PoetryTime

Sii dolce con me. Sii gentile.

E’ breve il tempo che resta. Dopo

saremo scie luminosissime.

E quanta nostalgia avremo

dell’umano. Come ora ne

abbiamo dell’infinità.

Ma non avremo le mani. Non potremo

fare carezze con le mani.

E nemmeno guance da sfiorare

leggere.

Una nostalgia d’imperfetto

ci gonfierà i fotoni lucenti.

Sii dolce con me.

Maneggiami con cura.

Abbi la cautela dei cristalli

con me e anche con te.

Quello che siamo

è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei

e affettivo e fragile tiepido. La vita ha bisogno

di un corpo per essere e tu sii dolce

con ogni corpo. Tocca leggermente

leggermente poggia il tuo piede

e abbi cura

di ogni meccanismo di volo

di ogni guizzo e volteggio

e maturazione e radice

e scorrere d’acqua e scatto

e becchettio e schiudersi o

svanire di foglie

fino al fenomeno della fioritura,

fino al pezzo di carne sulla tavola

che è corpo mangiabile

per il tuo mio ardore d’essere qui.

Ringraziamo. Ogni tanto.

Sia placido questo nostro esserci –

questo essere corpi scelti

per l’incastro dei compagni

d’amore.

(da Bestia di Gioia)

Mariangela Gualtieri

Dell’Amore e di Altri Demoni – Gabriel Garcìa Màrquez

Buon giovedì, ben ritrovati/e!

Vi chiedo scusa per la semi assenza di questi giorni dato che nelle ultime due settimane sono comparsa a tratti e scomparsa in altri, da ora spero di riprendere una pubblicazione più costante.

Oggi comunque parliamo di una lettura fatta sempre qualche mese fa, una lettura che ricordo di aver fatto per un momentaneo di blocco del lettore, ero leggermente in crisi infatti ed ero convinta che questo libro mi avrebbe aiutata, sbloccandomi.

Non è stato proprio così, ma sono felice comunque di aver fatto questa lettura, perché parliamo di un testo che volevo leggere davvero da tempo, sto parlando di “Dell’Amore e di altri demoni” di Gabriel Garcìa Màrquez.

Dell’Amore e di altri Demoni – Gabriel Garcìa Màrquez

Casa editrice: Mondadori

Genere: romanzo storico, classico contemporaneo

Pagine: 201

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

P. pubblicazione: 1994

Link all’acquisto: QUI

Incipit

“Il 26 ottobre 1949 non fu una giornata con grandi notizie. Il professor Clemente Manuel Zabala, caporedattore del quotidiano dove facevo i miei primi passi come giornalista, mise fine alla riunione del mattino con due o tre suggerimenti di prammatica. Non affidò un lavoro concreto ad alcun redattore. Qualche minuto dopo venne informato per telefono che stavano vuotando le cripte funerarie dell’antico convento di Santa Clara, e mi ordinò senza illusioni: “Va’ a fare un giro da quelle parti e vedi un po’ cosa riesci a cavarne.”

Trama

Da un’antica tomba nel convento delle clarisse di Cartagena emerge una lunghissima chioma rossa. Dal singolare evento, cui il giovane Garcia Màrquez, allora cronista alle prime armi, si trovò ad assistere, scaturisce questo affascinante racconto pubblicato nel 1994, con il quale Gabo torna alle atmosfere di “Cent’anni di solitudine” e ai temi dell'”Amore ai tempi del colera”, la passione erotica che diventa malattia, metafora della letteratura e della vita. Al centro della vicenda, ambientata in una Cartagena de Indias perduta in un vago e oscuro passato coloniale, sospeso tra il possibile e il misterioso, c’è la passione innaturale e distruttiva che vede protagonisti una bellissima bambina morsa da un cane rabbioso, un medico negromante e un giovane esorcista posseduto dal mal d’amore. Costruito con la logica di Calderón de la Barca e l’ironia di Cervantes, “Dell’amore e di altri demoni” vive di una prosa insolitamente scarna ed essenziale. Una scrittura decantata e limpida che dà vita a pagine di struggente poesia e di emozionato pudore con cui Gabriel Garcia Márquez riesce ad avvincere il lettore, trascinandolo in un enigmatico universo capace di travolgere i sensi e i sentimenti.

Recensione

Nel 2009 fu realizzata una versione cinematografica in spagnolo del libro con lo stesso titolo per la regia di Hilda Hidalgo.

Stile, ritmo e atmosfere

Lo stile dell’autore in questo testo è piuttosto semplice, lineare, va dritto al punto e rimane pulito. Ci sono vari riferimenti alla religione, alle credenze religiose e alle tradizioni, infatti uno dei protagonisti della vicenda è una bambina/ragazzina posseduta, mentre l’altro protagonista è un prete.

Il ritmo trovo che rallenti in alcuni punti, non sempre procede spedito, è un libro infatti relativamente breve “Dell’amore e di altri demoni”, ma la vicenda secondo me a volte sembra venir allungata e altre volte invece sembra venir accorciata.

Ci sono infatti punti in cui non sempre ho gradito le diffuse descrizioni o i riferimenti storici o vari legati ad un personaggio o a una vicenda, ci sono altri momenti invece in cui in scene importanti l’autore preme un po’ troppo sul pedale dell’acceleratore secondo me.

Le atmosfere sono affascinanti, ci troviamo in diversi luoghi ovviamente in questa vicenda, ma ognuno sembra intriso quasi da un senso di dannazione, c’è il ritorno alla condanna, il padre di questa ragazzina infatti e anche la madre vivono un matrimonio finito, un’unione che forse è esistita solo per interesse, da parte di lei soprattutto e c’è sempre questo senso di condanna permanente, questo “ormai è troppo tardi”, che aleggia sempre nell’aria.

Anche i luoghi che ci vengono mostrati nella vicenda sono impregnati da un forte senso di decadenza e oblio, a volte più sottile, a volte più evidente, ma secondo me a piccole dosi traspare sempre, questo guardare il mondo attorno e rendersi conto che ognuno dei personaggi e ogni essere umano in generale nella vita è vittima di qualcosa che forse lo condanna sempre alla fine, l’amore, il senso di colpa, l’abbandono, è presente in tutto il romanzo.

I personaggi sono alla ricerca di una redenzione, di una nuova opportunità, di un risveglio perché si rendono conto di aver sbattuto per l’ennesima volta la testa contro il muro e sperano di poter fare meglio, ma il tempo va avanti e loro si ritrovano prigionieri di una vita che odiano, tutti sembrano chiedere: “posso tornare indietro e riprovare?”, ma la verità è che molti di loro finiscono per sbagliare di nuovo.

