Oggi parliamo di letture top, infatti nonostante abbia ora in corso delle letture che spero di riuscire a terminare entro la fine dell’anno, mi sento di poter mettere già stilare una personale classifica delle mie letture top e flop/worst.
Oggi parleremo di quelle top, ma ne prossimi giorni uscirà anche l’articolo con le peggiori (personalmente) letture di quest’anno.
Questi testi li ho o già citati o già recensiti, per le recensioni mancati non temete perché usciranno nelle prossime settimane, parleremo di tutto tranquilli/e, questa maratona ha spodestato le recensioni “classiche”, ma ci riprenderemo tutto.
Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto… In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell’ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all’apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.
Ne abbiamo parlato nell’articolo dei libri da regalare e come dicevo prossimamente uscirà la recensione, è un romanzo per ragazzi che ho divorato, non penso sia così semplice trovare un libro che ti prende come a me ha preso questo. Lo stile secondo me è adatto ad un romanzo per ragazzi, non è nulla di esaltante, ma l’atmosfera e la struttura mi sono piaciute molto, non vedo l’ora di leggere il seguito.
1954, settembre. L’agente federale Teddy Daniels viene inviato sull’isola di Shutter, al largo di Boston, dove si trova l’Ashecliffe Hospital, destinato alla detenzione e alla cura dei criminali psicopatici. Deve trovare una detenuta scomparsa, Rachel Salando, condannata per omicidio, ma un uragano si abbatte sull’isola, impedendo qualsiasi collegamento con il resto del mondo. Ma sull’isola, niente è davvero quello che sembra, e gli interrogativi si accavallano: come ha fatto la Salando a sparire nel nulla? Chi semina strani indizi in codice? E cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta scomparsa, oppure le prove che all’Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani, o ancora qualcosa di più profondo, che lo tocca personalmente?
Di certo il miglior thriller letto negli ultimi anni, ne abbiamo parlato in un articolo specifico concentrandoci anche sul film di Scorsese, e che dire è una lettura che trascina il lettore in un abisso sempre più profondo, concentrandosi molto sull’aspetto psicologico del protagonista che diventa la nostra ancora che alla fine ci “trascina” giù assieme a lui.
Maestra del racconto, Daphne du Maurier coglie i personaggi nel momento in cui il legame tra ragione ed emozione è sul punto di spezzarsi: in una tranquilla domenica mattina, James Fenton capisce all’improvviso di essere in grado di uccidere senza il minimo senso di colpa. Dopo un’operazione chirurgica agli occhi la signora West è in grado di distinguere la vera personalità di chi la circonda. Durante le vacanze estive nella campagna inglese, la giovane Deborah scopre un mondo magico accessibile solo a lei. Crudeli, emozionanti, cariche di suspense e mistero, queste storie mostrano al loro meglio le capacità di scrittura e di indagine psicologica dell’autrice.
Anche questo citato nell’articolo dei regali natalizi, è una raccolta di racconti in cui ogni testo lancia un messaggio e lascia un ricordo per un particolare aspetto. Una delle raccolte più belle personalmente lette negli ultimi anni, l’ho già detto, ma lo ripeto, contiene quello che è diventato uno dei miei racconti preferiti, ovvero “L’Arciduchessa”.
Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.
Che dire, ho finito di leggere questo libro a gennaio ed è stata un esperienza più che strana dato lo scoppio della pandemia. Mi sono ritrovata a pensare a quanto peso ha avuto per me questo libro letto all’inizio dell’anno, allora nessuno avrebbe pensato alla catena di eventi che si sono dipanati il questo 2020. Oltre a questo mi ha fatto scoprire Camus, autore che entrerà con tutta probabilità a far parte della mia lista di autori preferiti, questa lettura mi ha segnata sotto diversi aspetti.
Pietra miliare della letteratura americana, “Furore” è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, “Furore” è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi in tutta la sua bellezza.
Anche questa è una lettura che mi ha segnata in un modo o nell’altro, ad un certo punto dell’anno guardando il libro in libreria mi sono detta: “questo è il momento giusto” e sono felice di essermi approcciata alla lettura. Un epopea famigliare e americana che vi rimarrà addosso grazie anche ai personaggi indimenticabili e profondamente umani della famiglia Joad.
Menzioni Onorevoli:
Carrie di Stephen King, la sua prima pubblicazione, è un libro ci cu abbiamo parlato qui mesi fa, è diventato il mio King preferito e posso dire di averlo amato per l’analisi psicologica duplice dei personaggi. Perché in Carrie ogni personaggio può essere il buono o il cattivo, l’autore sottopone al lettore prove e ricerche lasciando decidere al lettore cosa pensare di quella situazione e quella personalità. Un testo ipnotico e amaro.
Fermento di Luglio è invece il testo grazie al quale ho conosciuto Erskine Caldwell, un autore non particolarmente considerato (in modo ingiusto ovviamente) che approfondirò di certo nel 2021 e nei prossimi anni. Il suo stile è diretto e secco rivelando un America rude, piena di razzismo e degrado umano. Ne abbiamo parlato qui.
E voi? Quali sono le vostre letture top del 2020? Fatemi sapere!
L’uomo ha addomesticato gli animali utili, distrutto quelli ostili e liberato la terra dalla vegetazione selvaggia. Poi è toccato a lui e la marea della vita primitiva è refluita spazzando la sua opera, le erbacce e la foresta hanno invaso i suoi campi, gli animali da preda hanno annientato le sue greggi e adesso sulla spiaggia di Cliff House ci sono i lupi.
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Il genere umano è condannato a sprofondare sempre più nella notte primordiale prima di ridare la sua cruenta scalata alla civiltà. Quando ci saremo moltiplicati, soffriremo per la mancanza di spazio e daremo inizio ai massacri.
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A colpirmi non era questo ma un senso di tremendo abbattimento. Tutto si era fermato. Per me era come la fine del mondo… del mio mondo. Ero nato nelle vicinanze dell’università. Ero predestinato a quella carriera. Mio padre ci aveva insegnato prima di me, e prima di lui suo padre. Per un secolo e mezzo l’università aveva funzionato senza interruzioni come una splendida macchina. E adesso, in un istante, si era fermata. Era come vedere la fiamma sacra estinguersi su un altare tre volte consacrato. Ero esterrefatto, indicibilmente esterrefatto.
Oggi, sono felice di essere qui per uno dei miei articoli preferiti in assoluto da scrivere durante l’anno (e durante la maratona natalizia), ovvero quello degli obbiettivi di lettura per l’anno prossimo, in questo caso il 2021.
Parleremo di Goodreads, reading challenge e testi specifici che vorrei leggere l’anno prossimo, è il momento di pensare al futuro e puntare in alto.
L’altro ieri ho completato il mio obbiettivo di lettura su Goodreads, e ne sono sono molto felice, nel dicembre del 2019 infatti avevo annunciato di voler leggere tra i 30 e i 35, ma dopo aver detto ciò ho impostato come target per il goal su Goodreads 40 libri e sono riuscita a raggiungere questo numero, anche perché questo significa l’essermi sbloccata dal blocco dello scorso anno.
Ora, veniamo dritto al sodo, dato il completamento di quest’anno, per l’anno prossimo mi sento di puntare ancora più in alto, il mio obbiettivo di lettura su Goodreads infatti sarà di 60 libri.
