Lo Schiaccianoci – E.T.A. Hoffmann

Buon mercoledì!

Oggi, parliamo di un libro natalizio, in tema per questa maratona, infatti nel mese di novembre mi sono addentrata in varie letture “natalizie” proprio per l’occasione, e fra queste letture c’è certamente “Lo Schiaccianoci” di E.T.A. Hoffmann.

Questa fiaba io la ricordavo con particolare affetto per il cartone animato visto circa 1’489 volte da bambina (ovvero “La favola del Principe Schiaccianoci” del ’90), forse non è il cartone migliore dell’universo e avendo visto qualche pezzo oggi posso dirvi che non è adattato alla versione di Hoffmann, ma il ricordo d’infanzia aumenta il suo valore per me.

Comunque, andiamo a parlare de “Lo Schiaccianoci”!

Lo Schiaccianoci – E.T.A. Hoffmann

Casa editrice: BUR

Pagine: 135

Prezzo di Copertina: € 15,00

Anno p. Pubblicazione: 1816

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Scritto nel 1816, ripreso da Dumas e trasformato in musica dal genio di Cajkovskij, “Lo Schiaccianoci” di Hoffmann da due secoli continua ad affascinare grandi e piccini. Fritz e Marie, come tutti i bambini, vivono con gioia i giorni del Natale. Un amico di famiglia regala loro uno Schiaccianoci di legno: un oggetto all’apparenza innocuo, ma che darà vita alle più incredibili avventure che i due fratelli abbiano mai vissuto. Durante la notte, in camera di Marie appare infatti lo spietato re dei topi, con sette teste e sette corone, alla guida di un esercito di roditori; Schiaccianoci prende vita e, divenuto generale dei soldatini, dei tamburini e dei pupazzi di marzapane, lo affronta. I due bambini vengono così trasportati in un mondo popolato da topi, fate, soldati, principi e principesse, dove sogno e realtà si legano indissolubilmente. Una favola senza tempo in un’edizione unica, impreziosita dalle originali, caleidoscopiche e coloratissime illustrazioni dell’artista e designer Sanna Annukka, che accompagnano il lettore tra animate battaglie e meravigliose peripezie.

La neve cadeva delicatamente per le strade, e le persone correvano a casa, con le braccia piene di scatole allegramente impacchettate con la carta dei negozi di giocattoli, negozi di caramelle, e panetterie. Perché era la vigilia di Natale, e come cadde il tramonto, i bambini di tutta la Germania si misero in silenziosa attesa della notte che stava per sopraggiungere, e con essa i doni di Gesù Bambino.

Recensione

Prima di iniziare con la recensione vera e propria vorrei fare un plauso alla bellissima edizione dei classici BUR Deluxe, quello in cui ho letto anche io “Lo Schiaccianoci” che è veramente un bijou.

Contiene all’interno le illustrazioni di Sanna Annukka, ve ne mostro qualcuna qui:

Sono meravigliose queste illustrazioni, e il volume ne ha un buon numero che ci tengono compagnia durante la lettura e riescono ad accordarsi abbastanza bene con il testo.

Storia dell’Opera

“Lo Schiaccianoci” o “Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi” è un testo edito per la prima volta nel 1816, successivamente entrò a far parte della raccolta “I Fratelli di Serapione”.

Alexandre Dumas trasse ispirazione dal racconto per scriverne una sua versione e da quella nacquè l’ispirazione per il famoso balletto “Lo Schiaccianoci” musicato da Cajkovskij.

La fiaba fu pensata da Hoffmann per un pubblico di bambini, al suo interno sono contenuti tuttavia elementi gotici, ad esempio il famoso topo a sette teste, inoltre è un testo con riferimenti storici all’interno, perché dopo la battaglia finale nella visita a uno dei regni, Marie, incontrerà armeni, greci e tirolesi, popoli che avevano combattuto per l’indipendenza.

Struttura

La storia ha una struttura suddivisa in 14 capitoli, che si dipanano dalla Vigilia di Natale alla conclusione in cui Marie, la protagonista, fa una scelta importante.

La storia ad un certo punto diventa una fiaba dentro la fiaba, dato che uno dei personaggi, un uomo molto enigmatico e misterioso narrerà ai bambini, Marie e Fritz, una fiaba molto importante, che diverrà uno specchio della realtà.

Sono presenti molti elementi magici, anzi la storia stessa si regge su elementi magici, in particolare trovo che il pezzo di fiaba all’interno della fiaba metta in risalto maggiormente la magia più fiabesca, quella presente nelle classiche fiabe per bambini.

Cosa mi è piaciuto?

Partiamo dal presupposto che se devo considerarla puramente come una fiaba per bambini non mi resta che applaudire e ammirare l’ottimo lavoro fatto dall’autore, perché è di certo una fiaba scoppiettante, piena di magia, colpi di scena e meraviglia.

Se invece devo interpretarla anche in un altro modo c’è qualcosa che non mi ha convinta, ma ne parleremo più avanti.

Di certo la magia si vede a perdita d’occhio all’interno di questo libro, se volete immergervi in una fiaba puramente natalizia, ma allo stesso tempo cosparsa di avventura, amore, incanto e meraviglia non posso far altro che consigliarvela, sarebbe troppo complesso parlarvi di ogni elemento contente magia, perché tutto sembra diverso da quello che è in questa fiaba.

Fino all’ultimo rimane un dubbio, è un sogno o è la realtà? Beh, non c’è una risposta facile per questa domanda, ad ognuno la sua interpretazione.

Il personaggio dell’adorabile schiaccianoci è quello di un giovane valoroso, coraggioso, pieno di sentimenti puri e ammirazione per la sua Marie, forse dopo la lettura lui rimane il mio personaggio preferito.

E’ complesso parlare di una fiaba, perché non si può descrivere molte volte il senso di pace e estasi che si prova, una fiaba è un universo a sé, ed immergicisi dentro risucchia (anche se per poco) il lettore in un vortice.

Quindi parlando di ciò che mi è piaciuto, posso dirvi alcuni elementi, la cura dell’autore nelle dosi di fantasia inserite all’interno, ma anche ciò che ho provato leggendo questa fiaba, mi sono sentita di nuovo bambina e disconnessa dal mondo, per ritrovarmi in uno fatto di colori, spadaccini, regine cuoche e topi a sette teste.

Cosa non mi ha convinta?

Leggendo ho avuto l’impressione in determinati punti di sentire delle mancanze, alcuni pezzi non mi sembravano incollati nel migliore dei modi.

Avrei voluto certamente amare di più i personaggi, che mi sono scivolati un poco via come acqua, a parte lo schiaccianoci certo.

Alcuni risultano intriganti, ma non approfonditi a sufficienza, certo bisogna sempre considerare il fatto che stiamo parlando di una favola per bambini.

I punti meno riusciti, per me, sono questi, quindi i personaggi, non sempre comprensibili e volatili, non ci si sofferma mai più di tanto infatti sul comportamento di questi, e i “pezzi mancanti”, non è un fatto riguardante l’edizione o altro, è una mia sensazione durante la lettura, avrei desiderato altri dettagli su alcune scene che invece di spengono all’improvviso.

Voto:

In toto, per ciò che io ho gradito e non gradito, mi sento di assegnare questo voto, ma devo fare un piccolo disclaimer.

E’ un ottima fiaba per bambini, se dovessi immedesimarmi nei panni di un bimbo/a a cui viene letta la fiaba o che legge la fiaba, finirei per gradirla decisamente di più.

Sta di fatto che è un libro perfetto per essere letto a Natale, regalerà un tocco di magia in più a tutto!

E voi? Avete letto “Lo Schiaccianoci”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perché? Fatemi sapere!

A domani!

Tre Racconti per Natale

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Dunque, per inaugurare questa settimana, dato che domani ci sarà la prima vera festività natalizia ho pensato di parlare un poco oggi di tre racconti consigliati per Natale.

Di alcuni di questi abbiamo già parlato anni fa, ma li ho riletti a novembre per l’occasione e di certo ne parleremo in modo più approfondito e specifico.

Queste sono tre raccolte (tranne una) contenenti racconti di autori direi classici perfetti da leggere per Natale, o prima del fatidico giorno, è pensato così questo articolo, come un piccolo suggerimento per letture brevi e in tema perfette per entrare nel mood.

Iniziamo!

La Notte Prima di Natale – Nikolaj Gogol’

Prezzo di Copertina: € 4,90

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Il fabbro Vakula è innamorato di Oksana, la ragazza più bella del villaggio di Dikan’ka, ed è determinato a sposarla. Il suo progetto viene però ostacolato dal diavolo in persona, che da tempo medita di vendicarsi di lui e di tutte le «frottole che ha messo in giro sui diavoli»: quatto quatto sale in cielo, ruba la luna e se la infila in tasca, mentre Dikan’ka cade nell’oscurità più nera. «La notte prima di Natale», pubblicato nel 1832 nella raccolta «Le veglie alla fattoria vicino a Dikan’ka» e qui proposto nella traduzione di Paolo Nori, è una prova magistrale dello stile di Gogol’: come lo ha definito Nabokov, «qualcosa di ridicolo e di stellare al tempo stesso».

Dunque, questo racconto è pieno di vari elementi, c’è l’ironia, c’è l’amore, la stregoneria, il diavolo, un atmosfera quasi fiabesca a tratti… Mi sento di consigliarlo assolutamente come lettura perfetta per Natale perché la storia rientra in pieno in questa atmosfera, siamo immersi nella neve e osserviamo le disavventure di una serie di personaggi che ruotano uno attorno all’altro. Il diavolo descritto da Gogol’ è senza dubbio un essere abbietto che cerca di trarre tutti in inganno per poi fallire miseramente e ritrovarsi in situazioni a lui non proprio favorevoli. Una lettura che lascia un sorriso sulle labbra e il ricordo di luoghi gelidi, ma cosparsi di ironia e amore.