L’Amore è un Demone

Questo libro ha al suo interno elementi senza dubbio magici, a partire dalla possessione di Marìa, incerta fino al finale. Infatti questo è uno dei punti interrogativi del libro, la ragazzina è davvero posseduta o no? E questa possessione come la dobbiamo interpretare? Come una possessione demoniaca o una possessione data dall’amore che la legherà a questo prete?

La vita di Marìa è stata senza dubbio costellata di problemi, non è mai stata amata o semplicemente notata dai genitori, che l’hanno affidata alla servitù della casa per una buona fetta di tempo, non si sono mai nemmeno presi la briga di provare ad avvicinarsi davvero a lei.

Tutto cambia quando, dopo essere stata morsa da un cane rabbioso si scopre che Marìa potrebbe rischiare di morire, allora il padre inizia a preoccuparsi per lei e a “curarla” per la prima volta.

La madre invece continua a disprezzarla e ad avere anche paura di lei per certi aspetti, tra l’altro la madre di Marìa trovo sia un personaggio con cui è difficile empatizzare, ma nella sua bolla di estraniamento dal marito e dalla figlia (e in generale dalla vita che vive) si può leggere senza dubbio un grande rammarico e nostalgia per come è andata la sua esistenza.

Comunque, in questa decadenza e abbandono, ad un certo punto Marìa viene internata in un convento per essere curata da questo demone che secondo il padre e altri le è entrato dentro.

Lì, inizia pian piano la sua relazione con Delaura, un prete che si interessa e preoccupa per lei, i due si avvicinano a tal punto da far sbocciare una relazione amorosa che dovrebbe essere uno dei punti forti del libro.

E’ senza dubbio una relazione complessa, che ci fa riflettere sul concetto di amore, di amore impossibile e di connessione fra due persone decisamente diverse in un momento assai complesso.

Io personalmente non ho molto amato questa storia d’amore, sono del tutto sincera con voi, non per fattori moralistici o altro, ma proprio per il comportamento dei due personaggi. Con questo non voglio dire che l’amore tra loro sia finto o altro, semplicemente non mi è arrivato in modo così forte durante la lettura, e alcuni dettagli mi hanno messo forse la pulce nell’orecchio, non ho sentito questo sentimento profondo.

Ho trovato più interessante l’aspetto legato alla possessione, che chiude inoltre la vicenda e mi ha lasciata un poco interdetta sulle prime. Non posso dirvi il mio senso generale legato al finale perché non vorrei spoilerare nulla, ma a distanza di mesi non ne sono ancora convinta.

Una lettura scorrevole

Dopo la lettura cosa posso dire di questo libro? Beh, senza dubbio è una vicenda intrigante, soprattutto per alcuni aspetti, non tutti direi, ma in generale ha un senso di mistero, maledizione e condanna che la rende affascinante.

E’ una lettura abbastanza leggera, Màrquez sicuramente sfiora tante tematiche, ma non vai mai al fondo di nessuna, forse quella che analizza meglio (sempre secondo la mia modesta opinione) è la relazione fra i genitori di Marìa e le conclusioni a cui arrivano entrambi alla fine della vicenda.

Conclusioni

Tutto sommato considero questo libro una lettura abbastanza piacevole, che di certo tiene attaccato il lettore in alcuni punti e che sono felice di aver fatto.

Mi aspettavo qualcosa in più dall’intera vicenda e dalla storia d’amore protagonista del racconto, ma nonostante questo la considero una lettura scorrevole e intrigante.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla di Màrquez? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Le Cose Crollano – Chinua Achebe

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state? Come è iniziata questa settimana di marzo?

Oggi parliamo di un libro di cui ancora non credo di aver detto nulla a riguardo, nemmeno nell’articolo dei libri migliori o peggiori del 2021, un testo che ho appunto letto l’anno scorso, il primo di una trilogia.

Ho visto per la prima volta questo libro in edizione americana, ma sono andata a ricercarlo e trovandolo edito in Italia da “La Nave di Teseo“, l’ho recuperato. Come dicevo è il primo di una trilogia, denominata “African Trilogy“, il seguito è intitolato “Non più Tranquilli” e il terzo “La Freccia di Dio”.

Parliamone assieme!

Le Cose Crollano – Chinua Achebe

Casa Editrice: La Nave di Teseo

Genere: fiction storica, narrativa letteraria

Pagine: 195

Prezzo di Copertina: € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99

P. pubblicazione: 1958

Link all’acquisto: QUI

Incipit

“Okownko era ben conosciuto nei nove villaggi e anche oltre. La sua fama si basava su imprese indiscutibili. A diciotto anni aveva procurato onore al suo villaggio sconfiggendo Amalinze il Gatto. Amalinze era un grande lottatore e non perdeva da sette anni, da Umuofia a Mbaino. Il soprannome di Gatto si doveva al fatto di non toccare mai terra con la schiena. Fu questo l’uomo che Okownko sconfisse, alla fine di una lotta così feroce, a detta degli anziani, come non se ne vedevano da quando il fondatore del villaggio aveva combattuto con uno spirito della foresta per sette giorni e sette notti.”

Trama

Okonkwo è un guerriero, un lottatore, un uomo ambizioso e rispettato che sogna di divenire leader indiscusso del suo clan. Dal suo villaggio Ibo, in Nigeria, la fama di Okonkwo si è diffusa come un incendio in tutto il continente. Ma Okonkwo ha anche un carattere fiero, ostinato: non vuole essere come suo padre, molle e sentimentale, lui è deciso a non mostrare mai alcuna debolezza, alcuna emozione, se non attraverso l’uso della forza. Quando la sua comunità è costretta a fronteggiare l’irruzione degli europei, l’ordine delle cose in cui Okonkwo è nato e cresciuto comincia a crollare, e la sua reazione sarà solo il principio di una parabola che lo porterà nella polvere: da guerriero temuto e venerato, a eroe sconfitto, oltraggiato.

Recensione

Le cose Crollano” è generalmente considerato il più importante romanzo della letteratura africana ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1958, è stato tradotto in oltre 50 lingue, con più di 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo ed è adottato come libro di testo in moltissime scuole africane.

Il titolo originale del romanzo, Things Fall Apart (letteralmente “le cose crollano”) è tratto dalla poesia The Second Coming di W. B. Yeats.

