Circe – Madeline Miller

Ehi ehi, eccoci qui!

Finalmente è arrivato il momento di parlare di “Circe” di Madeline Miller, era ora! Ma prima di tutto, come state? Come sta andando questo marzo strano?

Abbiamo parlato in parte di “Circe” perché è stato nominato nella top five delle mie letture del 2024, ma abbiamo giusto spolverato la superficie, abbiamo toccato solo l’involucro esterno di questo pacchetto, non ci siamo addentrati in profondità nel contenuto, ma oggi è il giorno giusto per farlo!

“Circe” di Madeline Miller è un libro del 2018 che ha riscosso un enorme successo, si è parlato molto delle opere di questa autrice, in particolare di “Circe” appunto e de “La Canzone di Achille”, per mesi e mesi sono stati una presenza costante sui social e non solo, e devo dire che anche ora vengono citati ogni tanto.

Comunque, bando alle ciance, iniziamo con la recensione!

Circe – Madeline Miller

Casa editrice: Sonzogno/Feltrinelli

Genere: mitologia, fantasy

Prezzo di Copertina: € 18,90 (Ed. Feltrinelli: € 13,30)

Prezzo ebook: € 8,99

Prima pubblicazione: 2018

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità. Parlavamo ai pesci e coltivavamo fiori, distillavamo la pioggia dalle nubi e il sale dalle onde. Quella parola, ninfa, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro. Nella nostra lingua significa non solo dea, ma sposa. 

Trama

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia e nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.

Recensione

Circe è il secondo libro di Madeline Miller ed è stato pubblicato il 10 aprile 2018 in lingua originale inglese, il libro è stato tradotto in altre sei lingue tra cui l’italiano e ha avuto buoni riscontri da parte della critica, tanto da essere stato finalista per il Women’s Prize for Fiction.

Come dicevamo ha riscontrato un grande successo, soprattutto in America e Inghilterra dove per settimane si è guadagnato i primi posti delle classifiche.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile dell’autrice è assolutamente godibile, ben equilibrato, evocativo, si adatta al meglio alla vicenda e ai fatti narrati, insomma funziona bene e non ho particolari appunti o critiche da smuovere. La scrittura della Miller non risulta mai pesante o frastagliata o troppo arzigogolata, come dicevo è ben equilibrata, ovviamente ci sono momenti più lenti nella narrazione, ma lo stile resta piacevole e anzi in alcune scene l’autrice riesce secondo me, per un connubio di termini, sinuosità della prosa, immagini scelte, a creare istanti decisamente vividi in cui la narrazione sembra sospesa e ci si ritrova in questa bolla ad ammirare la scena descritta.

È di certo un romanzo in cui ci si gode la sequenza, le avventure, ci si imbarca in un viaggio e anche per questo ci sono momenti in cui il ritmo è più concitato e altri in cui è più rilassato e lento, anche se guardando in toto il romanzo direi che il ritmo è piuttosto disteso per la maggior parte delle vicende. La Miller si prende il tempo per la descrizione di alcune scene significative, ma non diventa mai pedante o eccessiva.

L’atmosfera generale è quella di un mondo sospeso, Circe nasce e cresce nell’Olimpo assieme a divinità, ninfe e titani, ma è evidente che quello non è il suo mondo, non riesce ad incastrarsi lì in mezzo a quelle creature che ci appaiono come egoiste ed egocentriche. Viene poi a contatto con gli esseri umani e successivamente esiliata sull’isola di Eea. Circe si muove nel mondo, ma personalmente ho avvertito sempre questo senso di sospensione dato dall’incertezza per il futuro di Circe e dalla sua difficoltà nell’entrare a pieno nel mondo, che sia quello divino o quello umano, che comunque le va più a genio. Leggendo il testo sembra di navigare assieme a Circe in un mondo sconosciuto, incerti nei confronti del futuro, provando questo senso di sospensione prima della tempesta.

Lo stile dell’autrice riesce a delineare davanti agli occhi del lettore le immagini, le atmosfere e le scene tipiche del mondo degli dèi per come ci viene descritto e di quello umano che a tratti tocca il divino.

Il vero potere di Circe

Nell’immaginario collettivo Circe è la maga Circe, ovvero colei che nell’Odissea trasforma in maiali i membri dell’equipaggio di Ulisse.

Circe in realtà ha una storia molto più ampia ed interessante che viene esplorata in questo testo, la seguiamo infatti dalla nascita all’età adulta, anche se stiamo comunque parlando di una figura immortale, che ha però un suo preciso processo di crescita ed è chiara la sua evoluzione attraverso le esperienze che vive e che la forgiano in un modo o nell’altro.

La sua infanzia è burrascosa nell’Olimpo, figlia del Titano Elios (dio del sole) e della ninfa Perseide, è sorella di Perse, Eete e Pasifae. Circe viene derisa dalla madre e dai fratelli per la sua apparente mancanza di un vero dono e per il suo non riuscire ad integrarsi nell’Olimpo, Circe infatti non riuscirà mai ad entrare pienamente nella mentalità degli dèi e delle ninfe che abitano questo luogo. Il padre sembra mal sopportarla, ma è l’unica figura con cui in giovane età Circe sembra avvicinarsi per cercare protezione fino alla nascita di Eete, fratello ripudiato dalla madre Perseide che Circe cresce da sola più come un figlio che come un fratello.

Parleremo meglio della dinamica fra Circe e il padre Elios a breve, prima vorrei concentrarmi sull’evoluzione di Circe e sul come questa venga rappresentata al meglio nel corso del volume.

Circe cresce fra una mancanza e l’altra e una delle prime esperienze che cambiano il suo modo di vedere il mondo è l’incontro con il Titano Prometeo, colui che rubò il fuoco dall’Olimpo per donarlo agli esseri umani e che venne punito da Zeus con un castigo eterno. Questo incontro proibito lascia spazio ad un dialogo fra lei e Prometeo che inizia a seminare il germe della curiosità e della fascinazione di Circe verso gli umani.

La ninfa finirà per innamorarsi di un umano infatti e farà di tutto per trasformarlo in dio, peccato che gli eventi non seguiranno il corso sperato da Circe e questo una volta diventato dio, gli preferirà un’altra ninfa. Circe distrutta dal dolore e dalla rabbia trasformerà la ninfa in mostro, passato alle leggende con il nome di Scilla.

Circe inizia quindi a comprendere di avere dei poteri che avrà modo di coltivare una volta esiliata sull’isola di Eea dopo un duro scontro con il padre che segna la rottura definitiva fra i due.

Qui Circe vive varie avventure, tra cui anche l’incontro con Ulisse da cui nascerà il figlio Telegono.

La Circe che incontriamo all’inizio è molto diversa da quella che ci lasciamo alle spalle una volta terminata la lettura, Circe da ninfa sperduta, rinnegata e smarrita diventa una strega/maga molto potente, madre di un figlio, una donna che ha avuto modo di conoscere gli esseri umani e di preferirli agli dèi. Nonostante il castigo e l’esilio Circe riesce comunque a scoprire almeno una parte di mondo e a costruire legami importanti.

Circe conquista la maturità necessaria per affrontare finalmente il padre e per sistemare gli errori commessi come la trasformazione di Scilla da ninfa bellissima a mostro spietato. Anche il suo atteggiamento nei confronti della vita e del rapporto con gli umani cambia drasticamente nel corso del romanzo.

“Le donne umiliate mi sembrano il passatempo preferito dei poeti. Quasi non possa esistere storia senza che noi strisciamo o piangiamo.”

Insomma l’autrice è riuscita a pieno nel rappresentare l’evoluzione di un personaggio sotto tutti i suoi aspetti, quello caratteriale, quello legato all’evoluzione dei propri poteri e quello legato al suo approccio nei confronti del mondo e di se stessa.

Questi dèi spocchiosi sono ovunque

Ah, parliamo di un tema presente nel romanzo su cui l’autrice sicuramente insiste molto e che io ho personalmente apprezzato. Ovvero la critica al mondo dell’Olimpo e il rapporto fra Circe e la sua famiglia.

Come dicevo dalla lettura emerge un quadro piuttosto negativo del mondo degli dèi, Circe è circondata da esseri egocentrici ed egoisti, a cui importa solo di essere più forti di altri dèi, per loro tutto è volatile, sono creature immortali che hanno già visto tutto quello che c’era da vedere e lo faranno per sempre, quindi sono annoiati, rinchiusi in una prigione di arroganza, una notizia nuova di cui parlare è già vecchia il giorno dopo, sono creature che non danno realmente peso alle tragedie che provocano.

Un tempo pensavo che gli dèi fossero opposti alla morte, ma adesso vedo che sono più morti che altro, perché sono immutabili, e non possono trattenere nulla nelle mani.

E così appare anche il padre di Circe, Elios, una figura che all’inizio sembra supportare Circe rispetto agli altri membri della famiglia, ma egli si rivela ben presto un’essere a cui importa solo di dimostrare agli altri il proprio potere e non sembra né comprensivo, né tollerante nei confronti di una figlia che sbaglia e che non sembra avere doni o poteri.

Il rapporto fra Circe e Elios è uno dei temi più interessanti del romanzo, questa dinamica di odio e amore o meglio dire ammirazione e rifiuto che si ripresenta in varie fasi del testo è fonte di riflessione e crescita per Circe. Elios punisce la figlia in modo doloroso ed umiliante, la lascia sola nel suo castigo (anche se Circe sa che la guarda) e l’abbandona.

Stessa cosa vale per gli altri membri della famiglia, la madre Perseide non la considera nemmeno sua figlia e l’abbandona come il padre, il fratello Perse non ha molto a che fare con Circe, la sorella Pasifae, moglie di Minosse, invece la chiamerà in aiuto al momento del parto del Minotauro, evento in cui Circe farà la conoscenza di Dedalo con cui darà vita ad un rapporto. In questa occasione infatti Circe dal suo esilio si reca a Creta e oltre ad assistere la sorella, che sembra essere stata costretta dalle circostanze alla chiamata, incontra per la prima volta anche la nipote Arianna, colei che si innamorerà di Teseo.

Ho apprezzato particolarmente questa avventura a Creta di Circe, le scene che dipinge Madeline Miller, i dialoghi, l’ambientazione, senza parlare del fatto che il tutto è particolarmente evocativo ed intenso in queste scene. C’è anche una scena in cui Circe di notte si immerge in questo lago sotto ad una montagna, è sporca di sangue e ferita dopo aver aiutato Pasifae a partorire e decide di fare il bagno in questo lago, alla luce della luna, con i suoni della notte, una scena meravigliosa.

