L’Arte di Essere Fragili – Alessandro D’Avenia

Buondì compari, come procede l’esistenza?

Oggi, come da tradizione al termine di ogni mese, io e Tiziana siamo qui con la recensione del titolo del mese scorso del gruppo di lettura, che in questo caso è stato L’Arte di Essere Fragili di Alessandro D’Avenia.

Vi segnalo anche la recensione di Simona (lasiepedimore) che anche lei facente parte del gruppo ci supporta ogni mese, con ogni lettura.

Grazie Simona e grazie a tutti i membri del gruppo!

Bene dopo i ringraziamenti direi di concentrarci sulle dinamiche che hanno reso possibile questa lettura, come sempre abbiamo indetto un sondaggio e il titolo che l’ha spuntata è stato proprio questo, infatti sul gruppo abbiamo letto questo titolo dal 01/03 al 31/03.

Quindi, non procrastiniamo ancora gente, andiamo a parlare nello specifico di questa lettura!

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L’Arte di Essere Fragili, Come Leopardi può Salvarti la Vita – Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori

Pagine: 209

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 19,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 2016

Link all’Acquisto: QUI

“Con quello che chiamiamo “ispirazione”, e che non sappiamo neanche più cosa sia. L’abbiamo ridotta a una specie di prurito interiore che colpisce gente stravagante, e invece niente come l’ispirazione è capace di illuminare la nostra vita quotidiana da dentro, con quella luce che rende ogni nostro gesto autentico e ogni nostra opera feconda, indipendentemente dal risultato.”

Trama

“Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. 

Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

Recensione

Dunque, ho pensato molto a questo libro dopo averlo terminato, ci ho pensato perché mi sono trovata in difficoltà nel momento della valutazione finale perché questo libro, ve lo dico subito senza tanti giri di parole, non mi ha conquistata.

Mi aspettavo decisamente di più da un libro che da mesi è primo in classifica tra i titoli più venduti e da mesi si vede ovunque, su qualsiasi piattaforma.

Secondo me questo è il classico caso in cui una casa editrice molto grande (come appunto la Mondadori) ha lucrato pesantemente su un nome come quello D’Avenia.

Lo sappiamo, questo autore nel corso degli anni si è creato un vasto numero di fan che lo supportano e leggono avidamente le sue opere.

Io non ho nulla da dire sullo stile di scrittura di D’Avenia, perché è uno stile che mi è piaciuto molto, senza dubbio questo autore sa scrivere e il suo stile è uno dei punti positivi di questo libro.

Perché sì ha dei punti positivi, anche se per quanto mi riguarda sono di più quelli negativi.

Iniziamo con quelli positivi a questo punto, a parte lo stile dell’autore un altro punto a favore è l’idea di base che ha questo libro ovvero l’utilizzare una figura impressa nella mente di tutti come quella di Leopardi per fare dei ragionamenti semi-profondi sulla società di oggi,  ragionamenti mirati in diversi ambiti.

Un altro punto positivo è il trattare quattro fasi, che sono le fasi della vita di ognuno, ovvero l’adolescenza, la maturità, la riparazione e la morte.

Lo stile comunque fa tanto, nel senso che se non fosse stato per la scrittura brillante dell’autore questo libro per me sarebbe stato valutato con neanche una stellina.

Passiamo ai punti negativi, così analizziamo bene per quale motivo a me personalmente questo libro non è piaciuto.

Ricollegandomi all’autore, durante il corso del libro quest’ultimo ci racconta un tot di vicende personali che ha vissuto con alcuni adolescenti, ragazzi che scrivevano di loro pugno lettere a D’Avenia chiedendogli consigli o magari cercando un dialogo con lo scrittore.

Secondo me, nel narrare queste vicende avute con giovani ragazzi/e D’Avenia pecca ogni tanto di saccenza o saccenteria, dando al lettore un immagine di sé che io ho trovato fastidiosa.

Ho ritrovato in lui, alcune volte non sempre, quella stessa saccenteria che avevano alcuni miei professori all’epoca della scuola.

Comunque oltre a questo, un altro punto negativo che mi è saltato all’occhio una volta terminato questo testo, che io non so se classificare come romanzo o come saggio chiamiamolo ibrido, è il fatto che tutta l’opera a mio vedere ha un punto di partenza, ha un viaggio centrale confuso e frastagliato e un finale poco motivato.

Infatti il libro si apre con una domanda implicita che è “qual’è l’arte di essere fragili?” per poi concludersi con una risposta, ma è una risposta che non mi ha stupita particolarmente anzi mi ha lasciato un sentimento di delusione molto forte.

E’ un libro infarcito, saturo di rimandi e operette del poeta Leopardi, essendo appunto uno dei personaggi principali di questo testo, uso il plurale perché mi è sembrato che l’altro personaggio fosse D’Avenia appunto.

Si citano anche Keats, Zagajewski, la Bibbia, Kafka, Dante ecc. ecc.

In questo libro si parla principalmente di adolescenza, del desiderio che porta la giovinezza di fuggire, del “rapimento”, del “seme”, della morte, del dolore.

Voi vi starete chiedendo “cosa intendi per seme e rapimento?”, adesso ve lo spiego subito.

Durante tutto il libro leggerete spesso (troppo spesso per i miei gusti) queste due parole, “rapimento” inteso come l’illuminazione che ognuno di noi ha o deve ancora avere su quello che vuole fare nella propria vita e “seme” come il dovere di soffrire per poi aprirsi alla vita e apprezzare la felicità.

Non sono una fan dei concetti ripetuti per troppe volte, secondo me la definizione che da l’autore di queste parole è apprezzabile ma vengono inserite troppe, troppe volte durante il corso del libro, ogni volta che me le ritrovavo davanti mi veniva voglia di chiudere il libro e fregarmene del “rapimento”.

Quando ho iniziato questo libro avevo paura che Leopardi fosse usato come pretesto per magari incuriosire più lettori o arrivare a più persone, in realtà no, Leopardi c’è in questo libro.

Il problema maggiore che ho con questo testo è che ora che l’ho terminato sento di non aver letto nulla, non mi ha lasciato niente, è come se avessi letto 209 pagine bianche.

Come vi avevo detto in passato il dire “questo libro non mi ha lasciato nulla” penso sia una delle affermazioni più critiche che si possono fare nei confronti di un opera, perché io lettore mi aspetto di portare qualcosa con me alla fine di un viaggio.

Un insegnamento, un esperienza, un ricordo, un qualcosa che in ogni momento mi faccia ricordare quel viaggio, con L’Arte di Essere Fragili purtroppo questo non è accaduto.

Mi dispiace perché nutrivo grandi speranze per questo titolo, purtroppo il modo non approfondito in cui l’autore ha trattato i temi qui presenti mi ha delusa.

C’è troppa saccenteria, troppa retorica inutile in questo libro, mi aspettavo anzi volevo leggere qualcosa di sconosciuto, qualcosa che ancora non sapevo e invece qui non ho fatto grandi scoperte, non mi ha detto nulla di nuovo.

Mi è sembrato in alcuni momenti, il classico libro infarcito di frasi belle messe lì senza motivo se non per la loro bellezza.

Sicuramente però leggerò altro di D’Avenia perché mi piace il suo stile e senza questo sicuramente L’Arte di Essere Fragili non sarebbe meritevole di due stelline e mezzo, ops spoiler.

Mi piacerebbe leggere “Ciò che Inferno Non è”, ma non ora ho bisogno di smaltire quest’ultima lettura, comunque di certo approfondirò l’argomento D’Avenia.

Voto:

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Bene,

dopo questo tema vi lascio vado a piantare qualche seme.

E voi ragazzi? Avete mai letto questo libro? Vi e piaciuto?

A prestissimo!

Elisa

Manualetto Pratico a Uso Dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Buonasera a tutti/e compari!

Dunque, come procede la vostra settimana, desiderate di arrivare a sabato il prima possibile?

Oggi recensione, di un titolo che tratta un tema che a me personalmente interessa molto ovvero quello della scrittura.

Quindi che dire, siamo più o meno a metà settimana, tutto procede come sempre e già che ci siamo “rosso di sera bel tempo si spera”.

Visto che non vedo l’ora di parlarvi questo questo libro, iniziamo subito!

