Di Notte Sotto il Ponte di Pietra – Leo Perutz

Buon sabato ragazzi e buon inizio weekend!

Vi siete già ambientati in questo freddo novembre? Inizia quella fase dell’anno in cui mettere solo un piede fuori casa la sera comporta il completo congelamento del corpo, bei tempi.

Comunque, io adoro parlare del tempo ma non distraiamoci, oggi parliamo del libro del mese di ottobre del gruppo di lettura.

Il libro di cui sto parlando e appunto “Di Notte Sotto il Ponte di Pietra” di Leo Perutz, che ha vinto il sondaggio e ci ha accompagnato durante lo scorso mese.

Iniziamo subito che c’è tanto da dire!

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Di Notte Sotto il Ponte di Pietra – Leo Perutz

Editore: e/o

Pagine: 237

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 13,60

Prezzo ebook: € 9,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1953

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

Praga, fine del 16° secolo. Sulla città regna Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, personalità misteriosa. Vive arroccato nel Castello, circondato da alchimisti, astrologi, pittori, servitori fedeli e imbroglioni di ogni risma. Ama Esther, moglie dell’ebreo Mordechai Meisl, l’uomo che gli presta il denaro per la sfarzosa ed eccentrica vita di corte; ma è un amore che esiste solo nei sogni, perché così ha voluto Rabbi Lo?w, autore di sortilegi, cabbalista, creatore del Golem. Dentro questa Praga magica Perutz intreccia le sue fantastiche invenzioni narrative intorno a un perno che è l’emblematico, inestricabile intreccio dei destini dei due rivali, Rodolfo e Mordechai, il Cristiano e l’Ebreo, entrambi grandi, entrambi perdenti.

 

“Creature umane” continuò a parlare l’angelo “la vostra vita è veramente povera e piena di affanni. Perché la opprimete con l’amore che vi sconvolge i sensi e rende miseri i vostri cuori?”. Il sommo rabbino con un sorriso levò gli occhi verso l’angelo, che conosceva le vie e i sentieri segreti del mondo superiore, ma a cui erano diventate estranee le vie del cuore umano. “In principio” gli disse, “i figli di Dio non si sono forse innamorati delle figlie degli uomini? Non le hanno aspettate alle fontane e alle sorgenti, non le hanno baciate col bacio della loro bocca all’ombra degli ulivi e delle querce? Non era la bella Naama, la sorella di Tubalcain, ne vedesti mai una pari a lei?”. L’angelo Asael abbassò il capo e i suoi pensieri volarono indietro nei secoli agli albori dei tempi. “Sì, era la bella Naama, sorella di Tubalcain, che forgiava bracciali e catene dorate” disse piano. “Era bella e delicata. Era bella come un giardino di primavera nell’ora in cui spunta il mattino. Sì, era bella, la figlia di Lamec e Silla”. E mentre pensava all’amata della sua lontana giovinezza, caddero dagli occhi dell’angelo due lacrime, identiche a lacrime umane.

Recensione

Iniziamo immediatamente parlando dell’autore, Leo Perutz nacque a Praga nel 1882, fu costretto ad andarsene anni dopo dalla sua amata città ma la portò sempre nel cuore non dimenticando mai il fascino e il mistero di questa.

Ha scritto diversi titoli che negli anni si stanno riscoprendo e accolgono il successo che meritano da tempo, questo autore è un contemporaneo di Kafka e di Meyrink, ha riscosso una buona fama attorno al 1928 per poi essere ingiustamente “accantonato”.

Di Notte Sotto il Ponte di Pietra è una delle opere di maggior successo di Perutz e forse anche una delle più sofferte, parla della sua amata Praga e venne scritta negli anni in cui lo scrittore non abitava più in patria quindi sotto certi aspetti fu doloroso per lui scrivere quest’opera.

E’ realizzata in modo particolare, contiene 14 racconti, il settimo è quello principale e porta il nome del titolo, ha uno stile un po’ alla “Sofia Si Veste Sempre di Nero”, in cui si capisce che sono racconti staccati fra loro ma tornano sempre gli stessi personaggi quindi non dico che si possa leggere anche a romanzo ma vi consiglio di proseguire in ordine se volete leggerlo, come appunto un romanzo.

I racconti sono ambientati nel 500/600 e fra i soggetti che spiccano maggiormente troviamo L’Imperatore Rodolfo II, Mordechai Meisl un ricco ebreo (che tra l’altro è realmente esistito), Rabbi Low il rabbino “magico”, Koppel-Bar e Jackele-Narr.

Questi sono i personaggi che spuntano di più ma personalmente sono quelli che mi sono rimasti più impressi, partiamo da quello che secondo la descrizione immagino sia quello che vi è sembrato più strano, ovvero il rabbino Rabbi Low.

C’è un pezzo stupendo che descrive quest’uomo:

“Non era Cristo, era il popolo ebraico, perseguitato e schernito per secoli, che ha manifestato il suo dolore in quell’immagine. No, non andare nel ghetto, lo cercheresti inutilmente. Gli anni, il vento, il tempo, lo hanno distrutto e non ne sono rimaste tracce. Ma va’ per le strade, dove vuoi, e quando vedi un vecchio venditore ambulante ebreo che trascina il suo fardello in casa mentre i ragazzi in strada gli corrono dietro gridando “Ebreo! Ebreo!” e gli buttano addosso pietre ed egli si ferma e li guarda con uno sguardo che non è il suo, che proviene dai suoi avi e antenati, che, come lui, hanno portato la corona di spine del disprezzo e hanno sopportato i colpi di frusta della persecuzione – se vedi questo sguardo, allora, forse, hai avrai visto qualcosa, poco, pochissimo, dell’ “ecce homo” del sommo Rabbi Low.

Rabbi Low come Mordechai Meisl fa uso, in una piccola parte, della magia. Questo è un libro che assieme alla realtà pura riesce a mischiare la pura magia, qualcosa di non possibile per gli esseri umani.

Mordechai Meisl è come vi dicevo, l’ebreo più ricco di Praga, talmente ricco da essere lui che aiuta L’Imperatore con le entrate finanziarie perché questo con i mesi è finito in disgrazia e con lui anche il regno, avendo speso molte finanze nell’acquisto di opere d’arte preziose (fatto anche questo reale).

Koppel-Bar e Jackele-Narr invece sono due poveracci essenzialmente che si guadagnano da vivere suonando a matrimoni o compleanni, mi sono rimasti impressi perchè il libro si apre con loro e perché li trovo due personaggi interessanti, purtroppo ve lo dico già ora non avranno una grande fortuna.

Questa opera ruota molto attorno all’ebraismo e alla cristianità, al disprezzo con cui hanno sempre dovuto condividere gli ebrei, argomento che torna molto nel corso del romanzo.

Ogni racconto mi ha ricordato una specie di favola per bambini (non per il linguaggio o il tema ovviamente) ma per il fatto che si conclude con una specie di morale, la maggior parte delle volte traspare il fatto che per l’autore la fortuna e la sfortuna nella vita di un individuo (che si creda in queste o meno) conti molto più di quanto sembra e sopratutto si da molto peso anche al destino al “doveva accadere, gli eventi si sono allineati perché accadesse, nulla è casuale”.

