi ci tengo a ribadire che queste sono opinioni assolutamente personali e alcuni libri che a me sono piaciuti molto potrebbero non aver incontrato ovviamente i gusti di tutti.

E come detto ieri alcuni dei libri che citerò sono presenti in altri articoli già pubblicati nel corso dell’anno sul blog, ma di altri non abbiamo ancora parlato e di questi usciranno di sicuro le recensioni nei prossimi mesi.

Tra l’altro ho dovuto (per motivi di top) ordinare questi libri dal quinto al primo, ma tutti i libri che citerò meritano per me il primo posto anche se combattendo con la mia indecisione ho dovuto pensare a questi dal più gradito in assoluto a quello meno gradito, anche se parliamo dei libri migliori dell’anno quindi anche il quinto è un libro da primo posto per me.

Sempre andando in ordine decrescente scaleremo la top fino al podio, iniziamo!

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Meraviglioso libro che volevo leggere da anni e sono felice di aver finalmente affrontato. Ricordo ancora di aver scoperto questo testo mentre facevo delle ricerche per un articolo di “News Letterarie” per il blog, lo avevo menzionato e presa dall’entusiasmo e dalla curiosità lo avevo acquistato. Lo potete trovare ad oggi anche in audiolibro su Audible e io vi consiglio spassionatamente l’ascolto o la lettura di questo. E’ un libro breve, ma intenso che ci porta nell’Italia del fascismo in un clima di estrema violenza e crudeltà, ne “Rosso nella Notte Bianca” assaggiamo una parte di ciò che è stato vivere in quegli anni in un Paese tagliato dalle leggi fasciste, leggiamo di cosa ha significato questo per una povera ragazza come Nerina, stuprata, torturata, traviata da una vita che l’aveva messa in ginocchio. La storia si divide fra gli anni 40′ e gli anni 90′, tempi più recenti in cui incontriamo Ulisse, fratello di Nerina che si macchia di un omicidio piuttosto violento. “Rosso nella Notte Bianca” è una storia umana, di ferite profonde che non si sono mai rimarginate e non si rimargineranno mai, i personaggi sono coscienti di questo e si abbandonano alla vendetta come unica via per una giustizia inesistente o debole. Un libro amaro, duro, violento, ma stupendo, traboccante di aspra umanità.

Il Grande Gatsby – F. S. Fitzgerald

Anno di Pubblicazione (italiana): 1936

Link all’acquisto: QUI

Il grande Gatsby ovvero l’età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell’estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy… Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un’esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.

“Il Grande Gatsby” è stato una rilettura che ho fatto nel 2021 con grande piacere, forse ha avuto meno impatto su di me rispetto alla prima volta in cui l’ho letto, ma è un classico che amo sempre molto. L’ho letto in questa edizione Centauria che nonostante la bellezza ha al suo interno alcuni errori e refusi, questi non aiutano del tutto nella lettura perché spezzano a tratti un poco il ritmo. Comunque, mi piace sempre immensamente immergermi nelle atmosfere del “Grande Gatsby”, questo mondo di lustrini e paillettes che nascondo segreti e verità nascoste. L’amore idealizzato di Gatsby per Daisy che ormai sembra più un cartonato di un quadro perfetto che un amore reale e tangibile. E’ un romanzo di decadenza, delle facciate, dei sentimenti, delle apparenze, un meraviglioso classico elegante e immortale.

Il museo del Mondo – Melania G. Mazzucco

Data di Uscita: 2014

Link all’acquisto: QUI

Ogni quadro, ogni opera, che sia stata vista in una chiesa, in un museo o esposta in una mostra, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in una vera e propria passione, in un dialogo nel tempo, in una scoperta o riscoperta. In ogni caso è l’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi, per mestiere o per amore, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti, dall’antichità ai giorni nostri. Concepite come amuleti, preghiere o bestemmie, da uomini e donne, cacciatori e stregoni, assassini e santi, illetterati e intellettuali, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, da Lirica di Vasilij Kandinskij al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, dalle Aringhe affumicate di Vincent Van Gogh alla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Monet, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Una selezione «crudele» (senza seguire un ordine cronologico, né geografico, né tantomeno un inutile canone) che offre al lettore la possibilità di incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo.