Per quanto riguarda invece le reading challenges, ogni anno guardo a quella di PopSugar, ma il mio problema con le challenge è quello di dimenticarmene già a febbraio, quindi che dire, la userò soprattutto per prendere spunto per alcuni punti, ma nel profondo del mio io spero ancora di riuscire a seguirla in toto, nel frattempo ora parleremo di questa challenge.
Guardiamo assieme i punti:
Un libro pubblicato nel 2021
Un libro afrofuturistico
Un libro che ha un cuore, un diamante, un bastone/mazza o una vanga sulla copertina
Un libro di un autore con il tuo stesso segno zodiacale
Un libro dark academia
Un libro con una gemma, un minerale o una roccia nel titolo
Un libro in cui il protagonista fa il lavoro dei tuoi sogni
Un libro che ha vinto il Women’s Prize per la fiction
Un libro con un albero genealogico
Un bestseller degli anni ’90
Un libro sul dimenticare
Un libro che hai visto sullo scaffale di qualcuno (nella vita reale, in una serie tv, programma tv, film, ecc.)
Un mystery locked- room (sottogenere della narrativa poliziesca, in cui viene commesso un crimine in circostanze in cui sembrava impossibile per il killer uccidere o eludere il ritrovamento del cadavere, un testo del genere presenta caratteristiche tipo la simil impossibilità del killer nel lasciare o tornare sul luogo del delitto. Di solito non si hanno indicazioni sul come il killer sia potuto entrare, come se la storia fosse ambientata in un ambiente chiuso, “una locked room”)
Un libro ambientato in un ristorante
Un libro con una copertina in bianco e nero
Un libro di un autore indigeno
Un libro che ha lo stesso titolo di una canzone
Un libro riguardo un argomento che ti appassiona
Un libro che parla di body positivity
Un libro trovato sulla lista di lettura di Black Lives Matter
Un genere ibrido
Un libro ambientato soprattutto o interamente all’esterno
Un libro con qualcosa di rotto in copertina
Un libro scritto da un autore britannico-musulmano
Un libro pubblicato in forma anonima
Un libro con un ossimoro nel titolo
Un libro sui rifacimenti o i nuovi inizi
Un libro di realismo magico
Un libro ambientato in più paesi
Un libro ambientato in un luogo che ti piacerebbe visitare nel 2021
Un libro scritto/di un blogger, vlogger, Youtube creator, o un altra personalità del web
Un libro in cui il titolo inziale per “Q”, “X” o “Z”
Un libro che segue/che ha all’interno tre generazioni (nonno, genitore, figlio/a)
Un libro su/con un problema di giustizia sociale
Un libro di un formato diverso rispetto a quelli che leggi normalmente (audiobooks, graphic novels, ebook, ecc.)
Un libro che ha meno di 1’000 recensioni su Amazon o Goodreads
Un libro che pensi la tua migliore amica/o adorerebbe
Un libro riguardo l’arte o un artista
Un libro che tutti sembrano aver letto tranne te
Il tuo punto preferito di una passata Reading Challenge di PopSugar
Livello Avanzato
Il libro più lungo (a livello di pagine) sulla tua TBR
Il libro più corto (a livello di pagine) sulla tua TBR
Il libro sulla tua TBR con la copertina più bella
Il libro sulla tua TBR con la copertina più brutta
Il libro che è stato per più tempo sulla tua TBR
Il libro sulla tua TBR che avresti voluto leggere l’anno scorso (ma non c’è l’hai fatta)
Un libro sulla tua TBR che associ con la tua persona, luogo, cosa preferita
Un libro della tua TBR scelto randomicamente
Un libro che non hai mai finito (DFN= did non finish)
Un libro gratis preso dalla TBR (regalato, preso in prestito, preso dalla biblioteca)
Quindi, io seguirò questa challenge anche quest’anno e alla fine del 2021 vedremo un po’ se avrò concluso il tutto in modo soddisfacente o meno.
Ora, andando nello specifico, ci sono alcuni titoli che voglio leggere con tutta sicurezza nel 2021, il primo è senza dubbio “Il Conte di Montecristo” di Dumas, questo l’ho già inserito in un luogo specifico della mia libreria, pronto ad essere letto.
In più vorrei leggere i libri citati alla fine del 2019 come obbiettivi per questo 2020, ovvero “Il Priorato dell’albero delle Arance” e “L’armata dei Sonnambuli” dei Wu ming.
Mi fermo a questi tre, non perché non ho in mente altre decine di titoli, ma preferisco non andare nello specifico perché quando vado nello specifico preferisco non aggiungere troppo.
Quindi, questi saranno i miei obbiettivi per il 2021, 60 libri minimo, la reading challenge di PopSugar e gli ultimi testi citati, sono davvero carica per le prossime letture
E voi? Quali sono i vostri obbiettivi di lettura per il 2021? Parteciperete a qualche challenge? Sì? No? Fatemi sapere!
Come prosegue la settimana? Spero bene, nonostante tutto.
Oggi eccoci con un appuntamento ormai tradizionale della maratona, ovvero l’articolo in cui vi consiglio libri, in questo caso dieci, da regalare a Natale (ma anche no), nel senso che questi libri per me sono adatti anche a regali esterni al Natale, insomma sono dei jolly quasi sempre adatti.
Questo Natale, come sappiamo tutti sarà molto particolare e diverso di certo dagli altri, ma nonostante questo ho voluto comunque proporre questa tipologia di articolo.
Di alcuni di questi libri abbiamo già parlato, mentre di altri no, ma non temete vi dirò il perché di questo consiglio e per chi secondo me sono adatti, per ragazzi, adulti, amanti di gialli, horror o altro… iniziamo perché la lista è assai lunga!
Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto… In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell’ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all’apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.
Ho letto questo libro negli ultimi due giorni e l’ho divorato, è un libro perfetto per chi è nel blocco del lettore e per un regalo ad un ragazzo/a o in generale ad un adolescente. Ne parleremo meglio qui sul blog nelle prossime settimane, sta di fatto che è un libro che non annoia mai, che inquieta e vi smuove nella lettura con colpi di scena e brividi di inquietudine.
Il Porto Proibito – Teresa Radici e Stefano Turconi
Abel, giovane naufrago senza memoria, restituito dal mare perché sveli un mistero che il mare ha inghiottito. La storia di un amore così puro da squarciare il velo della morte e il cuore di chiunque la legga. Un’edizione di grandi dimensioni con un quaderno di disegni inediti a colori in appendice, per celebrare le tavole di questo classico moderno del fumetto.
Questa è una graphic novel, che ho letto mesi fa, in digitale. E’ davvero un regalo speciale secondo me, e penso quasi sempre apprezzato. Potrebbe essere anche un idea per avvicinare alle graphic novel chi di solito non è molto avvezzo, è una storia marinaresca che intreccia vari elementi, ha un tono quasi magico e sovrannaturale a tratti, è anche una storia decisamente emozionante che insegna lezioni che tutti nella vita imparano a dure spese, o impareranno. Lettura adatta anche ai ragazzi/adolescenti.
