LiberTiAmo di Settembre (2024)

Buona domenica e buon primo di settembre!

Come state? Com’è iniziato questo settembre? Siete ancora immersi nel clima vacanziero o come la sottoscritta con rammarico siete tornati al lavoro da due settimane?

È il momento di parlare del libro che sarà in lettura per tutto il mese di settembre sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui, come sempre ci tengo a ricordare che sul gruppo ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Ebbene, scopriamo il libro di settembre!

L’età Fragile – Donatella di Pietrantonio

Anno di Pubblicazione: 2023

Link all’acquisto: QUI

Trama

Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano più. Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite.

L’età fragile è un romanzo di Donatella Di Pietrantonio, edito e pubblicato nel novembre 2023 da Einaudi Editore. Il romanzo si ispira liberamente a un fatto di cronaca realmente accaduto, il Delitto del Morrone. Il romanzo ha vinto sia il Premio Strega che il Premio Strega Giovani.

Il libro sarà in lettura dal 01/09 al 30/09, quindi per tutto il mese di settembre.

Avete mai letto “L’età Fragile”? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

L’Acqua del Lago non è Mai Dolce – Giulia Caminito

Buon pomeriggio!

Come state? Come va la permanenza su questo pianeta in mezzo a queste cascate di calura? Siete persi nella goduria delle ferie estive oppure è già tutto finito e il ritorno alla routine non è mai stato così triste?

Allora, oggi riprendiamo le recensioni finalmente e parliamo anche di un libro che è stato il libro del mese di maggio per il gruppo di lettura, un libro che non vedevo l’ora di leggere, un libro di cui si è parlato per mesi, un libro che forse, forse è stato il mio primo vero step verso una ripresa dato che la lettura di questo testo mi ha fatto riaccendere il fuoco della piena lettura.

Parliamo de “L’Acqua del Lago non è mai Dolce” di Giulia Caminito un testo del 2021, vincitore del Premio Campiello 2021 appunto.

Io direi di iniziare a sbirciare in qualche info del testo di oggi prima di addentrarci come sempre nella recensione vera e propria.

Iniziamo!

L’Acqua del Lago non è Mai Dolce – Giulia Caminito

Casa editrice: Bompiani

Genere: narrativa

Prezzo di Copertina: € 14,00 (ed. economica)

Prezzo ebook: € 8,99

Prima pubblicazione: 2021

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Tutte le vite iniziano con una donna e così anche la mia, una donna con i capelli rossi che entra in una stanza e ha addosso un completo di lino, l’ha tirato fuori dall’armadio per l’occasione, se l’è comprato al banco di Porta Portese, il banco buono dei vestiti di marca ribassati, non quelli da poche lire, ma quelli con sopra il cartello: PREZZI VARI. La donna è mia madre e ha una valigetta di pelle nera stretta nella mano sinistra, si è fatta da sola la piega ai capelli, ha usato bigodini e lacca, ha gonfiato la frangetta con la spazzola, ha occhi verdi e gialli e tacchetti da cresima, lei entra e la stanza si fa piccola.

Trama

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.

Recensione

Questo libro è stato di certo un caso editoriale di cui si è parlato tanto, è il terzo romanzo di Giulia Caminito e oltre ad aver vinto il premio Campiello è entrato nella cinquina dei testi finalisti del Premio Strega 2021.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Come sempre io arrivo a festa già finita, perché ricordo un periodo in cui non si faceva altro che parlare di questo libro, iper venduto, iper reperibile nelle librerie, spuntava fuori da ogni pertugio, e io come al solito quando un testo va molto “di moda” o è comunque nel suo periodo di esplosione, mi volto dall’altra parte e preferisco aspettare che scenda l’hype e una volta sceso mi approccio timidamente a passettini.

Stavolta (come mi è capitato anche in altri casi) a fine lettura mi sono detta: “avrei potuto anche leggerlo prima”, ma ciò che è fatto è fatto, è arrivato al momento giusto.

Comunque, parlando dello stile Giulia Caminito mantiene per tutto il volume una tipologia di approccio stilistico piuttosto accattivante, emotivo, direi poetico a tratti nella sua durezza, perché abbiamo a che fare con personaggi, situazioni, luoghi, ambienti a volte rudi che mostrano una faccia cruda della realtà, nella sua connotazione anche più fredda e definitiva.

Lo stile riesce a rapire il lettore e a portarlo assieme a Gaia, la protagonista, nel suo mondo. Direi senza fronzoli, anche perché le vicende sono narrate in prima persona proprio da Gaia che è un personaggio pragmatico, anche chiuso emotivamente a tratti, ma non per questo lo stile è scarno o freddo, risulta comunque poetico come scritto sopra, perché Gaia è una brava osservatrice e anche se a volte i suoi comportamenti esterni con gli altri possono sembrare chiusi, interiormente è una ragazza sensibile e fragile.

“[…] io so occupare il mio spazio, l’ho imparato tra le mura di casa, che quando non smargini, quando stai al posto che t’è stato assegnato – uno scatolone, un armadio, un sottoletto – non sei di disturbo, non alzi polvere e tutti ti tollerano, evitano di prenderti a calci.”

Un tratto che non ho amato dello stile è il ripetersi di elenchi di descrizioni, un qualcosa in cui l’autrice cade spesso. Può funzionare bene all’inizio e non se ne sente troppo il peso, ma più si va avanti con la lettura e più questi elenchi si ripetono e il tutto diventa eccessivo a tratti, pesante oserei dire, vi faccio un esempio:

“Il mio banco, il mio astuccio, il bagno dove ci teniamo l’un l’altra la porta, il muretto, lo spazio che vogliamo marchiare della nostra umanità, rendere possesso ciò che è sconosciuto, spaventoso.” – “Si alza così una trincea, tra la me bambina che può sentirlo parlare nel sonno e la me donna che deve smettere di farlo, i nostri giochi separati, i nostri vestiti diversi, i poster appesi sul mio lato, le bandiere politiche sul suo, i letti con le lenzuola e le federe spaiate, ombre cinesi, lo vedo apparire e scomparire dietro alla stoffa, sembra una marionetta.” – “Io penso a lui e a quell’orologio che ha al polso che costa tre delle mie racchette, i ricci col gel, il motorino già promesso per i suoi quattordici anni, penso alle magliette coi loghi, agli occhiali da vista firmati, penso a quanto sono buoni i pasticcini allo zabaione che prepara sua madre, penso alla glassa rosa confetto e poi alla tovaglia a quadri di casa mia, il piatto rotto, le carote, i detersivi in offerta, Mariano che ora mi odia, vi vede solo dietro a una tenda, la tedesca che mi vietava di stare coi pesci, i cancelli rubati dai fascisti […]”

Qui sopra ho citato tre scene del libro in cui sono presenti questi elenchi di immagini, scene, descrizioni, oggetti, che a volte funzionano e non storpiano a mio vedere la narrazione e altre volte un po’ per la presenza eccessiva un po’ perché alcune scene descritte in questo modo funzionano peggio rispetto ad altre, storpiano.

Il ritmo del testo è piuttosto scorrevole, la narrazione non corre e non si adagia sugli allori, mantiene un ritmo equilibrato, in alcuni tratti o per alcuni concetti ci immergiamo maggiormente nei pensieri di Gaia e nelle sue emozioni, ma in generale è un testo ben gestito a livello ritmico.

