LiberTiAmo di Gennaio (2022)

Buon primo dell’anno, buon inizio 2022!

Come state in questo giorno di festa? Avete ancora quella bella carica di entusiasmo da inizio anno?

Oggi, come annunciato nell’articolo del 2021, quello dell’altro ieri insomma, (sembra passato chissà quanto tempo, ma era davvero l’altro giorno), parliamo del libro di gennaio per il gruppo di lettura.

Libro che è stato votato a dicembre e che sarà il primo testo di questo 2022, che speriamo ci porterà grandi soddisfazioni a livello di letture e non!

Io direi di iniziare subito a parlare del titolo, ma prima vi ricordo che ci trovate su Goodreads e Telegram, ogni mese pronti/e per una nuova lettura.

Iniziamo!

Il Giardino dei Finzi-Contini – Giorgio Bassani

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’acquisto: QUI

Trama

Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come “Il giardino dei Finzi-Contini”, un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d’infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull’Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell’età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.

Il Giardino dei Finzi-Contini è un romanzo del 1962.
La prima stesura avvenne a Santa Marinella, all’Hotel Le Najadi.

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di gennaio, potete unirvi alla lettura in qualunque momento.

Vi unirete alla lettura? Sarete dei nostri? Fatemi sapere!

Rinnovo i miei auguri di inizio anno, buon 2022, noi ci leggiamo presto per dare il via a quest’anno di nuovi articoli!

La Mia Top Five Letteraria del 2021

Buon giovedì e benvenuti/e nell’ultimo articolo del 2021!

Oggi, come annunciato ieri, parleremo delle migliori letture del 2021, quindi dei libri che ho letto in questi mesi e che per un motivo o per l’altro ho voluto inserire in questa top five.

Ieri abbiamo parlato dei libri flop e oggi per chiudere in bellezza l’anno parliamo dei top, i migliori, the best of the best insomma.

Ovviamente le premesse sono le stesse di ieri quindi ci tengo a ribadire che queste sono opinioni assolutamente personali e alcuni libri che a me sono piaciuti molto potrebbero non aver incontrato ovviamente i gusti di tutti.

E come detto ieri alcuni dei libri che citerò sono presenti in altri articoli già pubblicati nel corso dell’anno sul blog, ma di altri non abbiamo ancora parlato e di questi usciranno di sicuro le recensioni nei prossimi mesi.

Tra l’altro ho dovuto (per motivi di top) ordinare questi libri dal quinto al primo, ma tutti i libri che citerò meritano per me il primo posto anche se combattendo con la mia indecisione ho dovuto pensare a questi dal più gradito in assoluto a quello meno gradito, anche se parliamo dei libri migliori dell’anno quindi anche il quinto è un libro da primo posto per me.

Sempre andando in ordine decrescente scaleremo la top fino al podio, iniziamo!

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

Anno di Pubblicazione: 2016

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Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

Meraviglioso libro che volevo leggere da anni e sono felice di aver finalmente affrontato. Ricordo ancora di aver scoperto questo testo mentre facevo delle ricerche per un articolo di “News Letterarie” per il blog, lo avevo menzionato e presa dall’entusiasmo e dalla curiosità lo avevo acquistato. Lo potete trovare ad oggi anche in audiolibro su Audible e io vi consiglio spassionatamente l’ascolto o la lettura di questo. E’ un libro breve, ma intenso che ci porta nell’Italia del fascismo in un clima di estrema violenza e crudeltà, ne “Rosso nella Notte Bianca” assaggiamo una parte di ciò che è stato vivere in quegli anni in un Paese tagliato dalle leggi fasciste, leggiamo di cosa ha significato questo per una povera ragazza come Nerina, stuprata, torturata, traviata da una vita che l’aveva messa in ginocchio. La storia si divide fra gli anni 40′ e gli anni 90′, tempi più recenti in cui incontriamo Ulisse, fratello di Nerina che si macchia di un omicidio piuttosto violento. “Rosso nella Notte Bianca” è una storia umana, di ferite profonde che non si sono mai rimarginate e non si rimargineranno mai, i personaggi sono coscienti di questo e si abbandonano alla vendetta come unica via per una giustizia inesistente o debole. Un libro amaro, duro, violento, ma stupendo, traboccante di aspra umanità.

Il Grande Gatsby – F. S. Fitzgerald

Anno di Pubblicazione (italiana): 1936

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Il grande Gatsby ovvero l’età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell’estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy… Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un’esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.

“Il Grande Gatsby” è stato una rilettura che ho fatto nel 2021 con grande piacere, forse ha avuto meno impatto su di me rispetto alla prima volta in cui l’ho letto, ma è un classico che amo sempre molto. L’ho letto in questa edizione Centauria che nonostante la bellezza ha al suo interno alcuni errori e refusi, questi non aiutano del tutto nella lettura perché spezzano a tratti un poco il ritmo. Comunque, mi piace sempre immensamente immergermi nelle atmosfere del “Grande Gatsby”, questo mondo di lustrini e paillettes che nascondo segreti e verità nascoste. L’amore idealizzato di Gatsby per Daisy che ormai sembra più un cartonato di un quadro perfetto che un amore reale e tangibile. E’ un romanzo di decadenza, delle facciate, dei sentimenti, delle apparenze, un meraviglioso classico elegante e immortale.

Il museo del Mondo – Melania G. Mazzucco

Data di Uscita: 2014

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Ogni quadro, ogni opera, che sia stata vista in una chiesa, in un museo o esposta in una mostra, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in una vera e propria passione, in un dialogo nel tempo, in una scoperta o riscoperta. In ogni caso è l’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi, per mestiere o per amore, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti, dall’antichità ai giorni nostri. Concepite come amuleti, preghiere o bestemmie, da uomini e donne, cacciatori e stregoni, assassini e santi, illetterati e intellettuali, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, da Lirica di Vasilij Kandinskij al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, dalle Aringhe affumicate di Vincent Van Gogh alla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Monet, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Una selezione «crudele» (senza seguire un ordine cronologico, né geografico, né tantomeno un inutile canone) che offre al lettore la possibilità di incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo.

Ne abbiamo parlato anche nei suggerimenti per i regali di Natale e ci tengo a ribadire che questo è un libro perfetto da regalare a chi è un’amante dell’arte. Infatti vengono proposte 52 opere d’arte, arte pittorica, e per ognuna c’è il commento della Mazzucco che prende 3/4 pagine, in cui l’autrice ripercorre un poco la vita dell’artista, le opere, lo stile, il significato dell’opera scelta ecc. La selezione è appunto della Mazzucco che come scrive anche nell’introduzione, ha avuto per le mani scelte difficili perché ha dovuto fare una bella cernita. Ho adorato questo libro, è il testo perfetto che vi accompagna per qualche giorno/settimana ed è come un abbraccio tenero per la sensazione che provate nel leggerlo, se appunto vi interessa l’arte o siete degli appassionati/e, come me. Io me lo sono voluta proprio gustare, infatti ho quasi centellinato la lettura, con l’ansia di terminarlo troppo presto. Lo stile della Mazzucco è godibilissimo, accattivante, appassionante, vi tiene incollati/e alle pagine e lo leggereste tutto d’un fiato se fosse possibile. Meravigliosa scoperta dell’anno, sicuramente leggerò altro dell’autrice.

Incendi – Richard Ford

Data di Pubblicazione: 2009

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Nell’estate del I960 la città di Great Falls, Montana, fu circondata dal fuoco. Il fumo proveniente dalla foresta in fiamme coprì le montagne a sud, ovest e a est. Fu l’estate in cui il padre di Joe trasferì la famiglia nel Montana per non perdere l’occasione del boom petrolifero. Fu l’estate in cui il padre perse il lavoro al golf club e andò a combattere l’incendio. Fu l’estate in cui la madre di Joe incontrò Warren Miller e s’innamorò di lui. Fu l’estate in cui Joe si accorse che i genitori erano qualcosa di inesplicabile, come tutti. Nessuno di questi personaggi ritiene che la felicità gli sia dovuta. Tutti devono fare degli aggiustamenti nei confronti degli altri. Tutti, quando è in gioco la propria sopravvivenza, richiedono innocentemente che il proprio interesse prevalga, anche su quello delle persone che amano. Nessuno, dice Ford, conosce il perchè delle proprie azioni. Semplicemente le compiono. Sdradicano le proprie esigenze, abbandonano i figli, cambiano compagni di vita: tutto nel vago perseguimento della felicità.

Non ho fatto altro che piangere leggendo questo libro, il che non è un buon inizio forse… Comunque c’è da dire che ho questo letto questo testo anche in un momento particolare, quindi forse questo aspetto non ha fatto altro che esaltare certe reazioni. E’ stato il mio primo Ford ed è stata una piacevolissima sorpresa. E’ un romanzo sul decadimento di una famiglia, su un uomo che lascia momentaneamente la casa in cui vive con la moglie e il figlio per andare come volontario a spegnere degli incendi che divampano nella zona montuosa di Great Falls in Montana e durante la sua assenza seguiamo la vita di Joe, il figlio di questa coppia che si ritrova sotto gli occhi un rovinoso burrone in cui sta sprofondando la sua famiglia, il rapporto fra i suoi genitori e il suo incerto futuro. Mi sono sentita molto legata a Joe e pagina dopo pagina ho mandato giù boccate di profonda amarezza assieme a lui, non ho amato forse il finale, ma ho comunque voluto inserire questo libro in seconda posizione, sia per la meravigliosa scoperta di Ford, sia per l’esperienza che mi ha dato la lettura di questo libro. Mi sono sentita coinvolta, presente sulla scena, la famiglia che andava in rovina non era solo quella di Joe, ma anche la mia e questo livello di partecipazione ha fatto sì che per mesi, e ancora adesso, ripensi spesso a “Incendi”.

Diari – Sylvia Plath

Data di Pubblicazione (italiana): 2004

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Quando si comincia a leggere questi diari si ha l’impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l’Europa: tutto vibra, tutto sprizza energia, c’è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno così. O meglio, non soltanto così. E ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che per i suoi versi e per il suo tragico destino è diventata un emblema, un vero culto, per molti lettori.

Beh, che dire, non poteva che essere lui il mio libro top dell’anno, a lui la meritata corona. Ho letto questo libro se non sbaglio tra febbraio e marzo, per scrivere l’articolo riguardante Sylvia Plath che è una delle mie autrici/autori preferiti di sempre. A proposito dell’articolo, nel 2022 di certo uscirà la seconda parte, prometto, parola di coccinella, andremo anche avanti con i poeti in un nuovo articolo della rubrica #PoetProfile. Comunque non esagero se affermo che leggere i diari della Plath è stata per me un’esperienza indimenticabile, che ha di certo cambiato la mia vita da lettrice, è uno di quei libri che una volta letti non si possono più dimenticare, specialmente se amate la Plath. Mi capita molto spesso di ripensare ad alcuni episodi narrati nei diari e mi sembra di riviverli quasi come se li avessi vissuti con Sylvia, come se appartenessero anche alla mia di vita. Una lettura meravigliosa, un libro a cui di certo tornerò molte volte.

Bene, e voi? Quali sono stati i vostri libri “top” del 2021? Quale libro ha lasciato il segno? Fatemi sapere!

Io vi auguro un meraviglioso ultimo dell’anno, dato che ci rileggeremo il primo di gennaio con l’annuncio del libro per il gruppo di lettura.

Nel frattempo, buon ultimo dell’anno e buone ultime ore del 2021, buttiamoci nel 2022 con entusiasmo e una bella carica di energia!

A presto!

Le Cinque Letture Flop del 2021

Buon mercoledì!

Come state trascorrendo questa ultima settimana del 2021? Siete carichi/e per l’anno nuovo? Come avete trascorso il Natale?

