Le Cinque Letture Top del 2022

Buon giovedì!

Dato che con tutta probabilità non ci leggeremo di nuovo prima di Natale, ne approfitto anche per farvi i miei auguri per una straordinaria Vigilia e un indimenticabile Natale, di sicuro avremo l’occasione di salutarci prima della fine dell’anno, ma per ora vi faccio i miei auguri per i prossimi giorni di festa!

Bene, ora direi che è il momento di parlare delle letture top del 2022, abbiamo infatti qualche giorno fa parlato dei testi flop/delusioni letterarie dell’anno e ora guardiamo al lato positivo di quest’anno di letture, i cinque testi più due menzioni onorevoli che ho amato di più nel corso del 2022.

Useremo lo stesso metodo del precedente articolo, quindi partiremo dalla quinta posizione per arrivare alla prima, quindi le prime posizioni sono dedicate ai titoli che più ho amato quest’anno, insomma nella mia perenne indecisione ho cercato di aggiungere un ulteriore ordine di gradimento anche se tutti i titoli qui presenti si sono meritati il posto nei libri migliori dell’anno per motivi diversi.

Iniziamo!

La Quinta Stagione – N.K. Jemisin

Anno di Pubblicazione (ITA): 2019

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È iniziata la stagione della fine. Con un’enorme frattura che percorre l’Immoto, l’unico continente del pianeta, da parte a parte, una faglia che sputa tanta cenere da oscurare il cielo per anni. O secoli. Comincia con la morte, con un figlio assassinato e una figlia scomparsa. Comincia con il tradimento e con ferite a lungo sopite che tornano a pulsare.

Uhh che dire de “La Quinta Stagione”? Beh inizio con il dire che dobbiamo ancora parlarne in una recensione approfondita ma non temete perché arriverà presto, questo discorso vale sempre per tutti i libri qui presenti di cui non abbiamo ancora parlato per bene. Altro appunto che vorrei fare è che per qualche motivo, a me sconosciuto, al momento non è disponibile l’edizione cartacea del primo volume della trilogia a cui appartiene appunto “La Quinta Stagione” ovvero la trilogia della Terra Spezzata. Forse è momentaneamente sparito a causa di una riedizione o altro, comunque potete trovarlo in digitale e confido nel fatto che tornerà disponibile in futuro anche in cartaceo. Parlando ora del romanzo, ho deciso di inserirlo al quinto posto perché nonostante l’abbia gradito molto ci sono stati dei punti in cui ho faticato ad ingranare e non è un testo perfetto a livello di ritmo secondo me, però superato un certo punto problematico mi sono ripresa con la lettura e il resto del libro me lo sono goduta a pieno. Non è un romanzo dalle tematiche leggere, anzi, è un testo ambientato in un mondo fantasy completamente rimodellato rispetto al nostro, in cui esistono appunto queste fatidiche stagioni di cui ne esiste una quinta, da cui prende il titolo il romanzo, che ciclicamente stermina le popolazioni riformando persino lo strato terrestre. Seguiamo diversi personaggi e il romanzo è strutturato in modo da farci saltare in ogni capitolo da un personaggio all’altro, scoprendo man mano sempre di più sul passato di quell’individuo, sul perché si ritrova al presente in un certo tipo di situazione e in generale sulla sua personalità. E’ un testo che ci mostra personaggi decisamente in lotta con il mondo, con il loro passato e con loro stessi, personaggi traumatizzati da eventi terribili e funesti. E’ quel tipo di libro in cui ci si affeziona talmente tanto ai personaggi da vederli in carne ed ossa davanti agli occhi durante la lettura, in cui si finisce per soffrire e gioire assieme a loro. Il coinvolgimento è decisamente forte, come l’intreccio narrativo e la costruzione del mondo. Ottimo primo romanzo della trilogia, che tocca tematiche forti e riesce a caratterizzare a pieno i personaggi.

Lo Straniero – A. Camus

Anno di Pubblicazione: 1942

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Pubblicato nel 1942, “Lo straniero” è un classico della letteratura contemporanea: protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Meursault è un eroe “assurdo”, e la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e di sentire.

