I Custodi di Slade House – David Mitchell

Buon giovedì!

Come state in questa settimana di agosto? Siamo già oltre la metà del mese e settembre è quasi alle porte, che dire, questa estate sta diventando un qualcosa di breve, ma intenso.

Oggi recensione, parliamo di un libro che volevo leggere da tempo e qualche settimana fa finalmente sono riuscita nell’impresa, sto parlando de “I Custodi di Slade House” di David Mitchell.

Ho parecchie recensioni arretrate dato che ad un certo punto mi sono ripresa di colpo nella lettura, vai capire cosa succede nella mia testa, e non vedo l’ora di parlarvi di tutti i testi che ho letto, dai che ci mettiamo in pari!

Iniziamo!

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I Custodi di Slade House – David Mitchell

Casa editrice: Frassinelli

Pagine: 233

Generi: mistery, horror, fantasy, soprannaturale, gotico

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (cop. rigida) € 19,00 (cop. flessibile) € 9,90

Anno di Pubblicazione: 2015

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House. Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. Ogni nove anni, l’ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa – una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario. Ma che cosa succede, veramente, dentro Slade House? Per chi ha varcato la soglia, scoprirlo è questione di un attimo. Ed è già troppo tardi. Raccontato nell’arco di tempo compreso tra il 1979 e la notte di Halloween del 2015, in puro stile Mitchell, “I custodi di Slade House” è una storia gotica nella quale l’autore ci porta in una realtà parallela abitata dalle molte anime che popolano i suoi romanzi.

Per cinquantaquattro anni le nostre anime hanno vagato nel grande mondo, impossessandosi di ogni corpo che abbiamo desiderato, vivendo tutte le vite che abbiamo voluto vivere, mentre i nostri coetanei vittoriani sono morti o moribondi. Noi continuiamo a esistere. Il modus operandi funziona.

Recensione

Allora, David Mitchell è un autore che io punto da parecchio tempo, è l’autore di testi apprezzati e conosciuti come ad esempio “Cloud Atlas” e “Le ore Invisibili“, è di origine inglese ed è un autore influenzato a sua volta da autori quali Haruki Murakami, George Orwell, Neil Gaiman e altri.

Ho letto “I Custodi di Slade House” perché dal punto di vista della trama era una delle pubblicazioni più interessanti dell’autore, secondo me, è una storia gotica, che vira sul soprannaturale, ma anche sul mystery e sul fantasy.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Non mi ha fatta impazzire lo stile dell’autore, a volte è particolarmente “grumoso” nel senso che non è uno stile che si fa leggere liscio e in modo scorrevole, ha degli sbalzi e in certi punti sono incappata in frasi piuttosto lunghe che mi lasciavano confusa alla fine, perché magari non erano chiare o non si capiva bene il messaggio dell’autore.

Voglio specificare il fatto che io non ho letto il testo in lingua originale, bensì in italiano pubblicato dalla casa editrice Frassinelli, che in genere non mi ha mai delusa per quanto riguarda le traduzioni.

E’ uno stile frammentato a tratti, che ha sbalzi vari ogni tanto.

Il ritmo è piuttosto veloce, in alcuni istanti si perde in battute che mi sento di definire abbastanza inutili, ma è accattivante dal punto di vista del ritmo.

Per quanto riguarda l’atmosfera invece abbiamo un qualcosa di tipicamente gotico a tratti, mystery in altri e romanzesco in altri ancora.

Si assiste ad esempio ad una scena all’apparenza tranquilla che rallenta il ritmo per poi avvertire un crescendo e rendersi conto che in realtà non c’era nulla di buono in quella finta tranquillità.

Personaggi

Ahi, qui passiamo alla nota dolente del libro.

Il testo segue diversi personaggi in anni diversi, salta nel tempo fino ad arrivare al 2015, in questo salto ci fermiamo una volta nel 1988, un’altra nel ’97 e una nel 2006, senza contare il fatto che il nostro inizio avviene nel ’79, quindi da lì attraversiamo diversi anni fino appunto al 2015.

In queste fermate incontriamo ogni volta personaggi diversi che per quel frangente diventano i nostri personaggi principali, il problema è che nessuno si salva dall’essere insopportabile.

Non ho capito se questa è una scelta dell’autore oppure no, sta di fatto che per ogni linea temporale abbiamo a che fare con un personaggio con cui risulta la maggior parte delle volte difficile empatizzare.

Nel ’79 ad esempio abbiamo a che fare con un bambino e la madre che si recano in questa abitazione, appunto Slade House, e viene subito detto che questo bambino fa uso di Valium assieme alla madre, ma non viene mai specificato il perché, insomma questo psicofarmaco si utilizza per disturbi legati all’ansia o all’insonnia, ma non viene specificato il perché dell’assunzione, forse ne sono dipendenti.

A parte questo in una scena la madre dà praticamente dell’ignorante al figlio solo per mettersi in mostra e avere l’impressione di fare una “bella figura”.

In un altro anno invece incontriamo una ragazza che è in un gruppo con altri giovani, questi vogliono entrare a Slade House per scoprire il perché delle sparizioni degli anni prcedenti.

Fin dall’inizio questa ragazza ci tiene a specificare che ha qualche chilo in più, lo ripete per tutto il tempo e si ripete anche che fa schifo a se stessa per questo, senza parlare del fatto che viene fatto intendere per la maggior parte del racconto/linea temporale che lei non potrà mai avere un fidanzato, proprio per questi chili in più.

Il modo in cui viene trattato questo argomento, dell’essere in sovrappeso o semplicemente del vedersi con qualche chilo in più è uno dei motivi per cui non ho gradito questo libro.

Non mi è per nulla piaciuto questo trattamento nei confronti di un tema simile, insomma, dato che siamo nei pensieri della ragazza posso capire l’interpretazione dell’autore, è una giovane che guarda le altre e vede ovunque disprezzo (almeno ai suoi occhi), si sente insicura, non apprezzata, ma non è questo, è il fatto che andando avanti nella lettura riceve sempre più batoste da parte degli altri personaggi per il motivo precedente.

Ma questo non avviene, a mio modesto parere, per una ragione di trama o altro.

I due “cattivi” della storia sono fratello e sorella, è a causa loro se chi entra dentro Slade House non fa più ritorno e ogni anno sparisce qualcuno.

In certi punti risultano anche più simpatici dei personaggi principali, tranne per il fatto che fanno battute pessime tutto il tempo e si credono meglio di chiunque altro.

Concept Ottimo, ma Svolgimento così così

L’idea di base del libro è ottima, questo concept della casa che compare e non compare, si mostra solo a chi vuole lei (grazie ai due fratelli), una volta all’anno compare per far entrare qualcuno e questo non esce più perché vittima dei due.

C’è anche l’aspetto magico, i due infatti hanno vari poteri appresi in giovane età in paese straniero grazie ad una figura enigmatica, non voglio dire troppo.

L’idea e l’atmosfera sono i punti più positivi del libro, tutto il resto o infastidisce la lettura o si può tranquillamente lasciar perdere.

Conclusioni

E’ un libro che vi consiglio se vi piace il genere gotico e le storie sulle case maledette, anche se in questo caso non è tanto la casa in sè ma chi ci abita a renderla maledetta.

La storia è interessante per l’idea e anche per lo spostamento da un’epoca all’altra.

Per  i personaggi, il modo in cui vengono trattati certi temi e lo stile non sempre godibile, ho deciso di assegnare due stelline e mezzo a questo libro.

Di certo leggerò altro di Mitchell per le sue idee e perché voglio vedere se lo stile che ho trovato qui è lo stesso degli altri suoi testi.

Voto:

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E voi? Avete mai letto “I Custodi di Slade House” o qualcosa di David Mitchell? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

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I Cieli – Sandra Newman

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come vi sentite nei confronti di queste vacanze estive? Siete già in vacanza?

Io dalla prossima settimana metto in pausa in lavoro, anche se per poco.

Una cosa che vorrei dire per quanto riguarda le vacanze è che quest’anno il blog non andrà in vacanza, come la sottoscritta, ogni anno di solito a quest’ora dedico un’articolo all’annuncio della pausa estiva, ma quest’anno il blog non sarà in pausa.

Infatti, voglio utilizzare il tempo delle vacanze per la pubblicazione di tutti gli articoli arretrati che ho (e credetemi sono tanti).

Quindi andiamo avanti, quest’anno niente pausa estiva!

Dopo questa grande notizia parliamo dell’articolo di oggi, infatti oggi recensione de “I Cieli” di Sandra Newman.

Ho letto questo libro mesi fa, il tempo è passato e io non sono riuscita, per impegni vari, a lavorare per bene alla recensione, ma tranquilli/e ricordo benissimo questo testo e come faccio per ogni lettura mi sono appuntata ogni cosa.

Quindi che dire, parliamone!

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I Cieli – Sandra Newman

Casa Editrice: Ponte alle Grazie

Pagine: 246

Genere: fantasy

Prezzo ebook: € 9,99

Prezzo di Copertina: € 16,80

Anno di Pubblicazione: 2019

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

New York, 2000. Kate e Ben si incontrano a una festa e s’innamorano subito. È l’alba di un nuovo millennio, il primo senza una guerra in nessuna parte del mondo. L’ONU ha appena piantato la sua bandiera su Marte. Una senatrice del partito dei verdi sta per diventare la prima presidente degli Stati Uniti. Kate si addormenta, consapevole di essere amata. Londra, 1593. Da sempre, ogni notte, Kate sogna di essere Emilia, musicista e poetessa italiana nell’Inghilterra della fine del Cinquecento. Tormentata dal presagio di una città bruciata e distrutta, decide di salvare il mondo. Ogni decisione che prenderà, influenzerà la vita di un giovane e sconosciuto poeta, William Shakespeare, quella di Kate e di Ben, il mondo del Duemila. Una storia d’amore, di universi alternativi, di follia, di poesia e di viaggi nel tempo. Un sogno annidato in un bizzarro risveglio; un romanzo su quel che abbiamo perduto e quel che ancora possiamo salvare.

Senza lenzuola, il vento passava direttamente sul suo corpo, sulle sue braccia nude. Lontano, laggiù, il rumore del traffico, silenzioso come un pensiero. Di quando in quando si sentiva una sirena, come una flebile linea rossa che si srotolava nel cielo per poi sparire. Kate parlottava e scalciava nel sonno. Ogni volta era una sensazione adorabile e lui ne era rapito. Si addormentò all’alba, ancora intento a pensare a come tenerla per sè.

 

Recensione

Dunque, sono stata attratta immediatamente da questo libro, infatti ricordo di averlo acquistato vicino all’uscita, attorno al febbraio/marzo del 2019 in libreria, non so da cosa è nata questa attrazione, forse dall’argomento principale del testo ovvero i sogni.

Questo libro si vende come un fantasy che viaggia nel mondo dei sogni, in parte è vero, ma c’è molto di più, c’è una storia d’amore all’interno, c’è la volontà di sventare una tragedia immane e infine c’è la nostra protagonista, Kate, una giovane che viene additata da tutti come pazza.

Stile, Ritmo e Atmosfere

L’atmosfera è la caratteristica migliore di questo testo per me, sembra quasi di ritrovarsi in un mondo a tinte pastello ad un certo punto, nel presente del testo siamo nella New York del 2000 e il clima di quegli anni arriva dritto in faccia al lettore.

Siamo nell’America prima del drastico cambiamento dato dall’11 settembre 2001 e siamo persi quasi in un clima di attesa nel libro, Kate sa che accadrà qualcosa, ma non sa cosa e pensa di dover essere lei ad impedire tutto ciò, per quello che apprende nei suoi sogni.

Lo stile è piuttosto descrittivo e simil poetico in alcuni tratti, all’inizio ho avuto qualche difficoltà con lo stile appunto che mi sembrava fintamente poetico, ma avanzando nella lettura ho finito per apprezzarlo sempre più, riesce a far proiettare il lettore tra le righe del libro e nel tempo della storia concentrandosi sui dettagli e rendendoli pezzi importanti della storia.

C’è qualche rarissimo errore nell’edizione, nulla di grave, ho notato ad esempio un “gli” errato.

Personaggi

Il personaggio principale è Kate, una ragazza che dall’infanzia ha esperienze inspiegabili legate ad i sogni, in pratica riesce a viaggiare tramite questi in epoche passate.

Nella storia viaggia dal 2000 al 1593, il tempo della peste a Londra e qui incontrerà un pilastro della letteratura ovvero William Shakespeare.

Vi racconto questo particolare che in realtà secondo me dovrebbe essere uno spoiler, ma nel libro viene scritto ovunque, nell’aletta, nel retro, insomma è piuttosto spoilerato questo plot twist.