Le atmosfere generali sono di pura realtà, di vita comune, sembra di essere assieme a Gaia nei suoi giorni più tristi e nei suoi giorni di cambiamento, seguiamo la vita di una ragazza normale, cresciuta in una famiglia povera, con un padre invalido, una madre dal carattere duro e spigoloso, a tratti aspro e inflessibile, che man mano va avanti con la sua vita in mezzo a difficoltà ed eventi che in un modo o nell’altro la plasmano e la rendono adulta. L’atmosfera è triste a tratti, malinconica, proprio come la realtà specialmente in momenti difficili e critici che di certo non mancano in questo testo e che accompagnano Gaia attraverso questi giorni normali che alla fine sono momenti di crescita e in men non si dica la nostra protagonista si ritrova adulta, senza accorgersene quasi e anche questa è realtà, il tempo che corre e si porta via tutto.

Una personalità complessa

Ho letto vari pareri su questo libro e ho scoperto che a vari lettori non ha convinto molto il personaggio di Gaia, a me personalmente è piaciuto, trovo sia ben costruito, ma di certo è una personalità intricata, non di facile comprensione e capisco che si possa arrivare a non apprezzarla o a non riuscire nella connessione con lei.

La seguiamo dall’infanzia alla prima giovinezza e abbiamo modo di vedere la sua evoluzione e i motivi dei suoi cambiamenti a livello comportamentale, vediamo come certi eventi accaduti in età infantile siano la conseguenza di certi atteggiamenti futuri e soprattutto di come il contesto in cui è nata e cresciuta finisca per impattare su di lei.

Gaia è una ragazza cresciuta in un contesto di povertà, con due fratelli più piccoli, uno più grande di quattro anni e varie amicizie nel corso del tempo che l’hanno più che altro ferita, il libro tocca diversi temi che hanno a che fare con le amicizie e la famiglia, anzi direi che sono proprio due delle tematiche principali.

Parlando di famiglia non possiamo non soffermarci un secondo sui genitori di Gaia, la madre Antonia e il padre Massimo. Antonia ci viene presentata fin da subito, Gaia ci parla immediatamente di lei, è una madre difficile, una figura che respinge e trattiene allo stesso tempo, una donna che ha sofferto, una figura che ha dovuto sempre lottare per avere anche la più piccola cosa. E Massimo è un uomo reso invalido da un incidente sul lavoro, ma dato che tale lavoro era in nero non ha mai ricevuto nessun soldo dall’assicurazione, e ora è paralizzato su una sedia a rotelle a vita. Ci appare come una figura rotta, spezzata dalla vita, quasi il fantasma di sé stesso, le continue lotte con Antonia sono conflitti che abbandona, la sua presenza nella vita dei figli diventa incostante e debole.

“Loro la alzano e la spostano di peso, la sollevano per braccia e gambe e allora la camicetta si apre e mostra un reggiseno senza ferretto, seni gonfi, la gonna si strappa e spuntano le sue mutande, mia madre ha già fatto a brandelli il vestito buono e scalcia e grida, come fiera spietata. E io è come se fossi lì, in piedi, a guardarla dall’angolo della stanza, la giudico e non la perdono.”

Vediamo vari personaggi incrociare il cammino di Gaia, amiche e amici, fidanzanti, parenti ed emerge molto spesso un lato della sua personalità come scritto anche sopra, non emotivamente aperto, forse è proprio questo l’aspetto che mi ha fatto apprezzare il personaggio, il suo essere così dura all’apparenza, una figura che sembra sempre avere il controllo sulle sue emozioni e sulle sue azioni, ma che in realtà (abbiamo modo di incrociare questo lato del suo carattere varie volte nel corso del libro) si lascia andare anche a scatti d’ira, azioni dannose dettate dalla rabbia, reazioni violente. Gaia è come una diga che si rompe, trattiene, si mette comoda e pensa di poter sopportare, digerire un evento, ma quando questo evento diventa troppo per lei non riesce a rispondere in modo logico o calmo, esplode.

Questa esplosione però non è solo la conseguenza di quell’evento, ma di altri eventi, un sovraccarico di emozioni che le piombano addosso.

E nel corso del libro, in momenti diversi e per motivi diversi (tenete conto del fatto che non voglio spoilerare quindi cerco di essere il più generica possibile) Gaia esplode perché la vita ti porta al punto di rottura e ti porta anche a non farcela a volte, questo è un testo che rappresenta una vita normale anche nel suo senso più fallimentare, non sempre c’è il successo, non sempre dopo la fatica c’è la soddisfazione, non sempre dopo il dolore c’è la gioia, a volte c’è solo lo scegliere la variante meno brutta.

Gaia fatica, soffre, studia, cresce, ma arriva al punto in cui quando è il momento di spiccare il volo, di avere un qualcosa in mano, di riuscire, lei non riesce. E questa in realtà è la storia di molte persone, è una storia reale, normale, non c’è solo l’idealizzare sempre un futuro ideale dove tutto si aggiusterà, c’è anche la vera realtà, quella di una vita dove non si ottiene ciò che si desidera.

E Gaia è sommersa dal suo ego, rinchiusa dentro ad un muro di rabbia e rancore per ciò che non ha avuto, ciò che non è andato nel modo desiderato, ciò che non ha funzionato, ci appare a tratti come una ragazza rigida nella dimostrazione dei suoi sentimenti e delle sue emozioni o di qualunque reazione che non sia quella rabbiosa e rancorosa.

Il lago come metafora della vita

Il lago stesso, simbolo di questo libro che torna sempre, il centro di tutto, un posto intorno al quale ruotano i personaggi e le vicende del romanzo, rappresenta proprio la vita.

Il lago e la sua acqua, a volte torbida e oscura che rappresenta le difficoltà e la fatica nel destreggiarsi tra i cunicoli della vita, a volte brillante che splende illuminata dalla luce del sole, acqua che cura e che scorre, simbolo di rigenerazione, dello scorrere del tempo e della vita.

Gaia anche alla fine del testo pensa al lago, torna al lago che ha assunto una serie di significati importanti per lei, è come se tutti i ricordi, tutti gli eventi vissuti siano stati raccolti e riportati lì, fonte che la riporta alla realtà.

In realtà in questo libro abbiamo anche altri elementi se vogliamo, immagini simboliche, che possono risplendere in varie scene e sembrano assumere un significato ben preciso, abbiamo il fuoco simbolo di rabbia, vendetta e distruzione, abbiamo anche un sacchetto di limoni che compare in una scena decisamente amara, simbolo di abbandono, distacco.

Insomma in questo libro persino determinate immagini a primo acchito innocenti si imprimono nella memoria e diventano portatrici di significati profondi.

Conclusioni

Mi è piaciuto decisamente questo libro, unico neo lo stile che a volte non mi ha fatta impazzire, è sicuramente vivido ed intenso, vivo e crudo in alcuni punti, ma l’autrice a volte si lascia andare alla scrittura di queste liste infinite che a volte risultano un poco pesanti e trascinano giù la scrittura, anche per il loro essere così frequenti.

In generale comunque è stata una lettura coinvolgente ed entusiasmante, non vedevo l’ora di prendere in mano il volume per poter andare avanti ed era un qualcosa che mi mancava parecchio, considerando i mesi di blocco.

Voto:

E voi? Avete mai letto “L’acqua del lago non è Mai Dolce”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Luglio (2024)

Buongiorno, buon lunedì e buon primo luglio!

Come state? Come vi sentite nei confronti di questo luglio che si preannuncia lungo e afoso? Siete in pieno mood estivo o come me non vi capacitate di essere già al settimo mese dell’anno?

Eccoci per parlare un poco assieme del libro che sarà in lettura per tutto il mese di luglio sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui.