Ne abbiamo parlato anche nei suggerimenti per i regali di Natale e ci tengo a ribadire che questo è un libro perfetto da regalare a chi è un’amante dell’arte. Infatti vengono proposte 52 opere d’arte, arte pittorica, e per ognuna c’è il commento della Mazzucco che prende 3/4 pagine, in cui l’autrice ripercorre un poco la vita dell’artista, le opere, lo stile, il significato dell’opera scelta ecc. La selezione è appunto della Mazzucco che come scrive anche nell’introduzione, ha avuto per le mani scelte difficili perché ha dovuto fare una bella cernita. Ho adorato questo libro, è il testo perfetto che vi accompagna per qualche giorno/settimana ed è come un abbraccio tenero per la sensazione che provate nel leggerlo, se appunto vi interessa l’arte o siete degli appassionati/e, come me. Io me lo sono voluta proprio gustare, infatti ho quasi centellinato la lettura, con l’ansia di terminarlo troppo presto. Lo stile della Mazzucco è godibilissimo, accattivante, appassionante, vi tiene incollati/e alle pagine e lo leggereste tutto d’un fiato se fosse possibile. Meravigliosa scoperta dell’anno, sicuramente leggerò altro dell’autrice.

Incendi – Richard Ford

Data di Pubblicazione: 2009

Link all’acquisto: QUI

Nell’estate del I960 la città di Great Falls, Montana, fu circondata dal fuoco. Il fumo proveniente dalla foresta in fiamme coprì le montagne a sud, ovest e a est. Fu l’estate in cui il padre di Joe trasferì la famiglia nel Montana per non perdere l’occasione del boom petrolifero. Fu l’estate in cui il padre perse il lavoro al golf club e andò a combattere l’incendio. Fu l’estate in cui la madre di Joe incontrò Warren Miller e s’innamorò di lui. Fu l’estate in cui Joe si accorse che i genitori erano qualcosa di inesplicabile, come tutti. Nessuno di questi personaggi ritiene che la felicità gli sia dovuta. Tutti devono fare degli aggiustamenti nei confronti degli altri. Tutti, quando è in gioco la propria sopravvivenza, richiedono innocentemente che il proprio interesse prevalga, anche su quello delle persone che amano. Nessuno, dice Ford, conosce il perchè delle proprie azioni. Semplicemente le compiono. Sdradicano le proprie esigenze, abbandonano i figli, cambiano compagni di vita: tutto nel vago perseguimento della felicità.

Non ho fatto altro che piangere leggendo questo libro, il che non è un buon inizio forse… Comunque c’è da dire che ho questo letto questo testo anche in un momento particolare, quindi forse questo aspetto non ha fatto altro che esaltare certe reazioni. E’ stato il mio primo Ford ed è stata una piacevolissima sorpresa. E’ un romanzo sul decadimento di una famiglia, su un uomo che lascia momentaneamente la casa in cui vive con la moglie e il figlio per andare come volontario a spegnere degli incendi che divampano nella zona montuosa di Great Falls in Montana e durante la sua assenza seguiamo la vita di Joe, il figlio di questa coppia che si ritrova sotto gli occhi un rovinoso burrone in cui sta sprofondando la sua famiglia, il rapporto fra i suoi genitori e il suo incerto futuro. Mi sono sentita molto legata a Joe e pagina dopo pagina ho mandato giù boccate di profonda amarezza assieme a lui, non ho amato forse il finale, ma ho comunque voluto inserire questo libro in seconda posizione, sia per la meravigliosa scoperta di Ford, sia per l’esperienza che mi ha dato la lettura di questo libro. Mi sono sentita coinvolta, presente sulla scena, la famiglia che andava in rovina non era solo quella di Joe, ma anche la mia e questo livello di partecipazione ha fatto sì che per mesi, e ancora adesso, ripensi spesso a “Incendi”.

Diari – Sylvia Plath

Data di Pubblicazione (italiana): 2004

Link all’acquisto: QUI

Quando si comincia a leggere questi diari si ha l’impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l’Europa: tutto vibra, tutto sprizza energia, c’è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno così. O meglio, non soltanto così. E ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che per i suoi versi e per il suo tragico destino è diventata un emblema, un vero culto, per molti lettori.

Beh, che dire, non poteva che essere lui il mio libro top dell’anno, a lui la meritata corona. Ho letto questo libro se non sbaglio tra febbraio e marzo, per scrivere l’articolo riguardante Sylvia Plath che è una delle mie autrici/autori preferiti di sempre. A proposito dell’articolo, nel 2022 di certo uscirà la seconda parte, prometto, parola di coccinella, andremo anche avanti con i poeti in un nuovo articolo della rubrica #PoetProfile. Comunque non esagero se affermo che leggere i diari della Plath è stata per me un’esperienza indimenticabile, che ha di certo cambiato la mia vita da lettrice, è uno di quei libri che una volta letti non si possono più dimenticare, specialmente se amate la Plath. Mi capita molto spesso di ripensare ad alcuni episodi narrati nei diari e mi sembra di riviverli quasi come se li avessi vissuti con Sylvia, come se appartenessero anche alla mia di vita. Una lettura meravigliosa, un libro a cui di certo tornerò molte volte.