Comunque Kate in questi sogni si reincarna letteralmente in un’altra persona, prende altre sembianze e vive la vita di un’altra donna, incontra figure del passato e cerca di scoprire il perché di tutto ciò e di prevedere la tragedia dell’11 settembre.

Ben è il fidanzato di Kate, il libro inizia proprio con questo incontro, assistiamo allo sviluppo della loro storia d’amore.

Ben è uno dei punti negativi del libro per me, è quel classico personaggio difficile da sopportare ad ogni comparsa, dice di amare Kate, ma le sue azioni sono in netto contrasto con le sue affermazioni.

Rinfaccia a Kate qualunque cosa, è lui a insistere sul testo convivenza ed anche se Kate non ha un lavoro continua ripeterle che non fa nulla, penserà lui a tutto all’inizio, eppure dopo pochi giorni si lascia andare ad una sfuriata parecchio offensiva.

Senza parlare del fatto che ad un certo punto del libro (evito di fare spoiler, ma è parecchio complicato qui) Kate si troverà in una situazione assai problematica e verrà rigettata da tutti, amici, parenti, e Ben la tratterà in un modo orrendo, sempre per un ragazzo che dice di amarla ripeto.

Il fatto che lui a differenza di Kate abbia avuto un’infanzia problematica (che non viene mai approfondita) sembra giustificare tutto, lui diventa aspro, cattivo, malvagio in alcuni punti del testo eppure l’autrice sembra sempre giustificarlo.

E’ un personaggio superficiale, egoista, a cui sembra non importare dei sentimenti o dello stato mentale di Kate, non prova nemmeno una volta ad ascoltarla davvero o a provare a comprenderla.

Sabine, Josè e altri vari personaggi invece sono quelli di contorno, i due citati in particolare sono amici di Kate, che diventano anche amici di Ben con il passare del tempo.

Sabine è un altro personaggio fastidioso da ascoltare e di cui leggere, è una ragazza iper superficiale, si vanta all’inizio di essere amica di Kate, ma in realtà non fa altro che sparlare di lei e abbandonarla nel momento del bisogno proprio come Ben.

Josè si rivelerà una figura molto importante all’interno del testo, è un ragazzo alla mano, simpatico, il classico belloccio della situazione, dietro cui sbavano tutte le ragazze del gruppo, l’ho trovato stereotipato.

Non mi sento di salvare nessun personaggio, a parte Kate che in alcuni tratti risulta comunque una specie di ameba, sembra sostare lì, non reagisce.

Confusione e Intrecci Strani

La caratteristica peggiore di questo libro però non sono i personaggi, che comunque disturbano non poca la lettura, ma l’intreccio principale che ad un certo punto diventa una matassa ingarbugliata impossibile da districare.

Gli eventi che accadono nel sogno (quindi nel passato) influiscono sul presente anche se ciò si riversa su piccoli dettagli all’inizio, come la carta da parati diversa se Kate nel sogno fa qualcosa di diverso, ma andando avanti con la narrazione i cambiamenti sono sempre più importanti ed evidenti.

Però si perde la correlazione, non c’è un senso dietro certi cambiamenti, perché accade questo fatto? E perché il 1593 ha influito su questo evento del 2001 e su questa circostanza nella vita di Kate? Non è chiaro.

E’ come se ad un certo punto il treno uscisse dai binari o la macchina dalla carreggiata, si perde completamente, la storia è sempre più confusa, alcuni eventi non si capisce se stiano accadendo davvero oppure no.

Non so se questo è un effetto voluto, sta di fatto che dopo metà testo mi sono ritrovata nella confusione più totale.

Si trattano temi come la follia e la “schizofrenia” con leggerezza, Kate viene abbandonata da tutti come un sacco dell’immondizia e lei stessa si trova persa, per poi essere ripresa come se nulla fosse.

Conclusioni

Ho gradito lo stile dell’autrice che è in grado di proiettare pienamente il lettore nell’atmosfera desiderata, ma per nulla lo svolgimento dopo un certo tratto della storia.

Il finale è deludente e lascia il lettore con troppi punti interrogativi, l’idea di base è ottima e l’elemento dei sogni è sempre interessante, ma tutto si perde quasi auto-cancellandosi.

Voto:

Progetto senza titolo (14)

Sicuramente leggerò altro dell’autrice, in caso di futura pubblicazione, perché lo stile è gradevole e le sue idee sono originali e scoppiettanti.

Peccato per lo svolgimento e l’enorme garbuglio che si viene a creare.

E voi? Avete mai letto nulla di Sandra Newman? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

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Cose di Giugno (2020)

Buon martedì!

Come state? Come state trascorrendo questa settimana?

Ormai tra l’altro ci stiamo anche avvicinando alla fine di questo torrido luglio che sembra essere arrivato dall’oggi al domani.

A parte queste considerazioni sul mese che sta per terminare, oggi parleremo un poco delle cose di giugno, direi che è arrivato il momento, anzi sono parecchio in ritardo.

Vi annuncio subito che questo articolo sarà piuttosto breve perché giugno è stato un mese piacevole per me, ma un mese in cui ho rivisto o riscoperto più o meno le stesse cose, non ho ampliato più di tanto il mio orizzonte.

Vorrei anche dire un’altra cosa prima di iniziare, nei prossimi giorni/settimane inaugurerò la sezione “cinema” del blog, ho sempre parlato un poco di film e serie tv, ma certe volte dedicare a queste solo un angolino ne “le cose del mese” mi sembra riduttivo, per alcune voglio davvero soffermarmi.

Per questo ci sarà una sezione dedicata, in cui parleremo di film, serie tv, articoli libro e film ecc. ecc.

Ovviamente come sempre l’argomento principale del blog rimarrà la lettura e i libri.

E ci tengo anche a specificare che le sezioni “film del mese, serie tv del mese e documentario del mese” non spariranno da questa tipologia di articolo.

Spero davvero che l’idea vi piaccia, io sono parecchio esaltata perché in quell’angolo ci butteremo a bomba nel mondo del cinema!

Ora iniziamo!

Film del Mese

Ho visto “Shutter Island” dopo aver letto “L’Isola della Paura” di Dennis Lehane, libro dal quale è stato appunto tratto il film.

Stessa cosa vale per “Misery non deve Morire” che ho visto dopo aver letto “Misery” di Stephen King.

Parleremo meglio di entrambi però in due articoli dedicati che ho in scrittura al momento in cui parleremo sia dei film che dei libri, quindi oggi non dirò molto, anzi voglio essere misteriosa del tutto e non dire nulla, vi dico solo che gli articoli stanno arrivando e lì parleremo per bene di tutto.

Posso però parlarvi de “Finché morte non ci Separi“, non ho in programma di scrivere nessun articolo dedicato a questo film infatti.

Dunque, ricordo di aver visto l’anno scorso la locandina di questo film senza sapere molto della trama, ma non ero rimasta particolarmente colpita dalla locandina anzi, mi dava anche qualche vibe “western” per qualche motivo…

Per la regia abbiamo Matt-Bettinelli Olpin e Tyler Gillett, mentre fra gli attori principali troviamo: Samara Weaving (Grace), Adam Brody (Daniel), Mark O’Brien (Alex), Henry Czemy (Tony) e Andy MacDowell (Becky).

Devo dire anche il titolo in italiano per me fa pensare subito ad una specie di commedia rosa con molto sangue in questo caso, il titolo originale è “Ready or Not” e ha un senso profondamente legato alla trama.

A proposito di trama, noi seguiamo Grace, una novella sposa che decide di accompagnarsi ad un ragazzo proveniente da una famiglia molto benestante, una delle più ricche d’America da ciò che viene fatto intuire. Lei non è però alla ricerca di soldi facili, lo fa perché ama Alex, il problema è che la famiglia Le Domas, quella di Alex ha una tradizione strana, ovvero per ogni nuovo membro della famiglia c’è una specie di rituale da mettere in atto. Questo rituale sta nel far giocare alla mezzanotte del giorno del matrimonio un gioco al nuovo arrivato/a. Gioco scelto da una specie di scatola magica, da questa scatola fuoriescono delle carte sulle quali c’è appunto scritto il gioco da fare. Tutti i giochi sono innocenti tranne uno “nascondino”, quello che capiterà a Grace purtroppo.

Noi seguiamo Grace e la famiglia Le Domas che per tutta la notte cerca di catturare la giovane sposa per sacrificarla.

Il film quindi si basa su una continua fuga di questa giovane che tenta in ogni modo di salvarsi.

Il film gioca sull’umorismo nero quindi ci sono tipiche scene di uccisioni che vengono spezzate da battute varie insomma.

Dal punto di vista della recitazione e della produzione questo film è ben realizzato, c’è un’ottima cura dei particolari, anche la protagonista (Samara Weaving/Grace) dà una gran prova di recitazione.

E’ interessante anche la psicologia dei personaggi di Daniel e Alex, i due fratelli, uno è un’alcolizzato sposata ad una donna che detesta, mentre l’altro è lo sposo novello.

Si pensa che Alex sia il salvatore, ma in realtà la situazione sarà un po’ diversa…

Nonostante questi punti positivi per me il film rimane un qualcosa di carino da vedere per passare magari una serata all’insegna dello humor nero con parecchio sangue, ma nulla di indimenticabile.

Sopratutto il finale per me è evitabile, ha senso ai fini della trama e al genere della pellicola, ma dopo averlo visto ha rovinato un poco la mia opinione del film.

Documentario/serie del Mese

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Dunque, Unsolved Mysteries è una docuserie disponibile su Netflix, ha parecchie stagioni (14), ma ad oggi sulla piattaforma sono disponibili solo le prime sei puntate.

E’ una docuserie stile anni 80′ da ciò che ho letto in giro, anche se in realtà le puntate mi sono sembrate piuttosto nuove, sta di fatto che il format non è recente.

Allora, parla di casi irrisolti appunto, come da titolo, quindi casi di sparizione o omicidio che ad oggi ancora non hanno una risoluzione.

In ogni episodio assistiamo ad uno di questi casi, nel primo ad esempio si parla di un uomo trovato morto dopo essere caduto da un motel in un’edificio, viene etichettato come suicidio, ma questa etichetta suona davvero strana perché ci sono troppi elementi che non tornano.

E’ una docuserie interessante, lo spettatore sa fin da subito che il caso che andrà a vedere non è ancora stato risolto, è sempre interessante vedere il perché di ciò.

E’ ben realizzata secondo me come docuserie, le testimonianze, le interviste, le prove, tutto è ben costruito.

Piccolo angolo che non c’entra del tutto

Il 26 di luglio, quindi l’altro ieri è uscita su Netflix la terza stagione di Good Girls, serie che (lo abbiamo capito dato che lo ripeto ogni due per tre) io ho adorato alla follia.

Di certo parleremo meglio della terza stagione a settembre con tutta probabilità, o alla fine di agosto, perché ho intenzione di gustarmela durante le vacanze estive, sarà la mia vacanza insomma guardare Good Girls spaparanzata sul divano con un bel tè freddo.

PS: E se ancora non lo avete fatto, date un’occhiata a Good Girls!

Canzoni del Mese

Red Earth and Pouring Rain – Bear’s Den

Cherry Tree – The National

The Enemy – Andrew Belle

scaredkrow – Heart of Steel

Melanie Martinez – Drama Club

 Can I be Him? – James Arthur

Lunchbox Friends – Melanie Martinez

 

Cosmetico/Prodotto Skincare del Mese

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Si sa, fa caldo.

E con il caldo che c’è i prodotti che preferisco utilizzare sono freschi e leggeri, tra l’altro come scritto anche nello scorso “cose del mese” dopo il lockdown ho quasi abbandonato del tutto il trucco, nelle settimane/mesi di quarantena non ho quasi utilizzato per nulla il trucco e per ora sono nel mio periodo “no o poco trucco”, mi piace truccarmi, ma ultimamente tra il caldo e il resto sto bene anche così.

Comunque il prodotto di giugno è un prodotto skincare di Erno Laszlo, un brand americano se non erro, che trovate su siti come LookFantastic e punta su vari prodotti skincare come creme viso, tonici, maschere ecc.

Io ho il prodotto della foto nel formato travel size, quello full size diciamo che non è uno dei più economici che esistano, non so se lo acquisterò in full size, ma per ora mi sta piaciucchiando, è l’Hydraphel Skin Supplement, un tonico calmante per pelle secca o molto secca.

E’ un tonico con una formulazione un poco particolare rispetto agli altri, è più “pesante” rispetto alla classica formulazione liquida e acquosa dei tonici, insomma si avverte che ha una funziona idratante.