Mi è piaciuto come romanzo, la caratterizzazione dei personaggi è ottima sicuramente anche per questo mi sono rimasti impressi tutti questi personaggi, l’atmosfera cupa, magica, è piacevole e circonda tutto il libro sopratutto il primo capitolo forse.

E’ abbastanza scorrevole come testo, sulla scrittura nulla da dire, alcuni pezzi sono poesia pura, piccola letteratura diciamo.

Avrei voluto qualche descrizione in più degli ambienti ma questo era uno sfizio mio, in realtà ci sono un buon numero di descrizioni che servono a rendere nel migliore di modo l’immagine della Praga dell’epoca.

E’ un libro che parla di tutto, dalla religione, all’amore, dalla magia, all’aldilà.

Il personaggio di cui si parla di più sopratutto nella seconda parte del libro è sicuramente l’Imperatore Rodolfo II, figura interessante che affascinava l’autore a parer mio.

Mi è piaciuto l’epilogo, non vorrei svelarvi troppo ma il fatto che per tutto il libro si sia parlato di Praga, delle opere dell’ebreo Mordechai e alla fine si “passa avanti” mi ha fatta quasi emozionare (quasi).

E’ un libro che mi rimarrà impresso?

In piccola parte, come vi dicevo i personaggi assieme all’atmosfera sono il punto forte, tutto il resto non mi è rimasto in mente più di tanto.

Mi è piaciuto comunque, è stata una lettura che è servita a trasportarmi in un epoca affascinante che ho vistato con molto piacere.

Vi consiglio la lettura?

Sì, se vi piacciono i testi storici si, leggerò sicuramente altro di Perutz perché mi piacerebbe approfondire la conoscenza che con questo primo testo che ho letto scritto da lui ho iniziato ma sento che c’è ancora molto da conoscere di questo autore, Di Notte Sotto il Ponte di Pietra non è abbastanza per farsi un idea completa per me.

 

Voto:

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Sono felice di aver letto questo libro, penso che tre stelline sia una giusta valutazione per il mio voto finale.

Bene gente!

Voi lo avete letto? Sì? Vi è piaciuto? No? Vorreste farlo?

Fatemi sapere, a prestissimo!

Elisa

 

 

LiberTiAmo di Novembre

Buon mercoledì gente e buona festa d’Ognissanti a tutti!

Essendo il primo del mese, si sa nell’aria c’è profumo di nuova lettura per il gruppo, quindi come ogni inizio mese oggi parliamo del titolo che sarà in lettura, in questo caso per il mese di novembre, sul gruppo.

Il libro di novembre è un titolo che io desidero leggere da anni ormai, ho sempre rimandato perché è uno di quei titoli che mi intimidiscono, e sono felice di mettere le mie manine sulle sue pagine e leggerlo assieme al gruppo, molto felice.

Comunque, non procrastino oltre, vediamo assieme il titolo di novembre!

 

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Il Racconto dell’Ancella – Margaret Atwood

Editore: Ponte alle Grazie

Trama

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le “ancelle”, sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè “di Fred”, il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di “prima”…

 

 

Margaret Atwood è una poetessa, scrittrice, saggista e critica letteraria canadese. E’ inoltre una attivista, ambientalista e femminista molto importante del nostro tempo.
Ha scritto numerose opere e vinto numerosi premi, scrive diversi generi, dai romanzi distopici ai libri per bambini.

Nel 1987 “Il Racconto dell’Ancella” ha vinto il Premio Arthur C. Clarke ed è stato successivamente candidato ai seguenti premi: Premio NebulaPremio Prometheus e al Booker Prize.
Da questo romanzo nel 1990 è stata tratta una pellicola e nel 2017 una serie televisiva.

Il titolo sarà in lettura dal oggi al 30/, ovvero per tutto il mese di novembre ma come scritto anche su Goodreads  vi ricordiamo che il tempo di lettura è molto flessibile e si adatta a qualsiasi esigenza, basta comunicarlo e allungheremo questi tempi di due settimane, fino a metà dicembre.

Non vogliamo assolutamente mettere fretta a nessuno anzi, vogliamo che ogni libro in lettura si possa gustare e leggere con tutto il tempo necessario, quindi io e Tiziana ci raccomandiamo, se volete allungare i tempi basta solamente comunicarlo!

 

Bene gente!

Oggi sono andata davvero alla veloce, ne approfitto per augurarvi ancora una buona festa e un buon inizio di novembre, come annunciato anche su Instagram, nei prossimi giorni usciranno tanti interessanti (almeno penso) articoli che parlano di tutto a dire il vero, sopratutto di libri come sempre, ma anche di serie tv, film e trucco dato che da tempo non parliamo un pochino di questo!

Rimanete collegati, a prestissimo!

Elisa

 

 

 

Il Circo della Notte – Erin Morgenstern

Buon mercoledì gente!

Come procede la settimana? Tutto bene?

Mi stava quasi sfuggendo la recensione di oggi dato che vivo con la ferma convinzione di essere ancora a settembre, ma attenzione “quasi” infatti eccomi qui a parlare del libro che a settembre abbiamo letto sul gruppo di lettura.

Durante questo em volevo scrivere lo scorso mese sul gdl abbiamo letto assieme “Il Circo della Notte” di Erin Morgenstern, un libro che nonostante il numero di pagine abbiamo ritenuto di leggere in un solo mese un po’ per lo stile molto fruibile sia per la vicenda che è veloce da seguire, è un libro che procede spedito insomma.

Comunque, dato che ho parecchie considerazioni da fare su questo libro direi di procedere subito!

Iniziamo.

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Il Circo della Notte – Erin Morgenstern

Editore: Rizzoli

Pagine: 460

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Libro non disponibile in ebook

Anno di Pubblicazione: 2012

Link All’Acquisto: QUI

“La differenza fra avversario e compagno è una questione di prospettiva” [..] “Fai un passo di lato e la stessa persona può essere entrambi, o qualcosa di completamente diverso. Difficile dire quale sia il vero volto. E sono molti gli elementi che devi prendere in considerazione al di là del tuo avversario.”

Trama

Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l’insegna in bianco e nero che dice: “Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all’aurora”. È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l’umana fantasia dispiega l’infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l’albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all’unico scopo di dimostrare una volta per tutte l’inferiorità dell’avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l’uno dall’altra: l’amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza.

 

Recensione

Dunque, iniziamo con il dire che questo è il romanzo d’esordio della Morgenstern, quando si parla di romanzo d’esordio io parto sempre dall’ottica che qualche errore può esserci e per errore intendo cambi di narrazione non evidenti ma comunque fastidiosi o il trascurare alcuni personaggi per altri insomma sviste di questo tipo che in un opera prima possono esserci.

Prima di parlare della trama in sè e dei pro e dei contro direi di affrontare l’argomento “scrittura”.

Il romanzo è scritto bene, per quanto riguarda lo stile non ho particolari appunti da fare, è scritto bene e l’autrice riesce a trasportare il lettore in un mondo dolce, scrivo dolce perché alla fine pensando a questo libro mi torna in mente il profumo di caramello che aleggia all’interno del circo e se potessi abbinare un colore a questo romanzo sarebbe il bordeaux.