Sussex, Inghilterra. Un uomo di mezza età ritorna alla casa della sua infanzia per un funerale. Sebbene la casa non ci sia più da un pezzo, l’uomo è irresistibilmente attratto dalla fattoria in fondo al sentiero, dove a sette anni aveva conosciuto una ragazza fuori dal comune – Lettie Hempstock -, sua madre e sua nonna. Erano decenni che non pensava più a Lettie. Eppure non appena si siede vicino allo stagno (quello stagno che lei sosteneva essere un oceano) accanto alla vecchia fattoria in rovina, ecco che il passato ritorna con i suoi ricordi, troppo strani, spaventosi e pericolosi per essere ricordi di episodi davvero successi a qualcuno, tanto meno a un ragazzino. Quarant’anni prima un uomo, un inquilino della casa di famiglia, aveva rubato la loro auto, dentro la quale si era suicidato proprio in fondo al sentiero. Quella tragica morte aveva evocato antiche forze che andavano lasciate in pace. Si erano scatenate oscure creature che venivano da chissà dove e il narratore era dovuto ricorrere a tutte le sue risorse per sopravvivere. L’orrore più terribile e minaccioso aveva creato devastazioni indicibili. E lui, ai tempi solo un ragazzino, disponeva come unica difesa di tre donne che vivevano in una fattoria in fondo al sentiero… La più giovane di loro affermava che lo stagno è un oceano. La più anziana si ricordava del Big Bang.
Anche qui abbiamo un libro per ragazzi, ma che può essere letto da tutti. E’ una storia che mischia emozioni che tutti abbiamo provato da bambini, e lo fa con una forte spinta che ci riporta a quei tempi. Vivido, profondo è un mix di vari elementi alla Gaiman, se siete già fan dell’autore di certo ritroverete qui una lista di particolarità sue, ma è una lettura che mi sento di consigliare comunque, anche da fan.
Maestra del racconto, Daphne du Maurier coglie i personaggi nel momento in cui il legame tra ragione ed emozione è sul punto di spezzarsi: in una tranquilla domenica mattina, James Fenton capisce all’improvviso di essere in grado di uccidere senza il minimo senso di colpa. Dopo un’operazione chirurgica agli occhi la signora West è in grado di distinguere la vera personalità di chi la circonda. Durante le vacanze estive nella campagna inglese, la giovane Deborah scopre un mondo magico accessibile solo a lei. Crudeli, emozionanti, cariche di suspense e mistero, queste storie mostrano al loro meglio le capacità di scrittura e di indagine psicologica dell’autrice.
Regalo adatto agli amanti delle raccolte di racconti, questo è stato il mio primo approccio con l’autrice (ve ne devo ancora parlare in una bella recensione, che uscirà nelle prossime settimane), mi ha conquistata specialmente con il racconto “L’Arciduchessa”, che è diventato uno dei miei racconti del cuore.
Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: “una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione”. Tutto converge verso un “duello senza spade” ma ben più crudele. Tra loro, nell’ombra il fantasma di una donna.
Lettura di cui dobbiamo ancora parlare (anche qui nelle prossime settimane uscirà una recensione, perdonatemi), “Le Braci” è un testo che si concentra sul nocciolo dell’amicizia fra due uomini molto diversi fra loro che si incontrano a distanza di anni dopo un evento molto doloroso. E’ una storia di vendetta, amore perso e amicizia, non penso si possa descrivere con poche parole questo libro.
Pietra miliare della letteratura americana, “Furore” è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, “Furore” è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi in tutta la sua bellezza.
Anche qui un libro di cui dobbiamo ancora parlare per bene (che vergogna, a breve la recensione giuro), l’ho letto qualche mese fa e l’ho amato. Questo è più un regalo adatto secondo me a chi legge di solito, non deve leggere 8’000 libri all’anno, ma dato che Furore è un mattoncino ed è un romanzo famigliare lo vedo più adatto a chi è abituato magari a leggere anche libri corposi. Questo ovviamente non significa che una persona non abituata a leggere non potrà mai leggere Furore, assolutamente, ci mancherebbe.
Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono: può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono, le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.
Bellissima lettura, con significati nascosti e molteplici, ottima struttura del testo e anche qui un testo che si divora in poco tempo. Di certo contiene all’interno immagini forti, è un libro in cui nessuno è completamente buono, i temi più diretti sono di certo quelli della vendetta, del bullismo e del fanatismo religioso.
Le cose che Abbiamo Perso nel Fuoco – Mariana Enriquez
Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo ¡I lettore in uno scenario all’apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s’immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia. Sullo sfondo di un’Argentina oscura e infestata dai fantasmi, con la sua brillante mescolanza di horror, suspense e ironia, “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” ha fatto di Mariana Enriquez la risposta contemporanea a Edgar Alian Poe e Julio Cortázar, la voce più interessante della nuova letteratura sudamericana. Una voce intensa e diretta, che racconta di personaggi brutali e talvolta buffi, trascinando il lettore in una spirale fascinosa e disturbante cui è difficile resistere.
Anche qui abbiamo una raccolta di racconti, interessante per chi ama il genere horror, macabro, noir, è una raccolta oscura in cui non viene in nessun modo diluita la ferocia e la cattiveria di certi personaggi/creature/situazioni.
Durante un viaggio in canoa sul Danubio, due uomini sono costretti a fermarsi su un’isola a causa della corrente. Quello che doveva essere un tranquillo campeggio temporaneo si trasforma in un’esperienza inquietante e soprannaturale: i salici che ricoprono l’isola sembrano muoversi e bisbigliare, al soffio del vento, dando l’impressione di essere vivi; si percepisce la presenza di entità ostili invisibili e spaventose, che mettono in dubbio ogni capacità di raziocinio. La forza narrativa e la potenza evocativa delle immagini creano una tensione crescente nel lettore, il quale – come avviene per i due protagonisti – si troverà coinvolto in una battaglia tra il reale e il surreale. Gli eventi accaduti sono reali o frutto di un’immaginazione sovra-eccitata e suggestionabile? “I salici” di Algernon Blackwood è un esempio riuscitissimo di wird fiction, al punto da essere definito da Lovecraft come il miglior racconto del sovrannaturale di tutta la letteratura inglese.
Qui vi propongo questo, ma in generale se volete fare un “regalino” vi consiglio vari di questi raccontini editi ABEditore, “I Salici” in particolare è un racconto del maestro del genere gotico Blackwood, un horror/thriller d’atmosfera, che si legge in un pomeriggio di brivido.
Scritto nel 1816, ripreso da Dumas e trasformato in musica dal genio di Cajkovskij, “Lo Schiaccianoci” di Hoffmann da due secoli continua ad affascinare grandi e piccini. Fritz e Marie, come tutti i bambini, vivono con gioia i giorni del Natale. Un amico di famiglia regala loro uno Schiaccianoci di legno: un oggetto all’apparenza innocuo, ma che darà vita alle più incredibili avventure che i due fratelli abbiano mai vissuto. Durante la notte, in camera di Marie appare infatti lo spietato re dei topi, con sette teste e sette corone, alla guida di un esercito di roditori; Schiaccianoci prende vita e, divenuto generale dei soldatini, dei tamburini e dei pupazzi di marzapane, lo affronta. I due bambini vengono così trasportati in un mondo popolato da topi, fate, soldati, principi e principesse, dove sogno e realtà si legano indissolubilmente. Una favola senza tempo in un’edizione unica, impreziosita dalle originali, caleidoscopiche e coloratissime illustrazioni dell’artista e designer Sanna Annukka, che accompagnano il lettore tra animate battaglie e meravigliose peripezie.
