Carrie – Stephen King

Buon martedì!

Come procede la settimana? Questo fresco ottobre avanza nel modo migliore?

Oggi parliamo di un libro che può essere perfetto per questo mese a mio modesto vedere, è il terzo testo di Stephen King di cui parliamo, dato che qualche settimana fa abbiamo parlato di Misery e qualche anno fa della raccolta “Notte Buia Niente Stelle“, ovvero Carrie.

Dopo aver letto Misery infatti mi sono convinta di voler leggere tutto quello che ha scritto King… Sì, vabbè, e sopratutto di volerlo fare in ordine cronologico.

Ora, ad oggi io sono ancora convinta di voler leggere tutto quello che ha scritto King, ora però non sono più così sicura di voler andare in ordine cronologico, rispettando questo il prossimo che dovrei leggere dopo Carrie infatti è “Le Notti di Salem“, che vorrei iniziare il prima possibile.

A parte questi obbiettivi per nulla esagerati, oggi ci concentriamo su “Carrie”, il libro, iniziamo!

Carrie – Stephen King

Casa Editrice: Bompiani

Pagine: 211

Generi: horror fiction, romanzo epistolare

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (ed. flessibile) € 12,35

Prima pubblicazione (USA): 1974

Link all’acquisto: QUI

Trama

Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono: può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono, le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.

Ma mi dispiace ancora per Carrie. L’hanno dimenticata, vedete. L’hanno fatta diventare una specie di simbolo e hanno dimenticato che era un essere umano, reale come voi che leggete, con sogni, speranze e bla bla bla. Dirvi questo è inutile, suppongo. Non si può, dopo l’immagine che ha creato di lei la stampa, farla tornare una persona umana. Ma lo era, e soffriva. Soffriva più di quanto si possa immaginare.

Recensione

Carrie è stato il primo libro pubblicato di King, non il suo primo scritto però, è doveroso raccontare il breve aneddoto che riguarda la moglie Tabitha, ovvero fu proprio grazie a lei che “Carrie” vide la luce, fu lei infatti a spronare il marito per la pubblicazione.

Carrie credo sia uno dei libri più famosi di King, se non per la lettura del libro in sé di certo per i vari film tratti negli anni da questo testo, primo fra tutti quello del 1976 con Sissy Spacek.

Stile, Ritmo, Costruzione

Dato che ho letto negli ultimi mesi anche Misery mi viene spontaneo fare una specie di confronto fra i due, distanti di qualche anno dalla pubblicazione, qui in “Carrie” ad esempio lo stile di King risulta più diretto nella descrizione delle emozioni e dei pensieri dei personaggi, questo è un romanzo con la metà delle pagine di Misery ed è inframmezzato da pagine/paragrafi tratte da saggi (inventati dall’autore) e/o interviste e interrogatori vari.

Mi ha fatta impazzire la costruzione di questo libro (in senso positivo) perché King tratta il lettore con estremo rispetto, gli porge fra le mani varie versioni della vicenda, tratte da scritti attendibili e lascia che sia lui farsi un’idea del tutto.

Il ritmo è serrato, si avanza velocemente nella vicenda, all’inizio della storia tutto sembra stare in piedi per la voglia di arrivare alla rivelazione finale, cosa è accaduto di così grave in questa cittadina? Cosa ha fatto Carry?

Ma a metà libro circa questo viene rivelato e non fa nessuna differenza perché in ogni caso la voglia e lo spirito di arrivare il prima possibile alla scoperta dell’evento tragico rimane comunque, anche se questo viene rivelato.

Personaggi

Grazie a questa costruzione epistolare a tratti inframmezzata da scritti presi da saggi, interviste ecc, noi lettori abbiamo tutte le carte in mano per cercare di decifrare i personaggi, ovviamente alcuni lati e motivazioni di questi rimarranno un’incognita, ma King cerca di dare la libertà necessaria al lettore.

Il personaggio principale è Carrie, una ragazzina vittima di bullismo e soprusi di ogni tipo a scuola, che di certo non trova un attimo di respiro a casa, vittima anche qui di una madre fanatica religiosa che nel corso degli anni ha punito varie volte Carrie pensando anche di ucciderla.

Carrie viene invitata un giorno al ballo della scuola da Tommy, fidanzato a sua volta con Sue, l’invita su favore della fidanzata che gli chiede ripetutamente di portare Carrie.

Qui si dipana una sotto trama misteriosa se vogliamo, perché Sue in varie interviste tratte ed inserite nel libro, dice di aver fatto questo gesto per regalare a Carrie una serata indimenticabile fra le braccia del fidanzato, per cui Carrie aveva una cotta, ma in altre versioni più maliziose si pensa che Sue in realtà lo abbia fatto per umiliare Carrie in accordo con altri due personaggi in particolare, Christine e Billy.

Billy e Christine sono fidanzati e lei è la classica reginetta della scuola che si diverte ad umiliare gli studenti più emarginati, mentre Billy è un giovane delinquente. Non si è certi dell’amore che lega questi due, non si comprenderà infatti nemmeno alla fine se Billy è davvero innamorato della ragazza o se invece di diverte a stare con lei e ad orchestrare il terribile “scherzo” ai danni di Carrie.

Questo “scherzo” sarà la classica e fatidica goccia che farà traboccare il vaso, il punto da non superare, questa esplosione rappresenta la parte finale del libro e l’evento tragico del testo.

Tematiche

Voglio dedicare uno spazio alle tematiche trattate in questo libro, prima fra tutte quella del bullismo, tema a me molto caro, qui ci troviamo in uno scenario in cui la vittima (Carrie) sopporta per anni soprusi di ogni genere di gruppo e non, ad esempio all’inizio del libro viene umiliata dopo l’inizio del primo ciclo.

Si ritrova ad avere le prime mestruazioni infatti sotto le docce dopo educazione fisica e tutte le ragazze cominciano a gridarle contro offese di ogni genere e a gettare assorbenti, una scena piuttosto dolorosa da leggere.

Per tutto il libro non è chiaro fino in fondo almeno se certi personaggi sono del tutto dalla parte di Carrie per pietà o compassione oppure se lo fanno perché vogliono davvero aiutarla ad essere più serena e ad avere un’ adolescenza un poco più tranquilla.

Un’altra tematica importante è quella della religione, ma dell’ossessione religiosa, quella della madre di Carrie in questo caso.

Figura molto interessante dal punto di vista psicologico come la figlia, queste due figure hanno un aspetto in comune, tutte e due si odiano, ma una parte di loro ama l’altra perché è tutto ciò che conosce. Carrie in particolare odia la madre, ma le vuole anche bene perché la quotidianità alla quale è abituata con lei è l’unica che conosce, e l’unica che le è famigliare. La ama anche perché nessuno si è mai preso cura di lei, a parte la madre, ma in un modo sempre molto rigido e algido.

Ho adorato infine lo specchio dei personaggi, ci sono due personaggi “buoni” ovvero Sue e Tommy, la coppia ben disposta verso Carrie, poi c’è la coppia dei “cattivi”, Billy e Christine.

Abbiamo quindi due coppie di fidanzatini diverse, ma allo stesso tempo molto simili fra loro, le due ragazze in particolare erano amiche in passato, ma con l’avanzare della vicenda finiscono per detestarsi.

Si crea come dicevo “uno specchio” fra queste coppie, per la somiglianza e la differenza, sempre tenendo conto del mistero che riguarda il coinvolgimento reale di Sue e Tommy, erano davvero così “buoni”? Oppure erano d’accordo con Christine e Billy per questo scherzo?

Conclusioni

Ho adorato Carrie che sarà credo difficile da spodestare dal primo posto nel mio gradimento per le opere di King.

E’ un romanzo breve, ma denso di tematiche crude e importanti, scritto con uno stile secco che rende il ritmo della vicenda sempre più frenetico, una storia pregna di vendetta, odio, pena e tristezza.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Carrie”? O in generale King? Vi è piaciuto? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

Misery – Film e Libro

Buona domenica!

Come state? Come è andata questa settimana?

Partiamo dal presupposto che per scrivere questo articolo, il primo articolo dopo l’introduzione del nuovo editor di WordPress sono quasi impazzita, quindi perdonatemi per eventuali errori grafici o dimensioni delle immagini sballate. Che bella idea introdurre un nuovo editor eh, bravo WordPress!

Oggi finalmente parliamo di un film e un libro di cui volevo parlarvi da parecchio tempo, mesi direi ormai.

Parliamo di Misery, il successo di Stephen King e il film “Misery non Deve Morire” del 1990 diretto da Rob Reiner.

Era ora, lo so.

Dunque, ci tengo a dire che il mio non è un confronto fra le due opere, certo vorrei parlarvi di alcune differenze e cambi, ma per me non è “valido” mettere a confronto stile sfida un film e un libro, in quanto opere decisamente diverse, quindi non dirò ad esempio che una scelta nel film o nel libro è migliore rispetto ad un altra, mi limiterò a sottoporvi alcune differenze a cui ho fatto inevitabilmente caso.

Dopo questa premessa iniziamo parlando del libro.

Misery – Stephen King

Casa Editrice: PickWick

Pagine: 383

Genere: thriller/horror

Prezzo di Copertina: € 9,90

Prezzo ebook: € 7,99

Anno di Pubblicazione: 1987

Link all’acquisto: QUI

Trama

Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte…

Notò che lei quasi non lo ascoltava. Per la seconda volta non manifestava il minimo interesse per un trucco del mestiere che avrebbe tenuto con il fiato sospeso un’intera scolaresca di aspiranti scrittori. E la ragione era fin troppo semplice. Annie Wilkies era il paradigma del pubblico, un’appassionata di storie assolutamente disinteressata alle tecniche narrative. Era la personificazione del Lettore Assiduo, l’archetipo vittoriano.

Misery è stato il mio primo King in assoluto, fino ad ora ho letto solo racconti di King e penso di non aver sbagliato iniziando da questo.

Parlando strettamente del libro, lo stile all’inizio non manca di descrizioni e (se non avete mai letto nulla dell’autore) vi darà forse l’impressione di essere un libro che punta parecchio sull’aspetto descrittivo.

Lo stile di scrittura è quasi sensoriale, si avvertono i sapori, gli odori, i suoni, le forme degli oggetti, tutto questo rende l’esperienza di Paul, il protagonista, condivisa con noi lettori al massimo.

Ad esempio qui c’è la prima differenza con il film piuttosto evidente, ovvero l’introspezione nei pensieri di Paul e nelle sue intenzioni, nel libro noi siamo per tutto il tempo nella testa di Paul, conosciamo la ragione dietro ad ogni sua azione, anche quelle che ad un occhio esterno sembrano poco sensate.

Nella pellicola del 1990 diretta da Rob Reiner con la sceneggiatura di Stephen King e William Goldman invece non siamo direttamente nella testa di Paul, anzi la vicenda viene vista da punti di vista completamente differenti.

Nel libro siamo sempre nella stanza in cui il protagonista è relegato e vediamo solo questo lato della storia, nel film invece abbiamo una visione più ampia.

Parlando di Paul Sheldon, il nostro scrittore, nel film è interpretato da James Caan, candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista nel 73′ per “Il Padrino“.

Nella pellicola secondo me risulta più complesso e chiuso il personaggio di Paul, non è più un libro aperto come lo è nel testo di King, alcuni suoi silenzi nascondono pensieri a volte misteriosi per lo spettatore. Anche le sue espressioni sono più moderate e statiche, mentre nel libro ci si immagina un uomo più espressivo e ribelle a tratti.