E’ un libro senza dubbio complesso di cui parlare quindi tenterò di farvi immergere il più possibile all’interno delle atmosfere e dei temi di questo testo, al meglio delle mie possibilità.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Achebe è piuttosto diretto, dobbiamo ricordarci anche che siamo nella Nigeria precoloniale, prima quindi dell’arrivo degli europei in quelle zone.

Questo aspetto ci tengo a sottolinearlo perché è un aspetto molto importante all’interno del testo e perché si riconduce allo stile e all’uso di una lingua, che prende ispirazione dalla lingua igbo, utilizzata in una buona fetta del testo. Okonkwo infatti si esprime nell’edizione originale del testo in inglese, nella traduzione ovviamente in italiano, ma utilizza vari termini intraducibili tratti appunto da questa lingua, nell’edizione italiana è presente un utile glossario finale per la traduzione.

Particolarmente ricchi di questi termini igbo sono i dialoghi e in generale il testo è costellato da proverbi e metafore africane.

Quindi tornando alle mie impressioni personali sullo stile, è uno stile decisamente particolare anche per questo aspetto dei termini utilizzati, diretto nelle immagini che propone, a volte anche dure e crude.

Il ritmo invece è piuttosto veloce, è un testo breve di 195 pagine in cui accadono molti fatti, vengono inseriti innumerevoli riferimenti alla tradizione africana e l’autore inserisce davvero tante immagini emblematiche ed interessanti, i personaggi si spostano, la vita va avanti, insomma accadono parecchi fatti.

Il ritmo però non accelera mai troppo, è ben equilibrato, si sofferma su alcuni momenti topici della vita del protagonista per azionare il focus su argomenti emblematici e lo fa dando a questi il giusto spazio, ci sono scene che vediamo, ma su cui l’autore non si sofferma per troppo tempo, perché degne di essere inserite, ma non vitali allo sviluppo della vicenda, mentre altre meritano assai più spazio.

Le atmosfere in generale sono mischiate, passiamo per vari stati in questo libro, per seguire un momento preciso della vita del protagonista le atmosfere si piegano a questo insieme, nei momenti più bui veniamo travolti dal senso di impotenza e disperazione di Okonkwo, negli istanti più sereni e normali legati alla quotidianità e alla routine, il mood generale è più rilassato.

Sta di fatto che le atmosfere si legano profondamente al territorio in cui siamo in questo testo.

La Colonizzazione

Come dicevamo all’inizio del romanzo gli europei non sono ancora giunti nelle terre di Okonkwo, ma andando avanti nella lettura arrivano eccome i colonizzatori e la vicenda cambia come anche il mondo attorno al protagonista.

E’ affascinante e preoccupante vedere come muta questa situazione, all’inizio infatti ai colonizzatori viene data una parte di terra per vivere e piano piano la situazione si espande, questi portano anche la religione, il cristianesimo, e vediamo dagli occhi di Okonkwo come le vecchie tradizioni africane vengano una dopo l’altra sostituite da una nuova religione e un nuovo modo di “fare” le cose.

Assistiamo a diversi livelli di crollo in questo libro, proprio come da titolo, il crollo dell’identità di un popolo, il crollo delle tradizioni, delle credenze, di tutto ciò che fa di un popolo una società, ma anche il crollo di un uomo, la sua identità, la sua fede, il crollo di tutto ciò in cui crede e in cui si riconosce.

E’ un libro di certo tragico, è un discesa verso la disfatta e il crollo appunto, quando la vicenda inizia infatti la vita di Okonkwo è felice, è diventato uno dei membri più importanti del suo clan, è conosciuto per la sua fama di grande lottatore, insomma a differenza del padre, che non ha mai goduto di buona fama, lui è un uomo importante.

Ma finisce per uccidere un ragazzo e viene esiliato per sette anni nel villaggio di origine di sua madre, come da legge degli antichi e al suo ritorno in terra si rende conto che tutto attorno a lui è cambiato per l’arrivo degli inglesi appunto.

La vicenda segna un crollo ulteriore del protagonista e chiude il cerchio della sua vita.

“L’uomo bianco capisce le nostre usanze riguardo la terra?” – “Com’è possibile, se non parla neanche la nostra lingua? In compenso dice che le nostre usanze sono malvagie; e lo dicono anche i nostri fratelli che hanno abbracciato la sua religione. Come pensi che possiamo combattere se i nostri stessi fratelli si sono rivoltati contro di noi? L’uomo bianco è molto intelligente. E’ arrivato tutto pacifico con la sua religione. La sua stupidità ci ha fatto ridere e l’abbiamo lasciato stare. Adesso ha conquistato i nostri fratelli, e il nostro clan non può più agire di comune accordo. L’uomo bianco ha premuto il coltello sulle cose che ci tenevano uniti e ci siamo divisi.”

La bellezza delle scene

Alcune scene di questo testo sono intrise di una bellezza cruda e reale, sembra di riuscire a respirare l’aria africana, di vedere i suoi meravigliosi paesaggi, di immergersi nelle atmosfere, anche in scene particolarmente tragiche per i nostri personaggi.

Penso in particolare ad una scena a cui mi capita di pensare spesso, avete presente quando leggete un libro e per un connubio di motivazioni una scena, un fotogramma creato dalla vostra mente sulla scena che state leggendo, vi rimane impresso? E vi sembra di averla vissuta in prima persona quella vicenda.

Ecco, all’interno de “Le Cose Crollano” c’è una scena in cui Okonkwo e una della sua mogli seguono la loro bambina che viene portata all’interno di questa grotta, è notte, la moglie di Okonkwo (uno dei miei personaggi preferiti, personalmente) cammina per chilometri cercando di non farsi vedere da questa vecchia saggia che ha preso la bambina, arriva a questa grotta e cercando di non farsi né vedere, né sentire si siede fuori da questa aspettando che la donna e la sua bambina ricompaiano. Ebbene, mentre aspetta arriva Okonkwo che nella disperazione della donna, la rassicura e le rivela che l’ha seguita per tutto il tempo.

Nelle leggi del clan in cui vive Okonkwo gli uomini, soprattutto quelli con la sua posizione, hanno più mogli e Okonkwo è un uomo complesso, un personaggio profondo che sulle prime si può etichettare come un uomo incline alla violenza, duro, rigido, ma è molto di più.

La scena che vi ho descritto secondo me racchiude parecchie sfaccettature non evidenti del carattere di Okonkwo e del rapporto con questa moglie, è una scena quasi dolce, in contrasto con un personaggio con i suoi modi.