Un Natale – Truman Capote

Prezzo di Copertina: € 4,90

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I due racconti autobiografici “Un ricordo di Natale” (1956) e “Un Natale” (1982) racchiudono l’atmosfera incantata del giorno più atteso e amato dell’anno, vissuto attraverso lo sguardo del piccolo Buddy: la gita nel bosco alla ricerca di un albero da addobbare, l’infornata di trenta focacce segretamente insaporite con qualche goccia di whisky. lo scambio dei doni – alcuni meno graditi («camicie e maglioni», come da tradizione) e altri molto amati, come un grande, bellissimo aeroplano colorato. Il ricordo ormai lontano delle feste trascorse dall’autore in compagnia di una vecchia cugina e del padre, perduto e ritrovato, rivive così in queste pagine toccanti, capaci di evocare il profumo magico e familiare dell’infanzia.

Assolutamente il mio testo preferito fra quelli letti/riletti a novembre in occasione della maratona, una mini raccoltina di due racconti uno più bello dell’altro. Certo, non sono racconti pieni di dolcezza e finali lieti dove tutto si risolve, anzi sono abbastanza amari, ma decisamente emozionanti e perfetti per una lettura natalizia. Sono appunto autobiografici ed incontriamo alcuni personaggi che rappresentano vari famigliari di Capote, in particolare la cugina del primo racconto penso sia uno dei personaggi più adorabili che abbia mai incontrato in un testo. incontriamo anche il padre di Capote nel secondo racconto (anche la madre) e possiamo farci un idea del rapporto frammentato che c’era fra i genitori e il figlio. Sono racconti profondi, che mi hanno fatta piangere e sorridere, li consiglio sopratutto ad adulti e adolescenti, penso che per i bimbi siano un po’ troppo drammatici in certi punti.

Natale a Villa Seurat (e altre prose) – Henry Miller

Prezzo di Copertina: € 4,00

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Ho voluto inserire questo volumetto perché per me è stata una piacevole scoperta non avendo mai letto nulla di Henry Miller, famoso per testi quali “Tropico del Cancro” e “Tropico del Capricorno”, ma non solo. Questa raccolta edita “Via del Vento” edizioni è composta dal racconto principale, “Natale a villa Seurat” appunto e altre prose, come “Sala da Ballo” e “Circe”. Il natale è presente solo nel primo racconto e verso la fine, quindi non è un libro pregno di Natale come lo possono essere i due precedenti, ma sono rimasta folgorata dallo stile e dalle atmosfere di Miller. Villa Seurat era un ritrovo molto “in” se così possiamo dire, all’epoca di Miller, una specie di circolo in cui amici dell’autore e artisti si recavano per stare assieme, parlare, informarsi, divertirsi ecc. Quello di Villa Seurat fu un periodo molto creativo per Miller, questo racconto comunque è autobiografico e cita amici reali dell’autore, parla in breve di varie disavventure fra amici. Può essere una lettura piacevole se siete incuriositi da Miller, ma in generale penso sia adorabile come volume, lo stile dell’autore è morbido e suadente, sembra trascinare il lettore in una spirale di vita.

E voi? Vi piacciono i racconti natalizi? Quali leggerete quest’anno? Fatemi sapere!

A domani!

Il Patto col Fantasma – Charles Dickens

Buon sabato e buon weekend!

Oggi voglio concludere un discorso iniziato l’anno scorso, sempre durante la maratona natalizia, infatti un anno fa senza pianificazioni mi sono addentrata nella lettura dei racconti natalizi di Dickens, che comprendono appunto cinque testi, anche se quello più famoso rimane “Il Canto di Natale“.

Questi cinque testi oltre al precedente sono: “Le Campane“, “Il Grillo del Focolare“, “La Battaglia della vita” e appunto “Il Patto col Fantasma“.

Purtroppo nel 2019 non sono riuscita a finire di leggere il testo rimanente, quindi oggi terminiamo questa serie di recensioni dedicate ai racconti natalizi di Dickens.

Il Patto col Fantasma – Charles Dickens

Casa editrice: Newton Compton Editori

Pagine: 110

Prezzo ebook: € 0,49

Prezzo di Copertina: € 7,89

Anno p. pubblicazione: 1848

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Trama

Il patto col fantasma (1848) è sicuramente il racconto più cupo della raccolta; nonostante l’inevitabile lieto fine infatti, il testo ruota intorno a un tema difficile e perturbante, su cui Dickens ha già scr tto e su cui tornerà a scrivere, quello dello sdoppiamento della personalità. Protagonista e motore dell’azione, accanto all’alchimista, è il suo spettro, figura vagamente demoniaca che offre all’altro se stesso la speranza fallace dell’oblio. Ma l’oblio del passato e dell’antica ferita, porta con sé non solo la morte del proprio dolore, ma anche la frigidità emotiva, la cancellazione della sensibilità e del sentimento che soli rendono la vita degna di essere vissuta. È questa la lezione che il fosco personaggio apprende nel corso del racconto, accogliendo in sé la memoria come un tesoro prezioso e irrinunciabile.

Quando queste ombre facevano nascere nella mente delle persone mature altri pensieri e mostravano loro immagini diverse. Quando uscivano dai loro nascondigli prendendo l’aspetto di forme e di facce tornate dal passato, dalla tomba, dal profondo abisso dove errano senza posa le cose che potrebbero essere state e che non furono mai.

Recensione

Dunque, “Il Patto col Fantasma” è stato stampato nel corso degli anni in diverse edizioni e da diverse case editrici, è conosciuto anche con il titolo “Lo Stregato“, è sicuramente il più cupo fra i racconti natalizi di Dickens e l’ultimo pubblicato (1848).

Lo potete trovare anche in una raccolta edita Einaudi che raccoglie tutti questi cinque racconti natalizi del buon vecchio Dickens.

Descrizioni, Atmosfera

Non parlerò più di tanto dello stile di Dickens perché ne abbiamo lungamente parlato nelle passate recensioni, vorrei anzi soffermarmi sul fatto che in questo racconto in particolare ho notato una voglia maggiore dell’autore nello scrivere descrizioni o nel perdersi fra le atmosfere cupi e lugubri.

Dickens lo fa sempre, è un autore descrittivo, che adora scrivere per paragrafi di luoghi o oggetti, o ancora soffermarsi sulle sensazioni dei personaggi e sugli stati d’animo di questi, ma in questo racconto in particolare (più degli altri 4) ho notato questo fatto.

Questo è considerato il racconto come dicevo più cupo in questa cinquina, per le tematiche, che sono anche quelle classiche di Dickens, le atmosfere, i luoghi e il fatto anche che gli eventi si svolgono quasi sempre di notte in stanze chiuse con solo un lume ad illuminare la scena.

Tematiche

Affronta le tematiche classiche Dickensiane ad esempio la povertà, il degrado, la bontà, l’umanità, la memoria in particolare e l’abbandono.

In questo racconto sono tanti i messaggi che l’autore vuole veicolare, l’importanza della memoria e l’importanza dei traumi e degli eventi negativi, questi ricordi si vogliono molte volte cancellare come se questi eventi non fossero mai accaduti, ma sono questi che ci rendono ciò che siamo e ci ricordano l’importanza della memoria, del perdono e della conoscenza.

Non c’è uomo o donna che non abbia avuto le sue pene e la parte maggiore di loro ha subìto qualche torto. L’ingratitudine, la sordida gelosia, l’interesse occupano tutti i gradi della vita. Chi non vorrebbe dimenticare le proprie pene e i propri torti?

Un altra tematica di certo importante, che viene affrontata soprattutto verso la metà e la fine del libro è l’abbandono, infatti l’autore sostiene la tesi per cui abbandono genera abbandono, un essere lasciato a sè stesso che non ha mai conosciuto l’amore, la propria famiglia, la compassione, non ha ricordi né in positivo né in negativo, perché non ha mai conosciuto gioia, quindi non può provare nostalgia verso di essa.

Egli è il prodotto dell’indifferenza umana. Tu sei il prodotto della umana presunzione.

Infine è importante citare la tematica dell’umanità, infatti la trama riguarda quest’uomo “stregato” che fa un patto con un fantasma, questo gli promette di poter cancellare i suoi ricordi negativi che lo tormentano, ma il costo di tutto ciò è molto alto, l’uomo diventerà un essere senza più alcuna bontà ed umanità, contagerà in più tutti quelli con cui verrà a contatto, rendendoli esseri senza più sentimenti se non di rabbia e odio.

Da ogni seme di male in questo ragazzo nasce un campo intero di rovine che dovranno esser raccolte, immagazzinate e seminate di nuovo in molti altri luoghi del mondo, finché intere regioni saranno talmente coperte di malvagità da meritare la acque di un nuovo diluvio. Tollerare giorno per giorno un omicidio aperto e impunito nelle strade di una città è cosa meno criminosa di uno spettacolo come questo.

Quali sono i punti forti del libro?

Senza dubbio l’atmosfera, io apprezzo personalmente un mood così oscuro e cupo, in cui i personaggi si muovono quasi sempre nell’ombra, si lasciano andare alla malvagità umana, confabulano, incontrano spiriti, stringono patti con essi…

Insomma in generale il libro è perfetto per l’atmosfera che crea, può essere anche una lettura adatta all’autunno pensandoci, inoltre mi è piaciuta la concentrazione di Dickens riguardo la tematica della memoria, e in generale le tematiche citate sono affrontate in modo ben riuscito.

Se desiderate un testo in cui perdervi fra le descrizioni e le sensazioni che vi suscita, lasciandovi andare a riflessioni sull’umanità e sull’importanza della memoria non posso far altro che consigliarvelo.

Cosa non mi ha convinta?

Ho fatto fatica ad entrare in sintonia con i personaggi, tranne uno in particolare che ho apprezzato un poco più degli altri, ma sempre senza impazzire per lei, non sono riuscita ad andare d’accordo con nessuno.

Non penso sia uno dei racconti lunghi più belli di Dickens, non è nemmeno uno dei peggiori, lo preferisco di certo a “La Battaglia della Vita“, ma non ha un particolare mordente, può rimanere impresso per l’oscurità di questo, ma non vi mostra un Dickens particolare, più dark forse, ma non sconvolgente.

Voto:

Se non conoscete ancora un Dickens cupo è una lettura piacevole prima di addentrarsi di certo in altri testi più corposi e in generale i ragionamenti che porta a galla sono validi, quindi mi sento di consigliarlo come racconto.

