Pillole Letterarie #12

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Se facciamo di continuo una cosa, diventa normale. Se vediamo di continuo una cosa, diventa normale. Se solo i maschi diventano capoclasse, a un certo punto finiamo per pensare, anche se inconsciamente, che il capoclasse debba per forza essere un maschio. Se continuiamo a vedere solo uomini a capo delle grandi aziende, comincia a sembrarci “naturale” che solo gli uomini possano guidare le grandi aziende.

La parola “femminista” si porta dietro un bagaglio negativo notevole: odi gli uomini, odi i reggiseni, odi la cultura africana, pensi che donne dovrebbero essere sempre ai posti di comando, non ti trucchi, non ti depili, sei perennemente arrabbiata, non hai senso dell’umorismo, non usi il deodorante.

Ma la cosa di gran lunga peggiore che facciamo ai maschi, facendo intendere che devono essere duri, è che li lasciamo con degli ego molto fragili. Più un uomo sente di dover essere un “uomo duro”, più è debole il suo ego. E poi facciamo un lavoro anche peggior con le ragazze, perché le educhiamo a soddisfare i fragili ego degli uomini. Insegniamo alle ragazze come farsi da parte, come farsi più piccole. Diciamo alle ragazze, “Puoi avere ambizione, ma non troppa. Dovresti puntare ad avere successo, ma non troppo successo, altrimenti potresti minacciare l’uomo.”

#piccolistralciletterari#

L’Arte di Essere Fragili – Alessandro D’Avenia

Buondì compari, come procede l’esistenza?

Oggi, come da tradizione al termine di ogni mese, io e Tiziana siamo qui con la recensione del titolo del mese scorso del gruppo di lettura, che in questo caso è stato L’Arte di Essere Fragili di Alessandro D’Avenia.

Vi segnalo anche la recensione di Simona (lasiepedimore) che anche lei facente parte del gruppo ci supporta ogni mese, con ogni lettura.

Grazie Simona e grazie a tutti i membri del gruppo!

Bene dopo i ringraziamenti direi di concentrarci sulle dinamiche che hanno reso possibile questa lettura, come sempre abbiamo indetto un sondaggio e il titolo che l’ha spuntata è stato proprio questo, infatti sul gruppo abbiamo letto questo titolo dal 01/03 al 31/03.

Quindi, non procrastiniamo ancora gente, andiamo a parlare nello specifico di questa lettura!

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L’Arte di Essere Fragili, Come Leopardi può Salvarti la Vita – Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori

Pagine: 209

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 19,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’Acquisto: QUI

“Con quello che chiamiamo “ispirazione”, e che non sappiamo neanche più cosa sia. L’abbiamo ridotta a una specie di prurito interiore che colpisce gente stravagante, e invece niente come l’ispirazione è capace di illuminare la nostra vita quotidiana da dentro, con quella luce che rende ogni nostro gesto autentico e ogni nostra opera feconda, indipendentemente dal risultato.”

Trama

“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. 

Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

Recensione

Dunque, ho pensato molto a questo libro dopo averlo terminato, ci ho pensato perché mi sono trovata in difficoltà nel momento della valutazione finale perché questo libro, ve lo dico subito senza tanti giri di parole, non mi ha conquistata.

Mi aspettavo decisamente di più da un libro che da mesi è primo in classifica tra i titoli più venduti e da mesi si vede ovunque, su qualsiasi piattaforma.

Secondo me questo è il classico caso in cui una casa editrice molto grande (come appunto la Mondadori) ha lucrato pesantemente su un nome come quello D’Avenia.

Lo sappiamo, questo autore nel corso degli anni si è creato un vasto numero di fan che lo supportano e leggono avidamente le sue opere.

Io non ho nulla da dire sullo stile di scrittura di D’Avenia, perché è uno stile che mi è piaciuto molto, senza dubbio questo autore sa scrivere e il suo stile è uno dei punti positivi di questo libro.

Perché sì ha dei punti positivi, anche se per quanto mi riguarda sono di più quelli negativi.

Iniziamo con quelli positivi a questo punto, a parte lo stile dell’autore un altro punto a favore è l’idea di base che ha questo libro ovvero l’utilizzare una figura impressa nella mente di tutti come quella di Leopardi per fare dei ragionamenti semi-profondi sulla società di oggi,  ragionamenti mirati in diversi ambiti.

Un altro punto positivo è il trattare quattro fasi, che sono le fasi della vita di ognuno, ovvero l’adolescenza, la maturità, la riparazione e la morte.

Lo stile comunque fa tanto, nel senso che se non fosse stato per la scrittura brillante dell’autore questo libro per me sarebbe stato valutato con neanche una stellina.

Passiamo ai punti negativi, così analizziamo bene per quale motivo a me personalmente questo libro non è piaciuto.

Ricollegandomi all’autore, durante il corso del libro quest’ultimo ci racconta un tot di vicende personali che ha vissuto con alcuni adolescenti, ragazzi che scrivevano di loro pugno lettere a D’Avenia chiedendogli consigli o magari cercando un dialogo con lo scrittore.

Secondo me, nel narrare queste vicende avute con giovani ragazzi/e D’Avenia pecca ogni tanto di saccenza o saccenteria, dando al lettore un immagine di sé che io ho trovato fastidiosa.

Ho ritrovato in lui, alcune volte non sempre, quella stessa saccenteria che avevano alcuni miei professori all’epoca della scuola.

Comunque oltre a questo, un altro punto negativo che mi è saltato all’occhio una volta terminato questo testo, che io non so se classificare come romanzo o come saggio chiamiamolo ibrido, è il fatto che tutta l’opera a mio vedere ha un punto di partenza, ha un viaggio centrale confuso e frastagliato e un finale poco motivato.