Prima di addentrarci nelle info e nei dettagli del libro del mese vorrei dire che a breve arriverà una succosa recensione, so di star andando a rilento con le recensioni (con tutto in generale), ma la verità è che già io in primis sto leggendo davvero poco rispetto alle aspettative, questo 2024 doveva essere l’anno della rinascita, il mio risorgere dalle ceneri delle scarse letture del 2023, ma ahimè il tutto si sta rivelando più complesso del previsto. Ma confido nell’estate e ci metterò tutta la forza di volontà possibile per leggere tutti i libri (o buona parte di essi) che mi ero prefissata di godermi quest’anno!

Bene, come sempre ci tengo a ricordare che sul gruppo ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

E ora parliamo del libro che sarà in lettura per tutto il mese sul gruppo!

I Baffi – E. Carrère

Anno di Pubblicazione: 2020

Link all’acquisto: QUI

Trama

È quasi un capriccio, uno scherzo, quello di tagliarsi i baffi, da parte del protagonista di questo inquietante romanzo. Ma ci sono scherzi (Milan Kundera insegna) che possono avere conseguenze anche molto gravi. Il nostro non più baffuto eroe si troverà infatti proiettato di colpo – lui che voleva solo fare una sorpresa alla moglie – in un universo da incubo: perché tutti quelli che lo conoscono da anni, e la moglie per prima, affermano di non averli mai visti, quei baffi, e che dunque nella sua faccia niente è cambiato. Il mondo comincia allora ad apparirgli «fuor di squadra», e il confine tra la realtà e la sua immaginazione sempre più sfumato. Delle due l’una: o è pazzo, o è vittima di un mostruoso complotto, ordito dalla moglie con la complicità di amici e colleghi, per convincerlo che è pazzo. Non gli resta che fuggire, il più lontano possibile. Ma servirà? O non è altro, la fuga stessa, che il punto di non ritorno? 

Il libro ha visto la luce nel 2020, Carrère è un autore francese famoso soprattutto per “L’Avversario”, testo del 2000 tratto da un vero caso di cronaca nera. Ma è anche l’autore di “Limonov”, “La Settimana Bianca” e “Yoga”.

Il libro sarà in lettura dal 01/07 al 31/07, quindi per tutto il mese di luglio.

E voi? Avete mai letto “I baffi”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!



LiberTiAmo di Giugno (2024)

Buonasera, rieccomi!

È il momento di parlare del libro di giugno per il gdl!

Ci siamo prima con la recensione de “Una Questione Privata” di Beppe Fenoglio e ora siamo qui per parlare un poco del libro che sarà in lettura per tutto il mese di giugno sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui.

Come sempre ci tengo a ricordare che sul gruppo ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Ebbene, parlando dei tempi di lettura sono stata un poco indecisa perché il libro in questione è abbastanza corposo, è composto da 528 pagine. Di solito quando vince un testo che presenta un buona mole imposto la lettura per due mesi, ma l’ho sempre fatto per libri superiori alle 650/700 pagine, quindi per ora il testo sarà in lettura per un mese.

Parliamone!

Apeirogon – Colum McCann

Anno di Pubblicazione: 2020

Link all’acquisto: QUI

Trama

Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Il conflitto colora ogni aspetto della loro vita quotidiana, dalle strade che sono autorizzati a percorrere, alle scuole che le loro figlie, Abir e Smadar, frequentano, ai checkpoint. Sono costretti senza sosta a negoziare fisicamente ed emotivamente con la violenza circostante. Come l’Apeirogon del titolo, un poligono dal numero infinito di lati, infiniti sono gli aspetti, i livelli, gli elementi di scontro che vedono contrapposti due popoli e due esistenze su un’unica terra. Ma il mondo di Bassam e di Rami cambia irrimediabilmente quando Abir, di dieci anni, è uccisa da un proiettile di gomma e la tredicenne Smadar rimane vittima di un attacco suicida. Quando Bassam e Rami vengono a conoscenza delle rispettive tragedie, si riconoscono, diventano amici per la pelle e decidono di usare il loro comune dolore come arma per la pace. Nella sua opera più ambiziosa, Colum McCann crea Apeirogon con gli ingredienti del saggio e del romanzo, e ci dona un racconto nello stesso momento struggente e carico di speranza.

Apeirogon è un libro del 2020, l’autore è uno scrittore irlandese naturalizzato statunitense, vincitore del National Book Award nel 2009 con il romanzo “Questo bacio vada al mondo intero”.

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di giugno, dal 01/06 al 30/06, ma verso la metà di giugno prima del sondaggio vedremo se prendere in considerazione una proroga assieme e per chiunque deciderà di partecipare alla lettura.

E voi? Avete mai letto “Apeirogon”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Una Questione Privata – Beppe Fenoglio

Buongiorno e buona festa della Repubblica!

Come andiamo? Come è andato il lungo mese di maggio?

Finalmente torno su questi schermi per una recensione, lo so, lo so, soliti impegni, soliti orari brutti che mi succhiano tempo, soliti ritardi. E io nel mentre che cerco di riemergere per dare qualche segnale di vita almeno, nulla di nuovo sotto il sole, ma il futuro è splendente e come sempre piano piano ci riprenderemo sperando in una tanto agognata costanza.

Ma oggi, parliamo di un libro di cui devo parlarvi da mesi, ovvero quella che è stata la lettura di gennaio per il gruppo, quindi “Una Questione Privata” di Beppe Fenoglio.

Il libro tratta un tema caro a Fenoglio, ovverosia la guerra partigiana negli anni finali della seconda guerra mondiale.

Parliamone!

Una Questione Privata – Beppe Fenoglio

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 208

Genere: narrativa

Prezzo di Copertina: € 12,00

Prezzo ebook: € 7,99

Prima Pubblicazione: 1963

Link all’acquisto: QUI

Incipit

La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba. Il cuore non gli batteva, anzi sembrava latitante dentro il suo corpo. Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto oltre il cancello appena accostato, ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto scuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie né fumosità, non stinte dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse, a catenella, visibilmente da lungo tempo.

Trama

«È difficile trovare, nella letteratura italiana degli ultimi cento anni, un romanzo in cui amore e guerra, giovinezza e morte si intrecciano in modo così magico». (Nicola Lagioia). Nelle Langhe, durante la guerra partigiana, Milton (quasi una controfigura di Fenoglio stesso) è un giovane studente universitario, ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome. Eroe solitario, durante un’azione militare rivede la villa dove aveva abitato Fulvia, una ragazza che egli aveva amato e che ancora ama. Mentre visita i luoghi del suo amore, rievocandone le vicende, viene a sapere che Fulvia si è innamorata di un suo amico, Giorgio: tormentato dalla gelosia, Milton tenta di rintracciare il rivale, scoprendo che è stato catturato dai fascisti…

Recensione

Finalmente è arrivato il momento di parlare di questo testo, mi sono fatta più che attendere, ma alla fine eccoci qui.

Mi sento persino arrugginita nello scrivere recensioni dato che è passato del tempo dall’ultima che ho scritto in versione integrale diciamo, ma cercherò di fare del mio meglio.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile di Fenoglio è di certo diretto, chiaro e amaro in alcuni tratti. L’autore utilizza un lessico all’apparenza semplice che si adatta alla perfezione ai personaggi che ci ritroviamo a seguire nel corso del libro, parliamo di persone che sono nel mezzo di una guerra, partigiani (perlopiù ragazzi giovani) che si raggruppano in varie in varie formazioni ognuna con i propri pregi e difetti se vogliamo. Alcuni di questi ragazzi, come Milton il protagonista, sono ex universitari che hanno preso la decisione di unirsi appunto ai partigiani, ma la vita che vive il giovane è una vita fatta di attesa, violenza, nascondigli e strategie.