Parlando dell’ultimo fratello invece, colui che Circe cresce come un figlio e con cui ha il legame più forte a livello famigliare, diciamo che la vicenda ci mostra un Eete molto diverso da quel fratello che giocava con Circe nell’Olimpo e che la ninfa amava profondamente.

Conclusioni

Circe è un libro che vi consiglio, sia che siate amanti della mitologia greca sia che siate lontani da tutto ciò che ha a che fare con un retelling di un mito greco. Abbiamo l’atmosfera dell’Olimpo, degli dèi, dei mostri, il concetto di divino e di eternità certo, ma abbiamo anche un discorso universale e umano, quello della crescita e della trasformazione, del dolore, dell’essere in grado di risollevarsi e trovare la propria natura, ma anche quello dell’amore.

Circe è personaggio che all’inizio soffre molto ed emerge questo senso di sofferenza e odio per l’ambiente in cui si trova e per il suo sentirsi inadatta, ma con il tempo conquista ciò che è suo e trova la sua forza.

I personaggi che arriviamo a conoscere sono ben caratterizzati e funzionano bene nel quadro generale del romanzo.

Se devo muovere una piccola critica, o comunque sottolineare un aspetto che non mi ha convinta, è la parte centrale del romanzo che in brevi tratti rallenta e perde un poco di vigore rispetto al resto del testo. In più non ho amato molto la parentesi legata all’amore fra Circe e Ulisse, ma anche nel mito originale non sono mai stata entusiasta o particolarmente attratta da questa coppia, qui ho trovato le scene in cui Ulisse resta su Eea con la ninfa un poco pedanti a tratti.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Circe”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perché? Fatemi sapere!

A presto!

2025: Obbiettivi di Lettura, Reading Challenge e Recap 2024

Buongiorno!

Eh lo so, avevo detto “ci leggiamo ai primi di gennaio” ed eccomi qui al 31, diciamo solo che il rientro e le settimane successive sono state più traumatiche e complesse del previsto…

Allora, è il momento di uno degli articoli da me di certo più amati a livello di scrittura, ovvero quello del recap dell’anno alle nostre spalle e un piano di attacco per l’anno in corso che per questa volta è già iniziato, sono solita pubblicare questo articolo durante gli ultimi giorni dell’anno, ma questa volta è andata così, il primo mese dell’anno è già volato.

Bene, parliamo del 2024, anno tragico e pesante sotto tutti i punti di vista, ma positivo se vogliamo a livello di letture, partito di certo in sordina perché mi sono sentita ancora sulle spalle il peso di una specie di blocco proveniente dal 2023 che però con il passare dei mesi mi ha abbandonata.

Avevo impostato come obbiettivo di lettura almeno 35 libri e sono riuscita ad essere fedele al mio obbiettivo, ho letto infatti 35 libri, è stata una bella soddisfazione considerando appunto i primi 6 mesi poveri dell’anno e un 2023 tristissimo per le letture.

Il 2024 è iniziato con un libro che ho di certo gradito ovvero “Una Questione Privata” di Beppe Fenoglio, letto per il gruppo di lettura, ma in realtà è un testo che volevo recuperare da anni. Non è rientrato nella top five (che trovate qui) ma lo considero comunque uno dei testi migliori dell’anno, ne abbiamo parlato anche in una recensione approfondita che vi lascio qui.

L’anno si è poi concluso con “Invernale” di Dario Voltolini, testo candidato al Premio Strega, che mi ha sorpresa e rapita. Considero anche lui uno dei testi di successo del 2024 pensando alle varie letture, non è rientrato nella top five perché ho dovuto fare una scrematura e sono stati tanti i libri belli letti nel 2024, ma è stata una lettura intensa di cui parleremo sicuramente in una futura recensione.

Insomma l’anno scorso mi ha presentato sotto agli occhi vari testi sorprendenti che alla fine mi hanno colpita in positivo, penso anche a “Il Villaggio Perduto” di Camilla Sten che ho letto l’estate scorsa, lettura perfetta per l’estate tra l’altro, è un thriller che mi ha catturata fino all’ultima pagina. So che ci sono pareri contrastanti sul testo, ma ne parleremo anche qui al meglio in una recensione.

Oppure penso a “Il Cielo è dei Violenti” di Flannery O’Connor, testo per cui ho faticato ad ingranare specialmente per lo stile molto diverso rispetto alle aspettative, ma che alla fine mi ha sorpresa.

Insomma devo recuperare tantissime recensioni e parlarvi in modo approfondito dei libri del mio 2024, e lo farò, recupereremo tutto!

Quindi obbiettivo del 2024 raggiunto, pensando al 2025 e concentrandoci quindi sul presente il mio obbiettivo per l’anno in corso è di 45 libri, 10 in più rispetto all’anno scorso. Se riesco a mantenere il ritmo degli ultimi sei mesi non credo avrò problemi, c’è anche da dire che non sono partita al meglio perché al 31 di gennaio devo ancora terminare un libro, ma questo è accaduto perché sto leggendo in contemporanea un libro di non-fiction e “Il Conte di Montecristo” che è un bel tomone.

A parte l’obbiettivo numerico comunque non parteciperò a particolari challenge, tranne ad una trovata su Storygraph, vi consiglio tra l’altro se avete un account Storygraph di dare un occhio alle challenges perché diversamente da Goodreads potete scegliere di partecipare a una o più challenge appunto e inserire poi manualmente il testo che risponde al punto di quella challenge sul sito, vi resta sempre sul vostro profilo in memoria la challenge da aggiornare.

Sto seguendo questa piccola challenge composta da cinque punti più uno, però c’è ne sono di molto intriganti sul sito. Ah, a proposito, sto ancora imparando ad utilizzare Storygraph, ma se vi fa piacere trovarmi anche lì, questo è il mio profilo.

Comunque i punti della challenge sono:

  1. Leggi un libro del genere meno letto da te
  2. Leggi un libro pubblicato tra il 2010 e il 2020 che si adatti al tuo profilo di lettore ma escluda il tuo genere più letto 
  3. Leggi un libro scelto dal generatore di “Scelta casuale” trovato nei suggerimenti successivi
  4. Leggi un libro dal segmento di raccomandazioni “Amato dagli utenti simili” 
  5. Leggi un libro dalla lista TBR di qualcuno che segui 
  6. Leggi un libro come parte di una lettura condivisa o di una lettura in compagnia (buddy reads)

Darò un occhio per inspirazione alla challenge di PopSugar che guardo ogni anno, ma non credo la seguirò appunto con fedeltà, la trovate anche qui sul sito ufficiale, ogni anno ne parliamo e vi riporto qui l’intero elenco tradotto, ma come dico sempre al secondo mese mi dimentico della sua esistenza.

  1. Un libro su una persona di colore che sperimenta gioia e non trauma
  2. Un libro che vuoi leggere in base all’ultima frase
  3. Un libro sul turismo spaziale
  4. Un libro con due o più libri sulla copertina o “libro” nel titolo
  5. Un libro con un serpente sulla copertina o nel titolo
  6. Un libro che soddisfa il tuo spunto preferito della PS Reading Challenge del 2015
  7. Un libro su una setta
  8. Un libro con meno di 250 pagine
  9. Un libro che racconta la storia di un personaggio che sta attraversando la menopausa
  10. Un libro che hai ricevuto gratuitamente
  11. Un libro menzionato in un altro libro
  12. Un libro su un viaggio su strada
  13. Un libro valutato meno di tre stelle su Goodreads
  14. Un libro sull’educazione non tradizionale
  15. Un libro che un chatbot AI consiglia in base al tuo libro preferito
  16. Un libro ambientato in o attorno a uno specchio d’acqua
  17. Un libro su un club di corsa
  18. Un libro contenente creature magiche che non sono draghi
  19. Una lettura molto attesa del 2025
  20. Un libro che risponda a un quesito del 2024 che vorresti ripetere (o provare)
  21. Un libro in cui il personaggio principale è un politico
  22. Un libro sul calcio
  23. Un libro che è considerato narrativa curativa
  24. Un libro con una protagonista donna felicemente single
  25. Un libro in cui il personaggio principale è un immigrato o un rifugiato
  26. Un libro in cui un personaggio adulto cambia carriera
  27. Un libro ambientato in un resort di lusso
  28. Un libro che racconta un’amicizia improbabile
  29. Un libro su un food truck
  30. Un libro che ti ricorda la tua infanzia
  31. Un libro in cui la musica gioca un ruolo fondamentale nella trama
  32. Un libro su una donna trascurata nella storia
  33. Un libro che presenta un’attività presente nella tua lista dei desideri
  34. Un libro scritto da un autore neurodivergente
  35. Un libro incentrato sui personaggi LGBTQ+ che non parla di coming out
  36. Un libro con l’argento sulla copertina o nel titolo
  37. Due libri con lo stesso titolo (1)
  38. Due libri con lo stesso titolo (2)
  39. Un classico che non hai mai letto
  40. Un libro sulla famiglia scelta

Livello Avanzato

  1. Un libro dell’autore più anziano nella tua pila TBR
  2. Un libro con un titolo che inizia con la lettera Y
  3. Un libro che include un personaggio non verbale
  4. Un libro che hai sempre evitato di leggere
  5. Un libro con un personaggio mancino
  6. Un libro in cui la natura è l’antagonista
  7. Un libro di racconti interconnessi
  8. Un libro che racconta la storia di una coppia sposata che non vive insieme
  9. Un libro distopico con un lieto fine
  10. Un libro che presenta un personaggio con dolore cronico

Per quanto riguarda la mia personale TBR e le classiche letture a tema che mi piace fare ogni anno, penso mi concentrerò di nuovo sul tema “Antica Roma” perché dei libri che volevo leggere l’anno scorso molti sono rimasti fuori e li voglio assolutamente leggere. Un altro tema che voglio affrontare quest’anno però e la storia di Zelda e Scott Fitzgerald, ho già recuperato due testi ovvero: La Grande Zelda di Pier Luigi Razzano e Caro Scott, Carissima Zelda, le lettere d’amore di F. Scott e Zelda Fitzgerald a cura di Barks Cathy W. e Bryer Jackson R.

Come dicevo adoro fare letture a tema, quindi prendermi una buona fetta dell’anno per inserire qua e là testi di un tema che voglio approfondire, per il 2025 saranno appunto “antica Roma” e “Scott/Zelda Fitzgerald“. Questo comporterà anche la lettura di vari testi di Scott e chissà magari ci verrà fuori anche un bel articolo per il blog! Spero di riuscire nel 2025 e di non essere costretta a rimandare per il 2026.