E voi? Avete mai letto “Il Patto col Fantasma”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A domani!

Il Profumo – Patrick Suskind

Buon lunedì e buon inizio settimana!

Come state? Com’è iniziata questa settimana? Avrei voluto pubblicare prima questa recensione, ma purtroppo sono stata molto presa nei giorni precedenti.

Oggi parliamo di un caso letterario incredibile, questo libro è stato pubblicato nel 1985, ma sembra stata pubblicato anni prima per l’enorme risonanza che ha avuto e per il fatto che per molti è diventato un classico contemporaneo.

Sto parlando de “Il Profumo” di Patrick Suskind, libro che ho letto qualche settimana fa e di cui iniziamo subito a parlare.

Il Profumo – Patrick Suskind

Casa Editrice: TEA

Genere: romanzo, mystery, realismo magico, storico, horror

Pagine: 259

Prezzo ebook: € 8,99

Prezzo di Copertina: € 10,00

Anno di Pubblicazione: 1985

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Trama

Jean-Baptiste Grenouille nasce nella Parigi del Settecento, nel luogo più mefitico della capitale: il Cimitero degli Innocenti. Orfano, brutto, apparentemente insensibile, ha una caratteristica inquietante: in una società non ancora asettica come quella contemporanea e impregnata di mille effluvi e miasmi, non emana alcun odore. E però dotato di un olfatto unico al mondo, e il suo sogno è quello di dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l’amore in chiunque lo fiuti. E per realizzarlo è pronto a tutto…

Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo era fratello del respiro.

Recensione

Dunque, ci tengo a dire che come immagine per il libro ho inserito la mia edizione, l’edizione in ogni caso su cui io ho letto “Il Profumo”, ma questa non credo sia più in catalogo.

A parte ciò, parliamo un poco della popolarità di questo libro, come dicevo prima infatti non sembra nemmeno un testo del 1985 per il riscontro che ha avuto sul pubblico e per la portata del caso editoriale che è stato, e che è ancora.

E’ stato realizzato anche un film, uscito nelle sale nel 2006 dal titolo “Profumo, Storia di un Assassino“, diretto da Tom Tykwer.

Ho visto il film qualche anno fa, prima di leggere il libro, ma non ricordo quasi nulla se non una vaga memoria negativa, non mi era piaciuto particolarmente e con il senno di poi non credo sia una trasposizione così eccellente del libro.

Stile, Ritmo e Atmosfere

E’ un libro che racconta in 259 pagine l’intera vita di un uomo, Jean-Baptiste appunto, nonostante ciò il ritmo è abbastanza lento, l’autore si dedica alle descrizioni ed è un bene per la natura del libro che è piuttosto sensoriale.

Lo stile di Suskind è delicato, ha un mano raffinata che delinea gli scenari, i profumi e le emozioni con garbo, ma allo stesso tempo decisione.

Consiglierei la lettura di questo libro anche solo per le immagini e le atmosfere che l’autore dipinge, riesce a portare il lettore nel panorama descritto, ad esempio in una Parigi oscura e sporca o in una grotta umida e fredda ai confini del mondo.

Ho apprezzato in particolare le atmosfere presenti nella prima parte del libro, quella ambientata a Parigi, per me la migliore, sembra di vivere con il protagonista nella notte umida di una città fredda che lo ripudia.

I profumi, protagonisti anche loro del romanzo, vengono descritti in ogni minimo dettaglio, ci sono inoltre dosi, proporzioni di ingredienti inseriti in miscele che danno vita a profumazioni deliziose, tutto ciò trascina il lettore in un ambiente animato da note profumate sospese nell’aria.

Personaggi

Il nostro protagonista è Jean-Baptiste, che noi conosciamo al suo primo giorno di vita, infatti viene alla luce in modo piuttosto burrascoso, da una madre che non intende tenerlo con sé.

Jean Baptiste ha un dono però, la capacità di riconoscere ogni profumo e di analizzare nei minimi dettagli ogni profumazione, ad esempio sa individuare un odore a metri di distanza, o sa dire in modo preciso quali ingredienti sono contenuti all’interno di un mix di aromi.

Ha anche però la particolarità di non avere un profumo personale come ogni altro essere umano, il non avere una profumazione propria lo fa sentire non appartenente al genere umano, non si sente una persona comune, infatti nel corso del libro non riceverà mai un atto di amore da un altro umano, nè lui amerà mai nessuno.

Jean-Baptiste è un reietto, spinto ai margini della società che vive in parte come un ladro, si nasconde sia per sua volontà che per volere altrui, non mostra interesse verso i piaceri umani basici come le altre persone, come ad esempio il sesso o il cibo o il bere, per lui l’unica fonte di piacere è il profumo e il fatto che alcuni essere umani, tutte ragazze giovani e belle, abbiano un profumo naturale meraviglioso, lo affascina.

Comincia così la sua caccia al profumo perfetto, alla creazione massima, per questo capolavoro però commetterà atti orribili, in particolare una serie di omicidi di ragazze giovani e innocenti.

Essere sempre in compagnia di un personaggio così emarginato risulta essere un esperienza interessante per la maggior parte del tempo, i suoi pensieri sono di un essere in conflitto con il mondo intero, che si sente superiore, ma allo stesso tempo sa non di poter fare nulla, perché non ci sono altri come lui, è solo e non vuole vivere in un mondo popolato da esseri di un livello inferiore.

Tematiche

Questo libro ne affronta varie, prime fra tutte quella dell’amore e dell’odio, ci sono entrambi qui e a volte si fondono assieme.

Jean Baptiste disprezza gli umani, ma è come se cercasse per tutto il tempo di nutrire ancora una speranza verso di loro, crede che siano un braco di creature stupide ed inette, ma una parte di lui si rifiuta di crederlo fino in fondo, spera di svegliarsi un giorno e vedere di fronte a sé la prova madre che lo spinga a ricredersi.

Ma questo non accade e alla fine lui rinuncia a questa speranza per abbandonarsi all’odio, al disprezzo, e alla rassegnazione.

Oltre a questo tratta la tematica ovviamente dell’umanità, del comportamento degli esseri umani gli uni verso gli altri, di ciò che di sporco c’è a questo mondo e degli stratagemmi utilizzati dalle persone.

E’ un libro anche sull’abbandono e sulla carenza di affetto, Jean Baptiste infatti passerà tutta la vita senza un briciolo di amore o affetto, tutte le persone che incontrerà non si rivolgeranno mai a lui con sguardo benevolo.

Qualcosa che non mi ha convita

Premetto che il libro in toto lo consiglierei, alcuni aspetti non mi hanno conquistata al 100%, uno di questi è il finale che esplode in una scena abbastanza forte che serve però per esprimere un concetto molto importante.

Tra l’altro nel finale entra in gioco il realismo magico, che è presente anche in altri punti, ma nel finale raggiunge il picco.

Qui Jean Baptiste capisce definitivamente la differenza fra lui e gli altri, capisce che non c’è posto per lui in questo mondo, come dicevo la scena finale è portata un po’ all’estremo.

Inoltre come dicevo mi ha appassionata molto il primo terzo del libro, mentre gli altri due terzi secondo me hanno meno mordente, il ritmo risulta più lento e la narrazione diventa più tranquilla, mi ha appassionata decisamente di più la prima parte.

Infine ci sono alcune forzature all’interno del libro, se vogliamo sospendere il senso di realtà si possono ignorare, ed è vero che appartiene al realismo magico, ma alcuni eventi non c’entrano con il realismo magico, sembrano solo forzati.

Ad esempio, nella terza parte del libro il protagonista si traferisce in questa piccola città in Francia sempre e viene rapito dal profumo di una giovane ragazza, la più bella del paese, inizia così una specie di countdown, prima di arrivare a lei Jean Baptiste decide di dedicarsi ad altre giovani.

Quando sta per arrivare il famigerato momento il padre di questa giovane con poteri che vanno oltre la preveggenza intuisce il pericolo con un tempismo che neanche la pioggia quando esci di casa.

Conclusioni

E’ un libro molto conosciuto e apprezzato, era inoltre il romanzo preferito di Kurt Cobain, piccola curiosità.

A me è piaciuto e ne consiglio in ogni caso la lettura, ma con qualche riserva, come scritto prima, non mi hanno conquistata le ultime parti e alcuni aspetti non li ho graditi.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Il Profumo”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Le Cose che Abbiamo Perso nel Fuoco – Mariana Enriquez

Buon venerdì e buon quasi weekend!

Come state? Com’è andata questa settimana? Di certo non si può non considerare il fatto che è stata una settimana piuttosto smossa nel mondo.

Oggi voglio andare avanti con la carrellata di recensioni libresche che devo recuperare, a proposito, vi sentite pronti per dicembre? Sapete vero cosa vi aspetta? Certo, la maratona natalizia!

Pensavate me ne fossi dimenticata eh? Speravate forse… Anche quest’anno infatti dal primo giorno di dicembre al 24 ci terremo compagnia con un articolo ogni giorno, in cui parleremo di libri, obbiettivi per l’anno prossimo, bilanci vari e chi più ne ha più ne metta, mai come quest’anno c’è bisogno supporto per arrivare al Natale, ma anche all’anno prossimo in generale.

Detto ciò, oggi parliamo di un libro letto settimane fa, è una raccolta di racconti di un autrice argentina e io desidero parlarvene letteralmente da mesi.

Le Cose che Abbiamo Perso nel Fuoco – Mariana Enriquez

Casa Editrice: Marsilio

Genere: raccolta di racconti, narrativa contemporanea, macabro

Prezzo ebook: € 9,99

Prezzo di Copertina (cop. flessibile): € 16,50

Pagine: 197

Prima Pubblicazione: 2016

Link all’acquisto: QUI

Trama

Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo ¡I lettore in uno scenario all’apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s’immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia.

Era per quello che non la desiderava più. Perché aveva visto un lato troppo oscuro. Non voleva fare più sesso con lei, non sapeva di cosa potesse essere capace. Paula era passata dall’essere una santa – una che lavora nel sociale, specializzata in minori a rischio, tanto materna e piena di abnegazione – all’essere una dipendente pubblica sadica e crudele che abbandonava i bambini per ascoltare musica e ubriacarsi; si era trasformata nella crudele direttrice di un orfanotrofio da incubo.