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Manualetto Pratico a Uso dello Scrittore Ignorante – Filippo Tuena

Editore: Mattioli 1885

Pagine: 109

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 12,00

Non è disponile un’edizione digitale

Prima Pubblicazione: 2010

Link all’acquisto: QUI

Trama

Che cosa succede nell’animo di un rispettabile professionista, di un marito affettuoso, di un padre premuroso quando travolto da un’idea apparentemente felice decide di scrivere un romanzo e cerca di pubblicarlo? Una discesa agl’inferi. Un’autoanalisi ironica sugli esordi, grotteschi e drammatici, di una passione irrefrenabile.

Verrai travolto dal desiderio irrefrenabile d’essere altrove mentre sarai perduto in queste immagini e ti sembrerà che nonostante molti siano gli autori scadenti e i libri inutili e pochi i grandi autori e i libri necessari, forse varrebbe la pena di fare un altro tentativo, di giocare la sorte ancora una volta perché senti intimamente e profondamente che potresti far parte dei pochi e dei grandi, anzi sei certo di farne parte indipendentemente dai giudizi degli altri e ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma ti costringe a procedere, con questa voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.

Recensione

Ogni tanto sento davvero il bisogno di leggere qualcosa inerente alla scrittura, al percorso di uno scrittore, al come nasce una storia, insomma sento la necessità di leggere di scrittura.

In questo piccolo saggio/manualetto Tuena ci narra il percorso che segue un aspirante scrittore dal momento in cui viene folgorato di un idea illuminante che non può ignorare, seguono tutte le fasi quindi dal tentare la pubblicazione ad un’apparente rinuncia.

Tuena ha sempre un atteggiamento ironicamente pessimista, per tutta la durata del testo infatti l’autore sembra quasi sbeffeggiare il novello scrittore che arde dalla voglia di portare a termine il suo progetto letterario.

Questa velata critica rivolta agli scrittori “mediocri” o “ignoranti” come li chiama l’autore, è supportata dalla tesi che sono i pochi i grandi e sono troppi invece quelli che si credono grandi.

Per tutta la durata del testo Tuena sostiene questo modo di pensare per poi alla fine lasciar entrare uno spiraglio di luce, un bagliore di speranza.

Sembra quasi che dopo 100 pagine in cui un novello scrittore che legge questo libro sente di essere meno certo delle sue possibilità, alla fine avverte come se l’autore gli stesse picchiettando sulla spalla per dirgli “ok, forse sei uno dei tanti, ma non smettere di provarci comunque”.

Il testo è basato sulle difficoltà che uno scrittore incontra sul proprio cammino dal tener nascosta la propria natura ai suoi affetti, al prendere coraggio e identificarsi sotto il termine “scrittore”, ai vari tentavi (spesso fallimentari) con le case editrici, dalla delusione al “chi me l’ha fatto fare”.

Chiunque può leggere questo libro, certo se siete aspiranti scrittori vi sentirete maggiormente tirati in causa, ma nel caso voi non lo foste potete tranquillamente buttarvi in questa lettura se siete interessati a quello che accade nella testa di uno scrittore ai primi tentativi.

Ho imparato un’importante lezione da questo manualetto che è “hai comunque il diritto e il dovere di tentare se senti il feroce morso della scrittura”.

Il punto di forza di questo libro oltre alla forte critica che smuove è  l’altrettanto forte realismo che esprime, non c’è trucco ne’ finzione l’autore ti sbatte in faccia il fatto che la vera scrittura non è per tutti e tu non puoi inutilmente puntare troppo in alto.

Mi sarebbe piaciuto che questo libricino avesse 50 o 60 pagine in più, come vi dicevo prima il lume della speranza che infonde questo libro è minimo ma è proprio per quel lume che io me lo ricorderò, in queste pagine mancanti mi sarebbe piaciuto leggere l’arte della pazienza e della perseveranza.

Perché Tuena fa rifermento al “tentare comunque” solo in due paginette scarse quindi a fine lettura ci si ricorderà sopratutto della critica fatta all’autore.

Io forse è per colpa del mia stramba positività che mi ricordo maggiormente quelle due paginette, ma un altra persona è più facile che si ricordi il realismo e la critica di Tuena.

E’ un libro difficile da descrivere, uno di quei casi in cui bisogna leggerlo effettivamente per capire di cosa parla e di come è strutturato.

A me tutto sommato è piaciuto, è stata una lettura simpatica, che mi ha fatto tenere i piedi ben saldi al terreno e mi ha ricordato la regola del provarci.

Voto

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Piacevole, non perfetto ma comunque non mi pento di averlo letto e consiglio a tutti di dargli una possibilità.

Bene gente, e voi?

Avete mai letto questo libro? Anche voi amate leggere di scrittura?

A presto!!

Elisa

Tutto Il Nostro Sangue – Sara Taylor + LiberTiAmo Febbraio 2017

Buongiorno!

Come è capitato ad inizio gennaio, oggi sono qui per recensirvi quella che è stata la lettura per il mese appunto di gennaio.

Ah, anche per annunciare il titolo di febbraio giusto (grazie mega post-it che mi impedisci di scordarmi le cose).

Dunque, il gruppo procede come al solito, quindi visto che siamo arrivati alla fine di questa lettura ecco correlata la recensione.

Vi ricordo sempre che se volete unirvi a noi, ci farebbe più che piacere, non dovete fare altro che cliccare qui e cliccare nuovamente sulla dicitura “Join Group”.

Vi ricordo che oltre alla mia recensione ci sarà anche quella della mia socia, ovvero Tiziana, quindi cliccando sul suo nome sottolineato in blu, l’universo di internet vi proietterà sul suo blog.

Bene detto ciò, io direi di iniziare anche perchè ho diversi punti di questo libro da discutere con voi gente, mi limiterò ma sappiate che ci sarebbero un bel po’ di cose da dire, come sempre non ci saranno spoiler, con mia immensa fatica nel frenare le dita dallo scrivere tutto ciò che mi passa in questa testolina.

Iniziamo!

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Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor

Editore: Minimum Fax

Pagine: 337

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 18,00

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Senza volerlo resto lì per un po’, gustando la punta di sale nell’aria e cercando di vedere il domani, come un tempo mi sembrava possibile fare.

Trama

In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili.

Recensione

Dunque, abbiamo un bel po’ di punti da trattare, quindi io direi di partire dall’autrice.

Sara Taylor infatti è una giovane scrittrice americana (nata precisamente in Virginia) e Tutto il Nostro Sangue è il suo primo romanzo.

Il titolo originale di questo libro è The Shore, per il fatto che l’intera vicenda viene ambientata su queste isole situate in un arcipelago a nord dello stato della Virginia, infatti la Taylor tende ad ambientare le sue storie proprio nel suo paese natio.

Penso comunque il titolo italiano di questo romanzo renda ugualmente l’atmosfera giusta a tutto il romanzo, quindi si parla appunto di sangue nel senso di legame di un vero e proprio legame di sangue come quello familiare.

L’ambientazione ha una sua influenza nella storia, aiuta a far avvertire al lettore un senso quasi di isolamento anche d’impotenza, infatti il lettore empatizza con i personaggi che sentono (alcuni di loro) il desiderio quasi di fuggire da quei luoghi distaccati dal mondo.

Sicuramente si sente durante la lettura l’importanza che l’autrice da a questo scenario.

All’inizio del libro c’è un utilissimo albero genealogico, cosa abbastanza comune nei romanzi familiari, che io avevo sottovalutato mentre invece durante la lettura è venuto in mio soccorso molte volte.

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Oltre all’ambientazione però, il punto forte del romanzo sono i personaggi.

Infatti da due personalità che incontreremo si dirameranno poi tutti i personaggi, con le loro sfaccettature, le loro situazioni e i loro tratti caratteriali ben definiti.

Queste due personalità sono Medora ed Andrew.

Incontreremo personaggi femminili e maschili molto diversi fra loro, parlando poi sul gruppo io e Baylee (de la siepedimore) siamo arrivate alla conclusione che in questo romanzo le personalità femminili risultano essere molto forti, hanno un carattere deciso e nonostante le avversità, che saranno parecchie, la maggior parte di loro farà di tutto per ottenere quello che vuole.