Direi che l’intensità e la profondità del carattere del protagonista è un altro degli aspetti affascinanti di questo libro.

Conclusioni

“Le cose Crollano” è stata davvero un’esperienza, leggerò di certo gli altri due volumi della trilogia e la profondità, le atmosfere, la vividezza di questo libro hanno davvero colpito nel segno.

Le tematiche e l’importanza di questo testo sono enormi, è uno di quei volumi per cui dovrei scrivere una recensione lunga 30’000 parole.

E’ un libro potente, in cui ci si immerge in una cultura ampia e affascinante, si vive in atmosfere forti che lasciano difficilmente indifferente il lettore.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Le Cose Crollano”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

3 Libri Belli di cui Non Abbiamo Mai Parlato

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state?

Di certo questo marzo procede in modo tragico per tutto quello che purtroppo sta accadendo nel mondo.

Oggi parliamo un poco di libri, in particolare di tre testi per cui non uscirà una vera e propria recensione e ora vi spiego il perché. Di solito per scrivere una recensione sento di dover avere abbastanza “materiale” e a volte capita che io non ne abbia a sufficienza per una recensione completa, di conseguenza un libro con queste caratteristiche se è consigliato va a finire nelle “Pillole Letterarie” in cui trovate i libri che consiglio, con alcuni pezzi presi da quelli, ma anche questa rubrica ha i suoi limiti perché in alcuni altri casi vi vorrei parlare comunque di un libro ma non solo con citazioni e non con una recensione intera.

Insomma, il mio secondo nome rimane “casino” e il terzo “creare problemi dove non dovrebbero essercene”.

Quindi ogni tot di tempo quando ci saranno testi di questo tipo, che non rientrano né nelle “Pillole Letterarie”, né nelle recensioni canoniche, uscirà un articolo come questo, in cui parleremo di una breve lista (tre o massimo cinque libri) di testi letti nell’ultimo periodo soprattutto, consigliati e non, per cui voglio dirvi qualcosa.

Bene, quindi questo con tutta probabilità non sarà l’unico articolo di questo tipo sul blog, sono pillole di recensioni ecco…

Iniziamo!

Il Libro della Luna – Fatoumata Kébé

Casa Editrice: Blackie Edizioni

Anno di Pubblicazione: 2021

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Trama

Quando siamo arrivati noi, la Luna splendeva già alta nel cielo. E senza dubbio continua a essere uno dei grandi misteri dell’universo. Quali segreti nascondono i suoi crateri? Come influisce sulle maree e sulle emozioni umane? Quante vite furono sacrificate in suo nome nelle epoche passate? E ai giorni nostri, partendo dalla famosa cagnolina Laika? Che cosa sarebbe di noi, e del nostro mondo, senza la Luna? Fatoumata Kébé, astronoma e astrofisica francese, ha dedicato la sua vita a studiare il satellite terrestre. E ora ha scritto questo splendido omaggio alla Luna e alla sua cosmogonia. Sono millenni che la Luna ispira romanzi, poesie e canzoni. Si meritava che qualcuno, finalmente, raccontasse la sua storia. Per Kébé la Luna è il romanzo della sua vita, la sua grande storia d’amore. Lei sa che presto andrà nello spazio, camminerà sul lato nascosto del satellite bianco. Grazie a questo libro, vibrante e luminoso come una notte d’estate, possiamo immaginare di accompagnarla nel viaggio che sogna fin da quando era bambina.

Questa è la mia lettura più recente, ho terminato questo testo proprio qualche giorno fa e mi è piaciuto molto. Sono sempre stata un’appassionata della luna e questo libro, regalo natalizio, è stato molto apprezzato. L’autrice scrive della luna spiegando in modo piuttosto semplice e diretto concetti che non lo sono, in più unisce alla storia e ai vari fatti più “complessi” riferimenti alle leggende, al panorama letterario e a quello cinematografico. Cita infatti diverse opere e film nel corso del testo e in ognuna di queste opere citate c’è sempre un riferimento ovviamente alla luna, che rimane il fulcro del testo. Nella parte finale del libro entra soprattutto in gioco il lato storico, infatti le ultime venti pagine circa sono dedicate alla lotta fra USA e URSS per la conquista dello spazio. Come dicevo però a volte l’autrice inserisce anche riferimenti a leggende di popoli antichi, come quelle legate all’eclissi o alla creazione del sole e della luna. Si parla di molti fenomeni all’interno del testo, dall’eclissi appunto, al suolo lunare, alle varie teorie sulla nascita della luna, alle fasi lunari ecc. ecc. Insomma un testo più che piacevole e interessante se siete interessati/e all’argomento. Neo positivo/negativo il fatto che per lo stile e l’approccio diretto non sempre l’autrice va al fondo tecnico di alcuni argomenti, ma è più che altro forse un testo adatto a chi si vuole avvicinare al tema.

Dieci Giorni in Manicomio – Nellie Bly

Casa Editrice: Edizioni Clandestine

Anno di P. Pubblicazione: 1887

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Trama

Nel 1887, la reporter Nellie Bly, fingendosi una rifugiata afflitta da paranoia, si fece rinchiudere nel manicomio dell’isola Blackwell, allo scopo di scoprire le condizioni di vita delle donne ricoverate. “Battevo i denti e tremavo, il corpo livido per il freddo che attanagliava le mie membra. All’improvviso, tre secchi di acqua gelida mi furono versati sulla testa, tanto che ne ebbi gli occhi, la bocca e le narici invase. Quando, scossa da tremiti incontrollabili, pensavo che sarei affogata, mi trascinarono fuori dalla vasca. Fu in quel momento che mi sentii realmente prossima alla follia”. Nel suo reportage, Nellie Bly racconta i soprusi e le violenze che le pazienti subivano per opera di crudeli infermiere e medici poco capaci.