Infine parlando di TBR fisica non ne ho una vera e propria, restano i testi messi in TBR nel 2024 che non sono riuscita a leggere, non se ne aggiungono altri, a parte quelli a tema.

Bene, mi fermo qui ad obbiettivi altrimenti come al solito mi faccio prendere la mano e mi scavo la fossa da sola.

Ricapitolando, leggere almeno 45 libri, letture a tema e rispettare la TBR fisica stilata nel 2024 (quella che vi avevo mostrato nell’articolo riguardante gli obbiettivi per l’anno scorso).

E voi? Quali sono i vostri progetti di lettura per il 2025? State partecipando a qualche challenge? Fatemi sapere!

Ci leggiamo presto!

Le Cinque Letture Top del 2024

Buongiorno!

Come state? Come avete passato le precedenti giornate di festa? Anche voi come tutti gli anni vi siete abbuffati/e vostro malgrado nella bolgia delle cene e dei pranzi natalizi?

Comunque, parliamo di cose belle oggi, momenti e letture gradevoli, gioia e letizia, ovvero le cinque letture top del 2024. Abbiamo parlato delle letture semi-flop e ora è il momento dei libri migliori di quest’anno che si avvia alla fine, per fortuna oserei dire, dato che sono stati dodici mesi assai burrascosi in cui comunque, non so assolutamente come, sono riuscita a rispettare il mio obbiettivo di lettura stilato a inizio 2024, ma ne parleremo meglio nell’articolo dedicato agli obbiettivi per il 2025 e al recap del 2024.

Piccola postilla fatta anche nell’articolo precedente, dei libri di cui non abbiamo ancora parlato uscirà nelle prossime settimane/mesi una recensione dedicata, abbiamo tanti libri di cui parlare dato che dobbiamo recuperare varie recensioni.

Bene, iniziamo!

Circe – Madeline Miller

Anno di Pubblicazione: 2018

Link all’acquisto: QUI

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.

Questo libro è famosissimo, come la sua autrice di cui io non avevo ancora letto nulla. Stiamo parlando di un retelling di un mito greco, anzi più miti perché comunque si accenna anche a molti altri miti che si intersecano con la storia di Circe o hanno comunque una loro funzione all’interno del testo. Le descrizioni di questo libro mi hanno colpita molto, sono evocative, vivide, intense, perché funzionano bene per il tono generale del libro. Ad esempio ricordo ancora con precisione una scena in cui Circe sporca di sangue si lava in questo lago sotto alla luce della luna, è un momento quasi magico, c’è qualcosa che la Miller riesce a costruire al meglio in tante scene di questo romanzo, un perfetto equilibrio tra vividezza delle descrizioni, ritmo narrativo ed intensità delle scene. Inoltre questo è un vero retelling, non una copia dei miti originali con una virgola fuori posto o un testo che non c’entra niente con il mito in questione, Circe è un testo fedele ai miti originali senza essere un copia-incolla. Madaline Miller ha fatto un ottimo lavoro di scrittura e struttura narrativa, seguiamo Circe attraverso diverse peripezie dall’infanzia nell’Olimpo all’esilio sull’isola di Eea, dal viaggio a Creta per aiutare la sorella Pasifae a far nascere il Minotauro all’incontro con Ulisse fino alla nascita di Telegono e alle vicende successive alla nascita del bambino. Ho adorato la rappresentazione del rapporto padre-figlia fra Circe e Elios, dio del Sole, burrascoso e problematico, sono tanti gli episodi in cui abbiamo modo di assistere a queste dinamiche ed emerge la sofferenza di Circe, ma soprattutto la delusione per un padre che credeva diverso e che invece si dimostra insensibile e indifferente ai figli, una figura egoista come la maggior parte degli dei rappresentati, se non tutti. Interessante anche la rappresentazione e le riflessioni di Circe infatti sull’Olimpo, sulla differenza fra umani e dei. Da questo testo emerge un quadro assai negativo delle divinità, rappresentate come esseri appunto egoisti, vanitosi, concentrati solo sul tornaconto personale, figure a cui importa solo del potere, esseri capricciosi, annoiati da un’esistenza immortale, figure per cui non c’è un valore negli altri, se una ninfa promessa sposa viene trasformata in un mostro, pazienza si passa alla prossima, il giorno successivo è già una notizia vecchia. Insomma, ne parleremo meglio nella recensione dedicata, ma questo testo mi ha stupita, capisco l’amore dei lettori nei suoi confronti.

Hidden Valley Road – Robert Kolker

Anno di Pubblicazione: 2022

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Stati Uniti, metà del secolo scorso. La famiglia Galvin è la personificazione del sogno americano: Don e Mimi mettono al mondo dodici figli – dieci maschi e due femmine – sani e intelligenti, campioni negli sport e nella musica. Ma le cose, con l’adolescenza, cominciano a non andare come dovrebbero. Uno dopo l’altro, sei dei ragazzi iniziano a mostrare comportamenti strani e aggressivi, in una spirale di allarme, violenze e angoscia che si conclude con una diagnosi di schizofrenia. In un’epoca in cui psicanalisti, genetisti e biologi si scontrano per affermare le proprie teorie sull’origine della malattia mentale, i Galvin si trovano protagonisti di una ricerca che a tutt’oggi non ha dato risposte precise, tra manicomi, misure contenitive, psicofarmaci ed elettroshock. Attraverso la loro vicenda, realmente accaduta, Robert Kolker offre un pungente, incredibile viaggio nella realtà della malattia mentale, e uno spaccato dei progressi scientifici che hanno tentato di far luce su uno dei mali più oscuri e universali dell’essere umano.

Abbiamo qui un saggio/biografia che analizza il disfacimento di una famiglia americana all’apparenza perfetta, composta da quattordici membri in totale compresi i genitori, che pian piano inizia a sgretolarsi per varie problematiche legate a sei dei dodici figli, in realtà vedremo anche che questa famiglia ha altri problemi oltre a queste problematiche. Problematiche che all’inizio non vengono comprese, non si sa cosa abbiano di preciso i sei ragazzi, fino a quando non si scopre che soffrono di schizofrenia. Seguiamo quindi la famiglia Galvin attraverso un’epopea di drammi famigliari, cure sbagliate, violenze (fisiche, sessuali, psicologiche), incapacità di gestire la situazione anche per il tempo in cui ci troviamo e per la mancanza di progressi in quegli anni nei confronti di una cura o di un metodo realmente efficace per gestire la schizofrenia. Ovviamente parliamo di una vicenda realmente accaduta e sono tanti i personaggi da seguire, quindi è facile fare confusione, personalmente non mi ha convita del tutto la struttura di questo testo, dato il numero di figure si poteva impostare in un modo più preciso e ordinato, invece qui seguiamo un ordine diciamo temporale, ma saltiamo comunque da una figura all’altra e molti aspetti/eventi vengono ripetuti troppe volte senza aggiungere più di tanto. Ad esempio viene detto per l’ennesima volta che Peter (faccio un esempio) ha picchiato John, o che Michael ha picchiato Jim, ma non viene detto altro, a volte si scende nei dettagli di qualche evento drammatico famigliare, altre invece si menziona un fatto e basta, lo si fa in una frase sola che nel caso di queste risse troviamo molto spesso nel testo. Nel corso dei vari capitoli incentrati ogni volta su un personaggio diverso a rotazione più o meno, ci sono anche capitoli dedicati all’aspetto più scientifico e legati all”evoluzione medica nei confronti dello studio della schizofrenia, capitoli di pura saggistica. Allora, ho deciso di assegnare a questo libro la quarta posizione con una certa insicurezza, perché potrebbe anche essere considerato un quinto posto, come vi dicevo ciò che non mi ha convinta è la struttura e la ripetizione di vari concetti/eventi/ragionamenti che rendono il libro pesante a tratti, nonostante l’interesse per il tema e la scoperta di eventi interessanti non conosciuti. Inoltre i capitoli medici sono molto dettagliati, specialistici oserei dire ed è facile perdersi. Non è un libro che consiglio a tutti, vi deve interessare il tema altrimenti potrebbe risultare una lettura pesante e snervante. Ho deciso comunque di inserirlo nei libri top perché è stato un viaggio leggere questo testo e ho scoperto molti fatti interessanti, è stata una vera esperienza.

L’Acqua del Lago non è Mai Dolce – Giulia Caminito

Anno di Pubblicazione: 2021

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Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subito Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.

Non mi dilungherò più di tanto perché abbiamo già parlato nello specifico di questo libro in una recensione approfondita (che vi lascio qui). Riconosco a questo testo anche il merito di avermi aiutata nello sbloccarmi a livello di letture perché nei primi sei mesi del 2024 ero ancora piuttosto bloccata come nel 2023 e dopo questa lettura si è aperta la diga. Come ho scritto nella recensione mi è piaciuto molto questo romanzo, unico neo lo stile in alcuni punti un poco ripetitivo e pesante. È stata una lettura coinvolgente e intensa, con momenti/scene che ricordo in modo molto vivido, in più il mood generale del testo ha qualcosa di affascinante, sembra davvero di essere immersi in un lago in cui si fatica a restare a galla, si prova la sensazione di avere le classiche “orecchie tappate” come quando si è sott’acqua, ci si sente intrappolati in un contesto/destino reale ma feroce e insensibile, crudo nel suo realismo.

Il Miglio Verde – Stephen King

Anno di Pubblicazione: 1996

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Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come Il Miglio Verde, i detenuti come lo psicopatico Billy the Kid Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l’enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?