Bene, e voi? Quali sono stati i vostri libri “top” del 2021? Quale libro ha lasciato il segno? Fatemi sapere!

Io vi auguro un meraviglioso ultimo dell’anno, dato che ci rileggeremo il primo di gennaio con l’annuncio del libro per il gruppo di lettura.

Nel frattempo, buon ultimo dell’anno e buone ultime ore del 2021, buttiamoci nel 2022 con entusiasmo e una bella carica di energia!

A presto!

Le Cinque Letture Flop del 2021

Buon mercoledì!

Come state trascorrendo questa ultima settimana del 2021? Siete carichi/e per l’anno nuovo? Come avete trascorso il Natale?

Oggi parliamo dei libri flop del 2021, quei cinque libri che fra tutte le letture dell’anno non mi hanno conquistata e sul finire del 2021 ripensandoci ho deciso di inserire fra i libri più deludenti.

Questo articolo ha anche un fratello gemello, quello dei libri top che uscirà domani e vi dico la verità è stato molto più semplice per me selezionare i libri migliori rispetto ai peggiori, i libri di cui vi parlerò oggi infatti pur essendo presenti in una classifica di questo tipo sono letture che sono felice di aver fatto, nel bene e nel male.

Ci tengo sempre a ribadire che queste sono mie opinioni personali e non intendo in alcun modo offendere autori, case editrici e voi lettori/lettrici di questo articolo, se avete amato questi libri vi prego di non offendervi per la mia modestissima opinione.

Detto ciò, alcuni dei libri che citerò oggi sono libri di cui abbiamo già parlato in recensioni ad essi dedicate, ma per altri non è ancora uscita nessuna recensione, non temete, uscirà nelle prossime settimane/mesi e ne parleremo in modo più approfondito.

Come sempre andremo in ordine decrescente, quindi partiremo dal quinto classificato di questa personale top, fino al primo.

Iniziamo!

Latitudine 0° – Marco Lapenna

Anno di Pubblicazione: 2021

Link all’acquisto: QUI

Alla ricerca di Nina, la donna magnetica e incostante che non è mai riuscito a dimenticare, Gaspar Carvajal giunge in una Città del Messico anestetizzata dall’inverno. Nina si è volatilizzata mesi prima, solo una flebile traccia la lega a una psichiatra assassinata e ai vaneggiamenti del Russo, personaggio oscuro e inquietante, ossessionato da una fantomatica foresta: un continente invisibile dai confini sfuggenti, retto da un egemone sanguinario. Eppure non si tratta delle farneticazioni di un folle, la foresta esiste, è un luogo violento e primordiale dove la vita è guidata da pulsioni ancestrali e i desideri degli uomini – inappagati e inappagabili – prendono la forma concreta di demoni pronti a divorarsi l’un l’altro. Carvajal decide di inoltrarsi in questo territorio selvaggio piegandosi a una nuova esistenza dove sono saltate tutte le regole del contratto sociale e vige un’unica legge: la predazione istituzionalizzata. Ma anche in questo universo immutabile qualcosa sta cambiando. Un condottiero dal demone straordinariamente potente si è messo alla testa di un manipolo di ribelli per annientare la schiavitù del desiderio e raggiungere, muovendo di colonia in colonia, il centro pulsante della foresta: Latitudine 0°. Un romanzo visionario, avventuroso, che ammicca alla letteratura fantastica e al mito azteco, in un’America Latina onirica e misteriosa dove ogni uomo, dimentico di sé stesso, è costretto a fare i conti con il proprio cuore di tenebra.

Ho deciso di inserire questo libro al quinto posto e non al primo perché non sono riuscita a terminarlo e non pensavo fosse corretto inserirlo al primo posto. Ho iniziato a leggere “Latitudine 0°” con le migliori premesse, è un libro che si presenta come un testo più particolare, molto vivido che catapulta il lettore in una foresta selvaggia che al suo interno nasconde un mondo pericoloso e misterioso. La trama sembra virare a tratti verso un qualcosa di onirico quasi o legato al realismo magico, purtroppo dopo aver iniziato la lettura però mi sono ritrovata in un mondo di totale confusione. Non ho amato particolarmente lo stile dell’autore, che risulta a volte troppo secco e tagliente, ci troviamo in un contesto in cui le leggi sembrano essersi capovolte e lo stile dell’autore a volte confonde ancora di più il lettore. E’ stata una lettura, come dicevo, che non sono riuscita terminare perché verso la metà mi sono sentita completamente sconfortata e bloccata. L’autore inserisce mille parentesi, ma nessuna si comprende a pieno. E’ un libro frastagliato, ben poco scorrevole, in cui tutto risulta confuso e, almeno per me, nulla si incastra del tutto. L’idea di base era ottima, purtroppo il testo in sé si perde troppo a mio avviso.