Per qualche motivo alla fine mi immagino questi tendoni adornati da pile di libri antichi, merletti che spuntano da ogni angolo, fogli sparsi, penne, inchiostro rovesciato, candele colanti che imbrattano la scrivania, mi immagino un ambiente così.

Avete mai visto “Il Castello Errante di Howl”? Se la risposta è no, correte immediatamente perché è la bellezza fatta a film d’animazione.

Comunque, per chi lo ha visto, avete presente la stanza di Howl che si vede in una scena del film? Stipata di oggetti in ogni angolo?

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Ecco, io l’interno dei tendoni di personaggi come Celia me lo sono immaginata così, forse più sui toni del bordeaux appunto ma più o meno così.

Vi parlo così dell’ambientazione perché l’autrice stessa da molto peso alla scena, ci racconta di questo circo, ma non solo anche si altri ambienti, con i particolari necessari per poterceli immaginare.

Tutta la scena sembra sempre imbrattata da un alone magico e surreale, quasi come se la Morgenstern volesse farci venire il dubbio sin dall’inizio che il circo e i suoi abitanti siano frutto di pura fantasia.

Lo stile dell’autrice è abile alle prese con questo universo misterioso, alle volte avrei voluto qualche piccolo dettaglio in più sulla scena ma quella era una voglia mia, la scena si poteva “vedere” molto bene con la descrizione dell’autrice.

Quindi lo stile di scrittura è senz’altro un punto a favore, non è mai noioso, sempre vispo, mai adagiato troppo su una scena insomma un libro molto scorrevole.

Parliamo della trama.

Noi incontriamo all’inizio Celia, una bambina molto sveglia che raggiunge durante uno dei suoi spettacoli un padre che non aveva mai conosciuto, questo all’inizio sembra turbato poi decide di occuparsi di Celia ma in modo particolare. La figura del padre è una delle più enigmatiche del libro secondo me, io fino all’ultimo non ho compreso del tutto il suo modo di pensare e di agire, a volte è crudele a volte è calcolatore e gentile alle volte è spietato o comprensivo insomma è di difficile interpretazione. All’età di sei anni Celia incontra un uomo in grigio di nome Alexander, amico del padre, questo le infila un anello che le imprime un marchio sul dito. Da quel momento Celia è legata a un qualcuno che per lei sarà il suo avversario. La giovane dal momento dell’incontro con il padre è stata cresciuta con vari insegnamenti di magia, il saper curare le ferite, il trasfigurare gli oggetti, è stata cresciuta sul modello del padre. L’avversario della ragazza è un giovane di nome Marco cresciuto da Alexander sotto i suoi insegnamenti, anche lui ha impresso nel dito il marchio di un anello, segno di un legame profondo. I due crescono e un giorno Sir. LeFèvre, un uomo che assume Marco come segretario, decide di fondare “Le Cirque des Rèves” assieme ad altri fondatori che verranno citati spesso nel corso del libro, Celia decide di fare un provino per entrare in questo circo e le sue pazzesche abilità lasciano tutti senza fiato, anche Marco che finalmente conosce il volto della sua avversaria.

 

La trama è interessante e nel corso della vicenda si tessono varie strategie nascoste curiose e piene di mistero, un altro punto positivo oltre alla scrittura è il fatto che l’autrice è molto brava ad incastrare tutte queste strategie e piccoli piani nascosti, ogni cosa torna alla fine del libro.

Nonostante sia scorrevole come libro alcune parti non le ho trovate vitali alla risoluzione e allo svolgimento del testo, in alcuni punti sempre mantenendo uno stile veloce che non si sofferma più di tanto l’autrice cade in scene già viste che andando avanti risultano leggermente noiose.

Come vi dicevo all’inizio essendo un opera prima posso capire qualche errore (come lo interpreto io) ma da metà in poi ho notato un forte cambiamento negli eventi, dall’inizio alla metà il protagonista indiscusso è il circo con le sue sfumature e le sue atmosfere magiche mentre dalla metà alla fine il romanzo pende parecchio dal lato amoroso, la vicenda infatti si colora di rosa in maniera evidente.

Ora, non che io sia contro le storie d’amore però, fino a metà mi hai raccontato il circo, la magia, l’abilità dei circensi, poi butti la vicenda sotto la prospettiva amorosa facendo crescere una storia d’amore fra due ragazzi che prima non si erano neanche mai parlati?

Questo cambio non mi ha convinta, capisco la necessità di impostare scenari diversi per non annoiare ma far nascere questo amore “più forte della morte” da un momento all’altro non mi è piaciuto, perché questi due sono uniti dalla sfida ma vi ripeto che loro due non si sono mai parlati se non qualche battuta di cortesia, lei a malapena si ricorda di lui quindi questo amore sfegatato non so come possa esserci.

Va bene, ci sono amori che sbocciano senza per forza parlarsi ogni giorno ma in questo caso lei fino a metà romanzo non ci pensa nemmeno a lui.

Parliamo del finale, punto delicato per me.

Il finale me lo aspettavo proprio così, non mi ha per niente stupita, c’è un personaggio che non mi aspettavo avesse un ruolo chiave ma a parte lui il resto non è nulla di nuovo per quanto mi riguarda.

In tutti i casi non è un finale malvagio solo che si prevede da metà libro in poi quindi alla fine mi ha lasciata con una sensazione dolce-amara, anche ora ripensando a questo libro non mi sento soddisfatta del tutto e fra qualche mese mi ricorderò ben poco perché già ora fatico a ricordarmi alcuni eventi.

Secondo me l’autrice non voleva scrivere un finale negativo ma nemmeno uno positivo quindi ha fatto un mischione e quello che ne è uscito è questo, gli eventi finali sono confusi, non si capisce del tutto che fine hanno fatto tutti i personaggi, insomma speravo si chiudesse in modo diverso la vicenda, in modo più chiaro.

Così è come se mi fosse rimasto un punto di domanda.

Il dubbio poi che regna sovrano alla fine è “allora è tutto un sogno o no?”, perché l’autrice sembra non decidersi, a volte vuole farci credere che è reale a volte no.

Per tutto il libro leggiamo di trucchi d’illusionismo, tendoni costruiti per realizzare il desiderio di uno per l’altra, gemelli simpatici che leggono nelle stelle e nelle persone, energie magiche, sfide a cui è impossibile sottrarsi, tarocchi nascosti, per poi lasciare dubbi enormi sul finale.

Comunque il libro in fin dei conti non è uno dei peggiori che abbia mai letto, ma nemmeno uno dei migliori, se devo consigliarvelo lo faccio per le atmosfere che valgono parecchio, sono ben costruite, molto vivide, ben realizzate e scritte, i caratteri dei personaggi perché ad alcuni mi sono affezionata molto, sono ben tratteggiati non sono dei soldatini tutti uguali hanno una propria personalità e per le vicende esterne alla storia d’amore che sono interessanti da seguire.

Non ho disprezzato la storia d’amore, mi piacciono queste storie ma a tratti l’ho trovata poco motivata un po’ buttata lì, so che Celia e Marco sono legati da un legame che non si può sciogliere ma da un capitolo all’altro inizio a leggere di amore profondo senza che prima se ne sia veramente scritto?

Non mi sembra una gran base.

