Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Buon lunedì gente e buon inizio settimana!

Ci stiamo avvicinando al Natale ragazzi, manca poco ormai e purtroppo manca poco anche alla fine della #Xmasmaratona, lo so, è molto triste.

Ma non pensiamoci ancora, abbiamo ancora un buon numero di giorni davanti a noi prima di Natale , giusto?

Nonostante il mio entusiasmo per questa festività mancano ahimè ad oggi all’appello ancora tutti i regali e i due simboli del Natale per eccellenza, il presepe e l’albero… rimedierò al più presto.

Oggi comunque, ridendo e scherzando, siamo qui con una recensione alla quale tengo molto, ovvero la recensione del titolo che abbiamo letto per il mese di novembre (e parte di quello di dicembre) sul gruppo di lettura.

Iniziamo subito perché c’è molto da dire!

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Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Pagine: 398

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): €16,80

Ebook non disponibile

Anno della Prima Pubblicazione: 1985

Link all’Acquisto: QUI

Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Il momento del tradimento è il peggiore, il momento in cui sai senza alcun dubbio che sei stato tradito, che qualche altro essere umano ti ha augurato un male così grande. Era come trovarsi in un ascensore che si è staccato dall’alto. Si precipita, e non si sa quando, con un urto, si toccherà il fondo.

 

Recensione

Questo è uno di quei casi in cui dopo aver terminato la lettura non so come trasmettervi nel migliore dei modi le emozioni che ho provato e l’idea che mi sono fatta.

Quando un libro mi piace molto, raccontarlo diventa difficile per me.

In questo caso, il libro di cui parliamo oggi tratta di una tematica a me molto cara, ho rimandato a lungo la lettura di questo titolo essenzialmente perché avevo aspettative molto alte e temevo di essere costretta ad abbassarle.

Non è stato così, il libro mi è piaciuto molto e ha rispettato in pieno l’idea che mi ero fatta di questo.

Iniziamo parlando dello stile della Atwood, è molto pulito e chiaro senza troppi fronzoli, infatti sullo stile di scrittura dell’autrice avevo un opinione diversa dalla realtà infatti mi immaginavo una scrittura più ricca, edulcorata, satura di descrizioni leggermente altezzosa anche.

Invece l’autrice ha sempre uno stile lineare, mai eccessivamente prosperoso, le descrizioni degli ambienti sono costruite tramite molte metafore (trucco che a me piace sempre).

E’ uno stile che punta a trasmettere, combinato con l’atmosfera, una certa freddezza quasi come una specie di studio medico, bianco, asettico, con quell’odore di farmaco che appesantisce l’aria, ecco mi sono sentita come in un ambiente simile durante la lettura.

Toglie il respiro e dona una sensazione di claustrofobia che difficilmente ho provato leggendo un libro.

All’inizio il libro non mi ha presa molto, è un libro in cui certe volte succedono degli eventi imprevisti che l’autrice è brava a ponderare e ad inserire nel momento giusto, ma per qualche motivo non mi catturata immediatamente.

Per qualche settimana addirittura non l’ho toccato, stavo leggendo altro e purtroppo non ho avuto molto tempo per leggere a novembre, ma una ripreso in mano mi sono incollata alle pagine fino alla fine e nel giro di pochi giorni l’ho terminato.

Parlando della protagonista, Difred in cui il nome sottolinea l’appartenenza di questa donna a Fred suo Comandante, ho letto diverse critiche che si smuovevano verso la Atwood per una protagonista a tratti poco combattiva.

Posso capire questo ragionamento, perché a volte capita di incontrare nei libri personaggi a cui vorremmo dare una spinta per smuoverli (per me era il caso di Evie de “Le Ragazze”), nel senso che al termine della lettura pensando a questa donna si arriva alla conclusione che in alcuni punti lei venga avvertita come donna con poco spirito in una situazione in cui bisognerebbe combattere per i propri diritti.

Però io personalmente non sento di criticare Difred, perché vive una situazione terribile, la sua vita viene ribaltata e dal conoscere una normalità libera di un certo tipo si passa ad un regime rigido e inumano di cui si ha paura, è inutile fingere di non provare paura e improvvisarsi eroi quando si teme per la propria vita.

Come per lo stile e l’ambientazione anche i personaggi e perfino la protagonista risultano asettici e distanti, è difficile entrare in sintonia con Difred non perché risulti poco umana semplicemente i pensieri che compie sono individuali e anche se ci sta raccontando una storia lei si chiude nel suo bozzolo da cui sembra impenetrabile.

Noi veniamo a conoscenza dei suoi pensieri, dei suoi dolorosi ricordi, delle sue paure, dei suoi desideri ma sotto sotto (almeno per me) rimane un’estranea.

Anche se questo effetto di distacco per quanto mi riguarda è voluto dall’autrice.

Come gli altri personaggi che vengono analizzati ma in parte perché essendo la protagonista quella di cui sappiamo di più è Difred, tra l’altro non scopriremo mai il suo vero nome ed è quasi come seguire da vicino una persona senza conoscere il suo nome, conoscere la sua vita e non il suo nome.

La solidarietà femminile non esiste in questo libro, è come se la società (modificata ad un certo punto) abbia fatto tutto il possibile per imprimere nella mente della gente un indifferenza e una rassegnazione tale per la quale non si lotta più, questo pensiero corrotto ha vinto e tutti hanno mollato.

E’ spaventosa un immagine simile, terrificante, perché pensare ad un tipo di ragionamento assurdo che riesce a far cadere la nostra libertà, a sottometterci come esseri umani sotto ogni punto di vista, reprimendo la nostra stessa umanità è mostruoso.

Prima di leggere il libro avevo letto commenti del tipo “potrebbe succedere anche a noi” e man mano che sfogliavo le pagine questo tipo di ragionamento non mi sembrava più così assurdo ma in una veste diversa.

Il mondo ha vissuto periodi come quelli descritti in questo libro, anche se non uguali ma simili, e conosciamo questa sensazione di guerra persa in partenza, di ribellione inutile e di attesa che governa in mondo quando c’è in atto un conflitto.

Ovviamente il pensiero che insegue il lettore per il tutto il testo è l’immagine della donna, questo libro è stato ritenuto femminista ma più che mostrarci ciò che non funziona nella civiltà nelle confronti delle donne ci sbatte in faccia quelli che sono i diritti di quest’ultime che se vengono sottratti ci rendono, noi umanità, pari a delle bestie.

E’ questo il messaggio principale del libro per quanto mi riguarda, nel momento in cui i diritti, la libertà e l’umanità vengono repressi e tolti, cosa rimane?