Sopratutto nel libro scendiamo nell’oblio assieme a Paul, assistiamo ad un inizio di pazzia, proprio per la condizione in cui è costretto a vivere da tempo e per le torture psicologiche e non inflitte da Annie, ad esempio ad un certo punto Paul nei suoi pensieri pensa ad Annie come ad una dea, o inizia a ridere in momenti in cui regna il silenzio, degenera piano piano il suo stato mentale.

Inoltre tenta in vari momenti di ribellarsi o di lanciare qualche battuta sagace o irriverente, subendone poi le conseguenze, quindi prova ad avere un atteggiamento ribelle. Mentre nel film è un Paul più mansueto quello che abbiamo davanti.

Certo in entrambe le versioni con cambia il lato interessante del personaggio, Paul è uno scrittore di successo, ma di un successo che lui non apprezza, perché è riconosciuto per la saga di Misery, saga che lui definisce quasi come spazzatura, nonostante sia nata dalla sua penna.

In quello che per lui è l’ultimo volume della saga Paul infatti da morire Misery, la protagonista, ed è felice di ciò perché pensa di potersi impegnare in una scrittura più “impegnata”. Ma l’incontro con Annie metterà tutto in discussione costringendolo al ritorno da Misery, questo è Paul, uno scrittore obbligato a scrivere di un personaggio e di una storia che detesta, a battere ogni parola a macchina per costruire la vicenda di un personaggio che vorrebbe solo vedere morto, anche se, suo malgrado, durante il processo di scrittura si trova sempre più connesso a Misery e torna da lei quasi con piacere.

Parlando di Annie invece, ci ritroviamo di fronte ad un personaggio fortemente instabile sia nel libro che nel film, nella pellicola è interpretata da Kathy Barnes, vincitrice di un premio Oscar nel 1991 per questa interpretazione per l’appunto.

Non ho nessun dubbio sulla bravura di Kathy Barnes, la sua interpretazione è magistrale, in ogni scena sembra trasparire la follia di Annie, anche in quelle in cui appare più mansueta e controllata, c’è sempre l’impressione di vedere una personalità problematica.

Conoscendo già il volto della Barnes nella sua interpretazione prima di leggere il libro, mi immaginavo sempre lei durante la lettura in automatico nel ruolo di Annie e funziona alla perfezione.

Annie è un personaggio come dicevo disturbato a livello psicologico, durante la storia scopriremo anche vari fatti macabri che concernano il suo passato, penso che nel libro King abbia dedicato maggiore tempo e attenzione a questi fatti, mentre nel film sembrano essere elencati in modo più sbrigativo, in ogni caso arriva bene il concetto.

Annie salva Paul da un incidente stradale per poi tenerlo legato al letto e costringerlo a scrivere il libro seguente a quello appena uscito della saga di Misery, in cui questa appunto muore, “Il Ritorno di Misery”.

Il suo comportamento però è senza dubbio imprevedibile e preoccupante, ciò che è fonte di estrema suspance e tensione nel testo è proprio questo, ovvero il non sapere mai cosa farà Annie, cosa ne sarà di Paul, cosa accadrà nella scena successiva…

Annie è una donna che vive isolata, ha dei vicini che vengono menzionati (più nel libro rispetto al film) e vai in paese ogni tanto, non ha problemi con le persone perché indossa una maschera, sembra sempre una personalità cordiale ed innocente agli altri.

Sembra indossare sempre maschere diverse in realtà, anche con Paul, a volte queste maschere cadono in modo imprevedibile mostrando una personalità spaventosa e violenta, senza scrupoli.

Un aspetto importante nel libro che è stato modificato nel film è l’uso delle parolacce, nel libro Annie si mostra inorridita dall’uso di queste e quando viene il momento, in un impeto di rabbia o altro, di utilizzarle sceglie vocaboli non esistenti, come ad esempio “caccolicchio”. Nel film invece non c’è questa parentesi, ovvero le parole inventate.

Un altra scelta fatta è quella riguardante le immagini forti, nel libro ne vediamo di diverse, descritte con un buon numero di particolari, mentre nel film queste sono state rese più delicate, non si vede il sangue o la violenza del libro, è presente la violenza, ma è stata “alleggerita” in un certo senso.

Altra parentesi interessante è la storia all’interno della storia, nel libro di King infatti noi leggiamo quasi due storie, perché abbiamo modo di leggere il libro a cui sta lavorando Paul da recluso, “Il Ritorno di Misery“, quindi sappiamo esattamente cosa accade.

Penso che ciò riesca a dare profondità alla parentesi Misery, a come Paul lavora a questa saga e al suo rapporto con l’odiata eroina che lo ha portato al successo.

Un ultima differenza che vorrei menzionare è quella che riguarda quasi tutta la parte finale, ma non andrò nel dei dettagli per non cadere nello spoiler, sappiate solo che nella parte finale il film è stato piuttosto modificato comparandolo al libro.

Io definirei Misery un’opera ad alta tensione, in cui ogni capitolo si divora per la curiosità di scoprire il destino del protagonista e l’evoluzione degli eventi, in particolare anche la parentesi riguardante la psicologia di Annie e quella di Paul è degna di nota.

Misery è un libro che conquista il lettore fin da subito, si entra nei panni di Paul e si diventa terrorizzati da Annie che ad ogni comparsa fa sobbalzare il lettore per la tensione.

Più che essere un horror io definirei Misery un thriller psicologico per il modo in cui tiene incollato il lettore alle pagine grazie alla tensione psicologica costante.

Voto libro:

Parlando infine del film, ho apprezzato senza dubbio la recitazione di Kathy Barnes che spaventa lo spettatore e rappresenta a pieno la psicologia instabile di Annie, non ho altrettanto apprezzato invece alcuni cambiamento come ad esempio il voler enfatizzare una specie di “love story tossica” fra Annie e Paul, tramite alcune battute si sente quasi il forzato inserimento di questa sottospecie di love story, che è più un idea diciamo.

Considero comunque il film una visione che intrattiene, è piacevole da vedere, vi consiglio magari di gustarvelo dopo la lettura del libro, semplicemente perché in questo modo avrete prima un quadro completo anche della psicologia dei personaggi, un quadro più dettagliato rispetto a quello del film.

Detto ciò, voi avete mai letto Misery? Siete dei fan di King? Avete mai visto il film? Fatemi sapere!

A presto!

I Custodi di Slade House – David Mitchell

Buon giovedì!

Come state in questa settimana di agosto? Siamo già oltre la metà del mese e settembre è quasi alle porte, che dire, questa estate sta diventando un qualcosa di breve, ma intenso.

Oggi recensione, parliamo di un libro che volevo leggere da tempo e qualche settimana fa finalmente sono riuscita nell’impresa, sto parlando de “I Custodi di Slade House” di David Mitchell.

Ho parecchie recensioni arretrate dato che ad un certo punto mi sono ripresa di colpo nella lettura, vai capire cosa succede nella mia testa, e non vedo l’ora di parlarvi di tutti i testi che ho letto, dai che ci mettiamo in pari!

Iniziamo!

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I Custodi di Slade House – David Mitchell

Casa editrice: Frassinelli

Pagine: 233

Generi: mistery, horror, fantasy, soprannaturale, gotico

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: (cop. rigida) € 19,00 (cop. flessibile) € 9,90

Anno di Pubblicazione: 2015

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House. Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. Ogni nove anni, l’ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa – una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario. Ma che cosa succede, veramente, dentro Slade House? Per chi ha varcato la soglia, scoprirlo è questione di un attimo. Ed è già troppo tardi. Raccontato nell’arco di tempo compreso tra il 1979 e la notte di Halloween del 2015, in puro stile Mitchell, “I custodi di Slade House” è una storia gotica nella quale l’autore ci porta in una realtà parallela abitata dalle molte anime che popolano i suoi romanzi.

Per cinquantaquattro anni le nostre anime hanno vagato nel grande mondo, impossessandosi di ogni corpo che abbiamo desiderato, vivendo tutte le vite che abbiamo voluto vivere, mentre i nostri coetanei vittoriani sono morti o moribondi. Noi continuiamo a esistere. Il modus operandi funziona.

Recensione

Allora, David Mitchell è un autore che io punto da parecchio tempo, è l’autore di testi apprezzati e conosciuti come ad esempio “Cloud Atlas” e “Le ore Invisibili“, è di origine inglese ed è un autore influenzato a sua volta da autori quali Haruki Murakami, George Orwell, Neil Gaiman e altri.

Ho letto “I Custodi di Slade House” perché dal punto di vista della trama era una delle pubblicazioni più interessanti dell’autore, secondo me, è una storia gotica, che vira sul soprannaturale, ma anche sul mystery e sul fantasy.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Non mi ha fatta impazzire lo stile dell’autore, a volte è particolarmente “grumoso” nel senso che non è uno stile che si fa leggere liscio e in modo scorrevole, ha degli sbalzi e in certi punti sono incappata in frasi piuttosto lunghe che mi lasciavano confusa alla fine, perché magari non erano chiare o non si capiva bene il messaggio dell’autore.

Voglio specificare il fatto che io non ho letto il testo in lingua originale, bensì in italiano pubblicato dalla casa editrice Frassinelli, che in genere non mi ha mai delusa per quanto riguarda le traduzioni.

E’ uno stile frammentato a tratti, che ha sbalzi vari ogni tanto.

Il ritmo è piuttosto veloce, in alcuni istanti si perde in battute che mi sento di definire abbastanza inutili, ma è accattivante dal punto di vista del ritmo.

Per quanto riguarda l’atmosfera invece abbiamo un qualcosa di tipicamente gotico a tratti, mystery in altri e romanzesco in altri ancora.

Si assiste ad esempio ad una scena all’apparenza tranquilla che rallenta il ritmo per poi avvertire un crescendo e rendersi conto che in realtà non c’era nulla di buono in quella finta tranquillità.

Personaggi

Ahi, qui passiamo alla nota dolente del libro.

Il testo segue diversi personaggi in anni diversi, salta nel tempo fino ad arrivare al 2015, in questo salto ci fermiamo una volta nel 1988, un’altra nel ’97 e una nel 2006, senza contare il fatto che il nostro inizio avviene nel ’79, quindi da lì attraversiamo diversi anni fino appunto al 2015.

In queste fermate incontriamo ogni volta personaggi diversi che per quel frangente diventano i nostri personaggi principali, il problema è che nessuno si salva dall’essere insopportabile.

Non ho capito se questa è una scelta dell’autore oppure no, sta di fatto che per ogni linea temporale abbiamo a che fare con un personaggio con cui risulta la maggior parte delle volte difficile empatizzare.

Nel ’79 ad esempio abbiamo a che fare con un bambino e la madre che si recano in questa abitazione, appunto Slade House, e viene subito detto che questo bambino fa uso di Valium assieme alla madre, ma non viene mai specificato il perché, insomma questo psicofarmaco si utilizza per disturbi legati all’ansia o all’insonnia, ma non viene specificato il perché dell’assunzione, forse ne sono dipendenti.

A parte questo in una scena la madre dà praticamente dell’ignorante al figlio solo per mettersi in mostra e avere l’impressione di fare una “bella figura”.

In un altro anno invece incontriamo una ragazza che è in un gruppo con altri giovani, questi vogliono entrare a Slade House per scoprire il perché delle sparizioni degli anni prcedenti.

Fin dall’inizio questa ragazza ci tiene a specificare che ha qualche chilo in più, lo ripete per tutto il tempo e si ripete anche che fa schifo a se stessa per questo, senza parlare del fatto che viene fatto intendere per la maggior parte del racconto/linea temporale che lei non potrà mai avere un fidanzato, proprio per questi chili in più.

Il modo in cui viene trattato questo argomento, dell’essere in sovrappeso o semplicemente del vedersi con qualche chilo in più è uno dei motivi per cui non ho gradito questo libro.