Abbiamo recentemente parlato di questo romanzo (qui), di conseguenza cercherò di non perdermi a scriverne grandi cose perché trovate nella recensione la mia opinione più completa. Ho capito di amare profondamente Camus dopo aver letto “La Peste” e “Lo Straniero” appunto, di certo è entrato nella rosa dei miei autori preferiti. Lo Straniero è uno dei libri di punta dell’autore e viene spesso citato anche con il suo titolo originale in francese. Parla appunto di quest’uomo, Meursault, che viene condannato a morte in seguito all’omicidio di un uomo, il punto è che Meursault non sembra avere un reale movente e in più ci risulta fin da subito chiaro che l’uomo ha un approccio decisamente distaccato nei confronti della vita e degli altri. E’ un testo piuttosto breve, ma pregno di tematiche interessanti e caratteristiche ben costruite per una tipologia di personaggio che non si vede spesso, di certo non creato così bene. Il libro mette sul tavolo vari interrogativi, riflessioni e tematiche, tra le quali sicuramente la mancanza di empatia del protagonista e la sua visione della vita, ma non c’è solo la mancanza di empatia in lui, Meursault è una figura che vive secondo una sua scuola di pensiero in cui nulla ha davvero senso o importanza, c’è solo il presente, la routine che si ripete, la vita di tutti i giorni in cui ogni tanto succede qualcosa di diverso e lui cerca di vivere quel qualcosa senza mai essere troppo coinvolto emotivamente, ma non per scelta, è un qualcosa di insito in lui. Le cose accadono nella sua vita, ma il suo atteggiamento verso queste è piatto, sembra non riuscire ad entrare mai davvero in contatto con qualcuno o con una situazione, la vive sì, ma rimane indifferente a questa. “Lo Straniero” è un libro meraviglioso e profondamente interessante perché innesca una serie di riflessioni appunto sul modo in cui Meursault vive la vita, sulla sua personalità e i suoi atteggiamenti, ma non solo. E’ un testo che ci porta a riflettere su molte tematiche, una su tutte è quella legata al vero Meursault, estraneo a sé stesso.

Il Deserto dei Tartari – Dino Buzzati

Anno di Pubblicazione: 1940

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Ai limiti del deserto, immersa in una sorta di stregata immobilità, sorge la Fortezza Bastiani, ultimo avamposto dell’Impero affacciato sulla frontiera con il grande Nord. È lì che il tenente Drogo consuma la propria esistenza nella vana attesa del nemico invasore. Che arriverà, ma troppo tardi per lui. Pubblicato nel 1940, “Il deserto dei Tartari” è “il libro della vita” di Dino Buzzati: nell’esistenza sospesa di Giovanni Drogo, infatti, i riti di un’aristocrazia militare decadente si mischiano a gerarchia, obbedienza e alla cieca osservanza di regolamenti superati e anacronistici. La sua storia è una «sintesi della sorte dell’uomo sulla Terra», il racconto «del destino dell’uomo medio» in attesa di «un’ora di gloria che continua ad allontanarsi», finché, ormai vecchio, si accorgerà «che questa sua aspirazione è andata buca». «Probabilmente» ha rivelato l’autore «tutto è nato nella redazione del “Corriere della Sera”, dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti sempre così, se la grande occasione sarebbe venuta o no. Molto spesso avevo l’idea che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva». In questa edizione il testo è accompagnato dalla riproduzione di materiali inediti che permettono di ricostruire la genesi del romanzo e il suo percorso dalla pagina al grande schermo tra cambiamenti e finali diversi.

Anche di questo testo abbiamo già parlato in una recensione approfondita (qui) e confermo ciò che ho scritto in precedenza, ovvero che per me “Il Deserto dei Tartari” è un libro geniale. Tra l’altro non ho ancora compreso a pieno il potere che Buzzati ha su di me, ma vi garantisco che tutto quello che ho letto di Buzzati fino ad ora mi torna ciclicamente in mente, da quando ho letto questo libro mi ritrovo ogni tot di tempo a ripensare al buon vecchio Drogo che trascorre il suo tempo alla Fortezza Bastiani, allo scenario arido e solitario del deserto, all’attesa che aleggia come una presenza nascosta su tutti i presenti, insomma una volta letto è impossibile dimenticare “Il Deserto dei Tartari”. E’ un testo che di certo ha dei momenti di freno, in cui il ritmo rallenta, ma ciò ha un preciso senso pensando anche alla vita che fanno i nostri personaggi, alla vera essenza e significato del testo e alle atmosfere della Fortezza. E’ un libro che parla dell’attesa, del rimanere bloccati per paura di abbandonare un qualcosa che appena lasciato rischia di migliorare e rivelarsi come il miraggio di una vita, è un romanzo che tratta della paura del cambiamento, del voler rimanere aggrappati a ciò che si conosce in attesa di qualcosa che sembra sempre all’orizzonte. in dirittura di arrivo, ma nel frattempo i giorni passano, poi le settimane, i mesi e gli anni e si diventa assuefatti a ciò che si conosce. Meraviglioso.