Così per gli uomini e per le donne.

Un altro messaggio non forte come questo ma positivo e ugualmente importante è che non importa in quale società distopica, svantaggiosa e così indifferente nei confronti delle persone ci possa ritrovare, ci sarà sempre, sempre, un moto di ribellione.

A qualcuno le cose non andranno mai bene così come sono e anche se in silenzio o in minoranza questa gente a cui non va bene lotterà per soverchiare il regime.

E’ un libro che rimane nel tempo e scava un angolino dentro chi lo legge per lasciare questi messaggi a volte di speranza a volte di ammonimento nei confronti dell’umanità.

Ha una grande potenza questo libro perché apre gli occhi, e niente è più determinante di questo, su ciò che potrebbe accadere se si scivola verso l’indifferenza, verso il rinnegare la nostra umanità e i nostri invalicabili diritti.

Ha un finale aperto quindi ogni persona ha la facoltà di scegliere come secondo lei/lui sono andate avanti le cose, questo libro è costituito come una prova storica quindi alla fine si legge di vari storici che ritrovando questa testimonianza di Difred fanno le loro ipotesi.

Voto:

Progetto senza titolo (13)

E’ stato senza dubbio uno dei libri migliori che abbia letto quest’anno, speravo mi sarebbe piaciuto e così è stato.

Questo libro è come un pugno nello stomaco che ti fa realizzare l’importanza di ogni individuo e la deviazione di una società che manda all’aria i diritti delle donne utilizzandole come oggetti per la riproduzione, come corpi vuoti incapaci di provare emozioni, in luogo in cui la libertà è severamente punita e un lusso che non ci si può più permettere.

 

Bene, questo era tutto per oggi!

Voi? Avete mai letto questo libro? Sì? No? In questo caso vi consiglio di rimediare subito!

Noi ci leggiamo domani gente!

Elisa

 

 

 

 

 

LiberTiAmo di Dicembre

Buon venerdì care genti!

Sono ancora qui, devo ammettere che avevo qualche dubbio circa l’impresa de la #Xmasmaratona, invece devo dire che per ora almeno sono riuscita a non saltare nemmeno un appuntamento.

 In questo venerdì che apre un nuovo weekend, il penultimo prima del Natale sono qui per annunciare assieme a Tiziana il libro del Gruppo di Lettura per il mese di dicembre o meglio per le ultime due settimane di dicembre che restano.

Dato che volevamo concludere il 2017 con un’altra lettura abbiamo selezionato titoli piuttosto brevi da poter leggere nelle due settimane e più che vanno dal 15/12 al 31/12.

Fra i titoli proposti c’è stato un vincitore e direi di andare a scoprirlo subito!

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Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Editore: Mondadori

Trama

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

 

Ray Bradbury è stato uno scrittore americano, famoso per le sue innovazioni nel genere fantascientifico.

Autore anche di testi come “Il Popolo dell’Autunno”, “Cronache Marziane” e “Il Gioco dei Pianeti”.

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza, che rientra tra i classici del genere distopico.
Il romanzo rivolge critiche dure sopratutto alla società americana degli anni ’50 ma non solo.
Questo romanzo ha influenzato la nostra società e negli anni sono nati, prendendo inspirazione dal testo di Bardbury, fumetti, racconti, documentari e film.

Come scritto sopra il titolo sarà in lettura sul gruppo da oggi al 31/12 (compreso).

Che dire, si preannuncia una gran lettura, personalmente non vedo l’ora di iniziare perché questo libro mi attende sullo scaffale da un annetto buono, sarà ora di porre rimedio a questo ritardo!

PS: Il 19 uscirà la recensione de “Il Racconto dell’Ancella” c’è molto da dire!

A domani!

Elisa

 

LiberTiAmo di Novembre

Buon mercoledì gente e buona festa d’Ognissanti a tutti!

Essendo il primo del mese, si sa nell’aria c’è profumo di nuova lettura per il gruppo, quindi come ogni inizio mese oggi parliamo del titolo che sarà in lettura, in questo caso per il mese di novembre, sul gruppo.

Il libro di novembre è un titolo che io desidero leggere da anni ormai, ho sempre rimandato perché è uno di quei titoli che mi intimidiscono, e sono felice di mettere le mie manine sulle sue pagine e leggerlo assieme al gruppo, molto felice.

Comunque, non procrastino oltre, vediamo assieme il titolo di novembre!

 

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Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le “ancelle”, sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè “di Fred”, il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di “prima”…

 

 

Margaret Atwood è una poetessa, scrittrice, saggista e critica letteraria canadese. E’ inoltre una attivista, ambientalista e femminista molto importante del nostro tempo.
Ha scritto numerose opere e vinto numerosi premi, scrive diversi generi, dai romanzi distopici ai libri per bambini.

Nel 1987 “Il Racconto dell’Ancella” ha vinto il Premio Arthur C. Clarke ed è stato successivamente candidato ai seguenti premi: Premio NebulaPremio Prometheus e al Booker Prize.
Da questo romanzo nel 1990 è stata tratta una pellicola e nel 2017 una serie televisiva.

Il titolo sarà in lettura dal oggi al 30/, ovvero per tutto il mese di novembre ma come scritto anche su Goodreads  vi ricordiamo che il tempo di lettura è molto flessibile e si adatta a qualsiasi esigenza, basta comunicarlo e allungheremo questi tempi di due settimane, fino a metà dicembre.

Non vogliamo assolutamente mettere fretta a nessuno anzi, vogliamo che ogni libro in lettura si possa gustare e leggere con tutto il tempo necessario, quindi io e Tiziana ci raccomandiamo, se volete allungare i tempi basta solamente comunicarlo!

 

Bene gente!

Oggi sono andata davvero alla veloce, ne approfitto per augurarvi ancora una buona festa e un buon inizio di novembre, come annunciato anche su Instagram, nei prossimi giorni usciranno tanti interessanti (almeno penso) articoli che parlano di tutto a dire il vero, sopratutto di libri come sempre, ma anche di serie tv, film e trucco dato che da tempo non parliamo un pochino di questo!

Rimanete collegati, a prestissimo!

Elisa

 

 

 

LiberTiAmo di Ottobre

Buona domenica e buon ottobre people!

Essendo il primo del mese torna un appuntamento fisso che ogni mese non vedo l’ora di scrivere perché nuovo mese, nuova lettura!

Come avrete capito dal giorno e dal titolo oggi sono qui per fare un brevissimo annuncio che riguarda il gruppo di lettura che io e Tiziana gestiamo assieme.