Beh, che dire, io sapevo pochissimo di questo testo prima di iniziare la lettura, non avevo mai visto il film ne approfondito in un qualche modo la trama, anche per mia volontà, volevo l’effetto sorpresa al momento della lettura. È uno dei romanzi più amati e conosciuti di King per un motivo, seguiamo Paul, supervisore all’interno del braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain, che deve gestire l’arrivo di diverse figure come Billy the kid Wharton, un violento psicopatico, Eduard Delacroix, strambo e diabolico e infine John Coffey, un afroamericano alto e possente condannato a morte per un crimine su cui ci sono dei dubbi. È un libro con forti tratti di realismo magico, uno di quei libri che ti portano mano nella mano attraverso una vicenda enorme, che ingloba molte più parentesi e personaggi rispetto a ciò che si può vedere ad un primo sguardo. Abbiamo la rappresentazione della pena di morte, quella mistica legata ai poteri di Coffey, un essere che ci appare come innocente, puro, condannato però ad una pena crudele ed ingiusta, un essere sofferente, martoriato nello spirito. Ci sono anche diversi parallelismi importanti nel testo, simboli ricorrenti, dato che seguiamo Paul dall’età adulta, nella sua esperienza come supervisore appunto, fino al trasferimento in un ospizio abbiamo modo di ricollegare molti punti cruciali della sua vita, che lui ci racconta, molti legati alle sue esperienze a Cold Mountain. È un libro pieno di collegamenti, significati evidenti o meno, simbolismi, tematiche importanti, si prova la sensazione a fine lettura di aver vissuto la stessa vita vissuta dal protagonista assieme a lui, avete presente il sentirsi addosso quei 50/60 anni in più che si sente di aver vissuto, ma in realtà siamo semplicemente entrati così tanto nella narrazione e nella vita del personaggio in questione da sentirci cuciti addosso a lui? Potente, vivo, splendido.

Cadavere Squisito – Agustina Bazterrica

Anno di Pubblicazione (ITA): 2024

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Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.

Wow, quanto mi è piaciuto questo libro. L’ho letto questa estate, durante le ferie e l’ho divorato, non vedevo l’ora di liberami da qualunque cosa per tornare alla lettura. Anche qui sono stata parecchio indecisa se assegnare il primo o il secondo posto, e lo considero quasi un ex aequo. È un libro particolare di cui parleremo assolutamente in una recensione specifica perché c’è tanto da dire, ma anche questo è un testo che non so se consigliare a tutti perché è davvero crudele, cattivo come libro oserei dire e molto crudo. Siamo in una distopia in cui gli umani vengono macellati e lavorati come gli animali, è un mondo in cui per colpa di un virus che ha attaccato gli animali questi sono stati abbattuti tutti e non è più possibile mangiare carne se non quella umana, per cui sono nati dei veri e propri allevamenti di umani e anche un vero e proprio traffico di umani, esseri privati di tutto anche della parola dato che sono state tagliate loro le corde vocali, umani che non sono più umani. È un testo brutale, inquietante, violento, feroce, e inumano perché in questo mondo non c’è più umanità. Questo è anche uno dei temi principali del romanzo e uno di quelli che io trovo più affascinanti, ovvero la mancanza di umanità, cosa ci rende umani, cosa vuol dire essere umani e cosa accade quando questa umanità viene a mancare. È una una critica anche al capitalismo, ad un sistema malato, ad un mondo disumanizzato e disumanizzante. Il protagonista si presenta come diverso, nel corso della narrazione sembra volersi convincere e convincere il lettore di non essere “come gli altri”, di saper ancora distinguere ciò che ci rende umani da ciò che ci priva di identità, ma in realtà in questa distopia tutto è diventato così malato, tutti sono così anestetizzati al mondo, agli altri a loro stessi, da portarci a pensare che non c’è più speranza. È una rappresentazione crudele, un mondo perso.

E voi? Quali sono state le vostre letture top del 2024?

Ci leggiamo presto per il recap del 2024 e gli obbiettivi di lettura del 2025, massimo nei primi giorni del 2025, quindi in caso non dovessimo leggerci prima dell’anno nuovo, buon Capodanno, buon anno nuovo!

A prestissimo!

Le Cinque Letture Semi-Flop del 2024

Buonasera!

Come state? Come vi sentite in questi giorni pre-natalizi? Vi siete organizzati al meglio o come la sottoscritta (e come ogni anno oserei dire) siete nel pieno caos?

Oggi parliamo dei libri flop o semi-flop in questo caso del 2024, uno dei classici tre articoli che ci tengo sempre a portare nell’ultimo mese dell’anno sul blog. Ovviamente ne uscirà anche uno sui libri top e uno sui progetti di lettura per il 2025/recappone degli obbiettivi del 2024, spero per questi due articoli di riuscire nella pubblicazione entro la fine dell’anno (soprattutto per quello che riguarda i libri top), in caso contrario usciranno di certo nei primi giorni del 2025 o negli ultimi giorni dell’anno.

Allora, ora parliamo dell’articolo di oggi! Perché “semi-flop” e non “flop” come tutti gli anni? Perché quest’anno non ho letto libri al 100% flop, devo essere sincera con voi quando dico che in linea di massima ho letto dei bei libri quest’anno, non tutti testi da amare per la vita, da cinque stelle piene o per cui strapparsi i capelli certo, ma tutto sommato belle letture.

Tra questi ci sono stati testi che mi hanno convinta di meno e che mi sono piaciuti di meno, ma non ho trovato testi da criticare aspramente in toto, o da etichettare come “brutte letture”, semplicemente tra i libri letti alcuni non mi hanno convinta.

Come sempre ci tengo a sottolineare che inserendo determinati libri in questa lista non voglio sottolineare il mio odio nei loro confronti o aprire una petizione per bandirli dal commercio, voglio solo dire che personalmente non ho gradito più di tanto queste letture, per una serie di motivi, non ho nulla contro questi testi e se a voi sono piaciuti vi prego di non offendervi per questi inserimenti.

Ci sono tra l’altro testi piuttosto “caldi” e amati generalmente da molti lettori, anche per questo vi chiedo di non offendervi, ma anzi di dirmi (se vi è piaciuto molto un testo fra quelli presenti) il vostro parere, che sono curiosissima di leggere!

Ah ultima cosa, partiremo dal quinto posto (quindi in teoria il “meno flop” tra i semi-flop) per arrivare al primo che per la mia personalissima opinione è il libro che mi ha convinta meno fra le letture di quest’anno. Dei testi di cui manca la recensione completa sul blog, sappiate che uscirà nei prossimi mesi/settimane, detto ciò iniziamo!

L’ età Fragile – Donatella di Pietrantonio

Anno di Pubblicazione: 2023

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Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano più. Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite.

Ho letto questo testo a settembre e lo ritengo un libro altalenante, ci sono momenti interessanti soprattutto all’inizio e momenti calanti, e arrivata alla fine ho avvertito la sensazione di non avere “nulla in mano”, mi è rimasto poco di questa lettura. Il testo sembra unire due storie in cui la protagonista è presente, ma queste non si legano e se la seconda forse viene approfondita maggiormente, la prima che riguarda il presente di Lucia non arriva da nessuna parte. L’ autrice inserisce diverse tematiche, il rapporto madre-figlia, la difficoltà di affacciarsi alla vita accademica in una città nuova, il fallimento, il divorzio, il trauma, l’insicurezza, ma non arriva ad analizzare nessuna di queste nel profondo. L’ho trovato un testo poco approfondito, c’è del potenziale alla base perché il libro ha una buona partenza e lo stile di Donatella di Pietrantonio è godibile, ma si perde troppo, ad un certo punto la vicenda viene quasi sintetizzata, ristretta all’osso, molte parentesi vengono lasciate aperte, il che può non essere un tratto negativo se si riesce comunque ad analizzare una parentesi e ad arrivare al fondo di questa senza per forza chiuderla, ma qui tutto sembra lasciato aperto, sospeso, perso nell’aria.

L’ Animale Morente – Philip Roth

Anno di Pubblicazione: 2001

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Da trent’anni, da quando la rivoluzione sessuale ha bussato alla sua porta, il professor David Kepesh tiene fede al suo giuramento: non avere mai una relazione stabile con una donna. Ma un giorno, nell’aula del suo corso di critica letteraria all’università, entra Consuela Castillo, ventiquattrenne di una bellezza conturbante, una ragazza cubana alta e affascinante che scatena il desiderio e la gelosia del maturo professore.

Questo è stato il mio primo approccio con Roth, non ho fatto calcoli particolari per scegliere il primo testo da affrontare, semplicemente ho scelto questo per curiosità. Il libro ha qualcosa di interessante, di speciale nella narrazione. Il narratore non è certo un personaggio piacevole, ma alcuni passaggi e ragionamenti sono interessanti, il problema è che anche qui questo testo non mi ha lasciato nulla, ricordo pochissimo il che di solito non è mai un buon segno nel mio caso, perché generalmente ho una memoria molto buona anche per le letture. Certi discorsi del narratore diventano ripetitivi, si cade sempre negli stessi temi e a volte si aprono queste considerazioni infinite che vanno sempre a parare nella stessa direzione. È uno di quei libri in cui si deve accettare la natura/personalità del narratore (o comunque sospendere un proprio giudizio) per poter apprezzare la vicenda e vi dirò, anche dopo averlo fatto risulta comunque pesante e ripetitivo in alcuni punti. È un libro in cui i ragionamenti interessanti sono nascosti dietro ad uno strato di sessualizzazione continua, ascoltiamo quest’uomo che non fa altro che ventarsi delle sue esperienze sessuali con le studentesse, di libertà sessuale, di ossessione sessuale, ma questo rientra comunque nella tipologia di personaggio con cui abbiamo a che fare fin dall’inizio, il problema è che a lungo andare diventa stancante questa ripetitività.

L’Ultimo Uomo Bianco – Mohsin Hamid

Anno di Pubblicazione: 2023

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Un mattino, Gregor Samsa, commesso viaggiatore, si sveglia da sogni inquieti e si ritrova trasformato in un immane insetto; anni dopo, Anders, personal trainer in un’anonima palestra di una città indefinita, si sveglia e scopre di essere diventato di un innegabile marrone scuro. L’incredulità presto cede il passo alla furia omicida: Anders si sente vittima di un crimine, «un crimine che gli aveva portato via ogni cosa, che gli aveva portato via se stesso», si scaglia contro la propria immagine allo specchio, si rimette a letto sperando che quell’uomo scuro se ne vada, chiama al lavoro per dire che è malato, molto malato, piú di quanto immaginasse, si aggira per la città e scopre che «le persone che lo conoscevano non lo conoscevano piú», e infine telefona a Oona. Oona, giovane insegnante di yoga, sta provando a prendersi cura di sua madre – e di se stessa – dopo la morte del fratello gemello; fra lei e Anders si è da poco riaccesa un’attrazione nata fra i banchi di scuola, ma quando Oona passa da lui dopo il lavoro, rimane di stucco di fronte all’uomo che le apre la porta, e sulle prime fatica a riconoscerlo. Ciò che Oona e Anders ancora non sanno è che la trasformazione sta prendendo piede ovunque: tutte le persone bianche stanno diventando scure, e la tensione sociale continuerà a crescere, sfociando in risse, sparatorie, suicidi e sommosse, finché «l’ultimo uomo bianco» verrà sepolto e la bianchezza non sarà che un ricordo. Hamid, in un vortice di frasi che, come i personaggi che le abitano, sembrano sorrette da un disperato bisogno di stabilità identitaria, confeziona un romanzo di commovente lucidità sulla perdita del privilegio, un’opera in cui frustrazione e violenza si trasformano nella promessa di futuro: «a volte sembrava che la città fosse una città in lutto, e il Paese un Paese in lutto, e questo si addiceva a Anders, e si addiceva a Oona, dato che collimava con i loro sentimenti, ma altre volte sembrava il contrario, che stesse nascendo qualcosa di nuovo, e abbastanza stranamente anche questo si addiceva loro».