Ne abbiamo parlato proprio ieri, è un libro adorabile, catalogato come fiaba per bambini, ma penso sia un gioiello anche per gli adulti, fa parte di questa meravigliosa collana dei classici BUR deluxe, che sforna classici in edizioni illustrate e bellissime.
E voi? Quali libri regalereste a Natale (ma non solo)? Fatemi sapere!
Oggi, parliamo di un libro natalizio, in tema per questa maratona, infatti nel mese di novembre mi sono addentrata in varie letture “natalizie” proprio per l’occasione, e fra queste letture c’è certamente “Lo Schiaccianoci” di E.T.A. Hoffmann.
Questa fiaba io la ricordavo con particolare affetto per il cartone animato visto circa 1’489 volte da bambina (ovvero “La favola del Principe Schiaccianoci” del ’90), forse non è il cartone migliore dell’universo e avendo visto qualche pezzo oggi posso dirvi che non è adattato alla versione di Hoffmann, ma il ricordo d’infanzia aumenta il suo valore per me.
Comunque, andiamo a parlare de “Lo Schiaccianoci”!
Scritto nel 1816, ripreso da Dumas e trasformato in musica dal genio di Cajkovskij, “Lo Schiaccianoci” di Hoffmann da due secoli continua ad affascinare grandi e piccini. Fritz e Marie, come tutti i bambini, vivono con gioia i giorni del Natale. Un amico di famiglia regala loro uno Schiaccianoci di legno: un oggetto all’apparenza innocuo, ma che darà vita alle più incredibili avventure che i due fratelli abbiano mai vissuto. Durante la notte, in camera di Marie appare infatti lo spietato re dei topi, con sette teste e sette corone, alla guida di un esercito di roditori; Schiaccianoci prende vita e, divenuto generale dei soldatini, dei tamburini e dei pupazzi di marzapane, lo affronta. I due bambini vengono così trasportati in un mondo popolato da topi, fate, soldati, principi e principesse, dove sogno e realtà si legano indissolubilmente. Una favola senza tempo in un’edizione unica, impreziosita dalle originali, caleidoscopiche e coloratissime illustrazioni dell’artista e designer Sanna Annukka, che accompagnano il lettore tra animate battaglie e meravigliose peripezie.
La neve cadeva delicatamente per le strade, e le persone correvano a casa, con le braccia piene di scatole allegramente impacchettate con la carta dei negozi di giocattoli, negozi di caramelle, e panetterie. Perché era la vigilia di Natale, e come cadde il tramonto, i bambini di tutta la Germania si misero in silenziosa attesa della notte che stava per sopraggiungere, e con essa i doni di Gesù Bambino.
Recensione
Prima di iniziare con la recensione vera e propria vorrei fare un plauso alla bellissima edizione dei classici BUR Deluxe, quello in cui ho letto anche io “Lo Schiaccianoci” che è veramente un bijou.
Contiene all’interno le illustrazioni di Sanna Annukka, ve ne mostro qualcuna qui:
Sono meravigliose queste illustrazioni, e il volume ne ha un buon numero che ci tengono compagnia durante la lettura e riescono ad accordarsi abbastanza bene con il testo.
Storia dell’Opera
“Lo Schiaccianoci” o “Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi” è un testo edito per la prima volta nel 1816, successivamente entrò a far parte della raccolta “I Fratelli di Serapione”.
Alexandre Dumas trasse ispirazione dal racconto per scriverne una sua versione e da quella nacquè l’ispirazione per il famoso balletto “Lo Schiaccianoci” musicato da Cajkovskij.
La fiaba fu pensata da Hoffmann per un pubblico di bambini, al suo interno sono contenuti tuttavia elementi gotici, ad esempio il famoso topo a sette teste, inoltre è un testo con riferimenti storici all’interno, perché dopo la battaglia finale nella visita a uno dei regni, Marie, incontrerà armeni, greci e tirolesi, popoli che avevano combattuto per l’indipendenza.
Struttura
La storia ha una struttura suddivisa in 14 capitoli, che si dipanano dalla Vigilia di Natale alla conclusione in cui Marie, la protagonista, fa una scelta importante.
La storia ad un certo punto diventa una fiaba dentro la fiaba, dato che uno dei personaggi, un uomo molto enigmatico e misterioso narrerà ai bambini, Marie e Fritz, una fiaba molto importante, che diverrà uno specchio della realtà.
Sono presenti molti elementi magici, anzi la storia stessa si regge su elementi magici, in particolare trovo che il pezzo di fiaba all’interno della fiaba metta in risalto maggiormente la magia più fiabesca, quella presente nelle classiche fiabe per bambini.
Cosa mi è piaciuto?
Partiamo dal presupposto che se devo considerarla puramente come una fiaba per bambini non mi resta che applaudire e ammirare l’ottimo lavoro fatto dall’autore, perché è di certo una fiaba scoppiettante, piena di magia, colpi di scena e meraviglia.
Se invece devo interpretarla anche in un altro modo c’è qualcosa che non mi ha convinta, ma ne parleremo più avanti.
Di certo la magia si vede a perdita d’occhio all’interno di questo libro, se volete immergervi in una fiaba puramente natalizia, ma allo stesso tempo cosparsa di avventura, amore, incanto e meraviglia non posso far altro che consigliarvela, sarebbe troppo complesso parlarvi di ogni elemento contente magia, perché tutto sembra diverso da quello che è in questa fiaba.
Fino all’ultimo rimane un dubbio, è un sogno o è la realtà? Beh, non c’è una risposta facile per questa domanda, ad ognuno la sua interpretazione.
Il personaggio dell’adorabile schiaccianoci è quello di un giovane valoroso, coraggioso, pieno di sentimenti puri e ammirazione per la sua Marie, forse dopo la lettura lui rimane il mio personaggio preferito.
E’ complesso parlare di una fiaba, perché non si può descrivere molte volte il senso di pace e estasi che si prova, una fiaba è un universo a sé, ed immergicisi dentro risucchia (anche se per poco) il lettore in un vortice.
Quindi parlando di ciò che mi è piaciuto, posso dirvi alcuni elementi, la cura dell’autore nelle dosi di fantasia inserite all’interno, ma anche ciò che ho provato leggendo questa fiaba, mi sono sentita di nuovo bambina e disconnessa dal mondo, per ritrovarmi in uno fatto di colori, spadaccini, regine cuoche e topi a sette teste.
Cosa non mi ha convinta?
Leggendo ho avuto l’impressione in determinati punti di sentire delle mancanze, alcuni pezzi non mi sembravano incollati nel migliore dei modi.
Avrei voluto certamente amare di più i personaggi, che mi sono scivolati un poco via come acqua, a parte lo schiaccianoci certo.
Alcuni risultano intriganti, ma non approfonditi a sufficienza, certo bisogna sempre considerare il fatto che stiamo parlando di una favola per bambini.
I punti meno riusciti, per me, sono questi, quindi i personaggi, non sempre comprensibili e volatili, non ci si sofferma mai più di tanto infatti sul comportamento di questi, e i “pezzi mancanti”, non è un fatto riguardante l’edizione o altro, è una mia sensazione durante la lettura, avrei desiderato altri dettagli su alcune scene che invece di spengono all’improvviso.