Infatti il libro si apre con una domanda implicita che è “qual’è l’arte di essere fragili?” per poi concludersi con una risposta, ma è una risposta che non mi ha stupita particolarmente anzi mi ha lasciato un sentimento di delusione molto forte.

E’ un libro infarcito, saturo di rimandi e operette del poeta Leopardi, essendo appunto uno dei personaggi principali di questo testo, uso il plurale perché mi è sembrato che l’altro personaggio fosse D’Avenia appunto.

Si citano anche Keats, Zagajewski, la Bibbia, Kafka, Dante ecc. ecc.

In questo libro si parla principalmente di adolescenza, del desiderio che porta la giovinezza di fuggire, del “rapimento”, del “seme”, della morte, del dolore.

Voi vi starete chiedendo “cosa intendi per seme e rapimento?”, adesso ve lo spiego subito.

Durante tutto il libro leggerete spesso (troppo spesso per i miei gusti) queste due parole, “rapimento” inteso come l’illuminazione che ognuno di noi ha o deve ancora avere su quello che vuole fare nella propria vita e “seme” come il dovere di soffrire per poi aprirsi alla vita e apprezzare la felicità.

Non sono una fan dei concetti ripetuti per troppe volte, secondo me la definizione che da l’autore di queste parole è apprezzabile ma vengono inserite troppe, troppe volte durante il corso del libro, ogni volta che me le ritrovavo davanti mi veniva voglia di chiudere il libro e fregarmene del “rapimento”.

Quando ho iniziato questo libro avevo paura che Leopardi fosse usato come pretesto per magari incuriosire più lettori o arrivare a più persone, in realtà no, Leopardi c’è in questo libro.

Il problema maggiore che ho con questo testo è che ora che l’ho terminato sento di non aver letto nulla, non mi ha lasciato niente, è come se avessi letto 209 pagine bianche.

Come vi avevo detto in passato il dire “questo libro non mi ha lasciato nulla” penso sia una delle affermazioni più critiche che si possono fare nei confronti di un opera, perché io lettore mi aspetto di portare qualcosa con me alla fine di un viaggio.

Un insegnamento, un esperienza, un ricordo, un qualcosa che in ogni momento mi faccia ricordare quel viaggio, con L’Arte di Essere Fragili purtroppo questo non è accaduto.

Mi dispiace perché nutrivo grandi speranze per questo titolo, purtroppo il modo non approfondito in cui l’autore ha trattato i temi qui presenti mi ha delusa.

C’è troppa saccenteria, troppa retorica inutile in questo libro, mi aspettavo anzi volevo leggere qualcosa di sconosciuto, qualcosa che ancora non sapevo e invece qui non ho fatto grandi scoperte, non mi ha detto nulla di nuovo.

Mi è sembrato in alcuni momenti, il classico libro infarcito di frasi belle messe lì senza motivo se non per la loro bellezza.

Sicuramente però leggerò altro di D’Avenia perché mi piace il suo stile e senza questo sicuramente L’Arte di Essere Fragili non sarebbe meritevole di due stelline e mezzo, ops spoiler.

Mi piacerebbe leggere “Ciò che Inferno Non è”, ma non ora ho bisogno di smaltire quest’ultima lettura, comunque di certo approfondirò l’argomento D’Avenia.

Voto:

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Bene,

dopo questo tema vi lascio vado a piantare qualche seme.

E voi ragazzi? Avete mai letto questo libro? Vi e piaciuto?

A prestissimo!

Elisa

LiberTiAmo di Aprile

Buon pomeriggio, buon inizio weekend e sopratutto buon aprile!

Allora ragazzi, come ogni mese, eccoci qui io e Tiziana per annunciarvi il titolo del mese corrente in questo caso.

Infatti come ogni mese sul gruppo abbiamo indetto un sondaggio e da questo sondaggio solo un titolo è uscito vincitore (con anche una buona maggioranza di voti).

Ma ci arriviamo tra poco al titolo.

A parte che se già ci seguite su Goodreads o sui social come Instagram già lo saprete, ma lasciamo ancora un po’ di patos.

Infatti prima ho qualche piccolo annuncio da fare:

il primo è che abbiamo deciso di agire in questo modo, ovvero pubblicare l’annuncio della lettura del mese anche qui sul blog, per chi non segue effettivamente il gruppo su Goodreads ma magari vuole leggersi il titolo da solo e legge i nostri corrispettivi blogs.

Secondo, come da tradizione, il 4 (ovvero martedì) sui nostri blog uscirà la recensione del titolo dello scorso mese che è stato L’Arte di Essere Fragili di Alessandro D’Avenia.

Terzo e ultimo, a breve uscirà l’articolo delle cose del mese di marzo che non c’entra nulla con questo articolo, ma dovevo scriverlo così non scappa dalla mente.

Come succede solitamente con questo tipo di articolo oggi sarò breve, infatti vi farò un leggero accenno alla trama e vi darò varie informazioni sulle attività che svolgeremo nel gruppo per questo libro.

Quindi siamo arrivati al momento clou.

Il titolo del mese di aprile per il gruppo di lettura è:

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Le Ragazze – Emma Cline

Editore: Einaudi

Trama

Evie voleva solo che qualcuno si accorgesse di lei. Come tutte le adolescenti cercava su di sé lo sguardo degli altri. Un’occasione per essere trascinata via, anche a forza, dalla propria esistenza. Ma non aveva mai creduto che questo potesse accadere davvero. Finché non le vide: le ragazze. Le chiome lunghe e spettinate, i vestiti cortissimi. Il loro incedere fluido e incurante come di “squali che tagliano l’acqua”. Poi il ranch, nascosto tra le colline. L’incenso, la musica, i corpi, il sesso. E, al centro di tutto, Russell. Russell con il suo carisma oscuro. Ci furono avvertimenti, segni di ciò che sarebbe accaduto? Oppure Evie era ormai troppo sedotta dalle ragazze per capire che tornare indietro sarebbe stato impossibile?

