LiberTiAmo di Novembre (2021)

Buon lunedì e buon inizio novembre!

Come state? Come avete trascorso il mese di ottobre?

Oggi parliamo assieme del libro del mese di novembre, libro vincitore del sondaggio che sarà in lettura per tutto il corso del mese sul gruppo che trovate su Goodreads e Telegram!

Io direi di buttarci subito e andare a scoprire la nuova lettura assieme!

Sorelle – Daisy Johnson

Casa Editrice: Fazi

Link all’acquisto: QUI

Trama

Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra. Abituate all’isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall’altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia… Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. Ma cos’è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite? Ricco di tensione e profondamente commovente, il secondo romanzo della talentuosa Daisy Johnson penetra a fondo nelle zone più oscure dei legami affettivi, raccontando una conturbante storia d’amore e invidia tra sorelle che i fan di Shirley Jackson e Stephen King divoreranno.

Sorelle è stato pubblicato per la prima volta in Italia a Luglio 2021.

Il libro sarà in lettura da oggi fino al 30/11, quindi per tutto il mese di novembre.

Vi unirete alla lettura? Sarete dei nostri? Fatemi sapere!

A prestissimo!

Cattedrale – Raymond Carver

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come sta andando avanti il mese di ottobre? State realizzando che la fine dell’anno si avvicina? Io assolutamente no.

Oggi parliamo di “Cattedrale” di Raymond Carver, titolo che abbiamo letto assieme sul gruppo nel mese scorso, finalmente torno ad essere quasi puntale con le recensioni per il titolo del mese.

“Cattedrale” è un testo assai apprezzato e conosciuto, la raccolta più famosa e amata di Carver, autore americano pilastro della letteratura americana.

Iniziamo!

Cattedrale – Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Genere: raccolta di racconti

Pagine: 226

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 6,99

Anno di P. Pubblicazione: 1983

Link all’Acquisto: QUI

Incipit P. Racconto “Penne”

Questo mio collega di lavoro, Bud, una volta ha invitato me e Fran a cena. Io non conoscevo sua moglie e lui non conosceva Fran. Così eravamo pari. Ma io e Bud eravamo amici. E sapevo che a casa sua c’era un bambino piccolo.

Trama

A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata. Carver ne segue l’impercettibile evoluzione con naturalezza, con uno stile maturo e consapevole dei propri mezzi, da lui stesso definito “più pieno e generoso”. Se “Cattedrale” chiude la raccolta su una tenue nota positiva, nel resto del libro prevalgono i toni desolati, i fragili equilibri pronti a spezzarsi in conseguenza di eventi all’apparenza secondari: un nuovo trasloco in “La casa di Chef”, l’atto mancato di una riconciliazione impossibile in “Lo scompartimento”, l’inizio di una crisi senza apparenti vie d’uscita in “Vitamine”, in cui nella deriva personale fa irruzione la violenza della storia.

Recensione

Essendo una raccolta di racconti parleremo meglio di ogni racconto nello specifico, ma prima di ciò, parliamo un poco dell’autore. Carver nasce il 25 maggio del 1938 a Clatskanie ed è conosciuto soprattutto per i suoi racconti brevi, è l’autore di opere quali “Di Cosa Parliamo quando Parliamo d’Amore“, “Da Dove Sto Chiamando” (raccolta di racconti), appunto “Cattedrale“, ma anche varie raccolte di poesie.

Spesso Carver viene accostato al minimalismo, per il suo stile e forma, ma lui non mai andato molto d’accordo con questa definizione.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Carver è equilibrato secondo me, si discute molto del suo stile e per buone ragioni, molti lo definiscono minimalista appunto, altri parlando dello stile lo associano a stili semplici e secchi che riducono all’osso le descrizioni e le scene, ma dall’idea che io mi sono fatta penso che lo stile di Carver sia ben bilanciato. Fornisce al lettore i dettagli sufficienti per una lettura completa, dando un senso ad ogni parola, senza affamare il lettore.

Ci sono parecchie analisi tra l’altro in giro nel web e su vari testi in cui si analizza l’uso delle parole nei testi di Carver, specialmente nei racconti, si trovano molti significati inseriti all’interno di ogni racconto, alcuni evidenti, altri nascosti e magari non facilmente raggiungibili.

Il ritmo cambia da racconto a racconto anche se in molti ci troviamo alla fine con un sacchetto di riflessioni e lezioni che impariamo accompagnando i personaggi nelle loro disavventure.

I temi affrontati da Carver sono quelli legati alla realtà e alla normalità, il matrimonio, il lavoro, la dipendenza, l’abbandono, i figli… Insomma tematiche che costellano la vita e situazioni che si legano con il quotidiano.

Le atmosfere dei racconti di Carver infatti sono intrise di realtà, le situazioni in cui si ritrovano i personaggi le possiamo aver sperimentate noi sulla nostra pelle, o possiamo averle viste dall’esterno, o ancora sono scene in cui forse ci ritroveremo un domani.

Avvertiamo l’amarezza di un uomo lasciato dalla moglie a crescere i due bambini, la fatica di questo a lasciar andare l’amore che ancora prova per questa donna che sembra un’altra persona, sentiamo la rabbia di chi si lancia nella vita e si convince di voler essere un tipo di persona che non voleva essere fino a poco tempo prima perché mossa dal desiderio di essere come qualcun altro, il diventare qualcuno non si è, e finire con l’odiarsi e odiare gli altri.

Quando l’amarezza è Reale

Carver riesce a far provare al lettore il reale senso di amarezza legato alla realtà, i suoi racconti non hanno tocchi fantasy o fantascientifici o magici, non si va mai oltre alla pura e amara realtà. Dicendo questo non voglio assolutamente sminuire questi generi.

Ciò che ho trovato però affascinante è l’aver provato sempre una punta di amarezza in ogni racconto, ma la lettura non è mai diventata dolorosa o eccessivamente tragica, anche in questo Carver riesce ad essere equilibrato, ci fa vedere uno specchio di realtà e in ognuna uno o più personaggi riflettono su qualcosa, inviandoci messaggi all’apparenza semplici perché diretti e scritti senza troppi giri di parole, ma sempre veri e realistici.

Racconti

Iniziamo a parlare dei racconti, perché c’è molto da dire e per ognuno vi dirò quella che è stata la mia impressione, cosa ho ricavato dalla lettura di questi.

Penne

Penne” apre la strada alla raccolta, è un racconto di circa 25 pagine, su per giù, ed è la storia di una cena tra amici. In particolare tra Bud e Jack, amici che si sono conosciuti sul posto di lavoro e un giorno decidono di cenare a casa di Bud che è sposato con Olla, mentre Jack è fidanzato con Fran. I due si recano dall’amico e vengono subito salutati da un pavone, che vive nel giardino della coppia, dopodiché passeranno una serata tutto sommato tranquilla e godibile. Ma il racconto si conclude in modo assai amaro, Carver ci mostra cosa accade quando si vuole vivere con uno stile di vita che non ci appartiene o cosa succede quando per emulare gli altri arriviamo a vivere in un modo che fino a poco tempo prima ritenevamo non adatto a noi.

Senza dubbio “Penne” è forse uno dei racconti che lascia più con l’amaro in bocca dell’intera raccolta.

Per me è stata una riflessione anche su tematiche come l’invidia e il classico “l’erba del vicino è sempre più verde”.

A Casa di Chef

Questo secondo racconto ci mostra sempre una coppia che tenta di ricostruire un nuovo domani assieme, tornando a vivere sotto lo stesso tetto in una casa di proprietà di un amico. Tutto sembra andare alla perfezione, fino a quando questo amico non fa visita ai due per annunciare loro che non potrà più ospitarli perché deve aiutare la figlia e vuole dare a lei la casa.

Assistiamo quindi ad un crollo degli equilibri, colei a cui deve andare la casa diventa una presenza ostile che vuole spezzare questo legame e mentre il personaggio maschile è perso in riflessioni e visioni di un passato lontano, Carver ci porta a chiederci chi siamo veramente, qual è la natura della nostra identità, come questa viene condizionata dall’inevitabile avanzare del tempo e come non è possibile per noi distaccarsi da ciò che abbiamo vissuto, perché ci ha resi chi siamo oggi.

“Immagina. Immaginare non costa niente. Metti che niente di tutto il resto sia mai successo. Capisci che voglio dire? E a quel punto?, gli ho detto. […] Poi ha detto: A quel punto dovremmo essere altre persone. Persone che non siamo. Non ho più quel genere d’immaginazione. Siamo nati come siamo. Non capisci? […] Mi dispiace, ma non posso mica parlare come qualcuno che non sono. Non sono un’altra persona. Se fossi un’altra persona, puoi scommetterci che non sarei certo qui. Se fossi un’altra persona, non sarei io. Ma sono quello che sono. Non lo capisci?”