Recensione

Ho scoperto questa raccolta per puro caso perdendomi nei vari siti online quali IBS, Libraccio, Amazon ecc, la prima cosa che mi ha colpita è la copertina senza dubbio, non sono una che in generale si fa rapire dalla copertina, sono più una da titolo ad effetto, ma in questo caso i due occhietti della bambina mi hanno incantata.

Andando poi a leggere la trama mi sono incuriosita sempre di più, conoscendo poi la nazionalità e l’ambientazione della raccolta la mia curiosità ha raggiunto il picco.

L’autrice è di origine argentina, di suo in Italia possiamo trovare anche “Quando parlavamo con i morti” edito Caravan e “Qualcuno cammina sulla tua tomba: i miei viaggi nei cimiteri“, sempre edito Caravan.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Per una raccolta di dodici racconti totali ci troviamo davanti a varie tematiche, molte di queste si ripetono, di certo l’atmosfera accomuna ad un certo punto quasi tutti i racconti, ovvero quella legata al macabro, all’oscuro, al morboso, al sanguinoso.

Lo stile della Enriquez non si perde più di tanto di divagazioni, descrizioni o pensieri, con ciò non voglio dire che il libro manca di analisi psicologica, solo lo stile rimane sempre scattante, veloce e utilizza un lessico nel complesso semplice.

L’autrice va dritta al punto, non si fa problemi a mostrare una situazione/immagine nel suo lato più sporco, malato, crudo, non indora mai la pillola e anche in scene forti non si esime dal “mostrare” ogni dettaglio sempre in modo diretto.

Tematiche

Vorrei parlare un poco delle tematiche per poi passare a parlarvi di ogni racconto, quando prima dicevo che alcuni temi o argomenti si ripetono intendevo tematiche come la violenza, la violenza su minori, i bambini soprattutto (che compaiono in vari racconti, in alcuni sono vittime in altri carnefici), la routine di coppia e l’abbandono, l’assassinio, la droga, ma anche l’inquinamento e la depressione.

In un racconto di cui parleremo tra poco ad esempio è chiara la critica alla droga nei bassifondi di una Buenos Aires all’apparenza abbandonata a se stessa, la città tra l’altro è molto importante in questa raccolta, quasi tutti i racconti sono ambientati qui in luoghi nascosti se vogliamo della città, ma l’autrice raffigura sempre un ambiente dove dilaga l’oscurità e l’abbandono.

Il Bambino Sporco

E’ il primo racconto, uno di quelli dall’atmosfera meglio costruita, parla di una donna che vive in una zona malfamata di Buenos Aires appunto, ma lei in questo quartiere possiede una casa grande e ” da ricchi” soprattutto rispetto alle altre. Ad un angolo della strada lei vede sempre una donna sdraiata su un materasso con il proprio bambino, accade che una sera lei soccorre questo bimbo per poi doversi ritrovare in lite con la madre. Da lì i fatti macabri cominciano a susseguirsi…

Penso sia un buon inizio per la raccolta, è un racconto che funziona, ci sono dettagli piuttosto crudi riguardo la decapitazione.

L’Hosteria

Questo è stato per me un racconto piuttosto deludente, inizia con i migliori propositi, abbiamo anche un luogo che sembra maledetto (io adoro le storie su case/luoghi in generale maledetti), vuole essere una specie di classica storia di fantasmi e strutture edificate dove non si dovrebbe edificare, non nel senso di abuso edilizio, ma di terreni maledetti.

Costruisce una bella tensione per poi evaporare in un nulla.

Gli Anni Strafatti

Questo è uno dei racconti con le protagoniste per urta-nervi che io abbia mai incontrato, ma a parte ciò si parla di giovani scapestrati, menefreghisti, che disprezzano gli adulti e chiunque non sia “come loro”, si parla soprattutto di droga e strane apparizioni.

Anche qui un racconto che non mi ha convinta, non sapevo bene dove volesse andare a parare l’autrice, una storia di rimorso? Una critica all’abuso di droga e alla diffusione della droga?

La casa di Adela

Uno dei miei preferiti, anche qui abbiamo un edificio maledetto, in questo caso una casa, ma la tensione e l’attesa qui alla fine viene premiata, ha un poco i vibes di Stranger Things e IT, abbiamo dei bambini che entrano in una casa che per loro diventa quasi un ossessione, peccato che quella casa riserverà loro sorprese terribili.

Uno di quelli più riusciti, malinconico, triste, lascia nel lettore un senso di perdita.

Pablito

Parla di un bambino assassino e del fatto che una guida che si occupa di portare i visitatori in luoghi famosi per aver dato l’infanzia a serial killer, o essere stati luogo di massacri inizi a vedere questo “Pablito” il bambino killer ovunque, ad un tratto sorge il dubbio, “Pablito” corromperà anche lui?

E’ un racconto anche qui ben riuscito, ha un finale aperto nel senso che non è di così facile interpretazione e soprattutto ha molteplici interpretazioni.

Ragnatela

Forse il peggiore, a mio vedere ovviamente, della raccolta, parla di questa coppia formata da un uomo insopportabile, altezzoso e intransigente ed una donna senza la minima spina dorsale. E’ un raccolto difficile da decifrare, perché anche qui abbiamo molteplici interpretazioni per la risoluzione finale.

Rimane uno dei peggiori, lascia senza nulla in mano.

La fine della Scuola

Uno dei più macabri ed inquietanti, tratta anche la tematica del bullismo e dell’autolesionismo, parla di questa ragazza molto strana che viene presa di mira dai compagni per la sua stranezza, sta di fatto che alla giovane sembrano accadere fatti sempre più agghiaccianti.

Da un poco la stessa sensazione finale de “Il Bambino Sporco”, decisamente forte per le immagini.

Zero Carne su di Noi

Parla di una ragazza che trova un teschio umano e diventa ossessionata da questo, al punto da tagliare i contatti con il resto del mondo e farsi lasciare dal fidanzato. Le tematiche principali sono quindi quelle dell’ossessione, della dipendenza e dell’isolamento.

Non uno dei migliori, non mi ha lasciato un granché.

Il Cortile del Vicino

Uno dei più horror della raccolta, parla di una giovane coppia che si traferisce in un nuovo appartamento, in seguito a vari problemi passati, e la ragazza inizia a vedere scene davvero terribili legate al cortile del vicino e ad un bambino vittima di atti orribili.

Verte sulle turbe psicologiche perché noi non sappiamo se questa visione sia veritiera oppure no e la protagonista sembra piuttosto instabile, mi è piaciuto, forte la tensione che si percepisce da metà in poi.

Sotto l’Acqua Nera

Qui abbiamo il racconto di cui vi ho parlato prima, che tratta di inquinamento, ma non solo. Parla di questa detective che si trova ad investigare su vicende orride accadute in un bassofondo di Buenos Aires, un quartiere situato vicino ad un fiumiciattolo ridotto in uno stato terrificante, gli abitanti hanno gettato di tutto dentro l’acqua diventata ormai marcia, nera, putrefatta, si dice ci siamo corpi su corpi sotto quel marciume. Sembra un quartiere in cui aleggia una maledizione, un quartiere stregato e violento, pieno di degrado.

Uno dei miei preferiti ed uno dei più inquietanti.

Verde Rosso Arancione

Vuole essere un racconto sulla depressione, il deep web e l’isolamento, ma sfocia in un qualcosa di scontato senza dire nulla. Parla di una ragazza che intraprende un rapporto con questo ragazzo che ormai vive segregato in camera sua, si parlano grazie al pc e lei si basa sempre sulle varie luci che indicano lo status, se è online (verde), oppure no.

Uno di quelli che ho apprezzato di meno, non aggiunge nulla all’argomento, mi è sembrato piuttosto sperimentale.

Le Cose che Abbiamo Perso nel Fuoco

Il racconto che da il nome alla raccolta, di certo il più interessante per il messaggio e la critica che vuole lanciare, è inoltre uno dei più complessi. Parla di un mondo in cui le donne vengono picchiate ed uccise, con il fuoco o con altri sistemi dai compagni (quindi non diverso dal nostro), ma qui sembra che le donne siano arrivate ad una conclusione ovvero, sono loro a darsi fuoco perché in questo modo possono avere la libertà di essere loro stesse e di scegliere, non subiscono questa violenza dagli uomini, ma lo fanno di loro spontanea volontà.

Terribile, ma affascinante per la riflessione che spinge a fare.

Ne avevano discusso poco tempo prima: Miguel le aveva confessato che secondo lui, a parte le malattie gravi, tutti i problemi emotivi si potevano risolvere con la forza della volontà. “E’ una vera sciocchezza” gli aveva risposto lei. “Pensi che forse un ossessivo possa smettere, che so, di lavarsi le mani compulsivamente?”. A quanto pareva, Miguel pensava di sì. Pensava che un alcolizzato potesse smettere di bere e un’anoressica potesse riprendere a mangiare, se davvero lo volevano. Stava facendo un grandissimo sforzo, e glielo disse guardando il pavimento, per accettare il fatto che lei andasse dalla psichiatra e prendesse delle pillole, perché credeva che quelle cose non servissero, a niente, sarebbe guarita da sola, era normale essere triste dopo i problemi che aveva avuto sul lavoro. “Il fatto è che non sono soltanto triste Miguel” gli aveva risposto lei, fredda e imbarazzata, imbarazzata per la sua ignoranza, e poco disposta a tollerarla. “Lo so, lo so” disse lui.

Voto

E’ una raccolta di certo godibile per alcuni racconti, decisamente meno per altri, ma è un testo che ho gradito e leggerei altro della Enriquez. Ottima atmosfera e tematiche interessanti.

E voi? Avete mai letto “Le cose che abbiamo Perso nel Fuoco”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

La Società degli Animali Estinti – Jeffrey Moore

Buon venerdì!

Come state? Com’è andata questa settimana?

Oggi torniamo a parlare di libri ovviamente, in particolare di un testo che ho letto nelle scorse settimane, ovvero “La Società degli Animali Estinti” di Jeffrey Moore.