Questa era la mia modesta opinione su “Il Circo della Notte”, speravo mi avrebbe lasciato di più.

 

Voto:

Progetto senza titolo

Tre stelle penso sia una valido voto, è un libro che mi è piaciuto a tratti e mi ha delusa invece sotto altri punti di vista.

Bene!

Voi che ne pensate? L’avete mai letto? Sì? Vi piaciuto? No? Vorreste farlo?

Ditemi che sono curiosa, a prestissimo!

 

Elisa

 

 

 

 

 

 

LiberTiAmo di Ottobre

Buona domenica e buon ottobre people!

Essendo il primo del mese torna un appuntamento fisso che ogni mese non vedo l’ora di scrivere perché nuovo mese, nuova lettura!

Come avrete capito dal giorno e dal titolo oggi sono qui per fare un brevissimo annuncio che riguarda il gruppo di lettura che io e Tiziana gestiamo assieme.

L’ultimo avviso che avevo scritto (per annunciare il titolo) risale a luglio gente, ah ormai le giornate sono cambiate, il tempo è cambiato, tutto si è fatto più uggioso e grigio ma non mi dispiace tutto ciò quindi attendo a braccia aperte l’inverno e gironzolo felice in queste giornate autunnali.

Comunque non perdiamoci in chiacchiere, avremo tempo per parlare dell’inverno anche perché annuncio già ora questa cosa, a dicembre torneranno gli appuntamenti diurni ovvero ogni giorno dal 01/12 al 25/12 quindi fino a Natale, pubblicherò un articolo qui sul blog.

Mi sono divertita molto l’anno scorso e già ora sto pensando a come impostare tutti gli articoli, all’uscita di ognuno, insomma mancano due mesi ma sono esaltata già ora.

Ma diamo una copertina al titolo di ottobre, il momento è giunto!

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Di Notte Sotto il Ponte di Pietra – Leo Perutz

Editore: Edizioni E/O

Trama

Praga, fine del XVI secolo. Sulla città regna Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, collezionista, mecenate delle arti e delle scienze, uomo eccentrico e misterioso. Vive arroccato nel Castello, circondato da alchimisti, astrologi, pittori, servitori fedeli e imbroglioni di ogni risma. Ama una donna di nome Esther, moglie dell’ebreo Mordechai Meisl, l’uomo che gli presta il denaro per la sfarzosa ed eccentrica vita di corte, ma è un amore che esiste solo nei sogni, perché così ha voluto Rabbi Löw, autore di sortilegi, cabalista e artefice del Golem. Dentro questa Praga magica e perduta Leo Perutz intreccia le sue invenzioni narrative, fantastiche e poetiche, intorno a un perno che è l’inestricabile intreccio dei destini dei due rivali, Rodolfo e Mordechai, il Cristiano e l’Ebreo, entrambi grandi, entrambi perdenti.

 

Leo Perutz è stato uno dei più grandi scrittori e drammaturghi della sua generazione. Perutz è l’autore di titoli come “Tempo di Spettri” “Dalle Nove alle Nove” e “Il Cavaliere Svedese”.

Di Notte Sotto il Ponte di Pietra è stato ripubblicato lo scorso 2 febbraio dalla casa editrice E/O.

Leo Perutz E’ nato a Praga da una famiglia ebreo-tedesca, la sua fama e la sua incredibile capacità di narrazione per anni sono state offuscate da nomi quali Kafka, Werfel, appartenenti alla stessa fascia sociale.

Di Notte Sotto il Ponte di Pietra narra le atmosfere mistiche e misteriose di una Praga per cui l’autore provava un forte attaccamento e non solo.

La lettura inizia ufficialmente oggi e termina il 31/10, quindi leggeremo questo titolo per tutto il mese di ottobre.

Bene gente, il 4 ovvero mercoledì arriva la recensione de “Il Circo della Notte” quindi rimanete connessi!

A presto!

Elisa

 

 

 

Exit West – Mohsin Hamid

Buon venerdì care genti, buon inizio weekend e ben ritrovati qui sul blog!

Anche voi vi sentite intrappolati nella feroce morsa della calura? E io che mi lamentavo a giugno, pfft quelle erano bazzecole in confronto alla mega bolla che c’è ora.

Finalmente ritorno con una recensione, è passato un bel po’ di tempo dall’ultima, talmente tanto che ho dovuto fare una capatina a ricontrollare come imposto di solito questo genere di articolo perché la mia mente se lo ricordava a malapena.

Prima di iniziare, come vi avevo detto nello scorso articolo, il blog andrà in vacanza prossimamente ma non prima di aver pubblicato ancora due articoli che devo condividere con voi ma quando sarà il momento non esiterò ad avvisarvi!

Infatti tutte le relative informazioni rispetto al periodo di “”vacanza” e all’improvviso rallentamento degli articoli le troverete in un articolo futuro.

Oggi però parliamo di altro, nel mese di luglio infatti sul gruppo abbiamo letto Exit West di Mohsin Hamid e non vedo l’ora di parlarvi di questo breve libro.

Iniziamo!

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Exit West – Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

Pagine: 152

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 17,50

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2017

Link all’Acquisto: QUI

“[…] E quel che non aveva detto era che lui era arrivato a quel momento nella vita in cui un genitore sa che, nel caso di un’ inondazione, farebbe meglio a lasciar andare il figlio, al contrario di quel che gli diceva l’istinto quand’era più giovane, perché trattenendolo non lo proteggerebbe, ma lo tirerebbe giù, rischiando di farlo affogare, perché ormai il figlio è più forte del genitore, e le circostanze sono tali da rendere necessario l’impiego di tutta la forza possibile, e solo per breve tempo l’arco della vita di un figlio sembra combaciare con quello della vita di un genitore […]”

 

Trama

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via.

Recensione

Dunque, inizio con il dire che subito dopo averlo visto per la prima volta ho iniziato a nutrire un forte interesse nei confronti di questo libro e sono felice di averlo letto, so con tutta sicurezza che l’avrei letto comunque anche nel caso non avesse vinto il sondaggio del gruppo.

Iniziamo parlando dello stile con cui è scritto il libro perché è particolare e potrebbe piacere o no, dipende dalle vostre preferenze.

Questo secondo me non è un libro che può piacere indistintamente a tutti, sopratutto per lo stile che è piuttosto profetico e drammatico, i fatti vengono annunciati a sorpresa con un meccanismo che assomiglia a quello di una favola.

A me comunque è piaciuto, nonostante sia uno stile molto malinconico e nostalgico che per la maggior parte delle pagine mi ha comunicato un grande senso di tristezza.

Tutto il libro è pervaso da queste sensazioni, un po’ per gli ambienti e le situazioni che descrive e un po’ appunto per lo stile che aumenta questo groppo in gola.

I personaggi Nadia e Saeed sono tratteggiati bene, non direi troppo nel profondo ma comunque per tutto il libro l’autore fa un grande lavoro sull’analisi dei pensieri e delle emozioni di questi quindi alla fine il lettore conosce i tratti più radicati dei loro caratteri, il coraggio di Nadia e la fedeltà di Saeed sono i tratti che più si distinguono.

Personalmente mi sono piaciuti entrambi come personaggi forse quello verso cui provo più affetto è Saeed ma senza dubbio conservo un buon ricordo anche di Nadia.