Non è così tanto idratante per le pelli extra secche, può essere un buon prodotto, ma ovviamente sempre utilizzato con altro.

Mi piace perché è fresco e piacevole da applicare nella calura.

Quadro/Artista del Mese

L’artista di giugno per me è stato Alexandre Cabanel, un pittore francese dell’800.

Ottenne grande successo con il suo “La Nascita di Venere“, (il primo in alto a sinistra), acquistato da Napoleone III nel 1863.

Lo stesso anno diventò membro dell’ Acadèmie des beaux-arts.

Fu pittore di storia, di genere e ritrattista: conteso dai collezionisti d’Europa e d’America, richiesto come ritrattista, fu nemico del Naturalismo e dell’Impressionismo, e fu attaccato da Émile Zola e da tutti coloro che difendevano la necessità di un’arte meno soave e più realista.

Fra le sue opere più famose troviamo: La Morte di Mosè (1851), L’angelo Caduto (1868), Ofelia (1883) e Nascita di Venere appunto.

Scoperta del Mese

A giugno come dicevo ho rifatto/rivisto/riscoperto più o meno vecchie cose quindi non ho grandi scoperte, ne ho una che in realtà è piuttosto personale e riguarda la me lettrice.

Ho scoperto di essere un’appassionata di libri/romanzi inerenti alle case, ad esempio storie che riguardano dimore infestate, maledette, ma non deve essere per forza una storia horror o thriller, mi sono accorta di essere affezionata ai libri che hanno come protagoniste le case in ogni loro forma.

Sono una persona legata al concetto di casa e quasi all’improvviso mi sono accorta di leggere spesso storie di questo tipo, di qualunque genere, dal giallo, all’horror, alla narrativa contemporanea , tutto insomma.

Tra l’altro se conoscete qualche libro di questo tipo, che ha come protagonista una casa o una dimora comunque, anche un castello, fatemi sapere, mi fa un immenso piacere scoprire nuovi titoli da leggere!

App del Mese

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L’app del mese è stata Moodpath per me, un’applicazione che si basa su un qualcosa di molto interessante.

E’ una specie di mood tracker diciamo, ogni giorno vi fa domande sul vostro umore/stato d’animo, è suggerito per chi ha ansia frequente o frequenti sbalzi di umore.

Per quanto mi riguarda può essere utile per guardare l’evoluzione del proprio stato d’animo, si vede ciò grazie ad un uso prolungato.

E’ un’idea utile e si focalizza su un qualcosa che nella vita di tutti i giorni magari non notiamo più di tanto come il nostro umore, sì ci facciamo caso, ma nella vita frenetica lo mettiamo al secondo posto.

Citazione del Mese

“Posso renderti felice, – disse lui… – E a casa vicino al fuoco, ogni volta che alzerai lo sguardo io sarò lì; e ogni qualvolta che alzerò lo sguardo, tu sarai lì.”

– Thomas Hardy

Poesia del Mese

E il vostro di giugno come è stato? Fatemi sapere!
Noi ci leggiamo prestissimo!
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CitaTime

Sembrava, ed era, l’agnello sacrificale, il bersaglio perpetuo, vittima indifesa di ogni sorta di tiri mancini, di tranelli e scherzi spietati.

Questa cosa è il fatto fondamentale: eravamo ragazzini. […] Gli adolescenti reagiscono in maniera socialmente più accettabile dei bambini, ma sono ancora portati a prendere decisioni sbagliate, ad avere reazioni eccessive, a sottovalutare le conseguenze.[…] Ho già raccontato questa storia in precedenza, come tutti sanno, anche davanti alla Commissione White, che la ascoltò con incredulità. […] è facile dimenticare una cosa: che eravamo ragazzini. Eravamo ragazzini che cercavano di fare del loro meglio…

La gente non migliora, diventa solo più furba. Quando diventi più furbo, non smetti di strappare le ali alle mosche, cerchi solo di trovare dei motivi migliori per farlo.

Stephen King

Fermento di Luglio – Erskine Caldwell

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come avete passato la settimana? Ormai giugno è terminato e io credo di essere ancora a maggio, magari qui luglio entrerò nella mentalità di giugno continuando con il ritardo di un mese, sono progressi.

Oggi recensione, dato il mio picco recente di letture abbiamo parecchi testi di cui parlare, ma andando con ordine oggi parliamo di “Fermento di Luglio” di Eskine Caldwell.

Ho letto questo libro ormai settimane fa e in questo caso credo sia un bene parlarne ora perché ho avuto tutto il tempo per maturare la mia opinione, iniziamo!

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Fermento di Luglio – Erskine Caldwell

Casa Editrice: Fazi

Pagine: 188

Genere: narrativa/classico

Ebook non disponibile al momento

Prezzo di Copertina: € 17,50

Anno di Pubblicazione: 1940

Link all’acquisto: QUI

 

Trama

Estate, Georgia, estremo Sud degli Stati Uniti. Tra i campi di cotone oppressi dall’afa, l’iroso abbaiare dei cani, i cespugli gialli di polvere ai bordi delle strade, si svolge una drammatica caccia all’uomo. Katy Barlow accusa ingiustamente Sonny Clark di stupro e la comunità precipita subito nella paura. Da una parte il negro braccato, con gli occhi sbarrati dal terrore; dall’altra i suoi inseguitori, di giorno in giorno più determinati e feroci: le due facce di un mondo sinistro e crudele, protagoniste di una vicenda fitta di avvenimenti sempre più rapidi e convulsi, fino al tragico finale in cui tutti precipitano e che tutti sommerge.

 

“Era stato questo a ferirla, quasi quanto il fatto di venire respinta. Al solo pensiero la faccia le prendeva fuoco. Il sole stava calando, come se fosse stanco di quella lunga giornata. Verso est la campagna cominciava già a sembrare più fresca e serena. C’era una nuvoletta scura che fluttuava verso il sole all’orizzonte. Nel giro di pochi istanti la nube, investita di raggi, divenne cremisi e oro. Per un momento, guardando il cielo a ovest, si sarebbe detto che il mondo intero avesse preso fuoco; poi il sole scomparve e la nuvola tornò scura e inerte.”

 

Recensione

Prima di addentrarci del tutto nella recensione vorrei parlare un poco dell’autore, Erskine Caldwell, considerato uno scrittore “scomodo”.

Caldwell nacque il 17 dicembre del 1903 a White Oak, la sua pubblicazione fu “Il Bastardo“, fu subito vietata la diffusione del suo primo scritto e le copie furono sequestrate dalle autorità.

Più tardi pubblicò “Il Piccolo Campo“, questa volta le autorità arrestarono lo scrittore e sequestrarono di nuovo le copie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale su permesso dell’Unione Sovietica si recò in Ucraina per lavorare come corrispondente estero documentando gli effetti della guerra sul paese. L’amarezza e la delusione provati al ritorno dai terribili intrighi del regime stalinista, lo costrinsero a scrivere un racconto di quattro pagine denominato “Sylvia”.

Viene identificato come uno degli scrittori che più di tutti sono riusciti ad imprimere su carta la violenza sanguinosa, la depravazione dell’animo umano e lo scivolo continuo verso l’oscurità.

Vi consiglio la lettura di un articolo molto interessante della rivista Pangea che costruisce un ritratto interessante dell’autore analizzandolo anche assieme ad altri scrittori come ad esempio Faulkner che nel 1946 cita Caldwell (assieme ad altri autori) parlando di quelli che più hanno influenzato la sua scrittura.

Vi lascio qui l’articolo.

Insomma Caldwell è stato uno scrittore per molti “controverso”, quasi sempre mal visto da parte delle autorità e della critica, per i temi trattati e per altre ragioni, è stato un autore apprezzato in particolar modo postumo.

Se siete interessati/e a recuperare qualche suo testo vi consiglio fortemente di dare un’occhiata o in qualche negozio di libri usati o su Ebay o in generale in luoghi dove è possibile trovare libri in vecchie edizioni, perché sì ad oggi si trovano testi di Caldwell attualmente in catalogo (tutti pubblicati da Fazi) ma sono solo tre (“Fermento di Luglio”, “Il piccolo Campo” e “La via Del Tabacco”).

Se volete leggere altri suoi scritti meno “famosi” vi consiglio di recuperarli usati, ad esempio su Ebay si trovano molti suoi romanzi fuori catalogo non reperibili in nessun altro modo.

E ora iniziamo a parlare del libro, andiamo al fulcro dell’articolo!

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Caldwell viene paragonato a volte a quello di Steinbeck e penso sia un giusto accostamento, è uno stile che definirei non pomposo dal punto di vista della scelta dei termini.

Non mi sento di definirlo semplice, solo le parole inserite sono sempre di facile comprensione e anche le immagini create sono di facile immaginazione, ma le emozioni e i fatti narrati invece scavano un qualcosa di più profondo e lasciano con diversi interrogativi.

Questo a mio vedere è uno dei meriti di un testo per eccellenza, quello di lasciare domande e dubbi, lasciare il lettore in uno stato di profonda introspezione mentre naviga nei punti di domanda che sorgono spontanei, molti di questi sulla natura dell’animo umano.

Il ritmo è svelto, l’autore si perde a volte in qualche dettaglio che cerca di illuminare un aspetto in particolare, ma il libro non risulta mai letto o in netto rallentamento, è una lettura che si esplora in pochi giorni secondo me.

Parlando infine delle atmosfere, le definirei “aride”, sia per quanto riguarda lo scenario, sia per le vicende narrate, sia per l’emotività/umanità della maggior parte dei personaggi.

Personaggi

Noi seguiamo la vicenda quasi sempre accanto allo sceriffo Jeff, un uomo che non prende mai una posizione per non rischiare di perdere la carica prestigiosa appunto di sceriffo e la posizione acquisita negli anni.

Questo è un aspetto irritante del personaggio, credo sia un effetto assolutamente voluto, ma questo suo non prendere una decisione, cercare di fuggire di continuo da un possibile confronto per paura di perdere voti è frustrante.

Lui ha il compito di sedare e risolvere ogni problema ovviamente legato alla legge e una notte si trova a dover fare una scelta, c’è un ragazzo Sonny Clark che rischia di essere linciato perché accusato dello stupro di una ragazza, Katy Barlow.

Il problema è che Sonny è un ragazzo di colore e questo nella Georgia degli Stati Uniti negli anni che vanno dal il 1880 e il 1940 circa significa colpa certa senza possibilità di difesa alcuna, nemmeno il diritto alla parola.

Nel corso del libro verrà chiarito questo aspetto legato allo stupro che è forse il grande mistero del testo.

Attorno a questi tre personaggi ne ruotano molti altri, personalità per la maggior parte violente, inchiodate alla propria ignoranza che porta ad una violenza estrema.

Il personaggio di Sonny è il più dolce e innocente, si trova costretto a fuggire controvoglia, sembra quasi non capire il perché di quella fuga, sa che un manipolo di persone lo vogliono linciare, ma continua a proclamare la sua innocenza e sembra quasi voler dire “se solo provassero ad ascoltarmi, perché non mi danno nemmeno la possibilità di difendermi?“.

Fugge con un suo coniglietto sperando di poter tornare a breve, ovviamente non posso dirvi lo svolgimento preciso dei fatti, ma Sonny sceglie di rimanere nelle vicinanze perché non vuole abbandonare la sua terra, il suo lavoro e i suoi cari.

Il personaggi di Katy è controverso, forse è quello più enigmatico del libro, è una ragazza (bianca) che accusa appunto Sonny di stupro, ma le persone che la soccorrono per prime sono figure di cui è meglio non fidarsi.

Specifico il colore della pelle in modo così marcato perché il testo si basa sul razzismo, in un altro contesto non lo farei perché trovo che sottolineare sempre il colore della pelle sia un po’ come identificare sempre una persona/personaggio solo con il suo colore di pelle.

Qui è importante sottolinearlo perché è per il colore della pelle che succede tutto ciò.

Temi

Come dicevo il razzismo è alla base di questo testo, ma un altro di certo è la violenza.

E’ sconvolgente leggere di come alle personalità coinvolte in questo desiderio/atto di linciaggio non importi quasi nulla dello stupro, non c’è nemmeno una motivazione dietro al desiderio di violenza, a loro non importa se Katy è stata stuprata oppure no anzi sembrano guardarla quasi con disgusto e c’è un velato senso di “se l’è cercata“.

L’aspetto che mi ha fatto accapponare la pelle è proprio la violenza, si esercita violenza perché si vuole la violenza, si fa come un qualcosa che serve per sfogare i propri istinti bestiali quasi.

Non c’è una motivazione, la causa scatenante è come la classica goccia che fa traboccare il vaso, ma è solo un pretesto.

Arrivare a questa conclusione è spaventoso.