Voto:
In toto, per ciò che io ho gradito e non gradito, mi sento di assegnare questo voto, ma devo fare un piccolo disclaimer.
E’ un ottima fiaba per bambini, se dovessi immedesimarmi nei panni di un bimbo/a a cui viene letta la fiaba o che legge la fiaba, finirei per gradirla decisamente di più.
Sta di fatto che è un libro perfetto per essere letto a Natale, regalerà un tocco di magia in più a tutto!
E voi? Avete letto “Lo Schiaccianoci”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perché? Fatemi sapere!
Oggi inauguriamo la prima festività natalizia che da il via a queste feste con la tradizionale wishlist natalizia! Ebbene sì, ogni anno per la maratona parliamo di wishlist di Natale e come sempre ci tengo a dire che adoro scrivere questo genere di articolo per scoprire la vostra di wishlist e magari in tutto ciò verrà (di certo) fuori qualche bel suggerimento.
Magari fra i libri che citerò alcuni riusciranno a far breccia nella vostra curiosità e nelle vostre wishlist, chissà che per colpa mia la vostra lista non subirà una crescita improvvisa… per me è un onore.
Che dire, via di sgolosamenti vari!
L’Ultima cena del Clan Sulinado – Tiffany Tsao
Gwendolyn ed Estella sono sempre state sorelle molto unite e crescono in un ricchissimo, potente clan della minoranza cinese in Indonesia. Ma ora Gwendolyn è in ospedale, l’unica sopravvissuta all’attentato compiuto dalla sorella ai danni del clan Durante il sontuoso ricevimento in onore degli ottant’anni del capostipite, Estella avvelena la portata principale provocando la morte di trecento persone. A mano a mano che ritrova consapevolezza di sé, Gwen scava nella memoria per trovare una causa scatenante di quella brutale strage. È stata la morte in mare dell’amata zia Sandra? L’infelice matrimonio di Estella con un uomo violento? O le alleanze sempre diverse e i risentimenti taciuti all’interno del loro mondo opulento sono stati troppo difficili da sopportare? Continuando a interrogarsi, Gwen porta alla luce tutte le nefandezze di una famiglia che ha costruito il suo impero su una rete di corruzione e crudeltà che non ha risparmiato nessuno. Un viaggio nel mondo di chi pensa che essere ricchi e potenti consenta qualsiasi stravolgimento delle norme morali, un viaggio e nella mente di una ragazza che si scoprirà avere una personalità decisamente intricata.
Questo libro l’ho scoperto relativamente da poco tempo, l’ho voluto inserire in wishlist perché sono molto interessata al lato criminale del tutto, non tanto alla vicenda fra le due sorelle, ma più a quella famigliare “estesa” che non coinvolge solo loro due e che tratta anche della criminalità e della malvagità perpetuata all’interno del clan.
Il nome del Vento – Patrick Rothfuss
Questa edizione ci porta ancora più a fondo nel mondo di Patrick Rothfuss, con numerosi materiali: scritti dell’autore e dell’editore; decine di illustrazioni di Dan Dos Santos; nuove mappe di Nathan Taylor; una postfazione dell’autrice Jo Walton; infine appendici completamente illustrate sulla storia, le valute, il calendario dei Quattro Angoli della Civiltà, insieme a una guida completa alla pronuncia dei nomi, dei luoghi e dei termini specifici dell’universo del Nome del Vento. Questo romanzo è la storia di un eroe raccontata dalla sua viva voce. È un racconto di dolore e di sopravvivenza, ma soprattutto è il racconto di un uomo in cerca del senso del suo universo, e di come quella ricerca – e l’indomabile volontà che l’ha guidata – ha dato vita alla leggenda.
Forse abbiamo già parlato di questo libro, sta di fatto che l’ho sentito citare e ricitare ottocento volte prima dell’arrivo in Italia, io non sono sempre una da fantasy devo ammetterlo, ma ci sono vari fantasy che mi attraggono molto, questo fa parte della lista. Non amo particolarmente la copertina di questa edizione, sarà che sembra troppo computer grafica e io non apprezzo del tutto uno stile simile, ma lasciando perdere la copertina questo è un regalone adatto a chi ama il fantasy anche.
Pazza d’Amore – Adèle Hugo
A partire dal 1863, Adèle Hugo, secondogenita del grande scrittore, e che aveva allora trentatré anni, divenne nella sua famiglia quella di cui si parlava a bassa voce e di cui si evitata di pronunciare il nome davanti a chiunque. Era partita, furtivamente, per Halifax, in Nuova Scozia, per raggiungere il giovane tenente Albert Pinson che desiderava ardentemente sposare e che non ne voleva sapere di lei. Eppure, l’aveva sedotta, anni prima, nella terrazza a strapiombo sul mare e nelle sale buie della dimora paterna dall’isola di Guernsey dove Victor, in esilio e addolorato per la morte della sua primogenita Leopoldine organizzava abitualmente sedute spiritiche; eppure era stata la sua amante. Il bel tenente però non l’ama più e a nulla serve il consenso a sposarlo che Adèle ha finalmente strappato dal padre, così come si rivelano inutili, anzi dannosi, i sotterfugi e le menzogne cui la ragazza ricorre per riconquistare l’uomo che ama. Adèle annuncia ai suoi il matrimonio che non c’è mai stato e al quale gli Hugo avevano inizialmente creduto. Quando scoprono che Adèle ha mentito, la ferita è inguaribile e suo padre non riesce a dominare il risentimento: per quanto libero dai pregiudizi, restava in lui affilata, esigente, una certa idea di rispettabilità borghese e di “onore” familiare che Adèle aveva, ai suoi occhi, intaccato.
Questo può essere un regalo carino magari anche per chi ama Hugo, ha letto tutto di suo e lo adora, perché non è ovviamente un testo scritto da lui, ma è correlato a lui dato il legame famigliare. Ne ho sentito parlare più che bene e sembra una vicenda da strappare decisamente il cuore, ma che allo steso tempo coinvolge la borghesia, l’apparenza e l’onore.
Drood – Dan Simmons
Nel giugno del 1865, durante un viaggio in compagnia della sua amante, Charles Dickens rimane coinvolto in un incidente ferroviario, in seguito al quale incontra un sinistro personaggio di nome Drood che cambierà per sempre la sua vita. Il racconto degli avvenimenti che seguirono è affidato al suo migliore amico ed eterno rivale, Wilkie Collins, autore di libri come “La donna in bianco” e “La pietra di luna”, che viene coinvolto in una serie di indagini nell’underworld di Londra, attraverso sotterranei oscuri e misteriosi, colonie umane di derelitti, fumerie d’oppio clandestine, pratiche di mesmerismo e sette segrete. Quando Drood sembra avvicinarsi alle loro ricerche, egli viene messo da parte da Dickens, il quale comincia a mostrare segnali inquietanti di cambiamento. Come se non bastasse, anche Collins inizia ad avere visioni inspiegabili, allucinazioni, un senso costante di minaccia. Provato fisicamente e mentalmente ma avvinto da questo gioco mortale, Collins si dibatte tra la paura della follia e il dubbio che tutto faccia parte di un diabolico piano della creatura che si fa chiamare Drood. Centrato sulle figure di due degli scrittori inglesi più influenti della modernità, è un romanzo storico-letterario sul mistero dell’ultimo omonimo romanzo rimasto incompiuto di Dickens, un inquietante racconto sovrannaturale e un’indagine psicologica sui recessi più oscuri della mente umana. Un’opera ambiziosa nella produzione narrativa di uno dei maestri contemporanei del romanzo americano.