Le personalità maschili invece risultano essere più deboli, sotto certi punti di vista, per esempio quello caratteriale non perché siano costruite male anzi, secondo sono state ideate per essere così queste personalità.

La maggior parte degli uomini, almeno dall’opinione che mi sono fatta, risultano essere vili, violenti e meschini.

Ma non tutti i personaggi maschili sono così, qualcuno si salva.

Il personaggio maschile che più mi ha colpita e non positivamente è stato Bo, per qualche strano motivo dopo aver terminato il libro mi rendo conto che è uno dei personaggi che più mi hanno colpita.

Bo è un ammasso di violenza, crudeltà e rudezza, a dire il vero non basterebbe un dizionario intero di termini negativi per descriverlo credo.

Per quanto riguarda invece le donne, quella a cui più mi sono “affezionata” è stata Eloise, moglie di Bo e vittima di ripetuti soprusi.

Non entrerò nei dettagli, vi dico però che il capitolo 7 mi ha particolarmente colpita ed è stato quasi difficile per me proseguire la lettura, è molto intenso come capitolo e i fatti descritti sono di una gravità enorme.

Un altro personaggio che mi ha, sempre per motivi che non so spiegarmi, incuriosita molto è stato il personaggio di Sally.

Ve lo dico subito, secondo me questo personaggio si poteva curare di più, si vede poco durante il corso del romanzo ed io proseguivo sempre con la vaga speranza di incontrarlo prima o poi.

Dall’idea che mi sono fatta i personaggi nati per essere quasi quelli principali sono 6/7 non di più.

Poi ci sono altri personaggi di sfondo diciamo, sono quelli che vengono giusto citati in qualche capitolo o magari, come per il caso di Mark e Letty, gli viene dedicato un intero capitolo che però non da risposta a tutti i quesiti e le curiosità del lettore.

Sulla storia di Mark e Letty io avrei voluto sapere di più e, visto che erano un gran bello spunto, se fossi stata l’autrice avrei scritto di più.

Per loro vale lo stesso discorso di Sally, speravo di incontrarli prima o poi.

Un altro personaggio che nasce per essere tra i principali è sicuramente Chloe, ma se devo essere sincera io non c’è l’ho ad affezionarmi più di tanto a lei, mi è piaciuta sì ma non l’ho sentita così vicina a me come Sally o Letty.

So che un bel po’ di persone che hanno letto il libro anno amato Chloe, io purtroppo… no.

Insomma in “Tutto il Nostro Sangue” ho trovato un romanzo che fa appassionare il lettore a i suoi particolari personaggi, ad una narrazione che a volte fa soffrire e fa sperare.

L’autrice è davvero in grado si far smuovere l’affetto del lettore, infatti più si va avanti più si finisce quasi per preoccuparsi ed affannarsi per certe personalità.

Alla fine del libro ho provato un senso di solitudine per il dover abbandonare quei caratteri, non tutti, ai quali mi ero così tanto abituata.

E’ significativo vedere come una spirale di violenza, odio, crudeltà ed ingiustizia a volte trascini la vicenda quasi nel cupo.

Quindi questo titolo mi è piaciuto, mi ha fatta appassionare e mi ha fatta affezionare a luoghi e personaggi.

Però, ho una piccola postilla.

Alcuni punti d’ombra non mi hanno soddisfatta a pieno, per esempio alcuni personaggi non vengono (come vi dicevo prima) esaminati nel dettaglio quanto avrei voluto e sopratutto, ahimè il finale non mi ha convinta.

Adesso, io non mi baso sul finale per esprimere la mia opinione su un libro, però per me il finale è importante, è la fine del viaggio, l’epilogo, l’addio finale quindi almeno deve soddisfarmi quel tanto per dire “ho terminato il libro, è stata una bella avventura”.

Il finale di questo libro è tutta una grande metafora che io ho apprezzato fino ad un certo punto, vi spiego quello che ho intuito dal finale, la mia interpretazione.

L’autrice, nel capitolo finale “Le Lacrime degli Dei” ruota attorno a questa metafora sull’umanità, sul fatto che se il genere umano tornasse alle origini forse la violenza e l’odio, di cui abbiamo letto nei capitoli precedenti, sarebbe minore.

Ora, questa è la mia personalissima interpretazione, può darsi che io mi sbagli o che voglia guardare troppo in fondo.

Non saprei, sta di fatto che la mia conclusione leggendo il finale è stata questa.

Infine, il romanzo mi è piaciuto ma io avrei aggiunto qualcosa, sia su alcuni personaggi, sia sul finale, quindi a mio avviso manca qualcosina.

Hanno bisogno di te, qualcuno da additare quando le loro vite non vanno esattamente come pianificato, qualcuno da esporre al pubblico disdegno.

Voto:

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Penso che questa valutazione sia la più adatta per quello che questo romanzo mi ha lasciato.

E’ stata un’avventura coinvolgente.

Ah, vorrei ringraziare Chiara, (@chiara_kasa), che mi aiutata non poco a risolvere certi enigmi mentali che avevo su questo titolo, grazie per aver letto i miei sproloqui e aver avuto la pazienza di rispondermi…

Grazie mille Chiara!

Bene!

Visto che mi avete sentita (letta più che altro) blaterare a raffica su questo libro fino al limite della sopportazione il pensiero che vi sorgerà spontaneo sarà “beh, basta no? Questa se ne va adesso giusto?”.

No.

Eh no, perché devo parlarvi della lettura del mese di febbraio scelta dal Gruppo di Lettura.

Questo mese, come tradizione, grazie al sondaggio è emersa la nuova lettura.

La lettura in questione è La Signora Dalloway, di Virginia Woolf.

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La Signora Dalloway – Virginia Woolf

Trama

Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore, prepara la sua festa per la sera; Septimus Warren Smith, sopravvissuto alla “grande guerra”, nel frattempo passeggia con la moglie Rexia a Regent’s Park in preda ai suoi deliri. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. I due senza incontrarsi, ma passando per gli stessi luoghi, tessono il filo sottile di corrispondenze, di echi ed emozioni che crea il romanzo.

Questo titolo è in lettura dal 01/02 al 28/02.

Come sempre vi ricordo che al termine del periodo di lettura usciranno le nostre recensioni, sui rispettivi blog.

Va bene ragazzi, ora ho finito.

Ci leggiamo presto gente perché gli articoli che devono uscire sono numerosi!

A presto!

Elisa

Breve Storia delle Donne – Jacky Fleming

Buona domenica a tutti!

E’ piacere per me tornare con una nuova recensione, sì, perché oggi parleremo di libri, l’argomento portante di questo blog.

Come avrete intuito dal titolo il libro di oggi parla di un argomento importante al quale io sono molto interessata e al quale tengo particolarmente.

Ma prima di parlare di questo titolo devo fare un’annuncio importante.

Volevo infatti dirvi che sono un Affiliata Amazon, avrei potuto dirvelo venerdì nell’articolo apposito ma la verità è che mi sono dimenticata di comunicarvelo…

Io mi dimentico le cose, tranne gli avvenimenti che non dovrei ricordare, ecco perché mi segno tutto.

Dunque, ve lo dico per pura correttezza nei nostri confronti naturalmente, ci tengo.

Cosa significa essere affiliati Amazon?

Significa guadagnare una piccola percentuale su un prodotto, più precisamente quando in un articolo riguardante un libro io inserirò il link all’acquisto voi sarete ricondotti alla pagina Amazon destinata all’acquisto.

Se voi acquistate quel libro passando dal link messo sul blog dalla sottoscritta io appunto guadagnerò qualcosa come il 10% sul prezzo del libro, o guadagno un buono Amazon, una cosa del genere.

Ovviamente voi non pagate nulla in più, è Amazon che da a me una piccola parte per aver “ricondotto” un potenziale cliente/acquirente sul loro sito.

Ormai tutti quanti sono affiliati Amazon, io non sapevo nemmeno fosse così semplice iscriversi, un giorno provandoci mi sono resa conto del contrario quindi ho detto “perché no?”

Quindi, tirando le somme, io inserirò questi link solo quando si parla di libri così che voi cliccandoci sopra potrete acquistarli su Amazon.

Basta con le chiacchiere comunque, parliamo di libri!

Il libro di cui parleremo oggi è Breve Storia delle Donne di Jacky Fleming.