Si potrebbe parlare così tanto di questo libro, per i temi che tratta, così attuali e proiettati con una luce così umana e comprensiva.

Ci sono diverse scene molto forti all’interno di questo libro ma una in particolare mi è rimasta impressa, circa a metà libro, mi sembra pagina 57 l’autore descrive come il padre di Saeed stia osservando una scena mostruosa ovvero due ragazzi che giocano con la testa di un uomo.

Mi ha scossa questa immagine ma non è l’unica perché grazie sempre a questa narrazione fatta di scosse continue l’autore riesce sempre a prenderti di sorpresa con rivelazioni o scene forti e difficili da digerire.

Siamo sulla scena di una guerra descritta allo stesso tempo con minuziosa freddezza e calda umanità, si racconta il lato umano degli avvenimenti, le emozioni delle persone, la loro nuova normalità che muta man mano che la guerra avanza e distrugge tutto ciò che incontra.

Nadia e Saeed fuggono attraverso queste porte magiche, che sono un elemento fantascientifico che non viene spiegato quindi bisogna sospendere in senso di realtà, io personalmente non sono un amante dei fatti “magici” non spiegati scientificamente ma per exit west io il bisogno di una spiegazione scientifica non l’ho sentito, sono venuta a conoscenza di questo elemento e ci ho creduto.

Le porte che appaiono casualmente nel mondo sono una metafora più estesa di una tecnologia odierna che collega persone lontane tra loro.

Ho apprezzato molto il rispetto che l’autore utilizza, nei confronti di entrambe le popolazioni ovvero gli emigranti e il popolo nativo del luogo che si ritrova ad ospitare queste persone, Hamid entra nel pensiero di entrambi e comprende questi pensieri.

Passa di voce in voce, da un rifugiato di guerra ad un nativo preoccupato, da un anziano di Palo Alto a una domestica affaticata dal peso della vita e dei doveri.

Questo passare da una mentalità all’altra e saper cogliere l’essenza di ognuna è formidabile secondo me.

Exit West viene chiamato romanzo politico ma è molto più di questo, è un romanzo che dona umanità a tutti e approfondisce ragionamenti e modi di vedere il mondo magari lontani dai nostri.

Tra l’altro giorno ho letto un articolo di rivista studio in cui si intervista anche l’autore, (che vi lascio qui) e in cui il giornalista incaricato di scrivere appunto questo articolo definisce Exit West “necessario” come libro e sono assolutamente d’accordo con questa affermazione, necessario per comprendere l’emigrazione sotto il suo aspetto più umano.

Oltre al tema dell’immigrazione verso la fine sorge spontaneo anche interrogarsi sulla natura del rapporto amoroso tra Nadia e Saeed (ovviamente non farò spoiler ma sappiate che mi prudono le dita dalla voglia di rivelare tutto), non solo sul loro in particolare ma sull’amore come termine esteso ad ogni essere umano.

Può l’amore resistere ad eventi così duri da accettare? Può conservare il rispetto e la devozione degli inizi? Ma sopratutto, cos’è affetto e cos’è amore?

Si segue la successione di eventi che accadono a questi due giovani con ansia e trasporto, una specie di preoccupazione famigliare come se i protagonisti fossero nostri amici o parenti, lo spostarsi da un luogo all’altro sempre in preda all’instabilità e alla tensione in un moto apparentemente senza fine fa trattenere il respiro e divorare le pagine.

Exit West è stato difficile in alcuni momenti perché il peso di quello che accade nelle vite di due giovani cresciuti in un paese momentaneamente senza futuro, costretti ad abbandonarlo ed essere strappati dagli affetti, dai ricordi da tutto ciò che sono è un peso che ti schiaccia.

Ma per quanto sia difficile non posso non consigliarlo assolutamente a tutti, la malinconia che permea tutto è affascinante e arrivata alla fine del libro ho sentito questo nodo di tristezza sciogliersi come una tempesta che è appena passata.

“Continuare per sempre a fuggire va oltre le capacità della maggior parte delle persone: a un certo punto anche un animale braccato si ferma, esausto, e attende il proprio fato, anche solo per un istante.”

Voto:

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Ottimo libro, una grande scoperta e una appassionata storia da portare con se come una favola.

Bene gente!!

E voi? Avete letto Exit West? Sì? Vi è piaciuto? Ditemi, ditemi!

Ci leggiamo prestissimo people!

Elisa

 

Breve Avviso Estivo – LiberTiAmo

Buonasera people e visto che è già venerdì sera, buon weekend!

Stasera sono qui per fare un piccolo annuncio, come avrete capito dal titolo questo avviso riguarda solo il gruppo di lettura e non il blog.

Chi di voi segue già il nostro gruppo sarà già a conoscenza di questo piccolo avviso, nulla di preoccupante non temete, visto che però sia io che Tiziana abbiamo sempre condiviso nei nostri rispettivi blog le “news” riguardanti il gruppo, abbiamo deciso di farlo anche questa volta.

Sarà tutto molto breve, vi prometto che non vi accorgerete nemmeno di aver letto questo articolo per quanto sarà veloce, il che non sono sicura sia una buona cosa…

Come abbiamo scritto su LiberTiAmo, con l’avvento di agosto abbiamo deciso di far andare in vacanza anche il gruppo infatti per il prossimo mese non ci saranno nuove letture.

La normale attività del blog riprenderà a settembre con la nuova lettura che come sempre verrà scelta attraverso un sondaggio, questo sondaggio verrà annunciato a metà agosto e la procedura sarà sempre la stessa.

Quindi l’attività del blog è sospesa ma non del tutto, abbiamo deciso di non leggere nuovi titoli ad agosto perché abbiamo immaginato che con l’avvento delle vacanze molti vorranno leggere titoli propri magari lasciati in sospeso per la mancanza di tempo negli scorsi mesi o magari ognuno ha una propria tbr estiva che spera di rispettare (come la sottoscritta ma ne parleremo meglio più avanti *spoiler*).

Ovviamente il gruppo rimane attivo, quindi invito tutti quelli che non si sono iscritti ad iscriversi e se chiunque vuole discutere di un libro letto ad agosto o parlare della lettura attuale di luglio può farlo senza problemi, anzi sarà un piacere!

L’unica cosa che cambia ad agosto è il fatto che non leggeremo nuovi titoli, ma a metà mese ci sarà un sondaggio quindi mi raccomando non perdetevelo abbiamo bisogno della vostra opinione!

Bene, questo era tutto, visto?

La brevità fatta a persona (sono ironica).

Come vi ho scritto all’inizio questo avviso riguarda solo il gruppo, qui sul blog sarò ancora attiva con qualche articolo nonostante nelle prossime settimane (penso verso metà agosto) mi ritirerò anche io ma quando succederà vi avviserò sulla data di ritorno e tutto quanto, non temete people!

Ancora buon weekend o buon inizio vacanze!

A prestissimo!

Elisa

 

 

LiberTiAmo di Luglio

Buon sabato people e buon inizio weekend, finalmente ci rileggiamo!

Sono felice di essere tornata, come avrete potuto notare in questo periodo ci sono e non, dipende parecchio dagli impegni arretrati e da quelli quotidiani, ogni giorno è una storia a sé.