Non mi è per nulla piaciuto questo trattamento nei confronti di un tema simile, insomma, dato che siamo nei pensieri della ragazza posso capire l’interpretazione dell’autore, è una giovane che guarda le altre e vede ovunque disprezzo (almeno ai suoi occhi), si sente insicura, non apprezzata, ma non è questo, è il fatto che andando avanti nella lettura riceve sempre più batoste da parte degli altri personaggi per il motivo precedente.

Ma questo non avviene, a mio modesto parere, per una ragione di trama o altro.

I due “cattivi” della storia sono fratello e sorella, è a causa loro se chi entra dentro Slade House non fa più ritorno e ogni anno sparisce qualcuno.

In certi punti risultano anche più simpatici dei personaggi principali, tranne per il fatto che fanno battute pessime tutto il tempo e si credono meglio di chiunque altro.

Concept Ottimo, ma Svolgimento così così

L’idea di base del libro è ottima, questo concept della casa che compare e non compare, si mostra solo a chi vuole lei (grazie ai due fratelli), una volta all’anno compare per far entrare qualcuno e questo non esce più perché vittima dei due.

C’è anche l’aspetto magico, i due infatti hanno vari poteri appresi in giovane età in paese straniero grazie ad una figura enigmatica, non voglio dire troppo.

L’idea e l’atmosfera sono i punti più positivi del libro, tutto il resto o infastidisce la lettura o si può tranquillamente lasciar perdere.

Conclusioni

E’ un libro che vi consiglio se vi piace il genere gotico e le storie sulle case maledette, anche se in questo caso non è tanto la casa in sè ma chi ci abita a renderla maledetta.

La storia è interessante per l’idea e anche per lo spostamento da un’epoca all’altra.

Per  i personaggi, il modo in cui vengono trattati certi temi e lo stile non sempre godibile, ho deciso di assegnare due stelline e mezzo a questo libro.

Di certo leggerò altro di Mitchell per le sue idee e perché voglio vedere se lo stile che ho trovato qui è lo stesso degli altri suoi testi.

Voto:

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E voi? Avete mai letto “I Custodi di Slade House” o qualcosa di David Mitchell? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

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I Cieli – Sandra Newman

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come state? Come vi sentite nei confronti di queste vacanze estive? Siete già in vacanza?

Io dalla prossima settimana metto in pausa in lavoro, anche se per poco.

Una cosa che vorrei dire per quanto riguarda le vacanze è che quest’anno il blog non andrà in vacanza, come la sottoscritta, ogni anno di solito a quest’ora dedico un’articolo all’annuncio della pausa estiva, ma quest’anno il blog non sarà in pausa.

Infatti, voglio utilizzare il tempo delle vacanze per la pubblicazione di tutti gli articoli arretrati che ho (e credetemi sono tanti).

Quindi andiamo avanti, quest’anno niente pausa estiva!

Dopo questa grande notizia parliamo dell’articolo di oggi, infatti oggi recensione de “I Cieli” di Sandra Newman.

Ho letto questo libro mesi fa, il tempo è passato e io non sono riuscita, per impegni vari, a lavorare per bene alla recensione, ma tranquilli/e ricordo benissimo questo testo e come faccio per ogni lettura mi sono appuntata ogni cosa.

Quindi che dire, parliamone!

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I Cieli – Sandra Newman

Casa Editrice: Ponte alle Grazie

Pagine: 246

Genere: fantasy

Prezzo ebook: € 9,99

Prezzo di Copertina: € 16,80

Anno di Pubblicazione: 2019

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

New York, 2000. Kate e Ben si incontrano a una festa e s’innamorano subito. È l’alba di un nuovo millennio, il primo senza una guerra in nessuna parte del mondo. L’ONU ha appena piantato la sua bandiera su Marte. Una senatrice del partito dei verdi sta per diventare la prima presidente degli Stati Uniti. Kate si addormenta, consapevole di essere amata. Londra, 1593. Da sempre, ogni notte, Kate sogna di essere Emilia, musicista e poetessa italiana nell’Inghilterra della fine del Cinquecento. Tormentata dal presagio di una città bruciata e distrutta, decide di salvare il mondo. Ogni decisione che prenderà, influenzerà la vita di un giovane e sconosciuto poeta, William Shakespeare, quella di Kate e di Ben, il mondo del Duemila. Una storia d’amore, di universi alternativi, di follia, di poesia e di viaggi nel tempo. Un sogno annidato in un bizzarro risveglio; un romanzo su quel che abbiamo perduto e quel che ancora possiamo salvare.

Senza lenzuola, il vento passava direttamente sul suo corpo, sulle sue braccia nude. Lontano, laggiù, il rumore del traffico, silenzioso come un pensiero. Di quando in quando si sentiva una sirena, come una flebile linea rossa che si srotolava nel cielo per poi sparire. Kate parlottava e scalciava nel sonno. Ogni volta era una sensazione adorabile e lui ne era rapito. Si addormentò all’alba, ancora intento a pensare a come tenerla per sè.

 

Recensione

Dunque, sono stata attratta immediatamente da questo libro, infatti ricordo di averlo acquistato vicino all’uscita, attorno al febbraio/marzo del 2019 in libreria, non so da cosa è nata questa attrazione, forse dall’argomento principale del testo ovvero i sogni.

Questo libro si vende come un fantasy che viaggia nel mondo dei sogni, in parte è vero, ma c’è molto di più, c’è una storia d’amore all’interno, c’è la volontà di sventare una tragedia immane e infine c’è la nostra protagonista, Kate, una giovane che viene additata da tutti come pazza.

Stile, Ritmo e Atmosfere

L’atmosfera è la caratteristica migliore di questo testo per me, sembra quasi di ritrovarsi in un mondo a tinte pastello ad un certo punto, nel presente del testo siamo nella New York del 2000 e il clima di quegli anni arriva dritto in faccia al lettore.

Siamo nell’America prima del drastico cambiamento dato dall’11 settembre 2001 e siamo persi quasi in un clima di attesa nel libro, Kate sa che accadrà qualcosa, ma non sa cosa e pensa di dover essere lei ad impedire tutto ciò, per quello che apprende nei suoi sogni.

Lo stile è piuttosto descrittivo e simil poetico in alcuni tratti, all’inizio ho avuto qualche difficoltà con lo stile appunto che mi sembrava fintamente poetico, ma avanzando nella lettura ho finito per apprezzarlo sempre più, riesce a far proiettare il lettore tra le righe del libro e nel tempo della storia concentrandosi sui dettagli e rendendoli pezzi importanti della storia.

C’è qualche rarissimo errore nell’edizione, nulla di grave, ho notato ad esempio un “gli” errato.

Personaggi

Il personaggio principale è Kate, una ragazza che dall’infanzia ha esperienze inspiegabili legate ad i sogni, in pratica riesce a viaggiare tramite questi in epoche passate.

Nella storia viaggia dal 2000 al 1593, il tempo della peste a Londra e qui incontrerà un pilastro della letteratura ovvero William Shakespeare.

Vi racconto questo particolare che in realtà secondo me dovrebbe essere uno spoiler, ma nel libro viene scritto ovunque, nell’aletta, nel retro, insomma è piuttosto spoilerato questo plot twist.

Comunque Kate in questi sogni si reincarna letteralmente in un’altra persona, prende altre sembianze e vive la vita di un’altra donna, incontra figure del passato e cerca di scoprire il perché di tutto ciò e di prevedere la tragedia dell’11 settembre.

Ben è il fidanzato di Kate, il libro inizia proprio con questo incontro, assistiamo allo sviluppo della loro storia d’amore.

Ben è uno dei punti negativi del libro per me, è quel classico personaggio difficile da sopportare ad ogni comparsa, dice di amare Kate, ma le sue azioni sono in netto contrasto con le sue affermazioni.

Rinfaccia a Kate qualunque cosa, è lui a insistere sul testo convivenza ed anche se Kate non ha un lavoro continua ripeterle che non fa nulla, penserà lui a tutto all’inizio, eppure dopo pochi giorni si lascia andare ad una sfuriata parecchio offensiva.

Senza parlare del fatto che ad un certo punto del libro (evito di fare spoiler, ma è parecchio complicato qui) Kate si troverà in una situazione assai problematica e verrà rigettata da tutti, amici, parenti, e Ben la tratterà in un modo orrendo, sempre per un ragazzo che dice di amarla ripeto.

Il fatto che lui a differenza di Kate abbia avuto un’infanzia problematica (che non viene mai approfondita) sembra giustificare tutto, lui diventa aspro, cattivo, malvagio in alcuni punti del testo eppure l’autrice sembra sempre giustificarlo.

E’ un personaggio superficiale, egoista, a cui sembra non importare dei sentimenti o dello stato mentale di Kate, non prova nemmeno una volta ad ascoltarla davvero o a provare a comprenderla.

Sabine, Josè e altri vari personaggi invece sono quelli di contorno, i due citati in particolare sono amici di Kate, che diventano anche amici di Ben con il passare del tempo.

Sabine è un altro personaggio fastidioso da ascoltare e di cui leggere, è una ragazza iper superficiale, si vanta all’inizio di essere amica di Kate, ma in realtà non fa altro che sparlare di lei e abbandonarla nel momento del bisogno proprio come Ben.

Josè si rivelerà una figura molto importante all’interno del testo, è un ragazzo alla mano, simpatico, il classico belloccio della situazione, dietro cui sbavano tutte le ragazze del gruppo, l’ho trovato stereotipato.

Non mi sento di salvare nessun personaggio, a parte Kate che in alcuni tratti risulta comunque una specie di ameba, sembra sostare lì, non reagisce.

Confusione e Intrecci Strani

La caratteristica peggiore di questo libro però non sono i personaggi, che comunque disturbano non poca la lettura, ma l’intreccio principale che ad un certo punto diventa una matassa ingarbugliata impossibile da districare.

Gli eventi che accadono nel sogno (quindi nel passato) influiscono sul presente anche se ciò si riversa su piccoli dettagli all’inizio, come la carta da parati diversa se Kate nel sogno fa qualcosa di diverso, ma andando avanti con la narrazione i cambiamenti sono sempre più importanti ed evidenti.

Però si perde la correlazione, non c’è un senso dietro certi cambiamenti, perché accade questo fatto? E perché il 1593 ha influito su questo evento del 2001 e su questa circostanza nella vita di Kate? Non è chiaro.

E’ come se ad un certo punto il treno uscisse dai binari o la macchina dalla carreggiata, si perde completamente, la storia è sempre più confusa, alcuni eventi non si capisce se stiano accadendo davvero oppure no.

Non so se questo è un effetto voluto, sta di fatto che dopo metà testo mi sono ritrovata nella confusione più totale.

Si trattano temi come la follia e la “schizofrenia” con leggerezza, Kate viene abbandonata da tutti come un sacco dell’immondizia e lei stessa si trova persa, per poi essere ripresa come se nulla fosse.

Conclusioni

Ho gradito lo stile dell’autrice che è in grado di proiettare pienamente il lettore nell’atmosfera desiderata, ma per nulla lo svolgimento dopo un certo tratto della storia.

Il finale è deludente e lascia il lettore con troppi punti interrogativi, l’idea di base è ottima e l’elemento dei sogni è sempre interessante, ma tutto si perde quasi auto-cancellandosi.

Voto:

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Sicuramente leggerò altro dell’autrice, in caso di futura pubblicazione, perché lo stile è gradevole e le sue idee sono originali e scoppiettanti.

Peccato per lo svolgimento e l’enorme garbuglio che si viene a creare.

E voi? Avete mai letto nulla di Sandra Newman? Sì? No? Fatemi sapere!