Le vicende di questo libro sono vagamente ispirate ad una storia vera, alla vicenda della The Family di Charles Manson che proprio in quegli anni formò una vera e propria setta e spinse questi membri all’omicidio.

Tra l’altro mi sembra di avervi, ai tempi dell’uscita, parlato di questo libro in un appuntamento delle News Letterarie e io stessa rimasi affascinata dalla trama di quest’opera.

Emma Cline è una giovane autrice americana e “Le Ragazze” è il suo primo romanzo.

Quest’anno ho già capito che è l’anno degli autori esordienti per la sottoscritta.

Le Ragazze sarà in lettura sul gruppo dal 01/04 al 30/04, per tutto il mese di aprile.

Questo era tutto ragazzi, noi vi aspettiamo sul gruppo se volete unirvi a noi e leggere assieme questo testo e spera anche i prossimi!

A prestissimo!

Elisa

Review: Fondotinta “24h Care Perfection” – Deborah

Buongiorno compari, buon mercoledì, ed è proprio il caso di dirlo, finalmente ci ritroviamo!

Pensavate fossi scappata nelle terre lontane del Sud eh, speravate mi sa, invece no.

Vi chiedo scusa per l’assenza di questo di questo periodo, tra malanni vari e impegni mi è toccato rimandare la stesura di vari articoli che avevo in mente, ma non vi preoccupate a breve arriveranno tutti.

Recensioni libresche, review, cose del mese, chi più ne ha più ne metta!

Dunque era da un po’ di tempo che non mi sedevo tranquilla a parlarvi di qualche prodotto makeupposo testato e valutato, bene oggi finalmente torniamo a parlare di make up.

Infatti da qualche tempo sto testando questo fondotinta della Deborah, marchio che a me tutto sommato non dispiace, e visto che sono vicina alla goccia finale è giunto il momento di parlarvene.

Iniziamo subito!

Il fondotinta di cui parleremo oggi fa parte della linea “24h Care Perfection“.

Marca: Deborah

Prodotto: Fondotinta

Colorazioni: 5

Prezzo: dai € 7,90 ai € 12,00

Quantità di Prodotto: 30 ml

Review

Come vi dicevo prima ho acquistato questo prodotto da due mesi circa e ora, che è vicino a quello che sarà l’ultimo dei suoi giorni, mi ritrovo a guardare questa boccetta e pensare “mi è piaciuto veramente questo fondotinta?”

Ho testato dei prodotti sicuramente peggiori ma anche questo ha i suoi punti negativi per quanto mi riguarda.

Prima di tutto il colore, questo è un punto soggettivo, dipende dal vostro incarnato e ognuno è diverso ma avendo io una pelle molto chiara acquisto sempre la prima colorazione, quindi la più chiara.

Qui, nonostante avessi acquistato il numero 01, man mano che lo testavo mi sono accorta che era comunque scuro per la mia pelle.

Sono disponibili ben 5 colorazioni, che sono pochine forse sarebbe stato utile aggiungerne una più chiara e una più scura.

Dunque, io non sono la persona più chiara dell’universo, ci sono anche persone che hanno la pelle più chiara della mia e che non potranno portare probabilmente questo fondotinta perché il primo colore, il più chiaro, risulta comunque sempre scuro e una volta applicato (nonostante ci si impegni nella stesura) ci si ritrova con quel’orrido effetto “mi sono abbronzata solo la faccia, ecco perché è più scura”.

Secondo punto negativo, la stesura.

Ogni volta che applico questo prodotto devo lavorarlo non so per quanti minuti prima che tutto l’insieme sembri quanto meno passabile, sembra di star muovendo del silicone o del cemento strofinandolo sopra la superficie per farlo aderire bene.

Infatti, una volta steso si appiccica (scusate la finezza, ma è proprio questa la sensazione) al viso e da lì non si muove più.

Durante la giornata però questa sensazione di appiccicato non si sente, si avverte solo nel momento della stesura per il resto come comfort generale mi sento di promuoverlo.

Questo fondotinta, stando alle informazioni di Deborah e all’idea che c’è dietro questa linea, il fondotinta dovrebbe anche effettuare sulla pelle un trattamento skincare.

Infatti all’interno ha delle piccole sfere di acido ialuronico che giorno dopo giorno idratano la pelle (con un uso costante) e le restituiscono la sua naturale bellezza.

Io posso dirvi che dal mio lungo periodo di prova, perché i primi tempi non sapevo cosa pensare di questo prodotto, ho notato una leggera idratazione ma niente di curativo per le pelli secche o comunque niente di miracoloso.

Il fondotinta ha una buona tenuta, quindi questo acido ialuronico lavora per tutto il giorno sulla pelle.

Infatti io lo applico alla mattina per poi toglierlo alla sera e gli unici punti del viso in cui il prodotto scompare sono il naso e la fronte, la zona T insomma.

In quei punti tendo ad avere una pelle grassa mentre nel resto del viso è secca, forse è proprio per questo che nel resto del viso aderisce perfettamente fino a sera mentre nella parte grassa crolla dopo qualche ora.

Se avete su tutto il viso una pelle grassa non credo che questo fondotinta possa fare al caso vostro, perché avendo un effetto idratante rischia di andare ad appesantire ancora di più il viso.

Consiglio di utilizzarlo in inverno o in autunno comunque non con un clima eccessivamente caldo perché potreste arrivare ad avvertire quella fastidiosa sensazione di pesantezza ed eccessivo carico sulla pelle.

Tutto sommato comunque non è un orribile come prodotto, è un normale fondotinta che da quello che ho potuto testare io, non ha particolari funzioni, svolge il suo compito, compre sufficientemente le imperfezioni, dura tutto il giorno sulla maggior parte del viso, insomma niente di stupefacente o eccezionale.