Direi di iniziare subito perché c’è molto da dire!

Le Città Invisibili – Jeffrey Moore

Casa Editrice: ISBN

Pagine: 489

Genere: Narrativa, Suspance, Thriller

Prezzo ebook: € 5,82

Prezzo di Copertina: € 10,00

Prima Pubblicazione: 2000

Link all’acquisto: QUI

Trama

Una notte, un uomo trova una ragazzina chiusa in un sacco, nella neve. È squarciata dalle coltellate, ma respira ancora. L’uomo si chiama Nile Nightingale e sta scappando, anche se non sa bene da cosa. Forse dalla serie di fallimenti che ha costellato la sua vita, dalla dipendenza da droghe, alcol e antidepressivi. Rifugiarsi tra le montagne del Canada è il suo modo di sparire dal mondo. La ragazzina è Celeste, una quattordicenne nerd che ha ingaggiato una solitaria lotta contro la caccia e il maltrattamento degli animali selvatici. Nile salva rocambolescamente Celeste, dando inizio a una strana amicizia e a un piano di vendetta contro i bracconieri che stanno distruggendo l’ambiente naturale del Quebec.

“Ma è una tradizione antichissima. Di persone che erano qui prima di noi.” “Il fatto che sia una tradizione, non vuol dire che sia buona. Le tradizioni si possono cambiare, rimpiazzare con altri modi di fare le cose, modi migliori. Che diventano a loro volta tradizioni.”

Recensione

Allora, partiamo prima con un breve disclaimer per quanto riguarda la casa editrice che detiene i diritti per questo libro, ovvero la ISBN.

Questa casa editrice infatti purtroppo è fallita nel 2015, è stata per anni un marchio della CE “Il Saggiatore”, alcuni titoli stampati si trovano ancora su vari rivenditori online quali Amazon, IBS o Libraccio, non tutti, ma vari ancora sì.

Oggi parliamo appunto di uno dei titoli che sono ancora reperibili, stampato per la prima volta nel 2012.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Per quanto riguarda la terminologia utilizzata in questo libro ho notato alcune volte dei termini “strani”, ad esempio parole magari non adatte del tutto ad un azione o scena, non saprei se questo è un problema di traduzione o se anche in lingua originale il testo presenta questi termini.

Comunque lo stile dell’autore è abbastanza semplice, non è uno stile che risulta di difficile interpretazione o altro, scorre bene anche tenendo conto del fatto che il ritmo in certi punti rallenta parecchio, più che rallentare l’autore si perde in dettagli o pensieri del protagonista abbastanza superflui a mio vedere.

Dovrebbe essere una storia ad alta tensione in cui siamo immersi nella provincia del Quèbec, quindi sotto cumuli di neve, ghiaccio e gelo, con personaggi secondari abbastanza inquietanti e di difficile comprensione, ma risulta di tensione solo per brevi istanti verso la fine.

Inoltre penso sia uno di quei casi in cui il libro avrebbe tranquillamente potuto avere 150 o 200 pagine in meno, è un testo di 489, ma risulta a tratti troppo prolisso.

Personaggi

Il personaggio principale è un uomo di nome Nile, questi è in fuga dagli USA, infatti lì ha diverse denunce tra cui un accusa anche di rapimento e pedofilia smossa dalla figlia della sua ex compagna, Nile proviene da una famiglia benestante e decide di sistemarsi in Quèbec non si sa bene per quale motivo, vuole acquistare una chiesa e con essa un cimitero situato vicino a questa, dice che è “per motivi sentimentali”, ma fino all’ultimo non sarà ben chiaro il perché.

Nile, all’inizio del libro incontra Celeste, una ragazzina di 14 anni che viene gettata in un canale vicino alla chiesa citata prima, lui vede questa scena e anche se sulle prime decide di fare finta di nulla e andarsene, torna indietro dopo poco convinto di voler soccorrere la ragazzina.

Celeste si rivelerà molto importante ai fini della trama, lei infatti è la nipote della vecchia signora che abitava nella chiesa (sempre quella famosa di prima) e assieme alla signora ha vissuto all’interno dell’edificio per anni.

Lei e la nonna hanno una notevole intelligenza, anche la madre della ragazzina , andando avanti con la lettura scopriremo ciò che è accaduto a queste altre due donne.

La tensione e gli elementi thriller sono rappresentati da un uomo che assieme al cugino è sulle tracce di Celeste, questo infatti è lo stesso che ha gettato la giovane nel canale all’inizio del libro ed è determinato a sbarazzarsi di lei.

Quest’uomo fa parte di un gruppo di bracconieri particolarmente arrabbiati con Celeste e la nonna, per tutto il libro aleggia lo spettro della cattura, infatti pensiamo sempre che il momento topico stia per arrivare, l’incontro fra i due, ma quando questo arriva il tutto risulta non così d’impatto come ci si aspettava.

Il modo in cui viene caratterizzato il villan della situazione non spicca particolarmente, infatti è come se l’autore gridasse “è lui il cattivo, e basta”, per farci sapere in modo chiaro di questa etichetta in un pezzo del libro dal punto di vista di Celeste spuntano vari eventi riguardanti questo “cattivone”, che fanno subito pensare al lettore “quest’uomo è un mostro”, ma a parte ciò non c’è una gran caratterizzazione.

Teneva le rane in un barattolo, chiuso, per vederle che aprivano sempre di più la bocca come se stessero cantando. Ma non stavano cantando, stavano soffocando. Quando aveva 6 o 7 anni, secondo Earl, catturò un torto e cercò di folgorarlo su un recinto elettrificato, poi gli tagliò la testa con le forbici seghettate. Quando suo padre gli disse di sbarazzarsi di una cucciolata di cagnolini, li sotterrò fino al collo in piccole buche in giardino. Poi passò loro sopra con un tosaerba, decapitandoli. 

Gli eventi descritti sono mostruosi, mi hanno profondamente turbata durante la lettura, ma questi sembrano servire solo a etichettare il personaggio, anche perché le successive volte in cui verrà nominato non saranno degne di nota e quando vedremo la sua prima apparizione lui verrà descritto come un essere assai diverso da quello che ci eravamo immaginati.

Tornando un attimo al personaggio principale, quello di Nile, lui avendo assunto varie droghe in passato si ritrova ad avere dei momenti di black out quasi, o finisce per vedere immagini o persone in modo diverso, molte volte infatti lui risulta un narratore inaffidabile, perché non sappiamo per certo se quello che vede e ci descrive corrisponde alla realtà oppure no.

Nile è un personaggio più difficile da comprendere di quello che può sembrare, infatti io non credo averlo compreso bene, è un uomo di sicuro perso, non ha mai avuto un gran rapporto con il padre, ma dopo la sua morte si è sentito perduto, ha una fortuna lasciata dal questo, ma è come se non sapesse dove sbattere la testa.

Le cose che fa durante la storia a tratti sembrano prive di senso, si affeziona a questa ragazzina e fa di tutto per lei fin da subito con una determinazione assurda, si fissa con il Quèbec, sembra girare attorno alle questioni senza venirne a capo.

Celeste dal canto suo è una ragazzina che non si risparmia nessuna battuta sarcastica, è una giovane che ne ha passate tante, ma cerca di nascondere quasi tutto quello che le è accaduto.

Tematiche

E’ interessante soprattutto quella legata alla cacciagione, alla crudeltà umana, alla violenza sugli animali, all’estinzione di questi e alle ripercussioni della violenza umana sugli animali e sul pianeta in generale.

A tratti il libro sembra un atlante o una specie di saggio sugli animali estinti perché Celeste si lascia andare a lunghe schede, nel vero senso della parola, su vari tipi di animali.

Il libro ha anche varie illustrazioni all’interno quando compaiono queste specie di “schede”.

Le illustrazioni che compaiono seguono soprattutto i pensieri o pezzi di Celeste.

Oltre a queste tematiche, che rappresentano il punto più interessante del libro, si parla anche della vita dopo la morte e del legame che si instaura tra due persone di età così diverse appunto Nile e Celeste, un rapporto molto simile a quello padre-figlia.

Conclusioni

Avevo grandi aspettative per questo libro, ma purtroppo alla fine si è rivelato un testo senza brio, con innumerevoli pagine in più, con personaggi che non mi hanno lasciato un segno, con tematiche di certo molto delicate e interessanti, ma trattate come se stessimo leggendo una sottospecie di saggio non un romanzo.

Inoltre i personaggi molte volte sembrano “perdere tempo”, come dicevo girano attorno senza un obbiettivo o una ragione per fare quello che fanno.

Il finale mi è risultato sporco, accadono una lista di fatti, alcuni sembrano improbabili, altri sono descritti in modo confuso, in più viene descritto come un libro pieno di “dark humor”, che non ho trovato, anzi ci sono tentativi vari, ma le battute presenti non le definirei “dark humor”, ma un tentativo fallito di fare humor.

Voto:

Purtroppo è un libro che non mi ha convinta del tutto, alcuni punti e tematiche sono interessanti e piacevoli, ma altri come i personaggi a tratti o l’infarcire pensieri e azioni di tempo perso o eventi inutili no.

E voi? Avete letto “La Società degli Animali Estinti”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

A presto!

Le Città Invisibili – Italo Calvino

Buon mercoledì!

Come va? Com’è iniziata questa settimana?

Oggi parliamo di quello che è stato il libro per il gruppo di lettura del mese precedente, ovvero settembre.

Infatti il mese scorso sul gruppo abbiamo letto “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, il libro di cui parleremo appunto oggi, in realtà questa recensione si è fatta attendere perché io ho terminato questa lettura il 04/09 e avrei voluto parlarvene prima, ma fra una recensione arretrata e l’altra eccoci qui.

Comunque, bando alle ciance, iniziamo!

Le Città Invisibili – Italo Calvino

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 160

Genere: Narrativa

Prezzo ebook: € 7.99

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prima Pubblicazione: 1972

Link all’acquisto: QUI

Trama

“A un imperatore melanconico, un viaggiatore visionario racconta di città impossibili. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che possono valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.”Italo Calvino

Pensai: “Forse Adelma è la città cui si arriva morendo e in cui ognuno ritrova le persone che ha conosciuto. E’ segno che sono morto anch’io.” Pensai anche: “E’ segno che l’aldilà non è felice.”