A prestissimo!

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Fermento di Luglio – Erskine Caldwell

Buon venerdì e buon quasi inizio weekend!

Come avete passato la settimana? Ormai giugno è terminato e io credo di essere ancora a maggio, magari qui luglio entrerò nella mentalità di giugno continuando con il ritardo di un mese, sono progressi.

Oggi recensione, dato il mio picco recente di letture abbiamo parecchi testi di cui parlare, ma andando con ordine oggi parliamo di “Fermento di Luglio” di Eskine Caldwell.

Ho letto questo libro ormai settimane fa e in questo caso credo sia un bene parlarne ora perché ho avuto tutto il tempo per maturare la mia opinione, iniziamo!

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Fermento di Luglio – Erskine Caldwell

Casa Editrice: Fazi

Pagine: 188

Genere: narrativa/classico

Ebook non disponibile al momento

Prezzo di Copertina: € 17,50

Anno di Pubblicazione: 1940

Link all’acquisto: QUI

 

Trama

Estate, Georgia, estremo Sud degli Stati Uniti. Tra i campi di cotone oppressi dall’afa, l’iroso abbaiare dei cani, i cespugli gialli di polvere ai bordi delle strade, si svolge una drammatica caccia all’uomo. Katy Barlow accusa ingiustamente Sonny Clark di stupro e la comunità precipita subito nella paura. Da una parte il negro braccato, con gli occhi sbarrati dal terrore; dall’altra i suoi inseguitori, di giorno in giorno più determinati e feroci: le due facce di un mondo sinistro e crudele, protagoniste di una vicenda fitta di avvenimenti sempre più rapidi e convulsi, fino al tragico finale in cui tutti precipitano e che tutti sommerge.

 

“Era stato questo a ferirla, quasi quanto il fatto di venire respinta. Al solo pensiero la faccia le prendeva fuoco. Il sole stava calando, come se fosse stanco di quella lunga giornata. Verso est la campagna cominciava già a sembrare più fresca e serena. C’era una nuvoletta scura che fluttuava verso il sole all’orizzonte. Nel giro di pochi istanti la nube, investita di raggi, divenne cremisi e oro. Per un momento, guardando il cielo a ovest, si sarebbe detto che il mondo intero avesse preso fuoco; poi il sole scomparve e la nuvola tornò scura e inerte.”

 

Recensione

Prima di addentrarci del tutto nella recensione vorrei parlare un poco dell’autore, Erskine Caldwell, considerato uno scrittore “scomodo”.

Caldwell nacque il 17 dicembre del 1903 a White Oak, la sua pubblicazione fu “Il Bastardo“, fu subito vietata la diffusione del suo primo scritto e le copie furono sequestrate dalle autorità.

Più tardi pubblicò “Il Piccolo Campo“, questa volta le autorità arrestarono lo scrittore e sequestrarono di nuovo le copie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale su permesso dell’Unione Sovietica si recò in Ucraina per lavorare come corrispondente estero documentando gli effetti della guerra sul paese. L’amarezza e la delusione provati al ritorno dai terribili intrighi del regime stalinista, lo costrinsero a scrivere un racconto di quattro pagine denominato “Sylvia”.

Viene identificato come uno degli scrittori che più di tutti sono riusciti ad imprimere su carta la violenza sanguinosa, la depravazione dell’animo umano e lo scivolo continuo verso l’oscurità.

Vi consiglio la lettura di un articolo molto interessante della rivista Pangea che costruisce un ritratto interessante dell’autore analizzandolo anche assieme ad altri scrittori come ad esempio Faulkner che nel 1946 cita Caldwell (assieme ad altri autori) parlando di quelli che più hanno influenzato la sua scrittura.

Vi lascio qui l’articolo.

Insomma Caldwell è stato uno scrittore per molti “controverso”, quasi sempre mal visto da parte delle autorità e della critica, per i temi trattati e per altre ragioni, è stato un autore apprezzato in particolar modo postumo.

Se siete interessati/e a recuperare qualche suo testo vi consiglio fortemente di dare un’occhiata o in qualche negozio di libri usati o su Ebay o in generale in luoghi dove è possibile trovare libri in vecchie edizioni, perché sì ad oggi si trovano testi di Caldwell attualmente in catalogo (tutti pubblicati da Fazi) ma sono solo tre (“Fermento di Luglio”, “Il piccolo Campo” e “La via Del Tabacco”).

Se volete leggere altri suoi scritti meno “famosi” vi consiglio di recuperarli usati, ad esempio su Ebay si trovano molti suoi romanzi fuori catalogo non reperibili in nessun altro modo.

E ora iniziamo a parlare del libro, andiamo al fulcro dell’articolo!

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Caldwell viene paragonato a volte a quello di Steinbeck e penso sia un giusto accostamento, è uno stile che definirei non pomposo dal punto di vista della scelta dei termini.

Non mi sento di definirlo semplice, solo le parole inserite sono sempre di facile comprensione e anche le immagini create sono di facile immaginazione, ma le emozioni e i fatti narrati invece scavano un qualcosa di più profondo e lasciano con diversi interrogativi.

Questo a mio vedere è uno dei meriti di un testo per eccellenza, quello di lasciare domande e dubbi, lasciare il lettore in uno stato di profonda introspezione mentre naviga nei punti di domanda che sorgono spontanei, molti di questi sulla natura dell’animo umano.

Il ritmo è svelto, l’autore si perde a volte in qualche dettaglio che cerca di illuminare un aspetto in particolare, ma il libro non risulta mai letto o in netto rallentamento, è una lettura che si esplora in pochi giorni secondo me.

Parlando infine delle atmosfere, le definirei “aride”, sia per quanto riguarda lo scenario, sia per le vicende narrate, sia per l’emotività/umanità della maggior parte dei personaggi.

Personaggi

Noi seguiamo la vicenda quasi sempre accanto allo sceriffo Jeff, un uomo che non prende mai una posizione per non rischiare di perdere la carica prestigiosa appunto di sceriffo e la posizione acquisita negli anni.

Questo è un aspetto irritante del personaggio, credo sia un effetto assolutamente voluto, ma questo suo non prendere una decisione, cercare di fuggire di continuo da un possibile confronto per paura di perdere voti è frustrante.

Lui ha il compito di sedare e risolvere ogni problema ovviamente legato alla legge e una notte si trova a dover fare una scelta, c’è un ragazzo Sonny Clark che rischia di essere linciato perché accusato dello stupro di una ragazza, Katy Barlow.

Il problema è che Sonny è un ragazzo di colore e questo nella Georgia degli Stati Uniti negli anni che vanno dal il 1880 e il 1940 circa significa colpa certa senza possibilità di difesa alcuna, nemmeno il diritto alla parola.

Nel corso del libro verrà chiarito questo aspetto legato allo stupro che è forse il grande mistero del testo.

Attorno a questi tre personaggi ne ruotano molti altri, personalità per la maggior parte violente, inchiodate alla propria ignoranza che porta ad una violenza estrema.

Il personaggio di Sonny è il più dolce e innocente, si trova costretto a fuggire controvoglia, sembra quasi non capire il perché di quella fuga, sa che un manipolo di persone lo vogliono linciare, ma continua a proclamare la sua innocenza e sembra quasi voler dire “se solo provassero ad ascoltarmi, perché non mi danno nemmeno la possibilità di difendermi?“.

Fugge con un suo coniglietto sperando di poter tornare a breve, ovviamente non posso dirvi lo svolgimento preciso dei fatti, ma Sonny sceglie di rimanere nelle vicinanze perché non vuole abbandonare la sua terra, il suo lavoro e i suoi cari.

Il personaggi di Katy è controverso, forse è quello più enigmatico del libro, è una ragazza (bianca) che accusa appunto Sonny di stupro, ma le persone che la soccorrono per prime sono figure di cui è meglio non fidarsi.

Specifico il colore della pelle in modo così marcato perché il testo si basa sul razzismo, in un altro contesto non lo farei perché trovo che sottolineare sempre il colore della pelle sia un po’ come identificare sempre una persona/personaggio solo con il suo colore di pelle.

Qui è importante sottolinearlo perché è per il colore della pelle che succede tutto ciò.

Temi

Come dicevo il razzismo è alla base di questo testo, ma un altro di certo è la violenza.

E’ sconvolgente leggere di come alle personalità coinvolte in questo desiderio/atto di linciaggio non importi quasi nulla dello stupro, non c’è nemmeno una motivazione dietro al desiderio di violenza, a loro non importa se Katy è stata stuprata oppure no anzi sembrano guardarla quasi con disgusto e c’è un velato senso di “se l’è cercata“.

L’aspetto che mi ha fatto accapponare la pelle è proprio la violenza, si esercita violenza perché si vuole la violenza, si fa come un qualcosa che serve per sfogare i propri istinti bestiali quasi.

Non c’è una motivazione, la causa scatenante è come la classica goccia che fa traboccare il vaso, ma è solo un pretesto.

Arrivare a questa conclusione è spaventoso.

Questa violenza non lascia spazio ad altro, si tramuta in un qualcosa di crudo e inumano.

Conclusioni

Ho già recuperato altri testi di Caldwell per dare un idea di quanto mi abbia entusiasmata questo autore, le tematiche trattate sono difficili da digerire, ma lo stile sembra quasi accompagnare il lettore per mano in una galleria vuota di notte.

Ho apprezzato molto “Fermento di Luglio“, l’unico aspetto che non mi ha entusiasmata (ed è il motivo per il quale ho assegnato quattro stelle) è il finale.

Il finale è il picco della violenza citata prima, ma accade un fatto interessante, nel finale Jeff il nostro sceriffo sembra cambiare improvvisamente.

Cambia per un evento di una gravità estrema che accade, ma l’ho avvertito come un cambiamento troppo repentino, quasi come se a tutti i costi l’autore volesse trovare un aspetto positivo nel marasma di tragicità narrata.

Voto:

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Se siete pronti/e per una lettura cruda, che apre una parentesi assai oscura sull’animo umano, sull’ignoranza e sulle conseguenze di questa “Fermento di Luglio” è un ottimo testo.

E voi? Avete mai letto nulla di Erskine Caldwell? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A prestissimo!

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L’Oceano in Fondo al Sentiero – Neil Gaiman

Buon giovedì!

Come sta avanzando questa settimana? Spero bene!

Oggi recensione, avrei dovuto pubblicare questo articolo settimane fa, anche perché questo libro l’ho effettivamente finito settimane fa, ma alla fine arriva solo oggi.

L’Oceano in Fondo al Sentiero” è stato il libro del mese di maggio per il gruppo di lettura, LiberTiAmo.

Ho accolto questa lettura con estremo entusiasmo perché saranno mesi che non mi addentro più nella scrittura di Gaiman, che considero ad oggi uno dei miei autori preferiti.

Ma non perdiamoci in pinzillacchere, andiamo alla recensione!