L’ultimo avviso che avevo scritto (per annunciare il titolo) risale a luglio gente, ah ormai le giornate sono cambiate, il tempo è cambiato, tutto si è fatto più uggioso e grigio ma non mi dispiace tutto ciò quindi attendo a braccia aperte l’inverno e gironzolo felice in queste giornate autunnali.

Comunque non perdiamoci in chiacchiere, avremo tempo per parlare dell’inverno anche perché annuncio già ora questa cosa, a dicembre torneranno gli appuntamenti diurni ovvero ogni giorno dal 01/12 al 25/12 quindi fino a Natale, pubblicherò un articolo qui sul blog.

Mi sono divertita molto l’anno scorso e già ora sto pensando a come impostare tutti gli articoli, all’uscita di ognuno, insomma mancano due mesi ma sono esaltata già ora.

Ma diamo una copertina al titolo di ottobre, il momento è giunto!

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Di Notte Sotto il Ponte di Pietra – Leo Perutz

Editore: Edizioni E/O

Trama

Praga, fine del XVI secolo. Sulla città regna Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, collezionista, mecenate delle arti e delle scienze, uomo eccentrico e misterioso. Vive arroccato nel Castello, circondato da alchimisti, astrologi, pittori, servitori fedeli e imbroglioni di ogni risma. Ama una donna di nome Esther, moglie dell’ebreo Mordechai Meisl, l’uomo che gli presta il denaro per la sfarzosa ed eccentrica vita di corte, ma è un amore che esiste solo nei sogni, perché così ha voluto Rabbi Löw, autore di sortilegi, cabalista e artefice del Golem. Dentro questa Praga magica e perduta Leo Perutz intreccia le sue invenzioni narrative, fantastiche e poetiche, intorno a un perno che è l’inestricabile intreccio dei destini dei due rivali, Rodolfo e Mordechai, il Cristiano e l’Ebreo, entrambi grandi, entrambi perdenti.

 

Leo Perutz è stato uno dei più grandi scrittori e drammaturghi della sua generazione. Perutz è l’autore di titoli come “Tempo di Spettri” “Dalle Nove alle Nove” e “Il Cavaliere Svedese”.

Di Notte Sotto il Ponte di Pietra è stato ripubblicato lo scorso 2 febbraio dalla casa editrice E/O.

Leo Perutz E’ nato a Praga da una famiglia ebreo-tedesca, la sua fama e la sua incredibile capacità di narrazione per anni sono state offuscate da nomi quali Kafka, Werfel, appartenenti alla stessa fascia sociale.

Di Notte Sotto il Ponte di Pietra narra le atmosfere mistiche e misteriose di una Praga per cui l’autore provava un forte attaccamento e non solo.

La lettura inizia ufficialmente oggi e termina il 31/10, quindi leggeremo questo titolo per tutto il mese di ottobre.

Bene gente, il 4 ovvero mercoledì arriva la recensione de “Il Circo della Notte” quindi rimanete connessi!

A presto!

Elisa

 

 

 

Exit West – Mohsin Hamid

Buon venerdì care genti, buon inizio weekend e ben ritrovati qui sul blog!

Anche voi vi sentite intrappolati nella feroce morsa della calura? E io che mi lamentavo a giugno, pfft quelle erano bazzecole in confronto alla mega bolla che c’è ora.

Finalmente ritorno con una recensione, è passato un bel po’ di tempo dall’ultima, talmente tanto che ho dovuto fare una capatina a ricontrollare come imposto di solito questo genere di articolo perché la mia mente se lo ricordava a malapena.

Prima di iniziare, come vi avevo detto nello scorso articolo, il blog andrà in vacanza prossimamente ma non prima di aver pubblicato ancora due articoli che devo condividere con voi ma quando sarà il momento non esiterò ad avvisarvi!

Infatti tutte le relative informazioni rispetto al periodo di “”vacanza” e all’improvviso rallentamento degli articoli le troverete in un articolo futuro.

Oggi però parliamo di altro, nel mese di luglio infatti sul gruppo abbiamo letto Exit West di Mohsin Hamid e non vedo l’ora di parlarvi di questo breve libro.

Iniziamo!

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Exit West – Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

Pagine: 152

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 17,50

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2017

Link all’Acquisto: QUI

“[…] E quel che non aveva detto era che lui era arrivato a quel momento nella vita in cui un genitore sa che, nel caso di un’ inondazione, farebbe meglio a lasciar andare il figlio, al contrario di quel che gli diceva l’istinto quand’era più giovane, perché trattenendolo non lo proteggerebbe, ma lo tirerebbe giù, rischiando di farlo affogare, perché ormai il figlio è più forte del genitore, e le circostanze sono tali da rendere necessario l’impiego di tutta la forza possibile, e solo per breve tempo l’arco della vita di un figlio sembra combaciare con quello della vita di un genitore […]”

 

Trama

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via.

Recensione

Dunque, inizio con il dire che subito dopo averlo visto per la prima volta ho iniziato a nutrire un forte interesse nei confronti di questo libro e sono felice di averlo letto, so con tutta sicurezza che l’avrei letto comunque anche nel caso non avesse vinto il sondaggio del gruppo.

Iniziamo parlando dello stile con cui è scritto il libro perché è particolare e potrebbe piacere o no, dipende dalle vostre preferenze.

Questo secondo me non è un libro che può piacere indistintamente a tutti, sopratutto per lo stile che è piuttosto profetico e drammatico, i fatti vengono annunciati a sorpresa con un meccanismo che assomiglia a quello di una favola.

A me comunque è piaciuto, nonostante sia uno stile molto malinconico e nostalgico che per la maggior parte delle pagine mi ha comunicato un grande senso di tristezza.

Tutto il libro è pervaso da queste sensazioni, un po’ per gli ambienti e le situazioni che descrive e un po’ appunto per lo stile che aumenta questo groppo in gola.

I personaggi Nadia e Saeed sono tratteggiati bene, non direi troppo nel profondo ma comunque per tutto il libro l’autore fa un grande lavoro sull’analisi dei pensieri e delle emozioni di questi quindi alla fine il lettore conosce i tratti più radicati dei loro caratteri, il coraggio di Nadia e la fedeltà di Saeed sono i tratti che più si distinguono.

Personalmente mi sono piaciuti entrambi come personaggi forse quello verso cui provo più affetto è Saeed ma senza dubbio conservo un buon ricordo anche di Nadia.

Si potrebbe parlare così tanto di questo libro, per i temi che tratta, così attuali e proiettati con una luce così umana e comprensiva.