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Editore: Corbaccio

Pagine:

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 8,99

Anno della Prima Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Trama

Questa “Breve storia delle donne” elenca tutto quel che abbiamo imparato sulle donne nei libri scolastici, che, a dire il vero, è ben poco. E ci ricorda alcune ridicole teorie sulle donne espresse da pensatori geniali. Come Charles Darwin, tanto celebrato per la sua mente aperta, obiettiva e scientifica, il quale era convinto che le donne non avrebbero mai raggiunto risultati notevoli nel campo del pensiero a causa del loro cervello di dimensioni ridotte. Preparatevi a ridere, a indignarvi e a guardare alla Storia con occhi nuovi…

Una volta non c’erano le donne e questa è la ragione per cui non si trovano mai nei manuali di storia. C’erano gli uomini e alcuni di essi erano Geni.

Recensione

Dunque libro pubblicato da poco qui in Italia, due mesetti e mezzo, infatti Breve Storia delle Donne viene pubblicato tradotto in italiano la prima volta il 10 novembre 2016.

Vidi questo libro, la prima volta, sul numero de “Il Libraio” di fine anno e mi incuriosì immediatamente, per la trama, il titolo e l’illustrazione in copertina.

E’ un libro particolare senza dubbio, non penso si possa classificare sotto un genere preciso, non è un romanzo, non è un saggio e non è una Graphic Novel.

All’interno è illustrato dalla stessa Fleming che è una disegnatrice inglese.

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All’interno è tutto fatto in questo modo, è una lettura molto veloce perché come potete vedere i caratteri sono piuttosto grandi e le illustrazioni prendono non poco spazio.

Parliamo dei punti negativi che io ho trovato in questo titolo (ripeto solo opinioni soggettive).

Ci sono pochi difetti a mio vedere ma se devo smuovere una critica contro questo libro dico che è troppo breve, mi sarebbe piaciuto leggere/vedere di più, conoscere maggiormente la visione della Fleming su quello che significa ed ha significato discriminare una persona solo per il genere a cui appartiene.

Questa è l’unica critica a dire il vero che smuovo, per il resto non credo che questo libro abbia grandi difetti anzi.

Come dice il titolo la storia delle donne qui è ripercorsa in modo molto breve, mi piacerebbe che l’autrice pubblicasse un altro libro con il titolo “La Storia per Intero delle Donne”.

E’ come se in questo libro l’autrice volesse spiegare ai bambini perché le donne sono poco presenti nei libri di storia e perché la figura della donna veniva messa un po’ da parte.

Sembra davvero che lo stia spiegando a dei bambini, infatti per giustificare questa assenza immotivata viene detto (come riportato sopra) che le donne fino ad un certo periodo storico non c’erano, che avevano la testa troppo piccola e non potevano per forza essere abbastanza intelligenti per fare il lavori di un “uomo”, viene anche detto che erano troppo sensibili e che i loro vestiti impedivano a quest’ultime di lavorare.

Ci tengo a dire che è tutto detto in una chiave puramente ironica e sarcastica.

Questo libro va capito, ha un altro significato nascosto dietro a quelle semplici parole che a primo sguardo possono sembrare quasi un critica al genere femminile, in realtà è puro sarcasmo.

Una persona che fa fatica a capire il sarcasmo e l’ironia non potrà mai capire questo libro secondo me.

Mi ha fatto molto divertire, le illustrazioni servono in alcuni punti ad incrementare addirittura il divertimento e a rendere ancora di più l’idea della situazione descritta.

Vengono citati “Geni” come Darwin, Rousseau, Il Barone de Coubertin, Edward Clark, Shopenhauer e molti altri.

Lo si fa per fare una critica piuttosto spietata mascherata dall’ironia a queste personalità, che potranno anche essere state illuminanti e geniali ma per quanto riguarda il genere femminile erravano d’arroganza.

Vengono poi anche citate personalità femminili che hanno fatto la storia come Marie Curie, Sarah Forbes Bonetta (che non viene mai citata nei libri di storia), Eliza Grier, Anna Maria Van Schurman, Emmy Noether ecc.

Insomma è stata una lettura piacevole e a suo modo illuminante, che grazie all’ironia ed al suo pungente sarcasmo riesce una feroce critica al modo arrogante il cui durante la storia (e ancora oggi) la figura della donna è stata sminuita e messa in secondo piano, citandola a malapena nei fatti accaduti e trattando la figura femminile con una sufficienza fastidiosa e difficilmente digeribile.

Fa riflettere su quello che significava essere donna, ovvero essere vittima, contro la propria volontà, di pregiudizi e opinioni affrettate per nulla motivate.

E’ interessante soffermarsi sul fatto che se ci pensiamo bene le donne fin dalle epoche più lontane erano trattate con sufficienza, a volte viste quasi con odio e disprezzo, solo perché appartenevano ed appartengono ad un genere diverso.

A me non piace nemmeno più di tanto usare il termine genere ma in quell’epoca era come se le donne non fossero nemmeno esseri umani con un intelletto pari a quello maschile.

Libro che mi è piaciuto molto, avrei desiderato fosse più lungo per potermelo gustare per più tempo, per godere maggiormente dell’irriverente ironia della Fleming.

Libro consigliato se siete interessati all’argomento ma anche no perché questo libro lo possono leggere proprio tutti.

Voto:

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Penso che tre stelline siano la valutazione giusta, mi è piaciuto molto questo libro ma avrei davvero desiderato qualche decina di pagine in più, è un peccato che sia così “breve”.

Sicuramente se mi ricapiterà leggerò con piacere un altro titolo della Fleming perché la sua penna astuta e spiccata (e le sue illustrazioni esplicative e divertenti) mi hanno davvero colpita.

Bene gente, questo era tutto.

Voi avete mai letto qualcosa di questa autrice? Siete come me sempre curiosi/e di leggere qualcosa riguardante questo argomento?

A presto!

Elisa

Il Libro Dell’Inverno – Tove Jansson

Buonasera!

Come procede la situazione? Avvertite anche voi una buona dose di malinconia senza le decorazioni natalizie?

Oggi sono tornata con una recensione, nel periodo natalizio infatti ho letto questo libricino ed ero anche parecchio curiosa nei confronti di questo testo, comunque non perdiamoci in chiacchiere e procediamo.

Il libro in questione è Il Libro dell’Inverno di Tove Jansson.

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Editore: Iperborea

Pagine: 133

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 8,49

Anno della Prima Pubblicazione (In Italia): 2013

Genere: Narrativa 

Trama

L’inverno bianco del Nord, la neve fitta che sommerge il paesaggio finché nessuno più ricorda cosa c’era sotto, l’orizzonte che sprofonda finché la terra intera pare capovolgersi. E intorno a una calda stufa di maiolica, una vivace casa-atelier, un piccolo regno dell’arte e della fantasia. È questo il mondo speciale in cui cresce Tove Jansson, tra le enigmatiche donne bianche create del padre scultore e l’universo poetico della madre illustratrice, i capricci della scimmietta Poppolino e i sogni cullati da note di balalaike ed echi di feste bohémiennes. Con il suo sguardo fresco e senza filtri e la disarmante saggezza di chi sa indagare il mondo con la lente dell’immaginazione, una bambina racconta le sue piccole grandi iniziazioni alla vita. La grossa pietra dai riflessi argentei che trova sotto un mucchio di carbone e spinge attraverso i mille ostacoli della città come in un nuovo mito di Sisifo, lo splendido iceberg che rincorre fino al promontorio senza poi osare saltarci sopra e “se uno non ha il coraggio subito, non lo avrà mai”, l’eccitazione del Natale, con il suo carico di amore e aspettative, e la tranquillità dei giorni dopo, “quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito”. Quelli che appaiono come comuni eventi quotidiani si accendono di magia, di inattese rivelazioni sul sentire umano, della sottile ironia involontaria con cui i bambini infrangono ogni ipocrisia e ci fanno riscoprire il valore della leggerezza.

Non c’è niente di più tranquillo del periodo dopo Natale, quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito.

Recensione

Ho preferito prendermi qualche giorno, dopo aver terminato la lettura per valutare bene le mie impressioni e maturare la mia opinione riguardo questo titolo.

Dunque, inizio con il dire che mi ha parecchio delusa.