Questa violenza non lascia spazio ad altro, si tramuta in un qualcosa di crudo e inumano.

Conclusioni

Ho già recuperato altri testi di Caldwell per dare un idea di quanto mi abbia entusiasmata questo autore, le tematiche trattate sono difficili da digerire, ma lo stile sembra quasi accompagnare il lettore per mano in una galleria vuota di notte.

Ho apprezzato molto “Fermento di Luglio“, l’unico aspetto che non mi ha entusiasmata (ed è il motivo per il quale ho assegnato quattro stelle) è il finale.

Il finale è il picco della violenza citata prima, ma accade un fatto interessante, nel finale Jeff il nostro sceriffo sembra cambiare improvvisamente.

Cambia per un evento di una gravità estrema che accade, ma l’ho avvertito come un cambiamento troppo repentino, quasi come se a tutti i costi l’autore volesse trovare un aspetto positivo nel marasma di tragicità narrata.

Voto:

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Se siete pronti/e per una lettura cruda, che apre una parentesi assai oscura sull’animo umano, sull’ignoranza e sulle conseguenze di questa “Fermento di Luglio” è un ottimo testo.

E voi? Avete mai letto nulla di Erskine Caldwell? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A prestissimo!

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LiberTiAmo di Luglio (2020)

Buon mercoledì e buon primo di luglio!

Come avete iniziato questo nuovo mese? Con una botta di calura immagino atroce immagino, spero per voi di no.

Oggi, come ogni primo del mese è giunto il momento di parlare della nostra nuova lettura del gruppo, infatti come sempre c’è stato un sondaggio e da questo è emerso un titolo vincitore che sarà in lettura per tutto il mese di luglio sul gruppo di lettura, che trovate come sempre qui su Goodreads.

Andiamo a parlare subito del nostro vincitore!

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Và, Metti una Sentinella – Harper Lee

Casa editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

Maycomb, Alabama. La ventiseienne Jean Louise Finch “Scout” torna a casa da New York per visitare l’anziano padre, Atticus. Ambientato sullo sfondo delle tensioni per i diritti civili e il trambusto politico che negli anni cinquanta stanno trasformando il Sud degli Stati Uniti, il ritorno di Jean Louise prende un sapore agrodolce quando viene a sapere verità inquietanti sulla sua famiglia, sulla cittadina e sulle persone che le sono più care. Tornano a galla ricordi dell’infanzia, e i suoi valori e convincimenti sono messi seriamente in discussione. Con il ritorno di molti personaggi emblematici de “Il buio oltre la siepe”, “Va’, metti una sentinella” cattura perfettamente le sofferenze di una giovane donna e di un mondo costretti ad abbandonare le illusioni del passato, una transizione che può solo essere guidata dalla coscienza di ciascuno. Scritto a metà degli anni cinquanta, “Va’, metti una sentinella” permette una comprensione più completa e più ricca di Harper Lee.

Và, Metti una Sentinella è stato pubblicato in Italia nel 2015.

Questo libro è stato scritto prima del celebre “Il Buio Oltre la Siepe“, all’epoca però non fu accettato dall’editore.

In questo testo si narrano le vicende degli stessi personaggi de “Il Buio Oltre la Siepe” ma in un epoca successiva.

Il libro è in lettura da oggi (01/07) al 31/07, potete partecipare alla lettura in ogni momento ovviamente!

E voi? Avete già letto “Và Metti una Sentinella? Sì? No? Vi unirete alla lettura?

A prestissimo!

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L’Oceano in Fondo al Sentiero – Neil Gaiman

Buon giovedì!

Come sta avanzando questa settimana? Spero bene!

Oggi recensione, avrei dovuto pubblicare questo articolo settimane fa, anche perché questo libro l’ho effettivamente finito settimane fa, ma alla fine arriva solo oggi.

L’Oceano in Fondo al Sentiero” è stato il libro del mese di maggio per il gruppo di lettura, LiberTiAmo.

Ho accolto questa lettura con estremo entusiasmo perché saranno mesi che non mi addentro più nella scrittura di Gaiman, che considero ad oggi uno dei miei autori preferiti.

Ma non perdiamoci in pinzillacchere, andiamo alla recensione!

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L’Oceano in Fondo al Sentiero – Neil Gaiman

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 187

Genere: fantasy

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: € 14,00

Anno di Pubblicazione: 2013

Link all’acquisto: QUI

Trama

Sussex, Inghilterra. Un uomo di mezza età ritorna alla casa della sua infanzia per un funerale. Sebbene la casa non ci sia più da un pezzo, l’uomo è irresistibilmente attratto dalla fattoria in fondo al sentiero, dove a sette anni aveva conosciuto una ragazza fuori dal comune – Lettie Hempstock -, sua madre e sua nonna. Erano decenni che non pensava più a Lettie. Eppure non appena si siede vicino allo stagno (quello stagno che lei sosteneva essere un oceano) accanto alla vecchia fattoria in rovina, ecco che il passato ritorna con i suoi ricordi, troppo strani, spaventosi e pericolosi per essere ricordi di episodi davvero successi a qualcuno, tanto meno a un ragazzino. Quarant’anni prima un uomo, un inquilino della casa di famiglia, aveva rubato la loro auto, dentro la quale si era suicidato proprio in fondo al sentiero. Quella tragica morte aveva evocato antiche forze che andavano lasciate in pace. Si erano scatenate oscure creature che venivano da chissà dove e il narratore era dovuto ricorrere a tutte le sue risorse per sopravvivere. L’orrore più terribile e minaccioso aveva creato devastazioni indicibili. E lui, ai tempi solo un ragazzino, disponeva come unica difesa di tre donne che vivevano in una fattoria in fondo al sentiero… La più giovane di loro affermava che lo stagno è un oceano. La più anziana si ricordava del Big Bang.

 I ricordi d’infanzia a volte sono coperti e nascosti sotto le cose che vengono dopo, come vecchi giocattoli dimenticati sul fondo del caotico e traboccante ripostiglio dell’adulto che diventi, ma non sono mai perduti per sempre.

Recensione

Questo libro viene “promosso” come un libro fantasy per ragazzi, ma secondo la mia modesta opinione è una lettura per tutti e questa frase non potrebbe essere più azzeccata per questo testo.

Anzi forse per certi versi lo considero adatto a chi non è più un ragazzo/a proprio perché nella lettura ci si ritrova catapultati, nolenti o volenti, nella propria infanzia.

Se non avete mai letto nulla di Neil Gaiman direi che iniziare da questo o da Coraline è un ottimo inizio.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Ripensando a questa lettura il primo termine che mi viene in mente è “nostalgia”, infatti lo considero un testo dall’atmosfera parecchio nostalgica, penso che questo aspetto sia in parte voluto e in parte no.

Fin dall’inizio del testo infatti sia avverte un profondo ritorno al passato, noi seguiamo il protagonista che (ad inizio testo appunto) è un uomo ormai adulto che torna nel paesino dove è vissuto da piccolo per il funerale di un parente, successivamente a questo ritorno però si ritrova perso nel viale dei ricordi e quasi guidato da una forza misteriosa ritorna alla casa di una sua amica d’infanzia, Lettie.

Qui la storia passa ad una nuova timeline temporale, veniamo proiettati nel passato del protagonista e riviviamo con lui una serie di avventure che hanno costellato un periodo intenso della sua infanzia, qui arriva la nota fantasy, infatti la sua amica Lettie, sua madre e la nonna di queste sono tre donne con poteri speciali, magici e anche quello che accade al nostro eroe è magico, ma anche spaventoso e a tratti realistico.

Il libro scorre ad un ritmo medio, non direi che è un libro veloce o che si legge in un soffio, certo non è macchinoso o lento, solo ci si gode i pensieri e le disavventure del protagonista e ci si perde nelle sue emozioni.

Lo stile di Gaiman, secondo me, è simile in alcuni testi e diverso in altri, dopo aver letto molteplici suoi volumi posso dire che a volte mi sembrava di leggere uno stile riconoscibile e riconducibile a lui, mente altre volte no.

Succede sopratutto con i suoi libri per ragazzi, in “Coraline” ho trovato uno stile più semplice rispetto a “L’Oceano in Fondo al Sentiero“, in “American Gods” ho trovato invece uno stile più maturo e arzigogolato.

Qui lo stile dell’autore è ottimo, è uno dei testi migliori di Gaiman che abbia mai letto dal punto di vista stilistico.

Personaggi

Ho adorato i personaggi femminili di questo libro, Lettie Hempstock, la madre e la nonna di questa sono un magico trio, ogni scena con loro tre assieme mi regalava sempre un sorriso.

Non credo di aver compreso del tutto la personalità di Lettie, è un personaggio che rimane in parte oscuro, non è una critica anzi, in questo caso ciò rende ancora più intrigante e affascinante la sua personalità.

E’ una bambina non bambina, nel senso che ha decisamente più anni rispetto a quelli di una bambina normale, così come la madre e la nonna, tutte e tre hanno un’età maggiore del previsto, conoscono segreti ancestrali e hanno visto fatti di secoli prima.

Il personaggio principale è un bambino curioso ed intelligente, ma anche piuttosto sensibile, amante delle storie e della lettura.

Neil Gaiman ha detto che fra tutti i libri da lui scritti e pubblicati ne “L’Oceano in Fondo al Sentiero” c’è il protagonista più simile a il lui ragazzino che è stato, in questo libro trovo sia impossibile non empatizzare con il ragazzo.

L’antagonista principale della storia è Ursula, un personaggio che arriva nel nostro mondo in un modo assai strano, lei infatti è un verme che fuoriesce dal piede del protagonista (so che sembra assurda questa descrizione, vi assicuro che nel libro ha un suo senso) e viene da un universo lontano, usa infatti gli esseri umani vantandosi di poterli rendere felici.

Ogni volta che leggiamo di lei nel libro è sempre vestita in modo da ricordare un verme, quindi con i colori rosa e grigio (ad esempio gonna grigia e camicetta rosa, pantaloni rosa e polo grigia ecc.), questa caratterizzazione è davvero ben studiata.

Il suo arrivo sconvolgerà a vita di tutti a dire il vero, da quella del nostro eroe a quella di Lettie, a quella dei genitori del protagonista ecc.

E’ un personaggio negativo per cui durante la lettura si prova un sincero astio, sembra rovinare la vita del ragazzino e lui non sembra poter fare nulla per impedirlo.

Sensazioni

Come dicevo prima “nostalgia” è la parola d’ordine, ma non c’è solo questa nel testo, infatti parlando di Ursula, l’antagonista, durante la lettura mi è sembrato di riprovare quella rabbia e quel senso di incomprensione che si prova quando si è bambini e sembra che nessuno ci possa capire.

Quando ad esempio qualcuno di più grande ci ha fatto un torto e noi lo raccontiamo ad un adulto, ma quello sembra guardarci e rifiutandosi di credere a ciò che stiamo dicendo, finiscono per sminuire la cosa e non ci danno peso mentre un bambino dice la verità e vuole essere creduto, si crea quindi un senso di forte incomprensione e ci si arrabbia con se stessi e con gli adulti.

L’analisi del rapporto bambino-adulto in questo libro è affascinante, ho riprovato quel senso di rabbia che mi accompagnava da bambina in situazioni simili, non è una rabbia come quella degli adulti, è più infuocata e immatura se vogliamo.

Il ricordo dei giorni lontani andati accompagna tutti, dopo aver terminato la lettura è stato come girarsi a guardare nel pozzo della memoria, inconsciamente ho ripensato alla mia di infanzia e a tutti i ricordi che l’hanno costellata.

Questo libro è riuscito a ritrasmettermi alcune emozioni che non provavo da parecchio tempo, questo hanno il sapore della gioventù, dell’innocenza e dell’infanzia andata, di come tutto sembra ricoperto da una patina dorata se lo si guarda con gli occhi di un adulto che ha lasciato quegli anni da tempo.

Conclusioni

E’ un libro che ho apprezzato dalla prima all’ultima pagina, lo rileggerei senza dubbio innumerevoli volte, tra l’altro è disponibile in inglese anche in un’edizione illustrata pazzesca da quello che so (questa qui).

Dopo la lettura tra l’altro ho iniziato a leggere ad un ritmo veloce rispetto agli scorsi mesi, non so che effetto benefico ha avuto su di me questo libro, ma ha risvegliato i miei sensi di lettrice.

E’ una lettura che consiglio a chi vuole immergersi nel proprio passato e nel passato del protagonista, prenderlo per mano e attraversare con lui eventi che sembrano magici e improbabili, ma che in realtà nascondono un alone di realtà che ci riporta al nostro di passato.