Sorelle – Daisy Johnson

Anno di Pubblicazione (Italia): 2021

Link all’acquisto: QUI

Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?

Abbiamo già parlato di questo libro (esattamente qui) quindi cercherò di essere breve, ma ci tengo a dire che questa è stata una lettura abbastanza recente, è stato infatti il libro di novembre per il gruppo di lettura. Questo libro mi ha delusa sotto vari aspetti, viene promosso come un testo che unisce le atmosfere di King a quelle della Jackson, ma credo sia su un’altra traiettoria. Ci sono tante tematiche in questo libro, ma nessuna viene approfondita a dovere, la vicenda prende una piega piuttosto scontata e inevitabile, senza parlare della casa in cui si svolge la storia, che dovrebbe essere un altro personaggio quasi, ma invece viene inserita ogni tanto per unire qualche punto senza dare vigore o personalità a questa.

L’Uomo Vestito di Nero – Stephen King

Data di Uscita: 2020

Link all’acquisto: QUI

«Penso che qualcuno leggerà le mie parole. Resta da chiedersi se ci crederà o no. Quasi certamente no, ma non ha importanza. Non mi interessa essere creduto, ma liberarmi. E ho scoperto che la scrittura può essere una forma di liberazione.» Gary è un uomo molto anziano. Sente il suo corpo sgretolarsi come un castello di sabbia lambito dalle onde; sente una fitta nebbia avvolgere i ricordi di oggi e di ieri. Eppure, un episodio del passato più lontano brilla nitido nella sua memoria, come una stella oscura nelle costellazioni dell’infanzia: il pomeriggio di mezza estate in cui, quando aveva nove anni, si addentrò nel bosco per andare a pescare al torrente e incontrò un uomo tutto vestito di nero. Uno sconosciuto dagli occhi di fuoco. I tratti di quel volto spaventoso e le parole terribili che uscirono da quella bocca, terrorizzandolo da bambino, hanno tormentato Gary per tutta la vita, come un lungo incubo. E proprio adesso sente l’urgenza di mettere nero su bianco ogni dettaglio. Nella speranza che la scrittura lo liberi da quell’ossessione.

Mi dispiace inserire un testo di King nei libri flop dell’anno, ma questo è un raccontino estrapolato da una raccolta che è stato inserito in un testo a sé con un racconto di D. Hawthorne e varie illustrazioni. Lo avevo trovato usato e presa dall’amore per King lo avevo acquistato, ma non mi ha convinta. E’ un racconto omaggio ad Hawthorne appunto, ma non ha quel solito mordente di King, è inquietante per poco, ma non ha un impatto a mio parare duraturo o forte sul lettore, scorre via dopo la lettura e non rimane nulla, sono affascinanti le illustrazioni che si integrano abbastanza bene con la vicenda, il problema però rimane il racconto in sé, piatto in generale.

La Casa Infestata di Place du Lion D’Or – A cura di Fabio Camilletti

Anno di Pubblicazione: 2020

Link all’acquisto: QUI

Nell’autunno del 1786 una famiglia britannica sperimentò fenomeni inquietanti in una casa delle Fiandre francesi: la storia venne pubblicata per la prima volta nel 1822 e continuò a essere narrata e rinarrata per più di un secolo, trasformandosi in una vera e propria leggenda contemporanea prima di sparire nell’oblio. Questo libro raccoglie tutte le testimonianze su questo Amityville Horror del 1786, fra resoconti di prima mano, pubblicazioni anonime e rielaborazioni narrative, fra cui la sorprendente reinterpretazione che del caso fece Charles Dickens in uno dei suoi racconti natalizi. Del resto, come si sa, anche se i fantasmi non esistono, esistono tuttavia le storie che ne parlano: le quali – specialmente nell’epoca delle fake news – hanno ancora molto da insegnarci sull’affidabilità di fonti e testimonianze, sul piacere che si prova a essere ingannati e sull’importanza dei dettagli nella ricerca della verità. Da questo punto di vista, quello del fantasma di Place du Lion d’Or è un perfetto esempio di caso ancora aperto: la cui soluzione definitiva ci sarà, forse, inevitabilmente preclusa, ma che invita in ogni caso al piacere dell’indagine.