Parleremo meglio dei personaggi più avanti nella recensione, ma tornando al lato più tecnico del libro quindi quello riservato alla scrittura, ci tengo anche a dire che il ritmo generale della vicenda è a mio vedere ben gestito, non ci sono mai momenti calanti o fiacchi, anche in scene rilassante e lente il lettore resta comunque incuriosito dalla vicenda.

L’atmosfera generale è fredda oserei dire, viaggiamo con Milton attraverso scenari diversi, siamo nel novembre del 1944 ad Alba e nelle sue vicinanze, Milton si lascia trasportare all’inizio da un forte senso di malinconia e tristezza che si tramuta in desiderio di verità perché il ragazzo scopre un qualcosa che mette sottosopra tutte le sue convinzioni. Inizia così una corsa alla ricerca di un ragazzo, tale Giorgio Clerici, anche lui partigiano e amico di Fulvia e Milton, colui che ha in mano la verità.

Il romanzo è quindi una corsa contro il tempo di Milton per ritrovare Giorgio che nel frattempo è stato catturato dai fascisti e rischia la morte. Assieme a Milton ci ritroviamo quindi sopraffatti dall’angoscia di non riuscire possibilmente nell’impresa, l’angoscia del non poter dare una risposta alle mille domande. In tutto ciò siamo ricoperti da uno scenario freddo e nebbioso, con case rigide in cui i partigiani si nascondono e cercano alloggio nella notte.

Il nostro Milton

Il testo si apre con Milton che torna in un luogo a lui molto caro, la villa di Fulvia, la ragazza di cui è innamorato e da cui è stato costretto ad allontanarsi per forza di eventi. Questa scena iniziale ci racconta già tanto su Milton e altri personaggi che saranno importanti ai fini della storia, iniziamo anche a comprendere un poco le dinamiche presenti ai tempi del rapporto fra Milton e Fulvia. È facile comprendere fin da subito che Milton è ancora innamorato della ragazza, ma all’interno di questa villa, nel mezzo di questa visita sul viale dei ricordi, il giovane scoprirà che tra Fulvia e Giorgio c’è stato qualcosa, un qualcosa di cui lui non era al corrente.

Come scritto prima, questa scoperta getterà Milton in uno stato di profonda irrequietezza, diventerà apprensivo e agitato. Dopo questo evento lo vediamo smosso solo dal desiderio di risposte.

Il Milton del libro è l’ombra di Fenoglio, l’autore stesso fu un partigiano e in “Un Questione Privata” dipinge una Resistenza senza fronzoli, ma al tempo stesso non dà una lettura singola e buonista della Resistenza. La vita da partigiano che Fenoglio mostra non è quella in cui viene esaltata la visione eroica, dipingendo magari una realtà priva di criticità, ma anzi l’autore ci mostra la realtà anche non del tutto linda della vita da partigiano, ci mostra personaggi anche problematici che in quel tempo e in quella situazione vivono cercando di muoversi tramite strategie e movimenti loschi.

Questo è senz’altro uno dei motivi per cui l’opera di Fenoglio è stata esaltata sempre come “il grande romanzo sulla vita partigiana e sulla Resistenza”, per il senso di realismo con cui l’autore ci mostra i personaggi e questo stile di vita aspro.

Durante la lettura viene spontaneo prendere in considerazione anche ciò che va oltre la storia che si sta leggendo, non stiamo solo seguendo le vicende di Milton o non ci sentiamo solo coinvolti nel turbine di emozioni che travolgono il protagonista, stiamo leggendo anche di Fenoglio stesso, della storia d’Italia, della Resistenza raccontata da chi l’ha vissuta in prima persona.
Non dico che le vicenda del protagonista passi in secondo piano, ma non si può non tenere conto di tutto il mondo che c’è dietro alla pura storia di questi personaggi che stiamo seguendo.

Tutto il testo si concentra su eventi che portano Milton all’apparenza sempre più vicino all’obiettivo ovvero l’incontro con Giorgio, gioca su una tensione sempre presente. E noi andiamo avanti aspettando che accada sempre qualcosa, quest’altra briciola che permetterà a Milton di arrivare forse a conoscere la verità.
Anche il finale è impostato in questo modo, leggiamo una scena che ci porta avanti e tira la corda fino all’ultimo per poi tagliare il testo e chiuderlo con un’ultima frase enigmatica che lascia principalmente due interpretazioni.

Milton alla fine è un personaggio vinto dalle circostanze e dalla vita, è un giovane che lotta in una guerra che sembra senza fine, rischia la morte ogni giorno e si aggrappa a ricordi lontani, ma questi sono fragili e spenti. Per questo quando scopre la verità sul rapporto fra Fulvia e Giorgio monta in lui questo senso di frenesia perenne, tutte le sue certezze vengono spazzate via, ciò di cui era certo riguardo i sentimenti di Fulvia diventa incerto e senza quella base a cui aggrapparsi la vita già ardua di Milton diventa impossibile.

È interessante anche la contrapposizione presente fra il personaggio di Milton e quello di Giorgio, amici certo, ma diverso l’uno dall’altro. Milton è un ragazzo intelligente, non bello d’aspetto come viene ribadito in varie occasioni, sensibile, proveniente da una famiglia non ricca, mentre Giorgio come Fulvia proviene da una famiglia certamente più agiata, è un bel ragazzo, secondo Milton non adatto alla guerra ed emerge da lui un certo senso di nobiltà per l’atteggiamento anche con cui vive con gli altri partigiani.

Insomma, Milton è un personaggio per cui non si può non provare un moto di empatia, è un eroe tormentato, pronto a mettere da parte tutte le conquiste o le imprese compiute in guerra, il suo unico pensiero ad un tratto diventa l’amore, Fulvia e la scoperta della verità.

Conclusioni

“Una Questione Privata” è un testo di cui raccomando assolutamente la lettura perché che ad essere un libro godibile è anche un testo che rappresenta senza fronzoli la realtà partigiana a ci accompagna nel viaggio di un ragazzo tormentato fra piani strategici per recuperare Giorgio, speranze distrutte e paesaggi duri.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Una Questione Privata”? Sì? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A prestissimo!

LiberTiAmo di Maggio (2024)

Buongiorno e buon primo maggio!

Come andiamo? Come avete passato questi ultimi due mesi?

Eh sì, perché sono già passati due mesi dall’ultima volta in cui ci siamo sentiti, o meglio letti, qui sul blog.

Sono stati due mesi senza dubbio pesanti, lunghi ed estenuanti, ma sono passati e speriamo di avere davanti tempi migliori e più tranquilli. Tra l’altro in questo tempo ho iniziato bozze di articoli non portate a termine, recensioni non concluse, insomma nei prossimi giorni sicuramente uscirà la recensione de “Una Questione Privata” di Fenoglio, ma c’è altro che spero di poter terminare a breve e di portare su questi schermi. Sto cercando piano piano di recuperare anche con le letture dato che ho iniziato mille libri senza finirne uno, ma no, in realtà qualcuno l’ho finito, ma come al solito sono sepolta dalle cose arretrate.

Oggi però cerchiamo di fare chiarezza e iniziamo questo maggio con ottime premesse, nuovo mese, nuovi orizzonti, nuove letture e nuove speranze di riuscita oserei dire.

Parliamo del libro che sarà in lettura per tutto il mese sul gruppo, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui.

Ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Il libro di maggio è “L’Acqua del Lago non è mai Dolce” di Giulia Caminito.