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L’Oceano in Fondo al Sentiero – Neil Gaiman

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 187

Genere: fantasy

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: € 14,00

Anno di Pubblicazione: 2013

Link all’acquisto: QUI

Trama

Sussex, Inghilterra. Un uomo di mezza età ritorna alla casa della sua infanzia per un funerale. Sebbene la casa non ci sia più da un pezzo, l’uomo è irresistibilmente attratto dalla fattoria in fondo al sentiero, dove a sette anni aveva conosciuto una ragazza fuori dal comune – Lettie Hempstock -, sua madre e sua nonna. Erano decenni che non pensava più a Lettie. Eppure non appena si siede vicino allo stagno (quello stagno che lei sosteneva essere un oceano) accanto alla vecchia fattoria in rovina, ecco che il passato ritorna con i suoi ricordi, troppo strani, spaventosi e pericolosi per essere ricordi di episodi davvero successi a qualcuno, tanto meno a un ragazzino. Quarant’anni prima un uomo, un inquilino della casa di famiglia, aveva rubato la loro auto, dentro la quale si era suicidato proprio in fondo al sentiero. Quella tragica morte aveva evocato antiche forze che andavano lasciate in pace. Si erano scatenate oscure creature che venivano da chissà dove e il narratore era dovuto ricorrere a tutte le sue risorse per sopravvivere. L’orrore più terribile e minaccioso aveva creato devastazioni indicibili. E lui, ai tempi solo un ragazzino, disponeva come unica difesa di tre donne che vivevano in una fattoria in fondo al sentiero… La più giovane di loro affermava che lo stagno è un oceano. La più anziana si ricordava del Big Bang.

 I ricordi d’infanzia a volte sono coperti e nascosti sotto le cose che vengono dopo, come vecchi giocattoli dimenticati sul fondo del caotico e traboccante ripostiglio dell’adulto che diventi, ma non sono mai perduti per sempre.

Recensione

Questo libro viene “promosso” come un libro fantasy per ragazzi, ma secondo la mia modesta opinione è una lettura per tutti e questa frase non potrebbe essere più azzeccata per questo testo.

Anzi forse per certi versi lo considero adatto a chi non è più un ragazzo/a proprio perché nella lettura ci si ritrova catapultati, nolenti o volenti, nella propria infanzia.

Se non avete mai letto nulla di Neil Gaiman direi che iniziare da questo o da Coraline è un ottimo inizio.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Ripensando a questa lettura il primo termine che mi viene in mente è “nostalgia”, infatti lo considero un testo dall’atmosfera parecchio nostalgica, penso che questo aspetto sia in parte voluto e in parte no.

Fin dall’inizio del testo infatti sia avverte un profondo ritorno al passato, noi seguiamo il protagonista che (ad inizio testo appunto) è un uomo ormai adulto che torna nel paesino dove è vissuto da piccolo per il funerale di un parente, successivamente a questo ritorno però si ritrova perso nel viale dei ricordi e quasi guidato da una forza misteriosa ritorna alla casa di una sua amica d’infanzia, Lettie.

Qui la storia passa ad una nuova timeline temporale, veniamo proiettati nel passato del protagonista e riviviamo con lui una serie di avventure che hanno costellato un periodo intenso della sua infanzia, qui arriva la nota fantasy, infatti la sua amica Lettie, sua madre e la nonna di queste sono tre donne con poteri speciali, magici e anche quello che accade al nostro eroe è magico, ma anche spaventoso e a tratti realistico.

Il libro scorre ad un ritmo medio, non direi che è un libro veloce o che si legge in un soffio, certo non è macchinoso o lento, solo ci si gode i pensieri e le disavventure del protagonista e ci si perde nelle sue emozioni.

Lo stile di Gaiman, secondo me, è simile in alcuni testi e diverso in altri, dopo aver letto molteplici suoi volumi posso dire che a volte mi sembrava di leggere uno stile riconoscibile e riconducibile a lui, mente altre volte no.

Succede sopratutto con i suoi libri per ragazzi, in “Coraline” ho trovato uno stile più semplice rispetto a “L’Oceano in Fondo al Sentiero“, in “American Gods” ho trovato invece uno stile più maturo e arzigogolato.

Qui lo stile dell’autore è ottimo, è uno dei testi migliori di Gaiman che abbia mai letto dal punto di vista stilistico.

Personaggi

Ho adorato i personaggi femminili di questo libro, Lettie Hempstock, la madre e la nonna di questa sono un magico trio, ogni scena con loro tre assieme mi regalava sempre un sorriso.

Non credo di aver compreso del tutto la personalità di Lettie, è un personaggio che rimane in parte oscuro, non è una critica anzi, in questo caso ciò rende ancora più intrigante e affascinante la sua personalità.

E’ una bambina non bambina, nel senso che ha decisamente più anni rispetto a quelli di una bambina normale, così come la madre e la nonna, tutte e tre hanno un’età maggiore del previsto, conoscono segreti ancestrali e hanno visto fatti di secoli prima.

Il personaggio principale è un bambino curioso ed intelligente, ma anche piuttosto sensibile, amante delle storie e della lettura.

Neil Gaiman ha detto che fra tutti i libri da lui scritti e pubblicati ne “L’Oceano in Fondo al Sentiero” c’è il protagonista più simile a il lui ragazzino che è stato, in questo libro trovo sia impossibile non empatizzare con il ragazzo.

L’antagonista principale della storia è Ursula, un personaggio che arriva nel nostro mondo in un modo assai strano, lei infatti è un verme che fuoriesce dal piede del protagonista (so che sembra assurda questa descrizione, vi assicuro che nel libro ha un suo senso) e viene da un universo lontano, usa infatti gli esseri umani vantandosi di poterli rendere felici.

Ogni volta che leggiamo di lei nel libro è sempre vestita in modo da ricordare un verme, quindi con i colori rosa e grigio (ad esempio gonna grigia e camicetta rosa, pantaloni rosa e polo grigia ecc.), questa caratterizzazione è davvero ben studiata.

Il suo arrivo sconvolgerà a vita di tutti a dire il vero, da quella del nostro eroe a quella di Lettie, a quella dei genitori del protagonista ecc.

E’ un personaggio negativo per cui durante la lettura si prova un sincero astio, sembra rovinare la vita del ragazzino e lui non sembra poter fare nulla per impedirlo.

Sensazioni

Come dicevo prima “nostalgia” è la parola d’ordine, ma non c’è solo questa nel testo, infatti parlando di Ursula, l’antagonista, durante la lettura mi è sembrato di riprovare quella rabbia e quel senso di incomprensione che si prova quando si è bambini e sembra che nessuno ci possa capire.

Quando ad esempio qualcuno di più grande ci ha fatto un torto e noi lo raccontiamo ad un adulto, ma quello sembra guardarci e rifiutandosi di credere a ciò che stiamo dicendo, finiscono per sminuire la cosa e non ci danno peso mentre un bambino dice la verità e vuole essere creduto, si crea quindi un senso di forte incomprensione e ci si arrabbia con se stessi e con gli adulti.

L’analisi del rapporto bambino-adulto in questo libro è affascinante, ho riprovato quel senso di rabbia che mi accompagnava da bambina in situazioni simili, non è una rabbia come quella degli adulti, è più infuocata e immatura se vogliamo.

Il ricordo dei giorni lontani andati accompagna tutti, dopo aver terminato la lettura è stato come girarsi a guardare nel pozzo della memoria, inconsciamente ho ripensato alla mia di infanzia e a tutti i ricordi che l’hanno costellata.

Questo libro è riuscito a ritrasmettermi alcune emozioni che non provavo da parecchio tempo, questo hanno il sapore della gioventù, dell’innocenza e dell’infanzia andata, di come tutto sembra ricoperto da una patina dorata se lo si guarda con gli occhi di un adulto che ha lasciato quegli anni da tempo.

Conclusioni

E’ un libro che ho apprezzato dalla prima all’ultima pagina, lo rileggerei senza dubbio innumerevoli volte, tra l’altro è disponibile in inglese anche in un’edizione illustrata pazzesca da quello che so (questa qui).

Dopo la lettura tra l’altro ho iniziato a leggere ad un ritmo veloce rispetto agli scorsi mesi, non so che effetto benefico ha avuto su di me questo libro, ma ha risvegliato i miei sensi di lettrice.

E’ una lettura che consiglio a chi vuole immergersi nel proprio passato e nel passato del protagonista, prenderlo per mano e attraversare con lui eventi che sembrano magici e improbabili, ma che in realtà nascondono un alone di realtà che ci riporta al nostro di passato.

Voto:

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Non assegno cinque stelle piene per il semplice fatto che a volte alcuni elementi fantasy li ho avvertiti come “sbattuti” dentro il testo senza una minima spiegazione, all’inizio non li avevo nemmeno recepiti come elementi fantasy e non vengono spiegati nemmeno dopo.

E’ un qualcosa che mi ha leggermente confusa durante la lettura, ma riguarda solo alcuni elementi.

E voi? Avete mai letto “L’Oceano in fondo al sentiero”? Vi piace Gaiman? Sì? No? Perché? Fatemi sapere!

Noi ci leggiamo presto perché ho un sacco di libri di cui parlare assieme!

A presto!

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Il Giro di Vite – Henry James

Buon sabato!

Come state? Come state passando queste giornate assai particolari?

Lo so che vi avevo promesso le “cose del mese” come prossimo articolo dopo il precedente, ma cambio di programma! Non temete, a breve arriverà “le cose del mese”, a brevissimo!

Ma oggi parliamo del libro in lettura ad aprile sul gruppo di lettura, infatti per tutto il mese scorso abbiamo avuto modo di leggere “Il Giro di Vite” di Henry James.

Ho terminato questo libro più di due settimane fa, ma pubblico questa recensione solo ora un po’ perché mi sono voluta prendere qualche giorno di tempo per riflettere su questa lettura e po’ per vari impegni che hanno rimandato la scrittura della recensione.

Io direi di iniziare subito allora!

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Il Giro di Vite – Henry James

Pagine: 167

Genere: orrore/gotico/ghost story

Prezzo ebook: € 2,99

Prezzo di Copertina: € 9,00

Anno di Pubblicazione: 1898

Link all’acquisto: QUI

 

Trama

Protagonisti di “Giro di vite”, forse il più celebre tra i romanzi brevi di Henry James, sono Flora e Miles, due bambini perseguitati dai fantasmi di un’istitutrice e di un maggiordomo, e intrappolati in quella che Fausta Cialente nella nota al testo definisce una “tirannica atmosfera”. Ai classici motivi del racconto nero, “gotico”, James unisce una sottile indagine psicologica, consegnando al lettore uno dei più suggestivi racconti del mistero, sempre al confine tra realtà e soprannaturale.

Certo, in teoria tutti concordavamo ch’egli dovesse prender lezioni da me durante quell’incantevole estate, ma ora mi rendo conto che, per intere settimane, fui io piuttosto a ricevere lezioni. Imparai qualcosa – certamente all’inizio – che non avevo appreso nella mia vita modesta e limitata: imparai a divertirmi, e perfino a saper divertire, e a non pensare all’indomani. Era la prima volta, in un certo senso, che mi accorgevo dello spazio e dell’aria e della libertà, di tutta la musica dell’estate e dei misteri della natura.

Recensione

Come scritto sopra ho avuto bisogno di tempo dopo la lettura per riflettere sul testo che avevo appena terminato, mi ero approcciata a “Il Giro di Vite” con ottime aspettative, da parecchio infatti questo libro sosta nella mia libreria e ogni volta che mi capitava di guardarlo pensavo “oh, devo assolutamente leggerlo perché di sicuro mi piacerà”.

Purtroppo non è stato proprio così…

Andiamo con ordine, questo libro ha una lunga storia, è stato infatti pubblicato nel 1898 a puntate sulla rivista Collier’s Weekly, ed è classificato come una storia di genere gotico con i fantasmi.

Il fascino di questo libro risiede nella confusione che provoca nel lettore nelle diverse possibili interpretazioni che a fine lettura si fanno strada ripensando a ciò che si è appena letto.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di James a volte sembra concentrasi parecchio sui luoghi, ad esempio si lascia andare a descrizioni piuttosto approfondite sulla casa, sul lago, sui piccoli dettagli dell’abitazione e tutto ciò torna al genere gotico, sono infatti le descrizioni a dare alla storia sempre un tocco gotico.