Recensione

Dunque, è difficile parlare di questo libro, prima di tutto per la particolarità di questo, infatti ci troviamo davanti ad una raccolta di città nel vero senso della parola.

Struttura

In questo libro c’è una trama di base, che raccoglie queste città e le tiene assieme, abbiamo Marco Polo che in un dialogo con Kublai Kan, l’Imperatore dei Tartari parla delle città che ha visitato, 55 in totale divise in 11 categorie.

Qui Calvino ricorre alla letteratura combinatoria, letteratura in cui l’autore gioca con il lettore e questo si ritrova a trovare combinazioni ed incastri vari nel testo.

Le descrizioni delle città non vanno oltre le 3/4 pagine e ogni città si ritrova assieme in una, come dicevo prima, categoria. Ad esempio abbiamo “Le città e il desiderio” o “Le città sottili“, “Le città e i morti” o ancora “Le città e il nome“.

Ogni categoria esiste per un motivo e le città che rientrano in una determinata categoria hanno elementi in comune, o un “significato” generico comune, anche se a volte questo sembra più difficile da trovare.

Il libro ha in totale 9 capitoli, all’interno di questi vengono presentate un tot di città, all’inizio e alla fine di ogni capitolo c’è un dialogo in corsivo fra Polo e Kublai Kan, questo dialogo crea una cornice.

Le città hanno tutte un nome di donna dalle tinte classiche, ad esempio: Moriana, Leonia, Fedora, Eufemia, Zaira, Dorotea, Bauci, Ipazia ecc. ecc.

Struttura del Testo

Immaginazione e Critiche

Il mio primo pensiero venuto spontaneo leggendo questo libro è stato: “un libro del genere fa esplodere la tua immaginazione”, e lo penso ancora, credo che uno dei vari pregi di questo testo siano le immagini che Calvino riesce a creare, immagini forgiate quasi in sogno, alcune molto diverse fra loro altre invece piuttosto simili.

Ci si immagina città con un “sottosopra” quindi una sua simile posizionata al di sotto di questa in cui vivono persone che alimentano la città di sopra, ci si immagina città sospese con funi in cui gli abitanti non toccano mai per terra, città piene di matasse di fili che legano una casa all’altra, un’edificio all’altro, insomma è un libro che vi porta in un mondo senza limiti e contorni.

Calvino trasforma la realtà in un qualcosa di sospeso, lontano, ma allo stesso tempo vicino.

Ad esempio alcune “critiche” o semplicemente immagini dell’autore si riferiscono a problemi reali, ad esempio quello dell’immondizia.

“I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.”

C’è una città nel libro che diventa satura di immondizia e decide di portare questa al di fuori dalle mura, così finisce per essere circondata dalla spazzatura e le altre città vicine a lei hanno lo stesso problema.

Calvino porta quindi alcuni problemi contemporanei e non in queste città immaginarie perché queste non sono del tutto immaginarie, in ogni città si può riconoscere un qualcosa che ci riporta alla realtà, pur tenendoci sospesi nell’immaginario.

Trovo che all’interno ci sia anche un interessante ragionamento che riguarda il potere, in particolare questo appare nei discorsi fra Polo e Kublai Kan, quest’ultimo ovviamente si ritrova con il peso del potere sulle spalle e si perde in ragionamenti vari con Polo riguardo all’essenza di una città e di un impero. Quanto si può conquistare? Qual’è il peso di questa conquista? C’è altro dopo, quando si arriva in un luogo, e lo si conquista, è tutto finito lì?

Calvino non indirizza questi ragionamenti o critiche in modo diretto, le inserisce nel testo senza spingere troppo su questi.

Conclusioni

E’ un libro di cui è difficile parlare perché credo sia una vera e propria esperienza, quel libro da leggere magari a piccole dose perdendosi nei meandri dei mondi che vengono creati all’interno, o magari di fretta facendo indigestione di fantasia.

E’ una raccolta di città che non sono solo città, sono universi, simboli, discorsi più estesi sulla vita e sul significato di questa, il tutto sotto forma di città appunto, ci sono città in cui ti sembra di non essere mai arrivato, sei sempre stato lì e non ne sei mai uscito, ci sono città che si ripetono, città che ti rinfacciano il passato…

Penso sia anche un libro che non si finisce mai di leggere, lo si può ripescare dalla libreria e tornare a perdercisi come se fosse la prima volta, è un caso raro trovare un libro simile, un mondo che non si finisce mai di esplorare.

Le città contenute all’interno sono sogni, ma anche realtà, in ognuna anche la più lontana dalla realtà si può trovare un elemento di vita comune a tutti.

Voto:

E’ stata una lettura rinfrescante, di sicuro lo definirei un testo innovativo, nuovo e libero, come l’autore d’altronde.

E voi? Avete mai letto “Le Città Invisibili”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

Carrie – Stephen King

Buon martedì!

Come procede la settimana? Questo fresco ottobre avanza nel modo migliore?

Oggi parliamo di un libro che può essere perfetto per questo mese a mio modesto vedere, è il terzo testo di Stephen King di cui parliamo, dato che qualche settimana fa abbiamo parlato di Misery e qualche anno fa della raccolta “Notte Buia Niente Stelle“, ovvero Carrie.

Dopo aver letto Misery infatti mi sono convinta di voler leggere tutto quello che ha scritto King… Sì, vabbè, e sopratutto di volerlo fare in ordine cronologico.

Ora, ad oggi io sono ancora convinta di voler leggere tutto quello che ha scritto King, ora però non sono più così sicura di voler andare in ordine cronologico, rispettando questo il prossimo che dovrei leggere dopo Carrie infatti è “Le Notti di Salem“, che vorrei iniziare il prima possibile.

A parte questi obbiettivi per nulla esagerati, oggi ci concentriamo su “Carrie”, il libro, iniziamo!

Carrie – Stephen King

Casa Editrice: Bompiani

Pagine: 211

Generi: horror fiction, romanzo epistolare

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (ed. flessibile) € 12,35

Prima pubblicazione (USA): 1974

Link all’acquisto: QUI

Trama

Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono: può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono, le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.

Ma mi dispiace ancora per Carrie. L’hanno dimenticata, vedete. L’hanno fatta diventare una specie di simbolo e hanno dimenticato che era un essere umano, reale come voi che leggete, con sogni, speranze e bla bla bla. Dirvi questo è inutile, suppongo. Non si può, dopo l’immagine che ha creato di lei la stampa, farla tornare una persona umana. Ma lo era, e soffriva. Soffriva più di quanto si possa immaginare.

Recensione

Carrie è stato il primo libro pubblicato di King, non il suo primo scritto però, è doveroso raccontare il breve aneddoto che riguarda la moglie Tabitha, ovvero fu proprio grazie a lei che “Carrie” vide la luce, fu lei infatti a spronare il marito per la pubblicazione.

Carrie credo sia uno dei libri più famosi di King, se non per la lettura del libro in sé di certo per i vari film tratti negli anni da questo testo, primo fra tutti quello del 1976 con Sissy Spacek.

Stile, Ritmo, Costruzione

Dato che ho letto negli ultimi mesi anche Misery mi viene spontaneo fare una specie di confronto fra i due, distanti di qualche anno dalla pubblicazione, qui in “Carrie” ad esempio lo stile di King risulta più diretto nella descrizione delle emozioni e dei pensieri dei personaggi, questo è un romanzo con la metà delle pagine di Misery ed è inframmezzato da pagine/paragrafi tratte da saggi (inventati dall’autore) e/o interviste e interrogatori vari.

Mi ha fatta impazzire la costruzione di questo libro (in senso positivo) perché King tratta il lettore con estremo rispetto, gli porge fra le mani varie versioni della vicenda, tratte da scritti attendibili e lascia che sia lui farsi un’idea del tutto.

Il ritmo è serrato, si avanza velocemente nella vicenda, all’inizio della storia tutto sembra stare in piedi per la voglia di arrivare alla rivelazione finale, cosa è accaduto di così grave in questa cittadina? Cosa ha fatto Carry?

Ma a metà libro circa questo viene rivelato e non fa nessuna differenza perché in ogni caso la voglia e lo spirito di arrivare il prima possibile alla scoperta dell’evento tragico rimane comunque, anche se questo viene rivelato.

Personaggi

Grazie a questa costruzione epistolare a tratti inframmezzata da scritti presi da saggi, interviste ecc, noi lettori abbiamo tutte le carte in mano per cercare di decifrare i personaggi, ovviamente alcuni lati e motivazioni di questi rimarranno un’incognita, ma King cerca di dare la libertà necessaria al lettore.

Il personaggio principale è Carrie, una ragazzina vittima di bullismo e soprusi di ogni tipo a scuola, che di certo non trova un attimo di respiro a casa, vittima anche qui di una madre fanatica religiosa che nel corso degli anni ha punito varie volte Carrie pensando anche di ucciderla.

Carrie viene invitata un giorno al ballo della scuola da Tommy, fidanzato a sua volta con Sue, l’invita su favore della fidanzata che gli chiede ripetutamente di portare Carrie.

Qui si dipana una sotto trama misteriosa se vogliamo, perché Sue in varie interviste tratte ed inserite nel libro, dice di aver fatto questo gesto per regalare a Carrie una serata indimenticabile fra le braccia del fidanzato, per cui Carrie aveva una cotta, ma in altre versioni più maliziose si pensa che Sue in realtà lo abbia fatto per umiliare Carrie in accordo con altri due personaggi in particolare, Christine e Billy.

Billy e Christine sono fidanzati e lei è la classica reginetta della scuola che si diverte ad umiliare gli studenti più emarginati, mentre Billy è un giovane delinquente. Non si è certi dell’amore che lega questi due, non si comprenderà infatti nemmeno alla fine se Billy è davvero innamorato della ragazza o se invece di diverte a stare con lei e ad orchestrare il terribile “scherzo” ai danni di Carrie.