L’Acqua del Lago non è Mai Dolce – Giulia Caminito

Anno di Pubblicazione: 2021

Link all’acquisto: QUI

Trama

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subito Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.

L’acqua del lago non è mai dolce è il terzo romanzo di Giulia Caminito, ha vinto il premio Strega Off e il Supercampiello nel 2021.

Il libro sarà in lettura dal 01/05 al 31/05, quindi per tutto il mese di maggio.

Avete mai letto “L’acqua del lago non è mai dolce”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Marzo e Aprile (2024)

Buongiorno e buon primo di marzo!

Come state? Com’è andato il mese di febbraio? Avete scoperto bei libri? Siete riuscit* ad affrontare questi ultimi 29 giorni in modo tutto sommato pacifico?

Oggi siamo qui per parlare del libro che sarà in lettura per tutto il mese di marzo e per tutto il mese di aprile sul gruppo di lettura LiberTiAmo, che come sempre trovate qui.

Ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Il libro di cui parleremo oggi sarà in lettura per due mesi per la sua mole, essendo un testo di 656 pagine, quindi al fine di poterlo leggere tranquillamente la lettura sarà di due mesi.

Parliamone!

Demon Copperhead – Barbara Kingsolver

Anno di pubblicazione: 2023 (ITA)

Link all’acquisto: QUI

Trama

Questa è la storia di un ragazzo che tutti chiamano Demon Copperhead, un eroe dei nostri tempi. Un ragazzo che può contare solo sulla bella faccia ereditata da suo padre, una criniera di capelli color rame, lo spirito aguzzo e il vizio di sopravvivere. Il suo esordio nell’universo – mamma di diciott’anni che partorisce sola con una bottiglia di gin, anfetamine e oppioidi –, in una casa mobile sperduta negli Appalachi meridionali, dà il la a ciò che verrà dopo. Demon inizia la sua corsa a perdifiato attraverso la vita, sfreccia per le selve oscure dell’affido, del lavoro minorile, delle scuole fatiscenti, fino al sogno, e poi all’ebbrezza del successo atletico, con la conseguente caduta nella dipendenza. Nel mentre, si ossessiona con gli eroi della Marvel, si disegna i suoi fumetti riempiendoli di cattivi veri, si inerpica per le vette vertiginose del grande amore e sprofonda nel dolo – re straziante della perdita. Attraverso tutto questo, Demon deve combattere, armato del suo caustico umorismo e poco altro, con – tro la propria invisibilità in un mondo dove persino i suoi amati supereroi hanno abbandonato le terre selvagge per la città. La sua voce è quella di una generazione di ragazzi perduti, nati in posti splendidi e maledetti che neanche per un istante concepiscono di abbandonare. Ma Demon è un combattente, un sopravvissuto, come era un sopravvissuto David Copperfield nella sua disgraziata Londra.

Demon Copperhead è uscito in Italia nel 2023, negli USA nel 2022.

Il romanzo ha vinto il Premio Pulitzer nel 2023.

Ispirandosi all’opera iconica di Dickens, Barbara Kingsolver accompagna il lettore in un viaggio che impone di riflettere sulle vite marginali di coloro che il sistema considera invisibili.

Il libro sarà in lettura dal 01/03 al 30/04, quindi per due mesi.

E voi? Avete mai letto “Demon Copperhead”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Febbraio (2024)

Buon giovedì e buon primo di febbraio!

Come state? Come avete passato il mese di gennaio? Spero si sia rivelato un buon primo punto di partenza in questo 2024 già in salita!

Oggi come avrete intuito dal titolo, siamo qui per parlare del libro che sarà in lettura per tutto il mese di febbraio sul gruppo di lettura LiberTiAmo, che come sempre trovate qui.

Ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Ottimo, libro di febbraio, ora!

Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche? – Philip K. Dick

Anno di Pubblicazione: 1968

Link all’acquisto: QUI

Trama

San Francisco 1992. La Terra è un pianeta desolato, devastato dalle guerre nucleari; gli esseri umani sono in gran parte emigrati nelle colonie esterne e numerose specie animali si sono estinte, tanto che possedere un animale domestico vivente è diventato un ambito status symbol. Per chi non può permettersi un cucciolo “vero”, come il cacciatore di taglie Rick Deckard, ci sono le pecore elettriche… L’umanità vive infatti affiancata da diversi modelli di robot, dalle semplici macchine-utensili ai vicini di casa artificiali, fino a sofisticati modelli di androidi assolutamente indistinguibili dagli esseri umani, anzi persino più intelligenti, come i Nexus-6. Quando alcuni esemplari di questi replicanti perfetti fuggono da una colonia marziana per vivere liberi, Rick è incaricato di “congedarli”. Prima, però, dovrà riuscire a individuarli… Cos’è reale e cosa no? Cos’è umano e cosa no? E poi le droghe, i difficili rapporti tra i sessi, la repressione dello Stato: i grandi temi della narrativa di Philip K. Dick animano questo celebre romanzo di fantascienza, tragico e grottesco, un capolavoro che esce dai confini del genere letterario, «un trattato di teologia cibernetica assolutamente vertiginoso, di una ricchezza narrativa impressionante» (Carrère).

Dal romanzo è stato tratto il celebre film Blade Runner di Ridley Scott.

Infarcito dei temi tipici dello scrittore statunitense (cos’è reale e cosa non lo è, cosa è umano e cosa no, le droghe, la repressione poliziesca, le difficili relazioni con le donne, i simulacri), è ritenuto da alcuni inferiore a capolavori quali Ubik o La svastica sul sole, mentre altri critici lo ritengono da inserire a pieno titolo nel novero delle opere maggiori.

Il libro sarà in lettura dal 01/02 al 29/02, quindi per tutto il mese di febbraio.

E voi? Avete mai letto “Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche?”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Mettiamoci in Pari – Tutte le Letture di cui Non Abbiamo Ancora Parlato (O non del Tutto)

Buon pomeriggio!

Come state? Com’è iniziato il 2024? Come sono questi primi giorni di gennaio?

Oggi ripartiamo alla grande perché come primo vero articolo (escluso ovviamente l’annuncio per il libro del mese per il gdl) del 2024, parleremo in modo congiunto in un unico articolo di tutti quei testi che ho letto nel 2023/2022 e di cui non abbiamo ancora parlato, quantomeno in una recensione approfondita.

So che torniamo parecchio indietro, ma ci sono ancora dei libri letti nel 2022 di cui non ho mai parlato qui sul blog e mi dispiace non dire nulla a riguardo, fanno parte di quella serie di recensioni arretrate a cui ho accennato qualche volta.

Ebbene, non voglio che questi testi restino fuori per sempre dalla memoria senza mai più parlarne, il problema è che il mio pensiero/opinione su questi si può condensare in un unico articolo, quindi invece di scrivere recensioni singole cercheremo di “metterci in pari” con i testi arretrati del 2023/2022 che ho ancora da recensire, in un unico colpo, così guarderemo al futuro e a questo 2024 con un orizzonte pulito e una tela bianca, con il pensiero di non avere recensioni/testi arretrati di cui dover ancora parlare e senza sentirmi in colpa per averli esclusi. Ripartiamo da zero.

È un bel listone, ma alla fine su alcuni non ci perderemo più di tanto perché non ho appunto molto da dire e avrei voluto inserire di nuovo anche altri due testi presenti già nell’articolo dei libri top del 2023, ma non avrebbe avuto molto senso dato che buona parte di ciò che volevo dire riguardo a questi l’ho già fatto in quell’articolo che vi lascio qui. Sto parlando de “I Racconti di Pietroburgo” di Gogol e “Helter Skelter” di V. Bugliosi e C. Gentry.