Voto:

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Non assegno cinque stelle piene per il semplice fatto che a volte alcuni elementi fantasy li ho avvertiti come “sbattuti” dentro il testo senza una minima spiegazione, all’inizio non li avevo nemmeno recepiti come elementi fantasy e non vengono spiegati nemmeno dopo.

E’ un qualcosa che mi ha leggermente confusa durante la lettura, ma riguarda solo alcuni elementi.

E voi? Avete mai letto “L’Oceano in fondo al sentiero”? Vi piace Gaiman? Sì? No? Perché? Fatemi sapere!

Noi ci leggiamo presto perché ho un sacco di libri di cui parlare assieme!

A presto!

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Cose degli Ultimi Mesi – Versione 2.0

Buon sabato e buon weekend!

Prima di tutto, come state? Come state trascorrendo queste giornate? 

Oggi torna una tipologia di articolo, o rubrica in generale, che adoro scrivere, come dico sempre infatti questo articolo è perfetto per essere letto in un momento di relax magari con un caffè o un qualcosa di fresco dato il caldo dell’ultimo periodo.

E’ tra l’altro una rubrica che non aggiorno da… beh dal dicembre del 2019, volevo rinnovare tutto di questa rubrica, ma credo di essermi persa in dubbi e domande varie.

Ma ora “le cose del mese” è di nuovo qui, versione 2.0 con nuove categorie alcune in sostituzione di altre che ho scelto di eliminare, ma da ora in poi questo tipo di articolo sarà decisamente più ricco, senza parlare dell’appuntamento di oggi che credo sarà interminabile data la mole di “cose” di cui voglio parlarvi.

Iniziamo subito perché questo sarà con tutta probabilità l’articolo più lungo di questa rubrica che abbia mai scritto.

Parleremo di tutte le cose dal gennaio del 2020 ad oggi, quindi uh! Preratevi!

Ovviamente non sarà sempre così, la rubrica verrà aggiornata da ora con più frequenza e non sarete costretti/e a sorbirvi una lista immensa perché la sottoscritta è in ritardo.

Film degli Ultimi Mesi

 

 

Ho visto vari film in questi mesi, parecchi a dire il vero, ma diversi erano revisioni e altri non mi hanno lasciato un granché quindi con tutta probabilità è per questo che il mio cervello li ha rimossi.

I due che ricordo bene ancora ora sono “We have always Lived in the Castle” o “Mistero al Castello Balckwood” per la traduzione italiana che io non comprendo del tutto e “Midsommar – Il Villaggio dei Dannati“.

Per il primo non capisco la scelta di tradurre in modo differente il titolo in italiano, ma a parte questa incomprensione come avrete intuito (quasi di certo dal titolo in inglese) questo è il film ispirato al titolo dell’omonimo romanzo di Shirley Jackson, “Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello“.

Allora…

Ho sentito parlare pochissimo di questo film e anche facendo qualche ricerca non sono incappata in particolari video dedicati alla promozione (a parte ovviamente i trailer) o interviste varie, eppure non ho trovato “macchie” nel curriculum di questa pellicola, il film è stato presentato al Los Angeles Film Festival nel 2018 e distribuito nelle sale americane nel 2019, mentre in Italia arriva nel 2020 su Prime Video.

Fra gli attori principali troviamo Taissa Farmiga (Merricat), Alexandra Daddario (Constance), Crispin Glover (zio Julian) e Sebastian Stan (cugino Charles).

Il film segue esattamente le vicende del libro, quindi ci troviamo in questa dimora abitata dalle due sorelle e dallo zio  sopravvissuti ad un avvelenamento che ha portato alla morte ai genitori delle due, in seguito a questo i Blackwood (in particolare le due sorelle Merricat e Constance) sono diventate mal viste in paese, sono prese di mira in vari modi e vivono quasi del tutto isolate tranne nei momenti in cui Merricat è costretta a recarsi in paese per procurasi i beni di prima necessità.

C’è un sottile equilibrio che regna in casa, equilibrio che viene rovinosamente ribaltato quando arriva il cugino Charles.

Avevamo già parlato del testo di Shirley Jackson in una recensione di qualche tempo fa (che vi lascio qui) e in quell’occasione mi ero concentrata sull’aspetto psicologico della storia perché secondo me è il più importante, questo libro e film infatti appartengono al genere horror psicologico e rientrano a pieno in questa descrizione.

Come scritto prima è un film parecchio fedele al libro, nel senso che io durante la visione ho riconosciuto quasi ogni scena come presente anche nel testo (c’è anche da dire che la mia lettura risale ad anni fa quindi potrei aver tralasciato qualcosa), la regia non spicca per originalità secondo me, non ha particolarità sotto questo punto di vista, la fotografia invece è davvero buona.

Forse non ha avuto così tanto successo perché il libro si concentra parecchio sulla psicologia e sui pensieri di Merricat, ma un film riesce a cogliere certe sfumature di meno rispetto ad un libro, o forse sto solo cercando un significato…

Il libro ruota tutto attorno alla spirale sempre più oscura in cui finisce la mente di Merricat e anche al suo legame a tratti morboso con la sorella, il film coglie il senso del testo, ma non riesce a renderlo profondo come il libro secondo me.

In linea di massima da persona a cui è piaciuto il libro, ho gradito il film.

Midsommar invece è uno degli horror dell’anno, ne ho sentito parlare ovunque e quasi sempre in un tono entusiasta, per la regia di Ari Aster (lo stesso de Hereditary – Le radici del Male), ha come protagonisti l’attrice Florence Pugh, l’attore Jack Reynor, William Jackson e Will Poulter.

Andiamo subito alla trama, di cosa parla Midsommar?

Di Dani una giovane ragazza che si ritrova in un momento piuttosto buio, la sorella si è suicidata e ha portato con sè anche i loro genitori, e come se non bastasse i suo fidanzato Christian vuole lasciarla, incitato anche dai suoi amici.

Questi amici ad un certo punto decidono di organizzare un viaggio in Svezia per partecipare ad un festival folkloristico, all’inizio Dani non viene invitata ma è Christian a costringere gli amici e alla fine tutti partono per la Svezia.

Qui entrano in un villaggio assai strano per loro, in cui tutti sono vestiti di bianco e sembrano all’apparenza insoliti, ma comunque gentili, e in breve tempo tutto si trasformerà in un esperienza sempre più inquietante che non lascia scampo.

In questo horror viene esaltata la fotografia che diventa un altra protagonista del film, non si può non ammirare il gran lavoro fatto in questo campo, ho adorato l’uso dei colori, si passa da un bianco limpido a colori accesi con parecchia saturazione, ad esempio i colori dei fiori sono sgargianti e attirano del tutto l’occhio.

La scenografia è quasi sempre pulita e netta, ogni oggetto o personaggio o minima sfaccettatura è al suo posto in un fotogramma costruito a tavolino.

A tratti alcune inquadrature sembrano quasi inutilmente elaborate, questo forse è uno dei pochi difetti.

E’ crudo come film, mostruoso, è quel tipo di horror che gioca sul rinchiudere la protagonista in uno scenario a lei sconosciuto circondata da personalità che non conosce, a parte il fidanzato e gli amici che man mano inizieranno e a diventare quasi estranei.

Avanzando nel film ad un certo punto si avverte quasi un senso di abbandono, Dani infatti si ritrova ad una scelta finale piuttosto importante e non fa altro che lasciarsi andare ad una nuova realtà.

E’ un film che fa leva sul sentirsi isolati in mezzo ad una società/cultura ignota e spaventosa che adotta riti crudeli che considera normalità.

Mi è piaciuto come film, sinceramente non lo rivedrei, non tanto per la crudezza delle immagini o per il senso di claustrofobia e crudeltà mascherata a normalità, ma più perché lo considero uno di quei film che si vedono una volta solo, ovviamente questo vale per me.

Serie tv degli Ultimi Mesi

Qui ragazzi/e ce ne sono parecchie, infatti ora le mostrerò tutte, ma ne parleremo pian piano, via!

Sì, sono parecchie, ma andiamo con calma.

Parliamo di quella che per me regna sovrana su tutte, la mia preferita in questa lista di ben sette serie tv, quella che ho amato e che continuo a rivedere a ripetizione.

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Ho scoperto questa serie per puro caso, infatti un giorno mi è stato suggerito su Youtube un video in cui veniva mostrato un collage di scene prese dalla serie, mi ha incuriosita e alla sera mi sono guardata la prima puntata su Netflix, è stato l’inizio della fine.

Come scritto questa serie si trova per noi in Italia su Netflix, ma viene trasmessa in America anche sulla NBC.

La serie ad oggi ha tre stagioni, anche se è stata confermato da poco il rinnovamento per una quarta stagione, le prima due sono disponibili in italiano su Netflix mentre la terza deve arrivare.

La terza stagione è stata trasmessa fino a poche settimane fa negli States ed è stata tagliata, avrebbe dovuto essere la stagione più lunga della serie (con ben 16 episodi), ma per la pandemia è stata tagliata ad 11 episodi.

La serie è stata creata da Jenna Bans e Jeannine Renshaw, con co-produttrice esecutiva Dean Parisot che ha diretto l’episodio pilota.

Come attori/attrici principali abbiamo Christina Hendricks (nei panni di Beth), Mae Whitman (nei panni di Annie, la sorella di Beth), Retta (nei panni di Ruby), Matthew Lillard (nei panni di Dean, il marito di Beth) e Manny Montana (nei panni di Rio).

La trama base della serie è questa:

Tre donne (Beth, Annie e Ruby) in una situazione economica assai complessa (nel momento in cui le conosciamo noi) scelgono di rapinare un supermercato con l’obbiettivo di prendere trentamila dollari, il supermercato è quello in cui lavora Annie, la sorella minore di Beth.

Riescono nel loro intento e sono in preda all’euforia per il successo, ma scoprono ben presto di non aver preso la cifra desiderata bensì molto di più, mezzo milione di dollari.

E si insospettiscono, come può un supermercato non così grande avere in cassaforte una cifra simile? E i loro sospetti sono fondati perché ad un certo punto ricevono una visita da un individuo parecchio minaccioso, il capo di una gang, Rio.

Dopo l’arrivo di Rio la loro vita non sarà più quella di prima.

La serie verte su vari punti, ma secondo la mia particolare analisi nel secondo episodio della prima stagione c’è un monologo che introduce il significato profondo della serie, è un monologo di Beth, lei parla mentre rischia la vita, ha una pistola puntata alla testa e parla della sua normalità, del fatto che loro tre sono persone normali e un evento come l’omicidio di una o più sconvolgerebbe tutti (per vari motivi).

Questo monologo all’apparenza inserito per far capire allo spettatore che Beth vuole salvarsi e salvare le altre ha decisamente più significati, è la serie stessa, donne normali (e buone come da titolo) che finiscono per mantenere una facciata tale diventando tutt’altro.

La serie appartiene al genere drama-comedy e ci rientra a pieno, ha momenti divertenti seguiti da momenti drammatici, in cui le protagoniste si ritrovano davanti a scelte difficili e tragiche, tradimenti e ferite difficili da chiudere.

Ma il tutto è sempre presentato in modo non tragico, mantiene quasi sempre un’alone di simpatia.

La regia è buona, ho adorato le musiche, sempre perfette, è una serie che risulta in toto davvero godibile.

Ho adorato il rapporto fra le tre donne, c’è molta chimica e si vede, ogni volta che mi capita di arrivare ad una scena in cui parlano e complottano fra di loro mi sembra di ritrovare quella sensazione che si prova quando si è in compagnia di amiche fidate con cui puoi parlare di tutto, queste trasmettono un forte senso di amicizia e lealtà.

Insomma, adesso mi fermo perché se fosse per me starei qui a parlare solo di “Good Girls” ma abbiamo altre 6 serie di cui parlare.

Voglio però dire solo una cosa, Good Girls è una serie iper sottovalutata, molte persone a cui ho nominato la serie non ne conoscevano nemmeno l’esistenza e nemmeno io prima di incorrere in un fortuito video su internet, tutto ciò per dire, date una possibilità a questa serie, se una sera (o una mattina, un mezzogiorno, un pomeriggio quando volete gustarvi qualcosa in tv) non sapete cosa guardare e avete voglia di una serie frizzante, divertente con protagoniste forti e “normali”, guardate Good Girls.

Sembra tanto un appello questo e forse lo è, merita di essere conosciuta e apprezzata questa serie.

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Locke & Key è una serie piuttosto di successo, si trova sempre su Netflix e dal momento del lancio è andata incontro a un buon numero di consensi.

So che non a tutti è piaciuta, si basa su una serie di graphic novel (che io non ho letto, ma che voglio recuperare, figurarsi se sto ferma) di Joe Hill e Gabriel Rodriguez.