Comunque, non fateci caso, appena mi sarà possibile tornerò con puntualità e tutta la mia buona volontà!

Oggi sono qui per annunciare assieme a Tiziana quella che sarà per il mese di luglio la lettura per il gruppo.

Eh sì, perchè è arrivato luglio e quindi l’estate, tutto ciò mi sciocca ma ci sono parecchie cose che mi scioccano quindi dovrei fare una classifica, per chi fa parte del gruppo su Goodreads la lettura di questo mese ha già una copertina ben precisa per chi invece segue le letture del gruppo sui nostri rispettivi blog questo è il momento di svelare la nuova lettura.

Vorrei dirvi inoltre, questo non c’entra nulla con la lettura del mese, che nei prossimi giorni usciranno dei nuovi articoli qui sul blog perché mi sono rammaricata per aver trascurato così tanto WriThings (nonostante questa mia assenza non sia stata voluta ma imposta da forze maggiori diciamo) , quindi sto preparando qualche articolo che spero vi piacerà.

Ma non voglio dilungarmi in chiacchiere, andiamo a scoprire la nuova lettura del gruppo per il mese di luglio!

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Exit West – Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

 

Trama

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall’altra parte del mondo, verso una nuova speranza…Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Exit West è un libro venuto dal futuro per dirci che nessuna porta può più essere chiusa.

«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiù in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia cosí il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via.

 

Exit West è il nuovo libro di Mohsin Hamid, autore pakistano già conosciuto per alcuni titoli pubblicati negli scorsi anni come “Il Fondamentalista Riluttante”, “Come Diventare Ricchi Sfondati nell’Asia Emergente” e “Nero Pakistan”.

E’ stato pubblicato lo scorso 24 aprile dalla casa editrice Einaudi.

Exit West promette di essere un testo che unisce tratti politici, a tratti quasi fiabeschi e immaginari, un testo in cui tutto ha un significato differente da quello che si può notare ad un primo sguardo.

Un titolo che ha riscosso un cospicuo successo, anche in Italia, dal momento della pubblicazione e che promette di essere uno dei libri più apprezzati del 2017.

Il libro sarà in lettura sul gruppo dal 1/07 al 31/07, ovvero per tutto il mese di luglio.

Molto bene people, questo era tutto per oggi, ci leggiamo prestissimo perché come vi ho avvisato prima mi sto organizzando per un gran ritorno in scena!

A prestissimo!

Elisa

 

 

 

 

 

 

La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Buongiorno cari compari e buon sabato!

Come anticipato nello scorso articolo eccoci qui, io e Tiziana, con la recensione de “La Signora Dalloway” di Virginia Woolf, che è stato il libro di febbraio del GDL.

Dunque, a essere sincera non pensavo nemmeno di riuscire a scriverlo questo articolo visto che fino al 20 febbraio non ho degnato di uno sguardo questo libro, per tre motivi principalmente.

Non pensavo fosse il momento giusto per la Woolf, con questa autrice c’è poco da fare bisogna applicarsi, ci vuole sempre un buon livello di concentrazione quando si legge.

Secondo, l’ho iniziato abbastanza tardi verso la seconda/terza settimana del mese… non ricordo, comunque tardi.

Terzo, ho voluto dare la precedenza ad altre letture quindi l’ho leggermente scansato.

Con queste meravigliose pseudo-premesse direi di iniziare!

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La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Editore: Einaudi

Pagine: 194

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 9,00

Prezzo ebook: € 2,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1925

Link all’Acquisto: QUI

Trama

13 giugno 1923. Clarissa Dalloway, una signora dell’alta borghesia londinese, esce a comprare i fiori per la festa che sta organizzando per la sera. Passeggia per le strade di Londra, sfiora la vita di tanti sconosciuti, ma non ha il fare allegro di chi si prepara a qualcosa di lieto, il suo incedere è incerto e continuamente ostacolato da pensieri che le affollano la mente, da ricordi che si intrecciano con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai potrà tornare. Desideri, angosce e paure della solitudine, della morte ma anche della vita, si rincorrono in un flusso incessante di parole che aprono ad altre parole.

“Strano, pensò, sostando sul pianerottolo, e assumendo quella forma di diamante, quella persona intera, strano come una padrona di casa conosce il momento preciso, il vero carattere della sua casa!”

Recensione

Come vi dicevo in alto, la Woolf risulta piuttosto complessa come scrittrice se l’affrontate per la prima volta, erano mesi che non leggevo qualcosa di questa immensa autrice e ritrovarmi catapultata nel suo stile così arzigogolato, sempre in movimento, sempre così meravigliosamente contorto mi ha riportato alla memoria la prima volta in cui l’affrontai, cosa che feci anni fa con “Una Stanza Tutta per Se'”.

Vorrei mettermi a scrivere paragrafi di considerazioni sulla Woolf ma non penso, ad ora, di avere una conoscenza abbastanza approfondita dell’autrice per potermelo permettere.

Magari dopo aver letto più opere sue un domani farò un articolo dedicato solo a quella grandissima donna e scrittrice che era la Woolf, ma ne riparleremo in un futuro prossimo.

Dunque, avendo solo letto sono una sua opera prima di questa lettura mi sentivo leggermente titubante, perché il titolo che avevo letto era un saggio mentre questo è un vero e proprio romanzo.

Tutto il testo usa il “meccanismo” del flusso di coscienza o monologo interiore ovvero quella complicata tecnica letteraria per cui se sei Virginia Woolf viene fuori qualcosa di meraviglioso.

Essendo un romanzo del 1925, scritto sotto “flusso di coscienza” so cosa state pensando i meno amanti dei classici di voi, “ho capito va, chissà che pesantezza”, no.

Assolutamente no, a parte la difficoltà iniziale che con la Woolf per quanto mi riguarda c’è sempre, il resto del libro scorre piacevolmente ed è lento ma mai pesante.

L’elemento che più ho adorato, anzi ho letteralmente amato in questo libro è la capacità della Woolf di descrivere, paesaggi, emozioni, paure, amori, pensieri dei personaggi.

Le sue descrizioni sono qualcosa di paradisiaco e non sto esagerando, sembrano quasi poesia si potrebbero rileggere all’infinito e dentro, sono fortemente convinta, si troverebbe ancora del significato profondo ogni volta.

Ma parliamo della trama di per se, dunque è piuttosto semplice, il testo segue le vicende di Clarissa Dalloway durante il corso di una sola giornata.

Clarissa è una donna piuttosto snob come l’Inghilterra descritta dall’autrice, è moglie di Richard un uomo benestante, dai modi gentili e raffinati.

Poi c’è Septimus, un personaggio che rappresenta l’alter-ego della Woolf nel libro, è un uomo scampato alla guerra, che a visto morire davanti ai suoi occhi Evans un suo caro amico e da quel momento si sente vuoto, sente di non provare più nulla.

Clarissa è il personaggio principale mentre Septimus è il coprotagonista.

Si avverte perfettamente lo stacco fra i due come se ogni che si passa dalla signora Dalloway allo sconsolato Septimus il libro si dividesse in due parti completamente diverse.

Da un lato l’amore per la vita, per lo sfarzo, per l’apparenza, dall’altro il peso del passato che schiaccia la mente poco stabile di un uomo convinto di voler sfuggire dalla natura umana.