E’ un buon fondotinta, se avete una pelle secca, se ci ritroviamo in una stagione fredda, se vi capita di trovarlo in giro e avete finito il vostro fondotinta io gli darei una possibilità!

Voto:

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Tre stelle sono il voto perfetto per lui, buono ma non eccezionale, un buon ripiego in caso di emergenza comunque.

Bene gente, e voi?

Qual’è il vostro fondotinta preferito? Avete provato questo prodotto qui? 

Noi ci leggiamo prestissimo!

Elisa

CitaTime

” L’adolescente si lascia a poco a poco alle spalle il pensiero magico e onnipotente del bambino, la fantasia non lo difende più, la vita entra dentro di lui in modo nuovo e più pieno, ferendolo.”

 L’Arte di Essere Fragili – Alessandro D’Avenia

PoetryTime

Tutto Vale

Io credo che una foglia d’erba non valga affatto
meno della quotidiana fatica delle stelle.
E la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
come l’uovo di uno scricciolo,
E la piccola rana è un capolavoro pari a quelli più famosi,
E il rovo rampicante potrebbe ornare i balconi del cielo.
E la giuntura più piccola della mia mano qualsiasi meccanismo può deridere.

Walt Whitman

Manualetto Pratico a Uso Dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Buonasera a tutti/e compari!

Dunque, come procede la vostra settimana, desiderate di arrivare a sabato il prima possibile?

Oggi recensione, di un titolo che tratta un tema che a me personalmente interessa molto ovvero quello della scrittura.

Quindi che dire, siamo più o meno a metà settimana, tutto procede come sempre e già che ci siamo “rosso di sera bel tempo si spera”.

Visto che non vedo l’ora di parlarvi questo questo libro, iniziamo subito!

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Manualetto Pratico a Uso dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Editore: Mattioli 1885

Pagine: 109

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Non è disponile un’edizione digitale

Prima Pubblicazione: 2010

Link all’acquisto: QUI

Trama

Che cosa succede nell’animo di un rispettabile professionista, di un marito affettuoso, di un padre premuroso quando travolto da un’idea apparentemente felice decide di scrivere un romanzo e cerca di pubblicarlo? Una discesa agl’inferi. Un’autoanalisi ironica sugli esordi, grotteschi e drammatici, di una passione irrefrenabile.

Verrai travolto dal desiderio irrefrenabile d’essere altrove mentre sarai perduto in queste immagini e ti sembrerà che nonostante molti siano gli autori scadenti e i libri inutili e pochi i grandi autori e i libri necessari, forse varrebbe la pena di fare un altro tentativo, di giocare la sorte ancora una volta perché senti intimamente e profondamente che potresti far parte dei pochi e dei grandi, anzi sei certo di farne parte indipendentemente dai giudizi degli altri e ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma ti costringe a procedere, con questa voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.

Recensione

Ogni tanto sento davvero il bisogno di leggere qualcosa inerente alla scrittura, al percorso di uno scrittore, al come nasce una storia, insomma sento la necessità di leggere di scrittura.

In questo piccolo saggio/manualetto Tuena ci narra il percorso che segue un aspirante scrittore dal momento in cui viene folgorato di un idea illuminante che non può ignorare, seguono tutte le fasi quindi dal tentare la pubblicazione ad un’apparente rinuncia.

Tuena ha sempre un atteggiamento ironicamente pessimista, per tutta la durata del testo infatti l’autore sembra quasi sbeffeggiare il novello scrittore che arde dalla voglia di portare a termine il suo progetto letterario.

Questa velata critica rivolta agli scrittori “mediocri” o “ignoranti” come li chiama l’autore, è supportata dalla tesi che sono i pochi i grandi e sono troppi invece quelli che si credono grandi.

Per tutta la durata del testo Tuena sostiene questo modo di pensare per poi alla fine lasciar entrare uno spiraglio di luce, un bagliore di speranza.

Sembra quasi che dopo 100 pagine in cui un novello scrittore che legge questo libro sente di essere meno certo delle sue possibilità, alla fine avverte come se l’autore gli stesse picchiettando sulla spalla per dirgli “ok, forse sei uno dei tanti, ma non smettere di provarci comunque”.

Il testo è basato sulle difficoltà che uno scrittore incontra sul proprio cammino dal tener nascosta la propria natura ai suoi affetti, al prendere coraggio e identificarsi sotto il termine “scrittore”, ai vari tentavi (spesso fallimentari) con le case editrici, dalla delusione al “chi me l’ha fatto fare”.

Chiunque può leggere questo libro, certo se siete aspiranti scrittori vi sentirete maggiormente tirati in causa, ma nel caso voi non lo foste potete tranquillamente buttarvi in questa lettura se siete interessati a quello che accade nella testa di uno scrittore ai primi tentativi.

Ho imparato un’importante lezione da questo manualetto che è “hai comunque il diritto e il dovere di tentare se senti il feroce morso della scrittura”.

Il punto di forza di questo libro oltre alla forte critica che smuove è  l’altrettanto forte realismo che esprime, non c’è trucco ne’ finzione l’autore ti sbatte in faccia il fatto che la vera scrittura non è per tutti e tu non puoi inutilmente puntare troppo in alto.

Mi sarebbe piaciuto che questo libricino avesse 50 o 60 pagine in più, come vi dicevo prima il lume della speranza che infonde questo libro è minimo ma è proprio per quel lume che io me lo ricorderò, in queste pagine mancanti mi sarebbe piaciuto leggere l’arte della pazienza e della perseveranza.

Perché Tuena fa rifermento al “tentare comunque” solo in due paginette scarse quindi a fine lettura ci si ricorderà sopratutto della critica fatta all’autore.

Io forse è per colpa del mia stramba positività che mi ricordo maggiormente quelle due paginette, ma un altra persona è più facile che si ricordi il realismo e la critica di Tuena.

E’ un libro difficile da descrivere, uno di quei casi in cui bisogna leggerlo effettivamente per capire di cosa parla e di come è strutturato.

A me tutto sommato è piaciuto, è stata una lettura simpatica, che mi ha fatto tenere i piedi ben saldi al terreno e mi ha ricordato la regola del provarci.

Voto

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Piacevole, non perfetto ma comunque non mi pento di averlo letto e consiglio a tutti di dargli una possibilità.

Bene gente, e voi?

Avete mai letto questo libro? Anche voi amate leggere di scrittura?

A presto!!

Elisa

PoetryTime

Credevo che la facoltà
d’amare fosse spenta nell’animo mio.
Ora mi accorgo ch’ella
vive ancora ed opera.
Sono nato per amare,
ho amato E forse
con tanto affetto
quanto può mai cadere
in anima viva.

Giacomo Leopardi

Cose del Mese – Febbraio!

Buonasera e buona festa delle donne!

Non amo solitamente queste festività, ma se servono a puntare luce su faccende importanti che solitamente vengono accantonate, bhe ben vengano.

Sono dell’opinione che la donna, e anche tutti gli altri esseri umani ovviamente, vada rispettata ogni giorno non solo oggi perché è la festa delle donne.

Comunque, dopo la mia abilità nel smontare le feste, direi di proseguire e parlare dell’argomento di oggi.

Eh sì, perchè sono in un ritardo mostruoso, lo so, lo so ma oggi rimedierò.

Dunque, febbraio è finito da otto giorni ormai (come se fosse mai davvero arrivato poi) e come ogni mese è arrivato il momento di trarre le somme di quello che è stato.

Quindi eccoci arrivati al momento in cui ci mettiamo comodamente seduti sulla poltrona, o sdraiati sul divano a parlare di cose appunto, varie e numerose…

Ebbene sì, iniziamo!

Film del Mese

Come vi dicevo prima, il mese di febbraio data la brevità è a malapena esistito per me, quindi per le prime settimane non ho visto film degni di essere citati.

Non sono neanche andata al cinema questo mese ma, visto che marzo si avvicinava e io mi sentivo vuota dal punto di vista cinematografico, mi sono buttata su un regista/attore/tuttofare molto amato, ovvero il buon vecchio Clint Eastwood.

In particolare vi cito due pellicole che non fanno parte dell’idea di un Clint cowboy, a me i cowboy non fanno impazzire, ma dell’idea di un Clint duro e in pensione.

Il primo in alto è Di Nuovo in Gioco, un film diretto da Robert Lorenz uscito nel 2012, mentre il secondo in basso è Gran Torino diretto dal nostro caro Clint uscito nel 2009.

Diciamo che la causa di questo interesse per un mostro sacro del cinema come Clint è nata per colpa di mio padre che è un grande fan di quest’uomo.

Di Nuovo in Gioco l’ho visto per la prima volta questo mese e non mi è dispiaciuto però non è un capolavoro, è un film piacevole da seguire, c’è Amy Adams che io adoro anche ma non è tra i migliori in cui compare Clint.

Tra l’altro lo sapevate che Amy Adams è nata a Vicenza, in Italia?

Io no.

Comunque, questa pellicola parla di un padre ed una figlia (Clint E. e Amy A. appunto) che si ritrovano perché Mickey, la figlia, decide di tornare per stare accanto al padre, che sente ormai il peso dell’età che avanza, e per aiutarlo nel suo lavoro.

E’ un film che diventa piacevole nelle scene padre-figlia che sono molto intense e reali mentre si smonta nelle altre scene che fanno perdere brio alla pellicola, comunque una visione interessante.

Voto: 6/7

Ora parliamo di Gran Torino, qui sappiate che si potrebbe aprire una parentesi infinita per quanto mi riguarda perché a febbraio l’ho rivisto per l’ennesima volta e nonostante le visioni siano state parecchie questo film continua a farmi innamorare di Clint, come regista e come attore.

Gran Torino parla di un uomo anziano vedovo abbandonato da una famiglia che pensa solo ad arricchirsi con un suo futuro decesso. Walt, questo è il nome del protagonista, è un veterano della guerra in Corea che non riesce a sopportare l’idea di avere come vicini di casa una famiglia di asiatici. Ama stare solo e oltre alla birra la sua più grande passione è la sua macchina, una Gran Torino appunto. Un giorno un membro della famiglia asiatica vicina di Walt tenta, assieme ad un gang non troppo raccomandabile, di rubare l’auto di Walt. Da quel giorno il nostro protagonista prenderà sotto la sua ala Thao, questo giovane ragazzo che rischia di aggregarsi a compagnie che non lo rappresentano.

Questo film è diventato indimenticabile per me, dato il numero di volte in cui sono stata costretta a sorbirmelo, anche se dopo poco ho scoperto che era un piacere per me vederlo.

E’ grazie a questo film che ho scoperto la grande abilità di Clint come regista, una pellicola da vedere assolutamente, di alto livello e di buonissima fattura.

Un film indimenticabile, geniale, espressivo e di carattere.

Voto: 9

Serie Tv del Mese

Allora, ho ripreso una serie questo mese, finalmente visto che le avevo abbandonate tutte.

La serie in questione è Shameless Us.

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Non penso di avervene mai parlato di Shameless, già il titolo della serie dice tutto infatti i personaggi sono proprio “senza vergogna” in tutti i sensi.

Scene di sesso, linguaggio ultra-sboccato, violenza ecc. ecc.