Di Mohsin Hamid ho letto anni fa “Exit West” che mi era piaciuto molto, e ancora oggi ricordo in modo piuttosto vivido alcune immagini e atmosfere di quel testo, ciò non è accaduto con questo libro. Hamid resta un autore valido per me e leggerò sicuramente altro di suo, ma questo libro non mi ha convinta. Anche qui abbiamo degli spunti interessanti, riflessioni iniziali intriganti, abbiamo un uomo bianco che si sveglia un mattino con la pelle scura e man mano questo evento inizia ad accomunare sempre più persone, fino a quando tutti i bianchi arrivano ad avere la pelle scura. Questo testo dovrebbe mettere sotto i riflettori la diversa percezione e il diverso trattamento ricevuto da una persona bianca e da una con la pelle scura, non c’è solo questo tema, ce ne sono molti altri, ma questo è uno dei principali. Il problema è che qualcosa non va nella narrazione, ho trovato tutto piuttosto piatto, manca quella profondità e umanità presente in “Exit West” ad esempio, non ho percepito i personaggi come essere umani, ma come delle pedine mosse dall’autore. Dall’esterno, leggendo la trama, ci si immagina una vicenda molto più avvincente e viva, rispetto a quella che ci si ritrova davanti leggendo il libro. Sembra un libro quasi abbozzato, non tanto per la struttura narrativa, più che altro per il modo in cui l’autore ha dato vita ed espressione alle vicende e ai personaggi, o meglio “poca vita” considerando tutto quello che ho scritto fino a questo punto.

Una Dote di Sangue – S.T. Gibson

Anno di Pubblicazione: 2022

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Gli uomini che hanno ucciso la sua famiglia e bruciato la sua casa l’hanno lasciata a terra agonizzante, vittima di una guerra che nessuno ricorda più. Ma un misterioso straniero riccamente vestito la trova, la salva a un soffio dalla morte e le dona una nuova vita e un nuovo nome: Constanta, colei che è determinata a vivere. È così che la figlia del fabbro di un villaggio della Romania medievale diventa la sposa perfetta per un re immortale. Insieme attraversano i secoli e i paesi, da Vienna alla Spagna, da Pietrogrado a Parigi. Quando però lui coinvolge nella sua rete di passioni e inganni anche una machiavellica gentildonna e un attore squattrinato, Constanta inizia a capire che il suo amato è capace di atti orribili. E dopo essersi alleata con i suoi consorti di sangue – la bellissima Magdalena, il brillante Alexi – inizia a svelare gli oscuri segreti del marito. Constanta si ritrova a scegliere tra libertà e amore. Ma i legami costruiti con il sangue possono essere spezzati solo dalla morte.

So che mi starete odiando, e accadrà anche per la prima posizione di questa classifica. Questo libro ha avuto un successo incredibile, soprattutto in America, ne ho sentito parlare in tutte le salse, è stato nominato per i Goodreads Choice Awards nel 2021, è arrivato in Italia in una bellissima edizione Mondadori, insomma ha conquistato molti lettori, ma a me purtroppo non ha convito nonostante l’enorme curiosità ed entusiasmo iniziali. Dovrebbe essere un retelling di Dracula, o comunque prendere spunti da Dracula, posso capire il perché del successo, ma su di me non ha avuto effetto. Forse mi aspettavo un testo più dark, più pesante nei confronti delle tematiche presenti, come le relazioni tossiche, la manipolazione, la dipendenza emotiva, e anche qui più approfondimento. Inoltre, lo stile di S. Gibson è stato osannato come poetico e affascinante, ma l’ho trovato più che altro un contenitore vuoto o semi-vuoto, ci sono queste pillole poetiche, queste descrizioni che mirano ad essere liriche, ma non sempre funzionano, a volte le ho trovate esagerate o un poco forzate. Mi aspettavo un qualcosa di più profondo e analizzato, anche a livello di dinamiche fra i personaggi, invece nonostante siano vampiri centenari la maturità di questi vampiri assomiglia a quella di un’adolescente alle prese con le prime crisi adolescenziali. Peccato, la delusione è stata grande perché avevo proprio voglia di leggere un retelling scritto bene su Dracula, ma non è stato così. Ne parleremo meglio nella recensione approfondita.

La Paziente Silenziosa – Alex Michaelides

Anno di Pubblicazione: 2019

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Alicia Berenson sembra avere una vita perfetta: è un’artista di successo, ha sposato un noto fotografo di moda e abita in uno dei quartieri più esclusivi di Londra. Poi, una sera, quando suo marito Gabriel torna a casa dal lavoro, Alicia gli spara cinque volte in faccia freddandolo. Da quel momento, detenuta in un ospedale psichiatrico, Alicia si chiude in un mutismo impenetrabile, rifiutandosi di fornire qualsiasi spiegazione. Oltre ai tabloid e ai telegiornali, a interessarsi alla «paziente silenziosa» è anche Theo Faber, psicologo criminale sicuro di poterla aiutare a svelare il mistero di quella notte. E mentre a poco a poco la donna ricomincia a parlare, il disegno che affiora trascina il medico in un gioco subdolo e manipolatorio.

Eh lo so, lo so, mi state odiando, lo capisco. Allora, una parte di motivazione dietro a questo posizionamento è anche legata al mio livello di delusione, e ci tengo a dire subito che ho adorato il plot twist finale, pazzesco. Il colpo di scena finale è uno dei punti migliori del libro, forse l’unico, di certo lo stile dell’autore non aiuta perché è piuttosto semplice oserei dire in alcuni punti elementare, soprattutto quando mette in bocca a certi personaggi frasi o ragionamenti incoerenti con il personaggio in questione. Abbiamo psicologi che ragionano e parlano utilizzando termini non proprio coerenti al 100% con quello che dovrebbe essere il loro livello di conoscenza della materia. Voglio essere chiara, non ho odiato questo libro, semplicemente mi ha delusa e mi ha lasciata con un sonoro “bah”. Se dovessi basarmi solo sul colpo di scena vi direi che mi ha sorpresa e funziona bene, ma il libro in toto (colpo di scena a parte) per alcune parentesi non mi ha convinta. Il ritmo da un certo punto viene velocizzato, è un testo che usa la tecnica dei plot twist buttati addosso al lettore uno dietro all’altro, nei finale c’è una pioggia di colpi di scena e di solito a me, personalmente, questa tecnica non fa impazzire. Alcuni ragionamenti e dinamiche non mi hanno convinta, non posso andare nello specifico a causa spoiler, ma come dicevo questo libro non mi ha convinta del tutto. È il thriller peggiore che abbia mai letto? No. È stato un totale flop? No. È un libro con dei problemi? Sì ed è un testo che mi ha delusa sotto certi aspetti. Anche qui ne parleremo meglio in una recensione approfondita.

E voi? Quali sono state le vostre letture flop del 2024?

Ci leggiamo presto, in caso non dovessimo leggerci prima di Natale, buon feste cari/e!

Ci leggiamo il prima possibile, giurin giurello!

LiberTiAmo di Dicembre (2024)

Buongiorno, buona domenica e buon primo di dicembre!

È il momento di inaugurare l’ultimo mese del 2024 e come saprete, se seguite il gruppo anche se Goodreads, l’ultima lettura del gruppo. Già, il libro di cui parleremo oggi segnerà la fine degli otto anni di vita del gruppo di lettura, che chiuderà il 01/01/25. È stata una decisione sofferta, a cui ho di certo pensato molto, ma credo sia arrivato il tempo di chiudere quello che per me è stato un progetto comunque molto importante in cui ho creduto tanto e che mi ha dato tanto in questi anni. Poter gestire un gruppo di lettura era un mio grande obbiettivo e ho amato farlo, ma per vari motivi, tra cui certamente il raffreddamento dell’attività del gruppo che è diventato molto meno attivo penso sia giunto il momento di mettere la parola fine a questo viaggio. Se volete leggere di più al riguardo e nello specifico sul destino del gruppo dopo la chiusura vi lascio qui il post dedicato pubblicato sul gruppo.

Quindi chiudiamo quest’anno in compagnia dell’ultima lettura che sarà Piccole Cose da Nulla di C. Keegan.

Ci tenevo anche a dire qualche parola sulla mia assenza degli ultimi due mesi, sono ancora qui e fremo dalla voglia di terminare vari articoli a cui sto lavorando, niente paura, non sono andata a vivere sull’isola di Pasqua, sono solo stati mesi molto, ma molto impegnativi.

Ovviamente a dicembre parleremo dei programmi di lettura del 2025, faremo tanti bei recapponi e sguazzeremo nelle riflessioni sui libri letti quest’anno, quindi preparatevi perché ne abbiamo da dire!

Ora parliamo un poco del libro di dicembre per il gruppo.

Piccole Cose da Nulla – Claire Keegan

Data di Pubblicazione: 2020

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Trama

Sono giorni che Bill Furlong gira per fattorie e villaggi con il camion carico di legna, torba e carbone. Nessuno vuole restare al freddo la settimana di Natale. Sotto la neve che continua a scendere, tutto va come sempre in quel pezzo d’Irlanda. Poi, nel cortile silenzioso di un convento, Bill fa un incontro che smuove la sua anima e i suoi ricordi. Lasciar correre, girarsi dall’altra parte, sarebbe la scelta più semplice, di certo la più comoda. Ma forse, per Bill Furlong, è arrivato il momento di ascoltare il proprio cuore. «Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l’uno con l’altro. Era possibile tirare avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com’erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?».

Claire Keegan è un’autrice irlandese, nel 1999 ha esordito nella narrativa con la raccolta di racconti Dove l’acqua è più profonda grazie alla quale è stata insignita del Premio Rooney per la letteratura irlandese.

Il libro sarà in lettura per tutto il mese di dicembre, dal 01/12 al 31/12.

E voi? Avete mai letto qualcosa di Claire Keegan? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Novembre (2024)

Buongiorno, buon primo di novembre e buon Ognissanti!