Mi immaginavo più atmosfere nordiche, invernali, che ci sono in questo libro ma pensavo e speravo che l’autrice coltivasse in modo migliore queste atmosfere per renderle più vive quasi fossero un vero e proprio personaggio.

La caratteristica che mi ha più infastidita forse di tutto il romanzo è il fatto che l’autrice da per scontato certe conclusioni che per un lettore non sono per nulla conosciute.

Parlando della vita stessa dell’autrice questa conosce già ovviamente i fatti accaduti nella propria vita ma uno spettatore sconosciuto non ne ha la più pallida idea.

Questo mi ha fatto senza dubbio avere i primi dubbi riguardo il titolo, poi devo ammettere che lo stile di scrittura della Jansson non mi fa impazzire.

E’ soggettivo questo nel senso che il gradimento per un determinato stile di scrittura varia da persona a persona, magari a qualcuno lo stile dell’autrice fa impazzire ma per quanto mi riguarda non mi ha convinta.

E’ un libro abbastanza piccino, quindi diciamo che mi sono fatta un’opinione generale ma senza dubbio leggerò altro della Jansson perché non l’ho capita del tutto.

Ho molto rispetto per l’autrice che è stata una pittrice ed una scrittrice finlandese deceduta nel 2001, questo libro fa capire di più sulla figura e sul suo modo di vedere il mondo.

Purtroppo per i miei gusti è troppo breve, quindi appunto come dicevo non sono riuscita a farmi un’idea abbastanza ampia su di lei.

Il libro è diviso in parti, esattamente tre, e ogni parte è composta da capitoletti abbastanza brevi (circa 6/7 pagine).

E’ edito in Italia da una casa editrice che mi piace particolarmente, ovvero Iperborea.

Iperborea è una casa editrice che si occupa principalmente di tradurre e pubblicare libri di autori nordici appunto.

E’ stata una lettura che non mi ha lasciato nulla di concreto, mi dispiace dirlo e mi dispiace dover parlare “male” di un libro ma purtroppo è questa la verità.

Forse ripensandoci bene mi ha lasciato qualcosina, ovvero la bellezza del vedere la fantasia di una bambina, l’autrice infatti descrive lei stessa da piccola e penso sia sempre meraviglioso leggere le avventure immaginarie dei bambini, cosa significa essere bambini e non vedere le cose per quello che sono ma molto di più, vederle nel modo migliore possibile.

La figura del padre dell’autrice mi ha un tantino confusa, nella prima parte infatti quest’uomo appare quasi un marito e un padre “perfetto”, creativo, artistico, dolce, calmo, affabile, nella seconda parte del romanzo invece sembra quasi trasformarsi in un uomo parecchio irritabile.

Non ho ben capito questo cambiamento, la figura della madre invece è sempre coerente direi, da quello che ci fa capire l’autrice era una donna piena di amore per la famiglia, creativa anche lei, dolce e forte.

Il libro in breve ripercorre certi avvenimenti quotidiani dell’infanzia di Tove.

Non ho molto da dire, sono fatti personali romanzati legati più o meno tra loro che rappresentano la giovane età dell’autrice.

Purtroppo ripeto non mi ha colpita più di tanto quindi non ho molto da dire, mi aspettavo di più, molto di più, invece si parla molto della Jansson si fa accenno a qualche tradizione nordica, si da un occhiata ad alcuni personaggi strambi che hanno fatto parte della vita di quest’ultima però in generale…

Niente di che.

Credo che l’affermazione “questo libro non mi ha lasciato niente” sia una delle peggiori critiche che possano fare ad un libro, io mi ritrovo a doverla fare a questo.

Voto:

Simple rounded star rating. With outlines makes the stars pop out from background

Valutazione per me sufficiente, niente di più, niente di meno.

Se proprio devo consigliarvi questo libro, lo consiglio per il clima, se amate particolarmente leggere di paesi nordici questa potrebbe essere una lettura leggermente interessante ma a me non ha colpito.

Il capitolo più grazioso secondo me è “Neve”, in questo capitoletto si parla appunto di un’avventura che ha vissuto l’autrice in giovane età quando è rimasta sepolta in casa per colpa della neve assieme a sua madre.

Detto questo ragazzi io direi che ci possiamo salutare, tanto torno tra poco (data la quantità di articoli arretrati che ho da scrivere)…

Voi avete letto per caso questo libro? Che ne pensate? Siete d’accordo con la mia valutazione? No? 

A presto!

Elisa

Canto di Natale – Charles Dickens + LiberTiAmo Gennaio 2017

Salve!

Come state? E’ la prima volta che ci leggiamo nel 2017, tutto ciò merita un applauso.

Ancora auguri, vi auguro felici aspettative per quest’anno (visto che ancora se ne sa poco).

Nel caso siate disorientati ritrovandomi sotto un altro nome, ebbene sì, come avevo precedentemente annunciato anche se ero parecchio titubante, il blog ha cambiato di nuovo nome.

Come avrete letto infatti il nome attuale del blog è WriThings.

Sono quasi sicura del fatto che questo nome sarà quello definitivo, scusatemi per tutti questi cambi ma non mi piace conservare qualcosa che non mi convince più.

Comunque passiamo avanti, oggi torna sui nostri blog ovvero il mio e quello di Tiziana un articolo inerente al gruppo di lettura.

E’ da qualche settimana che il gruppo non compare fra gli argomenti del blog ma non temete, LiberTiamo sta procedendo alla grande.

Infatti è tempo di recensioni, nel mese di dicembre o per meglio dire dal 16 al 31 dicembre sul gruppo ci siamo dedicati/e alla lettura di un vero classico.

Canto di Natale di Charles Dickens.

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Editore: Giunti

Pagine: 141

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 6,00

Prezzo ebook: € 0,49

Anno di Pubblicazione: 1843

Mi sarebbe piaciuto godere delle licenze concesse ai bimbi, e allo stesso tempo essere abbastanza cresciuto da apprezzarne pienamente il valore.

Trama

Nella gelida notte della vigilia di Natale il vecchio Scrooge, che ha passato tutta la sua vita ad accumulare denaro, riceve la visita terrificante del fantasma del suo socio. Ma è solo l’inizio: ben presto appariranno altri tre spiriti, per
trasportarlo in un vorticoso viaggio attraverso il Natale passato, presente e futuro. Un viaggio che metterà Scrooge di fronte a quello che è realmente diventato: un vecchio tirchio, insensibile e odiato da tutti, che ama solo la compagnia della sua cassaforte. Riuscirà la magia del Natale a operare un miracolo sul suo cuore inaridito?

Recensione

Vorrei iniziare dicendo che per me il Canto di Natale è il classico natalizio per eccellenza e inoltre adoro Dickens, quindi farò di tutto per non essere di parte.

Facendo tesoro di questo buon proposito direi che possiamo andare avanti.

Non mi soffermerò più di tanto sulla trama essendo già comunque ampiamente conosciuta, sicuramente infatti nell’ultimo periodo l’avrete vista o sentita ovunque.

Io non mi stanco mai di rileggere questo libro, il significato in se continua ad affascinarmi ancora adesso.

Direi di parlare un po’ dei personaggi, ognuno unico e con le proprie distinte caratteristiche.

Il personaggio principale Ebenezeer Scrooge è un uomo freddo, cupo, con un cuore di pietra all’apparenza impenetrabile.

Il talento di Dickens nello scegliere i nomi è qualcosa di magico, infatti il significato di Ebenezeer è proprio cuore di pietra così come Scrooge significa villano, dai modi villani.

Un altro personaggio importante è Bob, Bob Cratchit l’impiegato di Scrooge, un uomo ricompensato miseramente per il lavoro che svolge anche alla Vigilia di Natale per un vecchio e avaro finanziere.

Bob possiede una famiglia numerosa e una modesta abitazione, fra i figli di Bob nel corso della storia possiamo arrivare a conoscere Tim, un bambino malato che senza i farmaci adatti a lui potrebbe non sopravvivere.

La figura di Tim ha un qualcosa di mistico, quasi soprannaturale, infatti questo bambino avrà un ruolo importante nel pentimento e nella redenzione di Scrooge.

Altri tre personaggi molto importanti sono gli spiriti, quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro.

Lo spirito del Natale passato è rappresentato quasi come una candela, è un misto fra un bambino ed un anziano.