Ci sono diverse scene molto forti all’interno di questo libro ma una in particolare mi è rimasta impressa, circa a metà libro, mi sembra pagina 57 l’autore descrive come il padre di Saeed stia osservando una scena mostruosa ovvero due ragazzi che giocano con la testa di un uomo.

Mi ha scossa questa immagine ma non è l’unica perché grazie sempre a questa narrazione fatta di scosse continue l’autore riesce sempre a prenderti di sorpresa con rivelazioni o scene forti e difficili da digerire.

Siamo sulla scena di una guerra descritta allo stesso tempo con minuziosa freddezza e calda umanità, si racconta il lato umano degli avvenimenti, le emozioni delle persone, la loro nuova normalità che muta man mano che la guerra avanza e distrugge tutto ciò che incontra.

Nadia e Saeed fuggono attraverso queste porte magiche, che sono un elemento fantascientifico che non viene spiegato quindi bisogna sospendere in senso di realtà, io personalmente non sono un amante dei fatti “magici” non spiegati scientificamente ma per exit west io il bisogno di una spiegazione scientifica non l’ho sentito, sono venuta a conoscenza di questo elemento e ci ho creduto.

Le porte che appaiono casualmente nel mondo sono una metafora più estesa di una tecnologia odierna che collega persone lontane tra loro.

Ho apprezzato molto il rispetto che l’autore utilizza, nei confronti di entrambe le popolazioni ovvero gli emigranti e il popolo nativo del luogo che si ritrova ad ospitare queste persone, Hamid entra nel pensiero di entrambi e comprende questi pensieri.

Passa di voce in voce, da un rifugiato di guerra ad un nativo preoccupato, da un anziano di Palo Alto a una domestica affaticata dal peso della vita e dei doveri.

Questo passare da una mentalità all’altra e saper cogliere l’essenza di ognuna è formidabile secondo me.

Exit West viene chiamato romanzo politico ma è molto più di questo, è un romanzo che dona umanità a tutti e approfondisce ragionamenti e modi di vedere il mondo magari lontani dai nostri.

Tra l’altro giorno ho letto un articolo di rivista studio in cui si intervista anche l’autore, (che vi lascio qui) e in cui il giornalista incaricato di scrivere appunto questo articolo definisce Exit West “necessario” come libro e sono assolutamente d’accordo con questa affermazione, necessario per comprendere l’emigrazione sotto il suo aspetto più umano.

Oltre al tema dell’immigrazione verso la fine sorge spontaneo anche interrogarsi sulla natura del rapporto amoroso tra Nadia e Saeed (ovviamente non farò spoiler ma sappiate che mi prudono le dita dalla voglia di rivelare tutto), non solo sul loro in particolare ma sull’amore come termine esteso ad ogni essere umano.

Può l’amore resistere ad eventi così duri da accettare? Può conservare il rispetto e la devozione degli inizi? Ma sopratutto, cos’è affetto e cos’è amore?

Si segue la successione di eventi che accadono a questi due giovani con ansia e trasporto, una specie di preoccupazione famigliare come se i protagonisti fossero nostri amici o parenti, lo spostarsi da un luogo all’altro sempre in preda all’instabilità e alla tensione in un moto apparentemente senza fine fa trattenere il respiro e divorare le pagine.

Exit West è stato difficile in alcuni momenti perché il peso di quello che accade nelle vite di due giovani cresciuti in un paese momentaneamente senza futuro, costretti ad abbandonarlo ed essere strappati dagli affetti, dai ricordi da tutto ciò che sono è un peso che ti schiaccia.

Ma per quanto sia difficile non posso non consigliarlo assolutamente a tutti, la malinconia che permea tutto è affascinante e arrivata alla fine del libro ho sentito questo nodo di tristezza sciogliersi come una tempesta che è appena passata.

“Continuare per sempre a fuggire va oltre le capacità della maggior parte delle persone: a un certo punto anche un animale braccato si ferma, esausto, e attende il proprio fato, anche solo per un istante.”

Voto:

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Ottimo libro, una grande scoperta e una appassionata storia da portare con se come una favola.

Bene gente!!

E voi? Avete letto Exit West? Sì? Vi è piaciuto? Ditemi, ditemi!

Ci leggiamo prestissimo people!

Elisa

 

Breve Avviso Estivo – LiberTiAmo

Buonasera people e visto che è già venerdì sera, buon weekend!

Stasera sono qui per fare un piccolo annuncio, come avrete capito dal titolo questo avviso riguarda solo il gruppo di lettura e non il blog.

Chi di voi segue già il nostro gruppo sarà già a conoscenza di questo piccolo avviso, nulla di preoccupante non temete, visto che però sia io che Tiziana abbiamo sempre condiviso nei nostri rispettivi blog le “news” riguardanti il gruppo, abbiamo deciso di farlo anche questa volta.

Sarà tutto molto breve, vi prometto che non vi accorgerete nemmeno di aver letto questo articolo per quanto sarà veloce, il che non sono sicura sia una buona cosa…

Come abbiamo scritto su LiberTiAmo, con l’avvento di agosto abbiamo deciso di far andare in vacanza anche il gruppo infatti per il prossimo mese non ci saranno nuove letture.

La normale attività del blog riprenderà a settembre con la nuova lettura che come sempre verrà scelta attraverso un sondaggio, questo sondaggio verrà annunciato a metà agosto e la procedura sarà sempre la stessa.

Quindi l’attività del blog è sospesa ma non del tutto, abbiamo deciso di non leggere nuovi titoli ad agosto perché abbiamo immaginato che con l’avvento delle vacanze molti vorranno leggere titoli propri magari lasciati in sospeso per la mancanza di tempo negli scorsi mesi o magari ognuno ha una propria tbr estiva che spera di rispettare (come la sottoscritta ma ne parleremo meglio più avanti *spoiler*).

Ovviamente il gruppo rimane attivo, quindi invito tutti quelli che non si sono iscritti ad iscriversi e se chiunque vuole discutere di un libro letto ad agosto o parlare della lettura attuale di luglio può farlo senza problemi, anzi sarà un piacere!

L’unica cosa che cambia ad agosto è il fatto che non leggeremo nuovi titoli, ma a metà mese ci sarà un sondaggio quindi mi raccomando non perdetevelo abbiamo bisogno della vostra opinione!

Bene, questo era tutto, visto?

La brevità fatta a persona (sono ironica).

Come vi ho scritto all’inizio questo avviso riguarda solo il gruppo, qui sul blog sarò ancora attiva con qualche articolo nonostante nelle prossime settimane (penso verso metà agosto) mi ritirerò anche io ma quando succederà vi avviserò sulla data di ritorno e tutto quanto, non temete people!