Ci si immagina questa grande magione e questa istitutrice che vaga per il tuo giardino e si perde a guardare la struttura quando all’improvviso inizia a vedere delle figure comparire di tanto in tanto.

E’ interessante il fatto che nonostante ci siano altre figure che lavorano all’interno della magione, l’autore sembra concentrarsi ed isolare quasi le figure dell’istitutrice e dei due bambini.

A queste descrizioni si affacciano anche scene di direi finta azione, capita spesso infatti di seguire la protagonista nei suoi ragionamenti che si concludono quasi sempre con l’iniziativa di voler fare un qualcosa senza però agire in modi particolari, almeno la maggior parte delle volte.

L’atmosfera è mista direi, ci sono momenti in cui sembra di stare a lume di candela mentre si cerca di vedere nel buio, mentre in altri si avverte un clima quasi giocoso e leggero.

Il ritmo sembra quasi sempre raggiungere l’apice alla fine del capitolo e qui torna il discorso della pubblicazione originaria in una rivista, quindi a puntate, forse per voler risvegliare l’attenzione del lettore l’azione, o comunque una scintilla di avanzamento nella storia, sembra (per la maggior parte dei capitoli concentrata solo nel pezzo finale.

Personaggi

Non ho amato il personaggio principale, ovvero quello dell’istitutrice, è di certo una ragazza che si ritrova a fare un lavoro in cui ad un tratto iniziano ad accadere cose strane e lei non sa a chi rivolgersi per poter sistemare queste situazioni, ma per la maggior parte del tempo pensa ed agisce come se stesse salvando il mondo senza smettere di correre da una parte all’altra quando guardando le azioni non è così.

Sembra che nei suoi pensieri cerchi sempre di darsi un tono, ma nella realtà si fa calpestare da questi bambini che conosce da relativamente poco tempo, deve proteggerli eppure a loro non basta nulla per farsi passare ogni marachella.

Ho trovato i suoi pensieri in grande contrapposizione con le sue azioni, nei pensieri sembra una ragazza determinata, pronta a tutto, certa di quello che vede e di quello che deve fare, ma nella realtà cambia faccia con nulla.

L’unico personaggio che ho gradito è quello della signora Grose, confidente della protagonista, anche lei lavora all’interno della magione.

E’ una donna umile, di indole buona che per la maggior parte del testo si ritrova ad essere la spalla della protagonista anche se non prende grandi iniziative, per il suo ruolo segue la protagonista.

Il mio interesse per la figura della signora Grose nasce per ciò che questa non dice, credo infatti che sia un personaggio che sa molto di più di quello che vuole far credere, sembra ogni volta volersi auto censurare ed il lettore in questo modo è portato a credere che ci sia un enorme mistero alla base di queste informazioni non dette, in realtà anche alla fine lei non rivela molto.

Sono qui a domandarmi ancora se lei sa davvero sa qualcosa in più o l’autore ha voluto far credere al lettore che questa sapesse di più di quello che si ritrova a dire nel libro.

Ci sono anche vari altri personaggi, come i due bambini, Miles e Flora, che per quanto mi riguarda risultano solo due bambini intelligenti e furbi, anche se per la maggior parte del tempo vengono descritti come angeli, sopratutto dalla protagonista (anche senza bisogno di una effettiva conoscenza, perché dopo qualche minuto dall’incontro di trova già innamorata di questi).

Infine abbiamo i personaggi dei fantasmi, la signorina Jessel, ex istitutrice e Quint, maggiordomo e amante della signora Jessel. Di loro, tirando le somme pensando a tutte le informazioni fornite non si sa un granché, si sa che erano amanti e che secondo la signora Grose, Peter Quint era una presenza negativa.

Interpretazioni

E’ appurato che il fascino del romanzo sia proprio quello che riguarda la confusione finale lasciata al lettore, per le molteplici interpretazioni e per le poche informazioni fornite.

A James piaceva dedicarsi alla psicologia dei personaggi e perdersi ad analizzarla, scrisse questa novella anche per analizzare appunto i comportamenti umani di fronte ad una situazione paranormale come quella dell’apparizione di spettri.

Eppure, ho trovato la psicologia dei personaggi in generale frustrante a tratti, è una psicologia che secondo me non va sempre in profondità ed è in netto contrasto con le azioni certe volte, non che nella realtà ognuno di noi faccia sempre quello che pensa, non dico questo, ma la protagonista passa tutto il tempo ad esaltare quasi un qualcuno che non è, almeno non dalle sue azioni.

Come dicevo questo libro ha parecchie interpretazioni, non posso analizzarle tutte perché farei spoiler incredibili, la più accreditata è comunque quella che la protagonista vede questi spettri per una sua pazzia, diciamo, mentale.

Io non abbraccio questa interpretazione, non credo che tutto sia frutto della psiche della protagonista, anzi attribuisco una buona porzione di “colpa” alla furbizia dei bambini, che sanno decisamente di più rispetto a quello che rivelano.

Conclusioni

E’ difficile per me arrivare a queste conclusioni e di certo mi dispiace scrivere ciò di un classico, ma vari aspetti di questo testo non mi hanno convinta.

Apprezzo un testo con molteplici interpretazioni, perché stuzzica la mente diciamo, ma in questo caso il libro mi è sembrato confuso come pochi, le informazioni fornite sembrano deboli e non sono abbastanza per potersi fare magari un idea più salda rispetto alla propria interpretazione.

Senza contare ciò che ho voluto scrivere per quanto riguarda la protagonista.

Quindi, tirando le somme, mi è piaciuto il personaggio della signora Grose e ho trovato alcune ambientazioni più convincenti di altre, vorrei aggiungere anche che per brevi secondi il libro riesce ad incutere ansia, in particolari nelle prime scene delle apparizioni.

Personalmente questa sensazione non è durata molto, ma per le prime due apparizioni mi sono sentita gelare una volta addentrata nelle descrizioni.

Voto

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Mi dispiace assegnare due stelline e mezzo, ma purtroppo per la mia esperienza di lettura è il voto che mi sento di lasciare.

E voi? Sono davvero curiosa di sentire altre opinioni, avete letto “Il Giro di Vite”? Sì? Vi è piaciuto? No? Perchè? Fatemi sapere!

Noi ci leggiamo prestissimo con le “cose del mese” giurin giurello!

Buon weekend!

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Cocci di Vetro – Valeria Franco

Buon martedì! Come state?

Come avete trascorso gli ultimi giorni, certo quest’anno è tutto diverso come anche il festeggiare la Pasqua. Spero solo che stiate nel migliore dei modi, sempre nonostante tutto.

Oggi recensione, parliamo di un libro di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, ma non in modo approfondito, in questo articolo infatti vi avevo già parlato della recensione odierna, dicendo che a breve avremmo avuto l’occasione di parlare decisamente meglio di “Cocci di Vetro“, un raccolta di racconti scritta da Valeria Franco.

Questa è una recensione particolare perché diversamente dal solito in libro in questione non è al momento ancora stato pubblicato.

Infatti è in corso una campagna crowdfunding, sul sito di Bookabook, che trovate qui, in caso di acquisto potrete leggere immediatamente la bozza del libro senza aspettare la pubblicazione e l’invio della copia ordinata.

Se il libro raggiungerà il numero di copie decisivo per la pubblicazione allora verrà a tempo debito pubblicato.

Ne ho voluto parlare e ne sto parlando perché conosco Valeria e ho una grande stima per lei come scrittrice, quindi gentilmente mi ha inviato una copia e io ho accettato di recensirlo.

Che dire a questo punto? Parliamone!

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Cocci di Vetro – Brevi racconti a Caccia di Frammenti di Luce – Valeria Franco

Pagine: 56 (saranno +100 in formato libro)

Genere: raccolta di racconti

Prezzo ebook: € 6,99

Prezzo di Copertina: € 10,00

Link all’acquisto (campagna crowdfunding): QUI

Trama

Una raccolta di differenti storie, di riflessioni sparpagliate, di frammenti, di pezzi disseminati su di un foglio in attesa di uno sguardo, una lettura, un frammento di luce.
Qual è il legame che unisce questi racconti? Qual è il filo logico che unisce dei cocci gettati sul pavimento?
Questi racconti sono legati dall’inchiostro e dalla carta, come un cuore e un polmone sono legati dal sangue e dalla carne. Componenti dello spesso corpo. Il loro respiro comune è semplicemente la voglia di raccontare.
La voglia di raccontare il cupo animo umano. E il modo in cui esso si manifesta nelle sue emozioni, nelle sue forme e nelle sue avventure, da quelle più logiche a quelle più astratte.
È la semplice voglia di raccontare le nostre sfumature tramite una modesta raccolta di storie brevi.

Recensione

Allora, prima di tutto vorrei parlare dell’argomento principale di questa raccolta e per me questo è l’animo umano, le sfaccettature di questo, da quella più malata e pericolosa a quella più insicura a quella ancora più disperata.

In ognuno di questi racconti (in alcuni più di altri) ci si concentra sulla discesa nell’oblio della mente umana o comunque su vicende umane che possono avere un risvolto macabro o meno.

I racconti sono parecchi, in totale ventuno quindi non vi parlerò di ognuno in modo approfondito, vi citerò quelli che ho apprezzato maggiormente e quelli che per un motivo o per l’altro non ho gradito del tutto.

Stile e Ritmo

Vorrei parlare, prima di addentrarci nei racconti veri e propri, dello stile dell’autrice, che come per “La Landa delle Strane Idee” ho trovato vivido e descrittivo al punto giusto. Infatti penso sia impossibile non citare il fatto che l’autrice ha il potere di tratteggiare uno scenario o un’emozione sempre in modo dettagliato risvegliando nella mente del lettore un quadro preciso.

Parlando della grammatica ci tengo a dire inoltre che io ho letto la bozza non editata, quindi vari errori di battitura o sviste trovate all’interno verranno corrette in caso di pubblicazione.

Parlando del ritmo invece, questo subisce delle variazioni da racconto a racconto, abbiamo ad esempio un ritmo veloce e spedito in “La Trama Dagli Occhi“, dove seguiamo  le vicende di una ragazza che non può lasciarsi andare all’oscurità, il ritmo è concitato per tutto il corso della narrazione.

Abbiamo ancora “Nero di Treno“, racconto introspettivo e descrittivo che si lascia cullare dalle atmosfere e segue un ritmo decisamente più lento.

Insomma ho trovato una buona adattabilità da parte dell’autrice in ogni racconto che è un mondo a parte l’uno dall’altro.

I messaggi

Concetto chiave e aspetto che io apprezzo sempre in un racconto (ma in tutte le opere in generale) è il messaggio, per lasciare un qualcosa il racconto deve avere uno scopo, una freccia da scoccare, un messaggio da recapitare.

Bene o male la maggior parte dei racconti all’interno di “Cocci di Vetro” ne ha uno, alcuni più potenti di altri.

Prendiamo uno dei miei racconti preferiti, “Il Mito del Vero Amore Nero“, parla di amore malato, nero appunto e non vero, si concentra sull’acconsentire ad un amore tossico. Il processo mentale della protagonista è quello di una persona cosciente della propria posizione, ovvero del trovarsi all’interno di una relazione malata, ma sembra oscurare ciò e accontentarsi di questa. L’amore malato è un tema importante e potente, in questo racconto leggere di questo logoramento lascia un senso di dolore.

Parlando di messaggi e dei miei racconti preferiti della raccolta non posso non citare “Come una Penna Sotto la Scrivania” che si concentra su un evento realmente accaduto, quello dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Moro viene citato a fine racconto e ci si accorge del fatto che per tutto il tempo era lui il protagonista, ho adorato questo plot twist.