Ha una voce suadente e in entrambe le mani stringe qualcosa, in una un rametto di agrifoglio e nell’altra una specie di cappello a stoppino.

L’agrifoglio è una pianta Natalizia, sembra che avesse proprietà magiche, che scacciasse i demoni e donasse fortuna.

Lo spirito del Natale presente è un omone con una lunga veste verde che gli lascia scoperti i piedi ed il petto. Anche lui ha un rametto di agrifoglio in testa, ha in mano un cono magico che sembra doni la felicità e il candore natalizio al passaggio.

E’ un uomo con una profonda risata, un uomo allegro con una vita breve che termina alla mezzanotte di Natale.

L’ultimo spirito, quello del Natale futuro è circondato da un alone di mistero.

E’ raffigurato con le stesse sembianze della morte, ha una lunga veste nera e un corpo scheletrico.

La rappresentazione dello spirito del Natale futuro è la più affascinante secondo me.

Terrorizza Scrooge, come terrorizzerebbe tutti noi.

Forse io mi ostino a dare troppi significati a questo libro ma è un opera da analizzare sotto tutti i punti di vista per quanto è affascinante.

La critica che Dickens fa alla società londinese dell’epoca che toglie ai poveri per dare ai ricchi, ignorando i bisogni di un ceto sprofondato nella miseria è illuminante.

La redenzione di Scrooge arriva come una cosa certa ma d’altronde non poteva essere altrimenti dopo un’esperienza simile, è interessante vedere il modo in cui il suo personaggio cambia, dialogo dopo dialogo, si risveglia e riscopre il suo lato umano.

Gli era tanto vicino quanto lo sono io a voi in questo momento.

Rimarrei qui ore ad analizzare le parole di Dickens, durante il corso dell’anno ogni tanto sento che mi ronzano nel cervello e mi riportano al Natale.

C’è anche un altra critica che Dickens smuove verso la società, una critica abbastanza evidente contro l’ignoranza e l’avarizia.

Un opera da leggere assolutamente anche più di una volta, una storia affascinate che fa riflettere, intelligente, a volte inquietante, disarmante, un vero classico.

Voto:

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Non potrebbe essere altrimenti per quanto mi riguarda.

Ho sentito smuovere spesso a Dickens una critica piuttosto schietta ovvero la “pecca” dei finali, il fatto che il finale nella maggior parte delle volte è felice al pari di una favola, io sono suscettibile quando si parla di finali ma secondo la mia modesta opinione questa storia non avrebbe potuto avere un altro finale.

Bene ragazzi questa era la mia opinione per quanto riguarda il Canto di Natale, uno dei miei libri preferiti in assoluto.

Ora parliamo di altro.

Infatti parliamo del libro di gennaio del gruppo di lettura, come ogni mese sul gruppo abbiamo votato e il titolo vincitore per quanto riguarda il primo mese del 2017 è:

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Tutto il Nostro Sangue – Sara Taylor

Trama

In un arcipelago al largo delle coste della Virginia, lungo un arco di tempo che va dal 1855 a un postapocalittico e distopico 3143, si intrecciano le storie di due famiglie. Queste isole – per alcuni un santuario, per altri una terra di incubi – avvolgono le esistenze dei personaggi in una rete di miserie e piccoli miracoli. La determinazione di due sorelle che si stringono l’una all’altra in una famiglia devastata dalle metanfetamine; una ragazza che lotta per emanciparsi da un padre alcolizzato; una donna che decide di fuggire da una famiglia violenta per ritrovarsi tra le braccia di un uomo forse peggiore: relazioni tumultuose che scorrono lungo i rami di un albero genealogico, sullo sfondo di un paesaggio pericoloso e ammaliante. Un turbinio di vicende che trascina il lettore in un’esperienza estrema di nascita e morte, di giuramenti e di istinti primitivi e vili. La voce di Sara Taylor, avvicinata dalla critica a quella di Flannery O’Connor, è intrigante e selvaggia. “Tutto il nostro sangue” è un romanzo abitato da storie e personaggi ambigui, colmo di situazioni grottesche e pervaso dal soffio della letteratura gotica del sud degli Stati Uniti.

Questo libro è in lettura sul gruppo dal 01/01/2017 al 31/01/2017.

 E’ stato pubblicato nel settembre 2016 da Minimum Fax.

Se volete leggerlo assieme a noi vi ricordo che non dovete fare altro che cliccare QUI e sarete reindirizzati al gruppo su Goodreads, lì dovrete cliccare sulla dicitura Join  Group ed il gioco è fatto, sarete dei nostri!

Vi ricordo che al termine del periodo di lettura troverete le nostre recensioni sul libro letto nei rispettivi blog.

Detto questo, gente io vi saluto!

Ci vediamo presto perché nei prossimi giorni ci leggeremo spesso!

Elisa

Review: Siero Riparatore “Effetto Reale” – L’Erbolario

Buongiorno!!

Oggi sono qui con un’altra review anche se questa volta è una review un po’ diversa rispetto al solito.

Vi avevo precedentemente avvertito sul fatto che avevo molte review arretrate da scrivere e molti prodotti di cui parlarvi, il prodotto di cui vi parlerò oggi però non è un cosmetico bensì è un Siero Riparatore per Capelli.

Ma vi spiegherò meglio nel corso dell’articolo, non vi preoccupate intanto iniziamo!

 

Marca: Erbolario

Prodotto: Siero Riparatore per Capelli

Prezzo: dai € 14,50 ai € 16,00

Quantità di Prodotto: 30 ml

Review

Allora, ho deciso di fare questa review insolita perché volevo assolutamente parlarvi di questo siero.

Infatti dovete sapere che negli ultimi mesi i miei capelli sono andati incontro a diversi problemi.

Non ho mai avuto particolari difficoltà con i miei capelli, ho sempre avuto molti capelli, molto folti e anche veloci nel processo di crescita.

Fino a qualche anno fa avevo dei capelli davvero molto lunghi e in giorno di caldo soffocante estivo (dopo aver ponderato bene la mia scelta) decisi di andare a tagliarmeli.

Fin qui tutto bene se non che dopo qualche mese tornai dalla parrucchiera e in un atto di follia decisi di ritagliarli e di colorarli di rosso, decolorando anche alcune ciocche.

Da quel momento nulla è più stato come prima.

Rimpiango ancora il mio gesto ma il passato è passato.

Insomma dopo quella volta tenni i capelli colorati per qualche mese e una volta mi rifeci anche la tinta ma dopo mi stancai e decisi di voler ritornare al mio colore naturale.

Qualche settimana fa, stavamo decidendo, non so se per colpa della stagione o per chissà cosa i miei capelli sono peggiorati visibilmente.

Le lunghezze e le punte (dove sono rimasti residui di tinta) erano molto secche, sembravo davvero paglia essiccata al sole mentre la zona all’attaccatura dei capelli era molto grassa tanto che non facevo in tempo a lavarli che qualche ora dopo quella zona era al punto di partenza.

Quindi che fare? Tagliarli o provare a rimediare?

Decisi, prima di gettare la spugna, che almeno valeva la pena provare a rimediare.

Prima di tutto comprai qualche shampoo professionale che mi ha aiutato parecchio per il problema della cute (magari ve ne parlerò in un futuro), poi andai in erboristeria e lì la giovane ragazza consigliera mi raccomandò questo prodotto.

Questo siero è appunto riparatore e dovrebbe anche prevenire la comparsa di doppie punte, contiene molti oli (Olio di Babassu, Olio di Inca Inchi, Estratto di Pappa Reale) ed è un trattamento intensivo.

Ha più o meno la consistenza del burro semisciolto ed è molto pesante nel senso che contiene davvero ingredienti molto potenti, idratanti ed oleosi quindi se non avete problemi forti di secchezza non credo che questo prodotto faccia per voi perché è molto concentrato.

Va applicato a chioma asciutta sulle punte e se volete anche sulle lunghezze.

All’inizio sembra abbiate i capelli bagnati perchè essendo corposo imburra molto la chioma, dopo qualche minuto però vedrete che pian piano i capelli “risucchiano” l’olio e diventano morbidi, leggeri, molto nutriti e per nulla secchi.

Questo prodotto mi sta davvero aiutando molto, ho notato dopo qualche uso dei grandi miglioramenti.