Ancora buon weekend o buon inizio vacanze!

A prestissimo!

Elisa

 

 

LiberTiAmo di Luglio

Buon sabato people e buon inizio weekend, finalmente ci rileggiamo!

Sono felice di essere tornata, come avrete potuto notare in questo periodo ci sono e non, dipende parecchio dagli impegni arretrati e da quelli quotidiani, ogni giorno è una storia a sé.

Comunque, non fateci caso, appena mi sarà possibile tornerò con puntualità e tutta la mia buona volontà!

Oggi sono qui per annunciare assieme a Tiziana quella che sarà per il mese di luglio la lettura per il gruppo.

Eh sì, perchè è arrivato luglio e quindi l’estate, tutto ciò mi sciocca ma ci sono parecchie cose che mi scioccano quindi dovrei fare una classifica, per chi fa parte del gruppo su Goodreads la lettura di questo mese ha già una copertina ben precisa per chi invece segue le letture del gruppo sui nostri rispettivi blog questo è il momento di svelare la nuova lettura.

Vorrei dirvi inoltre, questo non c’entra nulla con la lettura del mese, che nei prossimi giorni usciranno dei nuovi articoli qui sul blog perché mi sono rammaricata per aver trascurato così tanto WriThings (nonostante questa mia assenza non sia stata voluta ma imposta da forze maggiori diciamo) , quindi sto preparando qualche articolo che spero vi piacerà.

Ma non voglio dilungarmi in chiacchiere, andiamo a scoprire la nuova lettura del gruppo per il mese di luglio!

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Exit West – Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

 

Trama

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall’altra parte del mondo, verso una nuova speranza…Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Exit West è un libro venuto dal futuro per dirci che nessuna porta può più essere chiusa.

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiù in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia cosí il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via.

 

Exit West è il nuovo libro di Mohsin Hamid, autore pakistano già conosciuto per alcuni titoli pubblicati negli scorsi anni come “Il Fondamentalista Riluttante”, “Come Diventare Ricchi Sfondati nell’Asia Emergente” e “Nero Pakistan”.

E’ stato pubblicato lo scorso 24 aprile dalla casa editrice Einaudi.

Exit West promette di essere un testo che unisce tratti politici, a tratti quasi fiabeschi e immaginari, un testo in cui tutto ha un significato differente da quello che si può notare ad un primo sguardo.

Un titolo che ha riscosso un cospicuo successo, anche in Italia, dal momento della pubblicazione e che promette di essere uno dei libri più apprezzati del 2017.

Il libro sarà in lettura sul gruppo dal 1/07 al 31/07, ovvero per tutto il mese di luglio.

Molto bene people, questo era tutto per oggi, ci leggiamo prestissimo perché come vi ho avvisato prima mi sto organizzando per un gran ritorno in scena!

A prestissimo!

Elisa

 

 

 

 

 

 

Le Ragazze – Emma Cline

Buon giovedì care genti!

Come ogni 4 del mese io e Tiziana pubblichiamo le nostre rispettive recensioni per quanto riguarda la lettura del mese precedente.

Vi ricordo che abbiamo letto questo libro dopo averlo proposto fra i titoli possibili vincitori sul sondaggio di LiberTiAmo del mese di marzo, con una cospicua percentuale di voti il libro in questione l’ha spuntata ed è stato letto sul gruppo dal 01/04 al 30/04.

In questo piovoso giovedì parleremo de “Le Ragazze” di Emma Cline, libro molto chiacchierato e discusso sbarcato in Italia lo scorso 27 settembre.

Ma andiamo subito a parlare di questa lettura perché c’è parecchio da dire!

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Le Ragazze – Emma Cline

Editore: Einaudi

Pagine: 334

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’Acquisto: QUI

Sapevo che il semplice fatto di essere una ragazza a questo mondo ti riduceva la capacità di credere in te stessa. 

Trama 

Evie voleva solo che qualcuno si accorgesse di lei. Come tutte le adolescenti cercava su di sé lo sguardo degli altri. Un’occasione per essere trascinata via, anche a forza, dalla propria esistenza. Ma non aveva mai creduto che questo potesse accadere davvero. Finché non le vide: le ragazze. Le chiome lunghe e spettinate, i vestiti cortissimi. Il loro incedere fluido e incurante come di “squali che tagliano l’acqua”. Poi il ranch, nascosto tra le colline. L’incenso, la musica, i corpi, il sesso. E, al centro di tutto, Russell. Russell con il suo carisma oscuro. Ci furono avvertimenti, segni di ciò che sarebbe accaduto? Oppure Evie era ormai troppo sedotta dalle ragazze per capire che tornare indietro sarebbe stato impossibile?

Recensione

Iniziamo con il parlare dell’autrice e dell’opinione generale che questo libro ha suscitato.

Dunque, Emma Cline è una giovanissima autrice americana esordiente che con “Le Ragazze” è riuscita immediatamente ad attrarre la critica ed il pubblico.

Un vero e proprio caso editoriale insomma con una massiccia manovra pubblicitaria alle spalle, questo è innegabile.

Mi sento di smuovere subito un piccolo appunto, non proprio una critica, senza questa abbondante dose di pubblicità mediatica secondo me “Le Ragazze” non sarebbe diventato mai il libro caso del 2016.

La maggior parte dei lettori ha molto apprezzato questo titolo, lodando l’autrice ed esclamando a gran voce la nascita di una nuova perla della narrativa.

Io non sono del tutto d’accordo con questa affermazione, dopo aver terminato il libro mi sentivo quasi in colpa per essere il bastian contrario della situazione data la grande quantità di persone che avevo sentito elogiare questo libro, la maggior parte di queste persone le seguo e le apprezzo e stimo davvero molto.

Io sono fermamente convinta del fatto, e ne abbiamo parlato parecchio anche sul gruppo perchè è anche questo il bello del far parte di un gruppo di lettura ovvero confrontarsi con gli altri, che se “Le Ragazze” non avesse ricevuto una così grande dose di pubblicità sarebbe stato catalogato come un romanzo “carino” senza lodi eclatanti.

La pubblicità qui ha fatto molto.

Molto, ma non tutto.

Infatti a me nonostante tutto questo libro è piaciucchiato, ha sicuramente dei punti positivi questo è innegabile.

Il primo punto positivo è lo stile della Cline che è molto buono a mio vedere, l’autrice utilizza quella che nella critica letteraria viene chiamata “purple prose”, ovvero l’avere una scrittura stravagante, diversa dall’ordinario, una scrittura particolare che manovra una tale situazione al fine di concentrare sempre l’attenzione sulla protagonista.