Ok, diamo il via al mega recap e sistemiamo questo vuoto delle recensioni arretrate!

Pelle D’uomo – Hubert, Zanzim

Anno di Pubblicazione: 2021

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 20,00

Link all’acquisto: QUI

Una giovane donna è promessa in sposa a un uomo che neanche conosce. Le donne della sua famiglia, da generazioni, indossano una pelle d’uomo per muoversi indisturbate in una società troppo patriarcale per curarsi di loro. È così che Bianca diventa Lorenzo, che diventa amico del suo futuro marito, e scopre che in realtà questi è gay. Inizia una tenera relazione, in cui Giovanni non sa di tradire sua moglie… con sua moglie.

Parliamo di una graphic novel decisamente piacevole, con una storia ben gestita, interessante e con molti spunti di riflessione e di intrattenimento. Forse l’aspetto che sboccia di meno è proprio la grafica però, semplice in generale, ma ci sono tavole in cui forse questa semplicità prende una connotazione un poco negativa, in generale funziona, ma a tratti alcune tavole sembrano più abbozzate di altre, però è lo stile in sé. Si trattano tematiche come l’omosessualità, il fanatismo religioso, la libertà, l’omofobia, la condizione femminile e altri. Avevo letto questa graphic novel sul tablet e non mi dispiacerebbe recuperarla in cartaceo un giorno perché la ricordo come una lettura con un tono ironico, delicato, ma anche fermo nel mostrare situazioni/tematiche complesse in modo interessante.

Voto:

La Raggia – Mattia Grigolo

Anno di Pubblicazione: 2022

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 14,00

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Vivendo in una baracca vicino a un bosco, in cui il silenzio è troppo profondo per sfuggire all’eco dei tuoi pensieri e della tua rabbia, cerchi un modo per esprimere quello che senti, anche se non conosci le parole per farlo, anche se tuo padre ti ha insegnato il silenzio a schiaffi. Allora compri dei quaderni e scrivi come puoi quel che ti accade, nella vita e nella testa, cancellando gli errori e strappando le pagine. Ma ecco di nuovo quella strana volpe tra gli alberi, e con lei crollano gli argini ai ricordi più dolorosi e ai pensieri più cupi. I tuoi quaderni li nascondi nel terreno perché sarebbe un guaio se finissero nelle mani di tuo padre o dei tuoi amici, per non parlare dei poliziotti che sospettano tu abbia ucciso Nina. Era la tua ragazza e l’hanno trovata morta nel fiume. Tu ne sai qualcosa, e la volpe conosce i tuoi segreti.

Allora, siamo di fronte ad un testo piuttosto particolare, è scritto come un diario quindi in prima persona, con l’apposita data in alto, con frasi a volte cancellate, corrette, pensieri e sensazioni profonde del narratore che è un individuo emarginato che vive in mezzo al bosco e solitamente ha la compagnia di poche persone. È un libro sui traumi e su questa rabbia “o raggia” repressa del protagonista, che non sa come gestirla, ma questa è il frutto di un vissuto complesso, di rapporti problematici con molte figure presenti nella sua vita, con il rapporto con se stesso e direi in generale parte di ciò che lo ha formato. All’interno del testo sono presenti riferimenti a questa volpe, simbolo forse di una madre assente e sempre della rabbia che emerge nel corso della lettura di queste pagine di diario. È un libro amaro, con una violenza sempre presente in sottofondo, un senso generale di rabbia appunto. L’autore ha fatto un ottimo lavoro a livello psicologico perché riesce a far emergere la psiche di un individuo che ha vissuto in un certo senso ai margini della società ed è ripieno di sentimenti ed emozioni negative.

Voto:

Il libro contro la Morte – Elias Canetti

Anno di Pubblicazione: 2017

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 24,00

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Il libro più importante della sua vita, Canetti lo portò sempre dentro di sé ma non lo compose mai. Per cinquant’anni procrastinò il momento di ordinare in un testo articolato i numerosissimi appunti che, nel dialogo costante con i contemporanei, con i grandi del passato e con i propri lutti familiari, andava prendendo giorno dopo giorno su uno dei temi cardine della sua opera: la battaglia contro la morte, contro la violenza del potere che afferma se stesso annientando gli altri, contro Dio che ha inventato la morte, contro l’uomo che uccide e ama la guerra. Una battaglia che era un costante tentativo di salvare i morti – almeno per qualche tempo ancora – sotto le ali del ricordo: «noi viviamo davvero dei morti. Non oso pensare che cosa saremmo senza di loro». Sospeso tra il desiderio di veder concluso “Il libro contro la morte”- «È ancora il mio libro per antonomasia. Riuscirò finalmente a scriverlo tutto d’un fiato?» – e la certezza che solo i posteri avrebbero potuto intraprendere il compito ordinatore a lui precluso, Canetti continuò a scrivere fino all’ultimo senza imprigionare nella griglia prepotente di un sistema i suoi pensieri: frasi brevi e icastiche, fabulae minimae, satire, invettive e fulminanti paradossi. Quel compito ordinatore è assolto ora da questo libro, complemento fondamentale e irrinunciabile di Massa e potere: ricostruito con sapienza filologica su materiali in gran parte inediti, esso ci restituisce un mosaico prezioso, collocandosi in posizione eminente fra le maggiori opere di Canetti.

Questo è stato il mio primo approccio a Canetti, e il testo in questione è una raccolta di riflessioni, citazioni, spezzoni di dialoghi avuti con i contemporanei e conclusioni a cui è arrivato l’autore in riferimento alla tematica su cui si basa il testo, ovvero la morte e il come non arrendersi ad essa. Allora, penso sia uscito un pillole letterarie a riguardo, questo qui, letteralmente l’ultimo presente sul blog. I testi che appaiono in questa rubrica sono testi che ho letto e che consiglio, ma su cui generalmente non ho molto da dire o testi che ho letto molto tempo fa e di cui ricordo poco o ancora, testi per cui non uscirà una vera recensione, ma che ci tengo a nominare. Bene, “Il libro Contro la Morte” è stata una lettura diluita in più settimane proprio per la forma anche del testo, che all’interno si presenta appunto come una raccolta di vari “pezzi” fra citazioni e altro. È stato un libro che ho vissuto in un certo modo, ne è uscito sottolineato, appuntato, segnato, ma alla fine penso sia un libro utile per conoscere Canetti e la sua mentalità riguardo a certe tematiche, e per conoscere inoltre la sua contemporaneità e alcuni eventi della sua vita privata a cui fa accenno in alcuni passaggi. Autore premio Nobel nel 1981, Canetti viene citato spesso per testi come “Auto da fé” e “Massa e Potere”, penso che “Il Libro Contro la Morte” mi sia servito come primo step per conoscerlo prima di affrontare i suoi pilastri, che di certo affronterò. Quindi se siete fan di Canetti secondo me amerete questo libro perché emerge la mentalità di Canetti e se invece come me non avete mai letto nulla si suo, è un ottimo modo per avvicinarsi a lui.

Voto:

D’Un tratto nel Folto del Bosco – Amos Oz

Anno di Pubblicazione: 2005

Anno di lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 8,50

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La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l’assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev’essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande che restano senza risposta. Fino a quando Mati e Maya non partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.