Oggi parliamo dei libri flop del 2021, quei cinque libri che fra tutte le letture dell’anno non mi hanno conquistata e sul finire del 2021 ripensandoci ho deciso di inserire fra i libri più deludenti.

Questo articolo ha anche un fratello gemello, quello dei libri top che uscirà domani e vi dico la verità è stato molto più semplice per me selezionare i libri migliori rispetto ai peggiori, i libri di cui vi parlerò oggi infatti pur essendo presenti in una classifica di questo tipo sono letture che sono felice di aver fatto, nel bene e nel male.

Ci tengo sempre a ribadire che queste sono mie opinioni personali e non intendo in alcun modo offendere autori, case editrici e voi lettori/lettrici di questo articolo, se avete amato questi libri vi prego di non offendervi per la mia modestissima opinione.

Detto ciò, alcuni dei libri che citerò oggi sono libri di cui abbiamo già parlato in recensioni ad essi dedicate, ma per altri non è ancora uscita nessuna recensione, non temete, uscirà nelle prossime settimane/mesi e ne parleremo in modo più approfondito.

Come sempre andremo in ordine decrescente, quindi partiremo dal quinto classificato di questa personale top, fino al primo.

Iniziamo!

Latitudine 0° – Marco Lapenna

Anno di Pubblicazione: 2021

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Alla ricerca di Nina, la donna magnetica e incostante che non è mai riuscito a dimenticare, Gaspar Carvajal giunge in una Città del Messico anestetizzata dall’inverno. Nina si è volatilizzata mesi prima, solo una flebile traccia la lega a una psichiatra assassinata e ai vaneggiamenti del Russo, personaggio oscuro e inquietante, ossessionato da una fantomatica foresta: un continente invisibile dai confini sfuggenti, retto da un egemone sanguinario. Eppure non si tratta delle farneticazioni di un folle, la foresta esiste, è un luogo violento e primordiale dove la vita è guidata da pulsioni ancestrali e i desideri degli uomini – inappagati e inappagabili – prendono la forma concreta di demoni pronti a divorarsi l’un l’altro. Carvajal decide di inoltrarsi in questo territorio selvaggio piegandosi a una nuova esistenza dove sono saltate tutte le regole del contratto sociale e vige un’unica legge: la predazione istituzionalizzata. Ma anche in questo universo immutabile qualcosa sta cambiando. Un condottiero dal demone straordinariamente potente si è messo alla testa di un manipolo di ribelli per annientare la schiavitù del desiderio e raggiungere, muovendo di colonia in colonia, il centro pulsante della foresta: Latitudine 0°. Un romanzo visionario, avventuroso, che ammicca alla letteratura fantastica e al mito azteco, in un’America Latina onirica e misteriosa dove ogni uomo, dimentico di sé stesso, è costretto a fare i conti con il proprio cuore di tenebra.

Ho deciso di inserire questo libro al quinto posto e non al primo perché non sono riuscita a terminarlo e non pensavo fosse corretto inserirlo al primo posto. Ho iniziato a leggere “Latitudine 0°” con le migliori premesse, è un libro che si presenta come un testo più particolare, molto vivido che catapulta il lettore in una foresta selvaggia che al suo interno nasconde un mondo pericoloso e misterioso. La trama sembra virare a tratti verso un qualcosa di onirico quasi o legato al realismo magico, purtroppo dopo aver iniziato la lettura però mi sono ritrovata in un mondo di totale confusione. Non ho amato particolarmente lo stile dell’autore, che risulta a volte troppo secco e tagliente, ci troviamo in un contesto in cui le leggi sembrano essersi capovolte e lo stile dell’autore a volte confonde ancora di più il lettore. E’ stata una lettura, come dicevo, che non sono riuscita terminare perché verso la metà mi sono sentita completamente sconfortata e bloccata. L’autore inserisce mille parentesi, ma nessuna si comprende a pieno. E’ un libro frastagliato, ben poco scorrevole, in cui tutto risulta confuso e, almeno per me, nulla si incastra del tutto. L’idea di base era ottima, purtroppo il testo in sé si perde troppo a mio avviso.

Sorelle – Daisy Johnson

Anno di Pubblicazione (Italia): 2021

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Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?

Abbiamo già parlato di questo libro (esattamente qui) quindi cercherò di essere breve, ma ci tengo a dire che questa è stata una lettura abbastanza recente, è stato infatti il libro di novembre per il gruppo di lettura. Questo libro mi ha delusa sotto vari aspetti, viene promosso come un testo che unisce le atmosfere di King a quelle della Jackson, ma credo sia su un’altra traiettoria. Ci sono tante tematiche in questo libro, ma nessuna viene approfondita a dovere, la vicenda prende una piega piuttosto scontata e inevitabile, senza parlare della casa in cui si svolge la storia, che dovrebbe essere un altro personaggio quasi, ma invece viene inserita ogni tanto per unire qualche punto senza dare vigore o personalità a questa.

L’Uomo Vestito di Nero – Stephen King

Data di Uscita: 2020

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«Penso che qualcuno leggerà le mie parole. Resta da chiedersi se ci crederà o no. Quasi certamente no, ma non ha importanza. Non mi interessa essere creduto, ma liberarmi. E ho scoperto che la scrittura può essere una forma di liberazione.» Gary è un uomo molto anziano. Sente il suo corpo sgretolarsi come un castello di sabbia lambito dalle onde; sente una fitta nebbia avvolgere i ricordi di oggi e di ieri. Eppure, un episodio del passato più lontano brilla nitido nella sua memoria, come una stella oscura nelle costellazioni dell’infanzia: il pomeriggio di mezza estate in cui, quando aveva nove anni, si addentrò nel bosco per andare a pescare al torrente e incontrò un uomo tutto vestito di nero. Uno sconosciuto dagli occhi di fuoco. I tratti di quel volto spaventoso e le parole terribili che uscirono da quella bocca, terrorizzandolo da bambino, hanno tormentato Gary per tutta la vita, come un lungo incubo. E proprio adesso sente l’urgenza di mettere nero su bianco ogni dettaglio. Nella speranza che la scrittura lo liberi da quell’ossessione.

Mi dispiace inserire un testo di King nei libri flop dell’anno, ma questo è un raccontino estrapolato da una raccolta che è stato inserito in un testo a sé con un racconto di D. Hawthorne e varie illustrazioni. Lo avevo trovato usato e presa dall’amore per King lo avevo acquistato, ma non mi ha convinta. E’ un racconto omaggio ad Hawthorne appunto, ma non ha quel solito mordente di King, è inquietante per poco, ma non ha un impatto a mio parare duraturo o forte sul lettore, scorre via dopo la lettura e non rimane nulla, sono affascinanti le illustrazioni che si integrano abbastanza bene con la vicenda, il problema però rimane il racconto in sé, piatto in generale.

La Casa Infestata di Place du Lion D’Or – A cura di Fabio Camilletti

Anno di Pubblicazione: 2020

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Nell’autunno del 1786 una famiglia britannica sperimentò fenomeni inquietanti in una casa delle Fiandre francesi: la storia venne pubblicata per la prima volta nel 1822 e continuò a essere narrata e rinarrata per più di un secolo, trasformandosi in una vera e propria leggenda contemporanea prima di sparire nell’oblio. Questo libro raccoglie tutte le testimonianze su questo Amityville Horror del 1786, fra resoconti di prima mano, pubblicazioni anonime e rielaborazioni narrative, fra cui la sorprendente reinterpretazione che del caso fece Charles Dickens in uno dei suoi racconti natalizi. Del resto, come si sa, anche se i fantasmi non esistono, esistono tuttavia le storie che ne parlano: le quali – specialmente nell’epoca delle fake news – hanno ancora molto da insegnarci sull’affidabilità di fonti e testimonianze, sul piacere che si prova a essere ingannati e sull’importanza dei dettagli nella ricerca della verità. Da questo punto di vista, quello del fantasma di Place du Lion d’Or è un perfetto esempio di caso ancora aperto: la cui soluzione definitiva ci sarà, forse, inevitabilmente preclusa, ma che invita in ogni caso al piacere dell’indagine.

Senza mettere in dubbio la bellezza delle edizioni ABEditore con illustrazioni, copertina e tavole meravigliose all’interno, il contenuto di questo libro non mi ha entusiasmata. Parla di una casa situata appunto a Place du Lion D’Or in Francia e delle disavventure di una famiglia che per qualche tempo ha alloggiato, ignara, all’interno delle sue mura assistendo a suo malgrado a fatti paranormali. Il libro assomiglia più ad un saggio che ad un romanzo, ripropone la stessa storia in cui si narrano gli eventi della famiglia che ha sostato in casa da diversi punti di vista, ma la base non cambia. Ci sono versioni praticamente uguali o altre che cambiano di poco, per un minuscolo dettaglio. Il libro ha un introduzione molto interessante che ripercorre anche le origini delle storie di fantasmi e lo sviluppo di queste nella letteratura, ma la vicenda di per sé diventa ripetitiva ad un certo punto, proprio perché la storia è simile, e la si legge molte volte, fino a conoscerla a memoria. Alla fine c’è un breve racconto di Dickens che cita i fantasmi, ma non ho ben capito questo inserimento, mi è sembrato forzato anche se il tema sono i fantasmi il libro riguarda una vicenda diversa.

La Banda del Cimitero – Jesse Bullington

Data di Uscita: 2010

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Nell’anno del Signore 1364, stritolata dal terribile morbo della Peste Nera, l’intera Europa appare come una landa desolata: una terra senza speranza in cui, simili agli spettri, si aggirano i corpi scheletrici di chi è sopravvissuto alla catastrofe. In questo regno di fame e paura, dove il prossimo non è altro che un nemico da tenere a bada con la forza delle armi, il terrore è alimentato da storie che parlano di streghe e di demoni, creature malvagie sempre pronte a gettarsi sui vivi per consegnare nuove anime al mondo dei dannati. Hegel e Manfried Grossbart, però, non temono nessuna maledizione. E, convinti di godere della protezione della Vergine Maria a cui sono devoti, sbarcano il lunario svaligiando cimiteri. Guai a chi, per troppo coraggio o semplice ignavia, dovesse incrociare la strada dei due ladri di tombe. Fedeli a un solo desiderio – raggiungere l’Egitto per depredare le necropoli dei faraoni – Manfried ed Hegel, oltre che ladri, sono anche assassini senza scrupoli. I protagonisti di un viaggio che, in un romanzo in bilico tra il folklore dei fratelli Grimm e la vena dissacrante di Quentin Tarantino, saprà parlare di fattucchiere passionali e di morti viventi, di crociate e di eresie, di mostri assetati di sangue e di preti reietti. Un medioevo spaventoso ma vivo, in grado di trascinare il lettore in una storia dove i colpi di scena rappresentano la regola e i lati oscuri delle antiche leggende escono dai libri per impossessarsi della realtà.

Questo libro è stata la mia prima lettura del 2021 e direi che ha donato subito un tono al mio anno perché se è qui in prima posizione nei libri flop c’è un buon motivo… Anche di questo libro potete trovare qui la recensione, uscita qualche mese fa, quindi non mi dilungherò più di tanto. E’ un libro che inizia in modo promettente, ma finisce per trascinarsi per più di 500 pagine in un’epopea straziante in cui assistiamo alle avventure di questi due fratelli Grossbart, personaggi negativi e a lungo andare ben poco sopportabili, che si muovono dalla Germania, all’Italia e infine in Egitto per andare a depredare tombe. Il libro si dilunga eccessivamente e si arriva ad un certo punto in cui si perde l’interesse per gli eventi narrati. Qui il problema per me non è stato lo stile dell’autore, alcune immagini e descrizioni sono anche suggestive, ma è il dilungarsi della vicenda che rende poco sopportabile il tutto, senza parlare del fatto che in tutto questo marasma di eventi i due personaggi non sembrano essere cresciuti per nulla, non c’è un’evoluzione, un cambiamento, nulla. Alcuni punti di questo testo li salverei, come lo stile a volte godibile dell’autore o alcune scene molto suggestive, ma è stata comunque per me una lettura piuttosto deludente.