Tra gli attori/attrici principali troviamo: Darby Stanchfield (Nina Locke), Connor Jessup (Tyler Locke), Emilia Jones (Kinsey Locke), Jackson Robert Scott (Bode Locke) e Laysla De Oliveira (Dodge/Eco).

La serie parla di questa famiglia, la famiglia Locke che decide, dopo la morte del padre e marito, di trasferirsi nella loro casa ancestrale in Massachussets, questa casa però è speciale, magica, infatti all’interno di questa casa si trovano delle chiavi particolari che donano abilità e poteri. Un demone però, che all’inizio abita sul fondo di un pozzo, vuole tutte le chiavi e non si fermerà di fronte a nulla.

La parte migliore della serie per me è l’atmosfera, è quasi sempre oscura, anche nei momenti di “tranquillità” o presunta tale, si ha sempre il sentore che qualcosa di maligno stia per accadere.

Ci tengo a dire che non ho terminato la prima stagione, mi mancano pochi episodi alla fine, voglio specificarlo perché ho letto varie opinioni in giro in cui si criticava il finale di stagione e la piega generale della serie verso la fine.

E’ una serie che affronta un’infinità di temi, dai traumi infantili, alla morte di un genitore, dall’impotenza a quel delicato periodo che è l’adolescenza, dai legami famigliari alla fiducia, insomma c’è molto di cui parlare.

La regia è anche qui buona, non è un qualcosa di sconvolgente, la scenografia mi è piaciuta sopratutto per il punto di prima, per il creare scene che incutono sempre un po’ timore.

Uno degli altri punti forti della serie è il concept di base, ovvero l’idea delle chiavi e il fatto che la casa è la protagonista della serie, forse sono un poco di parte perché le storie in cui si da vita ad un edificio sono fra le mie preferite.

E’ un sarei in completo stile Netflix, quindi adatta da guardare per intrattenimento, ma come dicevo tratta anche tematiche forti, che riportano un po’ tutti noi all’infanzia.

Mi è piaciuta.

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The Office è una serie piuttosto famosa, sopratutto in America, io l’ho vista su Prime Video, lì trovate tutte le 9 stagioni.

Ci sono varie serie comedy in questa lista, sono stati mesi difficili per tutti, una risata era necessaria.

Allora The Office, è una sitcom americana appunto creata da Ricky Gervais e Stephen Merchant, insieme con Greg Daniels.

La serie è realizzata con la tecnica del falso documentario, narra le disavventure di un gruppo di colleghi che lavora in una sede della Dunder Mifflin, un’azienda che si occupa della distribuzione della carta.

La trama è questa quindi noi seguiamo le varie gag che accompagnano i personaggi i ogni episodio mentre sono costretti a sopportare l’umorismo imbarazzante del loro capo Michael.

Fra gli attori principali troviamo: Steve Carell (Michael Scott), Rainn Wilson (Dwight Schrute), John Krasinski (Jim), Jenna Fischer (Pam), B.J. Novak (Ryan), Ed Helms (Andy), Brian Baumgarner (Kevin), Leslie David Baker (Stanley), Kate Flannery (Meredith), Angela Kinsey (Angela), Oscar Nunez (Oscar), Phyllis Smith (Phyllis), David Danman (Roy), Melora Hardin (Jan), Mindy Kaling (Kelly) e Paul Lieberstein (Toby).

Non è quel tipo di serie che ti fa ridere a crepapelle dall’inizio alla fine, ma le gag sono quasi sempre di alto livello, alcune invece sono volutamente imbarazzanti sopratutto quelle che riguardano Michael e il suo umorismo appositamente sbagliato.

All’inizio la serie non ha ricevuto un gran feedback (dalla critica sopratutto) ma con il tempo e le stagioni successive man mano è diventato un vero fenomeno, è entrata nella cultura americana.

Ho adorato l’evoluzione dei personaggi nel corso delle puntate, seguire le loro vite, i loro legami con gli altri colleghi e non solo è affascinante, è come stare accanto a dei buoni amici per anni.

Vorrei inoltre dire che la scelta degli attori è stata perfetta secondo me, ognuno è al posto giusto.

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Abbiamo un altra serie comica, questa volta italiana, ovvero Boris, ideata da Luca Manzi.

Ho visto questa serie su Netflix, lì trovate tutte e tre le stagioni.

Tra gli attori/attrici principali troviamo: Francesco Pannofino (René), Alessandro Tiberi (Alessandro), Caterina Guzzanti (Arianna), Carolina Crescentini (Corinna), Pietro Sermonti (Stanis), Eugenia Costantini (Cristina), Karin (Karin), Angelica Leo (Fabiana) e Ninni Bruschetta (Duccio).

E’ una delle serie comiche italiane più citate e più pop direi degli ultimi tempi, volevo vederla da parecchio, perché ne ho sentito parlare ovunque senza sapere bene nulla a riguardo.

La serie ha un concept interessante, ovvero segue le avventure su un set di una fiction televisiva, noi in particolare all’inizio seguiamo Alessandro, uno stagista appassionato di spettacolo al suo primo giorno sul set.

Su questo set troviamo i vari personaggi, tra cui René, il regista che sembra aver abbandonato l’idea di realizzare produzioni di qualità per lasciarsi andare a prodotti televisivi privi di qualunque tipo di qualità, si ritrova a girare la seconda stagione di una serie tv fallimentare ovvero “Gli Occhi del Cuore 2”.

Come detto da Marta Bertolini,  «Boris fu vittima, o forse è stata la sua fortuna, della pirateria: diciamocelo, Boris su Fox lo guardava pochissima gente ed è diventato un culto grazie al passaparola e alla pirateria.»

E’ una serie divertente, critica riguardo un tipo di televisione infima e ad altri aspetti del nostro paese, il favoritismo, i giovani sottopagati, la rinuncia alla qualità ecc. ecc.

E’ una serie brillante, acuta, ma anche forte in tutti i sensi, l’umorismo di René è sempre… diretto.

Merita di esser vista di certo.

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Bloodride è una serie Netflix, composta per ora da una sola stagione uscita quest’anno.

La prima stagione si compone di 6 episodi ognuno di loro è indipendente.

In ogni episodio infatti ci viene narrata la storia di un personaggio fra quelli presenti su un inquietante bus, ad inizio episodio compare sempre il filmato di questo bus dentro al quale viaggiano un manipolo di persone fino a quando l’inquadratura si sposta su una/o più persone in particolare e lì capiamo che lui/lei/loro saranno i protagonisti dell’episodio.

La serie è creata da Kjetil Indregard e Atle Knudsen, è di origine norvegese.

Questo tipo/struttura di serie mi ricorda molto una serie di cui vi avevo parlato tempo fa ovvero Creeped Out, sempre disponibile su Netflix.

Me la ricorda, ma sono comunque parecchio diverse, ad esempio Creeped Out l’ho apprezzata molto perché è sempre una serie con episodi a sé ma legati da un punto in comune e ogni episodio racconta una storia/leggenda/evento, ben costruito che ha un suo senso logico e ha degli ottimi ritmi.

Bloodride no, prima di tutto io ho ipotizzato che questo bus fosse una specie di bus infernale diciamo, un mezzo di trasporto per le anime che raggiungono l’inferno, ma è una mia ipotesi perché non è ben specificato ed è un peccato perché è la base della serie, ma è anche uno degli aspetti pi affascinanti.

A parte questo ho un serio problema con le storie narrate, mi è capitato di non sopportare la maggior parte dei personaggi, ma questo non è stato l’aspetto peggiore per me, la critica che mi sento di smuovere alla serie è che ogni episodio sembra cadere nel delirio o nella risoluzione finale senza mezze misure, non ha un buon ritmo, non c’è una tempistica piacevole, tutto decade in qualche nano secondo.

Alcune storie sembrano proprio leggende e sono interessanti, ma il modo in cui vengono trattate non lo è a mio avviso, mi aspettavo di più, peccato perché l’idea del bus infernale non era male.

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The Good Place è una serie fantasy creata da Michael Shur, ha quattro stagioni ed è terminata con appunto la quarta e ultima stagione, è stata trasmessa sulla NBC.

Fra gli attori/attrici principali troviamo: Kristen Bell (Eleanor), William Jackson Harper (Chidi), Jameela Jamil (Tahani), D’Arcy Carden (Janet) e Manny Jacinto (Jason).

La serie è disponibile su Netflix e su Infinity.

Anche qui abbiamo un concept di base degno di essere approfondito, Eleanor infatti, la nostra protagonista, muore e si ritrova nell’aldilà. Qui incontra il suo mentore Michael, che le dice di essere meritevole di stare nella “parte buona” per tutte le sue buone azioni compiute in vita. Il problema è che deve esserci stato un errore, Eleanor non è una persona buona, anzi è una ragazza egoista che non ha compiuto nessuna delle azioni elencate da Michael.

So che a molte persone è piaciuta questa serie, appartenente al genere comedy, a me purtroppo no.

Ho guardato quasi tutta la prima stagione, tranne l’ultimo episodio perchè ad un certo punto ho perso interesse.

Gli effetti fantasy sembrano “economici” diciamo, non capisco se è un effetto voluto oppure no, sta di fatto che è una serie comedy che non fa mai ridere.

Io non credo di aver sorriso nemmeno una volta durante la visione e non ho un umorismo così schizzinoso…

Non ho dei particolari che legano lo spettatore in un qualche modo, ripeto, l’idea base è ottima il problema è tutto il resto, l’umorismo, l’interesse, gli effetti, lo svolgimento in generale.

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Infine parliamo di “On My Block“, serie tv disponibile su Netflix, ha attualmente tre stagioni.

La serie è stata creata da Lauren Lungerich, Eddie Gonzalez e Jeremy Haft.

Tra gli attori/attrici principali troviamo: Sierra Capri (Monse), Jason Genao (Ruben), Brett Gray (Jamal), Diego Tinoco (Cesar) e Jessica Marie Garcia (Jasmine).

La serie si basa sulle vicende di un gruppo di ragazzi che abita in un quartiere difficile di Los Angeles, Freeridge, in mezzo a bande di quartiere, questi sono in procinto di iniziare le superiori.

Affrontiamo vicende legate alla crescita dei personaggi, quindi mi verrebbe da chiamarla una serie tv di formazione, questi giovani come scritto sono a stretto contatto con una banda, in particolare Cesar finisce (per la sua famiglia) invischiato all’interno di una banda e i suoi amici di sempre cercano di aiutarlo ad uscirne.

Vediamo uno spaccato di società difficile, che ha a che fare con la criminalità.

I personaggi sono caratterizzati bene, anche gli attori che li interpretano sembrano ottimi per la parte.

Sono ragazzini che si ritrovano vicini ad un passo importante e devono iniziare al loro futuro, in tutto questo come se non bastasse appaiono centinaia di altri problemi e loro di tutto per cercare di risolverli assieme.

Il loro legame è un piacere da vedere specialmente in alcune situazioni delicate.

La serie non spicca per estri creativi o originali secondo me, ma rimane una visione piacevole.

Documentario degli Ultimi Mesi

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Going Clear, Scientology e la Prigione della Fede” è stato il documentario dell’ultimo periodo per me.

E’ del 2015 e da qualche settimana è disponibile su Netflix, il documentario è stato tratto da un omonimo saggio (in Italia edito da Adelphi) di Lawrence Wright, presente anche lui nella pellicola.

Il tutto è diretto da Alex Gibney, un protagonista del documentario stesso.

La pellicola è di 120 minuti circa, e tratta di Scientology e di tutto ciò che si nasconde dietro alla facciata blu di questa organizzazione, dalle sue origini, al fondatore Ron Hubbard, a storie di torture e vessazioni.

Ho già visto vari documentari sull’argomento, ma questo ha aggiunto informazioni che non conoscevo e che ritengo davvero importanti per farsi un’idea più netta su ciò che è Scientology e su quello che è accaduto nella storia di questa organizzazione.

Scientology non è riconosciuta in Italia come religione, ma negli Stati Uniti e in Australia (e anche in Inghilterra) è riconosciuta come religione.

La chiesa di Scientology si basa sui principi istituiti dal fondatore, Ron Hubbard appunto, uno scrittore che iniziò la sua carriera negli anni trenta pubblicando testi di genere fantasy, western, fantascienza e tanti altri, nel 50′ però ci fu una svolta nella sua carriera con il testo Dianetica/Dianetics, l’opera alla base della chiesa che riscosse un enorme successo.

La vita di quest’uomo è davvero intricata e lunga da descrivere, sta di fatto che dalla sua mente nascono i principi di questo credo, tutti basati sulla mente e sull’universo contenuto in essa.