Nonostante la giovane età devo dire che l’autrice utilizza abilmente questo stile letterario senza dubbio particolare che non a tutti può piacere, a me personalmente in alcuni punti ha leggermente infastidito penso che a lungo andare tenda a stancare il lettore.

Ma in generale comunque la scrittura della Cline rimane soddisfacente, è scritto bene.

Altro punto positivo, forse il punto positivo per eccellenza, è il modo in cui l’autrice scrive dell’adolescenza sopratutto femminile.

Ha caratterizzato egregiamente i sentimenti, i desideri, le situazioni, gli impulsi che un’adolescente femmina prova durante quel periodo fatidico della crescita, mi sono riconosciuta in tutte paure di Evie.

C’è una frase che rappresenta alla perfezione quello che per una ragazza adolescente significa dover stare allo scherzo quando sai in realtà che la fonte dello scherzo sei tu, ed è disarmante rendersi conto di quanto veritiera è questa frase:

“Per una ragazza era inevitabile: ci si rassegnava a qualunque risposta. Se ti incazzavi eri una pazza, se non reagivi eri una mignotta. L’unica cosa che potevi fare era sorridere dall’ angolino in cui ti avevano incastrata. Stare allo scherzo anche se dello scherzo eri sempre la vittima.”

Le protagoniste di questo romanzo sono esattamente le ragazze, come da titolo, sono loro a portare avanti la vicenda, sono loro che smuovono le vicende, ruota tutto attorno a loro, Russell a dispetto di tutto è un puntino sbiadito.

Altro punto positivo enorme è il finale, azzeccatissimo e coerente.

Tenendo molto ai finali avevo paura che l’autrice riducesse tutto ad un groviglio di emozioni poco coerenti, invece no.

Il finale è esplicativo, chiude la vicenda mettendo un punto fermo e stabile, irremovibile.

Descrive la paura della protagonista che ancora la accompagna a distanza di anni, probabilmente la accompagnerà per sempre.

Si legge davvero d’un fiato questo libro, perché si finisce per appassionarsi alla vicenda e come un thriller costruito per farti voltare continuamente pagina, ti invoglia a proseguire.

Ora però è arrivato il momento di passare ai punti negativi, perché questo libro a mio vedere ne ha, eccome.

Primo punto di cui voglio parlarvi è molto soggettivo, direi personale, durante la lettura dalla metà del libro sino alla fine mi sono sentita accompagnata da una sensazione di disagio, mi sentivo a disagio.

Non saprei dirvi perché, forse era l’intento della Cline ma sentivo di voler andarmene da quel ranch come se mi trovassi anche io lì con Evie, la nostra protagonista.

Sentivo come se qualcuno mi fiatasse sul collo, un moto di ansia mista a disagio.

Ora, oltre a questo io ho una grande confidenza da farvi.

Ho trovato insopportabile la protagonista dalla prima all’ultima pagina, sopratutto nella parte centrale ma ne parliamo dopo, Evie è una ragazzina di quattordici anni con il cervello di una di due.

All’inizio mi stava anche simpatica, la compativo, verso metà in poi sentivo ogni volta che mi capitava di leggere qualche suo pensiero il sangue ribollirmi nelle vene.

La domanda che mi facevo era “ma si può essere così idioti?”, lo so cosa state pensando, dai Elisa adesso esageri, non andarci giù così pesante.

Non mi piace assumere un tono così critico ma non riesco a farne a meno, ancora adesso se ripenso ad alcuni ragionamenti di Evie mi sale una rabbia in corpo difficile da controllare.

Questa ragazzetta continua a sostenere per tutto il libro sempre le stesse cose, ovvero che i ranch alla fine dei conti non era così male, che non si pentiva di quello che aveva fatto, che lo avrebbe rifatto pensandoci bene…

Ma io dico, ha due giustificazioni questa ragazza, tre, la prima è la giovane età, la seconda è la quantità innumerevole di droghe che prende dalla mattina alla sera e la terza è il totale invaghimento di questa ragazza per Suzanne, questo amore infatti la spingerà a fare qualunque cosa lei le dirà e a tornare sempre con la coda tra le gambe da questa.

In una frase del libro fa un’affermazione del genere “se c’erano delle droghe in giro nel ranch io le prendevo” oppure ancora “se mi dicevano di fare qualcosa lo facevo” o “avrei dovuto dire qualcosa ma non l’ho fatto”.

Ma come? Queste frasi poi non le dice una volta sola, le dice più volte nel corso del libro sopratutto l’ultima, succedono cose gravi attorno a lei e l’unica cosa che fa è pensare di dover dire qualcosa per poi rinunciare sempre, non fa nemmeno un tentativo, mai.

Il bello è che non cambia con il passare dell’età, di solito una persona crescendo si indurisce, cambia, lei no.

La rincontriamo diverse volte in età adulta ma ha lo stesso identico modo illogico di ragionare, un modo menefreghista e insensato a mio vedere.

Lei sembra non avere una volontà propria, sembra non avere un cervello, fa sempre quello che le dicono gli altri senza reagire e questo modo di fare mi fa innervosire molto.

Questo è il punto più negativo a mio vedere, perché a leggere queste affermazioni mi veniva voglia di chiudere il libro per non riprenderlo più in mano.

Succedo fatti, ripeto piuttosto gravi, che si sarebbero potuti evitare se solo lei avesse parlato e detto “no”.

Il bello è che lei ad un certo punto inizia a capire che quelle non sono persone raccomandabili, che quel posto è pura spazzatura e che dovrebbe andarsene alla svelta  anche ma tanto non lo fa ragazzi non si smuove di un millimetro anche se nessuno la costringe a stare lì.

Altri due personaggi di una certa importanza sono Russell “il guru” e Suzanne la ragazza di cui Evie si invaghisce.

Essendo ispirato, molto ispirato, alle vicende della The Family di Charles Manson mi sono riandata a rileggere la storia nel dettaglio e cercato qualche similitudine con i personaggi della Cline e le persone reali appartenenti a questo gruppo.

Sono arrivata a questa conclusione:

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I reali criminali assomigliano molto alle descrizioni dei personaggi della Cline, la chioma scura e i tratti selvaggi di Suzanne, i codini e l’aria infantile di Helen, la spavalderia di Guy.

Riguardo alle descrizioni, come vi dicevo Suzanne e Russell sono quelli più citati e non sono sufficientemente descritti secondo me.

MI sarebbe piaciuto avere qualche appiglio in più, qualche dettaglio che mi permettesse di focalizzare in modo più preciso nel mio cervello i personaggi.