Altro personaggio da ritenere piuttosto importante è Peter Walsh, innamorato in giovane età di Clarissa ha sempre ceduto ad amori sbagliati, quando lo incontriamo noi all’inizio del libro è di ritorno da un lungo viaggio in India.

Il mio personaggio preferito, personalmente, è Septimus per il suo animo tormentato, la sua follia, in lui c’è molto altro rispetto alla “mancanza di proporzione” in lui ho letto qualcosa di profondamente vero e profondo.

I punti di forza di questo romanzo sono i personaggi e lo stile, impareggiabile, della Woolf.

Nonostante l’affetto spontaneo che ho provato nei confronti di Septimus (nome meraviglioso tra l’altro), la parte principale della mia concentrazione andava alle descrizioni.

Non posso farci niente, mi è sembrato di leggere una lunghissima poesia che nel mio cervello scorreva fra petali di rosa, stoffe soffici di abiti appena confezionati e rintocchi rumorosi che trafiggono le ore.

E’ stata una lettura che mi ha alleggerito, mi ha trasmesso una serenità finale che ho poche volte ho provato, mi sono sentita soddisfatta e felice di essermi lasciata trasportare dalla penna della Woolf.

Non vedo l’ora di leggere altro di suo, vorrei un domani poter dire di aver assaporato ogni sua opera.

Un libro del genere ti fa venire voglia di rivalutare le leggerezze della vita, di vedere poesia ovunque, nei piccoli gesti, nelle parole pronunciate velocemente.

In tutto.

Mi ha fatto bene questa lettura, nonostante non succedano cose piacevoli (sopratutto al mio cocco, ovvero Septimus) il modo i cui l’autrice narra le vicende non ti fa provare dolore, tutto è come alleggerito.

Sono felice di averlo letto, ora capisco perché era inserito fra i 1001 libri da leggere prima di morire.

Voto:

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Non appena mi sentirò pronta affronterò un altra avventura Woolfiana, non vedo l’ora!

Lo consiglio a tutti, a prescindere che vi piacciano i classici o che da anni li ripudiate, bellissimo!

E voi? L’avete letto? Vi piace la Woolf? Cosa ne pensate?

Noi ci leggiamo prestissimo!

Elisa

LiberTiAmo di Marzo

Buongiorno e buon inizio marzo!

Siete felici che febbraio sia terminato? Io no, mi ci ero abituata ormai.

Non si fa in tempo ad abituarsi a qualcosa che sbam eh?

A parte queste pillole, totalmente inutili, di vita vissuta, oggi sono qui per annunciarvi il libro del mese di marzo per quanto riguarda in gruppo di lettura mio e di Tiziana, ovvero LiberTiAmo.

Abbiamo, da questo mese come facevamo le prime volte, deciso di annunciare in un articolo a parte la lettura del nuovo mese per il gruppo per tutti quelli che magari non seguono il gruppo di lettura su Goodreads ma preferiscono seguirlo qui sui rispettivi blog.

Tra l’altro il 4, quindi sabato, uscirà come sempre sui nostri blog la recensione del titolo letto a febbraio, ovvero La Signora Dalloway di Virginia Woolf.

E io vi ricordo anche che nei prossimi giorni sul mio blog uscirà come sempre al termine di un mese ormai passato, l’articolo delle cose del mese.

Mi sembra ieri che ho scritto quello per il mese di gennaio, ma lasciamo questa nostalgia canaglia.

Oggi infatti per vostra fortuna sarò molto breve, annuncerò solamente il nuovo titolo facendo accenno alla trama e dando qualche informazione sull’autore, insomma oggi è anche abbastanza soft la cosa.

Il titolo del mese di marzo per il GDL è:

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L’Arte di Essere Fragili: Come Leopardi può Salvarti la Vita  – Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori

Trama

“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.
Alessandro D’Avenia è un autore italiano di 39 anni già famoso in Italia per titoli come “Bianca come Il Latte, Rossa come Il Sangue”, “Cose che Nessuno Sa” e “Ciò che Inferno Non E'”.
L’Arte di Essere Fragili, sarà in lettura su LiberTiAmo da 01/03 al 31/03, quindi per tutta la durata del mese di marzo.
Come sempre vi ricordo che al termine del periodo di lettura prepareremo fresca, fresca la recensione del titolo letto.
Bene gente, oggi è stata veloce ma nei prossimi giorni non vi preoccupate torneranno i miei discorsi lunghi pagine e pagine.
Eh lo so, cercate di aspettare non disperatevi.
Ci leggiamo presto!!
Elisa

Tutto Il Nostro Sangue – Sara Taylor + LiberTiAmo Febbraio 2017

Buongiorno!

Come è capitato ad inizio gennaio, oggi sono qui per recensirvi quella che è stata la lettura per il mese appunto di gennaio.

Ah, anche per annunciare il titolo di febbraio giusto (grazie mega post-it che mi impedisci di scordarmi le cose).

Dunque, il gruppo procede come al solito, quindi visto che siamo arrivati alla fine di questa lettura ecco correlata la recensione.

Vi ricordo sempre che se volete unirvi a noi, ci farebbe più che piacere, non dovete fare altro che cliccare qui e cliccare nuovamente sulla dicitura “Join Group”.

Vi ricordo che oltre alla mia recensione ci sarà anche quella della mia socia, ovvero Tiziana, quindi cliccando sul suo nome sottolineato in blu, l’universo di internet vi proietterà sul suo blog.

Bene detto ciò, io direi di iniziare anche perchè ho diversi punti di questo libro da discutere con voi gente, mi limiterò ma sappiate che ci sarebbero un bel po’ di cose da dire, come sempre non ci saranno spoiler, con mia immensa fatica nel frenare le dita dallo scrivere tutto ciò che mi passa in questa testolina.

Iniziamo!

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Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor

Editore: Minimum Fax

Pagine: 337

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Senza volerlo resto lì per un po’, gustando la punta di sale nell’aria e cercando di vedere il domani, come un tempo mi sembrava possibile fare.

Trama

In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili.

Recensione

Dunque, abbiamo un bel po’ di punti da trattare, quindi io direi di partire dall’autrice.

Sara Taylor infatti è una giovane scrittrice americana (nata precisamente in Virginia) e Tutto il Nostro Sangue è il suo primo romanzo.

Il titolo originale di questo libro è The Shore, per il fatto che l’intera vicenda viene ambientata su queste isole situate in un arcipelago a nord dello stato della Virginia, infatti la Taylor tende ad ambientare le sue storie proprio nel suo paese natio.

Penso comunque il titolo italiano di questo romanzo renda ugualmente l’atmosfera giusta a tutto il romanzo, quindi si parla appunto di sangue nel senso di legame di un vero e proprio legame di sangue come quello familiare.

L’ambientazione ha una sua influenza nella storia, aiuta a far avvertire al lettore un senso quasi di isolamento anche d’impotenza, infatti il lettore empatizza con i personaggi che sentono (alcuni di loro) il desiderio quasi di fuggire da quei luoghi distaccati dal mondo.

Sicuramente si sente durante la lettura l’importanza che l’autrice da a questo scenario.