Bene! E voi? Quali sono stati i vostri libri flop del 2021? Com’è stato il vostro anno di letture? Fatemi sapere!

A domani!

The End of The Year book tag

Buon mercoledì!

Come procede la settimana natalizia?

Ormai manca poco al Natale, ma prima di farvi i miei saluti e auguri natalizi (prima di rileggerci negli ultimi giorni del 2021) vorrei pubblicare oggi questo tag che avrei dovuto pubblicare in verità settimane fa.

Sono arrivata tardi alla festa, come mio solito, ma ci tenevo comunque a pubblicare l’aggiornamento di questo perché è un tag che mi piace molto, ha sei domande, tutte belle interessanti a cui rispondere per aggiornarci sulle letture in corso.

Infatti nello scorso articolo abbiamo parlato di obbiettivi per il 2022, ma prima di arrivare nell’anno nuovo ci sono letture da concludere, obbiettivi da completare ecc. ecc.

Quindi, anche ormai siamo già quasi nel 2022 ci tenevo a pubblicare questo tag che ovviamente è apertissimo a tutti/e e sono molto curiosa di conoscere i vostri libri in lettura o quasi lettura, che vi accompagneranno nell’arrivo al 2022.

Iniziamo!

Ci sono libri che hai iniziato quest’anno e che vuoi finire?

Quest’anno ho iniziato “Il Delta di Venere” di Anais Nin che è una raccolta di racconti e mi sarebbe piaciuto riuscire a terminarla entro la fine dell’anno, ma arrivata a questo punto non penso di farcela.

Volevo leggere qualcosa di Anais Nin da anni, ho deciso di approcciarmi all’autrice con questo volume perché è la sua raccolta più famosa, parliamo di racconti erotici che erano stati commissionati in origine a Henry Miller, amico all’epoca di Anais e in futuro amante.

Henry Miller decise dopo poco di mollare la scrittura di questi e offrì il lavoro all’amica che accettò, erano racconti scritti per un uomo misterioso che ne richiedeva la scrittura chiedendo anche a volte qualche modifica in base ai propri gusti.

Ebbene non ho abbandonato questa lettura per il poco gradimento, semplicemente ho iniziato a leggere questo libro in un periodo in cui gli impegni sono diventanti sempre maggiori e il mio tempo per la lettura si è ridotto sempre più.

Spero di riuscire a riprenderlo nel 2022, sono arrivata all’incirca a metà raccolta, mi piace lo stile dell’autrice anche se secondo la mia personale opinione penso sia una raccolta da integrare con altre letture, perché leggerla come unico testo senza inframmezzare ogni tanto il tutto può diventare un poco pesante e ripetitivo.

Ci sarebbe anche un altro libro che per il momento ho abbandonato in attesa di un periodo più adatto, ed è proprio il libro di dicembre per il gdl, ovvero “I Leoni di Sicilia” di Stefania Auci, che anche in questo caso spero di riprendere l’anno prossimo, ma non ho tutta questa urgenza, ho bisogno di essere nel mood giusto per questa lettura.

Hai un libro in particolare che consideri “autunnale” che ti accompagni nella transizione verso fine anno?

Mmm dunque, due anni fa avevo proposto “L’uomo di Calcutta” di Abir Mukherjee che non è più di tanto autunnale o invernale nelle atmosfere, ma a me per qualche motivo ricorda l’autunno. Oltre a questo direi tutti gli altri della saga dell’autore, quindi “Un Male Necessario” (di cui abbiamo parlato sul blog, esattamente qui), “Fumo e Cenere” e “Morte a Oriente” (l’ultimo uscito a settembre).

Direi inoltre Dickens, che torna sempre il buon vecchio Dickie, soprattutto in questo periodo dell’anno e a me ricorda sempre l’inverno e l’autunno, quel clima freddo, la stufa accesa, una bella tazza di tè fumante e la pace dei sensi.

C’è una novità che stai aspettando?

Qui parliamo già quindi di uscite del 2022 e l’anno prossimo ci saranno parecchie uscite interessanti, non aspetto nessuna di questa in modo appassionato però ne punto senza dubbio qualcuna, ad esempio:

La Custode dei Peccati – Megan Campisi (7 gennaio 2022)

Ha rubato solo un pezzo di pane, ma la giovane May avrebbe preferito essere impiccata come tutti gli altri ladri. Invece il giudice ha scelto per lei una condanna peggiore della morte: diventare una Mangiapeccati. Dopo la sentenza, May è obbligata a indossare un collare per essere subito riconoscibile e le viene tatuata la lettera S sulla lingua. Da quel momento, non potrà mai più rivolgere la parola a nessuno. Poi inizia il suo apprendistato presso la Mangiapeccati anziana che, nel silenzio più assoluto, le insegna le regole del mestiere. Un mestiere spaventoso: raccogliere le ultime confessioni dei morenti, preparare i cibi corrispondenti ai peccati commessi e infine mangiare tutto, assumendo su di sé le colpe del defunto, la cui anima sarà così libera di volare in Paradiso. Le Mangiapeccati sono esclusivamente donne, disprezzate e temute da tutti, eppure indispensabili. E infatti, un giorno, May e la sua Maestra vengono convocate addirittura a corte, dove una dama di compagnia della regina è in fin di vita. Dopo la confessione e la morte della donna, però, alle due Mangiapeccati viene portato un cuore di cervo, un cibo da loro non richiesto e che rappresenta il peccato di omicidio. Sconcertata, la Maestra di May si rifiuta di completare il pasto e viene imprigionata per tradimento. Rimasta sola, la ragazza china la testa e porta a termine il compito, ma in cuor suo giura che renderà giustizia all’unica persona che le abbia mostrato un briciolo di compassione. Quando viene chiamata ancora a prestare i suoi servigi a corte, May intuisce che una rete di menzogne e tradimenti si sta chiudendo sulla regina e che solo lei è in grado d’intervenire. Perché essere invisibile può aprire molte porte, anche quelle che dovrebbero restare chiuse per sempre… Ispirandosi alla figura realmente esistita della Mangiapeccati, questo romanzo coinvolgente e dalla straordinaria potenza narrativa ci regala un’eroina modernissima, che rifiuta il ruolo impostole da una società che la umilia in quanto donna, e che grazie alla sua forza di volontà e determinazione riuscirà a cambiare il proprio destino.

Il Cercatore di Tenebre – Femi Kayode (13 gennaio 2022)

Lo psicologo forense Philip Taiwo è considerato in Nigeria uno dei più autorevoli esperti del comportamento e della violenza delle folle. È per questo che a lui si rivolge un importante manager nigeriano per indagare su un atroce fatto di cronaca che ha visto fra le vittime suo figlio: la tortura pubblica e l’omicidio di tre studenti universitari di Okriki da parte della folla. Fin dal momento in cui Philip scende dall’aereo che da Lagos lo porta nella remota cittadina, ed è investito dalla frenesia disordinata del piccolo aeroporto, si rende conto che l’indagine sarà tutt’altro che semplice. Soprattutto perché gli anni trascorsi negli Stati Uniti gli hanno fatto dimenticare gli usi e le abitudini dei suoi conterranei, il tribalismo ancora forte che regola le relazioni. Con l’aiuto del suo fedele autista personale, Chika, Philip deve lottare contro i tanti che cercano di intralciare le indagini, e più approfondisce più si rende conto che avvicinarsi alla verità è un percorso sempre più pericoloso. Ispirato a un tragico episodio realmente accaduto, Il cercatore di tenebre è un romanzo che scava alle radici più profonde del male e che spalanca le porte alla magia senza confini del­l’Africa contemporanea, raccontando tutti i contrasti col mondo occidentale e la stupefacente ricchezza di una cultura ancestrale piena di luci e di tenebre.

Quali sono i 3 libri che vuoi leggere entro fine anno?

Dunque, dato che siamo più di là che di qua e al 2022 manca poco ne ho due e non tre, e il duo in questione è questo:

Ho iniziato a leggere “L’Esorcista” di W.P. Blatty l’altro giorno dopo aver letto “I Due Esorcisti” quindi conto di riuscire a finirlo sicuramente entro la fine del 2021 (di questi libri parleremo di certo l’anno prossimo). Quello in dubbio è “Rosemary’s Baby” di I. Levin che vorrei leggere subito dopo “L’Esorcista”, ma vedremo come andrà la situazione nei prossimi giorni. Di certo questi sono i libri che mi accompagneranno in questa parte finale del 2021.

C’è un libro che pensi ancora possa sorprenderti e diventare il tuo preferito?

Non saprei, si spera sempre che il libro del momento diventi il preferito o si riveli incredibile, quindi non voglio esprimermi. Come dicevo qualche articolo fa non è stato un anno di grandi letture, i libri che ho letto li definirei in generale nella media, nessuno ha lasciato proprio il segno… forse uno, ma ne parleremo sempre nelle classifiche di fine anno.

Hai già cominciato a fare piani per il 2022?

Yes, ne abbiamo parlato nello scorso articolo, qui, quindi ho già i miei piani per il 2022… spero di riuscire a portarne a termine almeno uno, per ora le buone intenzioni ci sono tutte.

Bene ragazzi/e!

Dato che non ci leggeremo fino a dopo Natale io ne approfitto per farmi i miei auguri, di un sereno e felice Natale, ma anche di una mangereccia e appassionata Vigilia e di un Santo Stefano di relax e ripresa, perché diciamocelo molte volte Santo Stefano serve a riprendersi dalla botta del Natale.

Noi ci leggiamo prima della fine del 2021, a presto!

2022: Obbiettivi di Lettura e Reading Challenge

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Come avete trascorso questa settimana di dicembre? Ci avviciniamo al Natale, a che punto siete con i regali? Anche voi siete ritardatari come me e recuperate tutto all’ultimo?

Comunque, oggi parliamo degli obbiettivi di lettura per il 2022! Questo è uno dei miei articoli preferiti da scrivere (e pubblicare, certo) perché mi piace fare programmi e curiosare in quelli altrui, quindi conoscere anche i vostri di obbiettivi per l’anno prossimo, sapere se siete belli carichi/e, ottimisti/e o realisti/e nei piani.

Come ogni anno parleremo di Goodreads, challenges di lettura, obbiettivi personali vari ecc. ecc.

Quindi di titoli specifici, challenge a cui penso di aderire, cifre a cui punto di arrivare, insomma parleremo di piani vari, tenendo come sempre a mente che tutto ciò mi piace farlo anche e soprattutto per auto-motivarmi, ma sarò comunque soddisfatta per ogni risultato ottenuto, l’importante è godersi ogni lettura.

Dunque, parlando un attimo di quest’anno il mio obbiettivo su Goodreads era quello di arrivare ai 60 libri letti, ma purtroppo per come è andato il mio 2021 non sono riuscita a raggiungere il goal, ma sono ad ogni modo più che soddisfatta del risultato. Pianifico di arrivare ai 45 libri letti per la fine dell’anno, ad oggi, data in cui sto scrivendo l’articolo, sono a 43 ma ho due letture che spero di riuscire ad inserire nei libri letti quest’anno e terminati entro la fine.

Per il 2022 invece il mio obbiettivo di lettura su Goodreads sarà lo stesso del 2021, ovvero 60 libri.