Breve racconto/favola piuttosto conosciuta di Amos Oz, negli anni ho sentito nominare spesso questo libro ed è stato il mio primo vero approccio ad Amos Oz, autore di cui ho in libreria anche “Giuda” e “Una Storia di Amore e di Tenebra”. Ho sempre sentito tessere le lodi di questo testo e se devo essere sincera ricordo molto poco di questo libro, ricordo giusto qualche atmosfera, qualcosina di particolare sui personaggi e il mio non essere così su di giri per la lettura. Non è un libro orrido a mio vedere, ma è stata una lettura nella media, né sensazioni positive né negative, tutto neutro diciamo. Ci sono all’interno tematiche molto interessanti e buoni spunti di riflessione, ma per me non ha funzionato del tutto, finisce in quell’insieme di libri grigi, per cui non provo/ho provato entusiasmo, ma nemmeno delusione.

Voto:

L’Ultimo giorno di un Condannato a Morte – Victor Hugo

Anno di Pubblicazione: 1829

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 4,90

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È anonimo l’autore che, nel 1829, dà alle stampe questo piccolo, gigantesco libro. Ma è inconfondibilmente Victor Hugo. Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l’umanità intera, sul suo dorso poderoso, verso un futuro di pace, prosperità, ricchezza e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico pagante, si marcisce in carcere, ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Hugo parla a nome dell’umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i miserabili di tutte le nazioni e tutte le epoche. Un crimine di cui non conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate. Un’angoscia di cui conosciamo fin troppo bene la lama lo tortura, giorno dopo giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine dell’attesa, venga essa con la liberazione o con l’oblio.

È un testo basato sull’attesa di un condannato a morte, recluso nel carcere di Bicetre e destinato al patibolo. Lo seguiamo e accompagniamo nel corso di queste ore/giorni, nei suoi incontri con altri individui, ma soprattutto all’interno della sua crescente angoscia perché man mano che passano le ore questo senso di disperazione, ansia e apprensione crescono. È un crescendo appunto, fino ad arrivare al picco finale e al momento del patibolo. È una critica alla pena di morte nella Francia dell’ottocento, Hugo si schiera contro la pena capitale mostrando al lettore lo stato d’animo e fisico in cui vive un uomo relegato in queste condizioni. È senza dubbio un libriccino molto famoso che io volevo recuperare da tempo e sono felice di averlo fatto.

Voto:

La Favola di Amore e Psiche – Apuleio

Contenuto ne “Le Metamorfosi”, II secolo d.C.

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 5,90

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Incastonata come digressione nelle “Metamorfosi”, questa favola è uno dei più famosi e celebrati racconti d’amore di tutti i tempi. Il dio Amore, invaghitosi della bellissima Psiche, la visita ogni notte, con il patto che essa non cerchi mai di vedere il suo volto. Istigata dalle invidiose sorelle a scoprirne l’identità, la fanciulla sarà punita. e, solo dopo lunghe peregrinazioni, perdonata e resa immortale da Zeus,che l’accoglierà nell’Olimpo come sposa di Amore.

Beh, che dire, storia famosissima, citatissima, acclamatissima, che io però non avevo ancora letto. È appunto contenuta ne “Le Metamorfosi” di Apuleio, testo che devo ancora del tutto leggere, ma nel 2022 mi era venuta questa voglia di colmare la lacuna per non aver ancora letto questa favola. Mi è piaciuto, ma non mi sono strappata i capelli, c’è da tenere in considerazione il fatto che ovviamente è un testo scritto nel II sec. d.C., preso dalla mitologia e bisogna prenderlo per quello che è ovvero la storia d’amore fra un dio e una donna che dovrà affrontare varie prove. Ho letto varie recensioni e se da una parte ci sono persone che elogiano questo testo per i messaggi “positivi” contenuti all’interno, altre lo criticano per quelli “negativi”. Con una mentalità come quella di oggi è normale notare punti che magari fanno un po’ storcere il naso, ma secondo me in questo caso bisogna sospendere questa visione, queste critiche cadono un po’ nel vuoto, resta sempre un racconto del II secolo d.C.

Voto:

Il Racconto della Vecchia Balia – Elizabeth Gaskell

Anno di Pubblicazione: 1852

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 6,90

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“Il racconto della vecchia balia” è uno scritto breve pubblicato nel 1852 in una raccolta dallo stesso titolo. Pare addirittura che lo stesso Charles Dickens volesse vederlo concluso, esortando l’autrice Elizabeth Gaskell a completarlo. La balia del racconto narra a dei giovani ascoltatori la storia della piccola Rosamond che, rimasta orfana, viene affidata alle cure di lontani e anziani parenti i quali, nel freddo della loro vecchia dimora, si dicono disponibili a prendersi cura di lei. Ma c’è un segreto misterioso che riguarda la storia familiare all’origine delle spettrali incursioni notturne di uno spirito bambina e del lugubre quanto minaccioso suono di un organo che riecheggia nell’ala est del nobile maniero nelle notti più tempestose. Esso appartiene a una tragica vicenda familiare che si è consumata molti anni addietro. Gaskell trasporta il lettore in una storia di fantasmi della vecchia Inghilterra, tra magioni infestate, paesaggi innevati, famiglie maledette e spettri che si aggirano per la brughiera. Un racconto “classico” in tal senso, rappresentativo di un genere tanto apprezzato quanto diffuso.

Racconto molto carino, forse mi aveva delusa un poco il finale, però ha certamente delle belle atmosfere per il tipo di storia di cui stiamo parlando, ovvero una ghost story. Tipica atmosfera inglese un po’ spooky, casa con oscuri segreti, apparizioni, fantasmi, vedo non vedo ecc. ecc. Stile “Il Giro di Vite” ma più godibile, dato che a me “Il Giro di Vite” non è piaciuto. Se cercate un racconto breve, ma decisamente scorrevole, magari anche adatto ad un periodo o momento di letture un pochino creepy o spooky questo può essere una buona scelta.

Voto:

Fiabe Islandesi – Traduttore S. Cosimini

Anno di Pubblicazione: 2016

Anno di Lettura: 2022

Prezzo di Copertina: € 17,00

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Terra di miti e leggende che sembrano riecheggiare ancora nei suoi paesaggi lunari, l’Islanda ha dato voce alla sua creatività anche in un originale patrimonio di fiabe, qui raccolte in un’antologia inedita. Un mondo di castelli stregati, lotte in sella ai draghi e viaggi per mare con le barche di pietra dei troll, popolato da bellissime regine che si rivelano orchesse, elfi dispettosi che è bene farsi amici, giganti a tre teste che escono dalle grotte di lava, e una natura “vivente” piena di misteri, dove ogni roccia, animale o corso d’acqua può nascondere un’insidia o una presenza fatata. Storie che raccontano l’eterna lotta tra il bene e il male a colpi di magie, metamorfosi e prove di astuzia e di coraggio, ma a oche l’origine di un proverbio o di un’antica credenza che fonde il sacro e il pagano, come quella degli elfi, i “figli sporchi” che Eva non è riuscita a lavare prima di una visita di Dio e che da allora dimorano negli anfratti rifuggendo ogni sguardo umano. Storie in cui i motivi di Biancaneve o delia Bella addormentata hanno risvolti per noi inaspettati, e se la giustizia trionfa sempre come vuole la tradizione, punendo i malvagi e dando felicità e ricchezza ai probi, ogni fiaba ci sorprende con uno humour irriverente, un’inedita sensualità o una crudezza che ricorda le saghe. Pagina dopo pagina ci avviciniamo all’anima di un popolo che nelle solitudini boreali ha sempre viaggiato con la parola, l’immaginazione, la poesia.