Questo documentario è una descrizione (non completa perché ciò avrebbe richiesto di certo più ore) della chiesa, delle sue pratiche, della sua storia, del perché è diventata una religione e tutto questo viene spiegato da chi è stato all’interno della chiesa per anni.

All’interno di questo gruppo ci sono anche personaggi famosi, si prendono in esame anche due figure di spicco che hanno di certo offerto molta pubblicità a Scientology, ovvero Tom Cruise e John Travolta.

All’inizio chi entra nella chiesa lo fa perché si sente bene, magari è in un periodo complesso della propria vita ed è vulnerabile, Scientology utilizza uno strumento, l’E-meter, e una persona che entra a far parte dell’organizzazione deve sottoporsi spesso a sessioni di e-meter, questo strumento (ma è il caso di dirlo, chi usa lo strumento, non lo strumento stesso) sonda nella memoria dell’interrogato e cerca di “ripulire” questa memoria portando alla luce ricordi traumatici.

Una persona si sente bene perché vede in questi la risposta a tutto ciò che non va nella propria vita, il problema è che la memoria non è attendibile, quindi la maggior parte dei ricordi che fuoriescono da questo vaso di Pandora non sono veri, sono una caricatura (magari un frammento di uno spot pubblicitario visto da piccoli o altro) e vengono utilizzati come se fossero ricordi attendibili veri e propri.

Tutto il materiale che fuoriesce da questi interrogatori viene registrato e se c’è qualcosa di compromettente viene messo da parte per ricattare in un futuro l’interessato.

Il documentario mostra ogni fase che accompagna un membro di Scientology, mette in luce alcuni fatti piuttosto conosciuti accaduti negli anni, si sofferma in particolare sulle testimonianze e sull’esperienza di ogni intervistato/a.

Gli effetti utilizzati sono ottimi, la regia altrettanto ed è nel complesso un documentario davvero ben realizzato che analizza un fenomeno come quello di Scientology che ha coinvolto decisamente più persone di quelle a cui si può pensare, a molte ha rovinato la vita, ha estorto denaro, ha tolto ogni contatto con ogni fonte esterna, ha imposto torture ecc.

E’ interessante analizzare questo fenomeno per capire come può nascere tutto questo dalla mente di un uomo che viene descritto come ossessivo e paranoico, che sembra delirare molte volte sparando segreti sulla vita e sul mondo che sembrano usciti da un libro di fantascienza, e nonostante ciò è riuscito a mettere insieme ciò che è un’organizzazione milionaria come quella di Scientology.

Canzoni degli Ultimi Mesi

Ahh qui ne abbiamo un bel po’!

Ho scoperto Isak Danielson che secondo il mio modesto parere ha una voce pazzesca, l’ho sentito collegare spesso a Lewis Capaldi e in effetti…

Isak Danielson – Broken

Isak Danielson – Power

Take Control – Kodaline

Old Money – Lana del Rey

High School Sweethearts – Melanie Martinez

Count your Blessings – Mattiel

The Boy With The Moon and Star on His Head – Cat Stevens

Street Life – The Crusaders

Cosmetico/prodotto skincare degli Ultimi Mesi

Ho sopratutto prodotti skincare da citare perché sono mesi che non mi trucco, o mi trucco pochissimo, un po’ per la quarantena ovviamente, un po’ perché in generale ultimamente mi dedico ad un trucco/non trucco, sarà una fase, chissà.

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Il primo prodotto di cui voglio parlarvi è un gel detergente della linea BIO di Phytorelax (brand che apprezzo particolarmente anche per i prodotti corpo).

Questo gel lo avevo acquistato prima del lockdown su un sito online, ma credo si possa reperire anche nella profumerie, ha un costo attorno alla decina di euro.

Questo in particolare è adatto alle pelli miste e impure, dato che ho una pelle mista pensavo fosse perfetto per me e in effetti funziona bene sul mio tipo di pelle, mi piacciono i gel detergenti perché sono rinfrescanti e risvegliano il viso al mattino quando mezzi sonnolenti ci si avvia in bagno per lavarsi.

Lascia una sensazione di freschezza e purezza quindi è un ottima base per qualunque cosa succederà di lì a breve sul viso, che applichiate subito una crema idratante o facciate uno scrub ecc.

Cercavo da tempo un buon gel detergente e questo lo sto usando con piacere.

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Parlando di scrub ecco quello che utilizzo io dopo aver usato il gel, ovvero lo scrub di Naobay, il Deep Cleansing Scrub Cream scrub.

E’ uno scrub in crema, tipologia che non apprezzo sempre perché molte volte questo lascia una specie di “patina” fastidiosa e grassa sul viso, ma questo no, una volta sciacquato sparisce del tutto senza lasciare segni.

Non è troppo aggressivo anche per il fatto che la crema ammorbidisce il tutto.

Lo acquistai sempre mesi fa (non finisce più questo scrub) prima del lockdown in profumeria ma si trova anche online.

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Maschere! Parliamo di questa maschera di Korres, un marchio che non avevo mai provato, questa è una maschera idratante con yogurt greco.

Ho avuto modo di provarla nella travel size che ha comunque parecchio prodotto all’interno quindi la sto utilizzando da settimane, quella che vi mostro in foto è la full size di 100 ml.

La consistenza sembra quella di uno yogurt molto denso mischiato a latte condensato, applicata sul viso assomiglia ad una normale crema idratante, non si avverte quasi durante il tempo di posa.

Credo di essermi innamorata, cercavo da tempo una maschera idratante davvero idratante e non grassa o di quell’idratante che diventa secchezza dopo 2 minuti.

Questa idrata (senza ingrassare in modo fastidioso) la pelle per giorni, la lascia elastica, morbida e omogenea.

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Ultimo prodotto, abbiamo un lip balm di Dr. Lipp, anche senza inserire prodotti makeup riesco ad inserire un prodotto per e labbra.

E’ leggermente colorato, è disponibile in tre colorazioni, si trova su Lookfantastic, ma anche BeautyBay e Amazon.

So che non è apprezzato del tutto questo prodotto, per alcune persone risulta troppo appiccicoso, a me non da fastidio questa caratteristica, ma sì è un poco appiccicoso stile lip gloss.

Idrata le labbra per ore, è uno dei lip balm più idratanti che abbia mai provato.

 Questo effetto stile labbra idratate/piene/rinvigorite dura per parecchio, anche qui è scoccata la scintilla

Tè/bevanda degli Ultimi Mesi

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Ho scoperto questo infuso pazzesco della Pompadour, alla ciliegia e fragola.

So che non si trova in tutti i supermercati, ma è sempre reperibile online.

Se vi piacciono la fragola e la ciliegia di sicuro vi piacerà anche questo infuso, è saporito e gustoso.

Sarà che ogni giorno mi porto sempre dietro un tè/infuso/tisana, ma ho finito più di una confezione di questo infuso ad oggi.

Quadro/artista degli Ultimi Mesi

Negli ultimi mesi ho approfondito la mia conoscenza e la mia ricerca su Zdzislaw Beksinski (1929-2005), un pittore di origine polacca.

Come potete vedere le sue opere sono sempre cupe e tetre, dalle sfumature orrorifiche.

Iniziò la sua carriera come fotografo e fu subito un innovatore sia nella fotografia che successivamente nell’arte pittorica.

Aveva un carattere molto schivo e ciò lo portò ad estraniarsi dal mondo più sociale dell’arte, nel 75′ una giuria di critici lo definì il migliore artista dei primi trent’anni della Repubblica Popolare Polacca.

Il particolare periodo storico in cui è vissuto e cui ha sviluppato la sua arte ha influito di certo sulle sue opere, viene definito un “pittore maledetto”, “il pittore che dipingeva gli incubi”.

La sua morte avvenne nel 2005, venne trovato nel suo appartamento a Varsavia con 17 ferite da taglio sul corpo, è stato ucciso da dei conoscenti perché si è rifiutato di prestare loro dei soldi, per la precisione alcune centinaia di zloty (circa 100 dollari).

Nonostante fosse particolarmente schivo non era conosciuto per avere un brutto carattere, era definito una persona piacevole, ma di certo timida e chiusa.

La sua arte è di certo particolare, affascinante ed abbagliante in modo oscuro e tetro, può sembrare una contraddizione, ma ogni suo dipinto sembra raffigurare la decadenza umana, l’essere che perisce sempre, in ogni condizione umana c’è un fondo di fine e rassegnazione.

Lui definiva in modo diverso le sue opere, le descriveva come opere quasi ottimiste e divertenti, di certo in alcune è visibile questo aspetto, ma di primo acchito non si può non avvertire il tutto come una raffigurazione del deterioramento umano, per lo stile.

Vi consiglio questo video, non approfondisce del tutto l’artista, ma è una buona introduzione.

Scoperta degli Ultimi Mesi

Ho scoperto varie “cose”, ma la maggior parte di queste mi sono sfuggite.

Tranne Scrivener e Masterclass.

Scrivener è un programma perfetto per chi scrive, è a pagamento, ma si può provare per 30 giorni.

Da poco è uscita la terza versione, ha tutte le funzioni più utili per scrive come la suddivisione di pagine apposite per personaggi, ambientazioni e qualunque altra categoria di vostro gradimento.

La suddivisione in capitoli, parti varie, icone pensate per ricordare quali parti vanno revisionate, quali sono a posto, quali vanno riscritte, insomma ogni funzione pensata per uno/una scrittrice.

Conoscevo da tempo questo programma, ma l’ho sempre sottovalutato, sono sincera, pensavo non fosse un qualcosa di speciale rispetto ad un classico word, mi sbagliavo.

Questo programma non è word, è la perfezione per uno scrittore, è pensato per aiutare in ogni modo possibile e facilitare il lavoro.

Masterclass invece è un sito piuttosto famoso, grazie anche alla pubblicità su Youtube.

Si possono trovare classi/corsi di ogni tipo, io mi sono iscritta sopratutto per le classi riguardanti la scrittura, troviamo autori del calibro di Neil Gaiman, Joyce Carol Oates, Margaret Atwood, R.L. Stine e altri.

In questo momento sto seguendo ovviamente la classe di Neil Gaiman, è colpa anche sua se mi sono iscritta (anzi sopratutto sua), ma voglio iniziare a breve quella della Oates.

Ci sono comunque moli altri argomenti, dal lifestyle, alla sceneggiatura, alla regia, alla recitazione, alla cucina, alla musica, all’arte ecc. ecc.

Per ogni argomento abbiamo specialisti del campo che insegnano (ad esempio per la cucina c’è Gordon Ramsay).

Vorrei scrivere un articolo dedicato a Masterclass per dirvi se secondo me ne vale la pena oppure no, parlarvene più nel dettaglio quindi non mi dilungo oltre.

App degli Ultimi Mesi

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Nichi è un’app per stories e collage, la utilizzo da mesi ed è intuitiva e semplice.

Si possono realizzare stories davvero carine, ci sono parecchi elementi gratuiti da inserire anche se non tutti lo sono, infatti per alcuni è necessario pagare, ma si possono realizzare comunque stories soddisfacenti già con gli elementi gratuiti.

E’ l’applicazione che utilizzo sempre in Instagram, non ho scoperto grandi app in questo periodo, questa è l’unica che ho effettivamente utilizzato con piacere.

Citazione degli Ultimi Mesi

Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza.
Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo.

– Albert Camus

Poesia degli Ultimi Mesi

Limite

La donna ora è perfetta
Il suo corpo
morto ha il sorriso della compiutezza,
l’illusione di una necessità greca
fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi
nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.
I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,
presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti
di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino
s’irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.
La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso,
non ha motivo di essere triste.
E’ abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

– Sylvia Plath (scritta prima di morire)

Bene!

Siamo finalmente arrivati alla fine, ho voluto scrivere questo articolo cumulativo per metterci in pari e chiudere il capitolo dedicato agli scorsi mesi, credo sia l’articolo più lungo che abbia mai scritto e pubblicato.

Sono contenta perché dal mese prossimo possiamo iniziare un nuovo capitolo con questa rubrica, rimettiamoci in carreggiata, torniamo alle tradizioni!

E voi? Quali sono le vostre cose dei mesi passati? Sono stati mesi pesanti e difficili, hanno provato tutti noi per un mare di ragioni diverse.

Noi ci leggiamo prestissimo!

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LiberTiAmo di Giugno (2020)

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state? Spero davvero nel migliore dei modi!

Oggi, come ogni primo del mese parliamo del libro che sarà in lettura sul gruppo per appunto il mese appena inaugurato, in questo caso giugno.

Questo mese abbiamo un testo che ha prevalso sugli altri con una gran percentuale di voti, un testo che sta davvero spopolando in questo momento!