Per quanto riguarda invece le reading challenges mi piace sempre provare a seguire quella di PopSugar che utilizzo più che altro come lista adatta a degli “spunti di lettura” per quando mi sento bloccata o non ho ispirazioni interessanti.

Ma come ho scritto anche l’anno scorso il mio problema con le challenges è quello di dimenticarmi della loro esistenza già a febbraio, forse vi dirò anche metà gennaio. Però come sempre qui sotto andrò a tradurre tutti i punti e come faccio ogni anno lascerò la sfida di PopSugar fra i Widget a destra sulla home del blog, provando ogni tanto a segnare qualche punto.

Come ogni anno i punti sono 40 più 10 aggiuntivi che rappresentano un livello “avanzato”:

Guardiamo assieme i punti:

  1. Un libro pubblicato nel 2022
  2. Un libro ambientato su un aereo, treno o nave da crociera
  3. Un libro su o ambientato in una società non patriarcale
  4. Un libro con una tigre in copertina o la parola “tigre” nel titolo
  5. Un libro saffico
  6. Un libro di un autore/autrice Latinx (autore che vive negli USA, ma la famiglia o lui/lei stesso/a proviene dall’America Latina)
  7. Un libro con un’onomatopea nel titolo
  8. Un libro con un protagonista che usa un ausilio per la mobilità
  9. Un libro su una “famiglia trovata”
  10. Un libro vincitore del Anisfield-Wolf Book Award
  11. Un libro raccomandato su #BookTok
  12. Un libro sull’aldilà
  13. Un libro ambientato negli anni 80′
  14. Un libro con delle posate in copertina o nel titolo
  15. Un libro di un autore delle Isole del Pacifico (proveniente da una di queste)
  16. Un libro sulle streghe
  17. Un libro che diventerà una serie tv o un film nel 2022
  18. Un romanzo rosa di un autore/autrice BIPOC (termine che sta letteralmente per “black, indigenous and people of color”, quindi un autore/autrice “nero/a, indeigeno/a o di colore”)
  19. Un libro che si svolge durante la tua stagione preferita
  20. Un libro il cui titolo inizia con l’ultima lettera della tua lettura precedente
  21. Un libro su una band o gruppo musicale
  22. Un libro con un personaggio asessuale/asessualità grigia (il punto in inglese dice “ace spectrum” che si traduce in italiano con asessualità grigia ed è lo spettro tra asessualità e allosessualità)
  23. Un libro con una ricetta dentro
  24. Un libro che puoi leggere tutto d’un fiato
  25. Un libro su un segreto
  26. Un libro con un titolo fuorviante
  27. Un libro vincitore del Premio Hugo
  28. Un libro ambientato durante una vacanza
  29. Un libro diverso di un autore che hai letto nel 2021
  30. Un libro con il nome di un gioco da tavolo nel titolo
  31. Un libro su un disastro causato dall’uomo (non è specificato se realmente accaduto oppure no)
  32. Un libro con una citazione del tuo autore preferito in copertina o sulla pagina di Amazon (frase promozionale o citazione)
  33. Un social horror (horror che ha a che fare con i social)
  34. Un libro ambientato in epoca vittoriana
  35. Un libro con una costellazione in copertina o nel titolo
  36. Un libro di cui non sai nulla
  37. Un libro sull’identità di genere
  38. Un libro con una festa
  39. Un libro #OwnVoices SFF (fantascienza e fantasy) (#ownvoices è un movimento hashtag nato su Twitter, tramite cui vengono consigliati libri, utilizzato per consigliare libri su personaggi diversi scritti da autori di quello stesso gruppo eterogeneo. Ora #ownvoices viene utilizzato su tutta la linea nelle recensioni, nei contenuti editoriali e nei materiali di marketing per evidenziare quando un autore scrive delle proprie esperienze personali in un gruppo emarginato. Vi lascio qui il link a questa pagina che parla di questo movimento in modo più specifico.)
  40. Un libro che soddisfa il tuo punto preferito di una precedente challenge di PopSugar

Livello Avanzato

  1. Un libro con un’immagine riflessa sulla copertina o il termine “specchio” nel titolo
  2. Un libro che ha due lingue
  3. Un libro dal titolo palindromo
  4. Una duologia (vol. 1)
  5. Una duologia (vol. 2)
  6. Un libro su qualcuno che conduce una doppia vita
  7. Un libro con una realtà parallela
  8. Un libro con due POVs
  9. Due libri ambientati in città gemelle, “citta sorelle” (vol. 1)
  10. Due libri ambientati in città gemelle, “citta sorelle” (vol. 2)

Quindi proverò a seguire questa challenge in un modo o nell’altro e alla fine del 2022 vedremo com’è andata l’avventura!

Ottimo, ora andando un pochino nello specifico quest’anno mi sono voluta fare un elenco di 30 libri, prendendo ispirazione dalla famosa “Sfida dello Scaffale Strabordante” ideata da sbarbine_che_leggono che trovate su Instagram, se non sbaglio questa challenge era presente anche su Anobii parecchi anni fa.

Ora, io ho preso ispirazione, non ho propriamente partecipato alla sfida perché quando mi è venuto in mente di partecipare ero già in ritardo e sono stata indecisa fino all’ultimo se stilare questa lista di libri da leggere oppure no. Alla fine l’ho fatto, ma non la vedo come una vera e propria sfida, sono 30 libri che pianifico di leggere ad andare alla fine del 2022 e molti di questi sostano nella mia libreria da parecchio tempo.

Questa è la ragione principale per cui ho deciso di farmi questa lista, affrontare libri che mi attendono da anni, due di questi 30 li ho già letti e ne parleremo assieme nelle prossime settimane, quindi via con la lista:

  1. Revolutionary Road – R. Yates
  2. Dracula – B. Stoker
  3. Il Grande Divorzio. Un Sogno – C.S. Lewis
  4. Abarat – C. Barker
  5. Loney – A. M. Hurley
  6. Un Inverno da Lupi – C. Ekback
  7. Pomodori Verdi Fritti al Caffè di Whistle Stop – F. Flagg
  8. Bunker Diary – K. Brooks
  9. La Notte è un Luogo Solitario – B. Erskine
  10. La Rabbia e L’Orgoglio – O. Fallaci
  11. Il Bastardo – E. Caldwell
  12. Il Violino Nero – M. Fermine
  13. L’uomo che Voleva essere Colpevole – H. Stangerup
  14. Red Dragon – T. Harris
  15. L’incantatrice di Firenze – S. Rushdie
  16. Il Deserto dei Tartari – D. Buzzati
  17. Ognuno per Sè – B. Bainbridge
  18. I Cavalieri – T. Winton
  19. Sandman vol. 2 – scritto da N. Gaiman
  20. L’ultima Lacrima – S. Benni
  21. La Psichiatra – W. Dorn
  22. Mentre Morivo – W. Faulkner
  23. Jack lo Squartatore, l’autobiografia – J. Carnac
  24. Dieci Giorni in Manicomio – N. Bly
  25. La Luna è dei Lupi – G. Festa
  26. La vita è un’altra Cosa – J. Barth
  27. Hap e Leonard vol. 1 – J.R. Lansdale
  28. Al Faro – V. Woolf
  29. Le Sette Morti di Evelyn Hardcastle – S. Turton
  30. La Figlia del Boia – O. Potzsch

Infine, il mio ultimo obbiettivo per il 2022 è leggere almeno una decina di raccolte di poesie dato che nel 2021 mi sono riavvicinata al mondo della poesia a cui sono molto affezionata e che voglio esplorare sempre di più dato che lo avevo messo un poco da parte nel 2020.

Questi sono tutti i miei obbiettivi per il 2022, non sono pochi è vero, ma l’importante è partire motivati e come ho scritto prima, qualunque risultato sarà soddisfacente, ma meglio partire puntando in alto!

E voi? Quali sono i vostri obbiettivi di lettura per il 2022? Parteciperete a qualche challenge? Sì? No? Avete già dei titoli precisi da leggere nel 2022? Fatemi sapere!

A presto!

10 Libri da Regalare a Natale – A Chi Legge e Non

Buon venerdì e ben tornati/e sul blog!

Buona Immacolata tra l’altro, e come sempre rigorosamente in ritardo, bene.

Diamo il via a queste feste natalizie dopo l’8, si sentono arrivare da lontano ormai e infatti nell’articolo di oggi parleremo di dieci libri che vi consiglio per qualche regalo natalizio.

Questa è una tipologia di articolo che ci tengo a riportare ogni anno sul blog, cambiandola magari a tratti, e mi piace anche sempre pensare a chi non legge, perché non so voi, ma io sono piena di parenti e amici che non leggono e come sempre io ci provo, non mollo, nel regalare qualche libro che potrebbe risvegliare o accendere la passione per la lettura.

Ci tengo a specificare che questi libri possono essere ovviamente adatti come regali natalizi, ma anche no, non sono libri sul Natale o specifici ambientati a Natale (a parte uno), possono essere adatti come regali o auto-regali per tutto l’anno.

Ho cercato di trovare libri adatti a vari gusti, ripensando anche a quelli che ho letto io quest’anno o negli anni scorsi.

Quindi oggi parleremo di dieci libri che spaziano tra vari generi, adatti a varie tipologie di lettori e non lettori.

Iniziamo!

Racconti di Natale – Charles Dickens

Link all’acquisto: QUI

Scritti tra il 1843 e il 1848, i “Racconti di Natale” costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l’autore svela l’altra faccia del mito del progresso, ritraendo l’Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all’intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall’agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.

Questo libro raccoglie la cinquina di racconti natalizi di Dickens, un regalo perfetto per chi ama i classici o ha amato magari “Il Canto di Natale”, ma non ha mai letto gli altri quattro racconti dell’autore, facenti parte della cinquina di racconti scritti da Dickens sul Natale. Un regalo di certo perfetto e d’atmosfera, forse questo è uno dei libri più soddisfacenti da regalare, perché non si sbaglia con Dickens e molti appunto conoscono il più famoso dei suoi racconti, ma gli altri sono più in ombra e non è detto che la persona a cui farete il regalo abbia letto gli altri quattro. Purtroppo non è disponibile in commercio un’edizione illustrata o più “scenica” di questa edita Newton, ma qui appunto potete trovare tutti i racconti in edizione integrale. Un altro regalo interessante potrebbe essere l’edizione in copertina rigida e illustrata de “Il Canto di Natale” (questa), che non ho voluto inserire in uno spazio dedicato perché ho già citato questo testo 13’000 volte e forse rischierei di essere un poco ripetitiva.

Storie Di Fantasmi del Giappone – Lafcadio Hearn, Benjamin Lacombe

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Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. In “Storie di fantasmi del Giappone” Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yokai. La presente edizione, a cura di Ottavio Fatica, riprende parte dei testi da lui tradotti per Adelphi nella raccolta Ombre giapponesi, completandola con altri, qui proposti per la prima volta al pubblico italiano.

Titolo adatto da regalare agli amanti del Giappone, dei fantasmi, delle illustrazioni più che stupende e dei libri gioiello come questo. Questo testo edito Ippocampo, come il suo recente fratello (Spiriti e Creature del Giappone), sono regali perfetti. Ho letto questo libro a novembre e a parte aver amato le magnifiche illustrazioni di Benjamin Lacombe, mi sono innamorata dello stile di Lafcadio Hearn, ipnotico, poetico, profondo. Il libro è suddiviso in racconti/storie/leggende che variano dalle 4-5 pagine alla decina circa, massimo. E’ un libro adatto anche a chi non legge solitamente perché queste storie si possono gustare ogni tanto, sono storie slegate l’una dall’altra che si leggono individualmente. Inoltre è un libro anche stupendo da esporre in libreria per chi ci tiene ad avere una libreria di bell’aspetto diciamo e in più le storie all’interno sono emblematiche della cultura giapponese e tutte affascinanti.

Il Museo del Mondo – Melania G. Mazzucco

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Ogni quadro, ogni opera, che sia stata vista in una chiesa, in un museo o esposta in una mostra, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in una vera e propria passione, in un dialogo nel tempo, in una scoperta o riscoperta. In ogni caso è l’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi, per mestiere o per amore, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti, dall’antichità ai giorni nostri. Concepite come amuleti, preghiere o bestemmie, da uomini e donne, cacciatori e stregoni, assassini e santi, illetterati e intellettuali, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi, da Lirica di Vasilij Kandinskij al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, dalle Aringhe affumicate di Vincent Van Gogh alla Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Monet, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Una selezione «crudele» (senza seguire un ordine cronologico, né geografico, né tantomeno un inutile canone) che offre al lettore la possibilità di incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo.

Libro perfetto da regalare a chi è appassionato/a di arte o vuole avvicinarsi a questa. E’ un libro edito Einaudi in cui l’autrice ha selezionato 52 opere d’arte, concentrandosi sulla pittura, quindi quadri, tavole, affreschi, graffiti ecc. Per ogni opera, che potete trovare sempre riportata a colori in una pagina, con un’ottima qualità, ci saranno tre massimo quattro pagine di commento della Mazzucco, in cui l’autrice racconterà dell’autore, dell’opera e del suo significato, della storia dietro ad essa e altro, sempre mantenendo uno stile più che piacevole e scorrevole. Sto leggendo ora questo libro lo sto davvero adorando!

Poesie d’Amore – Nazim Himket

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Una poesia d’amore è, per Nâzim Hikmet, un nucleo di emotività e di pensiero in cui occorre fondere tutti gli aspetti della vita. Poeta d’amore e contemporaneamente poeta di battaglie, la forza dei suoi versi, lontanissimi dal cliché del lirismo erotico, risiede proprio in un’inesausta partecipazione a tutto ciò che accade nel mondo. È così che, in un dettato poetico incandescente, nato dall’incontro tra dolcezza orientale e moderna asprezza dei ritmi occidentali, due culture e due modi di vivere si uniscono, in composizioni d’amore che sono sintesi magnifiche di due facce – quella lirica e quella epica – della personalità di Hikmet e di ogni uomo.

Volete regalare un libro a qualcuno che aspira ad avvicinarsi alla poesia o ad una persona speciale per voi? Questa raccolta di poesie di Hikmet è il regalo perfetto. C’è anche un’edizione Mondadori che raccoglie altre poesie di Hikmet (Poesie d’amore e di Lotta) e ha una grafica assolutamente meravigliosa, ma se la persona a cui volete regalarlo non ha mai letto nulla di Hikmet io vi consiglio prima questa edizione mostrata in alto. Hikmet è struggente, profondo, diretto, le sue poesie d’amore sono intense e possono attrarre anche chi non ha familiarità con la poesia.

Rosso nella Notte Bianca – Stefano Valenti

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Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva. Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944. Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina. È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.

“Rosso nella Notte Bianca” è un libro adatto a chi vuole leggere un romanzo che tratti di eventi storici realmente accaduti in Italia, è un libro ambientato per la maggior parte nel 1944 che a tratti torna ad un passato più recente, quello del 1994. E’ un libro breve, ma decisamente forte e d’impatto che ci riporta in un paese, il nostro, l’Italia, sconvolto dal fascismo e Valenti mostra il lato più violento, crudo, amaro, rabbioso di questo. Ho amato questa lettura, ne parleremo nei prossimi mesi in una recensione approfondita, ma nonostante lo stile particolare a tratti con cui è scritto io non posso far altro che consigliarlo vivamente.

La Trilogia dei Colori – Maxence Fermine

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Tre colori, tre favole piene di poesia e di emozioni. La prima storia, “Neve”, è bianca e riposante, come la neve e l’Asia che la ispirano. Yuko è un giovane poeta giapponese. Nei suoi haiku sa cantare solo lo splendore e la bianchezza della neve. Soseki è un anziano pittore divenuto cieco che vive nel ricordo di un amore perduto. Neve è una ragazza bellissima. Il suo corpo giace per sempre tra i ghiacci. A legare i loro destini, un filo, disperatamente teso tra le cime di due montagne, come simbolo di un esercizio funambolico impossibile da eseguire. “Il violino nero” è la seconda storia, nera come le note del pentagramma, inquietante come l’atmosfera di una Venezia silenziosa ma percorsa da echi della coscienza e dei desideri. Un giovane genio coltiva l’ambizione di “mutare in musica la propria vita”. Una donna misteriosa esprime in un canto dalle divine sonorità la profonda innocenza della sua anima. Un anziano liutaio ha creato uno splendido violino, nero come gli occhi e la chioma di quella donna. “L’apicoltore”, la terza storia, ha il colore dell’oro come il sogno folle di un giovane che dal Sud della Francia parte per l’Africa. Aurélien cerca in ogni cosa l’oro della vita, ossia la bellezza, la magia, il colore caldo del sole, ed è incantato dalle api, “che possono morire d’amore per un fiore”. Dopo infinite avventure farà ritorno a casa per scoprire dentro di sé il seme di un puro amore per l’unica donna che lo ha da sempre aspettato, piena di fiducia e speranza.

All’inizio volevo parlare solo del secondo volume della trilogia, “Il Violino Nero”, libro che potrebbe essere perfetto da regalare a chi ama la musica o suona il violino perché parla proprio di un violino e dell’amore per la musica, ma alla fine ho pensato “perché non portare il volume che contiene tutta la trilogia dei colori?”. Maxence Fermine è uno scrittore dallo stile piuttosto vivido e pulito, io ho letto i primi due della trilogia e mi sono piaciuti, manca solo il terzo, “l’Apicoltore”, ma anche se questi libri sono stati collegati in una trilogia possono anche essere letti in modo individuale. E’ piuttosto conosciuta come trilogia, ma io credo sia sempre un ottimo regalo, c’è la musica, l’arte, la poesia, l’amore, la giovinezza… insomma tutto.

Mary e il Mostro – Lita Judge

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Questa è la storia di come un’adolescente incinta e fuggita da casa sia diventata una delle più famose scrittrici di tutti i tempi. Mary Shelley aveva solo sedici anni quando ha lasciato la sua famiglia per seguire il proprio cuore e l’uomo che amava. Credeva nel “libero amore” e nel diritto di ogni donna di vivere la vita che desidera. Ma era una mossa azzardata per una donna del suo tempo. Osteggiata dalla società e rinnegata dalla sua stessa famiglia, ha dovuto affrontare da sola la perdita della sua bambina, morta a pochi giorni dalla nascita. Ma Mary non si è arresa. Ha riversato tutto il suo dolore, la sua angoscia e la sua passione nella creazione del suo capolavoro, “Frankenstein”, un romanzo di una forza straordinaria, letto e amato ancora oggi, a due secoli di distanza. Con la narrazione in versi liberi e le oltre trecento pagine di splendide illustrazioni ad acquerello, “Mary e il mostro” è un incredibile tributo a una donna forte e appassionata e all’incancellabile segno che ha lasciato nel mondo.

Bellissimo libro illustrato perfetto anche da regalare ai/alle ragazzi/e. In questo libro magistralmente illustrato Lita Judge racconta la storia di Mary Shelley, autrice dell’amato “Frankenstein”. L’autrice non risparmia gli spazi dedicati agli eventi tragici della vita dell’autrice, che sono stati parecchi, molti legati alla morte. Un libro drammatico e vivido che ci riporta un quadro umano di un’autrice immortale.

Il Richiamo di Cthulhu – H. P. Lovecraft

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Il maestro Gou Tanabe torna a rileggere l’opera lovecraftiana cimentandosi con uno dei racconti più celebri e iconici del maestro dell’orrore di Providence: Il richiamo di Cthulhu. Francis Wayland Thurston rinviene i diari e i documenti del suo defunto prozio, morto in quello che in apparenza fu un incidente. È l’inizio di un viaggio che condurrà Thurston verso un’avventura inquietante che sconvolgerà per sempre la sua esistenza e la sua cognizione dell’universo.

Per i fan di Lovecraft un’edizione stupenda de “Il Richiamo di Cthulhu” con una copertina effetto pelle delle tavole stupende. E’ la versione del capolavoro di Lovecraft disegnata dal famoso disegnatore giapponese Gou Tanabe. Si trovano molte edizioni meravigliose dei capolavori dell’autore, ma questa sarà senza dubbio un regalo vincente.

Cattedrale – R. Carver

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A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata. Carver ne segue l’impercettibile evoluzione con naturalezza, con uno stile maturo e consapevole dei propri mezzi, da lui stesso definito “più pieno e generoso”. Se “Cattedrale” chiude la raccolta su una tenue nota positiva, nel resto del libro prevalgono i toni desolati, i fragili equilibri pronti a spezzarsi in conseguenza di eventi all’apparenza secondari: un nuovo trasloco in “La casa di Chef”, l’atto mancato di una riconciliazione impossibile in “Lo scompartimento”, l’inizio di una crisi senza apparenti vie d’uscita in “Vitamine”, in cui nella deriva personale fa irruzione la violenza della storia.

Abbiamo parlato di questa raccolta di racconti qualche mese fa, in questa recensione. E’ una meravigliosa raccolta, emblematica dello stile di Carver e della letteratura americana per un autore simbolo di questa e dell’arte del racconto. Ottimo regalo per un’appassionato/a di letteratura americana e racconti, ma Carver è sempre Carver.

E’ come ultimo consiglio vi suggerisco di dare un occhio alla collana BUR Deluxe dedicata ai classici. Forse ne avevamo parlato anche in passato, ma i classici di questa collana sono illustrati e tradotti meravigliosamente, sono sempre edizioni graditissime secondo me. Abbiamo Frankenstein, I Fiori del Male, Cime Tempestose, Il Libro della Giungla e molti altri!

Bene! E voi? Quali libri vorreste ricevere per Natale? Fatemi sapere!

A presto!

Sorelle – Daisy Johnson

Buon sabato e buon weekend!

Come state? Sarà un weekend all’insegna del relax o l’aria di dicembre vi ha già reso la giornata ansiolitica? Perché diciamocelo, fra le feste e il resto dicembre non è un mese tranquillo.

Comunque, oggi parliamo del libro che abbiamo letto sul gruppo a novembre, ovvero “Sorelle” di Daisy Johnson.

Questo libro è stato in lettura per tutto il mese precedente sul gruppo ed è stato per me il primo libro letto dell’autrice, ma parliamone in modo approfondito!

Sorelle – Daisy Johnson

Casa Editrice: Fazi

Genere: horror/thriller psicologico

Pagine: 200

Prezzo di Copertina: € 17,00

Prezzo ebook: € 9,99

P. Pubblicazione: 2021

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Una casa. S’intravede oltre la siepe, in fondo ai campi. Bianco sporco, le finestre che sprofondano nei mattoni. Mano nella mano sul sedile di dietro, una freccia di luce dal tettuccio. Noi due, spalla contro spalla, a dividerci l’aria. Abbiamo fatto un lungo viaggio, su per la spina dorsale del paese, sfiorando la circonvallazione di Birmingham, superando Nottingham, Sheffield e Leeds e attraversando i Pennini. Quest’anno ci inseguono. Che? Quest’anno, come sempre, niente amici, bastiamo a noi stesse.

Trama

Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?

Recensione

Prima di iniziare vorrei parlare un poco della promozione di questo libro, nel senso che la Fazi (casa editrice che lo ha pubblicato e che io apprezzo moltissimo), ha utilizzato per la promozione una frase presa dal “The Guardian” che ha anche utilizzato però nella trama modificandola un poco.

La frase in questione è questa: “Ricco di tensione e profondamente commovente, il secondo romanzo della talentuosa Daisy Johnson penetra a fondo nelle zone più oscure dei legami affettivi, raccontando una conturbante storia d’amore e invidia tra sorelle che i fan di Shirley Jackson e Stephen King divoreranno.

La frase del “The Guardian” è simile, il succo comunque rimane quello. Perché vi parlo di questa frase e del modo in cui è stato promosso questo libro? Perché a mio vedere questo tipo di promozione può sì essere utile per la vendita, ma allo stesso tempo può essere negativa, perché arrivato a fine lettura un fan di King o della Jackson potrebbe rimanere deluso/a dal libro, proprio per le aspettative e la comparazione citata in queste frasi.

Ovviamente questa è una personale considerazione, essendo fan sia di King che della Jackson.

Ci tengo a dire che in questo libro ci sono elementi che possono far pensare ad alcuni famosi testi dei due autori, ma credo personalmente che lo stile della Johnson, lo svolgimento del libro, la resa di certe tematiche e in generale il mood siano diversi da quelli dei due autori.

Quindi, riassumendo, non sono del tutto d’accordo con il modo in cui è stato promosso questo libro, ha sì tematiche che si avvicinano ai due autori, ma questo alzare troppo le aspettative e l’asticella potrebbe essere nocivo per la lettura di un fan della Jackson o di King.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Addentriamoci nel libro ora, lo stile dell’autrice rimane sempre un poco freddo, io non ho letto altro della Johnson quindi non saprei dire se il suo stile è sempre così o ha adottato questa tecnica per “Sorelle”, ma ho avvertito sempre una specie di barriera data dallo stile fra la protagonista, Luglio, che narra la maggior parte della vicenda, e il lettore.

Anche nei suoi racconti di attimi passati e felici, non c’è mai un calore sentito, si avverte sempre un distacco naturale che, almeno nel mio caso, non fa entrare del tutto nella storia.

Non saprei dire se questo stile è utilizzato volutamente dall’autrice perché il personaggio di Luglio alla fine è particolare e di certo molto più profondo rispetto al primo impatto.

Sta di fatto che lo stile rimane per tutto il corso del libro piuttosto gelido e distaccato.

Per quanto riguarda il ritmo abbiamo un libro di 200 pagine con un ritmo a tratti incostante, ci sono spesso scene del passato che si mischiano a quelle del presente, ricordi, intrecci, flash della protagonista, e procedendo man mano ci si ritrova ad unire i pezzi del puzzle.

Le atmosfere invece sono come lo stile, in generale piuttosto gelide, ho avuto quasi l’impressione di non vedere mai il sole in questo libro, mi sono immaginata ogni panorama, ogni luogo, come gelido, freddo e scuro.

Tante, Troppe Tematiche

Questo libro affronta varie tematiche, la morte, la dipendenza, i rapporti tossici, i genitori assenti, l’isolamento, il bullismo, e altre.

Insomma, l’autrice inserisce tante, troppe tematiche senza approfondirne nemmeno una, la maggior parte di queste vengono sfiorate, inserite rimanendo solo in superficie.

Forse il tema che secondo me viene affrontato maggiormente dalla Johnson è quello della dipendenza e della spersonalizzazione, che però anche qui poteva essere approfondito.

Infatti nel libro questo tema è parecchio presente e vediamo come tra queste sorelle, Luglio e Settembre, si venga a creare una vera e propria dipendenza, una non esiste senza l’altra, non si sente nemmeno una persona senza l’altra, non ha una personalità, in particolare Luglio.

Qui arriva anche la “somiglianza” con “Abbiamo Sempre Vissuto nel Castello” della Jackson, in cui anche lì troviamo un rapporto tossico fra sorelle, anche se qui nel testo della Johnson la dipendenza ha prettamente a che fare con la non esistenza di una senza l’altra, nel testo della Jackson le dinamiche sono diverse.

Vorrei approfondire questa parentesi, ma rischio di fare spoiler perché uno dei misteri del libro è proprio questo, il tipo di rapporto che c’è fra le due e come questo si evolve fino ad arrivare al finale.

Ha delle caratteristiche del romanzo di formazione, anche se non arriviamo proprio all’età adulta della protagonista, riviviamo con lei la crescita sua e della sorella, e qui entra in gioco la “somiglianza” con alcuni romanzi di King.

Un doppio Finale?

Non mi è piaciuto il finale di questo romanzo, non solo le 5/6 pagine finali, ma in generale le ultime 50/60 pagine sono piuttosto prevedibili e si ha un sentore di ciò che accadrà fin dalla metà del testo o anche prima.

Parlo di doppio finale perché c’è in effetti una specie di duplice finale anche se il finale vero e proprio è uno, prima di arrivare a questo c’è un trucco che l’autrice utilizza che non ho gradito.

Capisco questo utilizzo e dobbiamo sempre considerare che il personaggio di Luglio non è stabile a livello psicologico e in generale il romanzo è piuttosto intimo, con varie riflessioni di questa e ricordi quindi anche nel “doppio” finale si lascia prendere dalle riflessioni e ci porta per mano in una versione dei suoi pensieri, però non mi è comunque piaciuto il finale.

E’ un finale decisamente probabile, ma come ho detto scontato e ci si arriva dopo questo passaggio/trucco dell’autrice.

Una Famiglia Rotta

E’ un libro “Sorelle” decisamente angosciante, un quadro che ci mostra una famiglia distrutta, due ragazzine lasciate allo sbando, con un padre morto e una madre assente che non sa cosa sta facendo con le sue figlie e non sa come gestirle in nessun modo.

Una madre che però a sua volta è anche lei vittima e si ritrova dopo eventi terribili a dover andare avanti e cercare di fare del suo meglio per l’unica cosa che le è rimasta, le sue figlie.

E’ un libro gelido, glaciale, drammatico, amaro, un libro che ci proietta in una casa fredda in cui chi ci abita è perseguitato da fantasmi e vive una vita inquieta, senza spiragli di luce.

La tematica del lutto è decisamente presente in questo libro, che a me è capitato di leggere proprio a novembre dove anche io ho subìto un lutto ed è forse anche per questo che ho sentito così tanto il lato algido di questo testo che si riconduce alla morte e alla perdita.

Prima di arrivare alle conclusioni vorrei spendere due parole per parlare della casa, che nella trama sembra quasi infestata da come viene descritta, sembra un’altra protagonista della storia, ma purtroppo io non l’ho avvertita come tale.

La casa c’è e torna spesso perché è stata teatro di fatti importanti per questa famiglia, ma non è uno dei protagonisti, è una cornice che ogni tanto regala qualche ricordo e il lato “infestato” è legato ai ricordi e agli eventi famigliari accaduti tra quelle mura.

Avrei gradito una presenza maggiore della casa, descrizioni magari più immersive per poter trasportare del tutto il lettore.

Conclusioni

Ero entusiasta all’idea di poter leggere “Sorelle”, ma purtroppo questo libro mi ha delusa per la maggior parte, saranno state le aspettative troppo alte, lo stile dell’autrice, la prevedibilità del testo o il fatto che il mio entusiasmo risiedeva anche in piccole caratteristiche che mi sembrava di aver colto dalla trama che però nel testo non vengono curate al meglio.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Sorelle”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

A Casa Prima di Sera – Riley Sager

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Come avete trascorso questa settimana, finalmente è venerdì, diciamocelo.

Oggi, parliamo di un libro che ho letto tempo fa e che attendevo da mesi, infatti il libro in questione ha avuto un grande successo negli USA e al suo arrivo qui in Italia lo aspettavo a braccia più che aperte, spalancate direi, anche se…

Non voglio rivelare nulla, nel parleremo assieme a brevissimo, iniziamo!

A Casa Prima di Sera – Riley Sager

Casa Editrice: Fanucci Editore (TimeCrime)

Genere: thriller, suspense

Pagine: 358

Prezzo di Copertina: € 16,90

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di P. Pubblicazione: 2020 (USA) / 2021 (ITA)

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Incipit

“Papà, devi controllare se ci sono fantasmi.” Mi fermai sulla porta della camera da letto di mia figlia, sorpreso come tutti i genitori quando il proprio figlio dice qualcosa di strambo. Dato che Maggie aveva cinque anni, avrei dovuto esserci abituato. Non lo ero. Specialmente davanti a una richiesta così inaspettatamente strana.

Trama

“Com’era vivere in quella casa?”. Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì venti giorni prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato “La casa degli orrori”. La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni diventò un fenomeno mondiale, rivaleggiando con “Orrore ad Amityville” in popolarità e scetticismo. Maggie era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati in quel libro e in più non crede a una parola. I fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie, oggi una restauratrice di esterni, eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per ristrutturarla e poi venderla. Ma il suo ritorno è tutt’altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in “La casa degli orrori”, si nascondono nell’ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro di suo padre. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un’altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente da “La casa degli orrori”, inizia a credere che ciò che il padre ha scritto, fosse più vicino alla realtà che alla finzione.

Invece che ricordi, io ho estratti. E’ come guardare la fotografia di una fotografia. L’inquadratura è sfocata. I colori sbiaditi. L’immagine è leggermente scura. Torbida. Questa è la parola perfetta per descrivere il tempo trascorso a Baneberry Hall.

Recensione

Come dicevo, aspettavo con trepidazione questo libro perché sono un’accanita amante dei libri ambientanti o riguardanti le case infestate/maledette/strane per qualche motivo.

Mi entusiasmo sempre quando un libro è ambientato in un scenario simile, anche se dovesse essere la storia di Peppino l’anatroccolo io lo leggerei comunque, l’importante è che l’atmosfera sia quella di una casa infestata, ovviamente speriamo che a Peppino non capiti mai di finire in una casa simile.

Comunque, il libro di oggi è famoso in patria, negli USA, con il titolo originale ovvero “Home Before Dark” e al momento è in produzione un film, dal 2020 per la precisione, che però ha subìto dei ritardi nello sviluppo a causa della pandemia.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Quando ho letto questo libro ero in un periodo molto positivo per la lettura, prima dell’inizio del mio crollo a marzo, e l’ho divorato in due giorni. Lo stile di Riley Sager e il ritmo che riesce a mantenere sono accattivanti per il lettore, perché lo stile è senza dubbio godibile, mentre il ritmo rimbalza a causa di salti temporali frequenti.

Infatti abbiamo la storia attuale che riguarda la protagonista che torna a Baneberry Hall dopo parecchi anni, dopo averla ereditata, e si ritrova persa nel viale dei ricordi e in una specie di gara personale per scoprire cosa accadde veramente anni prima in quel luogo.

Poi abbiamo la storia passata, in cui torniamo alle origini della permanenza della nostra protagonista, Maggie, in quella casa, i capitoli infatti si alternano, un capitolo è ambientato negli anni passati mentre il seguente al tempo attuale, e così via fino alla fine.

Questo permette all’autore di gestire un ritmo e una suspense crescente, che alla fine raggiunge la sua esplosione nei twist finali.

Quindi lo stile di Sager per me è stato godibile, c’è da dire che con questo stratagemma a lungo andare il lettore potrebbe finire per annoiarsi, perché a volte entrano in gioco anche sotto trame che allungano la vicenda, ma ci sono così tante domande e misteri che il lettore rimane sempre almeno un poco interessato.

Quindi sotto questo punto di vista l’autore riesce a mantenere viva, non proprio sempre, ma quasi, la curiosità.

Le atmosfere non sono sempre quelle da casa infestata, ci sono capitoli anche più leggeri, in cui ad esempio la protagonista va giù in paese o si perde in riflessioni varie e anche qui il ritmo rallenta un poco.

Secondo me questo libro si sa difendere dal punto di vista delle atmosfere però, ci sono stati momenti in cui leggendo ho avuto un brividino lungo la schiena o mi si è insinuato il dubbio di presenze paranormali, queste sensazioni subentrano anche grazie a delle specie di schemi che tornano spesso nel corso della storia.

Mi riferisco a eventi inquietanti per cui non sembra esserci una spiegazione logica.

Personaggi con uno spessore…sottile?

Uno dei punti deboli di questo libro per me sono in parte i personaggi, la protagonista non mi ha del tutto convinta. Fa tutto per scoprire la verità, ma sembra non concentrarsi su certi aspetti e penso che abbia a tratti reazioni un poco esagerate rispetto alla situazione.

Parliamo di una donna che all’epoca dei drammatici fatti era una bambina, ma che per tutta la vita si è dovuta portare l’onta di aver vissuto in quella casa per il libro scritto da padre.

Si cita l’Orrore di Amytiville in questo libro e l’autore ammette di essersi ispirato alla vicenda e di aver ascoltato durante la scrittura del libro un podcast riguardante proprio la famosa vicenda di Amytiville e in effetti i riferimenti ci sono tutti.

Quindi, tornando a Maggie, quando torna nella casa sembra avere in parte un approccio oserei dire leggero, mentre nella realtà sta tornando in un luogo traumatico, anche se lei non ricorda i fatti avvenuti all’interno, comunque questa casa ha vissuto nei suoi incubi per colpa della fama.

Maggie è stata additata, derisa a scuola e nella vita di tutti i giorni dopo l’esperienza scolastica, tutto per il libro di suo padre divenuto best-seller, ma nonostante questo la vita ai tempi in quella casa lei non la ricorda ed è ammantata da un alone di oscurità e mistero.

Maggie ha provato a fare domande, ma i genitori non le hanno mai detto la verità.

Fin dall’inizio del libro è chiaro che le vicende accadute ai tempi siano fatti con tutta probabilità gravi e terribili, dal tono della storia. Ebbene, l’approccio di Maggie nella sua scoperta della verità non mi ha convinta, sembra avere reazioni infantili a tratti e non voler vedere con chiarezza lati oscuri dove invece è chiaro che ci siano questi lati oscuri.

A parte Maggie, nella vicenda ovviamente ci sono anche altri personaggi, tutti direi piuttosto secondari, tutti non così sfaccettati, ho avuto l’impressione di vederli incasellati in un tipo.

Ad esempio c’è la madre misteriosa e rigida, il padre buono, l’interesse amoroso della protagonista che le ronza attorno, l’amica che la chiama e fa battute da film, l’agente di polizia classico, il giornalista senza vergogna a cui importa solo dello scoop, tutti sono così e basta.

Non hanno una identità approfondita, alcuni più di altri.

Troppi colpi di scena… è tutto troppo

La caratteristica per me più negativa in questo libro è il finale.

Io tengo molto al finale e in questo testo c’è un colpo di scena dietro l’altro, un bombardamento di colpi di scena tutti appositamente sistemati nel finale.

Non ho amato questa idea, si dà una spiegazione ai fatti misteriosi nel finale e si risolvono tutti i misteri legati alla storia passata e alla vita di Maggie in quella casa da bambina, ma questo finto colpo di scena coperto da un altro colpo di scena… è un po’ troppo.

Vorrei anche dire che uno dei personaggi coinvolti in questi twist è un personaggio, secondo me insospettabile agli occhi dell’autore, ma in realtà si capisce fin dalle prime scene in cui compare che c’è qualcosa che non va con questo individuo, quindi si sente arrivare la sua presenza.

Tuttavia il libro è una ricerca, la ricerca della verità attuale e passata che è stata nascosta per molti anni all’interno delle mura di Baneberry Hall e attraverso elementi vari tutti i pezzi del puzzle troveranno il loro posto, anche se alcuni elementi a mio vedere sono stati inseriti solo per il colpo di scena.

Conclusioni

Sono felice di aver letto questo libro per soddisfare la mia sete di curiosità, anche nei confronti dell’autore, e soprattutto per abbeverarmi alla fonte dei libri incentrati sulle case infestate, ma in generale non ho amato questo testo.

Ne ho un’opinione positiva in generale, ma anche se la mia esperienza di lettura è iniziata nel migliore dei modi, il proseguimento non mi ha conquistata del tutto.

Alcuni momenti nella lettura sono inquietanti e vi ricordano che è un thriller su una casa misteriosa/infestata, ma in generale diversi aspetti non mi hanno convinta fra i quali i personaggi, il finale, e l’esagerazione nell’uso dei colpi di scena, alcuni decisamente forzati.

Voto:

E voi? Avete mai letto “A Casa Prima di Sera”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Cattedrale – Raymond Carver

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come sta andando avanti il mese di ottobre? State realizzando che la fine dell’anno si avvicina? Io assolutamente no.

Oggi parliamo di “Cattedrale” di Raymond Carver, titolo che abbiamo letto assieme sul gruppo nel mese scorso, finalmente torno ad essere quasi puntale con le recensioni per il titolo del mese.

“Cattedrale” è un testo assai apprezzato e conosciuto, la raccolta più famosa e amata di Carver, autore americano pilastro della letteratura americana.

Iniziamo!

Cattedrale – Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Genere: raccolta di racconti

Pagine: 226

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di P. Pubblicazione: 1983

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Incipit P. Racconto “Penne”

Questo mio collega di lavoro, Bud, una volta ha invitato me e Fran a cena. Io non conoscevo sua moglie e lui non conosceva Fran. Così eravamo pari. Ma io e Bud eravamo amici. E sapevo che a casa sua c’era un bambino piccolo.

Trama

A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata. Carver ne segue l’impercettibile evoluzione con naturalezza, con uno stile maturo e consapevole dei propri mezzi, da lui stesso definito “più pieno e generoso”. Se “Cattedrale” chiude la raccolta su una tenue nota positiva, nel resto del libro prevalgono i toni desolati, i fragili equilibri pronti a spezzarsi in conseguenza di eventi all’apparenza secondari: un nuovo trasloco in “La casa di Chef”, l’atto mancato di una riconciliazione impossibile in “Lo scompartimento”, l’inizio di una crisi senza apparenti vie d’uscita in “Vitamine”, in cui nella deriva personale fa irruzione la violenza della storia.

Recensione

Essendo una raccolta di racconti parleremo meglio di ogni racconto nello specifico, ma prima di ciò, parliamo un poco dell’autore. Carver nasce il 25 maggio del 1938 a Clatskanie ed è conosciuto soprattutto per i suoi racconti brevi, è l’autore di opere quali “Di Cosa Parliamo quando Parliamo d’Amore“, “Da Dove Sto Chiamando” (raccolta di racconti), appunto “Cattedrale“, ma anche varie raccolte di poesie.

Spesso Carver viene accostato al minimalismo, per il suo stile e forma, ma lui non mai andato molto d’accordo con questa definizione.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Carver è equilibrato secondo me, si discute molto del suo stile e per buone ragioni, molti lo definiscono minimalista appunto, altri parlando dello stile lo associano a stili semplici e secchi che riducono all’osso le descrizioni e le scene, ma dall’idea che io mi sono fatta penso che lo stile di Carver sia ben bilanciato. Fornisce al lettore i dettagli sufficienti per una lettura completa, dando un senso ad ogni parola, senza affamare il lettore.

Ci sono parecchie analisi tra l’altro in giro nel web e su vari testi in cui si analizza l’uso delle parole nei testi di Carver, specialmente nei racconti, si trovano molti significati inseriti all’interno di ogni racconto, alcuni evidenti, altri nascosti e magari non facilmente raggiungibili.

Il ritmo cambia da racconto a racconto anche se in molti ci troviamo alla fine con un sacchetto di riflessioni e lezioni che impariamo accompagnando i personaggi nelle loro disavventure.

I temi affrontati da Carver sono quelli legati alla realtà e alla normalità, il matrimonio, il lavoro, la dipendenza, l’abbandono, i figli… Insomma tematiche che costellano la vita e situazioni che si legano con il quotidiano.

Le atmosfere dei racconti di Carver infatti sono intrise di realtà, le situazioni in cui si ritrovano i personaggi le possiamo aver sperimentate noi sulla nostra pelle, o possiamo averle viste dall’esterno, o ancora sono scene in cui forse ci ritroveremo un domani.

Avvertiamo l’amarezza di un uomo lasciato dalla moglie a crescere i due bambini, la fatica di questo a lasciar andare l’amore che ancora prova per questa donna che sembra un’altra persona, sentiamo la rabbia di chi si lancia nella vita e si convince di voler essere un tipo di persona che non voleva essere fino a poco tempo prima perché mossa dal desiderio di essere come qualcun altro, il diventare qualcuno non si è, e finire con l’odiarsi e odiare gli altri.

Quando l’amarezza è Reale

Carver riesce a far provare al lettore il reale senso di amarezza legato alla realtà, i suoi racconti non hanno tocchi fantasy o fantascientifici o magici, non si va mai oltre alla pura e amara realtà. Dicendo questo non voglio assolutamente sminuire questi generi.

Ciò che ho trovato però affascinante è l’aver provato sempre una punta di amarezza in ogni racconto, ma la lettura non è mai diventata dolorosa o eccessivamente tragica, anche in questo Carver riesce ad essere equilibrato, ci fa vedere uno specchio di realtà e in ognuna uno o più personaggi riflettono su qualcosa, inviandoci messaggi all’apparenza semplici perché diretti e scritti senza troppi giri di parole, ma sempre veri e realistici.

Racconti

Iniziamo a parlare dei racconti, perché c’è molto da dire e per ognuno vi dirò quella che è stata la mia impressione, cosa ho ricavato dalla lettura di questi.

Penne

Penne” apre la strada alla raccolta, è un racconto di circa 25 pagine, su per giù, ed è la storia di una cena tra amici. In particolare tra Bud e Jack, amici che si sono conosciuti sul posto di lavoro e un giorno decidono di cenare a casa di Bud che è sposato con Olla, mentre Jack è fidanzato con Fran. I due si recano dall’amico e vengono subito salutati da un pavone, che vive nel giardino della coppia, dopodiché passeranno una serata tutto sommato tranquilla e godibile. Ma il racconto si conclude in modo assai amaro, Carver ci mostra cosa accade quando si vuole vivere con uno stile di vita che non ci appartiene o cosa succede quando per emulare gli altri arriviamo a vivere in un modo che fino a poco tempo prima ritenevamo non adatto a noi.

Senza dubbio “Penne” è forse uno dei racconti che lascia più con l’amaro in bocca dell’intera raccolta.

Per me è stata una riflessione anche su tematiche come l’invidia e il classico “l’erba del vicino è sempre più verde”.

A Casa di Chef

Questo secondo racconto ci mostra sempre una coppia che tenta di ricostruire un nuovo domani assieme, tornando a vivere sotto lo stesso tetto in una casa di proprietà di un amico. Tutto sembra andare alla perfezione, fino a quando questo amico non fa visita ai due per annunciare loro che non potrà più ospitarli perché deve aiutare la figlia e vuole dare a lei la casa.

Assistiamo quindi ad un crollo degli equilibri, colei a cui deve andare la casa diventa una presenza ostile che vuole spezzare questo legame e mentre il personaggio maschile è perso in riflessioni e visioni di un passato lontano, Carver ci porta a chiederci chi siamo veramente, qual è la natura della nostra identità, come questa viene condizionata dall’inevitabile avanzare del tempo e come non è possibile per noi distaccarsi da ciò che abbiamo vissuto, perché ci ha resi chi siamo oggi.