Senza mettere in dubbio la bellezza delle edizioni ABEditore con illustrazioni, copertina e tavole meravigliose all’interno, il contenuto di questo libro non mi ha entusiasmata. Parla di una casa situata appunto a Place du Lion D’Or in Francia e delle disavventure di una famiglia che per qualche tempo ha alloggiato, ignara, all’interno delle sue mura assistendo a suo malgrado a fatti paranormali. Il libro assomiglia più ad un saggio che ad un romanzo, ripropone la stessa storia in cui si narrano gli eventi della famiglia che ha sostato in casa da diversi punti di vista, ma la base non cambia. Ci sono versioni praticamente uguali o altre che cambiano di poco, per un minuscolo dettaglio. Il libro ha un introduzione molto interessante che ripercorre anche le origini delle storie di fantasmi e lo sviluppo di queste nella letteratura, ma la vicenda di per sé diventa ripetitiva ad un certo punto, proprio perché la storia è simile, e la si legge molte volte, fino a conoscerla a memoria. Alla fine c’è un breve racconto di Dickens che cita i fantasmi, ma non ho ben capito questo inserimento, mi è sembrato forzato anche se il tema sono i fantasmi il libro riguarda una vicenda diversa.

La Banda del Cimitero – Jesse Bullington

Data di Uscita: 2010

Link all’acquisto: QUI

Nell’anno del Signore 1364, stritolata dal terribile morbo della Peste Nera, l’intera Europa appare come una landa desolata: una terra senza speranza in cui, simili agli spettri, si aggirano i corpi scheletrici di chi è sopravvissuto alla catastrofe. In questo regno di fame e paura, dove il prossimo non è altro che un nemico da tenere a bada con la forza delle armi, il terrore è alimentato da storie che parlano di streghe e di demoni, creature malvagie sempre pronte a gettarsi sui vivi per consegnare nuove anime al mondo dei dannati. Hegel e Manfried Grossbart, però, non temono nessuna maledizione. E, convinti di godere della protezione della Vergine Maria a cui sono devoti, sbarcano il lunario svaligiando cimiteri. Guai a chi, per troppo coraggio o semplice ignavia, dovesse incrociare la strada dei due ladri di tombe. Fedeli a un solo desiderio – raggiungere l’Egitto per depredare le necropoli dei faraoni – Manfried ed Hegel, oltre che ladri, sono anche assassini senza scrupoli. I protagonisti di un viaggio che, in un romanzo in bilico tra il folklore dei fratelli Grimm e la vena dissacrante di Quentin Tarantino, saprà parlare di fattucchiere passionali e di morti viventi, di crociate e di eresie, di mostri assetati di sangue e di preti reietti. Un medioevo spaventoso ma vivo, in grado di trascinare il lettore in una storia dove i colpi di scena rappresentano la regola e i lati oscuri delle antiche leggende escono dai libri per impossessarsi della realtà.

Questo libro è stata la mia prima lettura del 2021 e direi che ha donato subito un tono al mio anno perché se è qui in prima posizione nei libri flop c’è un buon motivo… Anche di questo libro potete trovare qui la recensione, uscita qualche mese fa, quindi non mi dilungherò più di tanto. E’ un libro che inizia in modo promettente, ma finisce per trascinarsi per più di 500 pagine in un’epopea straziante in cui assistiamo alle avventure di questi due fratelli Grossbart, personaggi negativi e a lungo andare ben poco sopportabili, che si muovono dalla Germania, all’Italia e infine in Egitto per andare a depredare tombe. Il libro si dilunga eccessivamente e si arriva ad un certo punto in cui si perde l’interesse per gli eventi narrati. Qui il problema per me non è stato lo stile dell’autore, alcune immagini e descrizioni sono anche suggestive, ma è il dilungarsi della vicenda che rende poco sopportabile il tutto, senza parlare del fatto che in tutto questo marasma di eventi i due personaggi non sembrano essere cresciuti per nulla, non c’è un’evoluzione, un cambiamento, nulla. Alcuni punti di questo testo li salverei, come lo stile a volte godibile dell’autore o alcune scene molto suggestive, ma è stata comunque per me una lettura piuttosto deludente.

Bene! E voi? Quali sono stati i vostri libri flop del 2021? Com’è stato il vostro anno di letture? Fatemi sapere!

A domani!