Sarà che sono in vena di mattonazzi, o che sono sempre fissata con Dickens, ma questo libro io lo punto da anni anche se ho sempre dato la priorità ad altro. Di Dan Simmons ho in libreria “The Terror” che sicuramente leggerò l’anno prossimo (ne parleremo anche nell’articolo degli obbiettivi di lettura del 2021), quindi prima di leggere Drood leggerò di certo quello che ho già in libreria, sta di fatto che mi sa proprio di romanzone storico, oscuro e simil gotico.
Dune, vol. 1 – Frank P. Herbert
Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che permettono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell’Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell’Imperatore per la successione ai crudel Harkonnen al governo dell’ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero, l’inizio di uno scontro cosmico tra forze, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili. Con Dune Frank Herbert inaugura la serie di romanzi divenuti ormai di culto, che segneranno in maniera indelebile l’immaginario fantascientifico letterario e cinematografico degli anni successivi.
Che dire di Dune? Non penso ci sia molto da dire, vorrei leggere la saga, o almeno il primo l’anno prossimo, tra l’altro so che doveva uscire anche il film, ma ovviamente causa Covid è stato rimandato. Sono anni in realtà che vorrei leggermi Dune, ma sono sincera mi intimorisce un poco, anche se ho imparato che in casi simili, quando si ha timore di un libro, meglio buttarsi così, senza pensarci per giorni o settimane.
Metro 2033 – Dmitry Glukhovsky
L’anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L’umanità è vicina all’estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell’umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. L’uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell’uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. È l’ultimo rifugio dell’umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell’acqua o semplicemente per difendersi. È un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all’istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all’orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell’imminente pericolo e ottenere aiuto. È lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell’intera metro e probabilmente dell’intera umanità.
Dunque, questo è il primo volume della trilogia di Metro 2033, trilogia di genere distopico molto famosa, ha avuto anche un buon successo qui in Italia tra l’altro. L’autore è lo stesso di “Futu.re”, uscito qualche anno fa. Desidero leggere questa trilogia da anni, in particolare per le atmosfere che sembrano pazzesche.
Bussola – Mathias Enard
Con questo straordinario romanzo-fiume uno dei più raffinati autori francesi ha vinto il Premio Goncourt nel 2015. Bussola è la storia d’amore tra Franz, uno specialista dell’Oriente, e Sarah, anch’essa studiosa delle civiltà orientali, un amore che dura anni e si snoda attraverso Europa, Iran, Siria e Turchia. Ma è anche la storia di un altro amore tormentato: quello tra l’occidente e l’oriente. Un amore raccontato attraverso le centinaia di storie di coloro, donne e uomini europei, che nel corso dei secoli hanno dedicato le loro vite (e spesso le hanno perse tragicamente) all’inseguimento di questa passione “impossibile”. Con un’erudizione impressionante che non offusca mai il piacere della lettura, Enard racconta le vite avventurose e appassionate di scrittori, avventurieri, musicisti, viaggiatrici che si sono lasciate ammaliare dall’esotismo e dalla sensualità di luoghi come la Persia, Costantinopoli, Palmira; luoghi di questa passione divisa tra miraggio e illusione da una parte e vite reali e ben concrete dall’altra. Cos’è stato l’orientalismo? Un miraggio del deserto favorito dai fumi dell’oppio, dai profumi delle spezie e dalle mire coloniali dell’Europa, o un vero incontro tra culture diverse ma complementari, l’una bisognosa dell’altra, alla continua ricerca dell’Altro che ci completa?
L’autore è lo stesso de “La Precisione del Tiro” paragonato a “Yellow Birds”, questo libro mi ispira anche qui parecchio per le atmosfere. Questi ambientazioni orientali e orientaleggianti sono ciò che mi rapiscono sempre in un libro.
Melmoth L’errante 1820 – C.R. Maturin
Nell’autunno del 1816 il giovane John Melmoth lascia il Trinity College di Dublino per assolvere un compito ineludibile: assistere uno zio moribondo dal quale dipendono tutte le sue speranze di indipendenza economica. Nella decrepita casa in cui si reca, John viene accolto da un avvizzito vecchio in preda al delirio, che lo supplica di alleviare le sue pene portandogli del Madeira, conservato gelosamente in un ripostiglio chiuso a chiave in cui nessuno mette piede da oltre sessant’anni. Nello sgabuzzino dalle finestre murate, John scopre un dipinto datato 1646. L’opera cela qualcosa di oscuro e terribile, che traspare con evidenza dallo sguardo spaventevole dell’uomo ritratto. Dalle labbra dello zio morente, John apprende che quel volto appartiene a un lontano parente, un uomo che avrebbe dovuto essere morto, essendo vissuto oltre centocinquanta anni prima, e invece vive ancora. Un antenato che ha venduto l’anima al diavolo in cambio dell’immortalità, e che da allora vaga per il mondo in cerca di qualcuno che accetti di prenderne il posto. «Melmoth l’Errante», un discendente dell’Ebreo Errante, il ciabattino che, secondo una leggenda, vedendo passare Cristo sulla via del Calvario, gli scagliò contro una ciabatta e venne condannato a vagare sulla terra fino alla fine dei tempi. Così ha inizio uno dei celebri romanzi della letteratura gotica. L’autore, il reverendo Charles Robert Maturin, calvinista e prozio di Oscar Wilde, covava in sé l’oscura ambizione di «spingere il romanzo gotico al di là dei limiti più estremi, superando Erode in crudeltà e destando più scandalo e scalpore di chiunque l’avesse preceduto». Ma, come ricorda Sarah Perry nell’introduzione a questo volume, «non basta infarcire un racconto di ceri e manoscritti, o descrivere fanciulle che vagano in camicia da notte in oscuri sotterranei: per funzionare il racconto gotico esige che il lettore provi lo stesso brivido delizioso dei personaggi che incontra sulla pagina». È grazie a tale brivido che Melmoth l’Errante, al pari di Dracula, Frankenstein e altri celebri mostri letterari, continua a peregrinare nel nostro mondo e ad atterrire generazioni di lettori.
Un classicone mattone, di genere gotico, non penso ci sia molto da dire su Melmoth, anche qui un libro che mi prefisso di leggere da anni.Questa tra l’altro è una bellissima edizione BEAT, sì, adoro la grafica BEAT.
La Valle dell’Eden – John Steinbeck
Nel paese di Nod, a est de] giardino dell’Eden, dove la progenie di Caino andò a vivere secondo la leggenda biblica e che nel romanzo di John Steinbeck corrisponde simbolicamente alla valle percorsa dal fiume Salinas nella California settentrionale, si intrecciano le storie di due famiglie, gli Hamilton e i Trask. Protagonisti della saga, che va dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale, da una parte il vecchio Samuel Hamilton, immigrato dall’Irlanda; e, dall’altra, Cyrus Trask insieme ai figli Adam e Charles, e ai nipoti Aron e Caleb, gemelli nati dalla misteriosa Cathy Ames, reincarnazione di Eva e di Satana allo stesso tempo, emblema del male nel mondo, con il quale tutti nel corso della lunga vicenda devono misurarsi. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1952 e ora riproposto nella nuova traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, “La valle dell’Eden” è il romanzo in cui Steinbeck ha creato i suoi personaggi più affascinanti e ha esplorato più a fondo i suoi temi ricorrenti: il mistero dell’identità, l’ineffabilità dell’amore e le conseguenze tragiche della mancanza d’affetto.
