Bruges la Morta – Georges Rodenbach

Buon mercoledì!

Come state? Come sta andando questa settimana di febbraio?

Oggi parliamo di un libro, un classico per l’esattezza, che volevo leggere da parecchio tempo e qualche mese fa sono riuscita nell’impresa, sto parlando di “Bruges la Morta” di G. Rodenbach.

Che dire, parliamone!

Bruges la Morta – Georges Rodenbach

Casa Editrice: Fazi

Genere: classico, mistero, narrativa di genere

Pagine: 105

Prezzo di Copertina: € 15,00

Prezzo ebook: € 6,99

P. Pubblicazione: 1892

Link all’acquisto: QUI

Incipit

Il giorno declinava oscurando i corridoi della grande casa silenziosa, schermando di crespo nero le finestre. Hugues Viane si preparò a uscire, come usava fare ogni giorno, nel tardo pomeriggio. Senza occupazione, solitario, trascorreva l’intera giornata nella sua stanza, un’ampia camera al primo paino con le finestre affacciate sul quai du Rosaire, lungo cui tutta la casa si stendeva, specchiata nell’acqua.

Trama

Incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie, Hugues Viane si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Esce di casa soltanto quando si fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza della defunta moglie. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata. Bestseller internazionale nell’Europa simbolista e decadente, “Bruges la morta” fu pubblicato per la prima volta nel 1892. A oltre un secolo di distanza, questa storia tragica mantiene intatta la sua capacità di suggestione. Un libro che sembra sostare a un crocevia, condensando l’immaginazione di un’intera epoca e nello stesso tempo lanciando verso il futuro la sua provocazione fantastica. Il lettore di oggi, nutrito di cinema, potrà riconoscere in “Bruges la morta”, come sulla lastra di un vecchio dagherrotipo, la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, “La donna che visse due volte”, che fu ispirato proprio da questo romanzo.

Recensione

Dunque parliamo di un testo pubblicato per la prima volta nel 1892 a puntate su “Le Figaro” tra il 4 e 14 febbraio.

Unendo poetica decadentista e simbolismo iniziatico, legato al mito di Euridice, l’autore voleva scrivere una storia che potesse ambientare in città usando anche fotografie e linguaggio evocativo, quasi da nebbia continua.

Rodenbach unisce anche elementi del giallo all’italiana e del poema in prosa al tema del “doppio”.

Stile, Ritmo e Atmosfere

Lo stile di Rodenbach è piuttosto pulito e diretto, sia nella descrizioni che nei dialoghi infatti conserva sempre una certa capacità di andare dritto al nocciolo e dirigere l’occhio del lettore verso un punto fisso e netto.

Anche il ritmo segue una linea costante e l’autore non si perde in fronzoli, è un testo breve in cui si narra una vicenda principale che viene “perseguitata” da un’altra vicenda passata, il tutto corredato dal personaggio principale Hugues, uomo solitario e complesso, perduto nei suoi ricordi e sogni di vita differente da quella che si ritrova a vivere.

Le atmosfere sono il punto forte del libro e la caratteristica che in assoluto ho amato di più durante la lettura perché siamo sepolti in questo clima di profonda solitudine, in questi vicoli stretti e nebbiosi, ci si immagina una nebbia che ricopre ogni cosa, un uomo lasciato solo al mondo che cammina in questo scenario afflitto se è possibile da sentimenti anche più nebulosi e tristi.

Per tutto il corso del testo penso che la vera protagonista sia l’atmosfera che Rodenbach riesce a creare infatti, intrisa di mistero e passato in cui si ha sempre l’impressione che stia per accadere qualcosa di tragico.

Le città specialmente posseggono ognuna una personalità propria, uno spirito autonomo, un carattere riconoscibile che corrisponde alla gioia, al nuovo amore, o alla rinuncia, alla vedovanza. Ogni città è uno stato d’animo; e quando vi si soggiorna, questo comunica, si trasmette a noi come un fluido che, respirato con l’aria, entra a far parte del nostro corpo.

Il Doppio

Come dicevamo prima uno dei temi del libro è il “doppio”, un tema molto caro a parecchi autori classici e non, di certo un tema che ha sempre intrigato parecchio autori e lettori, ma anche un tema complesso e variegato.

In questo testo troviamo il “doppio” parlando di Ofelia, la moglie deceduta del nostro protagonista, e della nuova fiamma di questo Jane, una donna che somiglia molto alla defunta nell’aspetto, ma decisamente di meno nei modi e nel carattere.

Hugues fa di tutto per far assomigliare questa donna alla defunta, per soddisfare il suo desiderio di riportare in un qualche modo in vita la ex moglie con le sembianze della nuova amante, ma presto si rende conto che le due non potranno mai essere la stessa persona e il suo amore perso è destinato a rimanere sepolto.

La nuova amante di certo non è un personaggio piacevole dal punto di vista caratteriale, Rodenbach fa di tutto per presentarcela come una giovane materialista e superficiale a cui non importa nulla di Hugues, ma in fin dei conti nemmeno a lui importa nulla di lei, è così ossessionato da questa per la connessione che ha con Ofelia, ma non da lei come figura a sé, nella sua mente la lega sempre alla defunta, ma il suo amore rimane legato a Ofelia.

Nella mente di Hugues quindi inizia questo gioco di specchi che a tratti si interrompe, più precisamente questo accade ogni volta in cui succede un evento che fa aprire gli occhi a Hugues sulla vera natura della nuova fiamma e gli ricorda che lei non è Ofelia.

Dicevamo prima della nebbia, una presenza che sembra sempre presente nel romanzo, presente come quella nella mente di Hugues che diventa dipendente da questa donna, che lo maltratta molto spesso, e da uomo solitario e visto con pietà dalla società per la sua perdita finisce per diventare un uomo con frequentazioni strane secondo la gente.

Finale

Il finale è forse il punto più alto del romanzo in cui vediamo passato e presente che si toccano, Ofelia e Jane che si uniscono, un’esplosione di impeto e un punto di non ritorno.

Ho trovato il finale prevedibile per certi versi, ma comunque interessante per i simboli che ritroviamo in esso e i vari collegamenti con la mente di Hugues che nel corso del romanzo impariamo a conoscere.

Questo testo è l’espressione del decadentismo, mi sono ritrovata a pensarlo spesso durante la lettura, ne ha tutte le caratteristiche.

Conclusioni

Tutto sommato ho apprezzato “Bruges la Morta”, come dicevo soprattutto per le atmosfere e per la poesia di alcune parti del testo, ma forse mi aspettavo qualcosa in più.

E’ un romanzo godibile, un classico che si divora, intrigante, ma desideravo qualcosa in più dai personaggi e in generale qualcosa in più da tutta la trama.

Ero certa che questo libro mi sarebbe piaciuto, è stato così, ma di certo con delle riserve, è un libro che ti fa assaporare atmosfere tragiche e solitarie, decadenti, ma appena ti immergi in queste ti saluta già.

Voto:

E voi? Avete mai letto “Bruges la Morta”? Sì? No? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!

A presto!

4 pensieri riguardo “Bruges la Morta – Georges Rodenbach

  1. Non conoscevo questo libro ma sembra piuttosto interessante, è un periodo in cui mi vorrei proprio immergere in queste atmosfere cupe e tragiche dunque lo aggiungerò alla wishlist, grazie per avermelo fatto scoprire!

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