Il breve Paradosso della Brava Persona” è un racconto breve, brevissimo, molto aspro.

Una bambina lì vicino cadde sull’asfalto, iniziò a piangere e a sanguinare copiosamente imbrattando il suolo.

La brava persona continuò a camminare. 

“Che fastidio!” pensò intensamente: “Che bambina maleducata! I genitori non le hanno insegnato a non far rumore e a non sporcare per terra: sono proprio dei cattivi genitori.”

Genere/i

I generi sono molteplici, passiamo dal thriller, al giallo, all’introspettivo, al fantasy, abbiamo un mix insomma.

Parlando di giallo abbiamo “Dramma Animale“, uno dei due racconti più lunghi dell’intera raccolta, il racconto narra di un investigatore che deve risolvere un caso all’apparenza semplice, l’unico testimone del caso citato è un gatto.

Anche qui abbiamo un twist finale che ho personalmente apprezzato molto, si concentra (oltre che sul caso) sulla discesa nell’oblio del protagonista.

Parlando del fantasy invece abbiamo “La Magia secondo Hume“, uno di quelli che mi sono rimasti più impressi, assistiamo al dramma di un personaggio che scopre di avere poteri magici e per sbaglio trasforma la madre in un uccellino. La storia è solo in parte fantasy direi perché si concentra parecchio su altri messaggi, come quello riguardante le malelingue e quanto queste sono in grado di rovinare una persona. La storia sfocia poi in una catena di eventi drammatici che sembrano rendere il protagonista un essere del tutto diverso da quello che avevamo conosciuto all’inizio.

“Vi fu chi disse questo e vi fu chi disse quello, ma vi è una cosa ancora da considerare: che diritto hanno Quelli di imporre il loro pensiero a modello della realtà? Lo stesso che hanno gli Altri di imporre il loro; nessuno.”

Quali racconti non mi hanno convinta?

La maggior parte dei racconti contenuti in questa raccolta rientrano fra i piaciuti per me, ma ci tengo a dire che ci sono anche quelli che non mi hanno convinta e sono due in particolare.

Nero di Treno” di cui abbiamo parlato prima, che vira sull’introspettivo, è uno di quei racconti brevi che scorrono in fretta e non sembrano avere un messaggio base quindi a fine lettura mi sono trovata senza particolari ricordi riguardanti questo.

La Fabbrica della Felicità” è invece un racconto (anch’esso piuttosto breve) che reca con sé un messaggio importante, ma questo secondo me non arriva del tutto, il racconto vola e non lascia particolari tracce.

Leggendo questa raccolta mi sento di integrare i racconti in tre categorie, quelli che mi sono piaciuti, quelli che mi hanno convinta sì e no e quelli che invece mi sono piaciuti del tutto, senza dubbi.

I due citati sopra sono quelli che non mi hanno convinta, c’è qualcuno che “è nel mezzo” ad esempio “Subacquea“.

Un racconto in cui leggiamo di un episodio piuttosto claustrofobico, ci troviamo in acqua e vorrei usare anche il termine “sensoriale”per descrivere la narrazione perché durante la lettura mi è sembrato di avvertire la sensazione dell’acqua sul corpo. Quindi è ben riuscito come racconto, il mio problema con questo è il fatto di averlo quasi rimosso del tutto dopo la lettura.

Quali racconti ho apprezzato?

Sono di certo la maggior parte, fra questi ci sono quelli citati precedentemente, come “Il Mito del Vero Amore Nero“, “Come una Penna sotto la Scrivania“, ma ancora “Sotto l’albero di Limoni“, l’ho trovato poetico nella sua profonda oscurità, “Il nuovo Cucciolo“, un’approccio incredibilmente originale al disturbo ossessivo compulsivo, “Chi sei?“, un’analisi efficace del comportamento di un piromane, “Il Peggiore Sogno mai Sognato“, dalle atmosfere oscure che conserva un ritmo concitato e palpitante, “La Trama dagli Occhi“, “Dramma Animale” e “La Magia Secondo Hume” citati in precedenza.

L’ultimo racconto della raccolta è “Vendetta“, ultimo del testo del libro e racconto con il quale voglio concludere.

E’ particolare in quanto la voce narrante è il testo che parla con il lettore stesso ed è un inno a tutti i testi validi e degni di approfondimento che vengono sempre respinti o non esplorati.

Conclusioni

Ho decisamente gradito questa lettura, essendo una raccolta di racconti è normale non apprezzare tutti allo stesso modo, ma di certo mi sono gustata la maggior parte di questi.

Voto: 

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Questo voto rappresenta a pieno la mia opinione, è una raccolta che definirei in toto variegata e stimolante. Spero davvero che riesca a trovare la luce e ad arrivare alla pubblicazione.

E voi? Vi piacciono le raccolte di racconti? Sì? No? Fatemi sapere!

A presto!

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Il Guardiano degli Innocenti – Andrzej Sapkowski (The Witcher)

Buon mercoledì! Come state?

Questi giorni sono assai complessi per il nostro paese, ogni volta che mi ritrovo a parlare di ciò che sta accadendo mi sento sempre a disagio, un po’ perché sappiamo tutti quello che sta succedendo e un po’ perché non dico nè aggiungo nulla di nuovo a tutto quello che è stato detto in questi giorni.

L’unica cosa che mi sento di poter fare in questo piccolo spazio che è il mio blog, è portare un po’ di distrazione, poter in qualche modo rinfrescare (anche per pochi secondi) l’aria che da settimane è piuttosto opprimente.

Parliamo quindi oggi di un libro che ho letto nelle scorse settimane e che avrei dovuto recensirvi più di un mese fa… sono un poco in ritardo, ma vabbè.

Mi riferisco a “Il Guardiano degli Innocenti” di Andrzej Sapkowski, il primo volume della saga di The Witcher.

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Il Guardiano degli Innocenti – Andrzej Sapkowski

Casa Editrice: Nord

Genere: fantasy

Pagine: 372

Prezzo di Copertina: € 14,90

Prezzo ebook: € 9,99

Anno di Pubblicazione: 1993

Link all’Acquisto: QUI

Trama

Geralt è uno ‘strigo’, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi… Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte. Per questo lui ha chiesto asilo a Nenneke, sacerdotessa del tempio della dea Melitele e guaritrice eccezionale, nonché l’unica persona che può aiutarlo a ritrovare Yennefer, la bellissima e misteriosa maga che gli ha rubato il cuore…

 

Recensione

Inizio con il dire che mi sono imposta l’obbiettivo di leggere l’intera saga di “The Witcher” prima di guardare la tanto chiacchierata serie tv di Netflix, ne avevo parlato anche in un articolo a dicembre se non erro, quindi man mano che terminerò i volumi usciranno qui sul blog le rispettive recensioni.

Ho pensato anche allo scrivere una recensione unica di tutti i volumi, ma questo vorrebbe dire scrivere (e pubblicare) un articolo lungo quanto la stessa saga quindi meglio dividere…

Piccola nota sull’edizione, la casa editrice Nord sta ristampando tutti i volumi della saga, sono già disponibili i primi cinque e a breve usciranno gli altri tre volumi (indicativamente a maggio).

Allora iniziamo a parlare di questo primo volume, è una raccolta di racconti come anche il secondo volume, la saga vera e propria (se così si può dire) inizia dal terzo volume “Il Sangue degli Elfi“.

E’ molto importante però, se volete iniziare a leggere la saga, leggere i primi due volumi (raccolte di racconti) perché questi introducono i personaggi, alcuni eventi che si riveleranno importanti per capire il senso di altri eventi futuri e vi fanno in generale entrare nel mondo di The Witcher.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Ho letto “Il Guardiano degli Innocenti” in pochissimo tempo, lo stile di Sapkowski è un mix fra il perfetto stile d’azione con una punta di analisi verso alcuni comportamenti dei propri personaggi, dire che è un testo che scorre veloce sarebbe un eufemismo, mi ha ricordato quei testi d’avventura, pieni zeppi di scene d’azione.

Lo stile non si lascia andare a particolari descrizioni, ovviamente ne compare qualcuna che si sofferma di più su un ambiente o un personaggio, ma direi che il tutto rimane sempre piuttosto scattante, le pagine volano una dietro l’altra.

Io ho giocato al videogioco di The Witcher in passato e forse questo ha influito un poco sulla mia percezione delle atmosfere contenute in questo libro, perché mi immaginavo sempre a lume di candela o in un qualche bosco con il suono delle spade di Geralt che ballonzolavano mentre camminava.

Tutto questo c’è all’interno del testo, ma forse la mia percezione era così forte per la mia precedente esperienza videoludica.

Riferimenti

Un fatto interessante è che per vari racconti (la maggior parte), l’autore prende ispirazione da favole che noi tutti conosciamo, ad esempio “La bella e la Bestia”.

Ho sentito dire che nella serie tv questi riferimenti sono ovvi, si percepiscono piuttosto chiaramente, io non sapevo di questa rielaborazione/ispirazione, quindi trovando questi riferimenti nel corso della lettura mi sono trovata a sorridere più volte.

Di solito non sono un’amante di questi esperimenti, credo per esperienze spiacevoli in passato, quindi a volte mi risulta difficile farmi piacere una psudo-rielaborazione di una fiaba, ma in questo caso mi è dispiaciuta, anzi, calzava a pennello con il senso generale della vicenda.

Personaggi

In questo primo volume incontriamo ovviamente Geralt, il protagonista delle avventure e dalla saga, il famosissimo Geralt di Rivia, capelli e barba bianchi, strigo (ovvero un umano mutato, con sensi molto sviluppati), occhi simili a quelli di un felino, viene soprannominato anche “Lupo Bianco“.

Yennefer di Vengerberg, è una maga, occhi viola, capelli neri come la pece, ovunque vada porta sempre con sè un profumo di lillà e uva spina. Ha un rapporto piuttosto burrascoso con Geralt, suo grande amore.

Ranuncolo o Jaskier, è un poeta, un menestrello, amico di Geralt e se vogliamo spalla comica della situazione.

Questo primo volume serve come introduzione come dicevo prima, anche per cercare di rompere il ghiaccio e di comprendere il carattere dei personaggi, quindi per essere il primo passo ho trovato una buona caratterizzazione.

Sono riuscita fin da subito ad empatizzare con loro, ovviamente con alcuni più di altri, ci tengo a dire che i personaggi sopra citati sono quelli più “importanti”, ma troviamo molte altre personalità all’interno del libro.

Ci tengo a dire anche che alcuni personaggi li ho apprezzati di più nel libro rispetto alle varie altre opere (es. videogioco), ad esempio non apprezzavo del tutto il personaggio di Yennefer dal videogioco, ma in questo primo volume ho scoperto una Yennefer diversa, più umile, con un carattere più autentico.

Essendo un mondo fantasy popolato da mostri, che Geralt uccide per lavoro, mi sembra giusto citare qualche tipologia di essere, ad esempio i drowner, i mutanti, i necrofagi, le viverne, i ghoul e molti altri, incontriamo infatti sia mostri “vitali” ai fini del racconto sia mostri che sono “mezzi” semplicemente per far guadagnare al nostro eroe qualche soldo.

Genere

Non è un fantasy troppo ostico, anzi, mi sento di consigliarlo anche per chi non è un’esperto di fantasy o non legge di frequente libri simili, perché è scorrevole e non impegna molto dal punto di vista della concentrazione, non è quel fantasy pieno zeppo di storyline, riferimenti, intrighi ingegnosi magari complessi da seguire.

L’universo dello strigo è “dannato” sotto un certo punto di vista, non c’è nulla di completamente buono o cattivo, Geralt vive in un periodo duro e la sua stessa condizione di strigo viene vista malignamente dalle persone, tranne quando sono costrette a chiedergli aiuto per uccidere qualche mostro.