Una vicenda terribile e una testimonianza importantissima, in questo libro Nellie Bly documenta la sua esperienza nel manicomio di Blackwell in cui è testimone di violenze e soprusi da parte del personale nei confronti dei pazienti. Il libro è il racconto della Bly e della sua missione sotto copertura partendo dall’inizio quindi da quando si reca in questa casa che ospita donne, soprattutto madri single che lavorano, dove lei inizia a fingersi pazza per farsi ricoverare. Riuscirà nella sua missione e in breve si ritroverà sull’isola di Blackwell appunto. Vengono ripetuti diversi concetti importanti nel corso del testo, il primo è che nonostante la lucidità di Nellie nessuno sembra mai mettere in discussione la sua pazzia, nemmeno soffermarsi per qualche secondo su di essa, nessuno valuta una possibile sanità della paziente. Il secondo concetto è che all’interno della struttura finiscono sia donne veramente problematiche e malate e livello mentale, ma anche donne sane, immigrate magari che non sanno come farsi capire e come tornare a casa, donne scaricate dalla famiglia, donne che per una reazione rabbiosa vengono etichettate come “pazze”. E il terzo concetto è quello della cattiveria e della assenza di empatia, assistiamo a dei comportamenti dolorosi da leggere e a cui assistere, atti senza umanità, in cui vediamo il nocciolo di una totale assenza di interesse e umana empatia nei confronti di queste pazienti che vengono trattate come bestie. Purtroppo nella storia ci sono state diverse situazioni analoghe a questa, sia nei manicomi che in altre strutture, ma averne la testimonianza del tempo e poter assistere con Nellie a certe vicende è emozionante. Avrei gradito forse una maggiore concentrazione sull’esperienza soprattutto nel manicomio mentre una metà del testo (che è già breve) si perde alla parlare della fase “pre-manicomio”.

Carmilla – J. S. Le Fanu

Casa Editrice: Edizioni Clandestine

Anno di P. Pubblicazione: 1872

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Trama

Una misteriosa e affascinante fanciulla dal nome Carmilla viene affidata dalla madre alle cure di Laura e del ricco padre, nel loro antico castello in Stiria, isolato e immerso in un paesaggio incantato. Tutti nel castello rimangono affascinati dalla straordinaria bellezza della giovane, ma le sue abitudini insolite e il comportamento enigmatico cominceranno presto a suscitare curiosità e inquietudine. Nel frattempo, un morbo sconosciuto sta mietendo vittime nel villaggio circostante: gli abitanti terrorizzati e superstiziosi temono il ritorno dell’“upir”, il vampiro che nei vecchi racconti si narrava infestasse quei luoghi.

Infine parliamo di un classico, ovvero “Carmilla” di Le Fanu che ho letto per la prima volta qualche mese fa e mi ha stupita. Vorrei leggere finalmente quest’anno “Dracula” che devo ancora decidermi ad affrontare, ma prima di questo volevo andare in ordine diciamo cronologico e leggere appunto “Carmilla” che lo precede per anno. In questo testo compare la figura di un vampiro donna, Carmilla appunto, che viene ospitata per qualche tempo nella casa della nostra protagonista che nel libro è lei stessa a narrare la vicenda tempo dopo. Mi sono sentita davvero attratta dalla narrazione, mi sono appassionata ai personaggi, al loro carattere, alle loro azioni, insomma posso dire di essere entrata nel libro completamente. Cosa si può dire di Carmilla? Forse non è esaltato tanto quanto “Dracula”, ma di certo si parla molto anche di lui ed è una pietra miliare del genere, una storia coinvolgente, seducente, intensa. Mi piacerebbe perfino rileggerlo fra qualche anno magari, una bella sorpresa!

Bene, e voi? Quali sono le vostre ultime letture? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Marzo (2022)

Buon martedì e buon primo di marzo!

Come state? Com’è iniziato questo mese?

Oggi, primo del mese, parliamo del libro che leggeremo assieme per tutto il corso di marzo sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che trovate su Goodreads e Telegram.

Il libro sarà come sempre in lettura per tutto il mese di marzo e sarà possibile partecipare alla lettura in qualunque momento, quindi che dire, scopriamo il libro di marzo!

La Casa delle Belle Addormentate – Yasunari Kawabata

Casa Editrice: Mondadori

Link all’acquisto: QUI

Trama

“La casa delle belle addormentate” (seguito in questo volume dai romanzi brevi “Uccelli e altri animali” e “Il braccio”) è un raffinato racconto erotico centrato sulle visite del vecchio Eguchi a un inconsueto postribolo in cui gli ospiti possono passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico. Il regolamento vieta di svegliarle, esaltando il fascino quasi magico emanato dalle fanciulle, e permette a Eguchi, attraverso una delicata rapsodia di sensazioni e di ricordi, di riappacificarsi con se stesso in un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche, evocati con segni incredibilmente semplici, rarefatti e luminosi.

Yasunari Kawabata è stato Premio Nobel per la Letteratura nel 1968.

La casa delle belle addormentate trasporta il lettore in dimensioni distanti dall’esperienza comune, che inducono a una inquietudine senza scampo: definito da Goffredo Parise “capolavoro della vecchiaia”, si potrebbe anche interpretare come capolavoro della morte, dell’amore, della sessualità, della memoria.

Il libro sarà in lettura dal 01/03 al 31/03, quindi per tutto il mese di marzo.

Vi unirete a noi nella lettura? Avete mai letto “La Casa delle Belle Addormentate” di Kawabata? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Pillole Letterarie #24

“E’ appena estate, è tempo di guerra, il mare è un campo di battaglia e le navi sono armi. Mi trovo sul ponte della Osnaburgh diretta verso la Scozia. Non sono molto diversa dalla posta e dal carico nella stiva della nave. Sono una lettera da non restituire al mittente, spedita a un futuro che non conosco. Punto gli occhi sulla riva, come se questo bastasse a sgonfiare il vento nelle vele. Ma la terra non è che una linea sottile, e a poco a poco le nuvole livide la inghiottono. E io mi sento completamente sola.”

“Cammino nella scia nera dell’umore di mio padre, cercando di aggrapparmi ai ricordi del vento e del cielo sulle verdi colline scozzesi, mentre la puzza e lo squallore di Holborn mi colpiscono come un pugno. Il frastuono dei carri sopra i ciottoli non basterà mai a coprire il suono del bestiame che urla mentre viene condotto al mattatoio. Qui, a Skipper Street, dove viviamo, nemmeno l’armistizio può fermare le mosche che ronzano sui canali di scolo dove scorre il sangue. Più che un ritorno a casa questo mi pare un naufragio.”

“Il giorno che Percy Bysshe Shelley entra nella mia vita è come se un folgore mi attraversasse l’anima. Il mio cuore era come il cielo di Holborn, grave e freddo, e color del carbone. E poi in un istante, lo schianto di un tuono, e tutto il paesaggio della mia esistenza cambia.”