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

Uhh leggere questo libro è stata un’esperienza! Dobbiamo ancora parlarne per bene e vi dico la verità, ho rimandato il momento della recensione perché non è un libro facile da descrivere, ha all’interno una grande quantità di tematiche e situazioni, “Piranesi” è un mondo a parte. Ma arriveremo a parlarne, il prima possibile, prometto. Comunque, mi aggrego al marasma di persone che hanno letto e amato questo testo, perché anche io ne sono rimasta completamente catturata. Come dicevo prima “Piranesi” è un mondo e quando ci entri dentro non puoi non rimanerne affascinat*, abbiamo scenari poetici e a tratti inquietanti, atmosfere solitarie e legate ad un senso di vuoto e smarrimento, perché anche se il nostro Piranesi conosce bene il mondo in cui abita sembra esserci sempre questo senso di enorme grandezza in cui è facile perdersi perché sia noi che il protagonista non sappiamo quanto è davvero grande questo mondo o quali sono i suoi confini. Leggendo “Piranesi” si ha quasi la sensazione di sentire costantemente il suono dell’acqua, gocce d’acqua che cadono, onde che sbattono all’interno di queste enormi stanze presenti in questo mondo, l’acqua è un elemento sempre presente che fa da sfondo a molte scene. E’ un testo che come il Giovanni Battista Piranesi, architetto italiano del 1700, ci porta a perderci in questo mondo labirintico che sembra a tratti uscito da uno dei sogni del vero Piranesi, soprattutto per il concept delle infinite stanze e del fatto che ognuna sembra avere delle caratteristiche precise. A parte l’aspetto legato al mondo comunque, il libro ha una trama molto interessante e accattivante legata al nostro protagonista con cui non si riesce a non entrare in sintonia, è forse il protagonista che ho più amato pensando a quelli che ho incontrato in quest’anno di letture. E’ un testo relativamente breve che contiene però un intero e affascinante mondo tutto da scoprire. Ad un certo punto del libro ci si inizia a concentrare maggiormente sulla parentesi legata al protagonista, ma anche qui si rimane affascinati dalla miriade di tematiche che Clarke riesce ad affrontare ed inserire. Un libro poetico e doloroso, enorme e trascinante.

I Miei Luoghi Oscuri – J. Ellroy

Anno di Pubblicazione: 1996

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La madre di James Ellroy venne assassinata in una tragica notte a El Monte quando lo scrittore aveva appena dieci anni. La trovarono dei ragazzini, riversa sulla schiena. Il coroner stabilì che era morta per asfissia dovuta a strangolamento mediante lacci. La polizia non scoprì mai chi fosse l’autore di quel brutale omicidio. Trentasei anni dopo Ellroy riapre l’indagine. Presa visione del fascicolo della polizia relativo a quel caso insoluto, lui stesso diventa investigatore per scoprire l’assassino. Con le fotografie del cadavere della madre davanti agli occhi fa della sua autobiografia un romanzo di una forza sorprendente. Costruire storie, prima immaginarie, poi autobiografiche ha permesso a questo grande scrittore di sopportare una realtà cruda e impietosa, di riscrivere le regole del noir, di salvare la figura di sua madre e se stesso dai successi più oscuri della propria coscienza.

