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 Per la persona che è sotto la campana di vetro, vuota, e che è bloccata là dentro come un bambino morto, il mondo è in sé un brutto sogno. 
Che progetti hai, dopo la laurea?” Avevo sempre pensato che i miei progetti fossero ottenere una borsa di perfezionamento, in AmerIca oppure in Europa, e poi di fare la carriera universitaria e scrivere libri di poesie e lavorare in qualche casa editrice o rivista. Normalmente questi progetti li avevo sulla punta della lingua. “Non lo so ” sentii che dicevo. Fu uno shock, sentirmi rispondere così, perché nell’istante stesso in cui pronunciai quelle parole capii che erano la verità. Avevano il suono della verità, e io la riconobbi, nella maniera in cui si riconosce una persona che da anni si aggira davanti a casa, ma rimanendo nell’ombra, e poi improvvisamnate si fa avanti e si presenta come il tuo vero padre; e tu vedi che ti somiglia moltissimo e allora capisci che ha detto la verità, e che quello che per tutta la vita hai creduto tuo padre è un impostore.
Il silenzio mi fece sentire depressa. Non era il silenzio del silenzio. Era il mio silenzio. Sapevo benissimo che le automobili facevano rumore, e che il fiume faceva rumore, ma io non sentivo niente. La città era appesa alla mia finestra, piatta come un manifesto, liccicante e ammiccante, ma per quanto mi riguardava avrebbe potuto non esserci affatto.
Sylvia Plath

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“Sentiva un’ombra di opaca amarezza, come quando le gravi ore del destino ci passano vicine senza toccarci e il loro rombo si perde lontano mentre noi rimaniamo soli, fra gorghi di foglie secche, a rimpianger la terribile ma grande occasione perduta.”

– Il Deserto dei Tartari, Dino Buzzati

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La donna si fissò le mani, poi alzò gli occhi verso il mio viso: – Mr. Stevens, mi dispiace tanto, – disse, e poi aggiunse: – Vorrei riuscire a dirvi qualcosa -.
– Non ve n’è alcun bisogno, Miss Kenton.
– Il Dr. Meredith non è ancora arrivato -. Poi, per un attimo, la donna chinò la testa e le sfuggì un singhiozzo. Ma quasi subito riprese la propria compostezza e con voce ferma domandò: – Venite su a vederlo? –
– Sono molto occupato in questo momento, Miss. Kenton. Tra poco, forse.
– In tal caso, Mr. Stevens, mi permettete di chiudergli gli occhi?
– Vi sarei estremamente grato se lo faceste, Miss Kenton.
La donna cominciò a salire le scale, ma io la fermai, dicendole: – Vi prego, Miss Kenton, di non voler giudicare eccessivamente sconveniente il fatto che io non salga a vedere mio padre proprio nel momento in cui è deceduto. Ma, vedete, sono certo che egli avrebbe desiderato che io non interrompessi il servizio proprio ora.
– Naturalmente, Mr. Stevens.
– Se facessi altrimenti, sento che lo deluderei.
– Naturalmente, Mr. Stevens.

– Quel Che Resta del Giorno – Kazuo Ishiguro

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“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.”

“No, non era felice. Non era felice. Si ripeté le parole mentalmente. Riconobbe che questa era veramente la situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n’era andata per il prato con la maschera e non c’era modo di andare a battere alla sua porta per riaverla.”

– Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

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Se sei un uomo in un qualsiasi tempo futuro, e ce l’hai fatta sin qui, ti prego ricorda: non sarai mai soggetto alla tentazione del perdono, tu uomo, come lo sarà una donna. È difficile resistere, credimi. Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.
Non si tratta del controllo di una persona sull’altra. Forse non si tratta di chi può stare seduto e di chi deve invece inginocchiarsi, alzarsi o sdraiarsi, a gambe divaricate. Forse si tratta del potere di fare qualcosa e poi essere perdonato.