“Di notte vado a letto da sola mentre Claire resta sveglia in attesa del suo gioco preferito: essere la nuova amante di Shelley. Gli canta canzoni, ride e lo scongiura di raccontare delle storie. Ma le storie non sono un gioco per Shelley. Dopo mezzanotte, quando beve l’oppio e osserva le lingue calde del fuoco trasformarsi in ceneri morte, tizzoni ardenti gli riempiono gli occhi e l’oscurità gli invade il cuore. Quindi la preda diventa cacciatore. Come un mago che pronunci un incantesimo, Shelley tesse storie di streghe e spettri così sinistre che Claire è terrorizzata. D’un tratto picchia alla mia porta, piange, chiedendomi di venire a dormire nel mio letto dopo che lei è già stata nel suo.”

“Io sono la ragazza in esilio che si sente così rifiutata dal padre da doversi creare una famiglia di spettri. Io sono il poeta che si sente perseguitato, perché la società lo detesta per le sue convinzioni. Io sono la sorella ostacolata dall’illegittimità e della disperazione, che sceglie di morire da sola. Io sono la moglie abbandonata accanto al fiume, che non sopporta più di vivere. Io sono la rabbia e la vergogna che bruciano come braci dentro di te. Io sono le parole strappate dalla tua mente che palpitano come un cuore pulsante. Io sono la tua Creatura.”

#libriconsigliati#

#piccolistralciletterari#

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Buon giovedì!

Ben ritrovati/e in questo giovedì, come procede la settimana? Spero nel migliore dei modi!

Oggi parliamo del libro che abbiamo letto il mese scorso sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che trovate come sempre su Goodreads e Telegram.

Il libro di gennaio è stato “Il Giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani, che è stato proposto anche in collegamento alla Giornata della Memoria del 27 gennaio.

Che dire, parliamone!

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Casa editrice: Feltrinelli

Genere: narrativa letteraria, romanzo storico

Pagine: 214

Prezzo di Copertina: € 10,00

Prezzo ebook: € 6,99

P. Pubblicazione: 1962

Link all’acquisto: QUI

Incipit

“La tomba era grande, massiccia, davvero imponente: una specie di tempio tra l’antico e l’orientale, come se ne vedeva nelle scenografie dell’Aida e del Nabucco in voga nei nostri teatri d’opera fino a pochi anni fa. In qualsiasi altro cimitero, l’attiguo Camposanto Comunale compreso, un sepolcro di tali pretese non avrebbe affatto stupito, ed anzi, confuso nella massa, sarebbe forse passato inosservato. Ma nel nostro era l’unico.”

Trama

Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come “Il giardino dei Finzi-Contini”, un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d’infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull’Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell’età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

Recensione

Dunque, “Il Giardino dei Finzi-Contini” è oramai un classico contemporaneo, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel ’62 e vincitore del premio Viareggio. Nel 1970 Vittorio De Sica decise di trarne un film, da cui Bassani prese decisamente le distanze, nonostante avesse inizialmente collaborato alla sceneggiatura.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Bassani è piuttosto ricco e articolato, ed è anche vivido senza dubbio, sembra di ascoltare delle persone reali mentre parlottano e discutono su vari argomenti, è molto umano in questo, riesce a dare vita ai personaggi, ai luoghi e in generale all’atmosfera del testo.

Il ritmo del libro purtroppo l’ho trovato molto lento, troppo lento, vi dico la verità se non mi fossi aiutata con l’audiolibro nel corso della lettura in cartaceo probabilmente a quest’ora non sarei mai riuscita a terminarlo. E’ stata una lettura estenuante e stancante, probabilmente anche per il poco coinvolgimento che ho sentito durante la lettura, non sono riuscita ad entrare in contatto con i personaggi, non mi sono sentita ben inserita all’interno della narrazione, insomma c’è sempre stata una specie di barriera fra me e la vicenda narrata.

Dunque c’è da dire che la trama di base del libro è molto interessante, più che interessante e l’inizio ha un qualcosa che coinvolge il lettore, ma dopo poco sono finita in una spirale di noia e apatia.

Comunque, come stavo dicendo prima secondo me lo stile di Bassani è senza dubbio notevole e degno di essere approfondito, ma il ritmo del testo e il modo in cui questo stile a lungo andare diventa pesante e stancante finisce per appesantire il tutto.

Le atmosfere degne di nota secondo me compaiono ogni tanto, non è un libro che ha sempre una potenza forte sotto questo punto di vista, non ci sono costantemente atmosfere interessanti, coinvolgenti o ben costruite, spuntano in alcuni frangenti, ad esempio alcune descrizioni di certi punti che ritornano spesso di Ferrara sono notevoli, o anche una scena in particolare che è posta alla fine del testo e che chiude la vicenda, l’ho trovata davvero potente e molto scenica.

Tirando le somme parlando dello stile, vorrei provare a leggere altro di Bassani perché c’è qualcosa nel suo stile che indica di certo una ottima abilità, ma è un testo questo che mi ha davvero trascinata a terra per la pesantezza e le lentezza della narrazione che di certo non è aiutata dal fatto che molte scene sono simile le une alle altre.

Il Giardino Magico e la Parentesi Storica

Per anni ho sentito parlare di questo libro, nel migliore dei modi molte volte, e nel corso del tempo mi sono fatta un’idea particolare del famoso “Giardino” citato anche nel titolo e designato come luogo quasi magico, nel senso di incantato e fuori contesto rispetto alla dura realtà.

Infatti quando si parla de “Il giardino dei Finzi-Contini” molte volte ci si concentra proprio sul giardino perché è un luogo importante per lo svolgimento della vicenda, ma io mi aspettavo qualcosa di certamente diverso e più enfatizzato, mi aspettavo quasi un luogo onirico, surreale, una specie di luogo/bolla in cui i personaggi si ritrovavano per chiudere fuori il mondo e la realtà che stava prendendo una piega assai drammatica.

Invece per me non è stato così, chiariamoci, c’è il giardino, è un luogo che si ripresenta spesso e ha una grande importanza, ma pensavo ad una atmosfera diversa, ad un luogo maggiormente esaltato, insomma a più attenzione nei confronti di questo giardino che mi è sempre stato descritto come uno degli aspetti più importanti del libro un luogo difficile da dimenticare dopo la lettura.

Purtroppo questo giardino non ha avuto molto effetto su di me, e un altro aspetto che non ha funzionato con la mia esperienza di lettura è stato il modo in cui i personaggi affrontano ciò che sta accadendo e il contesto storico.