I ragazzi del ranch vivono in condizioni pietose, accanto a cadaveri di macchine distrutte, erbacce non curate che crescono a dismisura, odori sgradevoli di escrementi di lama che pervadono l’aria.

Questo ambiente è reso abbastanza bene tutto sommato, viene facile al lettore immaginarsi un gruppo di ragazzi infervorati da concetti fasulli accanto ad un falò.

A causa di questi concetti la storia di Evie e del gruppo si macchierà di sangue.

Evie non parteciperà attivamente a questi efferati omicidi ma nei mesi successivi nonostante fosse ai conoscenza dei colpevoli non si rivolgerà alla polizia ne rivelerà a nessuno le sue conoscenze.

Dopo questi efferati delitti Evie incontrerà ancora una volta Suzanne, un incontro che avrei voluto fosse più approfondito ma capisco il volere dell’autrice non volerlo sovraccaricare troppo.

La parte centrale di questo libro non mi è per niente piaciuta, si riprende nel finale ma il livello si abbassa notevolmente nella parte centrale a mio vedere.

Comunque tutto sommato non è stata una lettura persa, non è stato tempo perso il tempo che ho utilizzato per leggere questo libro.

E’ stata in qualche modo una lettura valida, che mi è rimasta impressa nel bene e nel male, ripensandoci provo ancora quel senso forte di disagio.

Voto:

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Una lettura abbastanza soddisfacente, mi aspettavo di più ma comunque questo libro mi ha suscitato molte emozioni, sopratutto negative certo ma pur sempre emozioni.

E voi? Avete letto questo libro? Vi è piaciuto? Sì? No?

A prestissimo!

Elisa

LiberTiAmo di Maggio e Giugno

Buongiorno, buon lunedì e buon primo maggio!

Come avrete intuito, dalla mega immagine dell’articolo, oggi essendo il primo giorno di un nuovo mese (oltre che essere la festa del lavoro) siamo qui io e Tiziana per annunciare la nuova lettura del gruppo.

Abbiamo deciso di seguire un precisa tradizione, infatti ogni primo giorno del mese uscirà il cosiddetto articolo “annuncio” ovvero questo in cui vi parliamo della nuova lettura del gruppo.

Mentre il 4 di ogni mese uscirà la recensione del libro letto con il gruppo nel mese precedente.

Abbiamo delle nuove tradizioni!

Questo mese però il discorso è più particolare rispetto al solito, infatti il titolo vincitore del sondaggio sul gruppo è un bel mattoncino questo mese.

Proprio per questo, abbiamo deciso di allungare il tempo di lettura a due mesi, questo libro sarà infatti letto sul gruppo per tutto il mese di maggio e per tutto il mese di giugno.

Però, se a metà giugno la maggior parte dei lettori o tutti avranno già terminato il libro in questione procederemo come ai vecchi tempi, ovvero daremo per terminata la lettura a metà giugno e indiremo un sondaggio formato da titoli brevi e quello che vincerà sarà in lettura per le ultime due settimane di giugno.

Bene, comunque non vi preoccupate, abbiamo deciso di estendere la lettura a due mesi belli pieni perché non vogliamo per nulla mettere fretta, assolutamente no, quando si ha fretta non ci si immerge e non si vive appieno un libro e questo è da evitare a priori.

Sarò, come sempre per questa tipologia di articolo, molto breve.

Oggi infatti è festa, non voglio rubarvi troppo tempo anche perché domani si torna a lavoro (sempre che non facciate parte di quelli che lavorano anche oggi), non ho fatto apposta a ricordarlo, magari parliamo della lettura eh?

La lettura del gruppo per maggio e giugno sarà:

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Le Correzioni – Jonathan Franzen

Editore: Einaudi

Trama

Enid e Alfred Lambert, in una città del Midwest americano, trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l’uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l’altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un «ultimo» Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell’America del dopoguerra, attenti a «correggere» ogni deviazione dal «giusto». Ma i figli se ne sono andati sulla costa: Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all’università per «comportamento sessuale scorretto»; infine Denise, chef di successo che conduce una vita privata discutibile secondo i Lambert.

“Le Correzioni” è il terzo romanzo di Franzen, qui l’autore affronta quella che è la società americana prima famosa caduta della borsa e dell’ottimismo degli anni ’80.

E’ un romanzo del 2001, alcuni registi e produttori nel corso degli anni si sono promessi di realizzare un adattamento cinematografico di questo testo, nel 2005 la Paramount Pictures che possedeva i diritti avrebbe dovuto realizzare un pellicola con il regista Stephen Daldry ma alla fine il progetto saltò.

Nel 2012 poi, la HBO avrebbe dovuto realizzare una serie-tv con lo script scritto dallo stesso Franzen ma anche in quell’occasione il progetto saltò.

“Le Correzioni” ha contribuito ad ingigantire enormemente la fama dell’autore, che grazie a questo romanzo è salito nell’olimpo degli scrittori contemporanei più amati vincendo inoltre il National Book Award e il James Tait Black Memorial Prize.

Vi ricordo che il libro sarà in lettura per due mesi da oggi (01/05) al 30/06.

Bene, questo era tutto, oggi mi sono dilungata anche più del solito, quindi vi lascio alla vostra giornata di vacanza marittima, montagnola, collinare o casalinga.

Comunque sia, ancora buon primo maggio!

A prestissimo!

Elisa

L’Arte di Essere Fragili – Alessandro D’Avenia

Buondì compari, come procede l’esistenza?

Oggi, come da tradizione al termine di ogni mese, io e Tiziana siamo qui con la recensione del titolo del mese scorso del gruppo di lettura, che in questo caso è stato L’Arte di Essere Fragili di Alessandro D’Avenia.

Vi segnalo anche la recensione di Simona (lasiepedimore) che anche lei facente parte del gruppo ci supporta ogni mese, con ogni lettura.

Grazie Simona e grazie a tutti i membri del gruppo!

Bene dopo i ringraziamenti direi di concentrarci sulle dinamiche che hanno reso possibile questa lettura, come sempre abbiamo indetto un sondaggio e il titolo che l’ha spuntata è stato proprio questo, infatti sul gruppo abbiamo letto questo titolo dal 01/03 al 31/03.

Quindi, non procrastiniamo ancora gente, andiamo a parlare nello specifico di questa lettura!