Mi piacerebbe credere che sto raccontando una storia. Ho bisogno di crederci. Devo crederci. Coloro che possono crederlo hanno migliori possibilità. Se è una storia che sto raccontando, posso scegliere il finale. Ci sarà un finale, alla storia, e poi seguirà la vita vera. Posso continuare da dove ho smesso. Non è una storia che sto raccontando. E’ anche una storia che ripeto nella mia testa. Non la scrivo perché non ho nulla con cui scrivere e lo scrivere è comunque proibito. Ma se è una storia, anche solo nella mia testa, dovrò pur raccontarla a qualcuno. Non racconti una storia solo a te stesso. C’è sempre qualcun altro. Anche quando non c’è nessuno. 

– Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

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Le storie sono cambiate, […] niente più battaglie fra il bene e il male, niente più mostri da sterminare, nessuna fanciulla da salvare. Per quanto ne so io, le fanciulle sono per la maggior parte in grado di salvarsi da sole, almeno quelle che valgono qualcosa. Non esistono più le semplici favole, con ideali e belve e lieto fine. Gli ideali mancano di un chiaro intento o di risolutezza. Le belve assumono forme differenti ed è difficile riconoscerle per ciò che sono realmente. E non esistono più veri e propri finali, lieti o meno lieti. Le cose vanno avanti, si sovrappongono, si confondono, la tua storia è parte della storia di tua sorella che è parte di molte altre storie, e nessuno sa dire dove potranno condurre. La complessità del bene e del male va ben oltre una principessa e un drago, o un lupo e una bambina col cappuccetto rosso.

– Il Circo della Notte – Erin Morgestern

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“E poi, non importa dove sarete, in un ristorante affollato, in una strada desolata o magari anche comodi a casa vostra, vi vedrete smantellare da soli tutte le certezze su cui avete sempre fondato la vostra vita. Ve ne starete in un angolo mentre un’immensa complessità vi invaderà, distruggendo pezzo dopo pezzo tutte le vostre elaborate negazioni, siano esse consce o inconsce. Vada come vada, incapaci di opporre resistenza, lotterete comunque con tutte le vostre forze per non dover affrontare la cosa che vi spaventa di più, e che è, sarà ed è sempre stata là, dinanzi a voi, la creatura che voi stessi siete realmente, la creatura che noi tutti siamo, sepolta nell’oscurità anonima di un nome.

E allora inizieranno gli incubi.”

– Casa di Foglie – Mark Danielewski

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” L’adolescente si lascia a poco a poco alle spalle il pensiero magico e onnipotente del bambino, la fantasia non lo difende più, la vita entra dentro di lui in modo nuovo e più pieno, ferendolo.”

 L’Arte di Essere Fragili – Alessandro D’Avenia

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“Non c’era nessuno. Le sue parole svanivano. Come svanisce un razzo. Le cui scintille, dopo essersi fatte strada nella notte, a lei si arrendono, e cala il buio, annullando i contorni delle case e delle torri; i fianchi desolati dei colli si addolciscono e sprofondano. Ma benchè tutto ciò sia scomparso, la notte ne è piena; derubate del colore, cieche di finestre, le case esistono più tangibilmente, esprimono ciò che la luce schietta del giorno non riesce a comunicare – l’ansia e l’incertezza delle cose ammassate nel buio, stipate nel buio; orfane del sollievo che porta l’alba quando, inondando di bianco e grigio i muri, svelando ogni finestra, sollevando la nebbia dai campi, illuminando le mucche rossobrune che brucano tranquille, tutto è ancora una volta rivelato all’occhio, esiste di nuovo. “

La Signora Dalloway, Virginia Woolf

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Ma anche quell’orgoglio non poteva scalfire la sua voglia di viaggiare né farle desiderare di rimanere lì per sempre. Voleva che ci fosse un destino più grande, un ruolo più importante nel suo futuro del semplice ricalcare le orme lasciate dal nonno.

 Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor