Le Ragazze – Emma Cline

Buon giovedì care genti!

Come ogni 4 del mese io e Tiziana pubblichiamo le nostre rispettive recensioni per quanto riguarda la lettura del mese precedente.

Vi ricordo che abbiamo letto questo libro dopo averlo proposto fra i titoli possibili vincitori sul sondaggio di LiberTiAmo del mese di marzo, con una cospicua percentuale di voti il libro in questione l’ha spuntata ed è stato letto sul gruppo dal 01/04 al 30/04.

In questo piovoso giovedì parleremo de “Le Ragazze” di Emma Cline, libro molto chiacchierato e discusso sbarcato in Italia lo scorso 27 settembre.

Ma andiamo subito a parlare di questa lettura perché c’è parecchio da dire!

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Le Ragazze – Emma Cline

Editore: Einaudi

Pagine: 334

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’Acquisto: QUI

Sapevo che il semplice fatto di essere una ragazza a questo mondo ti riduceva la capacità di credere in te stessa. 

Trama 

Evie voleva solo che qualcuno si accorgesse di lei. Come tutte le adolescenti cercava su di sé lo sguardo degli altri. Un’occasione per essere trascinata via, anche a forza, dalla propria esistenza. Ma non aveva mai creduto che questo potesse accadere davvero. Finché non le vide: le ragazze. Le chiome lunghe e spettinate, i vestiti cortissimi. Il loro incedere fluido e incurante come di “squali che tagliano l’acqua”. Poi il ranch, nascosto tra le colline. L’incenso, la musica, i corpi, il sesso. E, al centro di tutto, Russell. Russell con il suo carisma oscuro. Ci furono avvertimenti, segni di ciò che sarebbe accaduto? Oppure Evie era ormai troppo sedotta dalle ragazze per capire che tornare indietro sarebbe stato impossibile?

Recensione

Iniziamo con il parlare dell’autrice e dell’opinione generale che questo libro ha suscitato.

Dunque, Emma Cline è una giovanissima autrice americana esordiente che con “Le Ragazze” è riuscita immediatamente ad attrarre la critica ed il pubblico.

Un vero e proprio caso editoriale insomma con una massiccia manovra pubblicitaria alle spalle, questo è innegabile.

Mi sento di smuovere subito un piccolo appunto, non proprio una critica, senza questa abbondante dose di pubblicità mediatica secondo me “Le Ragazze” non sarebbe diventato mai il libro caso del 2016.

La maggior parte dei lettori ha molto apprezzato questo titolo, lodando l’autrice ed esclamando a gran voce la nascita di una nuova perla della narrativa.

Io non sono del tutto d’accordo con questa affermazione, dopo aver terminato il libro mi sentivo quasi in colpa per essere il bastian contrario della situazione data la grande quantità di persone che avevo sentito elogiare questo libro, la maggior parte di queste persone le seguo e le apprezzo e stimo davvero molto.

Io sono fermamente convinta del fatto, e ne abbiamo parlato parecchio anche sul gruppo perchè è anche questo il bello del far parte di un gruppo di lettura ovvero confrontarsi con gli altri, che se “Le Ragazze” non avesse ricevuto una così grande dose di pubblicità sarebbe stato catalogato come un romanzo “carino” senza lodi eclatanti.

La pubblicità qui ha fatto molto.

Molto, ma non tutto.

Infatti a me nonostante tutto questo libro è piaciucchiato, ha sicuramente dei punti positivi questo è innegabile.

Il primo punto positivo è lo stile della Cline che è molto buono a mio vedere, l’autrice utilizza quella che nella critica letteraria viene chiamata “purple prose”, ovvero l’avere una scrittura stravagante, diversa dall’ordinario, una scrittura particolare che manovra una tale situazione al fine di concentrare sempre l’attenzione sulla protagonista.

Nonostante la giovane età devo dire che l’autrice utilizza abilmente questo stile letterario senza dubbio particolare che non a tutti può piacere, a me personalmente in alcuni punti ha leggermente infastidito penso che a lungo andare tenda a stancare il lettore.

Ma in generale comunque la scrittura della Cline rimane soddisfacente, è scritto bene.

Altro punto positivo, forse il punto positivo per eccellenza, è il modo in cui l’autrice scrive dell’adolescenza sopratutto femminile.

Ha caratterizzato egregiamente i sentimenti, i desideri, le situazioni, gli impulsi che un’adolescente femmina prova durante quel periodo fatidico della crescita, mi sono riconosciuta in tutte paure di Evie.

C’è una frase che rappresenta alla perfezione quello che per una ragazza adolescente significa dover stare allo scherzo quando sai in realtà che la fonte dello scherzo sei tu, ed è disarmante rendersi conto di quanto veritiera è questa frase:

“Per una ragazza era inevitabile: ci si rassegnava a qualunque risposta. Se ti incazzavi eri una pazza, se non reagivi eri una mignotta. L’unica cosa che potevi fare era sorridere dall’ angolino in cui ti avevano incastrata. Stare allo scherzo anche se dello scherzo eri sempre la vittima.”

Le protagoniste di questo romanzo sono esattamente le ragazze, come da titolo, sono loro a portare avanti la vicenda, sono loro che smuovono le vicende, ruota tutto attorno a loro, Russell a dispetto di tutto è un puntino sbiadito.

Altro punto positivo enorme è il finale, azzeccatissimo e coerente.

Tenendo molto ai finali avevo paura che l’autrice riducesse tutto ad un groviglio di emozioni poco coerenti, invece no.

Il finale è esplicativo, chiude la vicenda mettendo un punto fermo e stabile, irremovibile.

Descrive la paura della protagonista che ancora la accompagna a distanza di anni, probabilmente la accompagnerà per sempre.

Si legge davvero d’un fiato questo libro, perché si finisce per appassionarsi alla vicenda e come un thriller costruito per farti voltare continuamente pagina, ti invoglia a proseguire.

Ora però è arrivato il momento di passare ai punti negativi, perché questo libro a mio vedere ne ha, eccome.

Primo punto di cui voglio parlarvi è molto soggettivo, direi personale, durante la lettura dalla metà del libro sino alla fine mi sono sentita accompagnata da una sensazione di disagio, mi sentivo a disagio.

Non saprei dirvi perché, forse era l’intento della Cline ma sentivo di voler andarmene da quel ranch come se mi trovassi anche io lì con Evie, la nostra protagonista.

Sentivo come se qualcuno mi fiatasse sul collo, un moto di ansia mista a disagio.

Ora, oltre a questo io ho una grande confidenza da farvi.

Ho trovato insopportabile la protagonista dalla prima all’ultima pagina, sopratutto nella parte centrale ma ne parliamo dopo, Evie è una ragazzina di quattordici anni con il cervello di una di due.

All’inizio mi stava anche simpatica, la compativo, verso metà in poi sentivo ogni volta che mi capitava di leggere qualche suo pensiero il sangue ribollirmi nelle vene.

La domanda che mi facevo era “ma si può essere così idioti?”, lo so cosa state pensando, dai Elisa adesso esageri, non andarci giù così pesante.

Non mi piace assumere un tono così critico ma non riesco a farne a meno, ancora adesso se ripenso ad alcuni ragionamenti di Evie mi sale una rabbia in corpo difficile da controllare.

Questa ragazzetta continua a sostenere per tutto il libro sempre le stesse cose, ovvero che i ranch alla fine dei conti non era così male, che non si pentiva di quello che aveva fatto, che lo avrebbe rifatto pensandoci bene…

Ma io dico, ha due giustificazioni questa ragazza, tre, la prima è la giovane età, la seconda è la quantità innumerevole di droghe che prende dalla mattina alla sera e la terza è il totale invaghimento di questa ragazza per Suzanne, questo amore infatti la spingerà a fare qualunque cosa lei le dirà e a tornare sempre con la coda tra le gambe da questa.

In una frase del libro fa un’affermazione del genere “se c’erano delle droghe in giro nel ranch io le prendevo” oppure ancora “se mi dicevano di fare qualcosa lo facevo” o “avrei dovuto dire qualcosa ma non l’ho fatto”.

Ma come? Queste frasi poi non le dice una volta sola, le dice più volte nel corso del libro sopratutto l’ultima, succedono cose gravi attorno a lei e l’unica cosa che fa è pensare di dover dire qualcosa per poi rinunciare sempre, non fa nemmeno un tentativo, mai.

Il bello è che non cambia con il passare dell’età, di solito una persona crescendo si indurisce, cambia, lei no.

La rincontriamo diverse volte in età adulta ma ha lo stesso identico modo illogico di ragionare, un modo menefreghista e insensato a mio vedere.

Lei sembra non avere una volontà propria, sembra non avere un cervello, fa sempre quello che le dicono gli altri senza reagire e questo modo di fare mi fa innervosire molto.

Questo è il punto più negativo a mio vedere, perché a leggere queste affermazioni mi veniva voglia di chiudere il libro per non riprenderlo più in mano.

Succedo fatti, ripeto piuttosto gravi, che si sarebbero potuti evitare se solo lei avesse parlato e detto “no”.

Il bello è che lei ad un certo punto inizia a capire che quelle non sono persone raccomandabili, che quel posto è pura spazzatura e che dovrebbe andarsene alla svelta  anche ma tanto non lo fa ragazzi non si smuove di un millimetro anche se nessuno la costringe a stare lì.

Altri due personaggi di una certa importanza sono Russell “il guru” e Suzanne la ragazza di cui Evie si invaghisce.

Essendo ispirato, molto ispirato, alle vicende della The Family di Charles Manson mi sono riandata a rileggere la storia nel dettaglio e cercato qualche similitudine con i personaggi della Cline e le persone reali appartenenti a questo gruppo.

Sono arrivata a questa conclusione:

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I reali criminali assomigliano molto alle descrizioni dei personaggi della Cline, la chioma scura e i tratti selvaggi di Suzanne, i codini e l’aria infantile di Helen, la spavalderia di Guy.

Riguardo alle descrizioni, come vi dicevo Suzanne e Russell sono quelli più citati e non sono sufficientemente descritti secondo me.

MI sarebbe piaciuto avere qualche appiglio in più, qualche dettaglio che mi permettesse di focalizzare in modo più preciso nel mio cervello i personaggi.

I ragazzi del ranch vivono in condizioni pietose, accanto a cadaveri di macchine distrutte, erbacce non curate che crescono a dismisura, odori sgradevoli di escrementi di lama che pervadono l’aria.

Questo ambiente è reso abbastanza bene tutto sommato, viene facile al lettore immaginarsi un gruppo di ragazzi infervorati da concetti fasulli accanto ad un falò.

A causa di questi concetti la storia di Evie e del gruppo si macchierà di sangue.

Evie non parteciperà attivamente a questi efferati omicidi ma nei mesi successivi nonostante fosse ai conoscenza dei colpevoli non si rivolgerà alla polizia ne rivelerà a nessuno le sue conoscenze.

Dopo questi efferati delitti Evie incontrerà ancora una volta Suzanne, un incontro che avrei voluto fosse più approfondito ma capisco il volere dell’autrice non volerlo sovraccaricare troppo.

La parte centrale di questo libro non mi è per niente piaciuta, si riprende nel finale ma il livello si abbassa notevolmente nella parte centrale a mio vedere.

Comunque tutto sommato non è stata una lettura persa, non è stato tempo perso il tempo che ho utilizzato per leggere questo libro.

E’ stata in qualche modo una lettura valida, che mi è rimasta impressa nel bene e nel male, ripensandoci provo ancora quel senso forte di disagio.

Voto:

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Una lettura abbastanza soddisfacente, mi aspettavo di più ma comunque questo libro mi ha suscitato molte emozioni, sopratutto negative certo ma pur sempre emozioni.

E voi? Avete letto questo libro? Vi è piaciuto? Sì? No?

A prestissimo!

Elisa

La Camera Azzurra – Georges Simenon

Buon venerdì people e buon quasi weekend!

Oggi, con sorpresa di tutti anche mia, sono tornata con una nuova recensione, ebbene sì!

Forse per una volta da quando ho aperto il blog mi sento una brava bookblogger, perché sono puntuale con questa recensione, tutta bella studiata con un post apposito anche su Instagram (vi lascio il link nel caso vogliate seguirmi e avermi in mezzo ai piedi anche lì), questa soddisfazione durerà poco ma meglio di niente, no?

Come avrete intuito oggi parleremo di un autore che avevo già citato qui sul blog, ovvero Georges Simenon.

Avevo infatti letto in passato “Le Signorine di Concarneau” (di cui vi lascio la recensione nel link  se siete interessati) e non mi aveva per niente convinta come romanzo.

Mi ero comunque segnata questo autore perché volevo dargli un’altra possibilità per capire meglio il personaggio, e nel mese di aprile mi è capitato nelle mani “La Camera Azzurra” uno dei romanzi più famosi di Simenon, quindi ho deciso che era il momento giusto per rituffarmi nelle storie di questo autore belga.

Iniziamo!

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La Camera Azzurra – Georges Simenon

Editore: Adelphi

Pagine: 153

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 10,00

Prezzo ebook: € 5,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1964

Link All’Acquisto: QUI

Tony non avrebbe saputo dire se lo facesse con la sensazione di compiere un dovere, per farsi perdonare una debolezza, per riscattare una colpa. Sapeva solo che quella passeggiata sotto il sole,accompagnata dalla vocetta di sua figlia era dolce e malinconica al tempo stesso. Si sentiva felice e triste. […] Felice e triste come la vita, così avrebbe voluto dire.

Trama

“Sei così bello” gli aveva detto un giorno Andrée “che mi piacerebbe fare l’amore con te davanti a tutti…”. Quella volta Tony aveva avuto un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei. Solo quando il marito di Andrée era morto in circostanze non del tutto chiare, e Tony aveva ricevuto da lei il primo di quei brevi, sinistri biglietti anonimi, solo allora aveva capito, e aveva cominciato ad avere paura.

Recensione

Come vi dicevo, volevo dare un’altra possibilità a questo autore e credo, con il senno di poi, di aver scelto bene il testo con cui “riesaminare” Simenon.

“La Camera Azzurra” è tutto sommato un giallo, uno dei generi che rappresentano per me la mia comfort zone, quindi appena mi è arrivato mi sono buttata a capofitto nella lettura.

Questo libro è strutturato in modo particolare, almeno rispetto ai gialli tradizionali, ovvero tutto parte da un semplice (all’apparenza) dialogo fra un marito fedifrago e la sua amante, Tony e Andrèe.

Da questo dialogo si dipaneranno poi situazioni varie che noi scopriremo avanzando nella lettura, la struttura aiuta molto perché incuriosisce a tal punto il lettore da indurlo a proseguire quasi furiosamente per scoprire il mistero che si cela dietro a tutto.

Infatti dopo questo dialogo noi leggeremo di un Tony che si trova in prigione per una accusa misteriosa che verrà alla luce solo definitivamente nelle ultime pagine del libro.

Tony non è un personaggio a cui il lettore facilmente si affeziona, ha una visione tutta sua del matrimonio, è un fedifrago cronico abituato a tradire la moglie con chiunque gli capiti a tiro, è un bugiardo e sopratutto non è affidabile nelle sue affermazioni.

Per tutta la prima parte del libro ho sopportato mal volentieri Tony, non rientrava decisamente tra le mie “simpatie”, non riuscivo proprio ad empatizzare con lui.

Nella parte centrale del libro invece è cambiato qualcosa e fino alle ultime righe ho provato pena per lui, per la situazione ingiusta in cui si trovava, ingiusta ai miei occhi s’intende.

Nelle recensioni non faccio mai spoiler e sono stata sempre (tranne una volta, ma dettagli) fedele a questa regola, ma credetemi qui è davvero complicato rendere il concetto chiaro senza far trapelare troppo.

Secondo me il personaggio di Tony è manovrato alla perfezione da un Simenon consapevole dei sentimenti e delle simpatie di un lettore, gioca con il personaggio trasformandolo in negativo quando gli serve così e lo rimodella poi in positivo per farlo entrare nelle grazie del lettore.

Ci sono tre grandi colpi di scena in questo libro, non solo uno.

Il primo avviene attorno alla metà del libro, il secondo verso la fine e il terzo nelle ultime righe dell’ultima pagina.

Forse fra tutti i plot-twist quello più immaginabile è il secondo, ho avvertito il sentore di una tragedia annunciata pagine prima anche se devo ammettere che mi ha comunque lasciata di stucco.

Il colpo di scena più pauroso e tetro per il lettore rimane l’ultimo, è un cambio di rotta improvviso è qualcosa di cui io avevo paura, mi immaginavo potesse succedere ma speravo in un animo più bonario e non così ossessivo e depravato.

Non vi dirò di chi sto parlando ma posso dirvi che per me leggere le ultime righe è stato come avvertire una pugnalata da qualcuno in cui avevi riposto la tua fiducia, qualcuno che non è certamente uno stinco di santo ma che hai perdonato.

Un personaggio al quale mi sono affezionata fin da subito è Gisèle, la moglie di Tony che avrà una parte attiva in uno dei plot-twist.

E’ un giallo sorprendente con dei plot-twist avvincenti, un bel libro, veloce, dai ritmi serrati, sempre sull’attenti.

Lo stile di Simenon non mi fa impazzire, è troppo asciutto per i miei gusti, troppo basico e sintetico, non sono un’amante del “troppo” ma nemmeno del “troppo poco”.

Capisco che voglia rappresentare la nuda realtà ma su di me non ha quell’effetto, mi da solo l’impressione di spoglio, quasi di incompleto.

Mi rendo conto che ad alcuni/e il suo stile possa piacere parecchio ma io in genere preferisco più descrizioni, dell’ambiente, dei personaggi.

Non ho sentito la mancanza delle parole come in “Le Signorine di Concarneau” ma comunque l’essere così asciutto, sempre così diretto non mi piace molto come caratteristica.

Ci sono alcune scene di sesso qui ma nulla che ti faccia gridare al romanzo erotico, assolutamente, ce ne sono sopratutto all’inizio ma sono descritte velocemente e essendo l’autore molto diretto come vi dicevo tutto è chiaro e sbrigativo.

Comunque, evitando di soffermarsi sullo stile “La Camera Azzurra” è un libro che io definirei avvincente, una lettura adatta per riprendersi dopo un periodo di astinenza dai libri, o da inframmezzare tra una lettura e l’altra o semplicemente da gustarsi tutto d’un soffio.

E’ un libro che analizza il sentimento dell’amore più puro per poi passare a quello più ossessivo, confondendoli a volte.

Mi ha fatto ricredere su questo autore? In parte, ho bisogno di leggere altro.

Sul personaggio di Andrèe non ho molto da dire, più andrete avanti nel libro e più vi convincerete del fatto che questo donna non coltiva un amore sano, ma sarà davvero così?

E’ solo lei la causa di tutto o c’è qualcosa che il nostro Tony non vuole dirci?

Voto:

Progetto senza titolo

Colore delle stelle in tema tra l’altro, comunque bel libro assolutamente consigliato, nulla di trascendentale o nulla che ti faccia scoprire il senso della vita ma una lettura che sicuramente rifarei con piacere!

E voi?

Avete mai letto “La Camera Azzurra”? Si? Cosa ne pensate? No? Vi piacerebbe?

A prestissimo, guys!

Elisa

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli – Francesca Cavallo, Elena Favilli

Buon martedì e buon 25 aprile!

In questo giorno di festa e di meritate celebrazioni in nome di un passato da non dimenticare, eccomi tornata.

Sono passate ben due settimane dall’ultima volta in cui ci siamo letti, ebbene sì, la motivazione cardine che giustifica questa mia sparizione è sempre la stessa, anzi questa volta è più bizzarra rispetto al solito.

Sapete quando le giornate dovrebbero scorrere nello stesso modo, la stessa routine, senza nulla di eccezionalmente fuori dall’ordinario?

Bene, questo era il mio pensiero nei confronti delle scorse giornate, peccato che ad un certo punto i miei impegni per qualche motivo si sono accavallati e nuovi “affari” da sbrigare sono spuntati dal nulla.

Tutto questo per dire, scusate per l’assenza, non era voluta.

Oggi, sono tornata finalmente con un articolo che dovevo scrivere da parecchie settimane, ovvero una recensione su un libro che ho letto nel mese di marzo e di cui voglio raccontarvi le mie impressioni.

Iniziamo!

Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli – E. Favilli F. Cavallo

Editore: Mondadori

Pagine: 211

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 19,00

Ebook non disponibile

Anno di Pubblicazione: 2017

Link All’Acquisto: QUI

“Siete bellissime. Va bene essere strane, va bene essere timide. Non dovete seguire la corrente.”

– Alek Wek

Trama

C’era una volta… una principessa? Macché! C’era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n’era un’altra che diventò la più forte tennista al mondo e un’altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Recensione

Qualche settimana fa, ai tempi dell’uscita di questo titolo, nello scorso appuntamento delle news letterarie, mi pare di avervi confessato il mio interesse per “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli”, infatti all’inizio mi sono vantata per poco di aver resistito ma inutile dire che questa goliardia è sparita quasi subito.

Infatti ho aspettato qualche giorno poi presa da fumi della curiosità ho ceduto e sono andata ad acquistarlo.

Dunque, questo è un libro per bambini ma tutti possono leggerlo anzi è una lettura che io tutto sommato consiglio per ogni periodo, è veloce, semplice, molto curata dal punto di vista grafico e dal punto di vista del testo.

Di cosa si parla in questo libro? Di storie di donne, per ogni ritratto le autrici hanno ricreato una “favola”, quindi hanno ripreso la vera vita di ogni donna trattata in questo libro per poi renderla una fiaba.

La vita delle donne citate è molto semplificata essendo un libro per bambini (ci tengo a sottolineare bambini perché questo libro lo possono leggere tutti i bambini, tutti), ma secondo me è abbastanza esplicativa e rende comunque l’idea dando un motivo per il quale le autrice hanno deciso di inserirla nel libro.

Questo libro è stato finanziato da una grande operazione di crowfunding in cui molte persone in tutto il mondo hanno deciso di donare soldi per un opera che sembrava avere ogni buon merito.

Ed effettivamente c’è l’ha secondo me.

Questo libro è già stato tradotto in più lingue ed è diventato primo in classifica in più paesi del mondo, insomma un gran successo.

Ai tempi quando ve ne parlai non avrei immaginato un successo simile.

Ci sono state anche alcune polemiche riguardo quest’opera, la prima è quella che vede protagonista la “popolarità” delle donne qui citate infatti molte persone sostengono che i ritratti rappresentino nella maggior parte dei casi, donne comunque popolari o di cui si conosce già la storia.

Io conoscevo molte delle donne citate ma alcune sinceramente non le avevo mai sentite nominare quindi non sostengo del tutto questa critica, secondo me si è cercato di fare un potpourri di figure, ovviamente citarle sarebbe stato difficile sono tante le donne che hanno cambiato il mondo o comunque dato una svolta alla storia.

Sulle figure trattate io non mi sento di dire nulla, altra polemica che c’è stata è quella che riguarda l’inserimento di Margaret Thatcher nel libro, penso che il motivo principale per cui è stata inserita è che comunque (nonostante tutto) la Thatcher la storia l’ha cambiata, non in positivo in alcuni aspetti ma comunque è innegabile che la storia è stata modificata grazie a lei e con intendo solo il discorso della donna nella politica.

Mi è piaciuta molto la scelta di aggiungere tra i ritratti nomi come quello di Jingu, Claudia Ruggerini, Ruth Bader Ginsburg, le sorelle Mirabal e altre.

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Se questo libro l’avessi letto da piccola non me ne sarebbe importato più di tanto di quali ritratti sono stati selezionati, mi sarebbe piaciuto e basta.

Ovviamente non essendo una bambina queste cose le ho notate ma devo dire che non mi hanno infastidita.

Mi sono piaciuti tutti i ritratti, quelli che mi sono rimasti più impressi sono quelli delle donne che vi ho citato prima, non so per quale motivo ma le ho trovate storie di vita illuminanti.

Trovo anche interessante che le illustrazioni contenute all’interno siano realizzate da artiste molto diverse in giro per il mondo, alcune tra l’altro le ho trovate pazzesche come quelle delle due piratesse.

Come vi ho detto, ho trovato lo stile della scrittura pulito, semplice adatto anzi perfetto per un bambino.

Insomma, se siete alla ricerca di un libro di favole “particolare” ma molto molto interessante sotto il mio punto di vista, questo fa per voi.

Potete leggerlo a qualsiasi età, io non sono una bambina ma l’ho apprezzato davvero tanto, mi è piaciuto e sicuramente non è la prima volta che si crea un opera del genere ma per me è la prima volta che un opera con questo tema riscuote così tanto successo, meritato tra l’altro.

Bella iniziativa, bello stile e bella cura per i dettagli e non.

C’era un tempo in cui le bambine non potevano essere chiunque volevano, ma quel tempo è finito.

Voto:

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Bene gente, voi che mi dite?

Avete letto questo libro? No? Vorreste farlo?

Noi ci leggiamo prestissimo perché ora che sono tornata andarmene sarà difficile, lo so calmo l’euforia.

A presto!

Elisa

L’Arte di Essere Fragili – Alessandro D’Avenia

Buondì compari, come procede l’esistenza?

Oggi, come da tradizione al termine di ogni mese, io e Tiziana siamo qui con la recensione del titolo del mese scorso del gruppo di lettura, che in questo caso è stato L’Arte di Essere Fragili di Alessandro D’Avenia.

Vi segnalo anche la recensione di Simona (lasiepedimore) che anche lei facente parte del gruppo ci supporta ogni mese, con ogni lettura.

Grazie Simona e grazie a tutti i membri del gruppo!

Bene dopo i ringraziamenti direi di concentrarci sulle dinamiche che hanno reso possibile questa lettura, come sempre abbiamo indetto un sondaggio e il titolo che l’ha spuntata è stato proprio questo, infatti sul gruppo abbiamo letto questo titolo dal 01/03 al 31/03.

Quindi, non procrastiniamo ancora gente, andiamo a parlare nello specifico di questa lettura!

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L’Arte di Essere Fragili, Come Leopardi può Salvarti la Vita – Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori

Pagine: 209

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 19,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’Acquisto: QUI

“Con quello che chiamiamo “ispirazione”, e che non sappiamo neanche più cosa sia. L’abbiamo ridotta a una specie di prurito interiore che colpisce gente stravagante, e invece niente come l’ispirazione è capace di illuminare la nostra vita quotidiana da dentro, con quella luce che rende ogni nostro gesto autentico e ogni nostra opera feconda, indipendentemente dal risultato.”

Trama

“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. 

Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

Recensione

Dunque, ho pensato molto a questo libro dopo averlo terminato, ci ho pensato perché mi sono trovata in difficoltà nel momento della valutazione finale perché questo libro, ve lo dico subito senza tanti giri di parole, non mi ha conquistata.

Mi aspettavo decisamente di più da un libro che da mesi è primo in classifica tra i titoli più venduti e da mesi si vede ovunque, su qualsiasi piattaforma.

Secondo me questo è il classico caso in cui una casa editrice molto grande (come appunto la Mondadori) ha lucrato pesantemente su un nome come quello D’Avenia.

Lo sappiamo, questo autore nel corso degli anni si è creato un vasto numero di fan che lo supportano e leggono avidamente le sue opere.

Io non ho nulla da dire sullo stile di scrittura di D’Avenia, perché è uno stile che mi è piaciuto molto, senza dubbio questo autore sa scrivere e il suo stile è uno dei punti positivi di questo libro.

Perché sì ha dei punti positivi, anche se per quanto mi riguarda sono di più quelli negativi.

Iniziamo con quelli positivi a questo punto, a parte lo stile dell’autore un altro punto a favore è l’idea di base che ha questo libro ovvero l’utilizzare una figura impressa nella mente di tutti come quella di Leopardi per fare dei ragionamenti semi-profondi sulla società di oggi,  ragionamenti mirati in diversi ambiti.

Un altro punto positivo è il trattare quattro fasi, che sono le fasi della vita di ognuno, ovvero l’adolescenza, la maturità, la riparazione e la morte.

Lo stile comunque fa tanto, nel senso che se non fosse stato per la scrittura brillante dell’autore questo libro per me sarebbe stato valutato con neanche una stellina.

Passiamo ai punti negativi, così analizziamo bene per quale motivo a me personalmente questo libro non è piaciuto.

Ricollegandomi all’autore, durante il corso del libro quest’ultimo ci racconta un tot di vicende personali che ha vissuto con alcuni adolescenti, ragazzi che scrivevano di loro pugno lettere a D’Avenia chiedendogli consigli o magari cercando un dialogo con lo scrittore.

Secondo me, nel narrare queste vicende avute con giovani ragazzi/e D’Avenia pecca ogni tanto di saccenza o saccenteria, dando al lettore un immagine di sé che io ho trovato fastidiosa.

Ho ritrovato in lui, alcune volte non sempre, quella stessa saccenteria che avevano alcuni miei professori all’epoca della scuola.

Comunque oltre a questo, un altro punto negativo che mi è saltato all’occhio una volta terminato questo testo, che io non so se classificare come romanzo o come saggio chiamiamolo ibrido, è il fatto che tutta l’opera a mio vedere ha un punto di partenza, ha un viaggio centrale confuso e frastagliato e un finale poco motivato.

Infatti il libro si apre con una domanda implicita che è “qual’è l’arte di essere fragili?” per poi concludersi con una risposta, ma è una risposta che non mi ha stupita particolarmente anzi mi ha lasciato un sentimento di delusione molto forte.

E’ un libro infarcito, saturo di rimandi e operette del poeta Leopardi, essendo appunto uno dei personaggi principali di questo testo, uso il plurale perché mi è sembrato che l’altro personaggio fosse D’Avenia appunto.

Si citano anche Keats, Zagajewski, la Bibbia, Kafka, Dante ecc. ecc.

In questo libro si parla principalmente di adolescenza, del desiderio che porta la giovinezza di fuggire, del “rapimento”, del “seme”, della morte, del dolore.

Voi vi starete chiedendo “cosa intendi per seme e rapimento?”, adesso ve lo spiego subito.

Durante tutto il libro leggerete spesso (troppo spesso per i miei gusti) queste due parole, “rapimento” inteso come l’illuminazione che ognuno di noi ha o deve ancora avere su quello che vuole fare nella propria vita e “seme” come il dovere di soffrire per poi aprirsi alla vita e apprezzare la felicità.

Non sono una fan dei concetti ripetuti per troppe volte, secondo me la definizione che da l’autore di queste parole è apprezzabile ma vengono inserite troppe, troppe volte durante il corso del libro, ogni volta che me le ritrovavo davanti mi veniva voglia di chiudere il libro e fregarmene del “rapimento”.

Quando ho iniziato questo libro avevo paura che Leopardi fosse usato come pretesto per magari incuriosire più lettori o arrivare a più persone, in realtà no, Leopardi c’è in questo libro.

Il problema maggiore che ho con questo testo è che ora che l’ho terminato sento di non aver letto nulla, non mi ha lasciato niente, è come se avessi letto 209 pagine bianche.

Come vi avevo detto in passato il dire “questo libro non mi ha lasciato nulla” penso sia una delle affermazioni più critiche che si possono fare nei confronti di un opera, perché io lettore mi aspetto di portare qualcosa con me alla fine di un viaggio.

Un insegnamento, un esperienza, un ricordo, un qualcosa che in ogni momento mi faccia ricordare quel viaggio, con L’Arte di Essere Fragili purtroppo questo non è accaduto.

Mi dispiace perché nutrivo grandi speranze per questo titolo, purtroppo il modo non approfondito in cui l’autore ha trattato i temi qui presenti mi ha delusa.

C’è troppa saccenteria, troppa retorica inutile in questo libro, mi aspettavo anzi volevo leggere qualcosa di sconosciuto, qualcosa che ancora non sapevo e invece qui non ho fatto grandi scoperte, non mi ha detto nulla di nuovo.

Mi è sembrato in alcuni momenti, il classico libro infarcito di frasi belle messe lì senza motivo se non per la loro bellezza.

Sicuramente però leggerò altro di D’Avenia perché mi piace il suo stile e senza questo sicuramente L’Arte di Essere Fragili non sarebbe meritevole di due stelline e mezzo, ops spoiler.

Mi piacerebbe leggere “Ciò che Inferno Non è”, ma non ora ho bisogno di smaltire quest’ultima lettura, comunque di certo approfondirò l’argomento D’Avenia.

Voto:

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Bene,

dopo questo tema vi lascio vado a piantare qualche seme.

E voi ragazzi? Avete mai letto questo libro? Vi e piaciuto?

A prestissimo!

Elisa

Manualetto Pratico a Uso Dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Buonasera a tutti/e compari!

Dunque, come procede la vostra settimana, desiderate di arrivare a sabato il prima possibile?

Oggi recensione, di un titolo che tratta un tema che a me personalmente interessa molto ovvero quello della scrittura.

Quindi che dire, siamo più o meno a metà settimana, tutto procede come sempre e già che ci siamo “rosso di sera bel tempo si spera”.

Visto che non vedo l’ora di parlarvi questo questo libro, iniziamo subito!

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Manualetto Pratico a Uso dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Editore: Mattioli 1885

Pagine: 109

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Non è disponile un’edizione digitale

Prima Pubblicazione: 2010

Link all’acquisto: QUI

Trama

Che cosa succede nell’animo di un rispettabile professionista, di un marito affettuoso, di un padre premuroso quando travolto da un’idea apparentemente felice decide di scrivere un romanzo e cerca di pubblicarlo? Una discesa agl’inferi. Un’autoanalisi ironica sugli esordi, grotteschi e drammatici, di una passione irrefrenabile.

Verrai travolto dal desiderio irrefrenabile d’essere altrove mentre sarai perduto in queste immagini e ti sembrerà che nonostante molti siano gli autori scadenti e i libri inutili e pochi i grandi autori e i libri necessari, forse varrebbe la pena di fare un altro tentativo, di giocare la sorte ancora una volta perché senti intimamente e profondamente che potresti far parte dei pochi e dei grandi, anzi sei certo di farne parte indipendentemente dai giudizi degli altri e ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma ti costringe a procedere, con questa voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.

Recensione

Ogni tanto sento davvero il bisogno di leggere qualcosa inerente alla scrittura, al percorso di uno scrittore, al come nasce una storia, insomma sento la necessità di leggere di scrittura.

In questo piccolo saggio/manualetto Tuena ci narra il percorso che segue un aspirante scrittore dal momento in cui viene folgorato di un idea illuminante che non può ignorare, seguono tutte le fasi quindi dal tentare la pubblicazione ad un’apparente rinuncia.

Tuena ha sempre un atteggiamento ironicamente pessimista, per tutta la durata del testo infatti l’autore sembra quasi sbeffeggiare il novello scrittore che arde dalla voglia di portare a termine il suo progetto letterario.

Questa velata critica rivolta agli scrittori “mediocri” o “ignoranti” come li chiama l’autore, è supportata dalla tesi che sono i pochi i grandi e sono troppi invece quelli che si credono grandi.

Per tutta la durata del testo Tuena sostiene questo modo di pensare per poi alla fine lasciar entrare uno spiraglio di luce, un bagliore di speranza.

Sembra quasi che dopo 100 pagine in cui un novello scrittore che legge questo libro sente di essere meno certo delle sue possibilità, alla fine avverte come se l’autore gli stesse picchiettando sulla spalla per dirgli “ok, forse sei uno dei tanti, ma non smettere di provarci comunque”.

Il testo è basato sulle difficoltà che uno scrittore incontra sul proprio cammino dal tener nascosta la propria natura ai suoi affetti, al prendere coraggio e identificarsi sotto il termine “scrittore”, ai vari tentavi (spesso fallimentari) con le case editrici, dalla delusione al “chi me l’ha fatto fare”.

Chiunque può leggere questo libro, certo se siete aspiranti scrittori vi sentirete maggiormente tirati in causa, ma nel caso voi non lo foste potete tranquillamente buttarvi in questa lettura se siete interessati a quello che accade nella testa di uno scrittore ai primi tentativi.

Ho imparato un’importante lezione da questo manualetto che è “hai comunque il diritto e il dovere di tentare se senti il feroce morso della scrittura”.

Il punto di forza di questo libro oltre alla forte critica che smuove è  l’altrettanto forte realismo che esprime, non c’è trucco ne’ finzione l’autore ti sbatte in faccia il fatto che la vera scrittura non è per tutti e tu non puoi inutilmente puntare troppo in alto.

Mi sarebbe piaciuto che questo libricino avesse 50 o 60 pagine in più, come vi dicevo prima il lume della speranza che infonde questo libro è minimo ma è proprio per quel lume che io me lo ricorderò, in queste pagine mancanti mi sarebbe piaciuto leggere l’arte della pazienza e della perseveranza.

Perché Tuena fa rifermento al “tentare comunque” solo in due paginette scarse quindi a fine lettura ci si ricorderà sopratutto della critica fatta all’autore.

Io forse è per colpa del mia stramba positività che mi ricordo maggiormente quelle due paginette, ma un altra persona è più facile che si ricordi il realismo e la critica di Tuena.

E’ un libro difficile da descrivere, uno di quei casi in cui bisogna leggerlo effettivamente per capire di cosa parla e di come è strutturato.

A me tutto sommato è piaciuto, è stata una lettura simpatica, che mi ha fatto tenere i piedi ben saldi al terreno e mi ha ricordato la regola del provarci.

Voto

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Piacevole, non perfetto ma comunque non mi pento di averlo letto e consiglio a tutti di dargli una possibilità.

Bene gente, e voi?

Avete mai letto questo libro? Anche voi amate leggere di scrittura?

A presto!!

Elisa

La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Buongiorno cari compari e buon sabato!

Come anticipato nello scorso articolo eccoci qui, io e Tiziana, con la recensione de “La Signora Dalloway” di Virginia Woolf, che è stato il libro di febbraio del GDL.

Dunque, a essere sincera non pensavo nemmeno di riuscire a scriverlo questo articolo visto che fino al 20 febbraio non ho degnato di uno sguardo questo libro, per tre motivi principalmente.

Non pensavo fosse il momento giusto per la Woolf, con questa autrice c’è poco da fare bisogna applicarsi, ci vuole sempre un buon livello di concentrazione quando si legge.

Secondo, l’ho iniziato abbastanza tardi verso la seconda/terza settimana del mese… non ricordo, comunque tardi.

Terzo, ho voluto dare la precedenza ad altre letture quindi l’ho leggermente scansato.

Con queste meravigliose pseudo-premesse direi di iniziare!

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La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Editore: Einaudi

Pagine: 194

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 9,00

Prezzo ebook: € 2,99

Anno della Prima Pubblicazione: 1925

Link all’Acquisto: QUI

Trama

13 giugno 1923. Clarissa Dalloway, una signora dell’alta borghesia londinese, esce a comprare i fiori per la festa che sta organizzando per la sera. Passeggia per le strade di Londra, sfiora la vita di tanti sconosciuti, ma non ha il fare allegro di chi si prepara a qualcosa di lieto, il suo incedere è incerto e continuamente ostacolato da pensieri che le affollano la mente, da ricordi che si intrecciano con la nostalgia di ciò che è sfuggito e mai potrà tornare. Desideri, angosce e paure della solitudine, della morte ma anche della vita, si rincorrono in un flusso incessante di parole che aprono ad altre parole.

“Strano, pensò, sostando sul pianerottolo, e assumendo quella forma di diamante, quella persona intera, strano come una padrona di casa conosce il momento preciso, il vero carattere della sua casa!”

Recensione

Come vi dicevo in alto, la Woolf risulta piuttosto complessa come scrittrice se l’affrontate per la prima volta, erano mesi che non leggevo qualcosa di questa immensa autrice e ritrovarmi catapultata nel suo stile così arzigogolato, sempre in movimento, sempre così meravigliosamente contorto mi ha riportato alla memoria la prima volta in cui l’affrontai, cosa che feci anni fa con “Una Stanza Tutta per Se'”.

Vorrei mettermi a scrivere paragrafi di considerazioni sulla Woolf ma non penso, ad ora, di avere una conoscenza abbastanza approfondita dell’autrice per potermelo permettere.

Magari dopo aver letto più opere sue un domani farò un articolo dedicato solo a quella grandissima donna e scrittrice che era la Woolf, ma ne riparleremo in un futuro prossimo.

Dunque, avendo solo letto sono una sua opera prima di questa lettura mi sentivo leggermente titubante, perché il titolo che avevo letto era un saggio mentre questo è un vero e proprio romanzo.

Tutto il testo usa il “meccanismo” del flusso di coscienza o monologo interiore ovvero quella complicata tecnica letteraria per cui se sei Virginia Woolf viene fuori qualcosa di meraviglioso.

Essendo un romanzo del 1925, scritto sotto “flusso di coscienza” so cosa state pensando i meno amanti dei classici di voi, “ho capito va, chissà che pesantezza”, no.

Assolutamente no, a parte la difficoltà iniziale che con la Woolf per quanto mi riguarda c’è sempre, il resto del libro scorre piacevolmente ed è lento ma mai pesante.

L’elemento che più ho adorato, anzi ho letteralmente amato in questo libro è la capacità della Woolf di descrivere, paesaggi, emozioni, paure, amori, pensieri dei personaggi.

Le sue descrizioni sono qualcosa di paradisiaco e non sto esagerando, sembrano quasi poesia si potrebbero rileggere all’infinito e dentro, sono fortemente convinta, si troverebbe ancora del significato profondo ogni volta.

Ma parliamo della trama di per se, dunque è piuttosto semplice, il testo segue le vicende di Clarissa Dalloway durante il corso di una sola giornata.

Clarissa è una donna piuttosto snob come l’Inghilterra descritta dall’autrice, è moglie di Richard un uomo benestante, dai modi gentili e raffinati.

Poi c’è Septimus, un personaggio che rappresenta l’alter-ego della Woolf nel libro, è un uomo scampato alla guerra, che a visto morire davanti ai suoi occhi Evans un suo caro amico e da quel momento si sente vuoto, sente di non provare più nulla.

Clarissa è il personaggio principale mentre Septimus è il coprotagonista.

Si avverte perfettamente lo stacco fra i due come se ogni che si passa dalla signora Dalloway allo sconsolato Septimus il libro si dividesse in due parti completamente diverse.

Da un lato l’amore per la vita, per lo sfarzo, per l’apparenza, dall’altro il peso del passato che schiaccia la mente poco stabile di un uomo convinto di voler sfuggire dalla natura umana.

Altro personaggio da ritenere piuttosto importante è Peter Walsh, innamorato in giovane età di Clarissa ha sempre ceduto ad amori sbagliati, quando lo incontriamo noi all’inizio del libro è di ritorno da un lungo viaggio in India.

Il mio personaggio preferito, personalmente, è Septimus per il suo animo tormentato, la sua follia, in lui c’è molto altro rispetto alla “mancanza di proporzione” in lui ho letto qualcosa di profondamente vero e profondo.

I punti di forza di questo romanzo sono i personaggi e lo stile, impareggiabile, della Woolf.

Nonostante l’affetto spontaneo che ho provato nei confronti di Septimus (nome meraviglioso tra l’altro), la parte principale della mia concentrazione andava alle descrizioni.

Non posso farci niente, mi è sembrato di leggere una lunghissima poesia che nel mio cervello scorreva fra petali di rosa, stoffe soffici di abiti appena confezionati e rintocchi rumorosi che trafiggono le ore.

E’ stata una lettura che mi ha alleggerito, mi ha trasmesso una serenità finale che ho poche volte ho provato, mi sono sentita soddisfatta e felice di essermi lasciata trasportare dalla penna della Woolf.

Non vedo l’ora di leggere altro di suo, vorrei un domani poter dire di aver assaporato ogni sua opera.

Un libro del genere ti fa venire voglia di rivalutare le leggerezze della vita, di vedere poesia ovunque, nei piccoli gesti, nelle parole pronunciate velocemente.

In tutto.

Mi ha fatto bene questa lettura, nonostante non succedano cose piacevoli (sopratutto al mio cocco, ovvero Septimus) il modo i cui l’autrice narra le vicende non ti fa provare dolore, tutto è come alleggerito.

Sono felice di averlo letto, ora capisco perché era inserito fra i 1001 libri da leggere prima di morire.

Voto:

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Non appena mi sentirò pronta affronterò un altra avventura Woolfiana, non vedo l’ora!

Lo consiglio a tutti, a prescindere che vi piacciano i classici o che da anni li ripudiate, bellissimo!

E voi? L’avete letto? Vi piace la Woolf? Cosa ne pensate?

Noi ci leggiamo prestissimo!

Elisa

Tutto Il Nostro Sangue – Sara Taylor + LiberTiAmo Febbraio 2017

Buongiorno!

Come è capitato ad inizio gennaio, oggi sono qui per recensirvi quella che è stata la lettura per il mese appunto di gennaio.

Ah, anche per annunciare il titolo di febbraio giusto (grazie mega post-it che mi impedisci di scordarmi le cose).

Dunque, il gruppo procede come al solito, quindi visto che siamo arrivati alla fine di questa lettura ecco correlata la recensione.

Vi ricordo sempre che se volete unirvi a noi, ci farebbe più che piacere, non dovete fare altro che cliccare qui e cliccare nuovamente sulla dicitura “Join Group”.

Vi ricordo che oltre alla mia recensione ci sarà anche quella della mia socia, ovvero Tiziana, quindi cliccando sul suo nome sottolineato in blu, l’universo di internet vi proietterà sul suo blog.

Bene detto ciò, io direi di iniziare anche perchè ho diversi punti di questo libro da discutere con voi gente, mi limiterò ma sappiate che ci sarebbero un bel po’ di cose da dire, come sempre non ci saranno spoiler, con mia immensa fatica nel frenare le dita dallo scrivere tutto ciò che mi passa in questa testolina.

Iniziamo!

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Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor

Editore: Minimum Fax

Pagine: 337

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Senza volerlo resto lì per un po’, gustando la punta di sale nell’aria e cercando di vedere il domani, come un tempo mi sembrava possibile fare.

Trama

In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili.

Recensione

Dunque, abbiamo un bel po’ di punti da trattare, quindi io direi di partire dall’autrice.

Sara Taylor infatti è una giovane scrittrice americana (nata precisamente in Virginia) e Tutto il Nostro Sangue è il suo primo romanzo.

Il titolo originale di questo libro è The Shore, per il fatto che l’intera vicenda viene ambientata su queste isole situate in un arcipelago a nord dello stato della Virginia, infatti la Taylor tende ad ambientare le sue storie proprio nel suo paese natio.

Penso comunque il titolo italiano di questo romanzo renda ugualmente l’atmosfera giusta a tutto il romanzo, quindi si parla appunto di sangue nel senso di legame di un vero e proprio legame di sangue come quello familiare.

L’ambientazione ha una sua influenza nella storia, aiuta a far avvertire al lettore un senso quasi di isolamento anche d’impotenza, infatti il lettore empatizza con i personaggi che sentono (alcuni di loro) il desiderio quasi di fuggire da quei luoghi distaccati dal mondo.

Sicuramente si sente durante la lettura l’importanza che l’autrice da a questo scenario.

All’inizio del libro c’è un utilissimo albero genealogico, cosa abbastanza comune nei romanzi familiari, che io avevo sottovalutato mentre invece durante la lettura è venuto in mio soccorso molte volte.

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Oltre all’ambientazione però, il punto forte del romanzo sono i personaggi.

Infatti da due personalità che incontreremo si dirameranno poi tutti i personaggi, con le loro sfaccettature, le loro situazioni e i loro tratti caratteriali ben definiti.

Queste due personalità sono Medora ed Andrew.

Incontreremo personaggi femminili e maschili molto diversi fra loro, parlando poi sul gruppo io e Baylee (de la siepedimore) siamo arrivate alla conclusione che in questo romanzo le personalità femminili risultano essere molto forti, hanno un carattere deciso e nonostante le avversità, che saranno parecchie, la maggior parte di loro farà di tutto per ottenere quello che vuole.

Le personalità maschili invece risultano essere più deboli, sotto certi punti di vista, per esempio quello caratteriale non perché siano costruite male anzi, secondo sono state ideate per essere così queste personalità.

La maggior parte degli uomini, almeno dall’opinione che mi sono fatta, risultano essere vili, violenti e meschini.

Ma non tutti i personaggi maschili sono così, qualcuno si salva.

Il personaggio maschile che più mi ha colpita e non positivamente è stato Bo, per qualche strano motivo dopo aver terminato il libro mi rendo conto che è uno dei personaggi che più mi hanno colpita.

Bo è un ammasso di violenza, crudeltà e rudezza, a dire il vero non basterebbe un dizionario intero di termini negativi per descriverlo credo.

Per quanto riguarda invece le donne, quella a cui più mi sono “affezionata” è stata Eloise, moglie di Bo e vittima di ripetuti soprusi.

Non entrerò nei dettagli, vi dico però che il capitolo 7 mi ha particolarmente colpita ed è stato quasi difficile per me proseguire la lettura, è molto intenso come capitolo e i fatti descritti sono di una gravità enorme.

Un altro personaggio che mi ha, sempre per motivi che non so spiegarmi, incuriosita molto è stato il personaggio di Sally.

Ve lo dico subito, secondo me questo personaggio si poteva curare di più, si vede poco durante il corso del romanzo ed io proseguivo sempre con la vaga speranza di incontrarlo prima o poi.

Dall’idea che mi sono fatta i personaggi nati per essere quasi quelli principali sono 6/7 non di più.

Poi ci sono altri personaggi di sfondo diciamo, sono quelli che vengono giusto citati in qualche capitolo o magari, come per il caso di Mark e Letty, gli viene dedicato un intero capitolo che però non da risposta a tutti i quesiti e le curiosità del lettore.

Sulla storia di Mark e Letty io avrei voluto sapere di più e, visto che erano un gran bello spunto, se fossi stata l’autrice avrei scritto di più.

Per loro vale lo stesso discorso di Sally, speravo di incontrarli prima o poi.

Un altro personaggio che nasce per essere tra i principali è sicuramente Chloe, ma se devo essere sincera io non c’è l’ho ad affezionarmi più di tanto a lei, mi è piaciuta sì ma non l’ho sentita così vicina a me come Sally o Letty.

So che un bel po’ di persone che hanno letto il libro anno amato Chloe, io purtroppo… no.

Insomma in “Tutto il Nostro Sangue” ho trovato un romanzo che fa appassionare il lettore a i suoi particolari personaggi, ad una narrazione che a volte fa soffrire e fa sperare.

L’autrice è davvero in grado si far smuovere l’affetto del lettore, infatti più si va avanti più si finisce quasi per preoccuparsi ed affannarsi per certe personalità.

Alla fine del libro ho provato un senso di solitudine per il dover abbandonare quei caratteri, non tutti, ai quali mi ero così tanto abituata.

E’ significativo vedere come una spirale di violenza, odio, crudeltà ed ingiustizia a volte trascini la vicenda quasi nel cupo.

Quindi questo titolo mi è piaciuto, mi ha fatta appassionare e mi ha fatta affezionare a luoghi e personaggi.

Però, ho una piccola postilla.

Alcuni punti d’ombra non mi hanno soddisfatta a pieno, per esempio alcuni personaggi non vengono (come vi dicevo prima) esaminati nel dettaglio quanto avrei voluto e sopratutto, ahimè il finale non mi ha convinta.

Adesso, io non mi baso sul finale per esprimere la mia opinione su un libro, però per me il finale è importante, è la fine del viaggio, l’epilogo, l’addio finale quindi almeno deve soddisfarmi quel tanto per dire “ho terminato il libro, è stata una bella avventura”.

Il finale di questo libro è tutta una grande metafora che io ho apprezzato fino ad un certo punto, vi spiego quello che ho intuito dal finale, la mia interpretazione.

L’autrice, nel capitolo finale “Le Lacrime degli Dei” ruota attorno a questa metafora sull’umanità, sul fatto che se il genere umano tornasse alle origini forse la violenza e l’odio, di cui abbiamo letto nei capitoli precedenti, sarebbe minore.

Ora, questa è la mia personalissima interpretazione, può darsi che io mi sbagli o che voglia guardare troppo in fondo.

Non saprei, sta di fatto che la mia conclusione leggendo il finale è stata questa.

Infine, il romanzo mi è piaciuto ma io avrei aggiunto qualcosa, sia su alcuni personaggi, sia sul finale, quindi a mio avviso manca qualcosina.

Hanno bisogno di te, qualcuno da additare quando le loro vite non vanno esattamente come pianificato, qualcuno da esporre al pubblico disdegno.

Voto:

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Penso che questa valutazione sia la più adatta per quello che questo romanzo mi ha lasciato.

E’ stata un’avventura coinvolgente.

Ah, vorrei ringraziare Chiara, (@chiara_kasa), che mi aiutata non poco a risolvere certi enigmi mentali che avevo su questo titolo, grazie per aver letto i miei sproloqui e aver avuto la pazienza di rispondermi…

Grazie mille Chiara!

Bene!

Visto che mi avete sentita (letta più che altro) blaterare a raffica su questo libro fino al limite della sopportazione il pensiero che vi sorgerà spontaneo sarà “beh, basta no? Questa se ne va adesso giusto?”.

No.

Eh no, perché devo parlarvi della lettura del mese di febbraio scelta dal Gruppo di Lettura.

Questo mese, come tradizione, grazie al sondaggio è emersa la nuova lettura.

La lettura in questione è La Signora Dalloway, di Virginia Woolf.

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La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Trama

Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore, prepara la sua festa per la sera; Septimus Warren Smith, sopravvissuto alla “grande guerra”, nel frattempo passeggia con la moglie Rexia a Regent’s Park in preda ai suoi deliri. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. I due senza incontrarsi, ma passando per gli stessi luoghi, tessono il filo sottile di corrispondenze, di echi ed emozioni che crea il romanzo.

Questo titolo è in lettura dal 01/02 al 28/02.

Come sempre vi ricordo che al termine del periodo di lettura usciranno le nostre recensioni, sui rispettivi blog.

Va bene ragazzi, ora ho finito.

Ci leggiamo presto gente perché gli articoli che devono uscire sono numerosi!

A presto!

Elisa

Breve Storia delle Donne – Jacky Fleming

Buona domenica a tutti!

E’ piacere per me tornare con una nuova recensione, sì, perché oggi parleremo di libri, l’argomento portante di questo blog.

Come avrete intuito dal titolo il libro di oggi parla di un argomento importante al quale io sono molto interessata e al quale tengo particolarmente.

Ma prima di parlare di questo titolo devo fare un’annuncio importante.

Volevo infatti dirvi che sono un Affiliata Amazon, avrei potuto dirvelo venerdì nell’articolo apposito ma la verità è che mi sono dimenticata di comunicarvelo…

Io mi dimentico le cose, tranne gli avvenimenti che non dovrei ricordare, ecco perché mi segno tutto.

Dunque, ve lo dico per pura correttezza nei nostri confronti naturalmente, ci tengo.

Cosa significa essere affiliati Amazon?

Significa guadagnare una piccola percentuale su un prodotto, più precisamente quando in un articolo riguardante un libro io inserirò il link all’acquisto voi sarete ricondotti alla pagina Amazon destinata all’acquisto.

Se voi acquistate quel libro passando dal link messo sul blog dalla sottoscritta io appunto guadagnerò qualcosa come il 10% sul prezzo del libro, o guadagno un buono Amazon, una cosa del genere.

Ovviamente voi non pagate nulla in più, è Amazon che da a me una piccola parte per aver “ricondotto” un potenziale cliente/acquirente sul loro sito.

Ormai tutti quanti sono affiliati Amazon, io non sapevo nemmeno fosse così semplice iscriversi, un giorno provandoci mi sono resa conto del contrario quindi ho detto “perché no?”

Quindi, tirando le somme, io inserirò questi link solo quando si parla di libri così che voi cliccandoci sopra potrete acquistarli su Amazon.

Basta con le chiacchiere comunque, parliamo di libri!

Il libro di cui parleremo oggi è Breve Storia delle Donne di Jacky Fleming.

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Editore: Corbaccio

Pagine:

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 8,99

Anno della Prima Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Trama

Questa “Breve storia delle donne” elenca tutto quel che abbiamo imparato sulle donne nei libri scolastici, che, a dire il vero, è ben poco. E ci ricorda alcune ridicole teorie sulle donne espresse da pensatori geniali. Come Charles Darwin, tanto celebrato per la sua mente aperta, obiettiva e scientifica, il quale era convinto che le donne non avrebbero mai raggiunto risultati notevoli nel campo del pensiero a causa del loro cervello di dimensioni ridotte. Preparatevi a ridere, a indignarvi e a guardare alla Storia con occhi nuovi…

Una volta non c’erano le donne e questa è la ragione per cui non si trovano mai nei manuali di storia. C’erano gli uomini e alcuni di essi erano Geni.

Recensione

Dunque libro pubblicato da poco qui in Italia, due mesetti e mezzo, infatti Breve Storia delle Donne viene pubblicato tradotto in italiano la prima volta il 10 novembre 2016.

Vidi questo libro, la prima volta, sul numero de “Il Libraio” di fine anno e mi incuriosì immediatamente, per la trama, il titolo e l’illustrazione in copertina.

E’ un libro particolare senza dubbio, non penso si possa classificare sotto un genere preciso, non è un romanzo, non è un saggio e non è una Graphic Novel.

All’interno è illustrato dalla stessa Fleming che è una disegnatrice inglese.

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All’interno è tutto fatto in questo modo, è una lettura molto veloce perché come potete vedere i caratteri sono piuttosto grandi e le illustrazioni prendono non poco spazio.

Parliamo dei punti negativi che io ho trovato in questo titolo (ripeto solo opinioni soggettive).

Ci sono pochi difetti a mio vedere ma se devo smuovere una critica contro questo libro dico che è troppo breve, mi sarebbe piaciuto leggere/vedere di più, conoscere maggiormente la visione della Fleming su quello che significa ed ha significato discriminare una persona solo per il genere a cui appartiene.

Questa è l’unica critica a dire il vero che smuovo, per il resto non credo che questo libro abbia grandi difetti anzi.

Come dice il titolo la storia delle donne qui è ripercorsa in modo molto breve, mi piacerebbe che l’autrice pubblicasse un altro libro con il titolo “La Storia per Intero delle Donne”.

E’ come se in questo libro l’autrice volesse spiegare ai bambini perché le donne sono poco presenti nei libri di storia e perché la figura della donna veniva messa un po’ da parte.

Sembra davvero che lo stia spiegando a dei bambini, infatti per giustificare questa assenza immotivata viene detto (come riportato sopra) che le donne fino ad un certo periodo storico non c’erano, che avevano la testa troppo piccola e non potevano per forza essere abbastanza intelligenti per fare il lavori di un “uomo”, viene anche detto che erano troppo sensibili e che i loro vestiti impedivano a quest’ultime di lavorare.

Ci tengo a dire che è tutto detto in una chiave puramente ironica e sarcastica.

Questo libro va capito, ha un altro significato nascosto dietro a quelle semplici parole che a primo sguardo possono sembrare quasi un critica al genere femminile, in realtà è puro sarcasmo.

Una persona che fa fatica a capire il sarcasmo e l’ironia non potrà mai capire questo libro secondo me.

Mi ha fatto molto divertire, le illustrazioni servono in alcuni punti ad incrementare addirittura il divertimento e a rendere ancora di più l’idea della situazione descritta.

Vengono citati “Geni” come Darwin, Rousseau, Il Barone de Coubertin, Edward Clark, Shopenhauer e molti altri.

Lo si fa per fare una critica piuttosto spietata mascherata dall’ironia a queste personalità, che potranno anche essere state illuminanti e geniali ma per quanto riguarda il genere femminile erravano d’arroganza.

Vengono poi anche citate personalità femminili che hanno fatto la storia come Marie Curie, Sarah Forbes Bonetta (che non viene mai citata nei libri di storia), Eliza Grier, Anna Maria Van Schurman, Emmy Noether ecc.

Insomma è stata una lettura piacevole e a suo modo illuminante, che grazie all’ironia ed al suo pungente sarcasmo riesce una feroce critica al modo arrogante il cui durante la storia (e ancora oggi) la figura della donna è stata sminuita e messa in secondo piano, citandola a malapena nei fatti accaduti e trattando la figura femminile con una sufficienza fastidiosa e difficilmente digeribile.

Fa riflettere su quello che significava essere donna, ovvero essere vittima, contro la propria volontà, di pregiudizi e opinioni affrettate per nulla motivate.

E’ interessante soffermarsi sul fatto che se ci pensiamo bene le donne fin dalle epoche più lontane erano trattate con sufficienza, a volte viste quasi con odio e disprezzo, solo perché appartenevano ed appartengono ad un genere diverso.

A me non piace nemmeno più di tanto usare il termine genere ma in quell’epoca era come se le donne non fossero nemmeno esseri umani con un intelletto pari a quello maschile.

Libro che mi è piaciuto molto, avrei desiderato fosse più lungo per potermelo gustare per più tempo, per godere maggiormente dell’irriverente ironia della Fleming.

Libro consigliato se siete interessati all’argomento ma anche no perché questo libro lo possono leggere proprio tutti.

Voto:

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Penso che tre stelline siano la valutazione giusta, mi è piaciuto molto questo libro ma avrei davvero desiderato qualche decina di pagine in più, è un peccato che sia così “breve”.

Sicuramente se mi ricapiterà leggerò con piacere un altro titolo della Fleming perché la sua penna astuta e spiccata (e le sue illustrazioni esplicative e divertenti) mi hanno davvero colpita.

Bene gente, questo era tutto.

Voi avete mai letto qualcosa di questa autrice? Siete come me sempre curiosi/e di leggere qualcosa riguardante questo argomento?

A presto!

Elisa

Il Libro Dell’Inverno – Tove Jansson

Buonasera!

Come procede la situazione? Avvertite anche voi una buona dose di malinconia senza le decorazioni natalizie?

Oggi sono tornata con una recensione, nel periodo natalizio infatti ho letto questo libricino ed ero anche parecchio curiosa nei confronti di questo testo, comunque non perdiamoci in chiacchiere e procediamo.

Il libro in questione è Il Libro dell’Inverno di Tove Jansson.

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Editore: Iperborea

Pagine: 133

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 8,49

Anno della Prima Pubblicazione (In Italia): 2013

Genere: Narrativa 

Trama

L’inverno bianco del Nord, la neve fitta che sommerge il paesaggio finché nessuno più ricorda cosa c’era sotto, l’orizzonte che sprofonda finché la terra intera pare capovolgersi. E intorno a una calda stufa di maiolica, una vivace casa-atelier, un piccolo regno dell’arte e della fantasia. È questo il mondo speciale in cui cresce Tove Jansson, tra le enigmatiche donne bianche create del padre scultore e l’universo poetico della madre illustratrice, i capricci della scimmietta Poppolino e i sogni cullati da note di balalaike ed echi di feste bohémiennes. Con il suo sguardo fresco e senza filtri e la disarmante saggezza di chi sa indagare il mondo con la lente dell’immaginazione, una bambina racconta le sue piccole grandi iniziazioni alla vita. La grossa pietra dai riflessi argentei che trova sotto un mucchio di carbone e spinge attraverso i mille ostacoli della città come in un nuovo mito di Sisifo, lo splendido iceberg che rincorre fino al promontorio senza poi osare saltarci sopra e “se uno non ha il coraggio subito, non lo avrà mai”, l’eccitazione del Natale, con il suo carico di amore e aspettative, e la tranquillità dei giorni dopo, “quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito”. Quelli che appaiono come comuni eventi quotidiani si accendono di magia, di inattese rivelazioni sul sentire umano, della sottile ironia involontaria con cui i bambini infrangono ogni ipocrisia e ci fanno riscoprire il valore della leggerezza.

Non c’è niente di più tranquillo del periodo dopo Natale, quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito.

Recensione

Ho preferito prendermi qualche giorno, dopo aver terminato la lettura per valutare bene le mie impressioni e maturare la mia opinione riguardo questo titolo.

Dunque, inizio con il dire che mi ha parecchio delusa.

Mi immaginavo più atmosfere nordiche, invernali, che ci sono in questo libro ma pensavo e speravo che l’autrice coltivasse in modo migliore queste atmosfere per renderle più vive quasi fossero un vero e proprio personaggio.

La caratteristica che mi ha più infastidita forse di tutto il romanzo è il fatto che l’autrice da per scontato certe conclusioni che per un lettore non sono per nulla conosciute.

Parlando della vita stessa dell’autrice questa conosce già ovviamente i fatti accaduti nella propria vita ma uno spettatore sconosciuto non ne ha la più pallida idea.

Questo mi ha fatto senza dubbio avere i primi dubbi riguardo il titolo, poi devo ammettere che lo stile di scrittura della Jansson non mi fa impazzire.

E’ soggettivo questo nel senso che il gradimento per un determinato stile di scrittura varia da persona a persona, magari a qualcuno lo stile dell’autrice fa impazzire ma per quanto mi riguarda non mi ha convinta.

E’ un libro abbastanza piccino, quindi diciamo che mi sono fatta un’opinione generale ma senza dubbio leggerò altro della Jansson perché non l’ho capita del tutto.

Ho molto rispetto per l’autrice che è stata una pittrice ed una scrittrice finlandese deceduta nel 2001, questo libro fa capire di più sulla figura e sul suo modo di vedere il mondo.

Purtroppo per i miei gusti è troppo breve, quindi appunto come dicevo non sono riuscita a farmi un’idea abbastanza ampia su di lei.

Il libro è diviso in parti, esattamente tre, e ogni parte è composta da capitoletti abbastanza brevi (circa 6/7 pagine).

E’ edito in Italia da una casa editrice che mi piace particolarmente, ovvero Iperborea.

Iperborea è una casa editrice che si occupa principalmente di tradurre e pubblicare libri di autori nordici appunto.

E’ stata una lettura che non mi ha lasciato nulla di concreto, mi dispiace dirlo e mi dispiace dover parlare “male” di un libro ma purtroppo è questa la verità.

Forse ripensandoci bene mi ha lasciato qualcosina, ovvero la bellezza del vedere la fantasia di una bambina, l’autrice infatti descrive lei stessa da piccola e penso sia sempre meraviglioso leggere le avventure immaginarie dei bambini, cosa significa essere bambini e non vedere le cose per quello che sono ma molto di più, vederle nel modo migliore possibile.