Questo “scherzo” sarà la classica e fatidica goccia che farà traboccare il vaso, il punto da non superare, questa esplosione rappresenta la parte finale del libro e l’evento tragico del testo.

Tematiche

Voglio dedicare uno spazio alle tematiche trattate in questo libro, prima fra tutte quella del bullismo, tema a me molto caro, qui ci troviamo in uno scenario in cui la vittima (Carrie) sopporta per anni soprusi di ogni genere di gruppo e non, ad esempio all’inizio del libro viene umiliata dopo l’inizio del primo ciclo.

Si ritrova ad avere le prime mestruazioni infatti sotto le docce dopo educazione fisica e tutte le ragazze cominciano a gridarle contro offese di ogni genere e a gettare assorbenti, una scena piuttosto dolorosa da leggere.

Per tutto il libro non è chiaro fino in fondo almeno se certi personaggi sono del tutto dalla parte di Carrie per pietà o compassione oppure se lo fanno perché vogliono davvero aiutarla ad essere più serena e ad avere un’ adolescenza un poco più tranquilla.

Un’altra tematica importante è quella della religione, ma dell’ossessione religiosa, quella della madre di Carrie in questo caso.

Figura molto interessante dal punto di vista psicologico come la figlia, queste due figure hanno un aspetto in comune, tutte e due si odiano, ma una parte di loro ama l’altra perché è tutto ciò che conosce. Carrie in particolare odia la madre, ma le vuole anche bene perché la quotidianità alla quale è abituata con lei è l’unica che conosce, e l’unica che le è famigliare. La ama anche perché nessuno si è mai preso cura di lei, a parte la madre, ma in un modo sempre molto rigido e algido.

Ho adorato infine lo specchio dei personaggi, ci sono due personaggi “buoni” ovvero Sue e Tommy, la coppia ben disposta verso Carrie, poi c’è la coppia dei “cattivi”, Billy e Christine.

Abbiamo quindi due coppie di fidanzatini diverse, ma allo stesso tempo molto simili fra loro, le due ragazze in particolare erano amiche in passato, ma con l’avanzare della vicenda finiscono per detestarsi.

Si crea come dicevo “uno specchio” fra queste coppie, per la somiglianza e la differenza, sempre tenendo conto del mistero che riguarda il coinvolgimento reale di Sue e Tommy, erano davvero così “buoni”? Oppure erano d’accordo con Christine e Billy per questo scherzo?

Conclusioni

Ho adorato Carrie che sarà credo difficile da spodestare dal primo posto nel mio gradimento per le opere di King.

E’ un romanzo breve, ma denso di tematiche crude e importanti, scritto con uno stile secco che rende il ritmo della vicenda sempre più frenetico, una storia pregna di vendetta, odio, pena e tristezza.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Carrie”? O in generale King? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Misery – Film e Libro

Buona domenica!

Come state? Come è andata questa settimana?

Partiamo dal presupposto che per scrivere questo articolo, il primo articolo dopo l’introduzione del nuovo editor di WordPress sono quasi impazzita, quindi perdonatemi per eventuali errori grafici o dimensioni delle immagini sballate. Che bella idea introdurre un nuovo editor eh, bravo WordPress!

Oggi finalmente parliamo di un film e un libro di cui volevo parlarvi da parecchio tempo, mesi direi ormai.

Parliamo di Misery, il successo di Stephen King e il film “Misery non Deve Morire” del 1990 diretto da Rob Reiner.

Era ora, lo so.

Dunque, ci tengo a dire che il mio non è un confronto fra le due opere, certo vorrei parlarvi di alcune differenze e cambi, ma per me non è “valido” mettere a confronto stile sfida un film e un libro, in quanto opere decisamente diverse, quindi non dirò ad esempio che una scelta nel film o nel libro è migliore rispetto ad un altra, mi limiterò a sottoporvi alcune differenze a cui ho fatto inevitabilmente caso.

Dopo questa premessa iniziamo parlando del libro.

Misery – Stephen King

Casa Editrice: PickWick

Pagine: 383

Genere: thriller/horror

Prezzo di Copertina: € 9,90

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di Pubblicazione: 1987

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Trama

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte…

Notò che lei quasi non lo ascoltava. Per la seconda volta non manifestava il minimo interesse per un trucco del mestiere che avrebbe tenuto con il fiato sospeso un’intera scolaresca di aspiranti scrittori. E la ragione era fin troppo semplice. Annie Wilkies era il paradigma del pubblico, un’appassionata di storie assolutamente disinteressata alle tecniche narrative. Era la personificazione del Lettore Assiduo, l’archetipo vittoriano.

Misery è stato il mio primo King in assoluto, fino ad ora ho letto solo racconti di King e penso di non aver sbagliato iniziando da questo.

Parlando strettamente del libro, lo stile all’inizio non manca di descrizioni e (se non avete mai letto nulla dell’autore) vi darà forse l’impressione di essere un libro che punta parecchio sull’aspetto descrittivo.

Lo stile di scrittura è quasi sensoriale, si avvertono i sapori, gli odori, i suoni, le forme degli oggetti, tutto questo rende l’esperienza di Paul, il protagonista, condivisa con noi lettori al massimo.

Ad esempio qui c’è la prima differenza con il film piuttosto evidente, ovvero l’introspezione nei pensieri di Paul e nelle sue intenzioni, nel libro noi siamo per tutto il tempo nella testa di Paul, conosciamo la ragione dietro ad ogni sua azione, anche quelle che ad un occhio esterno sembrano poco sensate.

Nella pellicola del 1990 diretta da Rob Reiner con la sceneggiatura di Stephen King e William Goldman invece non siamo direttamente nella testa di Paul, anzi la vicenda viene vista da punti di vista completamente differenti.

Nel libro siamo sempre nella stanza in cui il protagonista è relegato e vediamo solo questo lato della storia, nel film invece abbiamo una visione più ampia.

Parlando di Paul Sheldon, il nostro scrittore, nel film è interpretato da James Caan, candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista nel 73′ per “Il Padrino“.

Nella pellicola secondo me risulta più complesso e chiuso il personaggio di Paul, non è più un libro aperto come lo è nel testo di King, alcuni suoi silenzi nascondono pensieri a volte misteriosi per lo spettatore. Anche le sue espressioni sono più moderate e statiche, mentre nel libro ci si immagina un uomo più espressivo e ribelle a tratti.

Sopratutto nel libro scendiamo nell’oblio assieme a Paul, assistiamo ad un inizio di pazzia, proprio per la condizione in cui è costretto a vivere da tempo e per le torture psicologiche e non inflitte da Annie, ad esempio ad un certo punto Paul nei suoi pensieri pensa ad Annie come ad una dea, o inizia a ridere in momenti in cui regna il silenzio, degenera piano piano il suo stato mentale.

Inoltre tenta in vari momenti di ribellarsi o di lanciare qualche battuta sagace o irriverente, subendone poi le conseguenze, quindi prova ad avere un atteggiamento ribelle. Mentre nel film è un Paul più mansueto quello che abbiamo davanti.

Certo in entrambe le versioni con cambia il lato interessante del personaggio, Paul è uno scrittore di successo, ma di un successo che lui non apprezza, perché è riconosciuto per la saga di Misery, saga che lui definisce quasi come spazzatura, nonostante sia nata dalla sua penna.

In quello che per lui è l’ultimo volume della saga Paul infatti da morire Misery, la protagonista, ed è felice di ciò perché pensa di potersi impegnare in una scrittura più “impegnata”. Ma l’incontro con Annie metterà tutto in discussione costringendolo al ritorno da Misery, questo è Paul, uno scrittore obbligato a scrivere di un personaggio e di una storia che detesta, a battere ogni parola a macchina per costruire la vicenda di un personaggio che vorrebbe solo vedere morto, anche se, suo malgrado, durante il processo di scrittura si trova sempre più connesso a Misery e torna da lei quasi con piacere.

Parlando di Annie invece, ci ritroviamo di fronte ad un personaggio fortemente instabile sia nel libro che nel film, nella pellicola è interpretata da Kathy Barnes, vincitrice di un premio Oscar nel 1991 per questa interpretazione per l’appunto.

Non ho nessun dubbio sulla bravura di Kathy Barnes, la sua interpretazione è magistrale, in ogni scena sembra trasparire la follia di Annie, anche in quelle in cui appare più mansueta e controllata, c’è sempre l’impressione di vedere una personalità problematica.

Conoscendo già il volto della Barnes nella sua interpretazione prima di leggere il libro, mi immaginavo sempre lei durante la lettura in automatico nel ruolo di Annie e funziona alla perfezione.

Annie è un personaggio come dicevo disturbato a livello psicologico, durante la storia scopriremo anche vari fatti macabri che concernano il suo passato, penso che nel libro King abbia dedicato maggiore tempo e attenzione a questi fatti, mentre nel film sembrano essere elencati in modo più sbrigativo, in ogni caso arriva bene il concetto.

Annie salva Paul da un incidente stradale per poi tenerlo legato al letto e costringerlo a scrivere il libro seguente a quello appena uscito della saga di Misery, in cui questa appunto muore, “Il Ritorno di Misery”.

Il suo comportamento però è senza dubbio imprevedibile e preoccupante, ciò che è fonte di estrema suspance e tensione nel testo è proprio questo, ovvero il non sapere mai cosa farà Annie, cosa ne sarà di Paul, cosa accadrà nella scena successiva…

Annie è una donna che vive isolata, ha dei vicini che vengono menzionati (più nel libro rispetto al film) e vai in paese ogni tanto, non ha problemi con le persone perché indossa una maschera, sembra sempre una personalità cordiale ed innocente agli altri.

Sembra indossare sempre maschere diverse in realtà, anche con Paul, a volte queste maschere cadono in modo imprevedibile mostrando una personalità spaventosa e violenta, senza scrupoli.

Un aspetto importante nel libro che è stato modificato nel film è l’uso delle parolacce, nel libro Annie si mostra inorridita dall’uso di queste e quando viene il momento, in un impeto di rabbia o altro, di utilizzarle sceglie vocaboli non esistenti, come ad esempio “caccolicchio”. Nel film invece non c’è questa parentesi, ovvero le parole inventate.