Era in previsione la pubblicazione di una recensione in questi ultimi giorni, ma purtroppo non sono riuscita a pubblicare l’articolo prima della fine del mese di ottobre. Ahh lo scorso mese è andato così, costellato di problemi e in generale piuttosto veloce tanto che per le prime due settimane mi sembrava di essere ancora a settembre e per le ultime due mi sentivo già a novembre.

Comunque, oggi siamo qui per parlare del libro che sarà in lettura per tutto il mese di novembre sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui e io come sempre ci tengo a ricordare che sul gruppo ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Parliamo del libro di novembre!

La Vegetariana – Han Kang

Anno di Pubblicazione: 2007

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Trama

«È tutt’altro che un’opera ascetica: è un romanzo pieno di sesso ai limiti del consenziente, di atti di alimentazione forzata e purificazione ― in altri termini di violenza sessuale e disordini alimentari, mai chiamati per nome nell’universo di Han Kang … Il racconto di Han Kang non è un monito per l’onnivoro, e quello di Yeong-hye verso il vegetarianesimo non è un viaggio felice. Astenersi dal mangiare esseri viventi non conduce all’illuminazione. Via via che Yeong-hye si spegne, l’autrice, come una vera divinità, ci lascia a interrogarci su cosa sia meglio, che la protagonista viva o muoia. E da questa domanda ne nasce un’altra, la domanda ultima che non vogliamo davvero affrontare: “Perché, è così terribile morire?”».

Han Kang è una scrittrice sudcoreana, vincitrice del Man Booker International Prize nel 2016 con il romanzo La vegetariana e del Premio Nobel per la letteratura nel 2024.

ll 10 ottobre è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: “per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici ed espone la fragilità della vita umana”, divenendo il primo rappresentante del suo Paese a vincere un Nobel in questa categoria.

Il libro sarà in lettura dal 01/11 al 30/11, quindi per tutto il mese di novembre.

E voi? Avete mai letto qualcosa di Han Kang? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Ottobre (2024)

Buongiorno e buon primo di ottobre!

Come va? Come è andato il mese (finalmente) appena terminato) Ma soprattutto, come vi sentite nei confronti di questo ottobre?

Siamo qui oggi per parlare del libro che sarà in lettura per tutto il mese di ottobre sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui e io come sempre ci tengo a ricordare che sul gruppo ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Direi di non indugiare oltre, parliamo del libro in lettura questo mese!

I Pericoli di Fumare a Letto – Mariana Enriquez

Anno di Pubblicazione (ITA): 2023

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Trama

Una bambina trova nel suo giardino un mucchio di ossa che non sembrano appartenere a un animale; un gruppo di amiche fa il bagno in un luogo paradisiaco che la gelosia trasforma in un inferno; un mendicante umiliato da un quartiere perbene conduce i residenti alla rovina; una Barcellona ormai gentrificata trova il modo per ribellarsi alla retorica del decoro; una presenza sovrannaturale si aggira nelle stanze di un albergo sul mare; una ragazza prova un’attrazione irresistibile per i cuori malati; un rocker suicida riceve un insolito tributo da due giovani fan. In dodici racconti, Mariana Enriquez attinge al repertorio classico dell’horror, tra streghe bizzarre e fantasmi alla deriva, creature affamate e morti che tornano in vita, ma lo rielabora con uno stile proprio, straordinariamente poetico e moderno. La sua voce radicale e potente, pericolosa e sexy, si affaccia sugli abissi remoti dell’anima, flirta con gli eccessi del desiderio e dell’ossessione, combinando uno sguardo umanissimo e tenero nei confronti della sofferenza con un’originale capacità di illuminare la ferocia che si annida nel quotidiano e di mescolarla alla cultura pop. 

Pubblicato nel 2023 (in Italia, nel 2009 negli USA) “I Pericoli di Fumare a letto” è una raccolta di racconti dell’autrice M. Enriquez, già famosa per il testo “Le cose che Abbiamo perso nel Fuoco” pubblicato nel 2016.

La Enriquez è una scrittrice e giornalista argentina, nel 2019 ha ottenuto il Premio Herralde grazie al romanzo Nuestra parte de noche con il quale è stata anche finalista all’International Booker Prize 2021.

Il libro sarà in lettura dal 01/10 al 31/10, quindi per tutto il mese di ottobre.

E voi? Avete mai letto qualcosa di Mariana Enriquez? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Guida al Trattamento dei Vampiri per Casalinghe – Grady Hendrix

Buonasera!

Come va? Come sta andando questo settembre?

Per molte persone settembre è l’inizio dell’anno, si cambia registro da un giorno all’altro anche a livello di clima oserei dire e se fino a qualche tempo fa eravamo immersi nella nube di distacco da tutto (tipica di agosto) oggi si fatica a farsi una ragione per la fine anche di queste ferie, sì lo so, siamo a oltre metà mese, ma il ricordo brucia.

Comunque, da una parte è quasi rassicurante il ritorno alla routine, certo e stabile, come la morte e le soap opera su Canale 5.

Oggi si torna a bomba con una recensione, parliamo di un testo che mi sono decisa a riprendere in mano dopo averlo messo in pausa circa un anno fa (sempre per colpa del mio periodo di scarse letture). Mi ci sono immersa di nuovo ricominciando da capo per essere certa di non perdermi nulla.

Parliamo subito de “Guida al Trattamento dei Vampiri per Casalinghe” di Grady Hendrix!

Guida al Trattamento dei Vampiri per Casalinghe – Grady Hendrix

Casa editrice: Mondadori

Genere: horror

Prezzo di Copertina: € 21,00 (ed. Strade Blu) € 14,00 (ed. economica)

Prezzo ebook: € 7,99

Prima pubblicazione: 2020

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Nel 1988, George H.W. Bush aveva appena vinto le elezioni presidenziali invitando tutti a leggere il labiale mentre Michael Dukakis aveva perso facendosi fotografare a bordo di un carro armato. Il dottor Robinson era il papà d’America, Kate e Ellie erano le mamme d’America, le protagoniste di Cuori senza età erano le nonne d’America, McDonald’s aveva annunciato l’apertura del suo primo ristorante in Unione Sovietica e tutti compravano una copia di Dal Big Bang ai buchi neri di Stephen Hawking, senza però leggerla, Il fantasma dell’opera esordiva a Broadway e Patricia Campbell si preparava a morire.

Trama

Difficile la vita di Patricia Campbell: il marito è troppo impegnato col lavoro, i figli con le loro vicende, l’anziana suocera ha bisogno di cure costanti per cui Patricia è sempre in ritardo nel suo infinito elenco di faccende domestiche. La sua unica oasi felice è un gruppo di lettura, formato da donne unite dal comune amore per il true crime. Nei loro incontri, invece che di matrimoni, maternità e pettegolezzi, si parla della famiglia Manson. Ma un giorno James Harris, bello e misterioso, viene a vivere nello stesso quartiere di Charleston e si unisce al gruppo. James è un uomo sensibile, colto e fa sentire a Patricia cose che non provava da anni. Eppure c’è qualcosa di strano in lui: non ha un conto in banca, non esce durante il giorno e la suocera di Patricia sostiene di averlo conosciuto da ragazza. Quando i bambini di colore cominciano a scomparire senza che la polizia faccia nulla, in Patricia e nelle amiche si fa strada il sospetto che James sia un serial killer, ma nessuno al di fuori del gruppo ci crede. Sono loro ad aver letto troppi libri di true crime o quello che si aggira nelle loro case è un mostro vero?

Recensione

Questo era stato il libro per il mese di maggio (2023) del gruppo di lettura, LiberTiAmo, io lo avevo iniziato e vi dirò mi stava anche piacendo parecchio, ma per il fatto che il 2023 è stato un flop a livello di letture (anche e forse soprattutto per colpa mia diciamolo) e per il fatto che mi sono impuntata di voler leggere tutti i testi citati all’interno di questo libro prima di leggere il libro in questione… eh insomma, l’ho abbandonato. O meglio, messo in pausa con la ferma speranza di riprenderlo un domani.

L’ho ripreso in mano due mesi fa, a luglio, e in pochi giorni l’ho divorato.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Lo stile di Hendrix è decisamente scorrevole, direi che si concentra su ogni dettaglio con le tempistiche giuste senza mai eccedere. Capita a volte quando parliamo di un libro corposo (ma anche di un libro breve in certi casi) di avere la sensazione di star leggendo un testo con più pagine del dovuto, il classico pensiero “ci sono 50/100 pagine in più”, ci sono vicende in cui si nota la presenza di una lunghezza non necessaria. Non è questo il caso perché la storia di Patricia prende diverse pieghe e la storia che l’autore ci narra non è breve, ma ha tanti snodi. Questo non vuol dire comunque che una storia di base lineare o semplice non possa essere narrata in un libro di 700 pagine, dipende tutto da come lo si fa ovviamente.

Il ritmo è ben gestito, ci sono momenti della vicenda in cui rallenta e getta il lettore in uno stato di abbattimento perché desidera un movimento, e altri in cui l’autore mette il turbo (soprattutto in scene di tensione) e il battito accelera. C’è una scena in particolare che è una delle più agghiaccianti a mio vedere. Vi dirò, il libro è comunque un horror medio soprattutto se siete lettori che sguazzano da tempo già nel genere e non vi impressionate facilmente o comunque amate l’horror e leggete con frequenza testi di questo tipo. C’è qualche scena se vogliamo più horror o inquietante rispetto al tono generale, ma in linea di massima nulla di sconvolgente.

È il modo però in cui l’autore riesce a costruire la tensione che fa funzionare tante scene, l’occhio ai dettagli, le emozioni dei personaggi.

L’atmosfera generale infatti è variabile, abbiamo queste scene di amicizia e chiacchierate fra amiche, questo mood da gruppo di lettura fra casalinghe e quest’altra atmosfera di sottile inquietudine sempre presente, quando si avverte che qualcosa non va, che certi eventi o comportamenti nascondono altro.

Le tematiche affrontate

In questo libro ritroviamo una sfilza di tematiche che ci vengono presentate, l’amicizia femminile, il lavoro della casalinga e l’essere sottovalutata per questo lavoro, il tema dei mariti/uomini che sembrano non avere molta considerazione nei confronti delle loro mogli, c’è una buona dose di maschilismo in questo testo, l’essere considerata pazza, isterica, ma c’è anche il tema dello sconosciuto, dello straniero rappresentato da questo James, un uomo affascinante che entra quasi di prepotenza nella vita di Patricia e le fa terra bruciata attorno.