All’inizio del libro c’è un utilissimo albero genealogico, cosa abbastanza comune nei romanzi familiari, che io avevo sottovalutato mentre invece durante la lettura è venuto in mio soccorso molte volte.

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Oltre all’ambientazione però, il punto forte del romanzo sono i personaggi.

Infatti da due personalità che incontreremo si dirameranno poi tutti i personaggi, con le loro sfaccettature, le loro situazioni e i loro tratti caratteriali ben definiti.

Queste due personalità sono Medora ed Andrew.

Incontreremo personaggi femminili e maschili molto diversi fra loro, parlando poi sul gruppo io e Baylee (de la siepedimore) siamo arrivate alla conclusione che in questo romanzo le personalità femminili risultano essere molto forti, hanno un carattere deciso e nonostante le avversità, che saranno parecchie, la maggior parte di loro farà di tutto per ottenere quello che vuole.

Le personalità maschili invece risultano essere più deboli, sotto certi punti di vista, per esempio quello caratteriale non perché siano costruite male anzi, secondo sono state ideate per essere così queste personalità.

La maggior parte degli uomini, almeno dall’opinione che mi sono fatta, risultano essere vili, violenti e meschini.

Ma non tutti i personaggi maschili sono così, qualcuno si salva.

Il personaggio maschile che più mi ha colpita e non positivamente è stato Bo, per qualche strano motivo dopo aver terminato il libro mi rendo conto che è uno dei personaggi che più mi hanno colpita.

Bo è un ammasso di violenza, crudeltà e rudezza, a dire il vero non basterebbe un dizionario intero di termini negativi per descriverlo credo.

Per quanto riguarda invece le donne, quella a cui più mi sono “affezionata” è stata Eloise, moglie di Bo e vittima di ripetuti soprusi.

Non entrerò nei dettagli, vi dico però che il capitolo 7 mi ha particolarmente colpita ed è stato quasi difficile per me proseguire la lettura, è molto intenso come capitolo e i fatti descritti sono di una gravità enorme.

Un altro personaggio che mi ha, sempre per motivi che non so spiegarmi, incuriosita molto è stato il personaggio di Sally.

Ve lo dico subito, secondo me questo personaggio si poteva curare di più, si vede poco durante il corso del romanzo ed io proseguivo sempre con la vaga speranza di incontrarlo prima o poi.

Dall’idea che mi sono fatta i personaggi nati per essere quasi quelli principali sono 6/7 non di più.

Poi ci sono altri personaggi di sfondo diciamo, sono quelli che vengono giusto citati in qualche capitolo o magari, come per il caso di Mark e Letty, gli viene dedicato un intero capitolo che però non da risposta a tutti i quesiti e le curiosità del lettore.

Sulla storia di Mark e Letty io avrei voluto sapere di più e, visto che erano un gran bello spunto, se fossi stata l’autrice avrei scritto di più.

Per loro vale lo stesso discorso di Sally, speravo di incontrarli prima o poi.

Un altro personaggio che nasce per essere tra i principali è sicuramente Chloe, ma se devo essere sincera io non c’è l’ho ad affezionarmi più di tanto a lei, mi è piaciuta sì ma non l’ho sentita così vicina a me come Sally o Letty.

So che un bel po’ di persone che hanno letto il libro anno amato Chloe, io purtroppo… no.

Insomma in “Tutto il Nostro Sangue” ho trovato un romanzo che fa appassionare il lettore a i suoi particolari personaggi, ad una narrazione che a volte fa soffrire e fa sperare.

L’autrice è davvero in grado si far smuovere l’affetto del lettore, infatti più si va avanti più si finisce quasi per preoccuparsi ed affannarsi per certe personalità.

Alla fine del libro ho provato un senso di solitudine per il dover abbandonare quei caratteri, non tutti, ai quali mi ero così tanto abituata.

E’ significativo vedere come una spirale di violenza, odio, crudeltà ed ingiustizia a volte trascini la vicenda quasi nel cupo.

Quindi questo titolo mi è piaciuto, mi ha fatta appassionare e mi ha fatta affezionare a luoghi e personaggi.

Però, ho una piccola postilla.

Alcuni punti d’ombra non mi hanno soddisfatta a pieno, per esempio alcuni personaggi non vengono (come vi dicevo prima) esaminati nel dettaglio quanto avrei voluto e sopratutto, ahimè il finale non mi ha convinta.

Adesso, io non mi baso sul finale per esprimere la mia opinione su un libro, però per me il finale è importante, è la fine del viaggio, l’epilogo, l’addio finale quindi almeno deve soddisfarmi quel tanto per dire “ho terminato il libro, è stata una bella avventura”.

Il finale di questo libro è tutta una grande metafora che io ho apprezzato fino ad un certo punto, vi spiego quello che ho intuito dal finale, la mia interpretazione.

L’autrice, nel capitolo finale “Le Lacrime degli Dei” ruota attorno a questa metafora sull’umanità, sul fatto che se il genere umano tornasse alle origini forse la violenza e l’odio, di cui abbiamo letto nei capitoli precedenti, sarebbe minore.

Ora, questa è la mia personalissima interpretazione, può darsi che io mi sbagli o che voglia guardare troppo in fondo.

Non saprei, sta di fatto che la mia conclusione leggendo il finale è stata questa.

Infine, il romanzo mi è piaciuto ma io avrei aggiunto qualcosa, sia su alcuni personaggi, sia sul finale, quindi a mio avviso manca qualcosina.

Hanno bisogno di te, qualcuno da additare quando le loro vite non vanno esattamente come pianificato, qualcuno da esporre al pubblico disdegno.

Voto:

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Penso che questa valutazione sia la più adatta per quello che questo romanzo mi ha lasciato.

E’ stata un’avventura coinvolgente.

Ah, vorrei ringraziare Chiara, (@chiara_kasa), che mi aiutata non poco a risolvere certi enigmi mentali che avevo su questo titolo, grazie per aver letto i miei sproloqui e aver avuto la pazienza di rispondermi…

Grazie mille Chiara!

Bene!

Visto che mi avete sentita (letta più che altro) blaterare a raffica su questo libro fino al limite della sopportazione il pensiero che vi sorgerà spontaneo sarà “beh, basta no? Questa se ne va adesso giusto?”.

No.

Eh no, perché devo parlarvi della lettura del mese di febbraio scelta dal Gruppo di Lettura.

Questo mese, come tradizione, grazie al sondaggio è emersa la nuova lettura.

La lettura in questione è La Signora Dalloway, di Virginia Woolf.

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La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Trama

Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore, prepara la sua festa per la sera; Septimus Warren Smith, sopravvissuto alla “grande guerra”, nel frattempo passeggia con la moglie Rexia a Regent’s Park in preda ai suoi deliri. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. I due senza incontrarsi, ma passando per gli stessi luoghi, tessono il filo sottile di corrispondenze, di echi ed emozioni che crea il romanzo.

Questo titolo è in lettura dal 01/02 al 28/02.

Come sempre vi ricordo che al termine del periodo di lettura usciranno le nostre recensioni, sui rispettivi blog.

Va bene ragazzi, ora ho finito.

Ci leggiamo presto gente perché gli articoli che devono uscire sono numerosi!

A presto!

Elisa