Quest’anno ho letto “Furore” (di cui dobbiamo ancora parlare, perdonatemi, a breve nel parleremo al meglio) e voglio approfondire Steinbeck, questo è l’altro grande romanzo famigliare dell’autore che spero di amare come ho amato Furore.
Solaris – Stanislaw Lem
“Solaris” è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell’universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un’atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c’è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta “vivente”. Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L’astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l’ambiente. Un’avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un’avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell’Identità, del Soggetto, dell’Io. Non esiste l’Io unico e identico a se stesso.
Anche qui abbiamo un classico, tanti classici in questa wishlist, stavolta della fantascienza, ne ho sempre sentito parlare in toni entusiasti e anche ultimamente, questo mi ha fatto tornare il pallino per la lettura di “Solaris”.
E voi? Quali sono i vostri libri in wishlist? Avete letto qualcuno di questi? Vi sono piaciuti? Fatemi sapere!
Dunque, per inaugurare questa settimana, dato che domani ci sarà la prima vera festività natalizia ho pensato di parlare un poco oggi di tre racconti consigliati per Natale.
Di alcuni di questi abbiamo già parlato anni fa, ma li ho riletti a novembre per l’occasione e di certo ne parleremo in modo più approfondito e specifico.
Queste sono tre raccolte (tranne una) contenenti racconti di autori direi classici perfetti da leggere per Natale, o prima del fatidico giorno, è pensato così questo articolo, come un piccolo suggerimento per letture brevi e in tema perfette per entrare nel mood.
Il fabbro Vakula è innamorato di Oksana, la ragazza più bella del villaggio di Dikan’ka, ed è determinato a sposarla. Il suo progetto viene però ostacolato dal diavolo in persona, che da tempo medita di vendicarsi di lui e di tutte le «frottole che ha messo in giro sui diavoli»: quatto quatto sale in cielo, ruba la luna e se la infila in tasca, mentre Dikan’ka cade nell’oscurità più nera. «La notte prima di Natale», pubblicato nel 1832 nella raccolta «Le veglie alla fattoria vicino a Dikan’ka» e qui proposto nella traduzione di Paolo Nori, è una prova magistrale dello stile di Gogol’: come lo ha definito Nabokov, «qualcosa di ridicolo e di stellare al tempo stesso».
Dunque, questo racconto è pieno di vari elementi, c’è l’ironia, c’è l’amore, la stregoneria, il diavolo, un atmosfera quasi fiabesca a tratti… Mi sento di consigliarlo assolutamente come lettura perfetta per Natale perché la storia rientra in pieno in questa atmosfera, siamo immersi nella neve e osserviamo le disavventure di una serie di personaggi che ruotano uno attorno all’altro. Il diavolo descritto da Gogol’ è senza dubbio un essere abbietto che cerca di trarre tutti in inganno per poi fallire miseramente e ritrovarsi in situazioni a lui non proprio favorevoli. Una lettura che lascia un sorriso sulle labbra e il ricordo di luoghi gelidi, ma cosparsi di ironia e amore.
I due racconti autobiografici “Un ricordo di Natale” (1956) e “Un Natale” (1982) racchiudono l’atmosfera incantata del giorno più atteso e amato dell’anno, vissuto attraverso lo sguardo del piccolo Buddy: la gita nel bosco alla ricerca di un albero da addobbare, l’infornata di trenta focacce segretamente insaporite con qualche goccia di whisky. lo scambio dei doni – alcuni meno graditi («camicie e maglioni», come da tradizione) e altri molto amati, come un grande, bellissimo aeroplano colorato. Il ricordo ormai lontano delle feste trascorse dall’autore in compagnia di una vecchia cugina e del padre, perduto e ritrovato, rivive così in queste pagine toccanti, capaci di evocare il profumo magico e familiare dell’infanzia.
Assolutamente il mio testo preferito fra quelli letti/riletti a novembre in occasione della maratona, una mini raccoltina di due racconti uno più bello dell’altro. Certo, non sono racconti pieni di dolcezza e finali lieti dove tutto si risolve, anzi sono abbastanza amari, ma decisamente emozionanti e perfetti per una lettura natalizia. Sono appunto autobiografici ed incontriamo alcuni personaggi che rappresentano vari famigliari di Capote, in particolare la cugina del primo racconto penso sia uno dei personaggi più adorabili che abbia mai incontrato in un testo. incontriamo anche il padre di Capote nel secondo racconto (anche la madre) e possiamo farci un idea del rapporto frammentato che c’era fra i genitori e il figlio. Sono racconti profondi, che mi hanno fatta piangere e sorridere, li consiglio sopratutto ad adulti e adolescenti, penso che per i bimbi siano un po’ troppo drammatici in certi punti.
Natale a Villa Seurat (e altre prose) – Henry Miller
Ho voluto inserire questo volumetto perché per me è stata una piacevole scoperta non avendo mai letto nulla di Henry Miller, famoso per testi quali “Tropico del Cancro” e “Tropico del Capricorno”, ma non solo. Questa raccolta edita “Via del Vento” edizioni è composta dal racconto principale, “Natale a villa Seurat” appunto e altre prose, come “Sala da Ballo” e “Circe”. Il natale è presente solo nel primo racconto e verso la fine, quindi non è un libro pregno di Natale come lo possono essere i due precedenti, ma sono rimasta folgorata dallo stile e dalle atmosfere di Miller. Villa Seurat era un ritrovo molto “in” se così possiamo dire, all’epoca di Miller, una specie di circolo in cui amici dell’autore e artisti si recavano per stare assieme, parlare, informarsi, divertirsi ecc. Quello di Villa Seurat fu un periodo molto creativo per Miller, questo racconto comunque è autobiografico e cita amici reali dell’autore, parla in breve di varie disavventure fra amici. Può essere una lettura piacevole se siete incuriositi da Miller, ma in generale penso sia adorabile come volume, lo stile dell’autore è morbido e suadente, sembra trascinare il lettore in una spirale di vita.
E voi? Vi piacciono i racconti natalizi? Quali leggerete quest’anno? Fatemi sapere!
Ancora, scrivete che, per quanto dirlo sia scandalo, la più grande furberia è quella di non essere furbi, perché costoro si fabbricano palazzi di marmo rivestiti d’oro ma alla fine avranno un conto troppo pesante da pagare. E perciò insegneremo ai nostri figli di evitare la furberia come la peste (anche di essere astuti noi abbiamo troppe volte tentato negli anni decorsi). Scrivete, per quanto possa apparire enorme, che un cuore pulito è meglio di un’auto a otto cilindri e cambio di marcia automatico, lunga da qui fin lì.
–
Allora per la prima volta nella vita quella sera di Natale, benché fossimo in tanti e tutti ci volessimo sinceramente bene a vicenda, ci siamo accorti di essere soli. […] Perché bello non significa soltanto bello ma può significare anche terribile e profondo. Anzi. Le più grandi bellezze, in questo mondo, forse stanno proprio qui. Nel dolore, nel rimpianto di ciò che è stato e non sarà più, nella nostra solitudine, della quale noi in genere non ci accorgiamo, o preferiamo non pensarci. Ma verrà il giorno.