James è un personaggio molto interessante, perché ci viene presentato all’inizio come il nipote di una anziana signora recentemente defunta e vicina di Patricia (tra l’altro la nostra protagonista ha un ultimo incontro molto violento e strambo con questa signora), che pian piano inizia a chiedere favori a Patricia che in un primo momento è la prima a farsi avanti, più che altro per cortesia e perché le dispiace per la morte della parente.

Le cose man mano degenerano e Patricia iniziare ad avere dei sospetti su James perché nel frattempo in città (in una zona in particolare della città) stanno scomparendo dei bambini e alcuni sembrano comportarsi in modo strano.

James rappresenta lo “straniero”, l’elemento esterno che irrompe nella vita di una donna normale, una madre, una moglie, una casalinga piena di impegni e commissioni, con il suo gruppo di lettura e le sue chiacchierate fra amiche che a volte virano sulla cronaca nera e il true crime essendo loro appassionate di letture di questo genere.

Infatti c’è un collegamento che si crea con il titolo “Un Estraneo al Mio Fianco” (libro di Ann Rule in cui l’autrice racconta del suo rapporto con il serial killer Ted Bundy) e i primi sospetti che inizia ad avere Patricia su quest’uomo di cui alla fine non sa nulla di vero, la donna riflette, ricollega pezzi di discorsi e risposte dell’uomo per arrivare a capire inoltre che molte informazioni non sembrano vere, James si contraddice, mente.

James rappresenta anche il mostruoso, la minaccia, il nemico con cui sei costretta a convivere, l’elemento di cui non ti puoi fidare, sempre in agguato.

Non spoilero nulla se vi dico direttamente che James è la minaccia principale in questo libro perché si può intuire e anche nella trama che si trova in vari siti o all’interno stesso del libro non viene celata questa informazione.

Tra le tematiche citate sopra e a mio vedere maggiormente presenti c’è quella del sessismo e del maschilismo, ci sono momenti in cui questo libro diventa irritante proprio per scene di questo tipo da me interpretate come una scelta ben precisa dell’autore, che ha voluto mettere sotto i riflettori questo senso di superiorità dei mariti di queste donne nei loro confronti, l’autore tratteggia una realtà in cui questi uomini abusano delle mogli, mentalmente, fisicamente, e non danno loro credito per nulla. In particolare il marito di Patricia ad un certo punto del testo arriva persino a farla ricoverare nel reparto psichiatrico dove lavora lui e davanti ai loro bambini la umilia e ciò crea un profondo senso di odio in Patricia per lui.

Questo accade dopo un evento preciso, ma la parentesi dell’umiliazione e del trauma che questo padre non cerca di curare, ma anzi alimenta nei bambini solo per metterli contro alla madre è disgustoso.

Forse vi dirò che sono più forti e fastidiose determinate scene di sessismo che altre puramente horror.

Il libro si apre con la definizione presa dall’Oxford English Dictionary del 1971 per il termine “casalinga”, definita: “donna o ragazza superficiale, senza valore”.

Per me questa scelta di inserire questa determinata definizione all’inizio del testo è stato presagio di tematiche come il sessismo e il maschilismo, per questo dico che è una scelta dell’autore. Insisto su questo punto perché mi è capitato di leggere alcuni commenti in cui non era chiaro se queste tematiche fossero rappresentate appositamente oppure no.

Un altro tema è il razzismo, tematica rappresentata soprattutto dal personaggio di Miss Mary, donna di colore badante nella prima parte del libro della suocera di Patricia. Questa donna vive in una zona della città popolata soprattutto da afroamericani ed è palese il livello di razzismo e superficialità con cui viene trattata questa signora, le problematiche che affliggono queste persone e questa zona appunto citata che è tra l’altro il luogo dove stanno scomparendo questi bambini.

Patricia cerca di aiutarla e Miss Mary prova a fidarsi di lei, ma è oramai abituata a non essere ascoltata o considerata.

I personaggi principali e il punto finale della vicenda

Vorrei inoltre avvicinarmi alla fine di questa recensione parlando un secondo di più dei personaggi principali, faccio riferimento soprattutto a Patricia e a James.

James, come scritto sopra è il mostro, l’uomo che nasconde chiaramente grossi segreti, è anche però un personaggio sfuggente, molte volte non presente, va fuori città, si nasconde in casa, non si fa vedere.

Trovo però che riesca sempre in un modo o nell’altro a esserci senza essere per forza presente a livello fisico, Patricia fa spesso riferimento a lui, ci pensa, ne parla con altri, è la classica presenza fissa e mantiene bene quell’alone di mistero proprio per il suo essere sfuggente.

L’unico momento in cui cala il personaggio di James a mio vedere è nel finale, c’è una scena in cui si ritrova con le donne di queste club di lettura e assume un comportamento che spezza questa sua figura da villain.

Patricia invece è una donna normale come dicevamo, ligia alla sua famiglia e ai suoi doveri, una donna che non spezza le regole di solito, ma si convince di aver visto e di sapere qualcosa di importante e non può girarsi dell’altra parte, sente il bisogno di agire, vuole anche un po’ di brivido nella sua vita, come confida ad un’amica.

Patricia è comunque una donna con una forza interiore notevole, una determinazione potente, anche in momenti calanti dove sembra tutto negativo, sotto sotto resta fedele ai suoi sospetti.

La fine della vicenda è un poco velocizzata, alcuni personaggi prendono decisioni importanti, ma sembra tutto avanzare con una forte velocità, questo però riguarda proprio le ultime pagine, in generale direi che è un finale che funziona bene per gli eventi narrati.

Conclusioni

A me questo libro è piaciuto parecchio, di certo leggerò altro di Hendrix anche perché l’autore ha sempre uno stile e delle trame per i suoi testi molto accattivanti. Si assapora qui proprio l’America degli anni 80/90, l’atmosfera della vita tipica famigliare americana mista alla sfera horror, con vampiri, crimini, sangue, bambini rapiti…

È stata una lettura coinvolgente che mi dato un bello sprint!

Voto:

E voi? Avete mai letto qualcosa di Hendrix? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

LiberTiAmo di Settembre (2024)

Buona domenica e buon primo di settembre!

Come state? Com’è iniziato questo settembre? Siete ancora immersi nel clima vacanziero o come la sottoscritta con rammarico siete tornati al lavoro da due settimane?

È il momento di parlare del libro che sarà in lettura per tutto il mese di settembre sul gruppo di lettura, LiberTiAmo, che come sempre trovate qui, come sempre ci tengo a ricordare che sul gruppo ogni mese leggiamo assieme un libro in totale libertà, infatti non seguiamo particolari tappe o altro, ma nel corso del mese al momento per voi opportuno potrete iniziare la lettura e commentare in ogni momento, o durante la fase lettura, o alla fine dopo aver soppesato le vostre opinioni o quando desiderate!

Ebbene, scopriamo il libro di settembre!

L’età Fragile – Donatella di Pietrantonio

Anno di Pubblicazione: 2023

Link all’acquisto: QUI

Trama

Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano più. Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite.

L’età fragile è un romanzo di Donatella Di Pietrantonio, edito e pubblicato nel novembre 2023 da Einaudi Editore. Il romanzo si ispira liberamente a un fatto di cronaca realmente accaduto, il Delitto del Morrone. Il romanzo ha vinto sia il Premio Strega che il Premio Strega Giovani.

Il libro sarà in lettura dal 01/09 al 30/09, quindi per tutto il mese di settembre.

Avete mai letto “L’età Fragile”? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

L’Acqua del Lago non è Mai Dolce – Giulia Caminito

Buon pomeriggio!

Come state? Come va la permanenza su questo pianeta in mezzo a queste cascate di calura? Siete persi nella goduria delle ferie estive oppure è già tutto finito e il ritorno alla routine non è mai stato così triste?

Allora, oggi riprendiamo le recensioni finalmente e parliamo anche di un libro che è stato il libro del mese di maggio per il gruppo di lettura, un libro che non vedevo l’ora di leggere, un libro di cui si è parlato per mesi, un libro che forse, forse è stato il mio primo vero step verso una ripresa dato che la lettura di questo testo mi ha fatto riaccendere il fuoco della piena lettura.

Parliamo de “L’Acqua del Lago non è mai Dolce” di Giulia Caminito un testo del 2021, vincitore del Premio Campiello 2021 appunto.

Io direi di iniziare a sbirciare in qualche info del testo di oggi prima di addentrarci come sempre nella recensione vera e propria.

Iniziamo!

L’Acqua del Lago non è Mai Dolce – Giulia Caminito

Casa editrice: Bompiani

Genere: narrativa

Prezzo di Copertina: € 14,00 (ed. economica)

Prezzo ebook: € 8,99

Prima pubblicazione: 2021

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Tutte le vite iniziano con una donna e così anche la mia, una donna con i capelli rossi che entra in una stanza e ha addosso un completo di lino, l’ha tirato fuori dall’armadio per l’occasione, se l’è comprato al banco di Porta Portese, il banco buono dei vestiti di marca ribassati, non quelli da poche lire, ma quelli con sopra il cartello: PREZZI VARI. La donna è mia madre e ha una valigetta di pelle nera stretta nella mano sinistra, si è fatta da sola la piega ai capelli, ha usato bigodini e lacca, ha gonfiato la frangetta con la spazzola, ha occhi verdi e gialli e tacchetti da cresima, lei entra e la stanza si fa piccola.

Trama

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.

Recensione

Questo libro è stato di certo un caso editoriale di cui si è parlato tanto, è il terzo romanzo di Giulia Caminito e oltre ad aver vinto il premio Campiello è entrato nella cinquina dei testi finalisti del Premio Strega 2021.

Stile, Ritmo e Atmosfera

Come sempre io arrivo a festa già finita, perché ricordo un periodo in cui non si faceva altro che parlare di questo libro, iper venduto, iper reperibile nelle librerie, spuntava fuori da ogni pertugio, e io come al solito quando un testo va molto “di moda” o è comunque nel suo periodo di esplosione, mi volto dall’altra parte e preferisco aspettare che scenda l’hype e una volta sceso mi approccio timidamente a passettini.

Stavolta (come mi è capitato anche in altri casi) a fine lettura mi sono detta: “avrei potuto anche leggerlo prima”, ma ciò che è fatto è fatto, è arrivato al momento giusto.

Comunque, parlando dello stile Giulia Caminito mantiene per tutto il volume una tipologia di approccio stilistico piuttosto accattivante, emotivo, direi poetico a tratti nella sua durezza, perché abbiamo a che fare con personaggi, situazioni, luoghi, ambienti a volte rudi che mostrano una faccia cruda della realtà, nella sua connotazione anche più fredda e definitiva.