Mi rendo conto che a primo acchito, per chi non ha l’ha mai vista, questa serie possa sembrare superficiale o rappresentante di una volgarità e di una violenza gratuita, in realtà in Shameless si affrontano argomenti molto delicati come la depressione, la bipolarità, l’abuso di alcool e sostanze.

Mi ha stupita il fatto che questi argomenti vengano trattati con una cura e un rispetto difficili da trovare, mi è capitato di vedere serie o film in cui argomenti come questi venivano trattati con superficialità e semplicità, questo non è assolutamente il caso di Shameless.

Si descrivono queste malattie in modo reale, non c’è finzione, si rappresenta la dura realtà delle persone che soffrono di queste gravi patologie senza truccare nulla.

Il mio personaggio preferito è Ian Gallagher, terzogenito della famiglia Gallagher.

Un altra cosa importante è che ogni personaggio ha difetti e pregi, come nella realtà, non ci sono personaggi “eroi” nessuno è completamente perfetto o imperfetto, non c’è il classico belloccio o la classica belloccia di turno, intelligente, buona, simpatica che salva sempre la situazione.

Ian stavamo dicendo è un ragazzo omosessuale che soffre di disturbi gravi di bipolarità ed è innamorato di Mickey, un giovane che nel corso delle prime stagioni si ostina a nascondere un’omosessualità presente.

L’ho ri-iniziata la serie, visto che ormai non mi ricordavo più niente e sono arrivata al punto di prima quindi alla quarta stagione, devo iniziare la quinta.

Mi sta piacendo, un personaggio che mi ha sconvolta è Fiona, la primogenita del Gallagher, perché all’inizio non avevo capito il fatto che ogni personaggio fosse reale, senza trucchi cinematografici vari, quindi all’inizio pensavo fosse la buona della storia in realtà.. si insomma…

Canzone del Mese

A febbraio c’è stato Sanremo, mamma mia è già finito da un mese, e nolente o dolente chiunque ha ascoltato qualche canzone del festival.

Compresa la sottoscritta, infatti mi sono totalmente innamorata della musica di Ermal Meta, un artista che adesso grazie a Sanremo sta riscuotendo quel successo che si meritava.

Ecco alcune delle canzoni dell’artista più ascoltate del mese:

Ermal Meta – Vietato Morire

Ermal Meta – A parte Te

Ermal Meta – Odio Le Favole

Ermal Meta – Lettera A Mio Padre

Cosmetico del Mese

Questo mese non vi preoccupate, niente rossetti, ne ho uno da inserire ma mi trattengo solo per voi.

Il cosmetico del mese è stato un mascara, che mi hanno regalato a Natale ma che ho aperto e provato solo a febbraio, è un mascara popolarissimo ma che io non avevo mai provato.

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Il mascara in questione è l’I Love Extreme di Essence.

Come potete vedere nell’immagine, probabilmente al momento della produzione lo scovolino era rosa, ora non più.

Non so perchè non l’avessi mai provato prima, forse perché non l’avevo mai trovato, sta di fatto che mi piace molto.

Da in poche passate un effetto “apertura” alle ciglia (come sono antica, dovevo usare un termine inglese), che allo stesso tempo risulta naturale e intenso.

Probabilmente la persona che me l’ha regalato o ha rapinato un punto vendita Oviesse di notte o ha fatto a botte con qualcuna perché per quanto mi riguarda trovare questo mascara dalle mie parti equivale a trovare il Santo Graal.

Comunque, ottimo prodotto, economico, fa quello che deve fare insomma la tenuta è l’unica piaga se proprio devo fare la puntigliosa.

Profumo del Mese

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Il profumo del mese è stato Il Profumo delle Fate, che ho acquistato qualche mese fa e ho riscoperto a febbraio.

Si può acquistare in erboristeria, ma anche online (su vari siti di profumi e anche su Amazon)

.Come ho detto anche nello scorso appuntamento di questa rubrica, vi ripeto che il profumo è soggettivo quindi il fatto che piaccia a me non vuole assolutamente dire che possa piacere a tutti.

A parte che solo per il fatto che si parla di fate tutto ciò è meraviglioso, ma accantonando il titolo ha proprio un buon profumo.

Dovrebbe essere naturale quindi è molto fresco, femminile sulla pelle e dura anche molto comunque per la formulazione naturale con cui è stato prodotto.

Vi cito, per descriverlo, la frase che è stata adoperata sul sito Lillanatura.com

“La scoperta “della Fata” che esiste in ogni donna, una brezza leggera e profumata di fiori in grado di accendere la femminilità, il fascino e tutta la complessità della sfera emotiva femminile.”

App del Mese

Questo mese le app sono ben quattro, non mi sono risparmiata questo mese.

Una è un reminder, ovvero Audible.

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E’ tornata nella mia vita e ha degli audiolibri che mi sono piaciuti molto, magari in futuro ci farò un articolo dedicato, per il resto ve ne ho già parlato, qui.

Poi, sapete che nello scorso articolo delle cose del mese vi avevo parlato della mia curiosità nei confronti dell’argomento sono, o meglio dire monitorare e studiare il proprio sonno.

Bene, oltre a Sleep ho scoperto un altra app che serve a monitorare il sonno e devo essere sincera mi sta piacendo anche più di Sleep.

L’app in questione è Sleep Better.

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La funzione di questa app è molto simile a Sleep, cambia il fatto che qui non siete sollecitati ogni due secondi a sborsare soldi per varie funzioni extra.

Ha una sveglia, molto fastidiosa e insopportabile per quanto mi riguarda ma quale sveglia non lo è, che potete anche disattivare e nel momento in cui la sveglia suona il monitoraggio del vostro sonno si interrompe.

Mi sta piacendo, promossa.

Ultime due app, sempre inerenti all’argomento sonno e dormire bene, sono app che aiutano a prendere sonno con suoni vari.