Ad oggi sto ancora continuando ad adoperarlo e non ho più il problema dei capelli stopposi anzi sembrano davvero belli come prima della tinta, è un ottimo prodotto tutto Italiano e ovviamente non testato sugli animali.

Se avete il mio stesso problema vi consiglio questo prodotto combinato magari con qualche shampoo specifico professionale.

Ha un profumo abbastanza forte di miele (come si noterà dall’apina sulla confezione) ma dopo che il prodotto si sarà assorbito il profumo diventerà lieve e non più così presente.

Vi consiglio assolutamente questo prodotto se avete gravi problemi di secchezza o magari ne soffrite a livelli più lievi (in questo caso premuratevi di non applicare troppo prodotto).

Ne basta davvero poco per agire nel migliore dei modi quindi non applicatene troppo altrimenti rischierete di appesantire troppo i capelli.

Con una giusta dose però l’effetto è davvero ottimo!

Quindi che dire, se soffrite di questo problema e uscite da un periodo in cui magari avete trattato troppo i vostri capelli riducendoli ad un’ammasso informe di fibre aride credo che questo prodotto potrebbe aiutarvi parecchio!

Voto:

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Assolutamente sì, quattro stelline credo sia una valutazione ottima sono tutte meritate!

Detto ciò io vi saluto e mi scuso per l’articolo insolito ma volevo parlarvi di questo prodotto che ultimamente mi sta aiutando parecchio e pensavo sarebbe stato utile per qualcuna che magari ha il mio stesso problema.

A domani!

Elisa

Review: Eyeliner “Puro 0%” – Deborah

Salve!

Buona festa dell’Immacolata a tutti quanti!

Spero che questa prima festa del mese vi abbia fatto entrare un po’ nell’atmosfera se ancora come me non capite in quale anno solare siamo.

Vi siete rilassati oggi? Vi siete divertiti?

Io con la mia prorompente gioventù ho passato la giornata a pulire casa in mezzo alla polvere e a cercare di risolvere problemi idraulici.

Quindi al termine di questa giornata impegnativa un solo pensiero regna sovrano nella mia mente: se iniziamo così le feste, iniziamo proprio bene!

Detto ciò, oggi voglio parlarvi di un prodotto che nelle ultime settimane ho avuto l’opportunità di testare per bene.

Ho acquistato questo prodotto circa a fine ottobre e con grande curiosità non vedevo l’ora di provarlo, bene, l’ho fatto ed ora sono pronta a dirvi la mia!

Come avrete capito dal titolo oggi parleremo dell’eyeliner di Deborah della collezione Puro 0%.

Marca: Deborah

Prodotto: Eyeliner

Colorazione: 4

Prezzo: dai € 7,00 ai € 11,00

Review

Come detto prima ero davvero curiosa nei confronti di questo prodotto, questo eyeliner infatti appartiene ad una collezione di Deborah molto interessante.

Questa collezione (Puro 0%), ha la particolarità di non avere parabeni, siliconi, petrolati e fragranze.

I prodotti di questa linea sono adatti per le persone che hanno occhi sensibili o portano lenti a contatto.

Dunque, dunque, dunque ho alcune da dire su questo prodotto e purtroppo molte di queste non saranno piacevoli.

Inizio con il dire che apprezzo molto il fatto che Deborah, un marchio comunque conosciuto e normalmente venduto nelle profumerie, abbia deciso di realizzare una linea “naturale” forse per avvicinare le persone all’idea di trucco naturale.

Purtroppo però questo prodotto non mi ha soddisfatta.

Mi rincresce molto dirlo, vorrei in futuro dare un’altra opportunità a questa collezione magari provando il mascara o qualche rossetto perché per quanto riguarda l’eyeliner le mie aspettative non sono state per nulla soddisfatte.

M iniziamo dal principio.

Ho voluto provare questo prodotto nella tonalità 02 Brown, visto che sono inondata da eyeliner neri ho voluto provare qualcosa di diverso.

Dalla foto mi rendo conto che non sembra nemmeno tanto marrone ed effettivamente è un marrone piuttosto scuro, tendente al nero.

Il pennino è direi classico visto che molti eyeliner in commercio riprendono lo stile di questo pennino, la punta risulta molto flessibile, per quanto mi riguarda forse un po’ troppo visto che certe volte quando si traccia la linea si rischia inavvertitamente di sbavare e rovinare tutto.

Ma comunque il pennino non è la caratteristica peggiore, per quanto mi riguarda il peggior difetto di questo prodotto è la delicatezza.

Cosa voglio dire?

Beh ci vuole davvero poco per far sì che questo prodotto sbavi o si sciolga, infatti, nonostante Deborah dica che la formula di questo eyeliner è resistente all’acqua lo scioglimento è (da quello che ho potuto vedere io) molto facile.

Infatti se come me avete l’occhio piuttosto lacrimoso vi renderete conto praticamente subito provandolo che non è per nulla resistente all’acqua, per niente.

Ci vuole qualche secondo prima che si asciughi una volta steso e per quanto mi riguarda dovevo, ogni volta che lo utilizzavo, ripassare più volte, perché alla prima passata la linea risultava quasi acquosa e di un marrone molto chiaro e slavato.

Dopo ore di utilizzo inoltre l’eyeliner tende ad appiccicarsi all’arcata creando quell’effetto “ho l’occhio bloccato dall’appiccicume”.

Insomma, questo prodotto non mi è piaciuto e facendo una piccola valutazione sono più i difetti che i pregi.

Ovviamente vi faccio presente che queste sono le mie personalissime opinioni, quindi non offendetevi se amate questo prodotto o non siete per nulla d’accordo con me.

Questi prodotti non sono bio però, di solito si tende a dire “beh se ha poche sostanze orride è bio” sbagliando.

E’ un prodotto che rispetto a tanti altri in commercio ha meno sostanze negative ma non è del tutto bio.

Comunque vorrei spezzare una lancia a favore di questo prodotto.

Non mi sento di criticare così tanto un prodotto che comunque prova ad essere meglio dei comuni cosmetici dal punto di vista dell’INCI.

Vorrei infatti dire che comunque apprezzo il fatto che una marca popolare provi a fare un’iniziativa simile e inoltre trovo che una volta applicato sull’occhio sembra quasi di non avere nulla, non appesantisce l’occhio alla fine della giornata anzi non si sente proprio.

Detto ciò, voto!

Voto:

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Una stellina e mezzo, mi dispiace sempre dire qualcosa di negativo su un libro, un cosmetico o altri prodotti, insomma mi dispiace parlare male di qualcosa a priori ma da come avrete capito questo prodotto non mi è proprio piaciuto, mi dispiace.

Fatemi sapere le vostre opinioni, sono curiosa di conoscere pareri altrui, people!

Voi che ne pensate? Avete provato questo prodotto? Lo avete amato? Sì? No?

A domani!!

Elisa

Review: Mascara “Lash Sensational” – Maybelline

Buongiorno!

Come state oggi? Sentite nell’aria il profumo della domenica (e anche delle votazioni in questo caso)?

Oggi siamo al terzo giorno della nostra maratona e oggi parliamo un po’ di un prodotto makeupposo.

In particolare il prodotto di cui andremo a parlare oggi è un mascara il “Lash Sensational” di Maybelline, uscito ormai mesi e mesi fa.

Ce l’ho fatta a pubblicare l’articolo, a filo ma fino ad ora almeno la promessa-maratona è ancora valida, yeyy!

Avevate pensato che avrei dato forfè, vero?

Iniziamo subito!

Marca: Maybelline

Prodotto: Mascara

Colorazione: 1

Prezzo: dai € 6,00 ai € 14,00

Quantità di prodotto: 9,5 ml

Review

Dunque, inizio con il dire che personalmente mi piacciono i mascara Maybelline.

Mi ci sono sempre trovata bene, ricordo che uno dei miei primi mascara (quello che usai quando iniziai a truccarmi) fu il Colossal proprio della Maybelline.

Ma non distraiamoci, parliamo del Lash Sensational ovvero Ciglia Sensazionali.

Ricordo che quando uscì questo prodotto, riscosse un buon successo e sicuramente ne avrete sentito parlare in giro.