Conservazione

Il terzo racconto della raccolta è stato, per me, uno di quelli più ermetici per quanto riguarda l’interpretazione ed è forse quello che più di tutti costringe il lettore ad una riflessione profonda dopo la lettura.

Seguiamo sempre una coppia, in cui ad un certo punto il marito di Sandy perde il lavoro e decide di stabilirsi sul divano permanentemente, durante il giorno si sposta a malapena da quello e si distacca da tutto. Sandy si preoccupa sempre più per lui e fa caso al fatto che il marito sfoglia sempre lo stesso libro e legge sempre lo stesso paragrafo che ha a che fare con una creatura/uomo ibernato. Questo nuovo equilibrio di immobilità sembra subire una modifica quando il frigo si rompe e Sandy sprona il marito ad andare all’asta per trovare un frigo nuovo.

Il racconto si conclude con un immagine interessante che lascia il lettore alle sue riflessioni.

Senza dubbio il primo significato è quello che riguarda l’immobilità e il trovarsi in un blocco esistenziale e non solo. Il marito di Sandy viene licenziato e si sente come un uomo vecchio di millenni, un uomo vecchio e sorpassato dal progresso, dalla società, da tutto. Il senso di resa e sconfitta si avverte nei gesti ripetitivi e meccanici del marito, anche in quello che dice c’è una nota di inevitabile ripetitività.

Tra l’altro in questo racconto c’è anche un messaggio che pervade tutta la raccolta, essendo una raccolta incentrata appunto sulla realtà, ovvero il classico “la vita va avanti”. Infatti accompagnamo i personaggi, viviamo le loro disavventure e tragedie, ma li lasceremo e per loro la vita andrà avanti e anche per noi.

Lo Scompartimento

Questo quarto racconto ci mostra un padre che si sta recando a trovare il figlio in treno. L’uomo in questione non vede il figlio da tempo, dopo un forte litigio verificatosi prima della separazione dalla moglie. Durante il viaggio subisce il furto di un orologio da parte di uno, a detta sua, strano compagno di scompartimento. All’arrivo nella stazione dell’incontro con il figlio comunque l’uomo decide di non scendere, ma di proseguire senza una vera meta.

In questo racconto penso si avverta un forte senso di mancanza, di un obbiettivo, di uno stimolo, di un qualcosa che dia all’uomo la forza e la voglia di fare ciò per cui si è sorbito ore di viaggio. Si sente perso, si accorge di non avere la voglia di incontrare un figlio che non sembra nemmeno amare così tanto. In questo viaggio in treno Myers mette in discussione tutta la sua vita e perdendo i suoi oggetti, lascia e perde anche la sua di vita.

Una Cosa Piccola ma Buona

Questo è di certo uno dei miei racconti preferiti che all’inizio si apre in modo pacifico e calmo, ma dopo poco si trasforma in altro. Seguiamo due genitori che stanno accanto al loro figlio ricoverato d’urgenza in ospedale dopo essere stato investito. Siamo trasportati in un clima di profondo tormento e preoccupazione ovviamente per le condizioni di questo bambino e a turno i due genitori tornano per poco a casa, per staccare anche solo per poco, mangiare qualcosa o sistemarsi. Ogni volta prima uno poi l’altro ricevono strane chiamate di un uomo che nomina il bambino e sembra voler lanciare messaggi molto criptici.

Non vi dirò il finale del racconto per non rivelare troppo anche perché questo è uno dei racconti più lunghi della raccolta, ma scopriremo chi è il losco figuro, il destino del bimbo e le rivelazioni finali.

Questo racconto a differenza del precedente è decisamente meno criptico nei suoi significati, riflettiamo sulla natura dell’umanità, su cosa significa per davvero essere umani e su come si può finire nella vita a diventare persone che noi stessi detestiamo e in cui non ci riconosciamo.

Vitamine

E’ forse l’unico racconto in cui non ho amato più di tanto i personaggi, parla di questa coppia (vedo che le dinamiche tornano) in cui Patti diventa una venditrice di vitamine e la rappresentante di un gruppetto di ragazze che per guadagnare fanno questo lavoro. Ma pian piano il business comincia ad avere dei problemi e il compagno di Patti nel frattempo si diletta ad uscire con una collega di Patti e durante una serata in un bar i due conversano e arrivano ad un punto definitivo.

Il nostro protagonista è appunto il compagno della venditrice e ci mostra come le figure che si muovono accanto a lui sembrano tutte voler migrare e lasciarlo indietro.

E’ una riflessione su ciò che non è più importante, sull’essere persi e intrappolati, ma anche sul mondo e le persone che cambiano attorno a noi (o al personaggio) e per noi tutto sembra rimanere bloccato.

Attenti

Questo racconto tratta di un uomo che decide di andare a vivere solo, senza la moglie, e un giorno durante l’unica visita della moglie gli si blocca un orecchio e chiede a Inez (la moglie appunto), di aiutarlo per sbloccare questo orecchio che lo sta facendo impazzire.

Questo è uno dei racconti con un interpretazione più ampia rispetto ad altri della raccolta, e come sempre tutti trovano diversi significati, quindi quelli che io scrivo solo solamente una mia modesta opinione, quelli che io ho sentito maggiormente durante la lettura.

C’è un senso di solitudine che pervade il racconto, ma questa solitudine sembra andare e venire per il protagonista, lo preoccupa di più non aver nessuno accanto in caso di incidente o malessere, ma l’amore per la moglie e il suo desiderio di stare assieme non sembrano più contemplati.

La moglie diventa quasi una questione da ignorare, una questione che spunta e diventa visibile (come il problema all’orecchio) quando va a trovarlo.

Da Dove Sto Chiamando

Uno fra i miei racconti preferiti e fra i più lunghi della raccolta. “Da Dove Sto Chiamando” parla di un uomo con delle dipendenze che decide di andare in cura in questo centro e lì conosce un amico, che gli racconta la sua storia e come ha conosciuto la madre dei suoi figli. Il protagonista però parla anche delle proprie esperienze amorose e non.

“Chiudere gli occhi e lasciare che passi, che magari tocchi a qualcun altro.”

Tratta appunto di dipendenze, del faticare nel lasciar andare, sia queste dipendenze che le esperienze passate. I personaggi sembrano camminare in un limbo, ripensano sempre al passato e sembrano, dopo anni e tante esperienze, dare finalmente valore alle esperienze vissute con varie persone. Riscoprono il passato e mentre cercano di lasciar andare le dipendenze, cercano anche di dire addio a eventi negativi del passato.

Il Treno

Tratta di una donna che ha appena puntato una pistola alla testa di un uomo e successivamente si accomoda in una stazione per attendere il treno. Arrivano due personaggi, che si mettono a conversare di fatti propri davanti alla donna, senza mostrare pudore o altro per la presenza di questa terza persona. I tre riescono a prendere il treno e iniziano il loro viaggio.

Il racconto evidenzia il concetto di “indifferenza”, sotto molti punti di vista. A nessuno sembra realmente importare degli altri personaggi, i due parlano con la donna, ma non sono davvero interessanti. Quando salgono sul treno tutti li guardano, ma sembrano puntare quasi lo sguardo oltre, come se fossero invisibili.

Febbre

Un racconto meraviglioso, che ci mostra le difficoltà di un uomo e un padre lasciato solo dalla moglie a crescere due figli. E’ un insegnante e ha un disperato bisogno di trovare una babysitter in grado di sapersi prendere cura la meglio dei bimbi e della casa. Dopo varie difficoltà riuscirà a trovare un’anziana signora, ma quello che si viene a costruire è un equilibrio molto fragile.

E’ forse il racconto più diretto dal punto di vista dei significati, Carver alla fine ci parla di cambiamento, del lasciar andare il passato e di come andare oltre dopo un amore finito. Soprattutto penso che l’autore riesca in modo eccellente a evidenziare la rabbia e il senso di tradimento del protagonista nei confronti della moglie, per una buona parte del racconto prova astio nei suoi confronti e verso i suoi atteggiamenti, ma dopo essersi sfogato e aver compreso cosa significa “andare avanti” anche in modo brusco, capisce che deve andare oltre, oltre questo amore finito e lontano.

La Briglia

“La briglia” è un racconto amaro, più amaro dell’amaro direi e tratta di questa famiglia che si trasferisce in un complesso di appartamenti, il marito ha deciso di comprare un cavallo e farlo correre alle corse, ma la sua idea nel pratico non ha avuto molto successo. La moglie è un personaggio che se all’inizio sembra silenzioso e mesto, diventa con le pagine la presenza più forte della famiglia. Con l’avanzare del tempo comunque accade un fatto assai tragico che coinvolge il marito.

La scena finale del racconto ci mostra l’abbandono di una parte della vita e dell’identità, che è un concetto presente anche in altri racconti, ma qui vediamo come se fosse un film, il fotogramma di una vita precedente del personaggio, una vita che non potrà più riprendere. Tratta anche di come un evento per qualcuno irrilevante, può essere assai importante per altri, lo vediamo in modo chiaro, siamo presenti nei flash di indifferenza di varie personalità che continuano con la loro vita mentre chi si trovano davanti non è più o stesso.

Un meraviglioso racconto.

Cattedrale

“Cattedrale” è l’ultimo racconto della raccolta ed è quello che dà il nome al testo.

E’ un racconto decisamente famoso che viene preso spesso in esame anche nei manuali/testi di scrittura creativa e parla di un uomo cieco che va a far visita ad un amica, dopo la morte della moglie. Il marito di questa amica non è entusiasta all’inizio all’idea di averlo in casa, ma lo svolgimento dei fatti successivi, dopo l’incontro capovolgerà la situazione.

E’ una riflessione sulla cecità, ma soprattutto su cosa vuol dire vedere davvero, chi vede nel vero senso della parola? Credere vuole dire vedere? Vediamo solo con gli occhi? La vista non è intesa solo come occhi che vedono, si va oltre, al vero significato della vista.

Conclusioni

“Cattedrale” è una raccolta in cui Carver porta scene di realtà all’apparenza normali e basiche che nascondono significati assai più profondi e vitali.

E’ un ottimo punto di partenza anche se non avete mai letto Carver, ci sono le tematiche tipiche dell’autore e vari racconti ritenuti fra i più amati della sua produzione.

E’ una raccolta che ho apprezzato molto, come sempre, alcuni racconti mi sono piaciuti più di altri, ma è normale nelle raccolte, e non posso far altro che consigliarne la lettura.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Cattedrale”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Ottobre (2021)

Buon venerdì e buon primo ottobre!

Come state? Come vi sentite nei confronti di questo ottobre e la fine di settembre?

Oggi annunciamo la lettura di ottobre per il gruppo di lettura, che trovate come sempre su Goodreads e Telegram.

Buttiamoci nell’annuncio, questo mese leggeremo un libro parecchio acclamato e conosciuto che ha scalato le classifiche, ovvero Circe di Madeline Miller.

Circe – Madeline Miller

Casa Editrice: Feltrinelli

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.

Circe è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2019.

Ha riscosso un enorme successo, scalando tutte le classifiche, l’autrice Madaline Miller ha scritto anche La Canzone di Achille.

Il libro sarà in lettura dal 01/10 al 31/10, quindi per tutto il mese di ottobre!

Vi unirete alla lettura? Avete già letto “Circe”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Le Belve – Manlio Castagna, Guido Sgardoli

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state? Come è iniziata la settimana, ma soprattutto, come sta andando questo movimentato settembre?

Sono tornata con una recensione, vi devo ancora parlare di parecchi titoli arretrati e voglio recuperare questo mese come scritto nello scorso articolo, tra l’altro il libro di cui parleremo oggi è un ottima lettura creepy adatta al mese di ottobre, o alle classiche atmosfere alla Halloween.

Lo so, è un po’ presto, ma meglio mettersi avanti!

Il libro di cui parleremo oggi è un testo scritto da due autori italiani, conosciuti soprattutto per i loro testi per ragazzi, ad esempio Manlio Castagna è apprezzato e chiacchierato per la sua serie “Petrademone“.

Ma iniziamo a parlare meglio del libro!

Le Belve – Manlio Castagna, Guido Sgardoli

Casa Editrice: Piemme

Genere: Thriller

Pagine: 247

Prezzo di Copertina: € 16,50

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di P. Pubblicazione: 2020

Link all’acquisto: QUI

Incipit

I colpi risuonavano contro la massiccia porta di legno come rintocchi di campana. “Fatemi uscire!” La stanza era spoglia, dimessa, cupa: un letto in ferro, sotto il quale era acquattato un pitale arrugginito, e un possente armadio, scuro, al centro di una parete ricoperta da carta da parati a motivi floreali, stracciata in più punti. Due finestre sprangate, un camino. Nient’altro.

Trama

Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto… In una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro. Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male. Di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato. Dell’ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure. Di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male. Di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all’apparenza pacifica. Di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.

Recensione

Come dicevamo Manlio Castagna è l’autore della serie “Petrademone“, libri per ragazzi che hanno riscosso un bel successo. Mentre Guido Sgardoli è anche lui un autore di libri per ragazzi apprezzato nel panorama italiano, ed è lo scrittore di “The Stone. La Settima Pietra“.

Si sono uniti per la scrittura di questo testo uscito un anno fa che promette di essere il primo volume di una duologia? Trilogia? Di sicuro dalle parole degli autori e dal finali questo apre le porte ad un seguito.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile del libro fa pensare al tipico stile di un titolo per ragazzi, è decisamente scorrevole, le descrizioni sono ben equilibrate, anche quando sono presenti non rallentano troppo il ritmo, e il testo è costellato di colpi di scena.

Questa caratteristica in particolare fa sì che il lettore rimanga incollato fino ala fine alle pagine, ma dall’altro lato diventa prevedibile ad un certo punto. Soprattutto verso il finale infatti assistiamo a scene molto veloci, in cui facciamo una scoperta dietro all’altra o in cui i personaggi agiscono velocemente, tutto fa entrare il lettore in un vortice che sembra non finire mai. Se all’inizio è adrenalinico e interessante come effetto, dopo può diventare un poco banale/prevedibile.

Il ritmo è veloce, è un testo di neanche 250 pagine che si prefigge di raccontare il dramma di un rapimento in un luogo così spaventoso come un ospedale abbandonato, direi addirittura che il ritmo lascia senza fiato per la velocità in alcuni punti.

L’atmosfera come è prevedibile dall’ambientazione è decisamente creepy, siamo a Tresigallo, Ferrara nel 2020 e una scolaresca visita l’ospedale abbandonato, l’ex sanatorio Boeri, che esiste davvero tra l’altro.

Per tutto il testo viviamo in un clima di tensione, per il luogo e per i personaggi, infatti le minacce presenti all’interno de “Le Belve” sono parecchie, dalle presenze fuse nelle mura dell’edificio ai tre ladri che decidono di prendere in ostaggio i ragazzi.

Ci addentriamo in luoghi oscuri, edifici abbandonati, incontriamo personaggi tetri, ascoltiamo voci che sussurrano nell’ombra e ci immedesimiamo nei panni di ragazzi delle superiori che non sanno come comportarsi di fronte a tutto ciò.

Vorrei dire che con tutta probabilità l’atmosfera rappresenta proprio il punto forte di questo libro, diciamocelo, i luoghi abbandonati sono sempre pieni di fascino e attirano il lettore, “Le belve” non fa eccezione.

Il Pericolo è Ovunque

Quando dico che le minacce sono varie, lo intendo davvero, pienamente. Infatti dalla copertina del libro ci si può lasciar andare a varie supposizioni e teorie, ma quando lo si inizia a leggere si capisce che il pericolo è sia materiale che immateriale.

Abbiamo i villan rappresentati dai tre rapitori, uomini in fuga dalla polizia dopo un furto che si nascondono all’interno del sanatorio senza sapere dell’arrivo della scolaresca. Il capo di questo trio ha un’idea geniale (si fa per dire) ovvero quella di sequestrare tutti appunto, ma non ha fatto i conti con molti misteri presenti all’interno delle mura e ben presto la situazione prenderà una piega spiacevole.

Tra l’altro ho apprezzato parecchio l’introspezione dei tre ladri, non sono cattivi casuali sistemati nel posto giusto al momento giusto per far scattare una sequenza di azioni, hanno le loro motivazioni, il loro background e soprattutto si differenziano bene l’uno dall’altro, hanno una loro personalità ben distinta.

Oltre alla minaccia materiale, c’è quella immateriale appunto che è molto più complessa da analizzare ed è costruita da vari livelli. Il passato del sanatorio si mischia al presente e risveglia antichi ricordi, ci sono presenze minacciose che vivono nei piani più bassi della struttura.

In questo testo non si smette mai di temere per qualcuno o qualcosa, risulta semplice affezionarsi a certi personaggi.

Un mix a volte troppo mix

Da ciò che si sarà intuito fino ad ora questo libro mi è piaciuto molto, più del previsto, ma c’è un aspetto negativo che verso la parte finale appesantisce un poco la lettura, ovvero il sovraccarico di elementi, plot twist e scenari vari.

Questi pericoli, o presunti tali, si ammassano e si arriva ad un punto in cui non si sa più in cosa credere, il lettore si sente smarrito per la sequenza di fatti che accadono uno dietro l’altro, a volte alcuni risultano forzati.

Ho notato questo aspetto soprattutto dalla metà in poi ed è un crescendo, capisco il voler far comprendere al lettore che nulla è sicuro e il luogo dove siamo è cosparso di pericoli, ha un passato nero e non si fa problemi a divorare i nostri personaggi, ma diventa tutto troppo.

Conclusioni

Penso sia un ottimo libro per ragazzi (e no volendo), adatto soprattutto alle atmosfere tipiche di ottobre se vogliamo essere personcine in tema, ma è sempre una lettura coinvolgente.

Ci sono personaggi giovani ovviamente e non so voi (starò invecchiando sicuramente), ma in genere non sempre riesco più ad empatizzare con personaggi giovani o non sempre apprezzo il modo in cui vengono resi, il linguaggio che viene affibbiato loro e in generale il loro modo di fare nei libri. Molte volte penso siano eccessivamente stereotipati, ma questi personaggi mi sono piaciuti.

Ho tifato per loro, li ho apprezzati e li ho compresi, penso sia interessante anche affacciarsi a personaggi così giovani anche se si è adulti perché tutti sono stati giovani ovviamente e possiamo provare a comprenderli, alcuni sono più facili da capire, altri no, ma è interessante guardare a quei tempi e quell’età anche dopo anni.

Voto:

Bene! E voi? Avete mai letto “Le Belve”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Settembre (2021)

Buon mercoledì e buon primo settembre!

Come state? Come procede la settimana?

Oggi torniamo con una nuova lettura del gruppo, ovvero il libro di settembre che è stato eletto nel mese di agosto. Come ogni anno non c’è stata nessuna lettura nella pausa estiva, ma ora ci riprenderemo al massimo.

Vi ricordo come sempre che potete trovare il gruppo su Goodreads e Telegram!

Scopriamo il libro di settembre!

Cattedrale – Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Link all’Acquisto: QUI

Trama

A volte anche una visita inattesa e poco gradita – quella di un amico cieco della moglie, per esempio – può smuovere emozioni dimenticate. E cosi, infatti, che il narratore del racconto che dà il titolo alla raccolta – forse il più celebre di Carver e uno dei più amati dall’autore – finisce per passare quasi senza rendersene conto dall’iniziale ostilità condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. È un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l’anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po’ trascurato. Eppure, è proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetterà di recuperare, forse, una parte di sé dimenticata.

Cattedrale è stato pubblicato nel 1983.

Carver è l’autore di testi quali Di cosa Parliamo quando Parliamo d’amoreDa dove sto chiamando e America Oggi.

E’ un autore amato e osannato soprattutto per le sue raccolte di racconti, divenute piedistallo della letteratura americana.

Leggeremo assieme Cattedrale dal 01/09 al 30/09, quindi per tutto il mese di settembre, potete unirvi alla lettura in qualunque momento.

E voi? Avete mai letto “Cattedrale? Sì? No? Vi unirete a noi nella lettura? Fatemi sapere!

A presto!

Cari Mora – Thomas Harris

Buon venerdì e ben ritrovati!

Finalmente ci rileggiamo, da quanto tempo! Come avete trascorso le vacanze? Vi siete rilassati/e, goduti/e l’estate?

Ritorno dopo settimane di nulla cosmico dovuto a problemi famigliari che mi hanno, purtroppo, impedito di essere attiva. Questo 2021 non sta andando da programma per quanto riguarda la pubblicazione qui sul blog, ma parecchie problematiche sono sorte. Ma ora, mirando ad un settembre più proficuo e costellato di articoli (anche arretrati), spero di poter tornare al meglio e ad un ritmo sostenuto con la pubblicazione.

Vi ringrazio per la pazienza e dai, dai, dai, brindiamo ad un settembre (e un futuro) pieno di articoli!

Sicuramente torneranno anche articoli diversi dalle recensioni, articoli che negli ultimi mesi sono venuti a mancare, ma oggi ci ributtiamo in un’altra recensione, certo, quella di “Cari Mora” scritto da Thomas Harris.

Iniziamo subito perché vi ho già fatto attendere troppo per questa recensione!

Cari Mora – Thomas Harris

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Thriller

Pagine: 256

Prezzo di Copertina: € 7,90

Prezzo ebook: € 3,99

Anno di P. Pubblicazione: 2019

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Due uomini discutono nel cuore della notte. Li separano quasi millesettecento chilometri. Entrambi hanno un parte del viso illuminata dal cellulare. Sono due mezzi volti che parlano nel buio.

Trama

Venticinque milioni di dollari in lingotti d’oro appartenuti a Pablo Escobar sono sepolti in una grande e misteriosa villa nella baia di Miami Beach. Il bottino fa gola a molti, gente senza scrupoli che tiene d’occhio la casa. Primo tra tutti Hans-Peter Schneider, un uomo perverso e pericoloso che vive delle fantasie malate di altri uomini ricchi. Cari Mora è una ragazza colombiana di venticinque anni con un passato drammatico, scampata alla violenza del suo paese. È l’unica persona ad aver accettato di fare la custode di quella villa; la sola a non temere le voci inquietanti che circolano su quel luogo. Bella e coraggiosa, è la preda perfetta per Hans-Peter, che nel frattempo ha affittato la villa per cercare di mettere le mani sul tesoro di Escobar. E sulla ragazza. Ma Cari Mora ha doti sorprendenti, un’intelligenza fuori dal comune e innanzitutto è una sopravvissuta.

Recensione

Thomas Harris ha riscosso un gran successo anni fa per la quadrilogia di Hannibal Lecter, di cui fa parte anche il famoso “Il Silenzio degli Innocenti“, da cui è stato tratto il pluripremiato film con Anthony Hopkins e Jodie Foster.

Ma dai testi di Harris è stata tratta anche la serie tv “Hannibal“, con Mads Mikkelsen e Hugh Dancy, complessiva di tre stagioni.

Insomma è un autore che ha avuto una buona dose di successo con i suoi testi precedenti, “Cari Mora” invece, il libro di cui parleremo oggi, è la sua ultima fatica uscita nel 2019. E’ un testo che non ha nulla a che fare con quelli precedenti, è uno stand alone insomma.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile si adatta alla perfezione ad un testo basato interamente sull’azione, è secco, veloce, scattante, i periodi sono in genere brevi e concisi, il tutto punta ad un ritmo crescente che porta il lettore al prossimo colpo di scena con il fiato sospeso.

O almeno, questo è lo stile che ci ritroviamo davanti per la maggior parte del tempo, ma in alcune scene funziona peggio rispetto ad altre, tra l’altro non saprei dire se è un problema di traduzione oppure no (avendolo letto solo in italiano), ma alcune frasi non fanno capire una determinata scena o azione.

Di azione ne abbiamo senza dubbio, ma molte volte le azioni sembrano piombare dal nulla, non si comprende il processo che porta un personaggio a agire in un modo, è il classico caso in cui un libro smuove azioni forzate, messe in moto solo per arrivare ad un punto, ma ciò è molto evidente, troppo evidente, al punto da essere sgradevole.

Mi spiego meglio, forse per la brevità (a tratti non necessaria), o per la traduzione, alcune frasi sembrano quasi tagliate, l’autore vuol far comprendere la dinamica di un movimento, ma sembra semplificare il tutto e togliere informazioni necessarie, in questo modo molte volte non capiamo cosa sta esattamente facendo un personaggio, cosa sta pensando o come si è mosso.

Il ritmo quindi è veloce, sono circa 250 che scivolano via in breve tempo.

Le atmosfere invece sono sempre legate al mondo del crimine, ci troviamo in una villa vicino a criminali senza scrupoli, ascoltiamo conversazioni fra assassini, assistiamo ad omicidi, torniamo anche indietro nel passato in guerra, insomma siamo sempre immersi in scenari di una certa pesantezza dal punto di vista delle atmosfere.

Personaggi, sono così e basta

Questo libro raccoglie, a mio avviso, molti problemi che possono sorgere quando la scrittura non va nel migliore dei modi, o si vuole forzare a tutti i costi una storia, ignorando aspetti importanti, ad esempio i personaggi.

Ritroviamo il classico “i personaggi buoni sono buoni e basta, i cattivi sono cattivi e basta”, non c’è un indagine dietro, un analisi del personaggi, l’essere buono di un personaggio viene giustificato da qualche pagina di flashback in cui l’autore ci fa capire che dobbiamo tifare a tutti i costi per lei perché ha vissuto tempi terribili.

Lungi da me sminuire il passato traumatico di un personaggio, ma qui da come è strutturato il libro questo inserimento sembra una toppa sistemata dall’autore per farti empatizzare a tutti i costi con Cari Mora che dovrebbe essere la protagonista, ma che ahimé (per me) non ha la personalità di una protagonista.

Manca di sostanza, se non fosse stata etichettata dall’autore come protagonista non si sarebbe distinta dagli altri, è una ragazza forte senza dubbio, ma manca tutto il contorno alla sua personalità.

Il passato in questo libro viene usato come mero strumento per farti capire/empatizzare con i personaggi.

Ora parliamo un poco del villan di turno Hans-Peter, che è forse uno dei peggiori villan che io abbia mai avuto la sfortuna di incontrare in un libro.

Questo uomo e le dinamiche che si porta dietro sono un disastro.

Prima parlavamo di forzature, ecco lui e la sua storyline, che arriverà ad intrecciarsi con quella di Cari Mora, sono assai forzate.

Hans è un criminale che affitta la villa di Escobar per trovare il tesoro nascosto mentre Cari lavora come custode, si innescheranno una serie di dinamiche, ma sta di fatto che Hans diverrà ossessionato da Cari, perché? Chissà, non c’è una motivazione di fondo vera e propria.

Lui ha un traffico losco di ragazze e organi e vuole mettere le mani sulla protagonista per questo, ma a mio avviso, non sta molto in piedi come motivazione, anche perché le cose si complicheranno parecchio.

Immaginatevi un cattivo molto cinematografico, ecco, uno stile Hannibal serie tv, un cattivo pieno di fascino, charme, eleganza, uno che ci sa fare insomma a livello di azione e intelligenza. Penso che l’autore abbia voluto creare un Hannibal serie tv due con Hans, dando per scontato per il lettore lo avrebbe visualizzato in un modo, ma non ha nulla a che fare con un cattivo così.

Più che intimidire e spaventare Hans lascia indifferenti, è strambo, compie azioni immotivate, non si comprende il suo processo mentale, sembra non sapere nemmeno lui quello che vuole.

Il rapporto fra Cari e Hans, che dovrebbe essere alla base del libro e dovrebbe ricordare secondo me il rapporto fra Hannibal e Will, anche se qui Cari è determinata a liberarsi di Hans o almeno essere lasciata in pace da lui.

Conclusioni

Traendo le conclusioni, io ho letto questo libro sia per la trama, che trovavo molto interessante e perché volevo approcciarmi all’autore prima di leggere la quadrilogia di Hannibal, ma sono rimasta assai delusa.

L’idea base poteva essere fonte di una storia basata sull’azione per una piacevole lettura con un buon intreccio, che purtroppo manca, i personaggi sono muri bianchi che vengono imbrattati a forza per simulare una personalità, l’intreccio degli eventi a tratti ha poco senso e si vede bene l’ombra della mano che forza il tutto, lo stile manca di mordente… insomma forse l’unico aspetto positivo della storia è il fatto che è piena di azione, anche se a volte forzata.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Cari Mora” o un testo di Thomas Harris? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

Noi ci leggiamo presto, prestissimo!

Il Punto di Rottura – Daphne du Maurier

Buon martedì!

Come state? Come state trascorrendo questo luglio? Ma soprattutto, come vi state difendendo dal caldo?

Oggi parliamo di un libro che ho letto qualche tempo fa, è una raccolta di racconti nonché il primo testo che ho avuto il piacere di leggere di questa amata e osannata, ovvero Daphne du Maurier.

Il Punto di Rottura è un testo del 1959 e contiene al suo interno otto racconti e fra questi c’è quello che è diventato uno dei miei racconti preferiti di… sempre direi, per ora.

Iniziamo!

Il punto di Rottura – Daphne du Maurier

Casa Editrice: Il Saggiatore

Genere: Raccolta di racconti

Pagine: 302

Prezzo di Copertina: € 10,00

Ebook non disponibile

Anno di P. Pubblicazione: 1959

Link all’acquisto: QUI

Incipit primo racconto “L’Alibi”

I Fenton stavano facendo la loro passeggiata domenicale nel lungo fiume. Arrivati all’Albert Bridge si fermarono, come al solito, per decidere se attraversarlo per andare ai giardini, o se proseguire costeggiando le case galleggianti.

Trama

Maestra del racconto, Daphne du Maurier coglie i personaggi nel momento in cui il legame tra ragione ed emozione è sul punto di spezzarsi: in una tranquilla domenica mattina, James Fenton capisce all’improvviso di essere in grado di uccidere senza il minimo senso di colpa. Dopo un’operazione chirurgica agli occhi la signora West è in grado di distinguere la vera personalità di chi la circonda. Durante le vacanze estive nella campagna inglese, la giovane Deborah scopre un mondo magico accessibile solo a lei. Crudeli, emozionanti, cariche di suspense e mistero, queste storie mostrano al loro meglio le capacità di scrittura e di indagine psicologica dell’autrice.

Recensione

Daphne du Maurier è stata un’autrice amata e ad oggi ancora decisamente apprezzata e citata, autrice di libri come “Mia Cugina Rachele” e “Rebecca la Prima Moglie“.

Nata il 13 maggio 1907 e venuta a mancare il 19 aprile 1989, ha vissuto una vita più che interessante anche se ad oggi rimangono dubbi e indiscrezioni varie su alcuni eventi della sua vita e non si ha un quadro del tutto dettagliato, ciò dalle ricerche che ho fatto.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Il Punto di Rottura” come dicevamo è una raccolta contenente 8 racconti di circa 30/40 pagine l’uno, facendo una veloce media, leggendoli tra l’altro ho avuto l’impressione di leggere un romanzo breve, ognuno di questi racconti infatti ha al suo interno un suo universo ben costruito e che si prende il suo tempo per dare il benvenuto al lettore.

Lo stile della Du Maurier lo definirei “equilibrato”, di certo si concentra a tratti su dettagli o immagini che hanno il loro significato, senza risultare però eccessivamente prolissa, tutto serve per la costruzione dell’atmosfera che andrà a contornare il racconto.

Il ritmo direi tra l’altro che rimane sempre equilibrato anche nei vari racconti, seppur diversi in alcuni casi per tematiche, c’è sempre un livello ottimo di base che serve per la costruzione del racconto per poi man mano salire verso l’apice finale.

In questo caso l’atmosfera cambia da racconto a racconto, in alcuni si avverte più tensione, in altri in senso di pericolo e rottura arriva solo verso la fine.

Tematiche e Personaggi

Le tematiche variano, ritroviamo quella della cacciagione, quella dei giochi di potere e dell’importanza delle intenzioni, quella dell’egoismo e delle ripercussioni di questo, del vero “volto” delle persone, dei vantaggi della ricchezza e di molto altri di cui parleremo meglio tra poco andando nel dettaglio di ogni racconto.

I personaggi sono particolareggiati e originali in alcuni casi e li ho trovati ben costruiti anche a livello psicologico, le loro azioni, nella maggior parte dei casi, sono in equilibro con il loro aspetto caratteriale.

Racconti

L’alibi

Nel primo racconto assistiamo alle vicende di un uomo che preso da quella che sembra noia, decide di chiedere in affitto la cantina di una donna con la scusa di lavorare alla sua arte. All’inizio questa motivazione è una pura scusa, ma nel corso delle settimane l’uomo inizierà davvero ad esplorare la sua arte e inizierà a definirsi un artista.

La sua motivazione iniziale era quella di voler uccidere la donna proprietaria della casa e il figlio, ma per farlo sceglie un corso più lento ed elaborato.

Il racconto si concentra soprattutto sul tema del doppio, infatti quest’uomo vive una vita normale e tranquilla, forse troppo per lui che decide all’improvviso di voler uccidere qualcuno, ed è visto da tutti come un marito e un lavoratore quasi modello.

L’uomo si ritrova ad avere quindi una doppia vita, da una parte la moglie, il lavoro, le cene con gli amici, dall’altra la buia cantina in affitto con la proprietaria e il figlio che desidera uccidere, ma soprattutto la sua arte che inizierà a considerare vitale.

Il finale è a doppia interpretazione, in questo racconto è importante l’aspetto psicologico anche perché a livello di azioni, sì ci sono degli eventi, ma la battaglia interna di quest’uomo è il vero fulcro, il continuare a prendere tempo, rimandare nell’assecondare i propri desideri per ritrovarsi bloccato e forzato nel fare qualcosa.

Per me non è il racconto migliore della raccolta, ma rimane comunque interessante ed originale soprattutto per quando riguarda lo svolgimento.

Le Lenti Azzurre

Ne “Le Lenti Azzurre” seguiamo le giornate di una donna che si è sottoposta ad un intervento agli occhi, per questo trascorre ore in cui sembra essere vittima di allucinazioni visive date da queste lenti temporanee.

In attesa di poter tornare alla vista ottimale, armata di pazienza per queste lenti e bloccata ad un letto di ospedale, incontra vari personaggi tra cui le infermiere, i medici e il marito.

Questa donna tramite questo “filtro” vede ogni personaggio con la testa/muso di un animale diverso, volpi, serpenti, e creature notoriamente infide diciamo.

La tematica del racconto è proprio questa, nonostante anche qui il finale abbia una doppia interpretazione, perché da una parte possono essere solo visioni date dalle lenti (anche se queste visioni possono sembrare decisamente strane) oppure questa visione può essere l’opportunità della protagonista di vedere la vera natura delle persone.

C’è anche da dire che la du Maurier lascia uno spiraglio per questa duplice interpretazione, ma la seconda ipotesi è senza dubbio la più accreditata.

La tematica quindi rimane quella della “doppia faccia”, del male che si nasconde dietro il bene e del classico “quanto conosciamo le persone che vivono con noi?”.

Ganimede

Racconto ambientato a Venezia, in cui un uomo in visita nella città si innamora di un ragazzo che lui vede/idealizza come Ganimede. L’uomo in questione è colto e si approccia al giovane quasi con una tattica “istruttiva”, sembra voler corteggiare il giovane con la cultura e la bellezza, ma il protagonista è anche un uomo profondamente egoista.

Sicuramente il racconto ruota attorno al concetto del “ricco e potente a cui è concesso tutto”, mi ricorda la trama e i personaggi di un altro romanzo dell’autrice “I Parassiti”, in cui si seguono personaggi abituati a vivere nell’oro e convinti di poter comprare tutto, anche la vita.

Mi è piaciuta la sovrapposizione/idealizzazione del giovane a Ganimede, personaggio della mitologia greca descritto da Omero come il più bel mortale del suo tempo, Ganimede divenne un simbolo in poesia del desiderio omosessuale e della bellezza giovanile legata all’adolescenza.

Le descrizioni di Venezia, amata dall’autrice, sono tra le parti migliori del racconto, d’altronde come si può non amare ed esaltare la bellezza di una città come l’incantevole Venezia?

Il racconto mi è piaciuto, non è tra i miei preferiti della raccolta, ma rientra fra i racconti piacevoli e interessanti sia per il concetto che per il modo in cui viene trattato. Anche qui è presente la vena di tensione che spunta quasi in ogni racconto, si avverte infatti anche qui, nascosta, ma pronta ad emergere.

Lo Stagno

Questo è il racconto che ho gradito di meno in tutta la raccolta, è più lento e descrittivo rispetto agli altri.

Si concentra sull’immaginazione dei bambini e ampliando il suo significato apre il mondo fantastico che ha costellato l’infanzia di tutti noi e il mondo interno che abbiamo sviluppato nel corso dell’infanzia.

Parla di questa bambina che torna sempre allo stagno situato nelle zone vicine alla casa dei nonni dove va con il fratello ogni anno, esplora, ricorda, scopre questo luogo perdendosi anche in un mondo nuovo, una specie di realtà alternativa, è un racconto con tratti anche fantasy.

Qui ci sono significati più legati all’infanzia e alla scoperta, ma non ho apprezzato del tutto lo svolgimento e in generale non lo trovo un racconto in tono con l raccolta.

L’Arciduchessa

Ecco qui il mio racconto preferito dell’intera raccolta e in generale di sempre, rientra nella mia top ten dei racconti più sorprendenti e amati.

E’ un racconto sui giochi di potere, la forza della ribellione, la caduta di un impero e in generale della potenza delle voci che una volta diffusasi macchiano e distruggono.

Il tono del racconto è quasi fiabesco e storico, reso nel migliore dei modi.

Parla dell’inizio di una rivoluzione, c’è un paesino in cui da sempre non esistono leggi perché hanno sempre governato i reali e il popolo non ha mai avuto bisogno di regole ferree perché non ha mai espresso violenza o diffidenza nei confronti dei reali.

In questo clima, due personaggi iniziano ad aizzare il popolo contro la famiglia reale che pian piano iniziare a sentire il fiato sul collo e viene circondata da tutti, insomma la vicenda si spinge sempre più verso il golpe e la tensione cresce fino alla fine.

Come dicevo la vicenda ha un che di fiabesco, anche il finale rispecchia questi toni ed è fortemente poetico.

Meraviglioso, duro, ma delicato al tempo stesso, dalla lettura non sono più riuscita a togliermelo dalla testa.

Il Duro

E’ un racconto anche qui interessante per i concetti esposti, la cara Daphne ci sa sempre fare, abbiamo un divo del cinema, la classica star bella, famosa, amata, che sembra non aver mai fatto nulla di sbagliato, ha avuto successo e basta nella vita insomma.

Dopo anni e anni di cinema sembra essere diventato una specie di manichino, non prova emozioni, si fa comandare in tutto e per tutto, sembra quasi non avere una personalità, è stato assorbito e della sua vera personalità non è rimasto nulla, e inoltre sembra non essere nessuno senza gli altri.

Una sera incontra una vecchia amica/ex fidanzata e inizia a parlare e ricordare, con questa sembra tornare a scoprire se stesso.

E’ un racconto sulla fama, le conseguenze di questa, il vivere sempre sotto un occhio di bue, essere assorbito dagli altri e dimenticare se stesso.

Anche qui il ritmo è abbastanza lento, ma non mi è dispiaciuto.

Il Camoscio

E anche qui abbiamo un meraviglioso significato e una doppia inerpretazione.

Seguiamo una coppia che si reca in un alloggio sperduto in mezzo al bosco per cacciare un camoscio, perché il personaggio maschile è ossessionato dalla caccia e in particolare dalla caccia al camoscio.

La moglie è stanca di questa fissazione e non è esaltata all’idea di partire, ma alla fine cede, e in questo alloggio incontrano un uomo molto misterioso, quasi animalesco anche nei modi.

Lì, l’uomo parte alla caccia e qui si apre una parentesi drammatica e si snocciola anche il senso del racconto che porta il lettore a riflettere sulla cacciagione, sulla natura degli animali e degli essere umani e su tutto il concetto che ruota attorno all’uccidere gli animali.

E’ un racconto affascinante per il messaggio, ma un poco scomposto per il ritmo, a volte sembra perdere la retta via, ci si sofferma troppo su certe scene e troppo poco su altre, ci si perde insomma.

Quegli essere Alteri

Questo potrebbe essere il racconto più enigmatico della raccolta, parla di un bimbo con problemi alla parola che viene sempre trattato in malo modo dai genitori anche in seguito al trasferimento in una casa nuova.

Lì, una notte inizia a seguire degli esseri anormali e fugge con loro pregandoli quasi di tenerlo con loro.

Può essere un racconto che parla di un infanzia travagliata, di genitori abusivi, di voglia di fuggire e affidarsi a sconosciuti al costo di partire, in generale di fuga e libertà.

Assieme a “Lo Stagno” è uno dei racconti che ho apprezzato di meno.

Conclusioni

Mi è piaciuta molto questa prima raccolta che ho letto dell’autrice e ho trovato uno dei miei racconti preferiti di sempre, quindi due piccioni con una fava. So che vari lettori non hanno amato questa raccolta, io penso abbia delle vere perle all’interno e penso lanci messaggi profondi e degli di esplorazione, è anche un ottimo veicolo per scoprire lo stile dell’autrice se non avete mai letto nulla di suo.

Voto:

E voi? Avete mai letto nulla della Du Maurier? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Luglio (2021)

Buon giovedì e buon primo di luglio!

Come procede la settimana?

Oggi parliamo della nuova lettura per il gruppo LiberTiAmo, infatti è il momento di annunciare il libro di luglio dopo la bimestrale lettura di maggio e giugno.

Come sempre il libro è stato eletto tramite sondaggio e il libro in questione sarà in lettura per tutto luglio, andiamo a scoprirlo!

Fiorirà l’Aspidistra – George Orwell

Casa Editrice: Mondadori

Link all’acquisto: QUI

Trama

Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock coltiva ambizioni letterarie e, per mantenersi, fa il commesso in libreria. Figlio della piccola borghesia britannica, si ribella alla morale della sua classe: il rifiuto della rispettabilità e del mito del “buon posto” gli fa intraprendere una vera e propria discesa agli inferi. Per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione. Fino a che una notizia inaspettata segna la sua “resurrezione”, o forse la resa al sogno di una casa con le tendine ricamate e una pianta di aspidistra alla finestra.

Fiorirà l’aspidistra è stato pubblicato per la prima volta nel 1936.

Il romanzo contiene numerosi riferimenti autobiografici al periodo in cui Orwell lavorava come insegnante e scriveva “Senza un soldo a Parigi e Londra”.

Dal libro è stato tratto il film del ’97, “La stagione dell’Aspidistra”.

Potete partecipare alla lettura in ogni momento, abbiamo tutto luglio per leggerlo assieme!

Vi unirete alla lettura? Avete già letto questo libro? Vi è piaciuto? Sì? Fatemi sapere!

A presto!

La Bambina che Amava Troppo i Fiammiferi – Gaétan Soucy

Buon mercoledì e ben ritrovati!

Come sta andando la settimana? Come prosegue questo giugno?

Oggi, dato che avanzo nel mio obbiettivo e speranza di recuperare negli articoli e nelle recensioni, parliamo di un libro letto mesi fa di cui avrei dovuto parlarvi tempo addietro… non mi smentisco mai.

Il libro di cui parliamo oggi è “La Bambina che Amava troppo i Fiammiferi” di Gaétan Soucy, libri di cui avevamo parlato in parte in uno degli ultimi articoli del 2020, più precisamente quello dei libri peggiori, quindi beh questo non è di buon auspicio, ma andiamo con calma.

Parliamone!

La Bambina che Amava Troppo i Fiammiferi – Gaétan Soucy

Casa Editrice: Marcos Y Marcos

Genere: Narrativa

Pagine: 191

Prezzo di Copertina: € 14,00

Prezzo ebook: € 11,99

Anno di P. Pubblicazione: 1998

Link all’Acquisto: QUI

Incipit

Mio fratello e io abbiamo dovuto prendere l’universo in mano una mattina poco prima dell’alba perché papà era spirato all’improvviso. La sua spoglia contratta in un dolore di cui restava soltanto la scorza, i suoi decreti finiti di colpo in polvere, tutto ciò giaceva nella stanza al piano di sopra da cui papà, ancora soltanto il giorno prima, ci comandava in tutto e per tutto.

Trama

Un castello in rovina in mezzo al bosco. Due fratelli vittime di un padre folle, cresciuti isolati, in un mondo fittizio. Un mondo di ossessioni, violenze, angherie. Un mattino, al risveglio, i fratelli si accorgono che il padre si è impiccato in camera sua. Ora, per la prima volta, sono liberi: attraversano il bosco, raggiungono il villaggio, affrontano la realtà. Dove si scopre che chi si credeva un uomo è invece una donna; chi si credeva povero è invece ricco sfondato; due fratelli sono in realtà due sorelle e un fratello. Fino alla rivelazione di un segreto morboso, cruento, ripugnante. E l’origine di tutto, la tragedia che ha condotto il padre alla follia. Tutta colpa di una bambina che non la smetteva di giocare con i fiammiferi.

Recensione

Come dicevo, ho letto questo libro qualche mesetto fa, ma dato che prendo sempre nota dei libri che leggo (non ripeterò gli errori del passato) in dettagli piuttosto precisi, ogni volta rileggendo gli appunti scritti non ho problemi nel tornare con la memoria al libro in questione e vi dirò, a distanza di tempo mi rimangono impressi sempre dettagli specifici dei libri letti.

In questo caso, a breve distanza dalla lettura questo testo mi è passato davanti agli occhi non lasciandomi particolari di notevole importanza, ma ad oggi ho un quadro più preciso e delineato.

Parlando un poco dell’autore Gaétan Soucy era un autore e professore di origine canadese, venuto a mancare nel 2013. Fra gli altri testi dell’autore vorrei citare “L’Assoluzione” e “Music-Hall!” sempre editi in Italia dalla casa editrice Elliot.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile è decisamente particolare, il libro infatti è scritto dalla penna di una ragazza che non ha mai ricevuto una vera e propria istruzione, una ragazza che non sembra nemmeno avere la sua età anagrafica (che verrà rivelata ad un certo punto del libro, ma rimarrà comunque non certa) e soprattutto una giovane che ha sempre vissuto isolata solo con il fratello e il padre, senza incontrare altro essere umano, tranne per incontri più che brevi.

Il testo quindi è costellato di errori voluti e termini che non esistono, totalmente inventati da questa giovane che molto spesso utilizza termini sbagliati per indicare un determinato evento, oggetto, emozione, ricordo…

Ho trovato questa tattica decisamente originale e interessante sulle prime, ma a lungo andare rischia di rendere complessa e granulosa la lettura, questa richiede infatti un livello di attenzione costante e a volte ho avuto bisogno di rileggere determinate frasi più volte per capirne meglio il senso, che non rimane comunque chiaro.

Verso la fine ciò che non era ben specificato o lasciato all’immaginazione anche per l’uso di termini “bizzarri” viene spiegato e la vicenda assume un significato più chiaro.

L’atmosfera rimane costantemente ambigua, ci sono momenti in cui questa ragazza scrive di vicende assai gravi e drammatiche con toni bambineschi, normali, come se fossero vicende che accadono tutti i giorni. Ci sono invece altri momenti, in particolare verso la fine, in cui tratta con orrore ciò che accade, ma alcuni aspetti terribili non vengono mai trattati come dovrebbero essere trattati.

Si ha spesso l’impressione di camminare sulle uova leggendo il libro, si sa che ciò di cui sta parlando la protagonista, con il suo gergo impreciso, è un qualcosa di probabilmente molto grave, ma non si capisce fino in fondo la vicenda.

Aspetto Psicologico e Personaggi

Ci sono vari elementi importanti legati ai personaggi che vengono rivelati solo alla fine, quindi non andrò nei dettagli per evitare di incappare in pesanti spoiler, ma la protagonista vive senza dubbio in una bolla tossica, fra il fratello e il padre si ritrova ad un certo punto a guardare il mondo in una prospettiva diversa rispetto alla solita appunto a causa della morte della figura paterna.

Il libro vuole parlare di vari argomenti legati all’infanzia tossica, all’abuso. all’isolamento dal mondo e alla violenza. Non è un libro facile da leggere soprattutto quando si realizza a cosa fa riferimento la protagonista.

C’è qualche spiraglio di speranza nel testo, che però viene spazzata via dopo poco o vengono rivelati altri aspetti del tutto che gettano altra oscurità sul passato e il presente di questa ragazza.

E’ una lettura inoltre commovente e dolorosa a tratti, è presente anche una parentesi “amorosa” che però può essere interpretata in vari modi dato il tono della storia, ho trovato questa parentesi un poco esagerata.

La figura paterna è quella di un uomo probabilmente molto traviato a livello psicologico, che costringe i figli a vivere secondo le sue regole, i suoi tempi. entro determinati confini e ritmi. E’ un uomo violento, ciò che sappiamo di lui proviene dalla narratrice perché lui muore ad inizio libro, quindi non abbiamo modo di “incontrarlo”.

Il fratello invece non risulta un personaggio “forte”, esercita violenza sulla sorella e ha un comportamento in generale dittatoriale, ma non sento di averlo capito del tutto, potrebbe però essere una volontà dell’autore per far provare al lettore il senso di estraniazione e distacco che prova anche la narratrice nei confronti del fratello.

Conclusioni

E’ un libro complesso da descrivere, anche perché lo spoiler è sempre dietro l’angolo, ed è anche complesso da leggere. Mi sono approcciata alla lettura all’inizio non con leggerezza, ma non aspettandomi di certo un libro simile.

L’idea principale legata allo stile è interessante e funziona in parte per esprimere il tutto come se stesse parlando una bambina, che parla di violenze in modo innocente , ma a lungo andare rende la lettura pesante e a tratti ripetitiva.

Avrei gradito più introspezione dal punto di vista psicologico dei personaggi e una finale diverso, infatti, purtroppo non ho apprezzato l’epilogo.

L’idea base è interessante, ma il testo non mi ha convinta del tutto.

Voto:

E voi? Avete mai letto “La Bambina che Amava Troppo i Fiammiferi”? Sì? No? Vi è piacito? Fatemi sapere!

A presto, davvero!

L’ Assassina – Alexandros Papadiamantis

Buon lunedì, buon inizio settimana e ben ritrovati sul blog!

Come state? Com’è iniziata la settimana? Spero come sempre nel migliore dei modi.

Oggi, per cercare di rimettermi in carreggiata, ma soprattutto cercare di riprendere il ritmo con gli articoli (ma ormai ci sono già fuori carreggiata), vi vorrei parlare di un libro che ho letto oramai qualche mesto fa, un classico greco che aspettavo di leggere da anni e che finalmente ho avuto l’occasione di leggere.

Sto parlando de “L’Assassina” di Alexandros Papadiamantis, un libro del 1903, scritto da uno dei maggiori scrittori greci del XIX secolo.

Parliamone!

L’Assassina – Alexandros Papadiamantis

Casa editrice: Elliot

Pagine: 138

Prezzo di copertina: originale € 16,50 attuale € 7,89 (disponibile anche in un’altra edizione edita Aiora)

Prezzo ebook: € 8,49

Anno di P. Pubblicazione: 1903

Link all’Acquisto: QUI

Incipit

Accoccolata vicino al camino, con gli occhi chiusi, la testa poggiata sullo stipite, la vecchia Chadula, chiamata da tutti Ianù la Franca, non dormiva ma sacrificava il sonno vicino al letto della nipotina malata, mentre la madre della neonata si era da poco addormentata nel suo giaciglio sul pavimento.

Trama

Chadula, contadina e vedova, si procura da vivere usando erbe e intrugli per guarire gli abitanti del suo paesino, situato su un’isola tutta pietre e cespugli. Intorno a lei c’è solo miseria. Molti dei suoi figli sono scappati all’estero, mentre le figlie sono rimaste – e con esse il fardello del loro mantenimento. Sull’isola, il destino delle donne è un destino di sofferenze e privazioni, e chi ha figlie femmine deve rassegnarsi al disastro economico quando, per maritarle, dovrà dar loro una dote, o quando, rimaste zitelle, dovrà continuare a mantenerle. Chadula, guidata da un folle istinto e convinta di agire per mano di Dio, proverà a porre fine alle sofferenze dei suoi compaesani. Considerato in patria il “santo” della letteratura greca moderna, Alexandros Papadiamantis concentrò nel suo capolavoro una storia di delitto e castigo ambientata nella terra povera e aspra che ben conosceva. Magistrale per penetrazione psicologica e tensione narrativa, Papadiamantis fa dell’isola il secondo protagonista del romanzo, con descrizioni di una natura di valli, pianure, montagne e mare, secondo una lunga tradizione greca che ha avuto nell’ekphrasis la sua più tipica manifestazione retorica.

Recensione

Non ci è arrivato molto qui in Italia di Alexandros Papadiamantis dal punto di vista delle traduzioni, infatti ad oggi il suo unico testo reperibile è proprio “L’Assassina”. Parliamo un poco dell’autore, nato il 4 marzo 1851 a Sciato, Grecia.

Proveniva da una famiglia numerosa e fu scrittore, poeta, giornalista, editorialista, studioso e traduttore. Aveva uno stile che rientrava a pieno nel realismo con punte di naturalismo, era affascinato dalla società rurale e i suoi eroi erano tipicamente reietti, emarginati e anticonformisti. Papadiamantis fu il primo a tradurre in greco “Delitto e Castigo” di Dostoevskij, “L’Assassina” il romanzo di cui parleremo oggi è considerata la sua opera principale.

Parlando di eroi controversi, Chadula, la protagonista di questo romanzo è senza dubbio una personalità particolare e complessa da analizzare. E’ un’assassina di bambini, più precisamente bambine femmine che secondo lei con la crescita diventeranno un peso per la famiglia che non potrebbe far altro che esserle riconoscente per questo suo sacrificio.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Come dicevamo prima lo stile dell’autore è decisamente realistico e non si lascia andare a parentesi filosofeggianti o momenti che si distaccano dal senso fortemente realistico dell’opera e dello stile.

L’autore ha lottato nel corso della propria vita con la povertà e conosceva di persona le estreme difficoltà che questa porta con sé, il romanzo è infarcito di atmosfere pesanti, una quotidianità pesante e pressante che non lascia respirare la Chadula, il peso di un passato che porta a galla ricordi negativi, insomma emerge il senso di saggezza che si conquista con le esperienze vissute, anche se questa saggezza Chadula la utilizza nel modo più sbagliato.

E’ un libro tutto sommato breve e il ritmo è costante, la narrazione diventa più oscura e concitata da un certo punto in poi, si avverte subito in realtà un senso di malsana oscurità nella figura di Chadula, è un madre di famiglia, nonna e paesana, ma attorno al suo personaggio aleggia un senso di pericolosità che emerge del tutto dopo poche pagine.

Le atmosfere e le ambientazioni sono fortemente rurali, tra l’altro queste sono uno dei punti forti del libro, si riesce ad entrare in luoghi che ricordano i panorami della Grecia, luoghi tipicamente collinari, ma a brevi tratti anche montuosi e ancora marittimi, abbiamo vari scenari insomma e ognuno di questi si integra alla perfezione nelle scene d’azione descritte.

Personaggi e Psicologia

Il personaggio principale è senza dubbio Chadula, incontriamo però anche i suoi figli nel corso della narrazione, è madre di una prole abbastanza numerosa e nel corso della lettura scopriamo vari aneddoti riguardanti i figli, disgrazie famigliari e esperienza che non hanno fatto altro che far accrescere l’amarezza in Chadula.

Chadula è una donna che crede di aver vissuto varie vite in una e aver sopportato disgrazie e batoste, tutto ciò per arrivare in un certo senso alla coscienza massima, crede di sapere cosa è meglio e di aver appreso nozioni importanti sulla vita e sulla sopravvivenza. E’ vero in parte tutto questo, perché Chadula crede che per le famiglie, le figlie femmine siano solo delle disgrazie, prole a cui è necessario dare una dote e ciò impoverisce i genitori, ciò che hanno faticosamente guadagnato infatti va perduto, o passato, alle figlie per il matrimonio.

Quindi Chadula con questa forte convinzione, si trasforma in un’infanticida, che sembra continuare nella sua scia di morte come per seguire una forte pulsione di ragione, sa di star commettendo un crimine, ma crede di essere nella ragione, pensa di farlo per aiutare le famiglie e che quando queste si ritroveranno anni dopo in povertà e senza il dovere di passare una dote la ringrazieranno.

Dopo questi eventi Chadula scappa, la seguiamo nelle sue fughe dalla legge fino al punto finale.

E’ un testo piuttosto crudo e diretto in alcune parti, insomma le scene principali sono piuttosto forti, Chadula l’ho percepita durante la lettura come una donna spezzata in due, da una parte c’è il suo io materno che si preoccupa per i figli e si riconosce nel rigido ruolo sociale del tempo di madre, dall’altra invece è una donna che sembra non riuscire a fermarsi nel seguire i suoi impulsi, che possono essere riconducibili anche a situazioni vissute in infanzia e adolescenza.

Conclusioni

Pensando anche all’anno in cui è stato pubblicato questo libro una protagonista simile è senza dubbio differente, particolare e controversa, all’inizio del ‘900 abbiamo una donna sessantenne e madre che è stata anche levatrice che diventa un’assassina.

Già il concept base è più che interessante, in più anche lo stile dell’autore è degno di essere scoperto. Mi è piaciuta come lettura soprattutto per gli spunti psicologici e le ambientazioni, è un libro che ricorderò per alcune scene ambientate in panorami cupi e aperti a picco sul nulla.

E’ comunque un libro non perfetto per me, si riesce ad avvicinarsi a Chadula, ma mai del tutto, l’autore sembra voler a tutti i costi far capire al lettore il perché dei gesti di Chadula e cosa l’ha portata a diventare la donna rigida che è, ma lei rimane sempre un estranea.

Alcuni punti del libro mi sono scivolati addosso, sono comunque felice di averlo letto, ma il personaggio di Chadula a volta risulta forte e ben costruito e altre volte debole e lontano dal lettore.

Voto

E voi? Avete mai letto “L’assassina”? Avete mai letto nulla di Papadiamantis? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!