Seguiamo personaggi ebrei che affrontano man mano che i tempi vanno avanti, situazioni sempre più spiacevoli, fino al raggiungimento delle leggi razziali e questi personaggi parlano tra di loro della storia, di come si è arrivati a questo punto, ma secondo me non approfondiscono mai il presente, ciò che accade sul momento.

Parlano fra di loro di episodi gravi, ma sulla situazione presente è come se la conversazione rimanesse sempre in superficie, senza andare mei del tutto in fondo. Speravo in una maggiore concentrazione sull’aspetto presente, sugli eventi che vivono man mano questi personaggi, ne vengono raccontati alcuni, ma come dicevo tutto rimane a galla.

Le relazioni fra i personaggi. Ci conosciamo?

Infine vorrei parlare di un altro aspetto che non mi ha convinta, ovvero le relazioni fra i personaggi che si frequentano per mesi, assiduamente, sembrano diventare quasi migliori amici per poi certe volte chiudersi a riccio e liquidare questi rapporti come se non si fossero mai conosciuti nella loro vita.

C’è da specificare che ovviamente siamo in un contesto storico complesso e la famiglia Finzi-Contini era una famiglia ricca e distaccata dagli altri, si avverte sempre nel corso del libro un certo muro fra loro e gli altri, ma nonostante questo i rapporti sembrano attaccati ad un filo, fra tutti i personaggi, perché anche se a volte sembrano solidi dopo poco si spezzano.

Ovviamente questo può accadere benissimo anche nella vita reale e in altri libri, ma qui la velocità con cui ciò accade e il modo in cui si spezzano certi rapporti per conversazioni che iniziano in modo innocente e superficiale, non me lo so spiegare, in più anche qui c’è sempre una barriera, un muro, i personaggi entrano in contatto fra di loro, ma non si uniscono mai davvero, si avverte sempre un distacco, ognuno è solo nella sua testa e nella sua disgrazia.

Uno dei rapporti più significativi della vicenda è senza dubbio quello fra il narratore e Micol Finzi-Contini, che segue la scia di molti altri rapporti nel testo, la loro relazione mi ha lasciata onestamente delusa e perplessa, è un rapporto complesso di cui parlare, da una parte l’insistenza del narratore, dall’altra la volatilità di Micol che è un personaggio molto più complesso di quello che potrebbe sembrare ad un primo sguardo.

Insomma, il modo in cui si incastrano questi personaggi non mi ha convinta del tutto.

Conclusioni

Sono felice di aver letto questo testo più che altro per aver soddisfatto una curiosità che avevo da anni, ma questa lettura probabilmente sarà una delle più deludenti del 2022, siamo solo a febbraio, ma posso già dire che la delusione è stata tanta.

Vorrei esplorare lo stile di Bassani magari con un altro testo, ma la lentezza, i personaggi e gli aspetti deludenti di questo libro son stati tanti.

Ci tengo come sempre a specificare che ovviamente riconosco il valore di questo testo e vi prego di non offendervi se è uno dei vostri libri preferiti o se lo avete apprezzato decisamente più di me, purtroppo la mia personale esperienza di lettura non è stata soddisfacente.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Il Giardino dei Finzi-Contini”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

PoetryTime

Mattutino

Cos’è il mio cuore per te

che non vuoi smettere di forzarlo

come un coltivatore che prova

una nuova specie? Esercitati

su qualcos’altro: in che modo posso vivere

in colonie, come preferisci, se imponi

una quarantena di tormento, separandomi

dagli individui sani della

mia stessa tribù: non fai così

nel giardino, non segreghi

la rosa malata; lasci che agiti le sue amichevoli 

foglie infestate in

faccia alle altre rose, e le afidi minuscole

saltano di pianta in pianta, dimostrando ancora una volta

che io sono l’ultima delle tue creature, dopo

l’afide che prospera e la rosa rampicante – Padre,

in quanto produttore della mia solitudine, allevia

almeno il mio senso di colpa; toglimi

il marchio dell’isolamento, a meno 

che tu non intenda farmi 

di nuovo sana per sempre, come fui

sana e intera nell’infanzia ignara,

o se non allora, sotto il peso leggero

del cuore di mia madre, o se non allora,

in sogno, primo

essere che non sarebbe mai morto.

Louise Glück

Bruges la Morta – Georges Rodenbach

Buon mercoledì!

Come state? Come sta andando questa settimana di febbraio?

Oggi parliamo di un libro, un classico per l’esattezza, che volevo leggere da parecchio tempo e qualche mese fa sono riuscita nell’impresa, sto parlando di “Bruges la Morta” di G. Rodenbach.

Che dire, parliamone!

Bruges la Morta – Georges Rodenbach

Casa Editrice: Fazi

Genere: classico, mistero, narrativa di genere

Pagine: 105

Prezzo di Copertina: € 15,00

Prezzo ebook: € 6,99

P. Pubblicazione: 1892

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Il giorno declinava oscurando i corridoi della grande casa silenziosa, schermando di crespo nero le finestre. Hugues Viane si preparò a uscire, come usava fare ogni giorno, nel tardo pomeriggio. Senza occupazione, solitario, trascorreva l’intera giornata nella sua stanza, un’ampia camera al primo paino con le finestre affacciate sul quai du Rosaire, lungo cui tutta la casa si stendeva, specchiata nell’acqua.

Trama

Incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie, Hugues Viane si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Esce di casa soltanto quando si fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza della defunta moglie. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata. Bestseller internazionale nell’Europa simbolista e decadente, “Bruges la morta” fu pubblicato per la prima volta nel 1892. A oltre un secolo di distanza, questa storia tragica mantiene intatta la sua capacità di suggestione. Un libro che sembra sostare a un crocevia, condensando l’immaginazione di un’intera epoca e nello stesso tempo lanciando verso il futuro la sua provocazione fantastica. Il lettore di oggi, nutrito di cinema, potrà riconoscere in “Bruges la morta”, come sulla lastra di un vecchio dagherrotipo, la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, “La donna che visse due volte”, che fu ispirato proprio da questo romanzo.

Recensione

Dunque parliamo di un testo pubblicato per la prima volta nel 1892 a puntate su “Le Figaro” tra il 4 e 14 febbraio.

Unendo poetica decadentista e simbolismo iniziatico, legato al mito di Euridice, l’autore voleva scrivere una storia che potesse ambientare in città usando anche fotografie e linguaggio evocativo, quasi da nebbia continua.