La figura del padre dell’autrice mi ha un tantino confusa, nella prima parte infatti quest’uomo appare quasi un marito e un padre “perfetto”, creativo, artistico, dolce, calmo, affabile, nella seconda parte del romanzo invece sembra quasi trasformarsi in un uomo parecchio irritabile.

Non ho ben capito questo cambiamento, la figura della madre invece è sempre coerente direi, da quello che ci fa capire l’autrice era una donna piena di amore per la famiglia, creativa anche lei, dolce e forte.

Il libro in breve ripercorre certi avvenimenti quotidiani dell’infanzia di Tove.

Non ho molto da dire, sono fatti personali romanzati legati più o meno tra loro che rappresentano la giovane età dell’autrice.

Purtroppo ripeto non mi ha colpita più di tanto quindi non ho molto da dire, mi aspettavo di più, molto di più, invece si parla molto della Jansson si fa accenno a qualche tradizione nordica, si da un occhiata ad alcuni personaggi strambi che hanno fatto parte della vita di quest’ultima però in generale…

Niente di che.

Credo che l’affermazione “questo libro non mi ha lasciato niente” sia una delle peggiori critiche che possano fare ad un libro, io mi ritrovo a doverla fare a questo.

Voto:

Simple rounded star rating. With outlines makes the stars pop out from background

Valutazione per me sufficiente, niente di più, niente di meno.

Se proprio devo consigliarvi questo libro, lo consiglio per il clima, se amate particolarmente leggere di paesi nordici questa potrebbe essere una lettura leggermente interessante ma a me non ha colpito.

Il capitolo più grazioso secondo me è “Neve”, in questo capitoletto si parla appunto di un’avventura che ha vissuto l’autrice in giovane età quando è rimasta sepolta in casa per colpa della neve assieme a sua madre.

Detto questo ragazzi io direi che ci possiamo salutare, tanto torno tra poco (data la quantità di articoli arretrati che ho da scrivere)…

Voi avete letto per caso questo libro? Che ne pensate? Siete d’accordo con la mia valutazione? No? 

A presto!

Elisa

Canto di Natale – Charles Dickens + LiberTiAmo Gennaio 2017

Salve!

Come state? E’ la prima volta che ci leggiamo nel 2017, tutto ciò merita un applauso.

Ancora auguri, vi auguro felici aspettative per quest’anno (visto che ancora se ne sa poco).

Nel caso siate disorientati ritrovandomi sotto un altro nome, ebbene sì, come avevo precedentemente annunciato anche se ero parecchio titubante, il blog ha cambiato di nuovo nome.

Come avrete letto infatti il nome attuale del blog è WriThings.

Sono quasi sicura del fatto che questo nome sarà quello definitivo, scusatemi per tutti questi cambi ma non mi piace conservare qualcosa che non mi convince più.

Comunque passiamo avanti, oggi torna sui nostri blog ovvero il mio e quello di Tiziana un articolo inerente al gruppo di lettura.

E’ da qualche settimana che il gruppo non compare fra gli argomenti del blog ma non temete, LiberTiamo sta procedendo alla grande.

Infatti è tempo di recensioni, nel mese di dicembre o per meglio dire dal 16 al 31 dicembre sul gruppo ci siamo dedicati/e alla lettura di un vero classico.

Canto di Natale di Charles Dickens.

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Editore: Giunti

Pagine: 141

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 6,00

Prezzo ebook: € 0,49

Anno di Pubblicazione: 1843

Mi sarebbe piaciuto godere delle licenze concesse ai bimbi, e allo stesso tempo essere abbastanza cresciuto da apprezzarne pienamente il valore.

Trama

Nella gelida notte della vigilia di Natale il vecchio Scrooge, che ha passato tutta la sua vita ad accumulare denaro, riceve la visita terrificante del fantasma del suo socio. Ma è solo l’inizio: ben presto appariranno altri tre spiriti, per
trasportarlo in un vorticoso viaggio attraverso il Natale passato, presente e futuro. Un viaggio che metterà Scrooge di fronte a quello che è realmente diventato: un vecchio tirchio, insensibile e odiato da tutti, che ama solo la compagnia della sua cassaforte. Riuscirà la magia del Natale a operare un miracolo sul suo cuore inaridito?

Recensione

Vorrei iniziare dicendo che per me il Canto di Natale è il classico natalizio per eccellenza e inoltre adoro Dickens, quindi farò di tutto per non essere di parte.

Facendo tesoro di questo buon proposito direi che possiamo andare avanti.

Non mi soffermerò più di tanto sulla trama essendo già comunque ampiamente conosciuta, sicuramente infatti nell’ultimo periodo l’avrete vista o sentita ovunque.

Io non mi stanco mai di rileggere questo libro, il significato in se continua ad affascinarmi ancora adesso.

Direi di parlare un po’ dei personaggi, ognuno unico e con le proprie distinte caratteristiche.

Il personaggio principale Ebenezeer Scrooge è un uomo freddo, cupo, con un cuore di pietra all’apparenza impenetrabile.

Il talento di Dickens nello scegliere i nomi è qualcosa di magico, infatti il significato di Ebenezeer è proprio cuore di pietra così come Scrooge significa villano, dai modi villani.

Un altro personaggio importante è Bob, Bob Cratchit l’impiegato di Scrooge, un uomo ricompensato miseramente per il lavoro che svolge anche alla Vigilia di Natale per un vecchio e avaro finanziere.

Bob possiede una famiglia numerosa e una modesta abitazione, fra i figli di Bob nel corso della storia possiamo arrivare a conoscere Tim, un bambino malato che senza i farmaci adatti a lui potrebbe non sopravvivere.

La figura di Tim ha un qualcosa di mistico, quasi soprannaturale, infatti questo bambino avrà un ruolo importante nel pentimento e nella redenzione di Scrooge.

Altri tre personaggi molto importanti sono gli spiriti, quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro.

Lo spirito del Natale passato è rappresentato quasi come una candela, è un misto fra un bambino ed un anziano.

Ha una voce suadente e in entrambe le mani stringe qualcosa, in una un rametto di agrifoglio e nell’altra una specie di cappello a stoppino.

L’agrifoglio è una pianta Natalizia, sembra che avesse proprietà magiche, che scacciasse i demoni e donasse fortuna.

Lo spirito del Natale presente è un omone con una lunga veste verde che gli lascia scoperti i piedi ed il petto. Anche lui ha un rametto di agrifoglio in testa, ha in mano un cono magico che sembra doni la felicità e il candore natalizio al passaggio.

E’ un uomo con una profonda risata, un uomo allegro con una vita breve che termina alla mezzanotte di Natale.

L’ultimo spirito, quello del Natale futuro è circondato da un alone di mistero.

E’ raffigurato con le stesse sembianze della morte, ha una lunga veste nera e un corpo scheletrico.

La rappresentazione dello spirito del Natale futuro è la più affascinante secondo me.

Terrorizza Scrooge, come terrorizzerebbe tutti noi.

Forse io mi ostino a dare troppi significati a questo libro ma è un opera da analizzare sotto tutti i punti di vista per quanto è affascinante.

La critica che Dickens fa alla società londinese dell’epoca che toglie ai poveri per dare ai ricchi, ignorando i bisogni di un ceto sprofondato nella miseria è illuminante.

La redenzione di Scrooge arriva come una cosa certa ma d’altronde non poteva essere altrimenti dopo un’esperienza simile, è interessante vedere il modo in cui il suo personaggio cambia, dialogo dopo dialogo, si risveglia e riscopre il suo lato umano.

Gli era tanto vicino quanto lo sono io a voi in questo momento.

Rimarrei qui ore ad analizzare le parole di Dickens, durante il corso dell’anno ogni tanto sento che mi ronzano nel cervello e mi riportano al Natale.

C’è anche un altra critica che Dickens smuove verso la società, una critica abbastanza evidente contro l’ignoranza e l’avarizia.

Un opera da leggere assolutamente anche più di una volta, una storia affascinate che fa riflettere, intelligente, a volte inquietante, disarmante, un vero classico.

Voto:

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Non potrebbe essere altrimenti per quanto mi riguarda.

Ho sentito smuovere spesso a Dickens una critica piuttosto schietta ovvero la “pecca” dei finali, il fatto che il finale nella maggior parte delle volte è felice al pari di una favola, io sono suscettibile quando si parla di finali ma secondo la mia modesta opinione questa storia non avrebbe potuto avere un altro finale.

Bene ragazzi questa era la mia opinione per quanto riguarda il Canto di Natale, uno dei miei libri preferiti in assoluto.

Ora parliamo di altro.

Infatti parliamo del libro di gennaio del gruppo di lettura, come ogni mese sul gruppo abbiamo votato e il titolo vincitore per quanto riguarda il primo mese del 2017 è:

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Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor

Trama

In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili. La voce di Sara Taylor, avvicinata dalla critica a quella di Flannery O’Connor, è intrigante e selvaggia. “Tutto il nostro sangue” è un romanzo abitato da storie e personaggi ambigui, colmo di situazioni grottesche e pervaso dal soffio della letteratura gotica del sud degli Stati Uniti.

Questo libro è in lettura sul gruppo dal 01/01/2017 al 31/01/2017.

 E’ stato pubblicato nel settembre 2016 da Minimum Fax.

Se volete leggerlo assieme a noi vi ricordo che non dovete fare altro che cliccare QUI e sarete reindirizzati al gruppo su Goodreads, lì dovrete cliccare sulla dicitura Join  Group ed il gioco è fatto, sarete dei nostri!

Vi ricordo che al termine del periodo di lettura troverete le nostre recensioni sul libro letto nei rispettivi blog.

Detto questo, gente io vi saluto!

Ci vediamo presto perché nei prossimi giorni ci leggeremo spesso!

Elisa