Le app migliori secondo me per quanto riguarda i suoni rilassanti sono, a sinistra Relax Melodies e a destra Noisli.

Noisli è ultra famoso quindi vi dico solo che ha il numero giusto di suoni, non troppi ma abbastanza per tutti i gusti, ed è gratis completamente.

Mentre Relax Melodies ha molti suoni, forse un po’ troppi, suoni molto vari dalle campane tibetane al ruscello in montagna mezzo ghiacciato, e se volete altri suoni dovente diventare PRO quindi sborsare denaro.

Comunque in generale mi piacciono entrambe, ho notato che i suoni di Noisli sono leggerissimamente più reali ma è una cosa da poco insomma.

Scoperta del Mese

Dunque, non è che abbia scoperto grandi cose nel mese di febbraio ho però iniziato a studiare una raccolta che avevo acquistato anni fa ormai e non so se ne ve ho già parlato (nel caso, siete autorizzati a scrivermi che ho rotto le balls nei commenti e scusatemi), una raccolta sulla scrittura.

scrivere

Questa raccolta qui chiamata Scrivere edita da Fabbri, uscita due o tre anni fa che io avevo collezionato dal primo all’ultimo volume perché inutile dire che il progetto mi interessava assai.

Insomma finalmente mi sono decisa a ri-metterci mano e studiarla dall’inizio alla fine, è proprio come un corso un corso di scrittura creativa con i vari esercizi a fine lezione, gli accenni a grandi autori, i concetti della scrittura, tutto quanto curato alla perfezione oserei dire.

Mi sento come se fossi tornata a scuola e non è una brutta sensazione.

Ora sto studiando il primo volume, magari più avanti saprò dirvi qualcosa in più.

Citazione del Mese

Visto che febbraio per me è stato il mese di Virginia Woolf, perchè non inserire una citazione proprio di questa meravigliosa donna e autrice?

Infatti, perché no?

“Le illusioni sono per l’anima ciò che l’atmosfera è per la terra. Toglietele quell’aria tenera, e la pianta morirà, i colori svaniranno. La terra su cui camminiamo è cenere estinta. È marga quella che calpestiamo, e ciottoli spietati ci feriscono i piedi. La verità ci annienta. La vita è un sogno. È il risveglio ad ucciderci. Chi ci deruba dei sogni ci deruba della vita…”

Virginia Woolf

Cosa Positiva/Negativa del Mese

Sapete, mi piacerebbe essere una di quelle persone che hanno una vita così movimentata che ogni volta ripensando al mese precedente non sanno che avventura raccontare per quante ne hanno vissute.

Ma no, non sono una popstar americana, una scrittrice di successo o una fashion blogger  quindi non ho la vita movimentata o piena di avventure che hanno quest’ultime ma ho la mia e se volete la mia totale sincerità ho capito che bisogna apprezzarla la propria vita ed è quello che mi impegno a fare io, ogni giorno.

Aspettate, la vita movimentata ce l’ho nel senso che vado a lavoro e faccio le stesse cose e gli stessi movimenti ma non nel senso che come succede nei film, un bel giorno andando a lavoro “Ops! Ho schiacciato una cacca di cane d’oro! Ops! Il principe azzurro mi ha appena suonato al campanello! Meglio correre o penserà di essere solo un altro nome preso da una lista immensa di pretendenti!”

Insomma ci siamo capiti.

La vita reale non è così piena d’emozioni e se la vostra lo è beh fortunati voi!

Quindi per rispondere a questo amletico quesito, cosa positiva: ho scoperto di avere una famiglia meravigliosa e il macigno che sentivo per quanto riguarda il misterioso futuro si sta alleggerendo.

Cosa negativa, mi hanno suonato al campanello ma non era il principe azzurro era il postino con tante, troppe cose da pagare.

Obbiettivi per il Prossimo (ovvero questo) Mese

Dunque, la patente accantoniamola per il momento perché non ci riuscirò mai adesso.

Obbiettivo uno, essere più presente sui social e sul blog, lo so che lo scrivo ogni volta ma questo mese me lo appiccico sulla fronte.

Obbiettivo due, finire Mentre Morivo.

Obbiettivo tre, ricordarmi di sostituire i fiori il vaso.

Obbiettivo quattro, scrivere, scrivere, scrivere!

Bene gente e anche oggi sono riuscita a sommergervi di discorsi e parole coerenti e non.

E voi? Come avete passato questo rapido febbraio? Ve lo ricordate o è stato troppo breve?

Noi ci leggiamo prestissimo!!

Elisa

La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Buongiorno cari compari e buon sabato!

Come anticipato nello scorso articolo eccoci qui, io e Tiziana, con la recensione de “La Signora Dalloway” di Virginia Woolf, che è stato il libro di febbraio del GDL.

Dunque, a essere sincera non pensavo nemmeno di riuscire a scriverlo questo articolo visto che fino al 20 febbraio non ho degnato di uno sguardo questo libro, per tre motivi principalmente.

Non pensavo fosse il momento giusto per la Woolf, con questa autrice c’è poco da fare bisogna applicarsi, ci vuole sempre un buon livello di concentrazione quando si legge.

Secondo, l’ho iniziato abbastanza tardi verso la seconda/terza settimana del mese… non ricordo, comunque tardi.

Terzo, ho voluto dare la precedenza ad altre letture quindi l’ho leggermente scansato.

Con queste meravigliose pseudo-premesse direi di iniziare!

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La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Editore: Einaudi

Pagine: 194

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 9,00

Prezzo ebook: € 2,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1925

Link all’Acquisto: QUI

Trama

13 giugno 1923. Clarissa Dalloway, una signora dell’alta borghesia londinese, esce a comprare i fiori per la festa che sta organizzando per la sera. Passeggia per le strade di Londra, sfiora la vita di tanti sconosciuti, ma non ha il fare allegro di chi si prepara a qualcosa di lieto, il suo incedere è incerto e continuamente ostacolato da pensieri che le affollano la mente, da ricordi che si intrecciano con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai potrà tornare. Desideri, angosce e paure della solitudine, della morte ma anche della vita, si rincorrono in un flusso incessante di parole che aprono ad altre parole.