Un altra scelta fatta è quella riguardante le immagini forti, nel libro ne vediamo di diverse, descritte con un buon numero di particolari, mentre nel film queste sono state rese più delicate, non si vede il sangue o la violenza del libro, è presente la violenza, ma è stata “alleggerita” in un certo senso.

Altra parentesi interessante è la storia all’interno della storia, nel libro di King infatti noi leggiamo quasi due storie, perché abbiamo modo di leggere il libro a cui sta lavorando Paul da recluso, “Il Ritorno di Misery“, quindi sappiamo esattamente cosa accade.

Penso che ciò riesca a dare profondità alla parentesi Misery, a come Paul lavora a questa saga e al suo rapporto con l’odiata eroina che lo ha portato al successo.

Un ultima differenza che vorrei menzionare è quella che riguarda quasi tutta la parte finale, ma non andrò nel dei dettagli per non cadere nello spoiler, sappiate solo che nella parte finale il film è stato piuttosto modificato comparandolo al libro.

Io definirei Misery un’opera ad alta tensione, in cui ogni capitolo si divora per la curiosità di scoprire il destino del protagonista e l’evoluzione degli eventi, in particolare anche la parentesi riguardante la psicologia di Annie e quella di Paul è degna di nota.

Misery è un libro che conquista il lettore fin da subito, si entra nei panni di Paul e si diventa terrorizzati da Annie che ad ogni comparsa fa sobbalzare il lettore per la tensione.

Più che essere un horror io definirei Misery un thriller psicologico per il modo in cui tiene incollato il lettore alle pagine grazie alla tensione psicologica costante.

Voto libro:

Parlando infine del film, ho apprezzato senza dubbio la recitazione di Kathy Barnes che spaventa lo spettatore e rappresenta a pieno la psicologia instabile di Annie, non ho altrettanto apprezzato invece alcuni cambiamento come ad esempio il voler enfatizzare una specie di “love story tossica” fra Annie e Paul, tramite alcune battute si sente quasi il forzato inserimento di questa sottospecie di love story, che è più un idea diciamo.

Considero comunque il film una visione che intrattiene, è piacevole da vedere, vi consiglio magari di gustarvelo dopo la lettura del libro, semplicemente perché in questo modo avrete prima un quadro completo anche della psicologia dei personaggi, un quadro più dettagliato rispetto a quello del film.

Detto ciò, voi avete mai letto Misery? Siete dei fan di King? Avete mai visto il film? Fatemi sapere!

A presto!

I Custodi di Slade House – David Mitchell

Buon giovedì!

Come state in questa settimana di agosto? Siamo già oltre la metà del mese e settembre è quasi alle porte, che dire, questa estate sta diventando un qualcosa di breve, ma intenso.

Oggi recensione, parliamo di un libro che volevo leggere da tempo e qualche settimana fa finalmente sono riuscita nell’impresa, sto parlando de “I Custodi di Slade House” di David Mitchell.

Ho parecchie recensioni arretrate dato che ad un certo punto mi sono ripresa di colpo nella lettura, vai capire cosa succede nella mia testa, e non vedo l’ora di parlarvi di tutti i testi che ho letto, dai che ci mettiamo in pari!

Iniziamo!

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I Custodi di Slade House – David Mitchell

Casa editrice: Frassinelli

Pagine: 233

Generi: mistery, horror, fantasy, soprannaturale, gotico

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (cop. rigida) € 19,00 (cop. flessibile) € 9,90

Anno di Pubblicazione: 2015

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Trama

Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House. Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. Ogni nove anni, l’ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa – una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario. Ma che cosa succede, veramente, dentro Slade House? Per chi ha varcato la soglia, scoprirlo è questione di un attimo. Ed è già troppo tardi. Raccontato nell’arco di tempo compreso tra il 1979 e la notte di Halloween del 2015, in puro stile Mitchell, “I custodi di Slade House” è una storia gotica nella quale l’autore ci porta in una realtà parallela abitata dalle molte anime che popolano i suoi romanzi.

Per cinquantaquattro anni le nostre anime hanno vagato nel grande mondo, impossessandosi di ogni corpo che abbiamo desiderato, vivendo tutte le vite che abbiamo voluto vivere, mentre i nostri coetanei vittoriani sono morti o moribondi. Noi continuiamo a esistere. Il modus operandi funziona.

Recensione

Allora, David Mitchell è un autore che io punto da parecchio tempo, è l’autore di testi apprezzati e conosciuti come ad esempio “Cloud Atlas” e “Le ore Invisibili“, è di origine inglese ed è un autore influenzato a sua volta da autori quali Haruki Murakami, George Orwell, Neil Gaiman e altri.

Ho letto “I Custodi di Slade House” perché dal punto di vista della trama era una delle pubblicazioni più interessanti dell’autore, secondo me, è una storia gotica, che vira sul soprannaturale, ma anche sul mystery e sul fantasy.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Non mi ha fatta impazzire lo stile dell’autore, a volte è particolarmente “grumoso” nel senso che non è uno stile che si fa leggere liscio e in modo scorrevole, ha degli sbalzi e in certi punti sono incappata in frasi piuttosto lunghe che mi lasciavano confusa alla fine, perché magari non erano chiare o non si capiva bene il messaggio dell’autore.

Voglio specificare il fatto che io non ho letto il testo in lingua originale, bensì in italiano pubblicato dalla casa editrice Frassinelli, che in genere non mi ha mai delusa per quanto riguarda le traduzioni.

E’ uno stile frammentato a tratti, che ha sbalzi vari ogni tanto.

Il ritmo è piuttosto veloce, in alcuni istanti si perde in battute che mi sento di definire abbastanza inutili, ma è accattivante dal punto di vista del ritmo.

Per quanto riguarda l’atmosfera invece abbiamo un qualcosa di tipicamente gotico a tratti, mystery in altri e romanzesco in altri ancora.

Si assiste ad esempio ad una scena all’apparenza tranquilla che rallenta il ritmo per poi avvertire un crescendo e rendersi conto che in realtà non c’era nulla di buono in quella finta tranquillità.

Personaggi

Ahi, qui passiamo alla nota dolente del libro.

Il testo segue diversi personaggi in anni diversi, salta nel tempo fino ad arrivare al 2015, in questo salto ci fermiamo una volta nel 1988, un’altra nel ’97 e una nel 2006, senza contare il fatto che il nostro inizio avviene nel ’79, quindi da lì attraversiamo diversi anni fino appunto al 2015.

In queste fermate incontriamo ogni volta personaggi diversi che per quel frangente diventano i nostri personaggi principali, il problema è che nessuno si salva dall’essere insopportabile.

Non ho capito se questa è una scelta dell’autore oppure no, sta di fatto che per ogni linea temporale abbiamo a che fare con un personaggio con cui risulta la maggior parte delle volte difficile empatizzare.

Nel ’79 ad esempio abbiamo a che fare con un bambino e la madre che si recano in questa abitazione, appunto Slade House, e viene subito detto che questo bambino fa uso di Valium assieme alla madre, ma non viene mai specificato il perché, insomma questo psicofarmaco si utilizza per disturbi legati all’ansia o all’insonnia, ma non viene specificato il perché dell’assunzione, forse ne sono dipendenti.

A parte questo in una scena la madre dà praticamente dell’ignorante al figlio solo per mettersi in mostra e avere l’impressione di fare una “bella figura”.

In un altro anno invece incontriamo una ragazza che è in un gruppo con altri giovani, questi vogliono entrare a Slade House per scoprire il perché delle sparizioni degli anni prcedenti.

Fin dall’inizio questa ragazza ci tiene a specificare che ha qualche chilo in più, lo ripete per tutto il tempo e si ripete anche che fa schifo a se stessa per questo, senza parlare del fatto che viene fatto intendere per la maggior parte del racconto/linea temporale che lei non potrà mai avere un fidanzato, proprio per questi chili in più.

Il modo in cui viene trattato questo argomento, dell’essere in sovrappeso o semplicemente del vedersi con qualche chilo in più è uno dei motivi per cui non ho gradito questo libro.

Non mi è per nulla piaciuto questo trattamento nei confronti di un tema simile, insomma, dato che siamo nei pensieri della ragazza posso capire l’interpretazione dell’autore, è una giovane che guarda le altre e vede ovunque disprezzo (almeno ai suoi occhi), si sente insicura, non apprezzata, ma non è questo, è il fatto che andando avanti nella lettura riceve sempre più batoste da parte degli altri personaggi per il motivo precedente.

Ma questo non avviene, a mio modesto parere, per una ragione di trama o altro.

I due “cattivi” della storia sono fratello e sorella, è a causa loro se chi entra dentro Slade House non fa più ritorno e ogni anno sparisce qualcuno.

In certi punti risultano anche più simpatici dei personaggi principali, tranne per il fatto che fanno battute pessime tutto il tempo e si credono meglio di chiunque altro.

Concept Ottimo, ma Svolgimento così così

L’idea di base del libro è ottima, questo concept della casa che compare e non compare, si mostra solo a chi vuole lei (grazie ai due fratelli), una volta all’anno compare per far entrare qualcuno e questo non esce più perché vittima dei due.

C’è anche l’aspetto magico, i due infatti hanno vari poteri appresi in giovane età in paese straniero grazie ad una figura enigmatica, non voglio dire troppo.

L’idea e l’atmosfera sono i punti più positivi del libro, tutto il resto o infastidisce la lettura o si può tranquillamente lasciar perdere.

Conclusioni

E’ un libro che vi consiglio se vi piace il genere gotico e le storie sulle case maledette, anche se in questo caso non è tanto la casa in sè ma chi ci abita a renderla maledetta.

La storia è interessante per l’idea e anche per lo spostamento da un’epoca all’altra.

Per  i personaggi, il modo in cui vengono trattati certi temi e lo stile non sempre godibile, ho deciso di assegnare due stelline e mezzo a questo libro.

Di certo leggerò altro di Mitchell per le sue idee e perché voglio vedere se lo stile che ho trovato qui è lo stesso degli altri suoi testi.

Voto:

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E voi? Avete mai letto “I Custodi di Slade House” o qualcosa di David Mitchell? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

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