Lo stile riesce a rapire il lettore e a portarlo assieme a Gaia, la protagonista, nel suo mondo. Direi senza fronzoli, anche perché le vicende sono narrate in prima persona proprio da Gaia che è un personaggio pragmatico, anche chiuso emotivamente a tratti, ma non per questo lo stile è scarno o freddo, risulta comunque poetico come scritto sopra, perché Gaia è una brava osservatrice e anche se a volte i suoi comportamenti esterni con gli altri possono sembrare chiusi, interiormente è una ragazza sensibile e fragile.

“[…] io so occupare il mio spazio, l’ho imparato tra le mura di casa, che quando non smargini, quando stai al posto che t’è stato assegnato – uno scatolone, un armadio, un sottoletto – non sei di disturbo, non alzi polvere e tutti ti tollerano, evitano di prenderti a calci.”

Un tratto che non ho amato dello stile è il ripetersi di elenchi di descrizioni, un qualcosa in cui l’autrice cade spesso. Può funzionare bene all’inizio e non se ne sente troppo il peso, ma più si va avanti con la lettura e più questi elenchi si ripetono e il tutto diventa eccessivo a tratti, pesante oserei dire, vi faccio un esempio:

“Il mio banco, il mio astuccio, il bagno dove ci teniamo l’un l’altra la porta, il muretto, lo spazio che vogliamo marchiare della nostra umanità, rendere possesso ciò che è sconosciuto, spaventoso.” – “Si alza così una trincea, tra la me bambina che può sentirlo parlare nel sonno e la me donna che deve smettere di farlo, i nostri giochi separati, i nostri vestiti diversi, i poster appesi sul mio lato, le bandiere politiche sul suo, i letti con le lenzuola e le federe spaiate, ombre cinesi, lo vedo apparire e scomparire dietro alla stoffa, sembra una marionetta.” – “Io penso a lui e a quell’orologio che ha al polso che costa tre delle mie racchette, i ricci col gel, il motorino già promesso per i suoi quattordici anni, penso alle magliette coi loghi, agli occhiali da vista firmati, penso a quanto sono buoni i pasticcini allo zabaione che prepara sua madre, penso alla glassa rosa confetto e poi alla tovaglia a quadri di casa mia, il piatto rotto, le carote, i detersivi in offerta, Mariano che ora mi odia, vi vede solo dietro a una tenda, la tedesca che mi vietava di stare coi pesci, i cancelli rubati dai fascisti […]”

Qui sopra ho citato tre scene del libro in cui sono presenti questi elenchi di immagini, scene, descrizioni, oggetti, che a volte funzionano e non storpiano a mio vedere la narrazione e altre volte un po’ per la presenza eccessiva un po’ perché alcune scene descritte in questo modo funzionano peggio rispetto ad altre, storpiano.

Il ritmo del testo è piuttosto scorrevole, la narrazione non corre e non si adagia sugli allori, mantiene un ritmo equilibrato, in alcuni tratti o per alcuni concetti ci immergiamo maggiormente nei pensieri di Gaia e nelle sue emozioni, ma in generale è un testo ben gestito a livello ritmico.

Le atmosfere generali sono di pura realtà, di vita comune, sembra di essere assieme a Gaia nei suoi giorni più tristi e nei suoi giorni di cambiamento, seguiamo la vita di una ragazza normale, cresciuta in una famiglia povera, con un padre invalido, una madre dal carattere duro e spigoloso, a tratti aspro e inflessibile, che man mano va avanti con la sua vita in mezzo a difficoltà ed eventi che in un modo o nell’altro la plasmano e la rendono adulta. L’atmosfera è triste a tratti, malinconica, proprio come la realtà specialmente in momenti difficili e critici che di certo non mancano in questo testo e che accompagnano Gaia attraverso questi giorni normali che alla fine sono momenti di crescita e in men non si dica la nostra protagonista si ritrova adulta, senza accorgersene quasi e anche questa è realtà, il tempo che corre e si porta via tutto.

Una personalità complessa

Ho letto vari pareri su questo libro e ho scoperto che a vari lettori non ha convinto molto il personaggio di Gaia, a me personalmente è piaciuto, trovo sia ben costruito, ma di certo è una personalità intricata, non di facile comprensione e capisco che si possa arrivare a non apprezzarla o a non riuscire nella connessione con lei.

La seguiamo dall’infanzia alla prima giovinezza e abbiamo modo di vedere la sua evoluzione e i motivi dei suoi cambiamenti a livello comportamentale, vediamo come certi eventi accaduti in età infantile siano la conseguenza di certi atteggiamenti futuri e soprattutto di come il contesto in cui è nata e cresciuta finisca per impattare su di lei.

Gaia è una ragazza cresciuta in un contesto di povertà, con due fratelli più piccoli, uno più grande di quattro anni e varie amicizie nel corso del tempo che l’hanno più che altro ferita, il libro tocca diversi temi che hanno a che fare con le amicizie e la famiglia, anzi direi che sono proprio due delle tematiche principali.

Parlando di famiglia non possiamo non soffermarci un secondo sui genitori di Gaia, la madre Antonia e il padre Massimo. Antonia ci viene presentata fin da subito, Gaia ci parla immediatamente di lei, è una madre difficile, una figura che respinge e trattiene allo stesso tempo, una donna che ha sofferto, una figura che ha dovuto sempre lottare per avere anche la più piccola cosa. E Massimo è un uomo reso invalido da un incidente sul lavoro, ma dato che tale lavoro era in nero non ha mai ricevuto nessun soldo dall’assicurazione, e ora è paralizzato su una sedia a rotelle a vita. Ci appare come una figura rotta, spezzata dalla vita, quasi il fantasma di sé stesso, le continue lotte con Antonia sono conflitti che abbandona, la sua presenza nella vita dei figli diventa incostante e debole.

“Loro la alzano e la spostano di peso, la sollevano per braccia e gambe e allora la camicetta si apre e mostra un reggiseno senza ferretto, seni gonfi, la gonna si strappa e spuntano le sue mutande, mia madre ha già fatto a brandelli il vestito buono e scalcia e grida, come fiera spietata. E io è come se fossi lì, in piedi, a guardarla dall’angolo della stanza, la giudico e non la perdono.”

Vediamo vari personaggi incrociare il cammino di Gaia, amiche e amici, fidanzanti, parenti ed emerge molto spesso un lato della sua personalità come scritto anche sopra, non emotivamente aperto, forse è proprio questo l’aspetto che mi ha fatto apprezzare il personaggio, il suo essere così dura all’apparenza, una figura che sembra sempre avere il controllo sulle sue emozioni e sulle sue azioni, ma che in realtà (abbiamo modo di incrociare questo lato del suo carattere varie volte nel corso del libro) si lascia andare anche a scatti d’ira, azioni dannose dettate dalla rabbia, reazioni violente. Gaia è come una diga che si rompe, trattiene, si mette comoda e pensa di poter sopportare, digerire un evento, ma quando questo evento diventa troppo per lei non riesce a rispondere in modo logico o calmo, esplode.

Questa esplosione però non è solo la conseguenza di quell’evento, ma di altri eventi, un sovraccarico di emozioni che le piombano addosso.

E nel corso del libro, in momenti diversi e per motivi diversi (tenete conto del fatto che non voglio spoilerare quindi cerco di essere il più generica possibile) Gaia esplode perché la vita ti porta al punto di rottura e ti porta anche a non farcela a volte, questo è un testo che rappresenta una vita normale anche nel suo senso più fallimentare, non sempre c’è il successo, non sempre dopo la fatica c’è la soddisfazione, non sempre dopo il dolore c’è la gioia, a volte c’è solo lo scegliere la variante meno brutta.

Gaia fatica, soffre, studia, cresce, ma arriva al punto in cui quando è il momento di spiccare il volo, di avere un qualcosa in mano, di riuscire, lei non riesce. E questa in realtà è la storia di molte persone, è una storia reale, normale, non c’è solo l’idealizzare sempre un futuro ideale dove tutto si aggiusterà, c’è anche la vera realtà, quella di una vita dove non si ottiene ciò che si desidera.

E Gaia è sommersa dal suo ego, rinchiusa dentro ad un muro di rabbia e rancore per ciò che non ha avuto, ciò che non è andato nel modo desiderato, ciò che non ha funzionato, ci appare a tratti come una ragazza rigida nella dimostrazione dei suoi sentimenti e delle sue emozioni o di qualunque reazione che non sia quella rabbiosa e rancorosa.

Il lago come metafora della vita

Il lago stesso, simbolo di questo libro che torna sempre, il centro di tutto, un posto intorno al quale ruotano i personaggi e le vicende del romanzo, rappresenta proprio la vita.

Il lago e la sua acqua, a volte torbida e oscura che rappresenta le difficoltà e la fatica nel destreggiarsi tra i cunicoli della vita, a volte brillante che splende illuminata dalla luce del sole, acqua che cura e che scorre, simbolo di rigenerazione, dello scorrere del tempo e della vita.

Gaia anche alla fine del testo pensa al lago, torna al lago che ha assunto una serie di significati importanti per lei, è come se tutti i ricordi, tutti gli eventi vissuti siano stati raccolti e riportati lì, fonte che la riporta alla realtà.

In realtà in questo libro abbiamo anche altri elementi se vogliamo, immagini simboliche, che possono risplendere in varie scene e sembrano assumere un significato ben preciso, abbiamo il fuoco simbolo di rabbia, vendetta e distruzione, abbiamo anche un sacchetto di limoni che compare in una scena decisamente amara, simbolo di abbandono, distacco.

Insomma in questo libro persino determinate immagini a primo acchito innocenti si imprimono nella memoria e diventano portatrici di significati profondi.

Conclusioni

Mi è piaciuto decisamente questo libro, unico neo lo stile che a volte non mi ha fatta impazzire, è sicuramente vivido ed intenso, vivo e crudo in alcuni punti, ma l’autrice a volte si lascia andare alla scrittura di queste liste infinite che a volte risultano un poco pesanti e trascinano giù la scrittura, anche per il loro essere così frequenti.

In generale comunque è stata una lettura coinvolgente ed entusiasmante, non vedevo l’ora di prendere in mano il volume per poter andare avanti ed era un qualcosa che mi mancava parecchio, considerando i mesi di blocco.

Voto:

E voi? Avete mai letto “L’acqua del lago non è Mai Dolce”? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!