Oggi voglio concludere un discorso iniziato l’anno scorso, sempre durante la maratona natalizia, infatti un anno fa senza pianificazioni mi sono addentrata nella lettura dei racconti natalizi di Dickens, che comprendono appunto cinque testi, anche se quello più famoso rimane “Il Canto di Natale“.
Purtroppo nel 2019 non sono riuscita a finire di leggere il testo rimanente, quindi oggi terminiamo questa serie di recensioni dedicate ai racconti natalizi di Dickens.
Il patto col fantasma (1848) è sicuramente il racconto più cupo della raccolta; nonostante l’inevitabile lieto fine infatti, il testo ruota intorno a un tema difficile e perturbante, su cui Dickens ha già scr tto e su cui tornerà a scrivere, quello dello sdoppiamento della personalità. Protagonista e motore dell’azione, accanto all’alchimista, è il suo spettro, figura vagamente demoniaca che offre all’altro se stesso la speranza fallace dell’oblio. Ma l’oblio del passato e dell’antica ferita, porta con sé non solo la morte del proprio dolore, ma anche la frigidità emotiva, la cancellazione della sensibilità e del sentimento che soli rendono la vita degna di essere vissuta. È questa la lezione che il fosco personaggio apprende nel corso del racconto, accogliendo in sé la memoria come un tesoro prezioso e irrinunciabile.
Quando queste ombre facevano nascere nella mente delle persone mature altri pensieri e mostravano loro immagini diverse. Quando uscivano dai loro nascondigli prendendo l’aspetto di forme e di facce tornate dal passato, dalla tomba, dal profondo abisso dove errano senza posa le cose che potrebbero essere state e che non furono mai.
Recensione
Dunque, “Il Patto col Fantasma” è stato stampato nel corso degli anni in diverse edizioni e da diverse case editrici, è conosciuto anche con il titolo “Lo Stregato“, è sicuramente il più cupo fra i racconti natalizi di Dickens e l’ultimo pubblicato (1848).
Lo potete trovare anche in una raccolta edita Einaudi che raccoglie tutti questi cinque racconti natalizi del buon vecchio Dickens.
Descrizioni, Atmosfera
Non parlerò più di tanto dello stile di Dickens perché ne abbiamo lungamente parlato nelle passate recensioni, vorrei anzi soffermarmi sul fatto che in questo racconto in particolare ho notato una voglia maggiore dell’autore nello scrivere descrizioni o nel perdersi fra le atmosfere cupi e lugubri.
Dickens lo fa sempre, è un autore descrittivo, che adora scrivere per paragrafi di luoghi o oggetti, o ancora soffermarsi sulle sensazioni dei personaggi e sugli stati d’animo di questi, ma in questo racconto in particolare (più degli altri 4) ho notato questo fatto.
Questo è considerato il racconto come dicevo più cupo in questa cinquina, per le tematiche, che sono anche quelle classiche di Dickens, le atmosfere, i luoghi e il fatto anche che gli eventi si svolgono quasi sempre di notte in stanze chiuse con solo un lume ad illuminare la scena.
Tematiche
Affronta le tematiche classiche Dickensiane ad esempio la povertà, il degrado, la bontà, l’umanità, la memoria in particolare e l’abbandono.
In questo racconto sono tanti i messaggi che l’autore vuole veicolare, l’importanza della memoria e l’importanza dei traumi e degli eventi negativi, questi ricordi si vogliono molte volte cancellare come se questi eventi non fossero mai accaduti, ma sono questi che ci rendono ciò che siamo e ci ricordano l’importanza della memoria, del perdono e della conoscenza.
Non c’è uomo o donna che non abbia avuto le sue pene e la parte maggiore di loro ha subìto qualche torto. L’ingratitudine, la sordida gelosia, l’interesse occupano tutti i gradi della vita. Chi non vorrebbe dimenticare le proprie pene e i propri torti?
Un altra tematica di certo importante, che viene affrontata soprattutto verso la metà e la fine del libro è l’abbandono, infatti l’autore sostiene la tesi per cui abbandono genera abbandono, un essere lasciato a sè stesso che non ha mai conosciuto l’amore, la propria famiglia, la compassione, non ha ricordi né in positivo né in negativo, perché non ha mai conosciuto gioia, quindi non può provare nostalgia verso di essa.
Egli è il prodotto dell’indifferenza umana. Tu sei il prodotto della umana presunzione.
Infine è importante citare la tematica dell’umanità, infatti la trama riguarda quest’uomo “stregato” che fa un patto con un fantasma, questo gli promette di poter cancellare i suoi ricordi negativi che lo tormentano, ma il costo di tutto ciò è molto alto, l’uomo diventerà un essere senza più alcuna bontà ed umanità, contagerà in più tutti quelli con cui verrà a contatto, rendendoli esseri senza più sentimenti se non di rabbia e odio.
Da ogni seme di male in questo ragazzo nasce un campo intero di rovine che dovranno esser raccolte, immagazzinate e seminate di nuovo in molti altri luoghi del mondo, finché intere regioni saranno talmente coperte di malvagità da meritare la acque di un nuovo diluvio. Tollerare giorno per giorno un omicidio aperto e impunito nelle strade di una città è cosa meno criminosa di uno spettacolo come questo.
Quali sono i punti forti del libro?
Senza dubbio l’atmosfera, io apprezzo personalmente un mood così oscuro e cupo, in cui i personaggi si muovono quasi sempre nell’ombra, si lasciano andare alla malvagità umana, confabulano, incontrano spiriti, stringono patti con essi…
Insomma in generale il libro è perfetto per l’atmosfera che crea, può essere anche una lettura adatta all’autunno pensandoci, inoltre mi è piaciuta la concentrazione di Dickens riguardo la tematica della memoria, e in generale le tematiche citate sono affrontate in modo ben riuscito.
Se desiderate un testo in cui perdervi fra le descrizioni e le sensazioni che vi suscita, lasciandovi andare a riflessioni sull’umanità e sull’importanza della memoria non posso far altro che consigliarvelo.
Cosa non mi ha convinta?
Ho fatto fatica ad entrare in sintonia con i personaggi, tranne uno in particolare che ho apprezzato un poco più degli altri, ma sempre senza impazzire per lei, non sono riuscita ad andare d’accordo con nessuno.
Non penso sia uno dei racconti lunghi più belli di Dickens, non è nemmeno uno dei peggiori, lo preferisco di certo a “La Battaglia della Vita“, ma non ha un particolare mordente, può rimanere impresso per l’oscurità di questo, ma non vi mostra un Dickens particolare, più dark forse, ma non sconvolgente.
Voto:
Se non conoscete ancora un Dickens cupo è una lettura piacevole prima di addentrarsi di certo in altri testi più corposi e in generale i ragionamenti che porta a galla sono validi, quindi mi sento di consigliarlo come racconto.
E voi? Avete mai letto “Il Patto col Fantasma”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!
"We’re all scared most of the time. Life would be lifeless if we weren’t. Be scared, and then jump into that fear. Again and again. Just remember to hold on to yourself while you do it.”
"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."