Non poteva che essere “I Miei Luoghi Oscuri” il mio libro preferito del 2022, solo lui e sempre lui. Abbiamo già parlato di questo libro, vi lascio la recensione completa qui. Non è un libro perfetto e sicuramente non è un libro che può piacere a tutti, ci sono stati momenti in cui ho faticato nella lettura ed è anche un libro che ho letto in un lasso di tempo abbastanza ampio perché ho sentito il bisogno di prendere delle pause a tratti. Però, come ho scritto anche nella recensione, questo è quel classico esempio di libro che dopo aver letto senti dentro di te e non è una frase buttata lì apposta, avete presente quando leggete un testo e vi immergete talmente tanto nel tempo in cui è ambientato, nei personaggi presenti, nelle vicende, da sentire di aver letteralmente vissuto voi in primis quelle situazioni e quel tempo? E’ come se fosse un pezzo di vita ed esperienza che si aggiunge alla vostra senza che l’abbiate realmente vissuta a livello fisico. A me è successo esattamente questo con il testo di cui stiamo parlando. E’ un libro che parla tra l’altro di vicende realmente accadute a James Ellroy, è decisamente autobiografico come testo, e si concentra sull’omicidio della madre di Ellroy avvenuto quando lui aveva solo dieci anni. L’autore parla di questo, della sua crescita post perdita, del rapporto con il padre, della sua dipendenza da droga e alcool, in generale della sua adolescenza burrascosa, e torna in età adulta anche su ciò che accadde in quella notte tragica alla madre, investigando in prima persona sul suo omicidio e affrontando per la prima volta il suo trauma riguardante la morte della madre. Ma non solo perché Ellroy dipinge una dolorosa, ma necessaria parentesi di reale comprensione della personalità della madre che in realtà forse non aveva mai conosciuto, torna sulle origini di lei, cerca di scoprire chi era la madre prima di diventare Jean Ellroy madre di James Ellroy, il che è assai complicato da fare quando il genitore in questione viene a mancare, perché quando si cresce penso sia normale iniziare a farsi domande sull’identità pre genitoriale dei genitori e se si ha la possibilità queste domande si possono fare al diretto interessato, ma quando il genitore non c’è più e per tutta la vita si è rimasti bloccati su un’idea e un’idealizzazione fissa risulta difficile e destabilizzante. A parte questa profonda e dolorosa scoperta e ricerca della verità sulla madre, la comprensione e il perdono, in questo testo si parla molto anche di tanti altri casi di cronaca nera, alcuni davvero crudeli e tragici. Non è un libro facile da digerire, ma credo sia un testo che lascia un forte impatto soprattutto umano e tramite la vita di Ellroy si possono comprendere e analizzare tanti aspetti della vita di ognuno di noi.

Vorrei citare anche questi due testi perché meritano di rientrare nei top dell’anno, sto parlando del secondo volume della serie di Sandman, “Casa di Bambola” e “La Scala di Dioniso” di Luca di Fulvio.

Ho amato molto il secondo volume della serie, più del primo e del terzo, rimane per ora il mio preferito. Sto pian piano avanzando nella lettura della famosa serie di cui quest’anno tra l’altro è uscita anche una serie tv su Netflix, è una serie che narra di Morfeo, il dio dei sogni e degli incubi, ma non solo, ci sono molti altri personaggi, trame e sottotrame, ad esempio seguiamo anche la sorella di Morfeo, Morte, un personaggio magnetico e accattivante. Insomma è una serie decisamente ricca e questo secondo volume spicca per bellezza di trama e intrecci.

De “La Scala di Dioniso” abbiamo già parlato in una recensione approfondita quindi non mi dilungherò più di tanto. E’ il testo che mi ha fatto conoscere Luca di Fulvio che è già entrato nella cerchia dei miei autori italiani contemporanei preferiti. E’ un testo particolare per il mondo in cui è ambientato, decisamente cupo e noir, narra le vicende di questo ispettore che si ritrova trasferito in questo luogo dalle tinte decisamente oscure, una cittadina fiancheggiata da quartieri pregni di crimine e oscurità, è un testo decisamente ben riuscito a mio vedere per quanto riguarda la cupezza delle atmosfere. Il nostro eroe, con molti punti deboli, deve indagare su una serie di omicidi, anzi vere e proprie stragi in cui il serial killer sembra divertirsi a torturare le vittime e inscenare un quadro preciso della scena del crimine. Se vi piacciono i noir o le atmosfere vivide e cupe, le storie d’amore tormentate, i personaggi complessi e una scrittura che a tratti si prende i suoi tempi per farvi entrare a pieno nella storia, questo libro è perfetto per voi.

E voi? Quali sono stati i vostri libri top dell’anno? Fatemi sapere!

A presto e buon Natale!