Come sempre vi ricordo che potete unirvi alla lettura in qualunque momento, ci trovate su Goodreads e su Telegram, la lettura si estende a tutto il mese di giugno, quindi da oggi (01/06) al 30/06.

Andiamo a scoprire la lettura di giugno!

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Persone Normali – Sally Rooney

Casa editrice: Einaudi

Link all’acquisto: QUI

Trama

Connell e Marianne frequentano la stessa scuola di Carricklea, un piccolo centro dell’Irlanda rurale appena fuori Sligo. A parte questo, non hanno niente in comune. Lei appartiene a una famiglia agiata e guasta che non le fa mancare nulla tranne i fondamenti dell’amore e del rispetto. Lui è il figlio di una donna pratica e premurosa che per mantenerlo fa la domestica in casa d’altri (quella della madre di Marianne). Nell’inventario di vantaggi e svantaggi, l’inferiorità economica di Connell è bilanciata sul piano sociale. Lui è il bel centravanti della squadra di calcio della scuola e fra i compagni è molto amato, mentre Marianne, che nella pausa pranzo legge da sola Proust davanti agli armadietti, è quella strana ed evitata da tutti. Se la loro fosse una battaglia, o anche solo una sequenza di scaramucce amorose, si potrebbe dire che le frecce al loro arco si equivalgono. Ma Connell e Marianne sono «come due pianticelle che condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l’una vicino all’altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili»: nella loro crescita, si appoggiano e si scavalcano, si fanno molto male ma anche molto bene, e la sofferenza che si procurano non è che boicottaggio di sé. Certo, la ferocia informa tutti i rapporti di potere che vigono fra i personaggi, nella piccola scuola di provincia come nel prestigioso Trinity College cui entrambi i ragazzi accedono, nelle dinamiche di genere come negli equilibri famigliari. Perfino in quelle dicotomie sommarie che tanto Connell quanto Marianne subiscono, e in cui essi stessi indulgono: quelle fra persone gentili e persone crudeli, fra brave persone e persone cattive, corrotte, sbagliate, fra persone strane e persone normali. In un modo o nell’altro entrambi aspirano alla normalità, Connell per un’innata benché riprovevole pulsione di conformità, Marianne forse per sfuggire a quella cruda e pervasiva sensibilità che tanto dolore le causa e che facilmente vira all’autodistruttività. C’è Jane Austen in queste pagine, la forza del suo dialogo, la violenza sotterranea delle sue relazioni, e l’omonimia di Marianne con l’eroina del suo romanzo piú celebre ne è un indizio. Per anni Marianne e Connell si ruotano intorno «come pattinatori di figura», rischiando la vita e salvandosela, chiedendosi, promettendosi, negandosi, dimostrandosi che quella che li lega è una storia d’amore. La conclusione è un capolavoro di tenera e dolente maturità, per un’autrice oggi ventottenne che a ogni nuovo passo sbaraglia tutte le aspettative.

Persone Normali è stato pubblicato nel 2018.

Ha riscosso un enorme successo ed è stato candidato ai Goodreads Choice Awards per il genere Fiction.

Dal libro è stata tratta anche l’omonima serie tv della BBC.

E voi? Parteciperete alla lettura? Avete già letto “Persone Normali? Sì, vi è piaciuto? Fatemi sapere!

Ci leggiamo prestissimo!

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Il Giro di Vite – Henry James

Buon sabato!

Come state? Come state passando queste giornate assai particolari?

Lo so che vi avevo promesso le “cose del mese” come prossimo articolo dopo il precedente, ma cambio di programma! Non temete, a breve arriverà “le cose del mese”, a brevissimo!

Ma oggi parliamo del libro in lettura ad aprile sul gruppo di lettura, infatti per tutto il mese scorso abbiamo avuto modo di leggere “Il Giro di Vite” di Henry James.

Ho terminato questo libro più di due settimane fa, ma pubblico questa recensione solo ora un po’ perché mi sono voluta prendere qualche giorno di tempo per riflettere su questa lettura e po’ per vari impegni che hanno rimandato la scrittura della recensione.

Io direi di iniziare subito allora!

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Il Giro di Vite – Henry James

Pagine: 167

Genere: orrore/gotico/ghost story

Prezzo ebook: € 2,99

Prezzo di Copertina: € 9,00

Anno di Pubblicazione: 1898

Link all’acquisto: QUI

 

Trama

Protagonisti di “Giro di vite”, forse il più celebre tra i romanzi brevi di Henry James, sono Flora e Miles, due bambini perseguitati dai fantasmi di un’istitutrice e di un maggiordomo, e intrappolati in quella che Fausta Cialente nella nota al testo definisce una “tirannica atmosfera”. Ai classici motivi del racconto nero, “gotico”, James unisce una sottile indagine psicologica, consegnando al lettore uno dei più suggestivi racconti del mistero, sempre al confine tra realtà e soprannaturale.

Certo, in teoria tutti concordavamo ch’egli dovesse prender lezioni da me durante quell’incantevole estate, ma ora mi rendo conto che, per intere settimane, fui io piuttosto a ricevere lezioni. Imparai qualcosa – certamente all’inizio – che non avevo appreso nella mia vita modesta e limitata: imparai a divertirmi, e perfino a saper divertire, e a non pensare all’indomani. Era la prima volta, in un certo senso, che mi accorgevo dello spazio e dell’aria e della libertà, di tutta la musica dell’estate e dei misteri della natura.

Recensione

Come scritto sopra ho avuto bisogno di tempo dopo la lettura per riflettere sul testo che avevo appena terminato, mi ero approcciata a “Il Giro di Vite” con ottime aspettative, da parecchio infatti questo libro sosta nella mia libreria e ogni volta che mi capitava di guardarlo pensavo “oh, devo assolutamente leggerlo perché di sicuro mi piacerà”.

Purtroppo non è stato proprio così…

Andiamo con ordine, questo libro ha una lunga storia, è stato infatti pubblicato nel 1898 a puntate sulla rivista Collier’s Weekly, ed è classificato come una storia di genere gotico con i fantasmi.

Il fascino di questo libro risiede nella confusione che provoca nel lettore nelle diverse possibili interpretazioni che a fine lettura si fanno strada ripensando a ciò che si è appena letto.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di James a volte sembra concentrasi parecchio sui luoghi, ad esempio si lascia andare a descrizioni piuttosto approfondite sulla casa, sul lago, sui piccoli dettagli dell’abitazione e tutto ciò torna al genere gotico, sono infatti le descrizioni a dare alla storia sempre un tocco gotico.

Ci si immagina questa grande magione e questa istitutrice che vaga per il tuo giardino e si perde a guardare la struttura quando all’improvviso inizia a vedere delle figure comparire di tanto in tanto.

E’ interessante il fatto che nonostante ci siano altre figure che lavorano all’interno della magione, l’autore sembra concentrarsi ed isolare quasi le figure dell’istitutrice e dei due bambini.

A queste descrizioni si affacciano anche scene di direi finta azione, capita spesso infatti di seguire la protagonista nei suoi ragionamenti che si concludono quasi sempre con l’iniziativa di voler fare un qualcosa senza però agire in modi particolari, almeno la maggior parte delle volte.

L’atmosfera è mista direi, ci sono momenti in cui sembra di stare a lume di candela mentre si cerca di vedere nel buio, mentre in altri si avverte un clima quasi giocoso e leggero.

Il ritmo sembra quasi sempre raggiungere l’apice alla fine del capitolo e qui torna il discorso della pubblicazione originaria in una rivista, quindi a puntate, forse per voler risvegliare l’attenzione del lettore l’azione, o comunque una scintilla di avanzamento nella storia, sembra (per la maggior parte dei capitoli concentrata solo nel pezzo finale.

Personaggi

Non ho amato il personaggio principale, ovvero quello dell’istitutrice, è di certo una ragazza che si ritrova a fare un lavoro in cui ad un tratto iniziano ad accadere cose strane e lei non sa a chi rivolgersi per poter sistemare queste situazioni, ma per la maggior parte del tempo pensa ed agisce come se stesse salvando il mondo senza smettere di correre da una parte all’altra quando guardando le azioni non è così.

Sembra che nei suoi pensieri cerchi sempre di darsi un tono, ma nella realtà si fa calpestare da questi bambini che conosce da relativamente poco tempo, deve proteggerli eppure a loro non basta nulla per farsi passare ogni marachella.

Ho trovato i suoi pensieri in grande contrapposizione con le sue azioni, nei pensieri sembra una ragazza determinata, pronta a tutto, certa di quello che vede e di quello che deve fare, ma nella realtà cambia faccia con nulla.

L’unico personaggio che ho gradito è quello della signora Grose, confidente della protagonista, anche lei lavora all’interno della magione.

E’ una donna umile, di indole buona che per la maggior parte del testo si ritrova ad essere la spalla della protagonista anche se non prende grandi iniziative, per il suo ruolo segue la protagonista.

Il mio interesse per la figura della signora Grose nasce per ciò che questa non dice, credo infatti che sia un personaggio che sa molto di più di quello che vuole far credere, sembra ogni volta volersi auto censurare ed il lettore in questo modo è portato a credere che ci sia un enorme mistero alla base di queste informazioni non dette, in realtà anche alla fine lei non rivela molto.

Sono qui a domandarmi ancora se lei sa davvero sa qualcosa in più o l’autore ha voluto far credere al lettore che questa sapesse di più di quello che si ritrova a dire nel libro.

Ci sono anche vari altri personaggi, come i due bambini, Miles e Flora, che per quanto mi riguarda risultano solo due bambini intelligenti e furbi, anche se per la maggior parte del tempo vengono descritti come angeli, sopratutto dalla protagonista (anche senza bisogno di una effettiva conoscenza, perché dopo qualche minuto dall’incontro di trova già innamorata di questi).

Infine abbiamo i personaggi dei fantasmi, la signorina Jessel, ex istitutrice e Quint, maggiordomo e amante della signora Jessel. Di loro, tirando le somme pensando a tutte le informazioni fornite non si sa un granché, si sa che erano amanti e che secondo la signora Grose, Peter Quint era una presenza negativa.

Interpretazioni

E’ appurato che il fascino del romanzo sia proprio quello che riguarda la confusione finale lasciata al lettore, per le molteplici interpretazioni e per le poche informazioni fornite.

A James piaceva dedicarsi alla psicologia dei personaggi e perdersi ad analizzarla, scrisse questa novella anche per analizzare appunto i comportamenti umani di fronte ad una situazione paranormale come quella dell’apparizione di spettri.

Eppure, ho trovato la psicologia dei personaggi in generale frustrante a tratti, è una psicologia che secondo me non va sempre in profondità ed è in netto contrasto con le azioni certe volte, non che nella realtà ognuno di noi faccia sempre quello che pensa, non dico questo, ma la protagonista passa tutto il tempo ad esaltare quasi un qualcuno che non è, almeno non dalle sue azioni.

Come dicevo questo libro ha parecchie interpretazioni, non posso analizzarle tutte perché farei spoiler incredibili, la più accreditata è comunque quella che la protagonista vede questi spettri per una sua pazzia, diciamo, mentale.

Io non abbraccio questa interpretazione, non credo che tutto sia frutto della psiche della protagonista, anzi attribuisco una buona porzione di “colpa” alla furbizia dei bambini, che sanno decisamente di più rispetto a quello che rivelano.

Conclusioni

E’ difficile per me arrivare a queste conclusioni e di certo mi dispiace scrivere ciò di un classico, ma vari aspetti di questo testo non mi hanno convinta.

Apprezzo un testo con molteplici interpretazioni, perché stuzzica la mente diciamo, ma in questo caso il libro mi è sembrato confuso come pochi, le informazioni fornite sembrano deboli e non sono abbastanza per potersi fare magari un idea più salda rispetto alla propria interpretazione.

Senza contare ciò che ho voluto scrivere per quanto riguarda la protagonista.

Quindi, tirando le somme, mi è piaciuto il personaggio della signora Grose e ho trovato alcune ambientazioni più convincenti di altre, vorrei aggiungere anche che per brevi secondi il libro riesce ad incutere ansia, in particolari nelle prime scene delle apparizioni.

Personalmente questa sensazione non è durata molto, ma per le prime due apparizioni mi sono sentita gelare una volta addentrata nelle descrizioni.

Voto

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Mi dispiace assegnare due stelline e mezzo, ma purtroppo per la mia esperienza di lettura è il voto che mi sento di lasciare.

E voi? Sono davvero curiosa di sentire altre opinioni, avete letto “Il Giro di Vite”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

Noi ci leggiamo prestissimo con le “cose del mese” giurin giurello!

Buon weekend!

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