“Strano, pensò, sostando sul pianerottolo, e assumendo quella forma di diamante, quella persona intera, strano come una padrona di casa conosce il momento preciso, il vero carattere della sua casa!”

Recensione

Come vi dicevo in alto, la Woolf risulta piuttosto complessa come scrittrice se l’affrontate per la prima volta, erano mesi che non leggevo qualcosa di questa immensa autrice e ritrovarmi catapultata nel suo stile così arzigogolato, sempre in movimento, sempre così meravigliosamente contorto mi ha riportato alla memoria la prima volta in cui l’affrontai, cosa che feci anni fa con “Una Stanza Tutta per Se'”.

Vorrei mettermi a scrivere paragrafi di considerazioni sulla Woolf ma non penso, ad ora, di avere una conoscenza abbastanza approfondita dell’autrice per potermelo permettere.

Magari dopo aver letto più opere sue un domani farò un articolo dedicato solo a quella grandissima donna e scrittrice che era la Woolf, ma ne riparleremo in un futuro prossimo.

Dunque, avendo solo letto sono una sua opera prima di questa lettura mi sentivo leggermente titubante, perché il titolo che avevo letto era un saggio mentre questo è un vero e proprio romanzo.

Tutto il testo usa il “meccanismo” del flusso di coscienza o monologo interiore ovvero quella complicata tecnica letteraria per cui se sei Virginia Woolf viene fuori qualcosa di meraviglioso.

Essendo un romanzo del 1925, scritto sotto “flusso di coscienza” so cosa state pensando i meno amanti dei classici di voi, “ho capito va, chissà che pesantezza”, no.

Assolutamente no, a parte la difficoltà iniziale che con la Woolf per quanto mi riguarda c’è sempre, il resto del libro scorre piacevolmente ed è lento ma mai pesante.

L’elemento che più ho adorato, anzi ho letteralmente amato in questo libro è la capacità della Woolf di descrivere, paesaggi, emozioni, paure, amori, pensieri dei personaggi.

Le sue descrizioni sono qualcosa di paradisiaco e non sto esagerando, sembrano quasi poesia si potrebbero rileggere all’infinito e dentro, sono fortemente convinta, si troverebbe ancora del significato profondo ogni volta.

Ma parliamo della trama di per se, dunque è piuttosto semplice, il testo segue le vicende di Clarissa Dalloway durante il corso di una sola giornata.

Clarissa è una donna piuttosto snob come l’Inghilterra descritta dall’autrice, è moglie di Richard un uomo benestante, dai modi gentili e raffinati.

Poi c’è Septimus, un personaggio che rappresenta l’alter-ego della Woolf nel libro, è un uomo scampato alla guerra, che a visto morire davanti ai suoi occhi Evans un suo caro amico e da quel momento si sente vuoto, sente di non provare più nulla.

Clarissa è il personaggio principale mentre Septimus è il coprotagonista.

Si avverte perfettamente lo stacco fra i due come se ogni che si passa dalla signora Dalloway allo sconsolato Septimus il libro si dividesse in due parti completamente diverse.

Da un lato l’amore per la vita, per lo sfarzo, per l’apparenza, dall’altro il peso del passato che schiaccia la mente poco stabile di un uomo convinto di voler sfuggire dalla natura umana.

Altro personaggio da ritenere piuttosto importante è Peter Walsh, innamorato in giovane età di Clarissa ha sempre ceduto ad amori sbagliati, quando lo incontriamo noi all’inizio del libro è di ritorno da un lungo viaggio in India.

Il mio personaggio preferito, personalmente, è Septimus per il suo animo tormentato, la sua follia, in lui c’è molto altro rispetto alla “mancanza di proporzione” in lui ho letto qualcosa di profondamente vero e profondo.

I punti di forza di questo romanzo sono i personaggi e lo stile, impareggiabile, della Woolf.

Nonostante l’affetto spontaneo che ho provato nei confronti di Septimus (nome meraviglioso tra l’altro), la parte principale della mia concentrazione andava alle descrizioni.

Non posso farci niente, mi è sembrato di leggere una lunghissima poesia che nel mio cervello scorreva fra petali di rosa, stoffe soffici di abiti appena confezionati e rintocchi rumorosi che trafiggono le ore.

E’ stata una lettura che mi ha alleggerito, mi ha trasmesso una serenità finale che ho poche volte ho provato, mi sono sentita soddisfatta e felice di essermi lasciata trasportare dalla penna della Woolf.

Non vedo l’ora di leggere altro di suo, vorrei un domani poter dire di aver assaporato ogni sua opera.

Un libro del genere ti fa venire voglia di rivalutare le leggerezze della vita, di vedere poesia ovunque, nei piccoli gesti, nelle parole pronunciate velocemente.

In tutto.

Mi ha fatto bene questa lettura, nonostante non succedano cose piacevoli (sopratutto al mio cocco, ovvero Septimus) il modo i cui l’autrice narra le vicende non ti fa provare dolore, tutto è come alleggerito.

Sono felice di averlo letto, ora capisco perché era inserito fra i 1001 libri da leggere prima di morire.

Voto:

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Non appena mi sentirò pronta affronterò un altra avventura Woolfiana, non vedo l’ora!

Lo consiglio a tutti, a prescindere che vi piacciano i classici o che da anni li ripudiate, bellissimo!

E voi? L’avete letto? Vi piace la Woolf? Cosa ne pensate?

Noi ci leggiamo prestissimo!

Elisa