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L’Arte di Essere Fragili, Come Leopardi può Salvarti la Vita – Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori

Pagine: 209

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 19,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’Acquisto: QUI

“Con quello che chiamiamo “ispirazione”, e che non sappiamo neanche più cosa sia. L’abbiamo ridotta a una specie di prurito interiore che colpisce gente stravagante, e invece niente come l’ispirazione è capace di illuminare la nostra vita quotidiana da dentro, con quella luce che rende ogni nostro gesto autentico e ogni nostra opera feconda, indipendentemente dal risultato.”

Trama

“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. 

Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

Recensione

Dunque, ho pensato molto a questo libro dopo averlo terminato, ci ho pensato perché mi sono trovata in difficoltà nel momento della valutazione finale perché questo libro, ve lo dico subito senza tanti giri di parole, non mi ha conquistata.

Mi aspettavo decisamente di più da un libro che da mesi è primo in classifica tra i titoli più venduti e da mesi si vede ovunque, su qualsiasi piattaforma.

Secondo me questo è il classico caso in cui una casa editrice molto grande (come appunto la Mondadori) ha lucrato pesantemente su un nome come quello D’Avenia.

Lo sappiamo, questo autore nel corso degli anni si è creato un vasto numero di fan che lo supportano e leggono avidamente le sue opere.

Io non ho nulla da dire sullo stile di scrittura di D’Avenia, perché è uno stile che mi è piaciuto molto, senza dubbio questo autore sa scrivere e il suo stile è uno dei punti positivi di questo libro.

Perché sì ha dei punti positivi, anche se per quanto mi riguarda sono di più quelli negativi.

Iniziamo con quelli positivi a questo punto, a parte lo stile dell’autore un altro punto a favore è l’idea di base che ha questo libro ovvero l’utilizzare una figura impressa nella mente di tutti come quella di Leopardi per fare dei ragionamenti semi-profondi sulla società di oggi,  ragionamenti mirati in diversi ambiti.

Un altro punto positivo è il trattare quattro fasi, che sono le fasi della vita di ognuno, ovvero l’adolescenza, la maturità, la riparazione e la morte.

Lo stile comunque fa tanto, nel senso che se non fosse stato per la scrittura brillante dell’autore questo libro per me sarebbe stato valutato con neanche una stellina.

Passiamo ai punti negativi, così analizziamo bene per quale motivo a me personalmente questo libro non è piaciuto.

Ricollegandomi all’autore, durante il corso del libro quest’ultimo ci racconta un tot di vicende personali che ha vissuto con alcuni adolescenti, ragazzi che scrivevano di loro pugno lettere a D’Avenia chiedendogli consigli o magari cercando un dialogo con lo scrittore.

Secondo me, nel narrare queste vicende avute con giovani ragazzi/e D’Avenia pecca ogni tanto di saccenza o saccenteria, dando al lettore un immagine di sé che io ho trovato fastidiosa.

Ho ritrovato in lui, alcune volte non sempre, quella stessa saccenteria che avevano alcuni miei professori all’epoca della scuola.

Comunque oltre a questo, un altro punto negativo che mi è saltato all’occhio una volta terminato questo testo, che io non so se classificare come romanzo o come saggio chiamiamolo ibrido, è il fatto che tutta l’opera a mio vedere ha un punto di partenza, ha un viaggio centrale confuso e frastagliato e un finale poco motivato.

Infatti il libro si apre con una domanda implicita che è “qual’è l’arte di essere fragili?” per poi concludersi con una risposta, ma è una risposta che non mi ha stupita particolarmente anzi mi ha lasciato un sentimento di delusione molto forte.

E’ un libro infarcito, saturo di rimandi e operette del poeta Leopardi, essendo appunto uno dei personaggi principali di questo testo, uso il plurale perché mi è sembrato che l’altro personaggio fosse D’Avenia appunto.

Si citano anche Keats, Zagajewski, la Bibbia, Kafka, Dante ecc. ecc.

In questo libro si parla principalmente di adolescenza, del desiderio che porta la giovinezza di fuggire, del “rapimento”, del “seme”, della morte, del dolore.

Voi vi starete chiedendo “cosa intendi per seme e rapimento?”, adesso ve lo spiego subito.

Durante tutto il libro leggerete spesso (troppo spesso per i miei gusti) queste due parole, “rapimento” inteso come l’illuminazione che ognuno di noi ha o deve ancora avere su quello che vuole fare nella propria vita e “seme” come il dovere di soffrire per poi aprirsi alla vita e apprezzare la felicità.

Non sono una fan dei concetti ripetuti per troppe volte, secondo me la definizione che da l’autore di queste parole è apprezzabile ma vengono inserite troppe, troppe volte durante il corso del libro, ogni volta che me le ritrovavo davanti mi veniva voglia di chiudere il libro e fregarmene del “rapimento”.

Quando ho iniziato questo libro avevo paura che Leopardi fosse usato come pretesto per magari incuriosire più lettori o arrivare a più persone, in realtà no, Leopardi c’è in questo libro.

Il problema maggiore che ho con questo testo è che ora che l’ho terminato sento di non aver letto nulla, non mi ha lasciato niente, è come se avessi letto 209 pagine bianche.

Come vi avevo detto in passato il dire “questo libro non mi ha lasciato nulla” penso sia una delle affermazioni più critiche che si possono fare nei confronti di un opera, perché io lettore mi aspetto di portare qualcosa con me alla fine di un viaggio.

Un insegnamento, un esperienza, un ricordo, un qualcosa che in ogni momento mi faccia ricordare quel viaggio, con L’Arte di Essere Fragili purtroppo questo non è accaduto.

Mi dispiace perché nutrivo grandi speranze per questo titolo, purtroppo il modo non approfondito in cui l’autore ha trattato i temi qui presenti mi ha delusa.

C’è troppa saccenteria, troppa retorica inutile in questo libro, mi aspettavo anzi volevo leggere qualcosa di sconosciuto, qualcosa che ancora non sapevo e invece qui non ho fatto grandi scoperte, non mi ha detto nulla di nuovo.

Mi è sembrato in alcuni momenti, il classico libro infarcito di frasi belle messe lì senza motivo se non per la loro bellezza.

Sicuramente però leggerò altro di D’Avenia perché mi piace il suo stile e senza questo sicuramente L’Arte di Essere Fragili non sarebbe meritevole di due stelline e mezzo, ops spoiler.

Mi piacerebbe leggere “Ciò che Inferno Non è”, ma non ora ho bisogno di smaltire quest’ultima lettura, comunque di certo approfondirò l’argomento D’Avenia.

Voto:

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Bene,

dopo questo tema vi lascio vado a piantare qualche seme.

E voi ragazzi? Avete mai letto questo libro? Vi e piaciuto?

A prestissimo!

Elisa