Rodenbach unisce anche elementi del giallo all’italiana e del poema in prosa al tema del “doppio”.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Rodenbach è piuttosto pulito e diretto, sia nella descrizioni che nei dialoghi infatti conserva sempre una certa capacità di andare dritto al nocciolo e dirigere l’occhio del lettore verso un punto fisso e netto.

Anche il ritmo segue una linea costante e l’autore non si perde in fronzoli, è un testo breve in cui si narra una vicenda principale che viene “perseguitata” da un’altra vicenda passata, il tutto corredato dal personaggio principale Hugues, uomo solitario e complesso, perduto nei suoi ricordi e sogni di vita differente da quella che si ritrova a vivere.

Le atmosfere sono il punto forte del libro e la caratteristica che in assoluto ho amato di più durante la lettura perché siamo sepolti in questo clima di profonda solitudine, in questi vicoli stretti e nebbiosi, ci si immagina una nebbia che ricopre ogni cosa, un uomo lasciato solo al mondo che cammina in questo scenario afflitto se è possibile da sentimenti anche più nebulosi e tristi.

Per tutto il corso del testo penso che la vera protagonista sia l’atmosfera che Rodenbach riesce a creare infatti, intrisa di mistero e passato in cui si ha sempre l’impressione che stia per accadere qualcosa di tragico.

Le città specialmente posseggono ognuna una personalità propria, uno spirito autonomo, un carattere riconoscibile che corrisponde alla gioia, al nuovo amore, o alla rinuncia, alla vedovanza. Ogni città è uno stato d’animo; e quando vi si soggiorna, questo comunica, si trasmette a noi come un fluido che, respirato con l’aria, entra a far parte del nostro corpo.

Il Doppio

Come dicevamo prima uno dei temi del libro è il “doppio”, un tema molto caro a parecchi autori classici e non, di certo un tema che ha sempre intrigato parecchio autori e lettori, ma anche un tema complesso e variegato.

In questo testo troviamo il “doppio” parlando di Ofelia, la moglie deceduta del nostro protagonista, e della nuova fiamma di questo Jane, una donna che somiglia molto alla defunta nell’aspetto, ma decisamente di meno nei modi e nel carattere.

Hugues fa di tutto per far assomigliare questa donna alla defunta, per soddisfare il suo desiderio di riportare in un qualche modo in vita la ex moglie con le sembianze della nuova amante, ma presto si rende conto che le due non potranno mai essere la stessa persona e il suo amore perso è destinato a rimanere sepolto.

La nuova amante di certo non è un personaggio piacevole dal punto di vista caratteriale, Rodenbach fa di tutto per presentarcela come una giovane materialista e superficiale a cui non importa nulla di Hugues, ma in fin dei conti nemmeno a lui importa nulla di lei, è così ossessionato da questa per la connessione che ha con Ofelia, ma non da lei come figura a sé, nella sua mente la lega sempre alla defunta, ma il suo amore rimane legato a Ofelia.

Nella mente di Hugues quindi inizia questo gioco di specchi che a tratti si interrompe, più precisamente questo accade ogni volta in cui succede un evento che fa aprire gli occhi a Hugues sulla vera natura della nuova fiamma e gli ricorda che lei non è Ofelia.

Dicevamo prima della nebbia, una presenza che sembra sempre presente nel romanzo, presente come quella nella mente di Hugues che diventa dipendente da questa donna, che lo maltratta molto spesso, e da uomo solitario e visto con pietà dalla società per la sua perdita finisce per diventare un uomo con frequentazioni strane secondo la gente.

Finale

Il finale è forse il punto più alto del romanzo in cui vediamo passato e presente che si toccano, Ofelia e Jane che si uniscono, un’esplosione di impeto e un punto di non ritorno.

Ho trovato il finale prevedibile per certi versi, ma comunque interessante per i simboli che ritroviamo in esso e i vari collegamenti con la mente di Hugues che nel corso del romanzo impariamo a conoscere.

Questo testo è l’espressione del decadentismo, mi sono ritrovata a pensarlo spesso durante la lettura, ne ha tutte le caratteristiche.

Conclusioni

Tutto sommato ho apprezzato “Bruges la Morta”, come dicevo soprattutto per le atmosfere e per la poesia di alcune parti del testo, ma forse mi aspettavo qualcosa in più.

E’ un romanzo godibile, un classico che si divora, intrigante, ma desideravo qualcosa in più dai personaggi e in generale qualcosa in più da tutta la trama.

Ero certa che questo libro mi sarebbe piaciuto, è stato così, ma di certo con delle riserve, è un libro che ti fa assaporare atmosfere tragiche e solitarie, decadenti, ma appena ti immergi in queste ti saluta già.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Bruges la Morta”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Febbraio (2022)

Buon martedì e buon primo di febbraio!

Oggi, come ogni primo giorno del mese, sono qui per annunciare e parlare un poco del libro che leggeremo nel corso del mese sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che vi ricordo potete trovare su Goodreads e Telegram.

Il libro scelto per essere la nostra lettura di febbraio è “Al Faro” di Virginia Woolf, parliamone assieme!

Al Faro – Virginia Woolf

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

“Al Faro”: questo il vero titolo del romanzo di Virginia Woolf che la nuova traduzione di Nadia Fusini riporta all’originaria bellezza. Romanzo sperimentale, intonato alla ricerca di libertà formale che accomuna i grandi scrittori di questo secolo, “Al Faro” è un libro sulla memoria e l’infanzia; un’elegia alla luce che ha illuminato le figure della madre e del padre reali, che nel romanzo diventano il signore e la signora Ramsay. A tema è lo scontro tra il sì materno (“sì, andremo al faro”) e il no paterno (“no, al faro non si può andare”), come esso risuona nel cuore del figlio James, e nella mente della figlia Virginia, che a distanza di anni si misura, scrivendo, con la potenza di quei fantasmi. L’effetto è liberatorio. Prima, confessa Virginia Woolf, “pensavo al babbo e alla mamma ogni giorno”. Ora “li depone”, li seppellisce. È la sua catarsi.

Al Faro è stato pubblicato per la prima volta nel 1927.

Il romanzo segue ed amplia la tradizione del romanzo modernista, in cui la trama ha un’importanza secondaria rispetto all’introspezione psicologica dei personaggi.

Il libro sarà in lettura dal 01/02 al 28/02, quindi per tutto il mese di febbraio.

Vi unirete a noi nella lettura? Avete mai letto “Al Faro” della Woolf? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!