“Immagina. Immaginare non costa niente. Metti che niente di tutto il resto sia mai successo. Capisci che voglio dire? E a quel punto?, gli ho detto. […] Poi ha detto: A quel punto dovremmo essere altre persone. Persone che non siamo. Non ho più quel genere d’immaginazione. Siamo nati come siamo. Non capisci? […] Mi dispiace, ma non posso mica parlare come qualcuno che non sono. Non sono un’altra persona. Se fossi un’altra persona, puoi scommetterci che non sarei certo qui. Se fossi un’altra persona, non sarei io. Ma sono quello che sono. Non lo capisci?”

Conservazione

Il terzo racconto della raccolta è stato, per me, uno di quelli più ermetici per quanto riguarda l’interpretazione ed è forse quello che più di tutti costringe il lettore ad una riflessione profonda dopo la lettura.

Seguiamo sempre una coppia, in cui ad un certo punto il marito di Sandy perde il lavoro e decide di stabilirsi sul divano permanentemente, durante il giorno si sposta a malapena da quello e si distacca da tutto. Sandy si preoccupa sempre più per lui e fa caso al fatto che il marito sfoglia sempre lo stesso libro e legge sempre lo stesso paragrafo che ha a che fare con una creatura/uomo ibernato. Questo nuovo equilibrio di immobilità sembra subire una modifica quando il frigo si rompe e Sandy sprona il marito ad andare all’asta per trovare un frigo nuovo.

Il racconto si conclude con un immagine interessante che lascia il lettore alle sue riflessioni.

Senza dubbio il primo significato è quello che riguarda l’immobilità e il trovarsi in un blocco esistenziale e non solo. Il marito di Sandy viene licenziato e si sente come un uomo vecchio di millenni, un uomo vecchio e sorpassato dal progresso, dalla società, da tutto. Il senso di resa e sconfitta si avverte nei gesti ripetitivi e meccanici del marito, anche in quello che dice c’è una nota di inevitabile ripetitività.

Tra l’altro in questo racconto c’è anche un messaggio che pervade tutta la raccolta, essendo una raccolta incentrata appunto sulla realtà, ovvero il classico “la vita va avanti”. Infatti accompagnamo i personaggi, viviamo le loro disavventure e tragedie, ma li lasceremo e per loro la vita andrà avanti e anche per noi.

Lo Scompartimento

Questo quarto racconto ci mostra un padre che si sta recando a trovare il figlio in treno. L’uomo in questione non vede il figlio da tempo, dopo un forte litigio verificatosi prima della separazione dalla moglie. Durante il viaggio subisce il furto di un orologio da parte di uno, a detta sua, strano compagno di scompartimento. All’arrivo nella stazione dell’incontro con il figlio comunque l’uomo decide di non scendere, ma di proseguire senza una vera meta.

In questo racconto penso si avverta un forte senso di mancanza, di un obbiettivo, di uno stimolo, di un qualcosa che dia all’uomo la forza e la voglia di fare ciò per cui si è sorbito ore di viaggio. Si sente perso, si accorge di non avere la voglia di incontrare un figlio che non sembra nemmeno amare così tanto. In questo viaggio in treno Myers mette in discussione tutta la sua vita e perdendo i suoi oggetti, lascia e perde anche la sua di vita.

Una Cosa Piccola ma Buona

Questo è di certo uno dei miei racconti preferiti che all’inizio si apre in modo pacifico e calmo, ma dopo poco si trasforma in altro. Seguiamo due genitori che stanno accanto al loro figlio ricoverato d’urgenza in ospedale dopo essere stato investito. Siamo trasportati in un clima di profondo tormento e preoccupazione ovviamente per le condizioni di questo bambino e a turno i due genitori tornano per poco a casa, per staccare anche solo per poco, mangiare qualcosa o sistemarsi. Ogni volta prima uno poi l’altro ricevono strane chiamate di un uomo che nomina il bambino e sembra voler lanciare messaggi molto criptici.

Non vi dirò il finale del racconto per non rivelare troppo anche perché questo è uno dei racconti più lunghi della raccolta, ma scopriremo chi è il losco figuro, il destino del bimbo e le rivelazioni finali.

Questo racconto a differenza del precedente è decisamente meno criptico nei suoi significati, riflettiamo sulla natura dell’umanità, su cosa significa per davvero essere umani e su come si può finire nella vita a diventare persone che noi stessi detestiamo e in cui non ci riconosciamo.

Vitamine

E’ forse l’unico racconto in cui non ho amato più di tanto i personaggi, parla di questa coppia (vedo che le dinamiche tornano) in cui Patti diventa una venditrice di vitamine e la rappresentante di un gruppetto di ragazze che per guadagnare fanno questo lavoro. Ma pian piano il business comincia ad avere dei problemi e il compagno di Patti nel frattempo si diletta ad uscire con una collega di Patti e durante una serata in un bar i due conversano e arrivano ad un punto definitivo.

Il nostro protagonista è appunto il compagno della venditrice e ci mostra come le figure che si muovono accanto a lui sembrano tutte voler migrare e lasciarlo indietro.

E’ una riflessione su ciò che non è più importante, sull’essere persi e intrappolati, ma anche sul mondo e le persone che cambiano attorno a noi (o al personaggio) e per noi tutto sembra rimanere bloccato.

Attenti

Questo racconto tratta di un uomo che decide di andare a vivere solo, senza la moglie, e un giorno durante l’unica visita della moglie gli si blocca un orecchio e chiede a Inez (la moglie appunto), di aiutarlo per sbloccare questo orecchio che lo sta facendo impazzire.

Questo è uno dei racconti con un interpretazione più ampia rispetto ad altri della raccolta, e come sempre tutti trovano diversi significati, quindi quelli che io scrivo solo solamente una mia modesta opinione, quelli che io ho sentito maggiormente durante la lettura.

C’è un senso di solitudine che pervade il racconto, ma questa solitudine sembra andare e venire per il protagonista, lo preoccupa di più non aver nessuno accanto in caso di incidente o malessere, ma l’amore per la moglie e il suo desiderio di stare assieme non sembrano più contemplati.

La moglie diventa quasi una questione da ignorare, una questione che spunta e diventa visibile (come il problema all’orecchio) quando va a trovarlo.

Da Dove Sto Chiamando

Uno fra i miei racconti preferiti e fra i più lunghi della raccolta. “Da Dove Sto Chiamando” parla di un uomo con delle dipendenze che decide di andare in cura in questo centro e lì conosce un amico, che gli racconta la sua storia e come ha conosciuto la madre dei suoi figli. Il protagonista però parla anche delle proprie esperienze amorose e non.

“Chiudere gli occhi e lasciare che passi, che magari tocchi a qualcun altro.”

Tratta appunto di dipendenze, del faticare nel lasciar andare, sia queste dipendenze che le esperienze passate. I personaggi sembrano camminare in un limbo, ripensano sempre al passato e sembrano, dopo anni e tante esperienze, dare finalmente valore alle esperienze vissute con varie persone. Riscoprono il passato e mentre cercano di lasciar andare le dipendenze, cercano anche di dire addio a eventi negativi del passato.

Il Treno

Tratta di una donna che ha appena puntato una pistola alla testa di un uomo e successivamente si accomoda in una stazione per attendere il treno. Arrivano due personaggi, che si mettono a conversare di fatti propri davanti alla donna, senza mostrare pudore o altro per la presenza di questa terza persona. I tre riescono a prendere il treno e iniziano il loro viaggio.

Il racconto evidenzia il concetto di “indifferenza”, sotto molti punti di vista. A nessuno sembra realmente importare degli altri personaggi, i due parlano con la donna, ma non sono davvero interessanti. Quando salgono sul treno tutti li guardano, ma sembrano puntare quasi lo sguardo oltre, come se fossero invisibili.

Febbre

Un racconto meraviglioso, che ci mostra le difficoltà di un uomo e un padre lasciato solo dalla moglie a crescere due figli. E’ un insegnante e ha un disperato bisogno di trovare una babysitter in grado di sapersi prendere cura la meglio dei bimbi e della casa. Dopo varie difficoltà riuscirà a trovare un’anziana signora, ma quello che si viene a costruire è un equilibrio molto fragile.

E’ forse il racconto più diretto dal punto di vista dei significati, Carver alla fine ci parla di cambiamento, del lasciar andare il passato e di come andare oltre dopo un amore finito. Soprattutto penso che l’autore riesca in modo eccellente a evidenziare la rabbia e il senso di tradimento del protagonista nei confronti della moglie, per una buona parte del racconto prova astio nei suoi confronti e verso i suoi atteggiamenti, ma dopo essersi sfogato e aver compreso cosa significa “andare avanti” anche in modo brusco, capisce che deve andare oltre, oltre questo amore finito e lontano.

La Briglia

“La briglia” è un racconto amaro, più amaro dell’amaro direi e tratta di questa famiglia che si trasferisce in un complesso di appartamenti, il marito ha deciso di comprare un cavallo e farlo correre alle corse, ma la sua idea nel pratico non ha avuto molto successo. La moglie è un personaggio che se all’inizio sembra silenzioso e mesto, diventa con le pagine la presenza più forte della famiglia. Con l’avanzare del tempo comunque accade un fatto assai tragico che coinvolge il marito.

La scena finale del racconto ci mostra l’abbandono di una parte della vita e dell’identità, che è un concetto presente anche in altri racconti, ma qui vediamo come se fosse un film, il fotogramma di una vita precedente del personaggio, una vita che non potrà più riprendere. Tratta anche di come un evento per qualcuno irrilevante, può essere assai importante per altri, lo vediamo in modo chiaro, siamo presenti nei flash di indifferenza di varie personalità che continuano con la loro vita mentre chi si trovano davanti non è più o stesso.

Un meraviglioso racconto.

Cattedrale

“Cattedrale” è l’ultimo racconto della raccolta ed è quello che dà il nome al testo.

E’ un racconto decisamente famoso che viene preso spesso in esame anche nei manuali/testi di scrittura creativa e parla di un uomo cieco che va a far visita ad un amica, dopo la morte della moglie. Il marito di questa amica non è entusiasta all’inizio all’idea di averlo in casa, ma lo svolgimento dei fatti successivi, dopo l’incontro capovolgerà la situazione.

E’ una riflessione sulla cecità, ma soprattutto su cosa vuol dire vedere davvero, chi vede nel vero senso della parola? Credere vuole dire vedere? Vediamo solo con gli occhi? La vista non è intesa solo come occhi che vedono, si va oltre, al vero significato della vista.

Conclusioni

“Cattedrale” è una raccolta in cui Carver porta scene di realtà all’apparenza normali e basiche che nascondono significati assai più profondi e vitali.

E’ un ottimo punto di partenza anche se non avete mai letto Carver, ci sono le tematiche tipiche dell’autore e vari racconti ritenuti fra i più amati della sua produzione.

E’ una raccolta che ho apprezzato molto, come sempre, alcuni racconti mi sono piaciuti più di altri, ma è normale nelle raccolte, e non posso far altro che consigliarne la lettura.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Cattedrale”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Ottobre (2021)

Buon venerdì e buon primo ottobre!

Come state? Come vi sentite nei confronti di questo ottobre e la fine di settembre?

Oggi annunciamo la lettura di ottobre per il gruppo di lettura, che trovate come sempre su Goodreads e Telegram.

Buttiamoci nell’annuncio, questo mese leggeremo un libro parecchio acclamato e conosciuto che ha scalato le classifiche, ovvero Circe di Madeline Miller.

Circe – Madeline Miller

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.

Circe è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2019.

Ha riscosso un enorme successo, scalando tutte le classifiche, l’autrice Madaline Miller ha scritto anche La Canzone di Achille.

Il libro sarà in lettura dal 01/10 al 31/10, quindi per tutto il mese di ottobre!

Vi unirete alla lettura? Avete già letto “Circe”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!