Non ha una formulazione densa, anzi è piuttosto liquida quindi se come me siete un po’ sbadatelle rischiate ogni tanto di lasciare quelle macchiette da “ho chiuso troppo presto gli occhi”, ci siamo capite.

Ha un effetto assolutamente magnifico, riesce a rendere le ciglia davvero sensazionali, le rende folte, lunghe, insomma quasi effetto ciglia finte.

Quindi mantiene la propria promessa, fa quello che effettivamente promette di fare e lo fa alla perfezione.

Ma, visto che la perfezione non è esiste, questo prodotto purtroppo ha un difetto.

Non è un difetto particolarmente grave ma comunque può causare qualche fastidio, anche se rimane un prodotto secondo la mia modesta opinione veramente valido.

Il difetto che lo contraddistingue è quello di essere difficile (molto difficile) da togliere.

Purtroppo una volta fissato e seccato toglierlo diventa un’impresa non da poco.

Dovete, quando vi struccate, con un po’ di calma stare lì dai 2 ai 5 minuti con uno struccante bifasico, un olio, o un acqua micellare magari forte e cercare di toglierlo senza strapparvi tutte le ciglia si spera.

Se siete disposte a passare questo tempo per toglierlo, strofinando energicamente, e cercate un mascara “effetto ciglia finte” buono è perfetto per voi.

Se chiudiamo un occhio su questo punto, come vi dicevo prima, è davvero un buon prodotto con un ottima qualità prezzo.

Per quello che costa infatti fa il suo sporco lavoro.

Esiste anche la versione waterproof di questo mascara, ma io personalmente non l’ho mai testata anche se ho sentito opinioni molto positive a riguardo.

Si sono sentite davvero molte recensioni per questo prodotto e da quello che ho potuto leggere e sentire molti “recensori” lo consigliano vivamente.

Beh anche io lo consiglio, se siete indecise su quale prossimo mascara acquistare (e non avete mai provato questo) fateci un pensierino.

Quindi, ricapitoliamo.

Mascara allungante, di un nero intenso, ottima resa, ottima persistenza.

Difficoltoso nella fase “struccaggio”, sopratutto quando magari si arriva alla sera devastate dalla giornata e per colpa del mascara bisogna passare altri 5 minuti nel bagno freddo quando fuori fa -7 o più.

Comunque rimane un mascara che consiglio vivamente a parte questa piccola seccatura è davvero ottimo.

Voto:

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Se le merita tutte quattro stelle, credo sia il voto perfetto per questo prodotto, ottimo ma non perfetto.

Questo era tutto ragazzi, noi ci leggiamo domani!!

A presto!

Elisa

#LiberTiAmo: Il Buio Oltre La Siepe – Harper Lee

Salve guys!

Oggi sono qui con la recensione del primo (in assoluto) libro letto assieme nel gruppo di lettura.

Vi lascio come sempre qui il link se volete partecipare anche voi al gruppo su Goodreads e vi ricordo che non sono sola in questo gruppo ma assieme a me c’è Tiziana, fedele compagnia che gestisce con me il gruppo.

Ma io direi di procedere subito visto che con tutta probabilità ci sarà parecchio da dire.

Il primo libro del gruppo di lettura era Il Buio Oltre la Siepe, opera di Harper Lee, vincitrice nel 1960 del Premio Pulitzer.

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Editore: Feltrinelli

Pagine: 304

Prezzo di Copertina (Ed. Cartacea): € 8,00

Prezzo ebook: € 5,99

Anno di Pubblicazione: 1960

Link all’acquisto: QUI

“Se vuoi capire una persona, devi provare a metterti nei suoi panni e riflettere un poco.”

Trama

In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

Recensione

Avevo paura di affrontare questo libro, quando si parla di titoli così importanti credo sia normale essere intimoriti da tutto quello che è in questo caso To Kill A Mockingbird.

Nel corso della lettura ho compreso davvero il significato di questo titolo, ovvero Uccidere un Usignolo, un animale indifeso e innocente.

Più volte tra l’altro nel corso della lettura si fa riferimento all’uccidere uccelli come merli o usignoli, si fa anche riferimento però alla traduzione italiana del titolo, Il Buio Oltre la Siepe appunto, metafora della paura di quello che ci è sconosciuto un qualcosa che non conosciamo, che crediamo forse di conoscere ma sbagliando.

Insomma la metafora che sta dietro ad entrambe le “versioni” del titolo è affascinante.

Dopo aver terminato questo libro nella mia mente è comparsa una frase che penso possa racchiudere quasi del tutto questa opera.

La frase che ho pensato è stata: “Certo che il pregiudizio fa sbagliare tutto.

Ultimamente la mia mente non riesce a partorire frasi molto profonde, lo so.

Vi racconto brevemente la trama di questo libro dal mio punto di vista.

Le vicende sono narrate da Scout, una bambina con un carattere piuttosto forte, Scout ha un fratello di nome Jem con cui all’inizio del romanzo va molto d’accordo ma più vanno avanti i mesi e più il cambiamento di Jem avanza sotto i nostri occhi.

Il padre di questi due vivaci bambini è Atticus un avvocato rispettato e ben voluto da tutti, almeno nella prima parte del romanzo.

Questa famiglia abita a Maycomb, un’immaginaria cittadina nel Sud dell’Alabama degli anni ’30 dove la segregazione razziale è un tema molto reale.

La vita dei due ragazzini procede con i suoi alti e bassi fra cambiamenti ormonali e crisi infantili sino a quando un giorno la nostra Scout viene derisa da un bambino che chiama Atticus con un termine che ricorrerà spesso nel corso del libro.

Questo termine viene utilizzato per disprezzare quello che sta facendo Atticus a favore di un uomo di colore chiamato Tom Robinson.

In quegli anni la segregazione razziale era una realtà molto forte e vedere un uomo bianco prendere le difese di un uomo di colore non era un’azione vista con buon occhio dalla popolazione.

Atticus farà capire a tutti quanti la verità, ovvero che Tom è un uomo innocente accusato ingiustamente di un’azione terribile mai commessa.

Nonostante questo, però, le cose non andranno nel migliore dei modi.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio durante la lettura e l’infinita abilità della Lee nel descrivere paesaggi, emozioni, crescite interiori e personaggi.

Ci sono passaggi in questo libro davvero intensi, come il ragionamento di Scout sulla lettura nella prima parte del libro o la vicenda della signora Dubose, un’anziana e malata signora che si scontrerà molte volte con i ragazzi lasciando però intendere che sotto la sua dura scorza batteva un cuore saggio e affettuoso.

Potrei passare tutto il giorno ad elencare i miei passaggi che ho preferito in questo libro.

Dopo averlo concluso, ho avvertito una sensazione strana che ho provato solo per pochissimi titoli fin’ora, ho sentito una forte mancanza.

E’ stato come se in quel momento avessi perso un caro amico,è stato come se girando quell’ultima pagina gli avessi detto addio.

Come succede con i libri migliori ho e sto passando i giorni seguenti (dopo il termine) a ripensare ad “Il Buio Oltre la Siepe”, sto riflettendo sul significato del pregiudizio sopratutto e mi sto pentendo forse un poco di non averlo letto prima perché avrei capito molte cose.

Ma meglio tardi che mai no?

Non ho nessuna critica da fare a questo libro, anche sforzandomi di pensare a qualcosa di negativo non riesco proprio a smuovergli una critica di nessun genere, qui ricorre il discorso dell’amico, se hai detto addio ad una persona che ti ha lasciato solo buoni ricordi sarà difficile trovare qualcosa di negativo in lei.

Lo stesso vale per “Il Buio Oltre la Siepe“.

Questo libro ti fa aprire gli occhi, ti fa stare in pena per le preoccupazioni dei personaggi, ti fa vedere quanto l’innocenza di un bambino a volte valga il prezzo di una vita umana.

Un libro forte, duro, che ti fa rendere conto di quanto possa essere pericoloso il pregiudizio.

Una lettura che rifarei senza pensarci due volte, se non l’avete ancora letto bhè vi invidio perché potete ancora godere in modo “inedito” della parabola che è questo libro.

Voto:

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Cinque stelline piene per una lettura illuminante e profonda.

Noi ragazzi ci sentiamo presto e mi raccomando date un’occhiata anche alla recensione di Tiziana che spero abbia amato questo libro tanto quanto l’ho amato io!!

Elisa