Il fantasy di “The Witcher” è un fantasy sporco, nel senso che ogni scelta (sotto l’influenza della magia o no) porta le sue conseguenze e alcune di queste sono spietate, non vengono addolcite in alcun modo.

Conclusioni

Ne “Il Guardiano degli Innocenti” seguiamo le avventure di Geralt, ci sono vari racconti incollati fra loro quindi non c’è una vera e propria trama, c’è per ogni racconto ovviamente.

Posso solo dire che a fine lettura si inizia a colorare una superficie bianca che man mano diventerà del tutto colorata, quindi anche qui, nonostante sia il primo volume, si comprendono aspetti fondamentali.

E’ un libro di certo piacevole, non si lascia andare a particolari riflessioni nel senso che è quel classico testo perfetto da leggere per seguire le avventure dei personaggi e perdersi nella lettura, non è uno di quei libri che ti lasciano con dubbi o interessanti spunti di riflessione, ma non pretende nemmeno di farlo.

E’ un fantasy che intrattiene fino all’ultima pagina buttando il lettore in un universo in subbuglio e nella vita di un personaggio dal carattere non facile.

Voto:

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Di certo continuerò la saga, sto già leggendo il secondo volume e spero di riuscire a parlarvene il prima possibile.

E voi? Avete letto la saga di “The Witcher”? Sì? Vi è piaciuta? Fatemi sapere!

A presto!

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La Peste – Albert Camus

Buon lunedì, buon inizio settimana e buona giornata della memoria.

Oggi, finalmente arriva la recensione de “La Peste” di Albert Camus, ho terminato questo libro più di due settimana fa, ma ho voluto prendermi il tempo necessario prima di parlarvene come si deve, è uno di quei testi che necessita di un pensiero approfondito dopo la lettura.

Oggi è la Giornata della Memoria, e sono felice di pubblicare oggi questa recensione, in una giornata così importante, dato che il testo di cui parliamo oggi riguarda il nazismo che ne “La Peste” è la peste stessa, infatti il libro è una metafora del nazismo appunto, e come scrisse Camus: “la peste (nazismo) aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

Iniziamo subito a parlarne.

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La Peste – Albert Camus

Casa Editrice: Bompiani

Genere: classico contemporaneo 

Pagine: 326

Prezzo di Copertina: € 13,00

Prezzo ebook: € 3,99

Anno di Pubblicazione: 1947

Link all’Acquisto: QUI

 

Trama

Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.

Ma il narratore è propenso a credere che dando troppa importanza alle belle azioni si finisce col rendere un indiretto omaggio al male. Così facendo si suggerisce infatti che le belle azioni hanno tanto più valore poiché sono rare e che la malvagità e l’indifferenza sono motivazioni ben più frequenti delle azioni umane. E’ un’idea che il narratore non condivide.

Recensione

Vorrei iniziare con il dire che questo libro, oltre ad essere un’ampia descrizione e cronaca di un’epidemia terribile come la peste, è anche una grande metafora del nazismo e del male, anche se all’interno di questa metafora io inserirei anche il fascismo.

Questo è stato il mio primo approccio a Camus, non avevo mai letto nulla di questo gigante della letteratura, vincitore del premio Nobel nel 1957.

Questo libro è di certo cupo e tenebroso ma, a fine lettura sono rimasta impressionata dalla lotta di Camus contro la morte, la mancanza di senso dell’esistenza, e l’abbandonarsi alla disperazione.

Questi concetti, punti chiave nella vita dell’autore, vengono riproposti anche qui in questa opera, che di certo getta il lettore in un clima di isolamento, morte e rassegnazione.

Siamo in mezzo ad un’epidemia, dunque pagina dopo pagina seguiamo in prima linea ciò che una situazione di questo tipo smuove in una città come quella di Orano (Algeria), in cui appunto è ambientato il libro.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Parlando di questo libro l’ho definito “come una strada con vari dossi”, perché a volte il libro rallenta per concentrarsi su vari aspetti umanistici, psicologici e in realtà tutto ciò che concerne l’esistenza e la morte.

Quindi a volte può sembrare di premere sul freno durante la lettura per riprendere velocità dopo poco, trovo che le parti in cui l’azione sembra andare velocemente siano la parte iniziale e la parte finale, la parte centrale invece è di certo concentrata di fatti, ma questi vengono diluiti e non si avverte così tanto il susseguirsi rapido degli eventi.

L’atmosfera è claustrofobica, questo penso sia uno dei termini più adatti, si vive assieme ai personaggi in questa città che è stata messa in quarantena e ogni giorno muoiono centinaia di persone, da queste dinamiche ne nascono altre, ci sono persone che tentano di fuggire dalle mura e dal controllo delle guardie con metodi illeciti, vengono disposte nuove leggi che si adattano a una situazione così particolare, chi non è un cittadino di Orano è anch’esso bloccato in un paese non proprio.

Non saprei se definirlo un libro adatto a tutti, se non amate le atmosfere di questo tipo, piuttosto cupe, soffocanti e pregne di morte e disperazione forse potrebbe non andare incontro ai vostri gusti.

E’ importante anche sottolineare il fatto che l’atmosfera gioca un ruolo chiave in questo libro secondo me, è una protagonista che alimenta la cupezza generale del testo.

Per quanto riguarda lo stile di Camus, lo definirei uno stile che in poche parole, semplici e necessarie descrive un quadro (sopratutto umano) della situazione, in alcune parti l’autore si lascia andare a vari ragionamenti come dicevo, sui sentimenti umani, sulle varie reazioni dei personaggi ad un epidemia di questa portata, sopratutto all’amore anche, e in particolare l’amore a distanza.

Le coppie costrette alla separazione sono quelle in cui uno dei due è all’interno delle mura e rischia l’infezione, mentre l’altro/a è al di fuori e tenta per quanto possibile, di vivere una vita normale sempre pensando al proprio amato/a.

“Mariti e amanti che avevano la più completa fiducia nella compagna si scoprivano gelosi. Uomini che si credevano superficiali in amore riscoprivano la fedeltà. Figli che avevano vissuto accanto alla madre guardandola a stento ora mettevano tutta la loro inquietudine e il loro rimpianto in una piega del suo viso di cui li tormentava il ricordo.”

E’ uno stile che non definirei crudo o secco, ma di certo profondamente giusto, utilizza termini semplici ma l’analisi di Camus non è mai semplice, scava nelle profondità e una volta arrivato nei meandri di questi ragionamenti usa parole normali per descrivere ciò che ha visto.

Tematiche

Questo è un libro che si può guardare sotto parecchi punti di vista e argomenti, c’è il lato “metafora” quindi il perno sul quale gira tutta la vicenda è l’enorme metafora del male e del nazismo, in alcuni brevi attimi Camus ha puntato su questo, secondo me, perché se alcune vicende e alcune scelte dei personaggi possono sembrare non del tutto coerenti e giustificate il cerchio si chiude comunque ricordando che l’intera vicenda è una metafora.

C’è invece il lato “reale“, quindi togliamo il fattore di prima, la vicenda/libro si regge da sola sulle proprie gambe, è una storia che metafora o non metafora narra comunque di una cittadina in cui arriva la peste e delle varie evoluzioni smosse da questo terribile evento.

Si può leggere quindi sotto diverse chiavi di lettura.

Troviamo un virus che all’inizio viene sottovalutato, ma la situazione peggiora in fretta e il virus passa dagli animali agli umani, chi deve occuparsi delle cure si trova impreparato, non esiste nessuna cura, quindi le persone rimaste ad Orano sono sottoposte ad un clima di profonda amarezza, disperazione e abbandono perché chi dovrebbe aiutarli non fa nulla (perché non sanno come debellare l’epidemia) e li abbandona alla morte.

Prima della lettura quindi, se un lettore dovesse approcciarsi a questo libro non sapendo nulla del messaggio che si nasconde sotto alla trama non rimarrebbe comunque stranito dalla vicenda, il testo ha un senso perfetto in ogni caso.

Per me è stata una lettura legata sopratutto al lato umanistico dei personaggi, l’analisi di Camus dei desideri e bisogni umani è eccezionale.

Il nostro protagonista è il dottor Rieux, attorno al quale ruotano altri personaggi, alcuni molto diversi fra loro, Rieux ha un solo scopo, quello di salvare più persone possibile, non è un eroe convenzionale, anzi, non crede in Dio, non segue un piano in particolare ma sa solo che deve salvare chiunque perché è il suo lavoro.

Il rapporto fra Rieux e un altro personaggio (Tarrou) è un altro pilastro del testo, i ragionamenti dei due, Camus dando voce a questi personaggi esprime anche il proprio pensiero, saltano dal lavoro, alla gioventù, alla fede, agli ideali…

Altra tematica fondamentale sono gli approcci dei vari personaggi alla peste e alla moria, c’è chi si aggrappa alla fede e pensa che tutto sia una punizione divina, chi all’inizio tenta di fuggire, ma alla fine comprende che il suo posto è ad Orano, chi sembra non voler affrontare negli occhi l’epidemia, lavora a contatto con gli appestati ma sembra non voler mai guardare negli occhi chi ha davanti.

Avevano ancora, certo, le sembianze della tragedia e della sofferenza, ma non ne sentivano più il morso. E del resto il dottor Rieux, per esempio, riteneva che fosse proprio questa la tragedia, e che l’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa.

Conclusioni

Ho amato questo libro, dal punto di vista emotivo e umano lo ritengo un pugno nello stomaco perché sottopone al lettore uno scenario in cui la natura umana viene esposta fino al nocciolo e in un clima di questo tipo viene spontaneo fermarsi e rassegnarsi, ma è proprio in quel momento che emerge uno dei messaggi principali del libro.

C’è una scena molto forte all’interno del testo, in cui un bambino lotta contro la peste e fino all’ultimo non si conosce il destino di questo, quindi assistiamo a un bimbo che per ore si attorciglia dolorante in un letto.

Questa atrocità colpisce anche i personaggi che usciranno segnati da questo episodio.

E’ di certo una delle scene più forti del testo, assieme a quella riguardante le fosse comuni.

Un altro aspetto che mi ha affascinata è stato il tempo, nel corso di questa epidemia ovviamente il tempo scorre e passiamo attraverso le stagioni, le descrizioni di Camus riguardanti l’afa e la calura che opprimono “i nostri concittadini” come scrive Camus, sembrano rendere l’idea di un cielo quasi rossiccio e un vento caldo che sospinge la peste e la soffia in ogni angolo della città.

Tirando le somme, la descrizioni dei drammi umani dei personaggi affondano le radici nell’animo umano, viene spontaneo immaginarsi in uno scenario distruttivo come questo e da questa immersione ciò che il lettore riesce a pescare è il senso della lotta contro la morte (che è il male, seguendo la metafora), emerge un senso di lotta e speranza molto forte da questo libro.

Voto:

Progetto senza titolo (11)

Fino a più di metà libro ero convinta di voler assegnare cinque stelline piene, ma alla fine ho deciso di assegnarne quattro a “La Peste”, perché?

Ho trovato il finale un pochino troppo precipitoso, dopo più di 300 pagine di clima asfissiante, pieno di morte e peste tutto cambia da una pagina all’altra, letteralmente, quindi togliendo il fattore metafora non mi ha convinta del tutto questo aspetto, ma questo non cambia il mio amore per questo libro.

Ovviamente, cosa lo dico a fare, voglio approfondire il prima possibile Camus come autore.

E voi? Avete letto “La Peste”? Sì? No? Vi è piaciuto? Apprezzate Camus come autore? Fatemi sapere!

A presto!

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