Avevamo parlato l’ultima volta di questo libro nell’appuntamento del dicembre 2022 per il gruppo di lettura. Ebbene, dopo non ci sono stati più aggiornamenti, ma da una me che era ancora in ottima forma nel 2022 a livello di letture era emerso un voto finale di tre stelle, per un testo che avevo letto alla fine in pochi giorni. È una raccolta di fiabe islandesi appunto, alcune più godibili di altre senza dubbio, ma alla fine una raccolta molto d’atmosfera adatta anche a periodi freddi o da leggere nel corso delle feste natalizie (che sono già andate stavolta). In vari racconti tornano tematiche molti simili, alcune fiabe un poco si assomigliano o sembrano legate, ma ovviamente si possono leggere in modo individuale. Ricordo qualcosa in particolare che mi ha colpita? No, ma ricordo le atmosfere.

Voto:

Cry, the Beloved Country – Alan Paton

Anno di Pubblicazione: 1948

Anno di Lettura: 2023

Prezzo di Copertina: € 11,89

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Cry the Beloved Country è la storia commovente del pastore Zulu Stephen Kumalo e di suo figlio Absalom, ambientata sullo sfondo di una terra e di un popolo lacerati dall’ingiustizia razziale. Notevole per la sua contemporaneità, indimenticabile per carattere e avvenimenti, Cry the Beloved Country è un’opera classica di amore e speranza, coraggio e resistenza, nata dalla dignità dell’uomo.

Questo libro è stato pubblicato anche in italiano in varie edizioni Bompiani, negli anni 50′ e 80′ con il titolo “Piangi, Terra Amata”, ma al momento non è più disponibile in italiano, si trovano solo edizioni vintage in vendita da privati o magari in qualche libreria dell’usato. In inglese si trova senza problemi e infatti nei primi mesi del 2023 ho deciso di recuperarlo in questa edizione Random House nella collana Vintage Classics. Allora, questo è un altro testo che fa parte di quella lista di libri contenuti in “Guida al Trattamento dei Vampiri per Casalinghe” di G. Hendrix che è stato il libro del mese di maggio per il gdl e per cui io mi ero messa in testa di leggere tutti i testi presenti. Progetto fallito, lo sappiamo, ma a livello pratico sono riuscita a leggere quasi metà dei testi in questione, fra cui appunto “Piangi, Terra Amata/Cry, the Beloved Country”. È un viaggio questo libro, quello di un uomo, un prete cristiano, uno Zulu, del villaggio di Ixopo Ndotsheni che in seguito all’arrivo di alcune comunicazioni riguardanti il figlio e la sorella decide di recarsi a Johannesburg per riportare questi due membri della famiglia sulla retta via. Ovviamente accadranno una serie di fatti che cambieranno l’obbiettivo e lo svolgersi della vicenda. Senza dubbio è un testo drammatico, crudo nel suo mostrare con freddezza rapporti umani lacerati da eventi tragici compiuti con leggerezza. Non conoscevo questo testo e probabilmente non l’avrei mai letto nella mia vita senza l’idea di fare questa specie di challenge con me stessa, e sono felice di averla fatta, nonostante tutto. Trovo che da un certo punto in poi il libro si perda un poco, ma in generale è stata una lettura che mi ha soddisfatta.

Voto:

La Vergogna – Annie Ernaux

Anno di Pubblicazione: 2018

Anno di Lettura: 2023

Prezzo di Copertina: € 15,00

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Yvetot, giugno 1952. L’universo del bar-alimentari dell’infanzia di Ernaux viene sconvolto da un episodio spartiacque, terrificante: durante una lite il padre cerca di uccidere la madre, salvata forse solo dal provvidenziale intervento della figlia dodicenne. Attraverso il quotidiano confronto con le compagne di scuola, tutte borghesi, il rapporto con il mondo di provenienza – violento, contadino, operaio, non istruito – adesso si incrina. Lo «sguardo degli altri» si fa d’un tratto macigno, capace di schiacciare ogni slancio e condizionare ogni gesto. E’ il libro in cui, come non mai, Ernaux affronta di petto l’indicibile: il trauma e la vergogna che hanno acceso in lei il desiderio di ribellarsi e di scrivere.

Libro del luglio 2023 per il gruppo di lettura e ultimo testo di questo listone, ah e primo testo della Ernaux mai letto. Anche qui abbiamo un libro che per me rientra in quella zona grigia dei libri nella media, piacevole, ma non indimenticabile o degno di essere inserito nei libri piaciuti al 100%. È un testo autobiografico, come quelli dell’autrice, in cui racconta della propria infanzia e di un evento avvenuto quando lei era bambina che ha segnato la sua vita nel suo essere anche così improvviso e violento, il tentativo del padre di uccidere la madre. La Ernaux ci racconta di come questa macchia nei suoi ricordi si è allargata sempre più ed è diventata un qualcosa che ha richiesto un’uscita, un modo per poterla far sfogare ed è stata anche uno dei motori per il suo desiderio di scrivere. Come dicevo, piacevole, ottimi spunti di riflessione, leggerò sicuramente altro dell’autrice, ma non uno dei migliori dell’anno. Questo tra l’altro è stato l’ultimo testo che ho ufficialmente terminato nel 2023, perché tutti gli altri sono libri iniziati e non portati a termine.

Voto:

Bene! E voi? Quali sono state le vostre ultime letture?

Ah! Finalmente ora siamo in pari, da oggi in avanti parleremo di testi freschi appena terminati (sperando ovviamente di non finire in poco tempo con un sacco di recensioni arretrate, o forse sì dato che potrebbe essere un segnale di una ottima ripresa nella lettura)!

A presto!

LiberTiAmo di Gennaio (2024)

Buongiorno, buon primo dell’anno e buon lunedì!

Come state? Come vi sentite in questo primo giorno dell’anno? Rinvigoriti/e, pieni/e di buoni propositi? Com’è l’aria di questa prima giornata del 2024?

Avete festeggiato salutando il vecchio 2023? Spero di sì!

Oggi, per inaugurare nel modo migliore il 2024, partiamo parlando subito di libri, in particolare del libro di gennaio per il gruppo di lettura LiberTiAmo, che trovate come sempre qui su Goodreads, in cui ogni mese leggiamo assieme un libro in massima libertà.

E allora via, scopriamo il primo libro dell’anno!

Una Questione Privata – Beppe Fenoglio

Anno di Pubblicazione: 1963

Link all’acquisto: QUI

Trama

Nelle Langhe, durante la guerra partigiana, Milton (quasi una controfigura di Fenoglio stesso) è un giovane studente universitario, ex ufficiale che milita nelle formazioni autonome. Eroe solitario, durante un’azione militare rivede la villa dove aveva abitato Fulvia, una ragazza che egli aveva amato e che ancora ama. Mentre visita i luoghi del suo amore, rievocandone le vicende, viene a sapere che Fulvia si è innamorata di un suo amico, Giorgio: tormentato dalla gelosia, Milton tenta di rintracciare il rivale, scoprendo che è stato catturato dai fascisti… Con parole precise e vere, con commozione e furia, Fenoglio fa risuonare la piú bella tra le storie d’amore possibili e impossibili.

Una questione privata è un romanzo di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nell’aprile del 1963, due mesi dopo la morte dell’autore.

Il libro tratta un tema caro a Fenoglio, ovverosia la guerra partigiana negli anni finali della seconda guerra mondiale.

Italo Calvino nella prefazione de “Il Sentiero dei Nidi di Ragno” disse de “La Questione Privata” di Fenoglio:
«Una questione privata […] è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione e la furia. […]»

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di gennaio.

E voi? Avete mai letto “Una Questione Privata”? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!